E dopo Giobbe 2000, Qoèlet 2000. Amedeo Zerbini.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, l’ing. Amedeo Zerbini, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un libro sapienziale pr eccellenza. Buona lettura e meditazione.

§§§

 

E dopo Giobbe 2000, Qoèlet 2000.

Quanti sanno che il proverbiale “Nulla di nuovo sotto il sole” è un verso dell’ “Ecclesiaste” oggi più conosciuto col nome “Qoèlet” ? E Qoèlet chi era ?

Forse il libro più dirompente e più attuale dopo quello di Giobbe è proprio l’Ecclesiaste: un libretto breve, di soli 12 capitoli ma ricco di osservazioni sull’uomo, l’esistenza, la sapienza non prive di acume e a volte di sarcasmo.

Ma procediamo con ordine.

Qoèlet, chi era costui ?

A tutt’oggi è e rimane un illustre sconosciuto. La sua autopresentazione in 1,12 – 13 [ “Io, Qoèlet, sono stato re d’Israele in Gerusalemme.13Mi sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. “] fa presumere che si tratti di Salomone ma è fasulla . Si tratta comunque di un sapiente, paziente ricercatore di verità nascoste come lui stesso si definisce in 12,9-12 : 9Oltre a essere saggio, Qoèlet insegnò anche la scienza al popolo; ascoltò, indagò e compose un gran numero di massime.

10Qoèlet cercò di trovare pregevoli detti e scrisse con esattezza parole di verità. 11Le parole dei saggi sono come pungoli; come chiodi piantati, le raccolte di autori: esse sono date da un solo pastore. 12Quanto a ciò che è in più di questo, figlio mio, bada bene: i libri si moltiplicano senza fine ma il molto studio affatica il corpo.

Sostanza del libro e sua attualità

Seguendo come traccia l’introduzione a Qoèlet della Bibbia di Gerusalemme, di seguito dò qualche spunto di lettura consigliando però ai lettori che possiedono la Bibbia di rileggere di tanto in tanto l’intero libro. Un libro che nel suo apparente pessimismo infonde vigore per la profondità di certe sue massime.

Il tema della vanità delle cose umane è presente dall’inizio alla fine del libro, come mostrano i versetti qui riportati.

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,

vanità delle vanità, tutto è vanità. (1,2 e 12,8 )

E quali sono queste vanità ? Sono tutte le cose alle quali l’uomo si è da sempre attaccato e continua ad attaccarsi come la scienza, la ricchezza, l’amore, la vita stessa. Ma questa (la vita) è un susseguirsi di atti sconnessi e senza valore

[[1] Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo….. [9] Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?[10] Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa.[11] Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell’eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine.]

E dopo tutto questo affannarsi la vita termina con la vecchiaia e la morte (capitolo 3) . [[1] Ricòrdati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire: “Non ci provo alcun gusto”,[2] prima che si oscuri il sole, la luce, la luna e le stelle e ritornino le nubi dopo la pioggia].

La morte colpisce inesorabilmente il sapiente, il folle, il ricco e il povero, l’uomo e l’animale .

[[19] Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità.[20] Tutti sono diretti verso la medesima dimora:tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere.]

Ma questo non è il disusato “ memento homo, quia pulvis es …” dell’imposizione delle ceneri ?

Il vero problema di Qoelet è come quello di Giobbe : il bene e il male compiuti dall’uomo hanno una remunerazione sulla terra? E come quella di Giobbe la risposta di Qoèlet è negativa perché l’esperienza contraddice qualsiasi altra risposta.

[ [10] Frattanto ho visto empi venir condotti alla sepoltura; invece, partirsene dal luogo santo ed essere dimenticati nella città coloro che avevano operato rettamente. Anche questo è vanità. [11] Poiché non si dà una sentenza immediata contro una cattiva azione, per questo il cuore dei figli dell’uomo è pieno di voglia di fare il male;[12] poiché il peccatore, anche se commette il male cento volte, ha lunga vita. Tuttavia so che saranno felici coloro che temono Dio, appunto perché provano timore davanti a lui,[13] e non sarà felice l’empio e non allungherà come un’ombra i suoi giorni, perché egli non teme Dio. [14] Sulla terra si ha questa delusione: vi sono giusti ai quali tocca la sorte meritata dagli empi con le loro opere, e vi sono empi ai quali tocca la sorte meritata dai giusti con le loro opere. Io dico che anche questo è vanità. ]

E noi che possiamo dire? Anche oggi è così !

