Esegesi Biblica, Critica Testuale, Analisi Letteraria, Critica Storica della Bibbia. Amedeo Zerbini.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, l’ing. Amedeo Zerbini, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’esegesi biblica. Buona lettura e diffusione.

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E dopo il canone parliamo dell’ esegesi biblica.

Ho già avuto occasione di parlare di esegesi nella mia riflessione sulla Teologia Biblica, pubblicata in S.C. il 23/9/2025 come breve lezione introduttiva alla Teologia Biblica.

Quanto segue vuole essere un approfondimento della sua definizione e della sua storia. Iniziamo con due definizioni prese da una fonte anonima (Wikipedia) , la prima, e da una fonte decisamente cattolica e autorevole (Bruno Maggioni ) ,la seconda.

Wikipedia:

Esegesi: la comprensione del testo originario

 

L’esegesi deriva dal greco exēgēsis, che significa “trarre fuori da” . Essa consiste nell’analisi critica dei testi  secondo il loro contesto storico, linguistico e culturale, con lo scopo di determinare ciò che l’autore originale  intendeva comunicare. Questo approccio si concentra su elementi intratestuali: significato delle parole,  strutture grammatiali, stili letterari e contesto storico . Nel caso della Bibbia, ad esempio, l’esegesi mira a capire il senso di ogni versetto secondo l’intenzione degli agiografi, evitando di inserire nel testo interpretazioni soggettive   (fenomeno noto come eisegesi). Prima di applicare il messaggio di un testo, l’esegesi ne verifica il contenuto,  facendo emergere il significato autentico e originario .

 

Maggioni:

Esegesi è parola di origine greca ( exegégesis) che significa racconto,esposizione, spiegazione, commento, interpretazione. Fare esegesi significa interpretare  il testo traendone fuori il significato.

Partendo dalla breve definizione di Bruno Maggioni (1932 – 2002 ) sacerdote, biblista di grande valore, proseguo nella mia modesta esposizione, seguendo lo schema adottato dallo stesso Maggioni in un suo vecchio scritto sull’argomento.

Anzitutto qual è il campo di applicazione e in che cosa consiste l’itinerario esegetico? Qual è lo scopo di una critica testuale? Che cosa è da intendersi per analisi letteraria? La ricerca delle fonti e la storia delle forme, la storia della redazione, la critica storica e i suoi limiti. Qual è il rapporto tra esegesi e fede?

L’esegesi, da un punto di vista tecnico, si applica a qualsiasi testo scritto. Si può applicare al testo di una legge, all’opera di un filosofo, o al testo di un discorso di un Presidente della Repubblica.

Ma l’esegesi biblica ha, per i lettori della Bibbia, un grande valore esplicativo e didattico oltreché teologico  e per questo richiede all’esegeta un grande senso di responsabilità morale sia nei riguardi di Dio sia nei riguardi degli uomini.

Una certa forma di esegesi, intesa come sforzo di spiegare la Bibbia è già presente nella Bibbia stessa quando  scritti più recenti riprendono e interpretano scritti precedenti. Ciò si nota in modo evidente negli scritti del Nuovo Testamento che fanno riferimento a brani dell’Antico. E’ comunque una costante il fatto che tutto il lavoro esegetico compiuto all’interno della Chiesa è improntato dalla convinzione che la Bibbia sia  parola di Dio. Col trascorrere del tempo, gli strumenti della ricerca scientifica  sono andati via via perfezionandosi e moltiplicandosi e questo talvolta ha creato problemi, ma è indiscutibile che saltare i risultati dell’esegesi nell’interpretare e commentare la Bibbia può portare ad imboccare pericolose scorciatoie.

Come in tutte le professioni che si rispettano (medico, ingegnere, commercialista, avvocato ecc ) anche l’esegesi  richiede la conoscenza di materie di base (comuni a volte a più professioni) e materie specifiche riguardanti soprattutto la metodologia da usare nell’esercizio della professione. E’ quindi opportuno, parlando di esegesi, fare una panoramica sulle diverse discipline e sui principali metodi in essa in uso specialmente nell’ultimo secolo.

Anzitutto, una persona che non conosca a fondo le lingue antiche in uso nei paesi orientali ai tempi della redazione e quelle successivamente usate nelle diverse trascrizioni e traduzioni non può nemmeno iniziare a fare l’esegeta. E’ il caso del sottoscritto, che al massimo può fare dell’ermeneutica sul testo ufficiale in italiano. Ma per stabilire, ad esempio, la validità di una traduzione è necessario un esegeta.

Quello degli esegeti per la Chiesa è un lavoro altamente meritorio purché non sia fatto con superficialità o con secondi fini. Per secondi fini intendo l’intenzionale ricerca di parole o versetti che si prestino ad interpretazioni contrarie alla fede e alla tradizione per costruirvi teorie “nuove” che poi rasentano o giungono palesemente all’eresia.

