Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Ruggero Sangalli, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul tempo liturgico che abbiamo cominciato a vivere da ieri. Buona lettura e meditazione.
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STARE NEL TEMPO DELL’ATTESA CHE TORNI CHI NACQUE A BETLEMME PIU’ DI VENTI SECOLI FA
Il verbo si è fatto carne: geograficamente accadde nell’invisibilità di uno zigote, a Nazaret, in quella santa casa che oggi è in parte prodigiosamente presente a Loreto. Il bimbo è venuto alla luce a Betlemme, la città regale della Bibbia. San Giuseppe e Maria, prossima al parto, vi si erano dovuti recare per adempiere agli obblighi di un censimento romano, il primo dei due tenutisi quando Quirinio agì come governatore della Siria (il primo lo avviò Saturnino nel 3 a.C. e Quirinio gli subentrò dal 2 a.C.; il secondo fu nel 6 d.C. ): l’ordine di un re della terra (Cesare Augusto) ottiene che il Re divino possa nascere dove profetato da Michea 5,2. Gesù resterà anche “il nazareno”, nomignolo nel titulus crucis della sua condanna alla crocefissione.
Il tempo dell’attesa del suo ritorno sprigiona un’intensità di sentimenti necessariamente diversa dalla semplice memoria dell’enorme conseguenza della prima venuta, anche quella attesa.
Nel tempo di Avvento torniamo alla storia sacra di venti secoli fa, ma per attendere il compimento della storia, che potrebbe essere domani stesso.
Alcune citazioni del Nuovo Testamento per non ritenere esagerata l’affermazione: “Perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (At 1,11) – “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” (Lc 18,8) – “Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato” (Mt 24,11-13). – “Vegliate, perché non sapete né il giorno né l’ora (Mt 25) – San Paolo scrive che prima “dovrà avvenire l’apostasia” (2 Ts 2,3). Si direbbe che possa essere attuale…
Un altro spunto riguarda i tempi ultimi, la rivelazione di San Giovanni in Apocalisse con la discesa della Gerusalemme Celeste, i cieli e la terra nuovi, le Nozze dell’Agnello. L’agnello compare frequentemente nell’Antico Testamento: un animale tenero che simboleggia mansuetudine e innocenza ed è la vittima dei sacrifici pasquali. Quell’Agnello è “immolato fin dalla fondazione del mondo” (Ap 13,8).
Si capisce bene che l’alfa e omega che riguarda Cristo-Agnello è un centro universale della creazione, creata e ricapitolata in Cristo. Nel Credo riaffermato in questi giorni dal Papa nel suo primo viaggio apostolico, la Chiesa lo afferma “nato dal Padre prima di tutti i secoli”, “generato e non creato della stessa sostanza del Padre”, “per mezzo di lui tutte le cose sono state create”, “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”, “è salito al cielo, siede alla destra del Padre”, “di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti”.
Allora il guardare a Betlemme non è solo un volgersi indietro nei secoli, ma la potentissima percezione nella sua interezza della metafora dell’Agnello di Dio, che prende su di sé i peccati del mondo per redimerci dalla schiavitù.
La Betlemme che dà i natali a Cristo Agnello e Buon pastore era una città decaduta per importanza, diventato un luogo di pastorizia. In più il nome significa anche “casa del pane” e Cristo è anche il Pane della vita, il Pane vivo discesa dal Cielo, che si offre in ogni santa Eucaristia, ripresentazione del memoriale del santo sacrificio! Un pane che è carne (Gv 6,35), nutrimento che dà la vita eterna: Gesù neonato fu posto in una mangiatoia, che nell’antico Israele era fatta di pietra (scomoda, ma ideale come protezione). Come non avere un soprassalto di fronte a un tale intrico di rimandi in cui il caso non esiste? Siamo diventati così indifferenti e strafottenti da non lasciar provocare la nostra intelligenza?
Se la storia degli uomini l’ha resa una località periferica, la Parola di Dio ha destinato Betlemme molti secoli prima di Cristo ad assolvere il compito della profezia di Michea. Rachele morì in esilio partorendo Beniamino, l’ultimo dei 12 figli di Giacobbe: morì non lì, eppure Giacobbe volle seppellirla presso Betlemme. Noemi e Rut scelgono di far ritorno a Betlemme, da Booz Rut genera Obed, il nonno di Davide (Mt 1,3). Il profeta Isaia colloca la promessa del Messia in questa discendenza (Is 9,7).
Da Betlemme provenivano gli agnelli per la Pasqua ebraica. Presso Migdal Edar (la torre delle greggi) si sceglievano quelli senza macchia, avvolgendoli per identificarli: maschio, nato nell’anno, immacolato, dettagli di una selezione accurata per l’agnello destinato al sacrificio nel Santo dei Santi. “Questo vi servirà da segno, troverete un bambino avvolto in stoffa e sdraiato in una mangiatoia” (Lc 2,12). Per questo i pastori avrebbero capito questo potente parallelo. Sapevano bene infatti il significato della stoffa e della mangiatoia!
Il bambino di Betlemme, nato dalla Vergine Maria, è L’Agnello perfetto di Dio! Il Messia atteso che dà la sua vita per la salvezza del mondo e non un semplice neonato avvolto in pannolini deposto in una mangiatoia. E’ il Verbo fatto carne, il Figlio di Dio: perfetto, senza peccato e santo, già umiliato per diventare il sacrificio perfetto e riconciliarci con un nuovo patto con lui, vera carne, vero sangue dell’Agnello (Gv 1,29) che prende su di Sé i peccati del mondo.
La storia umana oggi conta gli anni da lì. La notizia corre di bocca in bocca, cominciando da quelle più umili. Non è solo una storia passata, ma ci riguarda come futuro. Forse molto prossimo, chissà…
R.S.
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