Pregare per Gaza. Un Potente Intercessore, San Ilario di Gaza. Bernardino Montejano.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Bernardino Montejano, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su Gaza, e sulla necessità di pregare un grande santo per la salvezza di quella terra e di quel popolo. Buona lettura e diffusione.

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PER GAZA, DOBBIAMO PREGARE CON UN POTENTE INTERCESSORE: SANT’ILARIO DI GAZA

Il 23 luglio di quest’anno, grazie a un’amica orientale di nome Victoria Rusakiewiz, discepola dell’ammirato Padre Horacio Bojorge, abbiamo appreso dell’esistenza di questo eremita. Ci ha inviato un testo intitolato “Un santo per pregare per Gaza”, aneddoti personali sul suo rapporto con lui e persino una biografia scritta da San Girolamo.

Nella sua nota, Victoria ha scritto che sarebbe bene chiedere la sua intercessione e pregare per la strana e terribile situazione di Gaza e in particolare per i servi di Cristo che rischiano la vita, affinché Dio li preservi e dia loro la grazia di resistere.

Le armi hanno taciuto, ma questo non basta, perché come ha scritto Mario Sznajder, professore emerito dell’Università ebraica di Gerusalemme, sul numero del 12 ottobre di “La Nación”: “Il grande problema in Medio Oriente è capire come abbassare il livello di odio”.

Poiché l’odio è ancora vivo, sullo stesso giornale del 15 ottobre vediamo una foto in cui i sicari di Hamas sparano a sette persone perché complici degli ebrei. Una nota di accompagnamento indica che i colpevoli potrebbero essere membri delle forze di sicurezza di Gaza. È come avere la volpe nel pollaio.

L’editoriale di quel quotidiano oggi commenta la questione: “Le scene patetiche dell’esecuzione di sette presunte spie, avvenuta dopo il cessate il fuoco, costituiscono la prova inconfutabile che Hamas, per quanto estremamente indebolita, si rifiuta di rinunciare al fanatismo bellico che ha inorridito l’umanità. Rimane dominata da uno spirito di violenza senza precedenti. Un’organizzazione terroristica della sua natura non ha alcun ruolo da svolgere a favore di una parte della comunità palestinese. Sarebbe inaccettabile che lo facesse”.

Ecco perché è urgente ristabilire un’autorità legittima ed efficace su Gaza, disarmare Hamas e rimuovere i suoi leader e attivisti dal governo provvisorio.

Inoltre, poiché quasi tutto nella Striscia è stato distrutto, è necessario discutere dei lavori di ricostruzione fisica, del ripristino dell’elettricità, del gas, dei servizi igienici, delle strade, delle vie e delle abitazioni abitabili.

L’editoriale parla anche della necessità di cautela per evitare di “riaccendere le fiamme in una regione del mondo così intrisa di antichi odi”.

E per ridurre la dose di odio, la prima cosa è la preghiera, elevando la nostra mente a Dio e chiedendo che una pioggia d’amore si riversi su tante persone colpite dai terribili mali scatenati.

Dobbiamo confidare nella promessa di Cristo nel Vangelo: «Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà ottenuto» (Gv 15,7) e nel suo nuovo comandamento: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro celeste» (Mt 5,43).

Il nostro patrono e intercessore appartiene al IV secolo, epoca in cui in Palestina fiorirono colonie di eremiti chiamati “lauras” sotto la direzione di un abate e sulle orme di Sant’Antonio, egli fu eremita nel deserto di Maluma (vedi la voce “Eremiti”, Cerbia Pifarré, nella Grande Enciclopedia Rialp, Madrid, 1981, Vol. VIII, pp. 726/727).

Nella “Storia della Chiesa Cattolica” di Bernardino Llorca, R. García Villoslada e F.J. Montalbán, leggiamo: “Dall’Egitto, patria originaria dell’anacoretismo, l’entusiasmo per la vita solitaria si diffuse in Palestina e in Asia Minore. Particolarmente celebre è il solitario Sant’Ilarione, che costituì un numeroso centro di vita eremitica nel deserto tra Gaza e l’Egitto, da dove si diffuse in Palestina. Attorno a lui si radunarono circa duemila discepoli” (Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid, 1958, Vol. I, p. 632).

Oggi a Gaza, tra le tante rovine del monastero del santo, si trovano anche le rovine. Anche nell’unica parrocchia cattolica, il parroco, padre Gabriel Romanelli IVE, e il suo vicario, padre Youssef Asaad, insieme alle Serve del Signore e di Nostra Signora di Matara, resistono in compagnia delle suore della congregazione fondata da Madre Teresa, le Missionarie della Carità, che quest’anno celebrano il loro 75° anniversario.

E riguardo agli eremiti contemporanei e alla loro solitudine, segnaliamo le recenti parole di Leone XIV: «Non è una fuga dal mondo, ma una rigenerazione del cuore». È una risposta alla «chiamata all’interiorità e al silenzio, a vivere in contatto con se stessi, con il prossimo, con il creato e con Dio, oggi più che mai necessaria in un mondo sempre più alienato dai media e dall’esteriorità tecnologica». Chiariamo che il contatto con il prossimo è quasi sempre spirituale, non fisico.

Preghiamo ogni giorno per la popolazione sofferente di Gaza, affinché Dio la rafforzi e la benedica e affinché, in tutto il Medio Oriente, l’odio sia sostituito dall’amore che Cristo ci ha insegnato.

Buenos Aires, 16 ottobre 2025.

Bernardino Montejano

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