Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’assegnazione del Premio Nobel per la Pace. Personalmente ritengo che l’Istituzione del Nobel per la Pace sia piuttosto irrilevante, e che sicuramente non andrebbe attribuita a personaggi politici, (pensate che l’ha avuto Barack Obama!), ma eventualmente a personalità del mondo culturale e religioso. Buona lettura e condivisione.
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di Matteo Castagna
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha guidato una campagna pubblica per vincere il premio Nobel per la pace, motivazione che può aver avuto il suo peso nella storica tregua del conflitto israelo-palestinese, il cui primo passo si è concluso con la firma di un accordo in 20 punti, proposto dal Tycoon. Il ruolo di “pacificatore” è quello che Trump ha voluto per sé, fin dalla campagna elettorale, ottenendo, per questo, la fiducia di molti elettori.
Quattro presidenti degli Stati Uniti hanno vinto questo Nobel, che si assegna dal 1901, ovvero Theodore Roosevelt, Woodrow Wilson, Jimmy Carter e Barack Obama.
Le candidature si sono chiuse a gennaio, all’inizio del suo secondo mandato, penalizzando la politica del Presidente USA per il 2025.
Il suo impegno in almeno sette situazioni globali profondamente complesse ed annose è evidente anche ai suoi detrattori. In ciascuna di esse The Donald si è mosso come mediatore, raggiungendo risultati preliminari in totale controtendenza rispetto all’atteggiamento dei suoi predecessori. Del resto, il suo motto “America First” cambia il paradigma degli USA “gendarmi del mondo”, che muovono guerre ovunque non riescano ad imporre il loro dominio.
L’approccio trumpiano, motivato sicuramente anche dalla situazione economica ereditata negli Stati Uniti, necessita di dare priorità alla politica interna, un disimpegno graduale nei vari teatri di guerra internazionali, un’attenzione agli accordi commerciali, nella competizione tecnologica, energetica, finanziaria con la Cina. Trump è indotto dalle circostanze ad accettare un mondo multipolare, in cui gli States mantengano il loro protagonismo di Superpotenza. Riuscire a creare e mantenere nuovi equilibri in un mondo che sta cambiando i rapporti di forza è la sfida che attende i principali leader globali di fronte alla storia.
Non è facile, comunque, disimpegnarsi dai conflitti, in cui gli USA sono coinvolti e l’esempio del Venezuela di Maduro ne è la conferma.
La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado ha ricevuto il premio Nobel per la pace di quest’anno.
Il comitato per il Nobel ha riconosciuto il suo “lavoro instancabile nella promozione dei diritti democratici per il popolo del Venezuela” e “la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”.
Ione Wells, corrispondente dal Sud America per la BBC, ne ha tracciato un profilo. Gran parte della leadership è in esilio o si nasconde, a causa dei timori per la sicurezza e delle minacce delle autorità venezuelane. Sebbene alcuni Paesi abbiano riconosciuto Edmundo González, il candidato dell’opposizione, come presidente eletto, ciò non si è ancora tradotto in ulteriore influenza all’interno del Venezuela.
La repressione e la repressione del dissenso nel Paese rimangono all’ordine del giorno. Decine di prigionieri politici sono ancora presenti. Il Paese sta inoltre attraversando una profonda crisi economica.
Finora, le forze armate, la polizia, le agenzie di intelligence e i principali gruppi di milizia sono rimasti fedeli a Nicolás Maduro. Gli appelli dell’opposizione affinché l’esercito o le forze di sicurezza lo abbandonassero non hanno finora prodotto defezioni significative.
C’è ancora un punto interrogativo su quanto gli alleati internazionali di Machado, come Donald Trump, sarebbero disposti a spingersi per intervenire. Ci sono state segnalazioni secondo cui alcuni funzionari di Trump vorrebbero estromettere Maduro.
Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno bombardato almeno quattro imbarcazioni nel Mar dei Caraibi al largo delle coste del Venezuela, uccidendo 21 persone. Gli Stati Uniti sostengono che si tratti di imbarcazioni adibite al traffico di droga, ma non hanno fornito dettagli o prove sulle persone a bordo e alcuni avvocati ritengono che gli attacchi violino il diritto internazionale.
Alcuni nella regione, tra cui lo stesso Maduro, ritengono che questi attacchi, uniti alla presenza militare che gli Stati Uniti stanno costruendo nei pressi del Venezuela, dimostrino che il vero obiettivo di Trump è quello di rimuovere Maduro dal potere.
Sempre la BBC riferisce che “Machado soddisfa “tutti i criteri” stabiliti da Alfred Nobel per il premio, afferma il presidente del comitato. Ha “riunito l’opposizione del Paese, sostenendo fermamente una transizione pacifica verso la democrazia”. Machado ha “dimostrato che gli strumenti della democrazia sono anche strumenti per la pace”, aggiunge il presidente. Afferma che il premio “incarna la speranza per il futuro”, un futuro in cui i diritti dei cittadini siano tutelati”. “In questo futuro le persone saranno finalmente libere di vivere in pace”, conclude.
Il comitato ha descritto l’attivista 58enne come una “donna che mantiene viva la fiamma della democrazia, in mezzo a un’oscurità crescente”.
“Sono sotto shock”, ha detto Machado, che si nasconde dall’agosto 2024, nel primo discorso pubblico, dopo l’annuncio.
A Machado è stato impedito di candidarsi alle elezioni presidenziali dello scorso anno, vinte dal presidente Nicolás Maduro. Le elezioni sono state ampiamente criticate a livello internazionale, definite né libere né eque.
“Nonostante il divieto, è riuscita ad attirare un’enorme folla a Caracas per manifestare a favore del candidato da loro scelto, Edmundo González, Machado si è rifiutata di lasciare il Paese nonostante il governo Maduro l’abbia minacciata di arresto” – riferisce l’inviata della BBC.
Interrogato sulle pressioni esercitate dal presidente degli Stati Uniti, il presidente del comitato Jørgen Watne Frydnes ha dichiarato: “Basiamo la nostra decisione solo sul lavoro e sulla volontà di Alfred Nobel”.
Chissà che il profilo di Machado e le supposizioni in merito all’atteggiamento che Trump vorrebbe tenere nei confronti del Venezuela, possano trovare una convergenza, che risolva le problematiche principali del Paese e possano costituire un altro tassello verso il Nobel 2026 per Donald Trump.
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3 commenti su “Nobel per la Pace a Machado. Un Volano per Quello a Trump nel 2026? Matteo Castagna.”
Va bene Apprezzare il presidente TRUMP per aver cercato di risolvere situazioni di grave conflitto nel globo, ma non si può prescindere da un giudizio negativo su certe modalità piuttosto spregiudicate da lui usate, a detrimento della buona fede e della giustizia.
È un po’ come elevate a eroe Robin Hood, rubava, ma per i poveri !
Il sig. TRUMP forse non ruba, ma certo uccide, al di fuori di ogni diritto e delle leggi che, come Presidente, dovrebbe rispettare.
Lo spiega bene il giudice A.Napolitano.:
https://original.antiwar.com/andrew-p-napolitano/2025/09/11/taking-the-constitution-seriously/
Non dicevano i Romani:
Corruptio Optimi Pessima ?
Il premio Nobel lo assegnano generalmente a coloro che son contrari alla pace. L’ assegnazione alla Machado, avversaria di Maduro che certamente non un è agnello e sta sui cabbasisi al dominio yankee/ sionista, può essere letto in questa chiave.
Nel 2021 la Machado dichiarò che i valori dell’Occidente sono gli stessi dello Stato d’Israele: “Hoy, todos quienes defendemus los valores de l’Occidente, estamos con lo Estado de Israel, un genuino aliado de la libertad”. Lo stesso concetto si ricorderà, espresso dalla Von der Leyen. Un premio dunque al sionismo, ai “fratelli maggiori”, agli Chabad-Lubavicher. Il Vaticano approva!
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