Dallo scritto di Bruno Maggioni , traggo pari pari la seguente definizione: in concreto l’itinerario esegetico consiste nell’andare dal testo al suo ambiente e alla sua origine per poi ritornare al testo. Il primo approccio consiste nel collocare il testo nel suo ambiente linguistico, storico e religioso. Questo ci fa, in un certo modo, contemporanei dell’opera che leggiamo, rendendoci nel contempo consapevoli della distanza che ci separa. Questo ci fa comprendere che la Bibbia non è un libro isolato all’interno di un mondo ad essa estraneo, ma , al contrario, è un libro profondamente  incarnato  nel suo tempo e nel suo ambiente.  La ricerca dovrà quindi esplicitare quando, dove, da chi e per quali destinatari è stato originariamente scritto.

La critica testuale ha lo scopo di ricostruire il più fedelmente possibile il testo originario. Anzitutto va ricostruita la storia della trasmissione del testo dall’originale fino ai nostri giorni nella lingua in cui lo stiamo leggendo. La critica testuale procede alla ricerca di tutti i manoscritti, datandoli e confrontandoli onde eliminare elementi parassitari introdotti successivamente come interpolazioni, glosse, deformazioni e incidenti di copiatura.

E’ stato  un lavoro da esegeti stabilire, ad esempio, la paternità del libro di Isaia. Sorprendentemente per i non addetti, è stato scoperto che i 66 capitoli di cui ora si compone il libro di Isaia si distendono su quasi due secoli e mezzo di storia ebraica e comportano la presenza di almeno tre autori diversi di tre epoche diverse. Mentre il primo Isaia è stato testimone di eventi dell’VIII secolo a.C. , il secondo ed il terzo Isaia sono stati testimoni di eventi del VI e V secolo. Impossibile che si tratti della stessa persona. E mentre si sa chi fosse il primo Isaia (al quale sono attribuiti i primi 39 capitoli ) dell’identità degli altri due si sa poco o nulla. Questo è importante a sapersi per capire ciò che si legge, non è una pura esercitazione accademica .

Critica testuale, analisi letteraria e critica storica sono tre momenti basilari ai quali nessun esegeta dovrebbe sottrarsi.

Della critica testuale ho già fatto cenno più sopra. I passaggi più importanti sono: 1.o la ricostruzione della storia della trasmissione del testo, ricercando tutti i manoscritti, datandoli, ed esaminando la reciproca dipendenza; 2.o il confronto fra tutte le varianti in modo da individuare la versione più attendibile secondo criteri che valutano diversi aspetti del testo come la precedenza temporale, la lunghezza ecc. Per comprendere la complessità di questo lavoro basti sapere che già alla fine del secolo scorso il numero dei manoscritti trovati e catalogati relativi ai vangeli era di circa cinquemila tra codici, papiri, lezionari e frammenti vari ed è stata riscontrata una concordanza elevatissima fra loro conferendo ai testi evangelici canonici un altissimo livello di attendibilità.

L’analisi letteraria consiste di più passaggi molto importanti per rendere più facile una corretta interpretazione dei testi. Anzitutto la contestualizzazione. Mentre la critica testuale pone un testo in relazione all’ambiente e al tempo in cui è stato scritto, l’analisi letteraria pone il testo in relazione con lo scritto di cui fa parte che può essere una pericope di pochi versetti, un capitolo o anche un intero libro o un raggruppamento di libri (Pentateuco, libri storici ecc). Fuori dal loro contesto, una sola parola o una singola frase sono suscettibili di interpretazioni arbitrarie, che non hanno nulla a che fare col testo da cui sono stati tratti. In questo papa Francesco era un grande maestro come ho  a suo tempo dimostrato in questo mio scherzoso articolo del 10/02/2025, di cui do qui il link:

https://www.marcotosatti.com/2025/02/10/i-lupi-perdono-il-pelo-ma-non-il-vizio-e-cosi-alcuni-papi-come-questo-amedeo-zerbini/

Un secondo passaggio è la determinazione del genere letterario. Questo è importante perché espressioni non compatibili col genere letterario fanno sospettare di essere aggiunte arbitrarie che non si addicono al testo originale. Ad esempio episodi frutti di pura fantasia sono compatibili col genere parabola, ma non col genere racconto storico.

La ricerca delle fonti,infine, deve estendersi a tutte le possibili fonti, come le tradizioni non scritte, onde essere certi di non aver tralasciato nulla di ciò che possa essere utile alla comprensione del testo in esame.

