Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione di quanto sta accadendo realmente in Medio Oriente, al di là delle fanfare mediatiche legate a Trump e ai suoi disegni. Buona lettura e diffusione.
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C’è questo articolo di The Times of Israel:
I palestinesi sostengono che l’IDF abbia ucciso un ragazzo di 11 anni nel sud della Cisgiordania; l’esercito sta indagando
L’esercito afferma che sono stati lanciati sassi contro le truppe, che hanno risposto al fuoco e “sono stati identificati dei colpi”; nel nord del territorio, l’esercito sostiene di aver ucciso un uomo che ha lanciato esplosivi contro le forze armate
Di Nurit Yohanan Segui
e Emanuel Fabian

Mohammad Bahjat Al-Hallaq, presumibilmente ucciso dalle truppe dell’IDF nella parte meridionale della Cisgiordania il 16 ottobre 2025. (Wafa)
Mohammad Bahjat Al-Hallaq, presumibilmente ucciso dalle truppe dell’IDF nella parte meridionale della Cisgiordania il 16 ottobre 2025. (Wafa)
I media palestinesi hanno riferito che un ragazzo di 11 anni, identificato come Mohammad Bahjat Al-Hallaq, è stato ucciso dalle forze di difesa israeliane nella parte meridionale della Cisgiordania giovedì sera, mentre l’IDF ha dichiarato il giorno successivo che era in corso un’indagine.
Secondo quanto riportato, l’incidente è avvenuto nel villaggio di al-Rihiya, a sud di Hebron.
L’agenzia di stampa ufficiale dell’Autorità Palestinese WAFA ha affermato che le truppe hanno aperto il fuoco su un gruppo di bambini mentre giocavano a calcio nel cortile di una scuola e che Al-Hallaq è stato colpito al bacino. È stato trasportato d’urgenza in ospedale in condizioni critiche e successivamente dichiarato morto.
In risposta a una richiesta di informazioni del Times of Israel, venerdì l’IDF ha ammesso di aver aperto il fuoco su alcuni “sospetti” nella zona di Hebron il giorno precedente.
“Ieri, durante un’operazione nell’area di al-Rihiya, [sotto la responsabilità] della Brigata Giudea, sono stati registrati disordini e lanci di pietre contro le forze dell’IDF”, ha dichiarato l’esercito. “Le forze hanno risposto con colpi di arma da fuoco contro i sospetti responsabili del lancio di pietre e sono stati identificati dei colpi andati a segno”.
L’esercito non ha confermato direttamente le notizie secondo cui il ragazzo sarebbe stato ucciso, affermando solo che “l’incidente è sotto indagine” e che nessun soldato è rimasto ferito.
Separatamente, giovedì l’esercito ha dichiarato di aver ucciso un aggressore a Qabatiya, nel nord della Cisgiordania, che aveva lanciato un ordigno esplosivo contro le sue forze.
L’IDF ha affermato che le forze dell’unità di ricognizione della Brigata Paracadutisti non sono rimaste ferite dall’esplosione.
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Poi c’è questo articolo di Fan Page. Bisogna ricordare che Israele occupa illegalmente la Cisgiordania, e ancora più illegalmente stabilisce e finanzia coloni ebrei da tutto il mondo affinché la occupino:
Cisgiordania, IDF sequestra il leader non violento Huraini, decine di arresti durante la raccolta delle olive
I militari intensificano le azioni intimidatorie in West Bank: nel Sud irruzione nella casa del leader non violento palestinese Hafez Huraini, nel Nord arrestati 32 attivisti che stavano aiutando i palestinesi nella raccolta delle olive, la loro principale fonte di sostentamento.
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A cura di Antonio Musella
Mentre proseguono i negoziati a Sharm el Sheik sulla seconda fase dell’accordo di pace per Gaza, le azioni violente in Cisgiordania, dove c’è gran parte dei territori palestinesi occupati, continuano con maggiore intensità. Nelle ultime ore è stato direttamente l’IDF, l’esercito israeliano, a compiere diverse azioni di pressione e intimidazione in diverse aree della West Bank a nord e a Sud. Operazioni che testimoniano il clima di profonda e continua oppressione in cui le autorità israeliane costringono a vivere la popolazione civile palestinese.
