Cristianità Finita. Ma Chi Sono i Responsabili? Mons. Carlo Maria Viganò, Omelia d’Avvento.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione l’omelia pronunciata da mons. Carlo Maria Viganò nella prima domenica di Avvento. Buona lettura e meditazione.

§§§

 

Qui legit intelligat

Omelia nella prima Domenica di Avvento

 

Terra vestra deserta; civitates vestræ succensæ igni:

regionem vestram coram vobis alieni devorant,

et desolabitur sicut in vastitate hostili.

 

Is 1, 7

 

Intervenendo all’Assemblea Generale della CEI ad Assisi, il card. Matteo Zuppi ha detto che “la Cristianità è finita”, e che questo fatto dev’essere considerato positivamente, come un’occasione, un καιρός. Non vi sfuggirà l’uso del lessico globalista, secondo il quale ogni crisi indotta dal Sistema è anche un’opportunità: la cosiddetta pandemia Covid, la guerra in Ucraina, la transizione ecologica, l’islamizzazione delle nazioni occidentali. Zuppi – uno dei principali esponenti della chiesa sinodale – si guarda bene però dal riconoscere che la distruzione dell’edificio cattolico e la cancellazione della presenza cattolica nella società siano l’effetto logico e necessario dell’azione eversiva del Concilio Vaticano II e dei suoi sviluppi remoti e recenti, ostinatamente imposta dalla Gerarchia stessa. D’altra parte, nel momento in cui viene spodestato Cristo Re e Pontefice sostituendolo con la volontà della base – prima la collegialità, oggi la sinodalità – non poteva che accadere nella Chiesa Cattolica ciò che duecento anni prima era accaduto nella cosa pubblica.

L’austera liturgia dell’Avvento inizia nel cuore della notte, quando al Primo Notturno del Mattutino risuonano le tre Lezioni con l’oracolo di Isaia. Otto secoli prima della Venuta del Salvatore, il Signore rimprovera per bocca del Profeta l’infedeltà del Suo popolo: “Guai alla nazione peccatrice, popolo carico d’iniquità, razza di malvagi, figli corrotti!” (Is 1, 4) Quelle parole severe, pronunciate per i nostri padri in vista della prima Venuta di Cristo, sono ancora più valide per noi, testimoni di quella Incarnazione che ci apprestiamo a celebrare alla fine del sacro tempo dell’Avvento; ma parimenti in attesa della seconda Venuta di Cristo Giudice, questa volta, nella gloria. È il tema del Vangelo di oggi: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli… (Lc 21, 25) E come si è chiuso l’anno liturgico domenica scorsa con un richiamo alla fine dei tempi, così inizia questo nuovo anno con la prima Domenica d’Avvento: Quando cominceranno ad accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

Noi ci troviamo tra due eventi epocali: la prima Venuta di Cristo nell’umiltà della condizione umana e nell’oscuramento della Sua divinità per compiere l’opera della Redenzione; e la seconda Venuta di Cristo come Rex tremendæ majestatis, che verrà a giudicare il mondo per ignem, attraverso il fuoco della Sua Giustizia.

È tra questi due fatti storici che la Chiesa Militante porta a termine la propria missione santificatrice: il primo, già compiuto; il secondo, ancora da compiersi e da decifrare, come nella parabola del fico, ab arbore fici discite parabolam (Mt 24, 32). Prima dell’Incarnazione vigeva l’Antica Legge, dopo la resurrezione dei morti e il Giudizio universale si avranno i nuovi cieli e la nuova terra (Ap 21, 1), e rimarrà solo la Chiesa Trionfante: trionfante su Satana definitivamente sconfitto, e sull’Anticristo che verrà ucciso dall’Arcangelo San Michele. La storia della Salvezza si compie tra queste due date storiche, separate da duemila anni di battaglie dagli esiti alterni tra Dio e Satana. Duemila anni grondanti del sangue innocente dei Martiri, versato dalle stesse mani assassine che sotto l’Antica Legge uccisero e lapidarono i Profeti che il Signore mandava al Suo popolo (Lc 13, 34).