 

Con questo non è esaurito l’elenco dei metodi in quanto anche l’esegesi biblica, come tutte le scienze umane, è in continua evoluzione non solo riguardo agli scritti da esaminare, ma anche alla metodologia. Si escogitano in continuazione  metodi nuovi per sopperire alle immancabili deficienze dei metodi già collaudati. E’ però necessario ricordare che per i cattolici praticanti vale una regola che è importante venga tenuta sempre presente. A chiunque abbia la necessaria preparazione è consentito fare esegesi, ma a nessun esegeta è consentito di apportare di sua iniziativa modifiche alle Sacre Scritture se non con l’approvazione della Santa Sede e degli organi in essa preposti alla custodia della dottrina della fede. In particolare sacerdoti, diaconi, catechisti, liturgisti nel loro insegnamento non possono usare Bibbie differenti da quelle che abbiano ottenuto l’approvazione della CEI. Lo scempio biblico in corso, denunciato qualche giorno fa in questo blog anche dall’amico “Investigatore biblico” credo abbia pochi precedenti nella storia della Chiesa . Nel sito ufficiale del Vaticano hanno subito modifiche tutti i testi biblici: la Bibbia C.E.I. in italiano, la nuova Volgata in latino, la Liturgia delle Ore, il lezionario della Messa N.O. Non so fino a che punto ciò sia conforme al Diritto Canonico e alle disposizioni dei papi che hanno preceduto Francesco.

Termino con un fervorino finale per gli eventuali lettori di queste riflessioni: saranno gradite integrazioni e commenti . Ma nessuno per favore ne faccia un caso personale. Quando parlo di ignoranza dei cattolici mi riferisco alla mancata o insufficiente conoscenza delle Sacre Scritture e di tutti gli annessi e connessi, non parlo di ignoranza in senso generale. Sono convinto, ad esempio, che quasi nessuno di coloro che recitano quotidianamente e devotamente il Rosario, che personalmente non mi sono mai permesso di definire “sgrana rosari”, indipendentemente dal  livello di cultura generale, si sia preso la briga, almeno una volta nella vita, d’andare a leggere e meditare, senza farsi distrarre dalla recita delle cinquanta  Ave Maria, i testi biblici originali da cui sono stati tratti i 15, oggi 20, “misteri”. Ma è anche per questo che i sacerdoti e i laici cattolici progressisti hanno buon gioco nel far passare i loro strampalati discorsi e comportamenti come leciti e ortodossi, senza che i fedeli facciano una piega.

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9 commenti su “Esegesi Biblica, Critica Testuale, Analisi Letteraria, Critica Storica della Bibbia. Amedeo Zerbini.”

