Breve Storia del Canone Biblico. Amedeo Zerbini.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’ing. Amedeo Zerbini, che ringraziamo di cuore, offre ala vostra attenzione queste riflessioni sul Canone Biblico. Buona lettura e diffusione.

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Breve storia del Canone Biblico.

Dopo la Remunerazione e la Rivelazione parliamo di un argomento critico, vasto e importante come quello del Canone .

Anzitutto che cosa si intende per Canone Biblico? Il Canone è l’elenco dei libri riconosciuti come facenti parte della Rivelazione Divina e conseguentemente della Bibbia che ne è l’insieme, considerato dalla Fede come un tutt’uno, senza possibilità di aggiunte o di eliminazioni.

E’ noto che da questo punto di vista la Bibbia non è uguale per tutti, in quanto il Canone è diverso per i cattolici, per gli ebrei  e per i protestanti. Per i cattolici i libri sono 73, suddivisi nei due gruppi AT che ne conta 46 e NT che ne conta 27. Per gli ebrei sono 24 e comprendono unicamente  quella parte delle Scritture che noi cattolici chiamiamo AT ad eccezione di 7 libri che per il giudaismo non sono considerati canonici : Tobia, Giuditta, Maccabei 1 e 2, Sapienza, Siracide, Baruc. Mancano inoltre alcune sezioni di Ester e Daniele. Inoltre essi sono raggruppati diversamente dalla Bibbia Cattolica. Va da sé che nella Bibbia giudaica non vi sia traccia di quello che per noi è il N.T.

La Bibbia delle chiese protestanti coincide con quella giudaica per l’A.T. e con quella delle altre confessioni cristiane per il N.T.

Conoscere, almeno a grandi linee, la storia del canone è importante per dare ai diversi libri di cui la Bibbia è composta un  peso e un valore, pur essendo tutti considerati “Parola di Dio”.

La storia della formazione del canone biblico dura parecchi secoli e per la Chiesa si conclude definitivamente  col Concilio di Trento che ritenne di porre fine ad ogni discussione e divergenza in merito  pubblicando l’elenco dei libri, prescrivendo di accoglierli “ integralmente con tutte le loro parti , come si è stati soliti leggerli nella chiesa cattolica e si trovano nella vecchia edizione latina volgata”.

La Bibbia nasce dalla messa per iscritto di antiche e nuove tradizioni .Soprattutto nell’A.T. il divario temporale tra i fatti raccontati e il momento in cui sono stati scritti è abissale. Basti pensare ad Abramo, il primo uomo storico della Bibbia. Egli visse tra il XIX e il XVIII secolo a.C. ma il libro Genesi in cui si parla di lui è stato scritto nell’ VIII o IX secolo. Un divario di circa 1000 anni durante i quali la sua storia fu tramandata di generazione in generazione soltanto verbalmente. Lo stesso divario si verifica nel N.T. ma con durate più a misura d’uomo, trattandosi di qualche decennio. I primi tempi della Chiesa sono i tempi in cui nascono i vangeli e gli altri scritti canonici neotestamentari. Il tempo attuale non è più tempo di nuove scritture ma solo tempo di meditazione e di riflessioni teologiche.

Il corpo delle scritture di Israele nasce,come detto, nel IX secolo a.C. e la sua produzione continua fino al I secolo a.C.  La sua originale canonicità è un derivato della fede nell’autorità degli agiografi che spesso è anche invocata come motivo della loro redazione, soprattutto per i Salmi e i libri profetici. La storia del canone ebraico viene così a coincidere con la storia della consapevolezza teologica del popolo di Israele.

Il primo gruppo di scritti (la Torah ) è il gruppo dell’alleanza e della legge. Esso diviene chiuso e canonico dopo l’esilio. L’esilio e il post esilio è anche il tempo della nascita e dello sviluppo del giudaismo e dei libri profetici ( Isaia, Geremia, le Lamentazioni ecc.). Al tempo di Gesù il corpo delle scritture di Israele è in pratica totalmente definito, ma non ancora sancito in tutti i particolari. E’ per questo che si parla di canoni diversi, dall’Alessandrino al Palestinese che però non   sono ufficializzati con rigidità canonica.