La testimonianza della fedeltà a Dio chiede il passaggio attraverso il certamen, il combattimento della Croce. Questa verità – teologica perché essenziale al piano trinitario della Redenzione – si esplicita nel Sacrificio perfetto del Capo del Corpo Mistico; e si perpetua misticamente – e talora realmente col Martirio – nell’oblazione delle membra di quel Corpo. Prima ad immolarSi, in un modo possibile solo alla Immacolata Madre di Dio, fu la Vergine Santissima, Regina Crucis, che per questo onoriamo come nostra Corredentrice e – in virtù di quella oblazione – nostra Mediatrice di tutte le Grazie presso la Maestà divina. Il passaggio dalla Vecchia alla Nuova ed Eterna Alleanza è bagnato dal sangue di tante vite, prima e dopo il supremo Lavacro del Golgota da parte del Verbo Incarnato. Un sangue versato per mano di figli corrotti, presenti allora come oggi sotto le volte del Tempio di Dio.

Quando nel libro di Ezechiele leggiamo la visione delle abominazioni di Israele – con le stanze segrete del tempio di Gerusalemme usate dai settanta anziani della casa d’Israele per celebrare culti infernali, e il luogo più sacro tra vestibolo e altare adibito all’adorazione del sole – sorge spontaneo il parallelo con le abominazioni cui abbiamo assistito negli ultimi decenni: dall’adorazione del Buddha sul tabernacolo della chiesa di Santa Chiara ad Assisi, all’epoca del pantheon di Giovanni Paolo II, all’intronizzazione dell’immondo idolo della Pachamama nella Basilica Vaticana. È difficile non riconoscere in questa mescolanza di culti cananei e babilonesi, praticata da una parte del popolo di Israele, un rimando al culto della Madre Terra, alla “conversione” green, agli obiettivi sostenibili dell’Agenda 2030.

Ma se queste abominazioni condussero gli Ebrei dell’Antica Legge all’esilio, quale punizione aspetta coloro che le compiono sotto la Nuova Legge? Se il Signore era offeso per le contaminazioni dei riti pagani nella liturgia del Tempio volute dalla gerarchia sacerdotale ebraica, come non potrebbe Egli essere maggiormente offeso da analoghe e peggiori contaminazioni introdotte nella liturgia dalla Gerarchia della chiesa conciliare e sinodale? “Quomodo facta est meretrix civitas fidelis?” (Is 1, 21) Come ha fatto la città fedele a diventare una meretrice? – si chiede il Profeta Isaia. “Il vostro paese è desolato, le vostre città sono consumate dal fuoco, i vostri campi li divorano gli stranieri, sotto i vostri occhi; tutto è devastato, come per un sovvertimento di barbari” (ibid., 7). Non è questo che noi vediamo nelle nostre nazioni, ribelli ai Comandamenti di Dio e alla Sua santa Legge? Non ci sembra forse che la Gerarchia della Chiesa – la civitas fidelis – si prostituisca al nuovo culto del sole, anziché riconoscere in Cristo il Sol Justitiæ che tutti illumina con la divina Verità? Perché questo vile asservimento alle istanze dei nemici di Dio, della Chiesa e dell’umanità?