  1. Caro Sig. Zerbini, mi ero ripromesso di non intervenire più per commentare i suoi eruditi articoli, ma vista la chiusura a questo suo ultimo, mi duole mancare alla promessa fatta.
    La ringrazio della precisazione del “fervorino”, non era necessario. Se ben ha letto i miei commenti, non ho mai preso le sue parole come una questione personale, e non ho mai attribuito a Lei insulti ricevuti da protestati o da sacerdoti nelle loro lunghe tediose omelie, tipo “sgranarosari”. Questo per essere precisi.
    La mia critica era su quel evidenziare sempre l’ignoranza cattolica in genere, che trovavo pure inutile anche ai fini dei suoi articoli, e non fa altro che fomentare quell’atavico disprezzo ed odio verso la Chiesa cattolica. Come dimostra il commento qui sotto di tale Adriana 1. Ma mi chiedo, è ancora vero che oggi, anno domini 2025 i cattolici sono ancora ignoranti? Vista la percentuale della frequentazione domenicale delle funzioni sia cattoliche che protestanti rasenti lo zero per cento siamo tutti messi maluccio.
    Ha ragione a dire che nel enunciare il mistero, il sgranarosari non legge il versetto ad esso collegato… forse. Ricordo il virile vocione di Giovanni Paolo II che enunciava il mistero e il breve versetto evangelico che lo accompagnava, e così facevamo noi, quindi un pochino pure noi sgranarosari abbiamo sentito e meditato qualche versetto biblico. Certo non siamo eruditi come i protestanti che sanno la bibbia a menadito, e con essa hanno giustificato ad esempio la schiavitù, perché la bibbia dice che Cam figlio di Noè è maledetto… hai voglia a spiegare che Cam non ha nulla a che fare con i popoli africani… ma tant’è che con la bibbia in mano praticavano e giustificavano la tratta degli schiavi, la schiavitù, le leggi razziali e l’apartheid, nelle terre da loro governate, e questo fino a ieri, cioè fino al 1991. Ma loro sanno di bibbia, mentre noi cattolici siamo ignoranti, e hai voglia a spiegare loro che Gesù Cristo, il Tetragramma incarnato, annunciò la liberazione giubilare anche se gli ebrei non la accolsero, e se non la accolsero gli ebrei che sono i maestri della bibbia, perché la dovevano accogliere i protestanti che sono più maestri del tetragramma stesso?
    Ora, dire che se i sacerdoti e i laici progressisti fanno passare i loro discorsi strampalati come leciti è colpa dei cattolici ignoranti sgranarosari, che non intervengono a fermarli, lo trovo sinceramente una beffa, perché se è stato possibile questa deriva biblica da parte dei sacerdoti con il loro dire strampalato è stato possibile proprio grazie alla libera lettura e interpretazione delle sacre scritture, cosa, questa, tipica dei protestanti e dei modernisti che hanno preso sempre più potere tra le mura vaticane. Sappiamo e graziamo i protestanti per questa libera interpretazione della Parola di Dio. Ciò ha portato molto frutto, grazie a questa libertà sono sorte, quante?, 30mila? 40mila sette protestanti? Sì, mi pare 33mila in effetti il padre della divisione è sempre al lavoro! E chi se ne frega se il Santo Tetragramma, il Santissimo Verbo incarnato nella Sua preghiera sacerdotale ha raccomandato di… Non dividersi affinché il mondo creda (Gv.17,21). Dai che forse per il 31 ottobre 2027 riusciranno ad arrivare alle 40mila sette protestanti.
    Due cosette le vorrei dire anche ad Adriana con le sue tipiche accuse alla Chiesa. La ringrazio, perché dimostra ciò che intendevo stigmatizzare con il mio commento al sig. Zerbini, cioè quel inutile, stucchevole, continuo masochismo cattolico che giorno e notte accusa i fedeli di essere ignoranti.
    La signora Adriana sciorina le accuse alla chiesa dall’alto del suo pulpito. Ma chiediamoci: forse le altre religioni accettano che i loro libri sacri vengano tradotti malamente, o con palesi inganni, o tradotti adattando il testo per perorare la propria visione teologica? La risposta è NO!
    La chiesa non ha vietato la lettura della bibbia, ha vietato la lettura delle bibbie contraffatte dai protestanti, o quelle tradotte male.
    Ma è poi così vero che la Chiesa proibiva di leggere la bibbia nella propria lingua?
    Secondo la medievalista Sabrina Corbellini e la sua ricerca effettuata nella Rijksuniversitaeit Groningen, l’Università di Groningen risulta proprio il contrario. Si leggeva la bibbia in volgare anche prima che il porco della sassonia (così lo chiamavano i suoi contemporanei) iniziasse la sua protesta. I protestanti non hanno “liberato la bibbia”!
    La Chiesa aveva e faceva utilizzare edizioni complete o frammenti in 26 diverse lingue europee e in russo.
    La chiesa ha tradotto la bibbia dall’ebraico e dal greco in latino dando la possibilità a tutto il mondo latino di studiarla!
    Prima della versione tedesca di lutero (datata 1534) ne esistevano già una trentina di versioni in lingua tedesca, che la chiesa lasciava leggere.
    Vedi la versione di Faust e Schoffer, 1462, Maniz; quello di Johan Mentelin, 1466, Strasburgo; quello di Pflanzmann, 1475, Augusta; quello di Andreas Frizner, 1470, Norimberga; quello di Gunter Zainer, 1470, Augusta; quello di Anton Sorg, 1477, Augusta; quello di Anton Koburger, 1483 Norimberga; un altro di Antón Koburger, 1485, Strasburgo; quello di Hans Setro Schansperger, 1487, Augusta; quello di Hans Otmar, 1507, Augusta; quello di Silvan Otmar, 1518, Augusta. Vi furono 62 edizioni della Bibbia, autorizzate dalla Chiesa in ebraico, 22 in greco, 20 in italiano, 26 in francese, 19 in fiammingo, due in spagnolo: la Bibbia Alfonsina (da “Alfonso il Saggio”, anno 1280) e la Bibbia della Casa d’Alba (anno 1430, AT), sei in boemo e una in slavo, catalano e ceco. La prima Bibbia stampata fu prodotta sotto gli auspici della Chiesa cattolica – stampata dall’inventore cattolico della stampa: Gutenberg. La prima Bibbia con capitoli e versetti numerati è stata prodotta dalla Chiesa cattolica, grazie al lavoro di Stephen Langton, arcivescovo di Canterbury, in Inghilterra.
    Nonostante ciò si continua ad accusare la Chiesa di aver impedito la sua lettura, di averla falsificata, di voler distruggere la Bibbia; Se avesse voluto farlo, avrebbe avuto 1500 anni per farlo”.
    La Chiesa cattolica approvò la Bibbia di Gutenberg in tedesco nel 1455. La prima edizione fiamminga apparve nel 1478. Due versioni italiane furono stampate nel 1471. Nel 1471, vide la luce la prima edizione a stampa di una Bibbia in lingua italiana, tradotta dal monaco camaldolese Nicolò Malermi: evidentemente, un’operazione perfettamente lecita.
