Javier Milei: Trionfo dello Stato Attuale e Indebitamento Antiliberale. José Arturo Quarracino.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Josè Arturo Quarracino, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul comportamento del presidente argentino Milei. Buona lettura e diffusione.

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Javier Milei: il trionfo dello Stato attuale e l’indebitamento antiliberale

Nella sua retorica teorica libertaria, il presidente argentino non solo si è dichiarato contrario all’intervento statale nell’economia, ma ne ha anche annunciato il completo smantellamento per far posto al libero mercato. E da autoproclamato liberale, ha insistito fino alla nausea sul fatto che indebitarsi non è un atto liberale.

Ma in pratica, come presidente, non solo esercita un rigido interventismo statale, ma, in meno di due anni, ha anche aumentato il debito quasi tre volte di più rispetto a quanto fece l’ultima dittatura militare argentina in otto anni. [Nel primo anno e mezzo del suo governo, il presidente Milei ha aumentato il debito pubblico estero di 93 miliardi di dollari (93 miliardi di dollari USA), mentre il disastroso Processo di Riorganizzazione Nazionale aveva aumentato lo stesso debito di 37,5 miliardi di dollari (37,5 miliardi di dollari USA) durante i suoi otto anni al potere (vedi https://www.eldiplo.org/notas-web/la-deuda-odiosa-de-la-dictadura/ ).]

Numerose testimonianze grafiche e audiovisive dimostrano che Javier Gerardo Milei, sia come candidato che come presidente in carica, ha trasmesso una feroce critica allo Stato come istituzione, annunciandone e proclamandone la distruzione e la scomparsa dalla vita economica, per lasciare il posto alla totale libertà di azione in ambito economico e sociale [Intervista al giornalista britannico Bari Weis sul canale Free Press del 6 giugno 2024, all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=INeuEL8vtCU&t=4s ].

Allo stesso tempo, ha criticato senza sosta le politiche debitorie perseguite indiscriminatamente dalle precedenti amministrazioni, indipendentemente dall’affiliazione politica o dall’orientamento politico. Per usare le sue stesse parole, “contrarre debiti non è liberale; è la cosa più antiliberale che ci sia”, perché “si contraggono debiti che le generazioni future dovranno pagare, incidendo sulla loro proprietà privata”.

Nel primo caso, contrariamente alla sua predicazione antistatale, la sua gestione governativa è consistita nell’intervenire costantemente e ininterrottamente nell’attività economica e sociale gestita privatamente: dalla determinazione del prezzo del dollaro rispetto al peso argentino da parte del governo, alla fissazione di un aumento mensile dell’1% dei salari a fronte di un’inflazione mensile del 3, 4 o 5% nel migliore dei casi, alla determinazione del tasso di interesse per le operazioni finanziarie da parte del governo e all’obbligo per l’intero sistema bancario, pubblico e privato, di immobilizzare il 50-60% delle sue riserve, costituite in gran parte da denaro di proprietà privata.

In sostanza, su questi temi menzionati, il governo di Javier Milei è stato al 100% statalista.

Nel secondo caso, è universalmente noto che, nonostante la sua retorica anti-debito, il suo governo “libertario” si è indebitato nell’aprile di quest’anno per 20 miliardi di dollari (20 miliardi di dollari USA) con il FMI, un’organizzazione che funge da prestatore di ultima istanza per i governi, con la particolarità che i fondi di cui dispone provengono dagli stati membri dell’organizzazione.

Questo debito non solo contraddice i principi libertari di Milei, ma ha anche la particolarità di essere un prestito quasi-governativo, poiché il FMI è finanziato dai contributi dei suoi Stati membri. In altre parole, il signor Milei non solo ha contratto un debito, ma lo ha fatto con un’organizzazione internazionale quasi-governativa.

Inoltre, in una seconda fase, dopo la sconfitta elettorale subita lo scorso settembre, e con l’economia e le finanze nazionali in crisi, con il tasso di cambio del dollaro appena sotto controllo, il governo è stato costretto a ricorrere a un salvataggio del Tesoro degli Stati Uniti, che non solo gli ha concesso uno swap, ma ha anche stanziato più di 2 miliardi di dollari (2 miliardi di dollari USA) per acquistare pesos argentini, denaro che è stato depositato su conti della Banca Centrale della Repubblica Argentina (BCRA), con interessi da riscuotere, la cui cifra esatta non è nota, ma che ha portato lo stesso presidente Donald J. Trump ad affermare che con questa manovra “gli Stati Uniti hanno fatto un sacco di soldi”.

In sostanza, e in completa contraddizione, il presidente Milei non solo ha contratto un debito “antiliberale”, ma lo ha fatto anche con uno Stato straniero. L’istituzione dello Stato, così ripudiata dal leader argentino, lo ha in definitiva salvato dall’imminente default economico e finanziario, che avrebbe danneggiato i principali investitori speculativi internazionali, alcuni dei quali strettamente legati al Segretario del Tesoro statunitense.

In questo senso, l’antistatalista Milei è stato salvato dallo Stato americano.

In breve, le politiche antistatali propugnate dal Presidente Milei sono, in realtà, un attacco alla nazione sovrana, volto a metterla al servizio dell’avidità e dell’avidità della speculazione finanziaria.

Nel caso specifico del Presidente Milei, è stato uno Stato straniero a salvarlo dall’inevitabile collasso che stava affrontando.

Retorica antistatale, interventismo statale in pratica. In fondo, un atteggiamento chiaramente schizofrenico o ipocritamente farisaico.

José Arturo Quarracino

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