Veniamo quindi al tempo del post Christum natum  e ai nostri giorni. Sugli sviluppi del canone ebraico in seno al giudaismo del tempo dopo Cristo non mi dilungo, perché a questo punto ha inizio il canone cristiano cattolico e il giudaismo e il cattolicesimo proseguono per strade diverse, pur mantenendo in comune buona parte dell’A.T.

Quanto segue è ciò che ho appreso dalla tradizione e dal magistero della Chiesa Cattolica nella mia veste di comunissimo e semplice laico.

Perché Gesù anziché scrivere di suo pugno o dettare le sue memorie e i suoi insegnamenti ha fondato una Chiesa? E perché l’unica che possa dare una risposta a questa più che legittima domanda è proprio la Chiesa? Il fatto che mai sia stata data una risposta razionale e provata a queste domande dimostra quanto importanti siano la Fede e la consapevolezza del Mistero che, nonostante tutto, ancora oggi avvolge tutto quanto riguarda l’esistenza di Dio e la nostra stessa esistenza. I libri canonici del Nuovo Testamento sono in tutto 27, non uno di più e non uno di meno, ma a stabilirlo è stata la Chiesa che in quegli stessi libri fonda la ragione della sua esistenza. Nessuno si scandalizzi, ma è così ed è per questo che gli uomini senza fede hanno sempre snobbato la Chiesa e le Sacre Scritture sulle quali  la stessa chiesa basa la sua legittimità, con una specie di tautologia.

Dalla storia però possiamo capire come e con quante e quali traversie il Canone Cattolico si sia formato.

Gesù accettò così come era al suo tempo l’antico Canone ebraico e lo citò spesso nei suoi discorsi, giungendo ad affermare che di esso neppure uno jota si sarebbe potuto cambiare. Persino in punto di morte rammentò e recitò a gran voce il primo versetto del Salmo 21 (22) : –Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?– . Alla luce delle parole di Gesù le Scritture di Israele vennero accettate come Scritture cristiane, anche se in parte ricompaginate già dalla chiesa delle origini perché furono polarizzate su Gesù piuttosto che sulla Torah. Il libro dei Salmi e i libri profetici che in alcune pagine sembrano profetizzare non solo la venuta di Cristo, ma anche la sua morte e resurrezione, assunsero quindi una particolare rilevanza nella liturgia e nella predicazione cristiana. Membri autorevoli della chiesa primitiva produssero nuovi scritti come i Vangeli , gli Atti,  Lettere paoline ecc. che andarono via via formando il canone del nuovo testamento. Gli scritti prodotti in seno alla chiesa primitiva furono molti di più, comprendendo anche scritti parzialmente o totalmente devianti per cui già da allora nacque il problema di scegliere quali scritti accettare come canonici e quali rifiutare. E’ spiacevole ma doveroso ricordare che ciò fu causa di controversie fra i cristiani che in qualche caso diedero origine a veri e propri movimenti eretici. Tipico è il caso di Marcione che a metà del II secolo d.C. rifiutò come cristiano l’A.T. attribuendolo ad un Dio malvagio che non era quello rivelato da Cristo, figura centrale del N.T. Ma anche del N.T. accettava soltanto alcuni scritti : Luca come unico Vangelo più 10 lettere di San Paolo, depurando il tutto da ogni riferimento all’A.T.  Rifiutando la tesi di Marcione come eresia, le chiese formularono un canone ufficiale usando come criterio quello dell’apostolicità: gli scritti ammissibili dovevano avere carattere apostolico nei contenuti e dovevano essere opera di un apostolo. Questa che a prima vista appare come la miglior soluzione ben presto cozzò con un altro problema ancora oggi non completamente risolto: quello del riconoscimento e della certezza dell’attribuzione . Così come nell’AT alcuni testi sapienziali sono falsamente attribuiti a Salomone e molti Salmi sono dubitabilmente attribuiti a Davide, nel N.T. ancora oggi vi sono testi di dubbia attribuzione come ad esempio la Lettera agli Ebrei inizialmente attribuita a Paolo, ma successivamente attribuita ad altro autore di scuola Paolina o comunque ad un abile redattore di testi e dotato di sicura dottrina ma persona differente da Paolo. Altro libro di origine molto controversa è la seconda lettera di Pietro in quanto, pur nella piena coerenza dei contenuti col messaggio cristiano, ha uno stile e un frasario molto differenti da quelli della prima lettera petrina. Cosa analoga vale per l’Apocalisse. L’attribuzione a Giovanni apostolo in persona è messa in discussione da molti dati contenutistici e di stile, e ancora oggi molti sostengono che pur essendo di scuola Giovannea l’Apocalisse e il quarto Vangelo siano opere di due persone  diverse. Il problema della pseudonimia, espediente ampiamente adottato dagli autori dell’epoca, venne parzialmente superato con quello della datazione escludendo dal canone del N.T. gli scritti posteriori all’anno 100 d.C.