    Per ordine di Isabella la Cattolica, Frate Ambrosio Montesino riunì i quattro vangeli in uno solo; Montesino evidenzia con caratteri speciali e più spessi i brani che provengono direttamente dai vangeli. Tradusse anche, su richiesta di Ferdinando il Cattolico, i Vangeli e le Epistole (basati sull’opera di Gonzalo García de Santa María), che furono ristampati più volte fino al 1559. Nel 1478, la Bibbia fu stampata in valenciano dal certosino Bonifacio Ferrer, fratello di San Vincenzo Ferrer. Una Bibbia polacca fu tradotta nel 1516 e la prima versione inglese è del 1525. Singoli libri erano apparsi secoli prima in volgare. Ad esempio, il primo Vangelo di San Giovanni in inglese fu tradotto nell’anno 735 dal Venerabile Beda.
    Ma nonostante ciò si continua con la filastrocca dei cattolici ignoranti che impedirono la diffusione della bibbia e quel che è peggio molti cattolici imbevuti di propaganda protestante, massonica ed atea danno loro credito!
    Negli ambienti protestanti si dice che il Libro dei Salmi fosse inserito nell’indice romano dei libri proibiti. Ma i salmi di Davide non furono mai indicizzati. Sì, è stata condannata una traduzione dei salmi fatta dall’eretico Diodati, che non è la stessa cosa. Si dice anche che il Concilio di Oxford presieduto dall’arcivescovo Arundel nel 1408 vietò la traduzione e la lettura della Bibbia in inglese. Ma Tommaso Moro dimostrò la verità della questione nel 1529. Il Consiglio di Oxford condannò semplicemente la traduzione fraudolenta della Bibbia da parte di Wycliffe, questo eretico con intenti maliziosi tradusse la Bibbia in inglese e ‘corruppe deliberatamente il testo sacro’. Fu l’attività di Wycliffe, dice More, che portò alla messa al bando delle versioni eterodosse della Bibbia nelle Costituzioni di Oxford. Ma in nessun caso sono vietate le versioni della Bibbia in linguaggio volgare. Sir Thomas More, infatti, mostra come ai suoi tempi la gente, laici e donne, leggesse la Bibbia in inglese senza problemi, e tutto con l’approvazione dei vescovi cattolici.
    È interessante notare che, come ci illustra opportunamente Dwight Longenecker, fu l’anglicano Enrico VIII a bruciare le Bibbie protestanti di Tyndale, Coverdale e Matteo, con la Vulgata latina che contribuì ad alimentare il fuoco. Enrico VIII limitò nuovamente severamente la lettura della Bibbia in volgare nel 1543, limitando la lettura delle Scritture alle classi superiori. Nel primo strato c’erano i signori e i gentiluomini che potevano leggere la Bibbia ad alta voce in inglese anche davanti alla famiglia. Se fosse presente un personaggio di questo lignaggio, potrebbe autorizzare l’accesso ai testi sacri. Al secondo livello c’erano la borghesia e le donne nobili, che potevano leggere solo per se stesse. Allora agli artigiani, alle donne comuni, ai proprietari, ai braccianti e ai contadini era assolutamente proibito leggere le Scritture.
    Come vedete se apriamo gli armadi saltano fuori scheletri!
    La chiesa mise all’indice molti libri, ma sono sicuro che pure la Signora Adriana ha messo all’indice molti libri, proibendoli ai suoi figli (se ne ha). Non è forse vero che non fa leggere la bibbia sataniaca di anton la vey, oppure i libretti pornografici di certi autori. Ma tant’è se lo fa lei va bene se lo fa, magari con troppa premura, la Chiesa va male!
    Cigliegina sulla torta il ricordo rancoroso dell’esecuzione di Pomponio Algieri. Mi chiedo a questo punto, perché non ricordare tutti i martiri cattolici uccisi dai protestanti? Magari quelli fatti uccidere sotto la regina Elisabetta I?
    Nessuno oggi ricorda la corona inglese e la sua “papessa” per l’uccisione dei martiri cattolici, ma invece è celebrata come una grande sovrana di una grande nazione. Doppiopesismo?
    Che dire poi delle esecuzioni di eretici fatti da quelle nazioni laiciste? Vogliamo ricordare il signor Joseph-Ignace Guillotin? Fervente rivoluzionario? Erano esecuzioni, genocidi come il caso Vandea per la laicità, quindi giuste? Oggi, chi si sogna di definire la laica Francia come uno stato becero e “liberticida” poiché fondato sul genocidio e sul sangue dei dissidenti cattolici?
    Perché non ricordare le esecuzioni fatte da quel paese celebrato come la terra della libertà? Vogliamo ricordare gli “eretici” Sacco e Vanzetti? Uccisi perché anarchici?
    Ma nessuno si sogna di dire che gli USA la terra delle leggi razziali, del maccartismo, del razzismo WASP è un popolo barbaro, una nazione incivile, però la CHIESA sì, perché ha giustiziato l’eretico protestante Pomponio Algieri. La chiesa sbagliò a condannarlo? Io penso di si, io lo avrei mandato in esilio in terra protestante, che ne so, in Germania, o in Svizzera. Chissà che vedendo da vicino come agivano i protestanti con il loro fervore puritano non sarebbe tornato nel Bel paese con la coda tra le gambe!
    La pena di morte per eresia e/o sacrilegio è sempre esistita in ogni epoca, ed in ogni religione, anche quelle atee o laiciste!
    Anche Mosè praticò la pena di morte… si ma se lo fa Mosè è sacro santo, se lo fa la chiesa è sbagliato! Se lo fanno i protestanti è per essere fedeli alla parola, se lo fa la Chiesa è sbagliato! Non mi sembra coerente!
    La signora Adriana si lamenta perché la chiesa proibì di leggere la bibbia in volgare. Mi viene in mente mio cugino che si mise a studiare il sanscrito per recitare i mantra in lingua sacra… fa figo!
    Certo, è bello recitare le preghiere nella lingua sacra della propria religione… o no? No! Se lo pretende la chiesa è una violenza, un abuso, una violazione dei diritti umani! Se lo fa l’islam, l’induismo … è rispetto delle loro usanze! È cultura. Se lo fa la Chiesa con il latino è becera!!! Doppiopesismo? Dissonanza cognitiva? vedete voi!
    Per concludere, anche se ne avrei da dire, spero che, come dicevo commentando l’articolo precedente, chiudiamola qui, le ho offerto pure un Martini (anche se a ma non piace) per riconciliarci.
    Spero di essere stato chiaro. Ricapitolando il mio pensiero:
    1 La settanta ha dignità di Sacra scrittura al pari della masoretica, l’hanno usata gli ebrei della diaspora, gli apostoli, gli evangelisti.
    2 Finiamola con il masochismo auto-accusativo che non fa altro che galvanizzare i protestanti, i modernisti strampalati, gli atei e deprimere i cattolici, quei pochi rimasti.
    3 Non me la sono preso con il signor Zerbini e i suoi eruditi articoli, ho espresso semplicemente il mio pensiero sull’argomento bibbia e sudditanza psicologica verso i protestanti, espressa con quel ricorrente: “ignoranza cattolica”, sottinteso conoscenza protestante, che trovo ad ogni articolo che leggo, non solo qui, sul tema biblico.
    Cordiali saluti
    Zara!