Quando nel silenzio della Notte Santa il Verbo Eterno del Padre ha visto la luce nella carne dell’Emmanuele, le antiche Profezie messianiche sono apparse nella loro evidenza, mostrando nell’Uomo-Dio il compimento delle Scritture. Fu una rivelazione. Fu la Rivelazione. Ma un’altra rivelazione – nel senso proprio del termine greco ἀποκάλυψις, che vuol dire togliere il velo – si avrà alla fine dei tempi, quando non sarà la realtà a mutare, ma il nostro modo di guardarla, senza quegli impedimenti che velavano il nostro sguardo. Anche allora vedremo compiersi la Scrittura: il tradimento dell’Autorità civile e religiosa, l’apostasia della Gerarchia ecclesiastica, la dissoluzione del corpo sociale in guerre, carestie, pestilenze, cataclismi. E come vi fu chi, nonostante l’evidenza, negò che Cristo fosse il Desideratus cunctis gentibus, il Desiderato di tutti i popoli; così vi è e vi sarà chi, dinanzi agli eventi predetti dal Profeta Daniele e da San Giovanni Apostolo, parlerà – come il card. Zuppi – di καιρός ostinandosi a credere e a farci credere che la crisi sia un bene, e che quindi non occorra alcuna restaurazione dell’ordine divino da parte dell’unico detentore dell’Autorità, Cristo Re e Pontefice. Negare infatti il male, oltre a costituire una forma di cooperazione ad esso, comporta anche la negazione della necessità del trionfo del Bene, e finisce per essere una forma di complicità con il male stesso, una sorta di rassegnazione indotta, un pericoloso disfattismo, un fatalismo che impedisce al singolo e alla società di svegliarsi, di reagire, di contrastare l’azione del nemico. E questo vale tanto per la Chiesa quanto per la società civile, perché la Signoria di Cristo è negata e osteggiata in entrambi gli ambiti, e proprio dai vertici di quelle istituzioni che traggono la propria legittimità dall’essere vicari della somma Autorità del Verbo Incarnato.

L’Avvento è una palestra spirituale in preparazione al Santissimo Natale di Colui che nascendo secundum carnem in vista della Redenzione ha ricapitolato in Sé tutte le cose, sanando nell’ordine della Grazia il vulnus inferto dal χάος di Satana. Questa palestra spirituale deve costituire per noi anche un addestramento al combattimento della buona battaglia quotidiana – quella contro il mondo, la carne e il diavolo – e della battaglia epocale degli ultimi tempi, quando l’Anticristo usurperà ogni autorità terrena al fine di instaurare il suo regno infernale.

Se sapremo comprendere l’ineluttabilità del trionfo di Nostro Signore Gesù Cristo, preparato con l’Incarnazione e conseguito sul Golgota nell’obbedienza al Padre, saremo in grado di leggere sub specie æternitatis anche gli eventi presenti e futuri, conservando la pace del cuore nelle tribolazioni e nelle prove più ardue. Ecco perché, nel festeggiare spiritualmente la Nascita del Salvatore con una vera conversione interiore e facendo crescere in noi la vita della Grazia, ci prepariamo anche a seguire il nostro Re e Signore sulla via della Croce, trono dal quale Egli regna su tutti noi con la porpora del Suo preziosissimo Sangue. Questa militia è il vero καιρός, la sola opportunità che ci consentirà di prendere parte alla vittoria finale se sapremo schierarci sotto le insegne di Cristo Re e di Maria Regina. Hora est jam nos de somno surgere (Rom 13, 11), come ci esorta l’Apostolo nell’Epistola. Non dimentichiamo che la divina Provvidenza ha stabilito che sarà Lei, la Correndetrice, la Regina Crucis, a schiacciare il capo dell’antico Serpente.

 

Ascoltiamo con queste disposizioni d’animo l’oracolo di Ezechiele:

 

“Così dice il Signore Dio: Vi raccoglierò in mezzo alle genti e vi radunerò dalle terre in cui siete stati dispersi e a voi darò il paese d’Israele. Essi vi entreranno e vi elimineranno tutti i suoi idoli e tutti i suoi abomini. Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Ma su coloro che seguono con il cuore i loro idoli e le loro nefandezze farò ricadere le loro opere, dice il Signore Dio” (Ez 11, 17-21).

E così sia.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

 

30 Novembre MMXXV

Dominica I Adventus

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9 commenti su “Cristianità Finita. Ma Chi Sono i Responsabili? Mons. Carlo Maria Viganò, Omelia d’Avvento.”