La pseudonimia, parecchio diffusa all’epoca della chiesa delle origini, consiste nell’adottare da parte di un autore come proprio il nome del capo della scuola o del gruppo o della chiesa di cui l’autore fa parte.

Il criterio della datazione,adottato dai Padri,  ha ben poco di teologico. E’ un criterio basato sul buon senso: un testo con data posteriore all’anno 100 non può avere come autore un apostolo della prima ora, e perciò va escluso dal Canone indipendentemente dai contenuti. Con altrettanto buon senso si può affermare che tutto sommato è un criterio di comodo non sempre valido, ma questo criterio ha avuto successo fino ai nostri giorni. Così sono stati esclusi dal Canone i cosiddetti Apocrifi che altro non sono che testi scritti in epoca tardiva e perciò esclusi dal canone anche se, in qualche caso, hanno contenuti più che validi da un punto di vista dottrinale.

A questo punto non saprei come valutare l’affermazione di una lettrice che in un commento al mio scritto sulla teologia biblica se ne esce con queste parole : –Il cattolico deve sapere che il vero testo sacro da leggere per l’antico testamento è la Septuaginta! Il vangelo e le lettere citano la Bibbia dei 70 non il testo masoretico taroccato! Questo dato di fatto sancisce la 70 come canonica. Questa si dovrebbe leggere e venerare, non la masoretica. –

La originale Bibbia dei 70 è stata scritta in Greco da un gruppo di 70 studiosi ebrei nel II secolo a.C. e fu tradotta in latino da San Girolamo alla fine del 300 d.C. Fra i due periodi ci sono di mezzo 100 anni di a.C. cioè di A.T. e 300 anni di nuovo Testamento. E’ logico quindi che una Bibbia che voglia comprendere anche gli scritti apparsi in quei 100+300 = 400 anni debba far ricorso ad altre fonti come il testo masoretico.

So che quanto ho scritto è molto incompleto essendo la questione della canonicità della Bibbia molto più complesso e poliedrico rispetto al poco che ho scritto. Tuttavia penso di aver reso l’idea che certe affermazioni dilettantistiche e quasi atee sui testi biblici, sulla loro storia, la loro autenticità e il loro prezioso valore per la formazione del cristiano cattolico e la Fede che li contraddistingue vadano evitate.

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15 commenti su “Breve Storia del Canone Biblico. Amedeo Zerbini.”

  1. Leggo oggi l’articolo.
    Ribadisco! La settanta è testo ispirato e dovrebbe tornare di riferimento, il mio commento lo consideri così!
    Invece ci dobbiamo tenere i testi masoretici tradotti pure male, molto male.
    Tenetevi le varie versioni confessionali, oggi è disponibile pure la versione per gli appartenenti alla chiesa lgbt+xyz.

    Leggo la bibbia ben sapendo di traduzioni traditrici, ben sapendo che la 70 è ispirata, ben sapendo che i testi ispirati masoretici che integrano il canone li devo leggere in modo critico. La Bibbia non è il corano per fortuna!