  2. Caro ARRENDERSI….
    “Quindi, tornando all’esegesi, ascoltare in silenzio Dio è diverso da cercare di fargli dire quello che non dice.”
    Dio tanto piace che, nel bene o nel male, se non ci soddisfa, non è Dio.
    È sempre questione di soddisfazione. Soddisfatti o rimborsati.

  3. Complimenti caro SE, ottimo articolo. Peccato abbia scelto l’ Ingegneria nella quale, son sicuro, hai sempre operato in scienza e coscienza. Saresti stato un ottimo esegeta con risultati limpidi e affidabili………merce rara in questi tempi di meretricio.

  4. laura cadenasso

    La ringrazio !!! Nel mio piccolo -seguendo il Suo consiglio- immagino che sia cosa utile non confondere la seta pura con la lana sporca

  5. Caro Amedeo,
    in linea generale concordo con la tua succosa sintesi.
    La tua, però, è una “mappa”, non il “paesaggio” costituito dalle numerose proibizioni da parte della Chiesa della lettura di libri “proibiti”.
    Dal Concilio di Nicea II del 787 si ordinò il rogo delle Bibbie non autorizzate… I558 Paolo IV Carafa rese noto il primo elenco ufficiale dei libri e degli autori proibiti, autori stampati considerati eretici o la cui lettura poteva allontanare il Cattolico dalla sua fede. Anzi: vi aperse una speciale Sezione del S.Uffizio (Censura librorum) di cui egli si fece primo direttore ( quello stesso Papa che fece bollire lo studente Pomponio Algieri ).
    Nel 1571 fu creata la “Congregatio pro indice librorum prohibitorum” con l’incarico di gestire e aggiornare periodicamente l’elenco, fino alla sua soppressione nel 1917, quando Benedetto XV trasferì nuovamente la competenza al S.Uffizio. 14 giugno 1966, Papa Montini abolisce l’Indice dei libri proibiti, tra cui- ovviamente- si trovava…la Bibbia.
    Inoltre…le traduzioni delle Bibbie in volgare potevano esser lette solo su specifica licenza e MAI dalle DONNE.
    Inoltre…Benedetto XIV nel 1700 introdusse l’obbligo del silenzio per i membri della Congregazione che NON dovevano SPIEGARE PUBBLICAMENTE le ragioni delle loro condanne.
    Tra gli autori “proibiti” troviamo:, Beccaria, Foscolo, Leopardi, Croce, Gentile e… il canonizzato Rosmini: non troviamo né Hegel, né Feuerbach, né Marx…(più moltissimi altri)…Dal 1998 la documentazione “ricostruita” dell’ex S.Uffizio è consultabile pubblicamente- dietro richiesta motivata-.
    Caro Amedeo, non ti pare che – dopo secoli di totale ostracismo nei confronti di studi seri sui testi sacri- l’Istituzione poteva logicamente attendersi di vederne pubblicare qualcuno un po’ “fastidioso” nei confronti della sua “narrazione” tradizionale? Chi è causa del suo mal…

