Il Venezuela, il Nobel per la Guerra e gli Emancipatori a Molla. Andrea Zhok.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due post pubblicati da Andrea Zhok, che ringraziamo per la cortesia, su Facebook in tema di Venezuela. Buona lettura e diffusione.

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Comunque il Nobel per la Pace alla venezuelana Maria Corina Machado è in perfetta sintonia con il cambio di nome del ministero della Difesa americano in ministero della Guerra.

Visto anche il grande precedente di Obama lo si potrebbe chiamare, senza tanti patemi, premio Nobel per la Guerra.

Dopo tutto, con le cannoniere – pardon, le portaerei – americane davanti alla costa venezuelana, con il chiaro mandato di rovesciare il governo Maduro, quale umile contributo poteva dare l’intellighentsia europea?

Armi non le potevano mandare (non sono ancora riusciti a comprarle dagli americani, per fare in tempo a portarle in supporto agli americani).

Genuflessioni, donazioni, ius primae noctis, abbiamo già dato.

Cosa ci restava come europei?

Ah, ecco, possiamo giocarci gli scampoli residui della famosa “autorevolezza morale del Vecchio Continente”.

Possiamo conferire una bella botta di supporto morale alla spallata militare in vista, conferendo il premio Nobel a un’attivista venezuelana antigovernativa, distintasi nella vita per essere… un’attivista venezuelana antigovernativa, educata a Yale, antichavista, filoatlantista, neoliberista, ma che comunque resta umile. Pronta a farsi carico dell’onere del futuro governo, nello sciagurato caso in cui a Maduro capitasse qualcosa.

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Ogni tanto c’è qualcuno che ricorda come la vita a Cuba o in Venezuela sia dura, come la popolazione soffra, come l’economia sia in gravi ambasce. Spesso questi soggetti proseguono assumendo, o sostenendo senz’altro, che questa è responsabilità di governi illiberali, che dunque sarebbe auspicabile veder rovesciati, consentendo così finalmente di emancipare il popolo dalla miseria.

Non si sa mai se per ignoranza o dolo, ma questi soggetti dimenticano sempre di menzionare un dettaglio.

Paesi come Cuba e Venezuela sono sotto la morsa di devastanti sanzioni internazionali promosse dagli USA.

Cuba è sotto sanzioni da sempre, sin da quando hanno osato cacciare il dittatore filoamericano Fulgencio Batista (1959).

Il Venezuela è sotto embargo, con impedimento a vendere il proprio petrolio e ad accedere al sistema creditizio internazionale dal 2017 (primo mandato Trump). Tra il 2017 e il 2024 il Venezuela ha subito perdite stimate intorno a 226 miliardi di dollari, a causa di questa morsa.

Ora, il giochino americano è sempre lo stesso, ovunque nel mondo: esercitano una combinazione di ricatti economici, minacce (o senz’altro interventi) militari, e finanziamento delle forze filoamericane all’interno del paese su cui vogliono mettere le mani. Questo logoramento prosegue fino ad ottenere l’ascesa al potere di un loro pupazzo, in forme che vengono gabellate per “spontanea espressione della volontà popolare”.

Che sia Pinochet in Cile o Al-Jolani in Siria, che si parli di Guatemala, Nicaragua, Bolivia, Libia, ecc. lo schema si ripresenta con piccolissime variazioni.

In ciò non c’è niente di misterioso. Si tratta di ordinaria politica imperialista.

L’unica cosa in questo quadro che rasenta il mistero è la reattività degli “emancipatori a molla” nelle lande occidentali. Si tratta di imbarazzanti quanto frequenti gonzi, per lo più baizuo, che, di quando in quando, vengono svegliati dal giornale del mattino nelle vesti di intrepidi liberatori di popoli oppressi.

Fino alla sera prima non sapevano neanche dell’esistenza di questo o quel terribile regime illiberale ed affamatore dei popoli, ma il giorno dopo, d’un botto, si scoprono protettori dei campesinos e dei diritti civili in qualche paese remoto dove – guarda te le coincidenze – sta or ora maturando un “regime change made in USA”.

Poi, tipicamente, il giorno dopo che il nuovo regime “amico” ha preso il potere, dimenticano in tempo reale l’esistenza del paese medesimo, certi – si suppone – che da quel momento in poi le sorti dei popoli che gli stavano così a cuore si siano definitivamente risollevate, tanto che non vale più la pena occuparsene.

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3 commenti su “Il Venezuela, il Nobel per la Guerra e gli Emancipatori a Molla. Andrea Zhok.”

  1. La caduta del giverno del presidente siriano Assad fa parte del modus operandi. Oltre alle sanzioni economiche americane e quelle dei paesi europei, il governo siriano di trovò privato della possibilità di sfruttare economicamente il petrolio del suo territorio perché la presenza illegale di un distaccamento dell’esercito degli USA consentiva ai ribelli di contrabbandare a loro beneficio il prezioso liquido

  2. La causa della disastrosa situazione sociale ed economica di Cuba e Venezuela non sono le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, bensì i governi dittatoriali di entrambi i paesi. Cuba è la dittatura più longeva al mondo (49 anni), che con il pretesto di difendere la sovranità e la dignità nazionale, ha imposto un regime comunista spietato che ha negato alla popolazione la libertà di espressione, di impresa, di movimento, di scelta.
    Il Venezuela ha seguito la stessa strada. Nicolás Maduro è ancora al potere dopo aver ignorato i risultati delle ultime elezioni.

    Le sanzioni vengono imposte come misura per esercitare pressione affinché si realizzi un cambiamento verso una vera democrazia.
    Zhok è il tipico “intellettuale” di sinistra che ha rinunciato a pensare con lucidità per abbracciare l’ideologia.

    1. Simone Torreggiani

      In realtà sono i giochi di potere tra le grandi potenze gestite da piccole oligarchie che determinano (tra le altre cose) il ‘successo commerciale’ o meno di questo o quel Paese.
      Sarebbe molto ingenuo ritenere che le ‘pressioni’ (ricatti economici) servano a realizzare ‘vera democrazia’ — piuttosto che a fare l’interesse di certe multinazionali controllate dall’alta finanza, tanto più che in molti casi i ‘regime change’ promossi dagli USA hanno rovesciato democrazie (bollate come ‘populiste’) sostituendole con spietate dittature proprio per saccheggiare meglio le ricchezze delle nazioni prese di mira.

I commenti sono chiusi.

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