  1. Simone Torreggiani

    A Mons. Viganò propongo la riflessione che segue, a partire da questo passo evangelico:

    In quel tempo Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano. Ciò vedendo, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato». Ed egli rispose: «Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti? O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato». (Matteo 12, 1-8)

    1) Qual era l’intenzione di Davide e compagni quando commisero il ‘sacrilegio’ di sfamarsi con i pani dell’offerta?
    2) Qual era l’intenzione di Giovanni Paolo II quando il Papa (o chi per lui) permise ai buddhisti di pregare in Chiesa, ponendo una statua del Buddha (che richiama l’illuminazione spirituale — anche nota come ‘Regno di Dio’) sull’altare/tabernacolo?
    3) Qual era l’intenzione di Bergoglio & Co. quando celebrarono la pachamama (un vero e proprio idolo/feticcio che invece richiama il sacrificio propiziatorio ai demoni) intronizzandola in Vaticano?
    Non crede che vi possa essere una profonda differenza tra le prime due circostanze e la terza?

    Ricordiamo che nel 1986 si era in piena guerra fredda, il muro di Berlino era ancora in piedi ed era molto elevato il rischio di scontro (guerra nucleare) tra blocchi. C’era quindi una grandissima ‘fame di Pace’ nel mondo, in quel particolare momento storico. Papa Giovanni Paolo II rispose con un raduno ad Assisi: spezzare il ‘pane di Pace’ tra rappresentanti di tutte le religioni per spezzare il clima da ‘cortina di ferro’ che opprimeva le coscienze: per una volta non a partire dalla politica, ma a partire da Dio, dalla ricerca del divino presente (in maniera più o meno latente) in ogni essere umano e in tutte le (vere) religioni.
    Per i buddhisti la statua del Buddha rappresenta quanto di più sacro esiste nella loro tradizione. Ordinariamente non è lecito, per un buddhista, celebrare il Buddha in una Chiesa Cattolica, come non è lecito per un cattolico permetterglielo. Su questo non ci piove. Il Card. Ratzinger comprese e apprezzò le finalità, ma non approvò del tutto le modalità di questo raduno, ad esempio, visto anche il suo ruolo di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Tuttavia non crede che le circostanze (e soprattutto l’intenzione che ci stava dietro) potessero giustificare questa eccezione?
    Chi invita degli ospiti ha anche il dovere di provvedere ai loro bisogni primari, tra cui mettere a loro disposizione adeguati luoghi di preghiera.
    Personalmente trovo che sia stato un gesto di grande distensione superare lo scoglio della differenza di culto in nome della Pace mondiale.
    Il Figlio dell’uomo è signore del sabato e Sua Madre è Regina della Pace. Credo che anche in questo caso ci fu ‘qualcosa di più grande del tempio’ e che occorra quindi molta prudenza nel giudizio, per non rischiare di ‘condannare individui senza colpa’.
    Non trova?

  2. Se poi un cardinale afferma che “la fine del cristianesimo è un’opportunità” a me personalmente fa rabbrividire.

    Ma non mi fanno più né caldo né freddo le affermazioni di tanti alti prelati.

    Io sento Gesù nelle parole dettate a Maria Valtorta e tanto mi basta.

    Del resto, non sono forse altrettanto “alti” i pregati che in Vaticano hanno recentemente (e, a mio avviso, orrorificamente) stabilito che no, non vi è il Soprannaturale negli scritti valtortiani?

    Come fanno a non sentire Gesù in ogni singola frase?

    Io lo sento.

    L’unica cosa che mi viene da dire è: peccato per loro che non lo sentono.

    1. Simone Torreggiani

      In effetti, trattandosi del Cardinal/Usurpator Fernandez & Co. a stabilire che gli scritti di Maria Valtorta non sarebbero ispirati e declassandoli quindi a semplici fantasie letterarie… possiamo ragionevolmente supporre proprio il contrario!
      Pare che il Card. Ratzinger invece, dopo aver esaminato personalmente l’ ‘Evangelo come mi è stato rivelato’ in quanto Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, non avesse espresso un parere così definitivo, limitandosi invece a una parziale apertura:
      https://mariavaltorta.com/le-lettere-inedite-di-joseph-ratzinger/
      Tuttavia non vi sono — ad oggi — sufficienti evidenze neppure a sostegno di questo neutrale ‘nullaosta’.
      La questione per la Chiesa resta quindi (di fatto e di diritto) ancora aperta.
      Nel frattempo, pur essendo solo al secondo libro su dieci, personalmente mi sento di consigliarne la lettura a chiunque abbia un animo sensibile e accetti di addentrarsi nei Misteri della Fede includendo nuove prospettive…