    La 70 è ispirata tanto è vero che il caro don Pietro Paolo per zittire un bibbiolatro è dovuto ricorrere alla 70 per ribadire la verità cattolica sul termine vergine/giovane donna!

    Leggo la bibbia ben sapendo che la perdita della tradizione ebraica ha causato molti fraintendimenti alla Chiesa.
    Esempio?
    Il padre nostro è preghiera insegnata da Gesù Cristo a degli ebrei che ben sapevano che i singoli versetti del Pater erano incipit di una preghiera più lunga e completa!

    Carissimo Amedeo Zerbini, non ho difficoltà a riconoscere la mia ignoranza so che su questo argomento ho molto da imparare, spero che anche Lei non si fermi alle poche cose che sa, imparate magari da bibbblisti del secolo scorso che di grande avevano solo la spocchia protestante!

    1. stilumcuriale emerito

      Sarebbe interessante che mi facesse qualche nome dei biblisti cattolici del secolo scorso che di grande avevano solo la spocchia protestante. Così almeno potrei evitarne la lettura. Se si riferisce a Bultmann, io l’ho citato per il peso che ha avuto nello sviluppo della Teologia Biblica, non perchè io creda nella sua teoria della demitizzazione di Gesù Cristo. Capito?

  2. Posso chiedere qual’è la differenza tra Parola di Dio e Sacra Scrittura? e sec’è relazione? Grazie per semplice che mi ha fatto capire la questione del Canone.
    francesco

    1. stilumcuriale emerito

      Nessuna differenza. Sono esattamente gli stessi testi, chiamati in due modi diversi. Nel primo modo viene dato più peso al fatto che si tratta di scritti ispirati da Dio, nel secondo si dà più peso alla loro sacralità.
      Spero di essere stato chiaro.

  3. Amedeo, nel ringraziarti per le tue risposte, integro con quanto segue.

    Nella “Ritrattazioni” Agostino dice che:

    «In effetti quella che ora prende il nome di religione cristiana, esisteva già in antico e non fu assente neppure all’origine del genere umano».

    Ora, siccome l’origine del genere umano è raccontata anche in miti diversi da quello biblico, è lecito pensare che la religione che “esisteva già in antico” non si identifichi tout court con il giudeo-cristianesimo.

    Tra l’altro il giudeo-cristianesimo non è approdato a Gerusalemme bensì a Roma perfezionandosi in Cattolicesimo, ovvero in religione universale, ciò che non può non far pensare all’origine del genere umano e quindi ai diversi miti che ne raccontano la nascita.

    Si capisce che in questo caso l’accezione di “universale” assume tutt’altro tono da quello comunemente inteso.

    Riciao.

    .

    1. Don Pietro Paolo

      Caro Amedeo,

      intervengo solo per evitare una lettura piuttosto confusa e fuorviante.

      Agostino, quando afferma che «la religione cristiana esisteva già in antico e non fu assente neppure all’origine del genere umano» (Retractationes I, 13,3), non intende affatto dire che essa si identifichi con i vari miti pagani o con un indistinto “sentimento religioso” primordiale. Sta dicendo, piuttosto, una cosa molto precisa e profondamente teologica: che l’unico disegno salvifico di Dio – compiuto pienamente in Cristo – era già presente fin dall’inizio della storia umana, sotto forme preparatorie e profetiche.

      In altre parole: non è il cristianesimo ad essere “uno dei tanti” miti dell’origine, ma è la Rivelazione ad essere stata seminata da Dio fin dall’inizio nei cuori, nelle alleanze, nelle figure e nelle promesse. Tutto converge e trova il suo compimento non a Roma come semplice centro imperiale, ma in Cristo crocifisso e risorto, e nella Chiesa apostolica che da Gerusalemme si è irradiata fino ai confini della terra.

      L’“universalità” cattolica non è quindi una somma di miti o religioni, ma è il destino stesso dell’unico Dio per l’intera umanità. I miti antichi possono contenere frammenti di verità, ma sono essi – semmai – ad essere letti alla luce del Vangelo, non viceversa.

