Gaza, la Flotilla, la Coscienza di Cosa Sia Divenuto l’Occidente. Andrea Zhok, Alessandro Volpi.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due interventi relativi ala caso della Sumud Flotilla piratata nel mare di Gaza dalla marina israeliana. Buona lettura e diffusione.

§§§

Il primo è questo post pubblicato su facebook da Alessandro Volpi:

 

Una domanda ingenua.

Ma perché Israele ha bloccato la Flottilla e arrestato i suoi membri?

Secondo il diritto internazionale e le deliberazioni Onu, il blocco che Israele ormai esercita dal 2009 è illegale.

Così come è illegale il blocco degli aiuti umanitari ed è illegale il divieto posto da Israele persino di circolazione di pescherecci a largo di Gaza.

Dunque, Israele non ha alcun diritto di bloccare e arrestare i membri della Flottila nei cui confronti è posta la richiesta esplicita, di fatto, di sconfessare il gesto pena un ulteriore trattenimento in detenzione nelle carceri israeliane.

Ma se non ha il diritto di bloccare la Flotilla, esiste almeno un pericolo costituito dalla Flotilla stessa?

Sembra davvero impossibile anche solo immaginare una ipotesi del genere.

Piccole imbarcazioni ormai vivisezionate dagli stessi israeliani possono davvero essere lo strumento di Hamas?

Alla luce di tutto ciò, di un genocidio in atto, di un gesto che ha il valore simbolico di ripristinare la libertà del mare e di rendere possibile un corridoio continuo di aiuto al popolo palestinese è possibile definire gli attivisti di Flotilla dei nemici del popolo italiano, è possibile usare un’espressione come “week end e rivoluzione non vanno d’accordo”?

E’ possibile alimentare lo scontro interno ad un paese accusando i sindacati che proclamano uno sciopero di sostegno alla Flottila e contro la violazione del diritto internazionale di essere dei fannulloni o peggio degli eversori responsabili di impedire agli italiani “buoni” di lavorare?

E’ possibile scendere a questo livello di violenza verbale che può davvero generare manifestazioni di odio profondo all’interno di una popolazione già provata da una crisi strutturale della propria capacità di avere un lavoro e un reddito dignitosi?

E, peraltro, è possibile accusare i membri di Flotilla e i loro sostenitori di ritardare un piano di “pace”, concepito da un criminale di guerra?

 

***

Il secondo è questo commento di Andrea Zhok:

