Marco Tosatti
Kafka in Vaticano, ovvero il caso emblematico degli Araldi del Vangelo.
Quanto può essere potente l’ostilità conclamata di un capo dicastero, per quanto criticato e discusso come Joao Braz de Aviz, e quanto può essere persistente e duratura questa ostilità, anche quando almeno ufficialmente, il cardinale non è più al potere? Si pensava che con la fine della dittayura Bergoglio un certo clima potesse dissolversi; purtroppo ci sono segnali che l’epoca della trasparenza e della giustizia dietro le mura leonine sia ancora di là da venire.
Gli Araldi del Vangelo – un’associazione internazionale, nata in Brasile ma ormai presente in 78 Paesi, fiorente per adesionie vocazioni, è da otto anni nel mirino della Congregazione che si occupa di famiglie religiose.
Ma è fondamentale per capire quale sia il contesto, sapere che nessuna accusa formale è stata mai presentata nei confronti degli Araldi, se non dei generici accenni a “problemi”; mai esplicitati in altro modo; che in otto anni, a dispetto delle reiterate richieste, la Congregazione non ha mai ricevuto o ascoltato gli Aaaldi del Vangelo; e che di conseguenza, contro ogni norma del diritto, civile o religioso, gli Araldi non hanno mai potuto difendersi. Da che cosa, non sia; e proprio in questo consiste l’aspetto kafkiano della vicenda. Sono stati – e sono ancora – puniti, commissariati, senza che il Commissariamento abbia mai portato alla scoperta di qualche delitto, in senso lat, ovviamente.
Molto probabilmente ci troviamo di fronte a un ennesimo caso di avversione intra-ecclesiale con alla base motivazioni di ordine ideologico. Gli Araldi si collocano in una posizione di Chiesa moderata e conservatrice; e questo appare imperdonabile a molti in America Latina. E purtroppo ahimè anche nel Vaticano attuale….Sono stati oggetto a virulente campagne da parte di gruppi di oppositori; alcune di queste campagne sono sfociate in querelle giudiziarie, che gli Araldi hanno sempre vinto. Perché la giustizia civile vuole fatti e prove, e gli uni e gli altri erano a favore degli Araldi.
Invece il Vaticano di fatti e prove non ne ha bisogno. Così questa associazione internazionale – presente in 78 Paesi e istituita da Giovanni Paolo II come la prima del nuovo millennio – continua a subire una persecuzione tanto più assurda in quanto prosegue senza una spiegazione convincente e senza una sola accusa provata in sede civile o canonica.
Durante il pontificato di Papa Francesco, la vita interna della Chiesa – soprattutto in America Latina ha conosciuto una crescente polarizzazione tra fazioni progressiste e conservatrici. In questo clima di sospetto, gli Araldi del Vangelo sono stati sottoposti a un’amministrazione forzata avviata nel 2019 a seguito di una visita apostolica aperta nel 2017. L’aspetto preoccupante è che non è mai stata fornita una spiegazione ufficiale sul perché dell’inchiesta sia stata avviata , né quali siano state le ragioni oggettive per imporre loro questo regime eccezionale.
Secondo quanto riportato da Vatican Reporting, più di trenta denunce civili e canoniche presentate contro gli Araldi del Vangelo sono state tutte risolte con l’archiviazione o l’assoluzione . Ciò significa che, in pratica, non è stata provata alcuna grave irregolarità. Nessun abuso, nessun crimine, nessuna irregolarità dottrinale. Nulla che giustifichi la severità delle misure adottate.
Eppure, dal 2019, gli Araldi non hanno potuto ordinare diaconi o sacerdoti, aprire nuove case, accogliere nuovi membri e affrontare gravi restrizioni anche nello svolgimento delle attività ordinarie. Questo blocco totale, come sottolinea Specola, contraddice la prassi abituale del dicastero stesso , che storicamente ha cercato di riformare e sostenere – non di paralizzare – le istituzioni in difficoltà concrete.
Uno degli aspetti più sconcertanti del caso è che gli Araldi insistono su un punto cruciale: non sono mai stati formalmente informati delle ragioni della visita apostolica o del successivo Commissariamento. Questa affermazione, se vera, solleva una seria questione di giustizia interna: in qualsiasi processo ecclesiastico minimamente grave, il diritto alla difesa richiede che l’imputato sia informato delle accuse. In questo caso, nemmeno questo.
Un articolo di Vatican Reporting evidenzia anche un dettaglio significativo: alcune delle accuse mediatiche più frequentemente ripetute – come la presunta disobbedienza nel non allontanare i minori dalle loro case religiose – crollano quando si esaminano i fatti. Sono state le famiglie stesse che, indignate da quella che consideravano una misura ingiustificata, hanno deciso di tenere i propri figli in un ambiente che consideravano sano e profondamente cattolico. Altre accuse, come i cosiddetti “esorcismi irregolari”, sono state chiarite dai vescovi locali come semplici preghiere di liberazione , qualcosa di comune nei contesti carismatici.
Tutta questa situazione ha portato molti a paragonare il processo degli Araldi al clima che ha caratterizzato altri recenti processi vaticani, dove il peso della narrazione mediatica ha preceduto qualsiasi seria indagine.
Oggi la domanda che sorge spontanea è inevitabile: riuscirà Leone XIV ad affrontare questa situazione e a condurla a una giusta conclusione? Il timore è che l’attuale gestione della Congregazione, in mano a suor Simona Brambilla, sia ancora pesantemente influenzata dalla figura di Joao Braz de Aviz, il Prefetto precedente, il deus ex machina di questa folle situazione.
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3 commenti su “Kafka in Vaticano, ovvero il Caso Emblematico e Assurdo degli Araldi del Vangelo.”
Come al solito, il Vaticano si accanisce contro i fedeli alla Tradizione, mentre lascia libero il campo agli eretici, ai disobbedienti, agli innovatori che stanno distruggendo la Chiesa.
C’è pure da domandarsi xchè tanta severità, fino allo scioglimento del Sodalicium Christianae del Perù. Che ne fu del patrimonio ?
Quali motivazioni ? SOLDI e Tradizione , anzitutto . Nel decreto di commissariamento cosa è scritto ?
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