      Un caro saluto in Cristo,
      don Pietro Paolo

  4. “La originale Bibbia dei 70 è stata scritta in Greco da un gruppo di 70 studiosi ebrei nel II secolo a.C. e fu tradotta in latino da San Girolamo alla fine del 300 d.C.”

    Questa è una affermazione dilettantistica. La originale Bibbia dei 70 non è stata scritta in greco, bensì gli originali scritti in Ebraico sono stati TRADOTTI in greco. Così come non è vera l’affermazione seguente su San Girolamo, che non tradusse la Bibbia dei 70, producendo la Vulgata. Egli tradusse sì la Bibbia in latino, ma la Vulgata da lui prodotta NON È una traduzione dei 70. Infatti egli utilizzò più testi per la sua Vulgata, dal testo ebraico a testi aramaici ancora esistenti e compresa anche la 70 in greco, facendo della Vulgata il più antico predecessore dei moderni “testi critici”.
    Che la Bibbia Vulgata di San Gerolamo non sia la traduzione pedissequa dei 70 (usata dagli ortodossi) è dimostrato dal fatto che i due testi divergono notevolmente.

    1. stilumcuriale emerito

      @ COMPLOTTISTA.
      Se stiamo a pignolare sul fatto che ho detto che è stata scritta anzichè tradotta in greco, ti dico sì va bene è stata tradotta. Che la Volgata non comprenda solo la traduzione in latino della Settanta l’ho detto anch’io nel mio scritto. Quindi che c’è da criticare? Se mi sono espresso male mi scuso, ma non mi pare di aver scritto cose dilettantesche.

  5. Don Pietro Paolo

    Il testo che ha riportato mostra un lavoro prezioso e meritevole: quello di chi, come Amedeo, non si accontenta di una fede superficiale o di slogan facili, ma cerca di comprendere le radici storiche, culturali e teologiche di ciò in cui crede. Il suo intervento ha il grande merito di ricordarci che la Bibbia non è caduta dal cielo in un libro già rilegato, ma è il frutto di un lungo cammino, intrecciato alla storia concreta di un popolo e alla vita stessa della Chiesa.

    Chi si scandalizza della complessità, confonde spesso due cose molto diverse: la complicazione artificiale, che oscura la verità, e la profondità autentica, che nasce dal Mistero stesso di Dio e dalla serietà con cui la Chiesa ha custodito la Parola ricevuta. Il Canone non è un labirinto costruito da specialisti, ma il risultato di un discernimento paziente, di secoli di preghiera, confronto, ascolto e verifica, affinché ogni parola riconosciuta come ispirata fosse davvero tale.

    Quanto poi all’idea che il cristianesimo sia solo “un modo di vivere” e non una “religione”, bisogna chiarire: Cristo non è venuto a fondare un sistema di regole, ma a rivelare un rapporto vivo con il Padre. Tuttavia, proprio perché quel rapporto non restasse vago o soggettivo, Egli ha voluto che prendesse forma in un popolo, in una comunità concreta, in segni visibili, in un annuncio custodito e trasmesso. La “religione” cristiana non è dunque un’architettura umana, ma la forma storica e sacramentale attraverso cui la vita nuova in Cristo raggiunge gli uomini di ogni tempo.

    Infine, proprio la presenza di un Canone, lungi dall’intralciare la fede, ne è garanzia e sostegno: senza di esso, non sapremmo neppure distinguere con certezza quali parole appartengano a Cristo e quali invece siano frutto di opinioni umane. La complessità che tanto infastidisce qualcuno è in realtà il segno della cura con cui la Chiesa ha custodito il dono ricevuto. E davanti a questo Mistero non serve fuggire verso semplificazioni facili: serve piuttosto lasciarsi condurre in profondità, là dove Dio parla davvero.