  3. Il cristianesimo non è “finito”.

    Gesù lo dissea Maria Valtorta, che l’Europa avrebbe progressivamente abbandonato la retta via e che si sarebbero trovati migliori cristiani in Paesi lontanissimi rispetto a quanti veri cristiani siano in Europa.

    Fa tutto parte del disegno di Dio: era stato detto che così sarebbe stato, e difatti così sta andando.

    Perché stupirsi, dal momento che Cristo lo aveva detto?

    E Gesù non dice mai cose che non abbiano un profondo significato.

  4. Essendo una omelia é chiaro che il mons. Viganó non poteva soffermarsi a spiegare fino in fondo quali implicazioni portasse la frase del cardinale Zuppi. Ma prima che ci si dimentichi di questa frase magari perché ne arriveranno altre dallo stesso pulpito altrettanto e forse piú strane, penso che sia bene leggere fra le righe di tale dichiarazione.
    Ed io vedo questo: il cardinale Zuppi con una cosí ampia frase non solo ha affermato che il cattolicesimo sarebbe finito ma anche tutte le altre religioni che fanno rifermento a Cristo sarebbero finite: quindi anche la Chiesa ortodossa d´Oriente, la chiesa protestante e tutte le altre che in qualche maniera fanno riferimento a Gesú.
    Ora … nello stesso momento in cui si é affermato che qualcosa é finito, si afferma implicitamente che almeno fino a pochi momenti prima questo qualcosa fosse vivo/esistente, anche se forse in uno stato malridotto. E si puó anche facilmente pensare che l´atteggiamento di chi pronuncia questa frase é quella di chi non scommetterebbe piú un solo denaro sulla sopravvivenza/continuazione di quello che fino ad allora aveva funzionato (insomma, dal punto di vista di una azienda sarebbe ora di cambiare il business per sopravvivere; dal punto di vista della corsa di cavalli, sarebbe il momento di puntare su un altro cavallo, ecc.).
    Ora peró nasce la necessitá di capire cosa ha esattamente inteso il cardinale Zuppi: il Cristianesimo ha cessato di esistere e basta (cosí come si chiude definitivamente una fabbrica) oppure lo stesso apparato deve produrre dei frutti diversi (la fabbrica produce qualche cosa di totalmente diverso)? Ebbene il fatto che il cardinale Zuppi, nello stesso momento in cui ha fatto questa affermazione non abbia dismesso la tonaca e continui ad indossarla indica secondo me il fatto che lui stesso pensa che la “fabbrica” debba produrre qualch´altra cosa. Ma se questo qualcosa non ha che fare nulla con il Cristianesimo, cosa sará mai?
    E per rispondere io mi aiuto con la considerazione che qui stiamo nel campo spirituale: o si sta con Dio o contro di Lui. Non ci sono altre posizioni oggettive. E mentre dal punto di vista soggettivo una persona laica puó essere convinta di non scegliere nessun campo (p.e. non si pone la questione dell´esistenza di Dio) questo non potrá mai avvenire per un sacerdote della Chiesa cattolica, soprattutto se occupa posizioni di alta responsabilitá: secondo me un´affermazione di questo genere fatta da una persona che, si presume, sia stato sempre a contatto con Gesú, non puó che nascere dalla scelta di rifiutare di riconoscere Gesú quale Figlio di Dio e quindi di stare contro Dio.
    Ma qui si rivela tutta l´esplosivitá dell´affermazione del cardinale Zuppi perché mi pare che questa affermazione (“Il Cristianesimo é finito”) contraddica sia l´affermazione dell´Angelo a Maria secondo cui il “Figlio” che avrebbe dato alla luce … avrebbe regnato per sempre sulla casa di Giacobbe e il Suo regno non avrebbe avuto fine, sia l´affermazione di Gesú secondo cui gli inferi non avrebbero prevalso sulla Chiesa che avrebbe edificato (Mt 16,18). Ma chi é cattolico sa per veritá di Fede che é come ha detto Gesú e non come dice ora il cardinale Zuppi.