    1. stilumcuriale emerito

      La storia della Chiesa è piena di pagine oscure, che , se lette in modalità diacronica fanno drizzare i capelli. Se lette in modalità sincronica molte cose risultano più chiare.
      Prendi ad esempio l’infame processo a Galileo Galilei. Al popolo raccontarono che Galileo era colpevole di aver contraddetto il “fermati sole” con cui Giosuè fece prolungare la giornata per terminare vittoriosamente la battaglia in corso contro gli Amorrei (Giosuè 10,12-13) . Ma questa era la favoletta per il popolo. La ragione profonda era invece che Galileo con i suoi esperimenti diede una grande mazzata ad Aristotele che nella sua Fisica aveva sbagliato tutto. Far perdere credibilità alla Fisica avrebbe potuto far perdere per conseguenza credibilità alla Metafisica a cui attinse idee a piene mani San Tommaso d’Aquino. La mazzata di Galileo avrebbe quindi raggiunto tutta l’opera di San Tommaso e la sua Somma Teologica. Per i teologi del tempo, Galileo era un grande nemico non della verità biblica ma della verità teologica aristotelico-tomaica e quindi andava costretto all’abiura, i suoi scritti andavano bruciati, pena la scomunica o anche peggio.
      Errare humanum est !

  6. Arrendersi all'evidenza

    Caro Ingegnere, l’esegesi fa evolvere il testo nell’idea che ha l’esegeta del significato da dargli.

    Mi permetto di commentare riprendendo alcuni spunti, rielaborati negli anni, tratti da un articolo del Prof. Giuseppe Sermonti. Spero che la interesserà: non è così fuori tema come potrebbe sembrare.

    L’Evoluzionismo è una teoria scientifica, non un dogma e nemmeno una scienza. All’Evoluzionismo manca una cosa fondamentale per essere oggettivamente scientifico: una formulazione. Le definizioni di Evoluzione, che si trovano nei vocabolari sono esattamente quello di cui gli scienziati non vogliono sentir parlare.

    Il celebre Devoto-Oli riporta: “…passaggio lento e graduale degli organismi viventi da forme inferiori e rudimentali a forme sempre più complesse”. Detto così è impreciso: l’evoluzione organica è una forma di adattamento locale intraspecie che non implica alcuna forma di progresso verso una nuova specie.

    Dire “adattamento” di una specie, rimanendo la stessa, non consiste nell’evoluzione da una specie all’altra. Piuttosto vuol dire “sopravvivenza”, un cercare di disporsi al meglio verso mutate condizioni circostanti, così che alla fine la migliore definizione dell’Evoluzione è la “sopravvivenza dei sopravvissuti”.

    Chi cerca nei glossari dei testi scientifici una definizione di Evoluzione può trovarvi qualcosa del genere: “cambiamento di frequenze geniche in una popolazione”. Statistica! Vi sentite un po’ presi in giro, doppo aver studiato che l’evoluzione è qualcosa che dovrebbe consentire di passare da un batterio a una tigre?

    Ma allora che cos’è l’Evoluzionismo? E’ l’ovvietà secondo cui, se le cose ci sono e prima non c’erano, in qualche modo e a un certo punto devono pur essersi formate. Il modo più banale e inoffensivo è quello di essersi formate un po’ per volta, gradatamente, passando dall’una all’altra. Questo vale per le nebulose, per gli organismi, per le lingue, per le culture, per gli strumenti musicali, per l’interpretazione della Bibbia, per tutto…

    Tale convinzione contiene una sorta di ottimismo dell’ignorante, per cui all’inizio c’era l’amorfo e l’approssimato e poi è venuta l’opera raffinata; di lì l’idea che l’uomo sia nato dalla scimmia, un po’ per volta, per adattamenti, per tentativi.

    Fatto di cui non esiste l’ombra d’una prova e non esiste la facoltà di dubitare. Tuttavia chiunque conosca un minimo di genetica (e Darwin non aveva al suo tempo le conoscenze di genetica scoperte successivamente) deve cartesianamente e razionalmente dubitare di una simile semplificazione priva di senso. Il corpo, la materia, non si prestano al mutare delle idee e dei pensieri. Purtroppo c’è chi somma mele e pere…

    L’evoluzionista sproloquia di ere e di milionate di anni abbondando di “ancora non c’era”, “già c’era”, “in via di sviluppo”, che idealisticamente presuppongono un fatale e progressivo svolgersi dell’essere sempre verso il meglio, ancorché nemmeno la teoria lo possa prevedere. Trasferendo alla nostra cultura la sua fede, l’evoluzionista si scandalizza che nel duemila e passa qualcuno sia “ancora a questo punto”.

    L’adozione dell’ovvio “è” la ricetta dell’evoluzionista. Non richiede alcuna conoscenza, cultura, acume e può essere sostenuta da un semi-analfabeta che di Darwin sa solo che aveva la barba… Egli è autorizzato a sorridere con sufficienza se uno scienziato dubita che l’uomo discenda dalla scimmia. E da dove sennò? L’idea del progresso automatico esime dal problema di come improvvisa e solitaria emerge la grandezza.