  6. Amedeo carissimo,

    mi perdonerai se ti chiedo:

    questo tuo intervento chiarisce l’argomento che tratta o vieppiù ne conferma la complicazione e quindi tutti i dubbi e le incertezze che ne derivano non da oggi?

    Tu stesso dici che esso “è incompleto essendo la questione della canonicità della Bibbia molto più complesso e poliedrico rispetto al poco che ho scritto”, ciò che non fa ben sperare ai fini della chiarezza e delle certezze in caso di ulteriori indagini e approfondimenti.

    Ritieni davvero che la moltiplicazione all’infinito di parole serva a chiarire ciò di cui trattano? Davvero ci si può raccapezzare in un turbine di affermazioni e negazioni? Davvero la smisurata e complicatissima mole canonica è necessaria per vivere secondo quanto dice Gesù? Davvero la Cristianità è imbottigliata in quanto ne architettano gli specialisti attraverso linguaggi che non di rado entrano in conflitto reciproco?

    E da ultimo: davvero Gesù è venuto a fondare una “religione”? O non piuttosto un modo di vivere, forse non del tutto inaudito fino alla Sua venuta?

    Ciao.

    1. stilumcuriale emerito

      Alle domande troppo difficili, da sempre i dotti rispondono con parole altrettanto difficili come Fede, Dogma, Mistero. Se hai pazienza è mia intenzione scrivere qualcosa anche su quelle. Per ora faccio io una domanda a te : non credi che il caos della chiesa moderna non dipenda anche dalla difficoltà di definire in maniera chiara e comprensibile per tutti certi concetti collegabili a tante, troppe parole buttate là da secoli senza darne una precisa definizione?

    2. stilumcuriale emerito

      Ho riflettuto a lungo sulla tua ultima domanda e a mio parere la mia risposta è che più che fondare una “nuova” religione Gesù ha dato un nuovo indirizzo ad una religione già esistente nel giudaismo. Partendo da quella Gesù le ha dato un indirizzo del tutto divergente e quasi diametralmente opposto a quello che le hanno dato, e continuano a darle oggi i farisei. Nel cristianesimo c’è una nuova immagine dell’uomo, ci sono norme etiche diverse o aggiuntive, c’è una nuova preghiera (il Padre nostro) , c’è una nuova forma di culto (l’Eucaristia) ma sostanzialmente è una prosecuzione della religione ebraica e quindi, a parer mio è una religione a tutti gli effetti.

    3. Don Pietro Paolo

      Caro Amedeo,

      Per evitare confusioni: L’idea che la complessità della questione canonica sia un difetto o addirittura un ostacolo alla fede nasce da un fraintendimento di fondo: la profondità non è nemica della verità, anzi, ne è spesso la condizione.

      La formazione del canone biblico non è un esercizio accademico fine a sé stesso, ma il frutto di un lungo discernimento della Chiesa sotto l’azione dello Spirito Santo. Proprio perché la Rivelazione è mistero, essa non si esaurisce in formule semplicistiche né in slogan morali: richiede ascolto, studio, confronto, preghiera, e sì, anche quella “mole” di riflessione teologica e di decisioni ecclesiali che hanno custodito l’autenticità del messaggio cristiano nei secoli.

      Quanto all’idea che Gesù non abbia fondato una “religione” ma soltanto “uno stile di vita”, essa è fuorviante. Il Vangelo non è una vaga proposta etica né un codice di comportamento: è l’irruzione di Dio nella storia, l’instaurazione di un’alleanza nuova e definitiva, la nascita del popolo di Dio che è la Chiesa. Ed è proprio questa Chiesa, animata dallo Spirito, ad aver raccolto, riconosciuto e custodito le Scritture come Parola di Dio per ogni generazione.

      Ridurre tutto a “poche parole” o a un generico “modo di vivere” può sembrare rassicurante, ma finisce per sminuire la ricchezza e la profondità dell’Incarnazione. La fede cristiana non ha paura della complessità, perché sa che dietro di essa c’è un mistero infinitamente più grande: quello di un Dio che parla, guida e salva.

      Con amicizia fraterna,
      don Pietro Paolo

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