Nella notte l’esercito ha fatto irruzione a casa di Hafez Huraini, uno dei leader storici del movimento non violento nella regione della Massafer Yatta nel Sud della Cisgiordania. L’operazione è stata condotta dai militari nel villaggio di Ai Tuwani, dove risiede anche Basel Adra, vincitore del premio Oscar 2025 con il documentario “No other land”.
Nei dintorni di Nablus invece, alle prime luci del mattino, l’esercito ha arrestato 32 persone, tra attivisti internazionali e palestinesi, che si stavano recando a sostenere le comunità locali nella raccolta delle olive. Le aree dove sorgono gli ulivi sono state dichiarate zone militari temporanee, e di conseguenza chiunque si trovasse sul posto è stato arrestato.
Nella notte l’esercito israeliano è entrato in forze nel villaggio di At Tuwani, uno dei più grandi della regione della Massafer Yatta a sud di Hebron. I militari hanno fatto irruzione nell’abitazione di Hafez Huraini, lo storico leader del movimento non violento della regione, animatore di pratiche di resilienza e resistenza e punto di riferimento degli attivisti internazionali che da anni si recano su quei territori per una interposizione non violenta a difesa della popolazione civile.
A dare notizia del blitz nella casa del leader non violento è Mediterranea Saving Humans, che è attiva in Massafer Yatta con un osservatorio internazionale per denunciare le violazioni dei diritti umani. Da quanto spiega l’associazione italiana, durante il raid sono state sequestrate 5 persone, tra cui una donna incinta e Hafez Huraini. Bendati e ammanettati, sono stati liberati solo dopo diverse ore.
L’esercito ha anche invaso la Guest House del villaggio, che ospita gli attivisti internazionali, sfondando la porta. All’interno si trovavano 4 attivisti di Mediterranea e Operazione Colomba, che sono stati minacciati e identificati. Anche un’auto palestinese è stata danneggiata. Ad accompagnare l’azione dell’esercito anche alcuni coloni che erano presenti sulla scena.
“Civili e pubblici ufficiali armati e a volto coperto entrano in casa di persone comuni, di ospiti, di religiosi della comunità, non si identificano, non esplicitano alcuna motivazione: abbiamo assistiti ad un sequestro vero e proprio, senza ragione, il solo scopo era quello di terrorizzare l’intero villaggio, ed è quello che avviene ogni giorno” spiega Damiano Censi, coordinatore dei progetti di Mediterranea Saving Humans in Palestina. “Dalla firma dell’ultimo accordo abbiamo visto un intensificarsi della violenza e delle azioni dell’occupazione israeliana – sottolinea l’attivista – dall’inizio dell’anno, solo in questa regione, assistiamo a oltre 7 violazioni dei diritti umani ogni giorno, e la tendenza è cresciuta da questa estate”.
Proprio a luglio nel vicino villaggio di Um al Khair era stato ucciso l’attivista non violento Awda Hataleen, dal colono Yinon Levy, sottoposto a sanzioni da parte dell’Unione Europea. Nella stessa zona interi villaggi sono stati distrutti nell’arco degli ultimi 10 mesi, come il villaggio di Khallet at Daba, mentre nuovi avamposti illegali sono stati costruiti dai coloni, senza che l’esercito lo impedisse.
Il blitz a casa di Hureini si inserisce in una più ampia opera di intimidazione alla comunità internazionale che si reca nel sud della Cisgiordania a proteggere i palestinesi e a denunciare quello che avviene. Non è stato un caso infatti che nell’ambito della stessa operazione, oltre alla casa di Hafez Huraini, i militari siano entrati nella struttura che ospita gli attivisti internazionali, tra cui 4 italiani.
Stop alla raccolta delle olive: 32 arresti
Alle prime luci del mattino le attenzioni dell’esercito israeliano si sono invece spostate più a Nord nei dintorni di Nablus tra Hawuara e Burin. Qui l’esercito ha fermato un autobus che trasportava attivisti internazionali e palestinesi che si stavano recando alla raccolta delle olive, arrestando 32 persone. A darne notizia a Fanpage.it è Munther Amira, leader del movimento non violento di Betlemme.