Ma che cosa consiglia Qoèlet ? Può sembrare strano ma consiglia di cercare consolazione nelle piccole occasioni di gioire offerte dalla vita senza dimenticare che anche queste sono cose vane. E noi che cosa facciamo ? Non facciamo lo stesso?

Qoèlet non fa come Giobbe che cerca il perché della sofferenza; dice che non ne comprende la ragione e vede una certa compensazione nelle piccole soddisfazioni che nella nostra umana realtà possiamo trovare. E questa è la conclusione della prima parte del libro : – Chi sa quel che all’uomo convenga durante la vita, nei brevi giorni della sua vana esistenza che egli trascorre come un’ombra? Chi può indicare all’uomo cosa avverrà dopo di lui sotto il sole?- (6, 12 ).

Ma i suoi problemi non finiscono qui. Qoèlet è tormentato anche dal mistero dell’aldilà.

Come tutti noi : il passato ci è servito per imparare ma non per viverci e il futuro è tutto un’incognita . Se il futuro su questa terra è un’incognita ancor più lo è l’aldilà.

Il primo problema è quello dello Sheol.

[21] Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra? (3,21)

[10] Tutto ciò che trovi da fare, fallo finché ne sei in grado, perché non ci sarà né attività, né ragione, né scienza, né sapienza giù negli inferi, dove stai per andare. (9,10)

6] prima che si rompa il cordone d’argento …… [7] e ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato. (12, 6.7)

Di fronte a questa incognita, quasi come Giobbe, Qoèlet afferma:

Allora ho proclamato più felici i morti, ormai trapassati, dei viventi che sono ancora in vita; 3ma ancor più felice degli uni e degli altri chi ancora non è e non ha visto le azioni malvage che si commettono sotto il sole.

4Ho osservato anche che ogni fatica e tutta l’abilità messe in un lavoro non sono che invidia dell’uno con l’altro. Anche questo è vanità e un inseguire il vento.

7Inoltre ho considerato un’altra vanità sotto il sole: 8uno è solo, senza eredi, non ha un figlio, non un fratello. Eppure non smette mai di faticare, né il suo occhio è sazio di ricchezza: “Per chi mi affatico e mi privo dei beni?”. Anche questo è vanità e un cattivo affannarsi.

7Questi (l’uomo) ignora che cosa accadrà; chi mai può indicargli come avverrà? 8Nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della sua morte, né c’è scampo dalla lotta; l’iniquità non salva colui che la compie.

C’è da rimanere stupiti leggendo questi pensieri sulla vita.

Letto in questo modo mi sembra giusto affermare che Qoèlet, in anticipo di 2,5 secoli, prepara la strada ai valori portati da Gesù: il distacco dai beni della terra e l’attesa fiduciosa che un giorno che verrà, ma che nessuno, nemmeno Gesù, sa quando sarà, verrà fatta giustizia e i malvagi saranno condannati e i giusti glorificati.

Che ve ne pare?

Spero che questo mio paziente lavoro di ricucitura di scampoli non venga visto come un vestito da Arlecchino ma sia di stimolo agli eventuali lettori per un personale approfondimento di quel frammento di Parola di Dio che porta il nome di Qoèlet.

Per chi non disponesse di una Bibbia (ma mi pare impossibile per gli StilumCuriali) do qui sotto il link ad un sito che lo offre gratis. Buona lettura.

https://lucecristiana.org/bibbia-online/antico-testamento/i-libri-poetici-e-sapienziali/qoelet/#gsc.tab=0

§§§

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

***

Banner 250x115

3 commenti su “E dopo Giobbe 2000, Qoèlet 2000. Amedeo Zerbini.”

  1. Similitudini Sig. Matto……….anche l’uomo e’ stato creato ad immagine e somiglianza con Dio…………ma l’uomo resta uomo e Dio resta Dio………

I commenti sono chiusi.

Se hai letto « E dopo Giobbe 2000, Qoèlet 2000. Amedeo Zerbini. » ti può interessare:

Torna in alto