    Ed inoltre, se si desse ragione al cardinale Zuppi, secondo me cadrebbe rovinosamente anche il dogma dell´indefettibilitá della Chiesa cattolica in quanto é come se il cardinale Zuppi ci stesse dicendo che noi cattolici non dobbiamo piú obbedienza al Papa/papa secondo il dogma e questo perché la Chiesa cattolica é finita: infatti o la Chiesa cattolica é viva e allora anche il dogma é vivo e si deve obbedienza al Papa oppure é morta (o anche finita) e allora anche il dogma é morto e non si deve piú obbedienza al Papa (da notare che con il termine “finito” si puó anche indicare la non piú attualitá di un qualcosa che viene sostituita da un´altra cosa. Quindi l´entitá originaria continuerebbe ad esistere. Ma questo, nel caso specifico, vorrebbe dire che l´entitá successiva “prevarrebbe” su quella precedente. Ma questo é espressamente escluso da Gesú (“gli Inferi non prevarranno …”)).
    Quindi secondo le parole del cardinale Zuppi sarebbe anche finita la necessitá dell´esistenza di una Chiesa cattolica che redima (cardinale Sarah: “Il compito della Chiesa é salvare le anime”) né vi sarebbe bisogno di un Papa che la guidi. E quindi le parole del cardinale Zuppi potrebbero essere anche interpretate come un attacco all´autoritá del Papa (naturalmente c´é anche la possibilitá che il cardinale Zuppi si stia facendo venire delle fantasie spirituali).
    Quindi credo che papa Leone di fronte a delle parole di questo genere che negano la sua qualitá di successore di Cristo, appunto in qualitá di successore di Cristo dovrebbe reagire prontamente e prendere una decisa posizione: se non é d´accordo con le parole del cardinale Zuppi dovrebbe come minimo pronuciare una dura pubblica reprimenda nei suoi confronti (non so qual´é l´atto canonico previsto in tali casi); ma se peró non lo fa, vuol dire che le condivide e allora bisogna bisognerebbe secondo me chiarire se affermazioni dei questo tipo siano magari in esecuzione di quel “cuenta conmigo” dato da papa Leone stesso al satanista Escardó (se questo fosse il caso si spiegherebbe secondo me anche perché papa Leone ha firmato la nota presentatagli dal cardinale Fernandez secondo cui la per me Santissima Maria Corredentrice non sarebbe Corredentrice” – di questi tempi e tenuto conto delle visioni date da Dio a vari Santi/Mistici tutto é possibile).
    E per terminare faccio presente che quanto ho scritto non é solo per esprimere le mie preoccupazioni per il destino della Chiesa cattolica ma anche per avvertire i “fratelli” protestanti del pericolo che correrebbero loro stessi se dovessero spuntare fra di loro dei pastori che improvvisamente iniziano a fare affermazioni simili a quelle del cardinale Zuppi e che potrebbe far venire a qualcuno in mente l´ipotesi dell´esistenza di un piano globale per cancellare dal mondo ogni traccia di Cristianesimo.
    Ciascun fedele cattolico, per non essere vittima di tale supposto piano e nonostante le vicende avverse puó rivolgersi alla Santissima Madonna Corredentrice (mia convinzione a seguito del miracolo di Fatima). Ed il fedele protestante, qualora Dio non lo ascolti ed escludendo per insegnamento pastorale la Madonna e tutti i Santi, a chi penserebbbe di rivolgersi (ricordo che qui si tratta di salvezza delle anime)?
    Cosí vedo io le cose al momento.