Nelle ultime settimane è partita la campagna “Olive 2025 Harvest”, che vede la partecipazione di numerose associazioni europee e statunitensi alla raccolta delle olive, il principale sostentamento economico delle comunità palestinesi. L’esercito e i coloni prendono di mira sistematicamente le aree in cui vengono raccolte le olive, per scoraggiare la presenza degli attivisti internazionali e per colpire direttamente la popolazione civile palestinese.
Sono infatti numerosi gli episodi di veri e propri raid con spranghe e mazze che hanno colpito i raccoglitori di olive. “Le forze di occupazione israeliane hanno arrestato oggi 32 persone tra stranieri e locali, durante la loro partecipazione alla raccolta delle olive a supporto degli palestinesi” spiega Munther Amira. “Gli arresti sono avvenuti dopo che le forze di occupazione hanno dichiarato le due aree ‘zona militare chiusa’, successivamente gli arrestati sono stati condotti nella colonia illegale di Ariel dove c’è il comando di polizia”.
Senza la partecipazione degli attivisti internazionali la raccolta delle olive sarebbe materialmente impossibile per i palestinesi. Lo scorso anno, durante la raccolta delle olive, venne uccisa l’attivista turco-statunitense Aysenur Ezgi Eygi, proprio nella zona di Nablus dove si sono registrati gli ultimi arresti.
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Poi c’è questo articolo di The Cradle:

Israele ha prorogato di sei mesi la detenzione amministrativa del dottor Hussam Abu Safia, rapito l’anno scorso dall’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza, e trattenuto senza accusa né processo.
La famiglia di Abu Safia ha confermato sui social media che “il tribunale israeliano ha esteso la sua detenzione amministrativa per altri sei mesi, nonostante il suo nome fosse già comparso tra quelli in discussione per il rilascio”.
“La famiglia ha espresso profonda preoccupazione per la sua continua detenzione e ribadisce la piena fiducia nel team legale e in tutti gli sforzi umanitari volti a ottenere la sua liberazione. La famiglia invita inoltre le istituzioni competenti, le organizzazioni per i diritti umani e le parti negoziali ad affrontare attivamente il suo caso e a lavorare per il suo immediato rilascio”, si legge nella dichiarazione.
Anche il gruppo palestinese per i diritti umani Al-Mezan , che rappresenta il medico incarcerato, ha confermato la proroga della detenzione di Abu Safia dopo un’udienza a porte chiuse presso il tribunale distrettuale di Beersheba.
Il nome di Abu Safia circolava nelle liste di scambio dei prigionieri prima del recente scambio, ma è stato respinto da Israele.
Anche il nome del dottor Marwan al-Hams, rapito a Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale, nel luglio di quest’anno, è stato respinto per il rilascio del prigioniero.
Abu Safia è stato rapito dalle truppe israeliane il 27 dicembre e portato nel famigerato centro di detenzione di Sde Teiman, dove i palestinesi sono stati uccisi, torturati e aggrediti sessualmente.
Fu arrestato insieme a decine di altre persone durante un raid israeliano all’ospedale Kamal Adwan, uno dei tanti avvenuti durante la guerra. Secondo l’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, durante il raid vennero giustiziate diverse persone, tra cui personale medico e civili sfollati che si erano rifugiati nell’ospedale.
Israele ha affermato che Abu Safia lavorava per Hamas e che stava indagando su di lui. Non ha fornito prove a sostegno delle sue affermazioni.
Non è la prima volta che la sua detenzione viene prolungata ai sensi della legge israeliana sui combattenti illegali.
Dal suo arresto, il direttore dell’ospedale Kamal Adwan ha perso circa 40 chilogrammi, ha dichiarato a luglio il suo avvocato Ghaid Qassem.
Le autorità israeliane hanno impedito ad Abu Safia di accedere ai farmaci e alle cure di cui aveva disperatamente bisogno, in particolare per la sua condizione di battito cardiaco irregolare.
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