Due parole sulla vicenda della “Flotilla”, con una considerazione politica generale.
Che nella Flotilla ci fossero (ci siano) personaggi in cerca di notorietà personale è sicuro (almeno uno si è palesato).
Che questo tipo di iniziative abbia un carattere eminentemente mediatico, con elementi di spettacolarizzazione, e che sia un passo indietro rispetto ad eventuali iniziative politiche, pressioni, sanzioni, ecc. è sicuro.
Che alcuni cerchino di strumentalizzare la vicenda per colpire i rispettivi governi in carica – quasi ovunque appiattiti su una posizione sionista – è decisamente plausibile.
Che a questa iniziativa partecipino molti soggetti che su altri temi sociali importanti hanno manifestato nel recente passato una consapevolezza politica carente o nulla è un fatto.
E tuttavia.
1) Tra fare qualcosa e non fare un cazzo c’è sempre un abisso. Dunque onore a chi, di fronte al male, si sbatte per fare qualcosa.
2) Nel caso specifico dei rapporti con Israele – stato canaglia notoriamente privo di qualunque scrupolo e dotato di mezzi finanziari e militari colossali – chiunque si profili come ostile alle politiche di Israele comunque mette in campo almeno un pochino di coraggio. E in un’epoca dove i capi di stato o della chiesa – gente con il culo straordinariamente al caldo – abbozzano, fischiettano, quando non supportano senz’altro un genocidio, anche a questo, piccolo o grande coraggio civico, va dato atto.
3) Per come è configurata oggi la politica in Occidente, i margini di intervento dall’esterno del potere istituzionale sono estremamente ridotti. Il potere istituzionale oggi è più solido ed impermeabile che mai, con sistemi di controllo, sorveglianza, condizionamento e repressione storicamente inediti. Dunque – per quanto entrare nel gorgo della “società dello spettacolo” sia sempre a grave rischio di manipolazione – passare per le strade dell’apparenza, della manifestazione, della rappresentanza ad uso dei media è in qualche modo una via obbligata (non la sola, ma non evitabile).
4) E infine. Molti pensano che aver colto sì la drammaticità della vicenda palestinese, ma essersi lasciati sfuggire gli ultimi vent’anni almeno di degrado politico-culturale in Occidente non parli a favore della vigilanza critica di MOLTI di coloro i quali oggi si sono attivati.
È vero.
Sulla vicenda palestinese si sono attivate parti critiche del cervello che in molti erano assopite da tempo. Questo perché si tratta di una vicenda antica, che copre più generazioni, e per la quale spesso il terreno interpretativo era già predisposto.
Ma – come si dice – tardi è comunque molto meglio che mai, e tra niente e qualcosa, meglio qualcosa.
Per quanto non scontato, forse questa vicenda segna l’inizio, l’alba, di una nuova presa di coscienza interna all’Occidente di cosa l’Occidente stesso sia divenuto: neocolonialismo doppiopesista, neoliberalismo spacciato per libertà, retorica dei diritti come travestimento per il loro abuso sistematico, monopolismo privato spacciato per libero mercato, esplosione della forbice sociale interna, bullismo internazionale, cancellazione del passato, svuotamento del futuro e sostituzione di ogni identità – personale e di gruppo – con etichette brandizzate.
L’odierna politica di Israele, in stretta connessione con gli USA, e con l’asservimento dell’Europa, mette sotto la lente di ingrandimento una configurazione del potere neoliberale occidentale che, forse, inizierà a presentarsi per quello che è, come una configurazione unitaria, non un accidente.
Forse, e dico forse, con ciò si aprirà nelle menti la strada alla rottura di quella contrapposizione paralizzante, oggi ampiamente fittizia e strumentale, tra destra e sinistra, che nel gioco delle parti copre la profonda involuzione del sistema.
Non è affatto detto, ma forse questo è uno di quei momenti storici in cui la coscienza collettiva assopita si risveglia.
Forse.
Diamogli una chance.

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14 commenti su “Gaza, la Flotilla, la Coscienza di Cosa Sia Divenuto l’Occidente. Andrea Zhok, Alessandro Volpi.”

  1. stefano raimondo

    È finita la crociera della Flotilla pro Netanyahu. Con “nemici” così, Israele non ha neanche bisogno di amici (penso a Trump). Oltre che dagli israeliani il popolo palestinese è stato sacrificato da molti, anche dai paesi arabi, anche dalla Russia, e adesso dai falsi paladini utili idioti di Israele (che anziché protestare davanti alle ambasciate israeliane bloccano le strade italiane). E non è neanche vero che gli sfasciavetrine o le ciurme esibizioniste hanno obbligato l’opinione pubblica a parlare di Gaza, di Gaza se ne parla da sempre. Avrebbero dovuto usare la bandieraccia della pace, non quella onorevole palestinese. Queste buffonate autoreferenziali servono solo alla sinistra internazionale a convincere se stessa di essere ancora viva.