    1. Simone Torreggiani

      Quella del Card. Zuppi è una posizione tristemente coerente con il modernismo, ‘sintesi di tutte le eresie’, secondo le parole di Pio X:
      https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html
      È mia opinione informata che la Chiesa Cattolica attualmente stia vivendo uno ‘stato di eccezione’: un antipapato con il modernismo divenuto corrente dominate ai vertici della gerarchia ecclesiastica, per ‘adattare’ il governo della Chiesa (oltre che degli Stati, ecc.) alle direttive del globalismo, la sua controparte politica.
      La Chiesa Cattolica è dunque caduta, senza dubbio, ma non è affatto finita, e presto si rialzerà. I semi per la sua rinascita prossima ventura sono già ben presenti anche ora, ma temporaneamente ‘sotto sigillo’:
      https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
      Leone XIV è attualmente la ‘figura di riferimento’ del Romano Pontefice, pur non essendo il Papa legittimo. Nell’attuale contesto sono purtroppo necessari compromessi e ‘intese’ che ostacolano rigore e coerenza nel difendere la morale e l’ortodossia della tradizione cattolica. Preghiamo quindi che in questo ‘governo provvisorio’ non si verifichino arbitri analoghi a quelli che hanno caratterizzato l’antipapato bergogliano.
      Gli antipapi e le relative derive dottrinali passano, mentre la Chiesa resta e saprà ritrovare la giusta direzione sotto una guida legittima e santa.
      Anche i modernisti presto scopriranno che, nonostante i loro sotterfugi, il Signore mantiene sempre le Sue promesse…

      1. Infatti tutti i comunisti e/o atei d’Italia volevano tanto Zuppi come Papa.

        Gli stessi che idolatravano Bergoglio: tutti non credenti.

        Dice molto, questa cosa, eh.

  5. «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
    (Matteo 16, 18-19)
    Ricordo ancora una volta a Mons. Viganò che l’ “azione eversiva del Concilio Vaticano II”, come lui la definisce, è parte integrante del magistero non di uno, ma di cinque legittimi successori di Pietro, che hanno governato la Chiesa nel corso di oltre cinque decenni.
    Avrebbero dunque prevalso le porte degli inferi sulla Chiesa di Cristo nonostante la Sua promessa… oppure l’Arcivescovo è in errore?
    Ricordiamo anche che Gesù fu crocifisso proprio perché i vertici della casta sacerdotale, in nome di una rigida adesione alla tradizione, rifiutarono il ‘vino nuovo’ portato dal Messia, definendolo ‘bestemmiatore’.
    Oggi la storia si ripete: il ‘vino nuovo’ portato dai legittimi Vicari di Cristo con il Concilio Vaticano II viene rifiutato in nome dell’aderenza alla tradizione cattolica — tradizione di fatto negata dalla sprezzante disobbedienza al Romano Pontefice.
    Così Papa Giovanni Paolo II, che consacrò Viganò Arcivescovo nel 1992, viene accusato oggi di complicità in ‘abominazioni’ accadute… nel 1986.
    Tuttavia, trascorsi ben 6 anni dalle presunte abominazioni, Viganò (in vista dell’elevazione) si guardò bene dal sollevare dubbi o obiezioni di sorta sull’operato del Romano Pontefice…
    Ora Viganò si assurge a giudice supremo dei Papi e della Chiesa (ma con quale autorità, di grazia?), condannando lo stesso Vicario di Cristo che gli diede fiducia e lo elevò all’episcopato, mettendolo sullo stesso piano di infiltrati modernisti e antipapi, volendo associare al santo e autorevole magistero dell’uno i misfatti degli altri e sostenendo che vi sarebbe continuità tra l’uno e gli altri.
    Ricordiamo infine che uno dei Dodici si chiamava Giuda Iscariota, ma dopo che costui ‘fece in fretta quel che doveva fare’ restarono solo in Undici…
    ‘Qui legit intelligat’, davvero!
    Ci rifletta bene il prelato ribelle, e si converta — per scongiurare che anche questa tragica parte della storia si ripeta.
    La Rivelazione procede inesorabile e il tempo stringe… ma non è ancora troppo tardi per pentirsi di questo grave peccato di superbia.

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