    La più grave responsabilità culturale dell’evoluzionismo è la generale opacità che esso ha disteso sulla realtà. Il malvezzo, che Darwin ha inaugurato e i suoi seguaci sviluppato, di introdurre le affermazioni con dubitativi. “Forse”, “potrebbe anche essere”, “non si può escludere”, “sarebbe anche possibile”, e così via.

    In questo modo la nostra povera immaginazione oscura tutto lo stupore, tutta l’imprevedibilità, tutta l’inaudita sfrontatezza con cui la natura rivela e compie le sue opere. C’è più ordine e rigidità in una doppia elica di DNA che in un esercito comandato a schierarsi in battaglia.

    Il nostro sedicente progresso è il portato di ideologie sfrontate. Siamo un organismo urlante artifici e innovazioni, incapaci di vederci contenuti in un edificio che ci precede e di cui poco ci interessa di come sia realmente stato edificato. Il mondo degli evoluzionisti è un mondo in cui tutto cambia, senza che succeda mai nulla. In cui i problemi non si risolvono perché non ci sono quelli che creiamo “per risolverli” e questa è la condizione di tutto. Un mondo virtuale.

    L’Ingegneria Genetica è presentata come una distruggitrice di misteri e di incanti molto superiore ai già deliranti “potrebbe essere” dell’Evoluzionismo. La genetica rivela un mistero e invece il Faust che costruisce l’uomo in provetta se la ride di come Dio si siano peritato di creare Adamo. Per la nuova scienza anche l’Evoluzione è morta. Che cosa può importarci più della decrepita e lentissima Evoluzione quando le specie cambieranno sotto le nostre mani in pochi giorni? Non abbiamo più bisogno di Dio, ma neppure della Natura, cioè di quell’idolo che abbiamo tenuto in carica in attesa di prendere il potere direttamente in pugno.

    Ma l’Ingegneria Genetica funziona? C’è da dubitarne. Viene dalla stessa ubriachezza molesta (scientificamente parlando) che ha imposto nelle scuole lo studio dell’Evoluzione spacciandola per scienza. Qualche grande porcheria si è già vista inoculando a tutto spiano una terapia genica.

    I biologi hanno imparando ad usare i computer, creandosi sequenze geniche a tavolino. Sono tutti ingegnerizzati: i virus e l’intelligenza: è la realtà Virtuale. L’evoluzione degli organismi virtuali sarebbe la biologia del progresso. Senza Dio, senza natura, senza Realtà e senza l’uomo.

    Ma Dio ha altri progetti.
    Quindi, tornando all’esegesi, ascoltare in silenzio Dio è diverso da cercare di fargli dire quello che non dice.
    Un caro saluto.

    1. ” Annuso un’aria dal profumo scimmiesco” ( Rudolf Virvchow, patologo e scienziato— 1821-1902 ).

    2. Fantasma di Flambeau

      Amico mio, sa quanti extra-parrocchiani leggono questo sito? Lei per farsi comprendere da un abitante della Mongolia Interna gli parlerebbe in bergamasco o palermitano stretto? Oppure userebbe segni, disegni, parole comuni, espressioni facciali e tutto ciò che può trovare di mutualmente intellegibile? Esempio paradossale (credo): se capissi che per un abitante della Mongolia Interna il dito medio significa “tanta simpatia”, non mi offenderei di riceverlo e glielo riproporrei con un bel sorriso. Solo dopo che si è costruito un ponte abbastanza solido, e solo a quel punto, è possibile far passare messaggi, ragionamenti, critiche e polemiche anche giuste e feroci. Ha presenti i missionari che avevano a che fare con alberi sacri, sacre bestiole e pratiche tanto-tanto simpatiche? Ecco, con il paragone sono stato esageratamente ottimista. La distanza fra Cattolicesimo (l’unico, quello del Catechismo di Giovanni Paolo II/cardinal Ratzinger e dell’ortodossia cerebromunita di Leone XIII) e cultura contemporanea è tale da apparentare il Ponte sullo Stretto al ramo sul ruscelletto su cui saltavo da ragazzino.

      La mia personalissima posizione: che Dio abbia letteralmente tratto Adamo dall’argilla ed Eva dalla di lui costola, che ci abbia fatti comparire all’improvviso con uno schiocco delle dita, o abbia modellato la tavola periodica con il “caso” e la “necessità”, ovvero col tempo e le leggi da Egli inscritte nel creato, è questione importante ma secondaria e del tutto subordinata a quella che accomuna e accomunerà sempre noi tutti umani, dalle caverne di Altamira e Lascaux ai bastioni di Orione, e farà sempre la differenza con ogni simulacro per quanto sofisticato. “Perché?” Il Logos incarnato è l’unica risposta che non fa di noi marionette del Nulla o di Dio un guardone delle nostre miserie. Saluti carissimi a lei, all’ingegnere e a chi ci legge dall’ospedale.

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