  2. Che bello mille garibaldini giovani di buone famiglie e con buone speranze andarono al sud per far L Italia unita c era la necessità urgente di inglobare l arretrato e ricco regno borbonico delle due sicilie
    Ma dietro di loro Baldi e speranzosi giovani rampolli c era sua maestà britannica e e la sua flotta navale ben in vista e anche tanto donerò .
    Dietro la Flottilla chi c’è in agguato ,a cosa mira questa strana mobilitazione italiana che non potrà dare un solo 🥖 un po’ d’aiuto a chi soffre in quella landa martoriata

  3. luciano badesso

    Che vi sia qualcuno che vuole distruggere Israele e completare così quello che Hitler aveva lasciato incompiuto mi sembra che venga giudicato un fatto logico. I palestinesi hanno ricevuto per decenni una quantità incredibile di risorse economiche, che ne hanno fatto? Hanno scavato come talpe chilometri di tunnel ed hanno vissuto a scrocco con quanto è stato inviato loro. Ed ora Hamas li usa come scudi umani dopo aver iniziato una insensata guerra contro Israele. Come mai nessuno nel mondo arabo sta prendendo le difese di quei poveracci dei palestinesi vittime di un eccesso di legittima divesa da parte di Israele?

    1. Fatto logico? Ma ne è sicuro? Caro, ogni giorno uomini donne e bambini vengono massacrati da due anni, da sessant’anni sono espropriati, ammazzati e imprigionati – contro ogni legalità internazionale , e decine di risoluzioni dell’ONU – e non è normale che resistano? La storia non comincia, come vorrebbereo certi propagandisti, il 7 ottobre. Chi non vuole che esitano due Stati? Lo dicono chiaramente, Netanyahu e soci, mica si nascondono. Lo dicono. Ma per favore, apra gli occhi.

      1. Non si potrebbe fare una legge che vieti di scioperare il venerdì o il lunedì?
        Tutti lo pensano e nessuno lo dice finché una Meloni arrabbiata non glielo spara in faccia.
        La stessa legge dovrebbe obbligare i sindacati a non infilarsi nella politica estera trascurando i problemi di casa propria.

        1. Purtroppo i dati dimostrano che Meloni ha detto una sciocchezza: ormai si lavora anche di sabato e di domenica, lo dicono le statistiche ufficiali. La battuta della Meloni era – forse – valida qualche decennio fa.

  4. Fantasma di Flambeau

    Come Aquae Sextiae e Adrianopoli messe assieme. Otumba, 7 luglio 1520 (“la Storia è come la fisica: determinata dalle leggi del divenire”), secondo il primo vero storico della Conquista. Dalla sponda esattamente opposta all’ispanicità e al cattolicesimo. “Storia della Conquista del Messico”, 1843, William H. Prescott.

    -Man mano che l’esercito saliva per i ripidi contrafforti montuosi che racchiudono la valle di Otompan, le vedette annunciarono che un grosso contingente d’indigeni era accampato sul lato opposto, in attesa del loro arrivo. La notizia fu confermata da quanto videro scavalcando la cima della sierra; spiegata sotto di loro una potente armata copriva tutta la valle, che appariva come ammantata di neve per le bianche cotte imbottite di cotone dei guerrieri. Erano le reclute raccolte dalle campagne vicine, e specialmente dal popoloso territorio di Tezcoco, per ordine di Cuitlahuac, il successore di Montezuma, radunate in quel punto per sbarrare il passaggio agli Spagnoli. (…) Anche Cortés, mentre andava paragonando quella poderosa armata alle sue forze diradate e stremate dalle malattie, infiacchite dalla fame e dalla stanchezza, non poté sottrarsi alla convinzione che la sua ora fosse scoccata. Ma non era uomo da lasciarsi abbattere, e proprio dall’estrema gravità della situazione trasse il coraggio necessario. Non aveva tempo per esitare: nessuna alternativa. Fuggire era impossibile. Non poteva ritirarsi nella capitale dalla quale era stato cacciato. Doveva andare avanti — buttarsi tra le file nemiche, o morire. (…) Cortés ordinò ai cavalieri [ -venti elementi- ] di non separarsi dalle lance e di mirare ai volti. La fanteria doveva usare la spada per trafiggere il corpo del nemico, senza limitarsi a colpirlo. Soprattutto dovevano mirare ai comandanti; il generale sapeva bene che tutto dipende dalla vita del capo, nelle guerre dei barbari, i quali, incapaci di subordinazione, non sopportano altri comandi che quelli ai quali sono abituati. (…) La fanteria spagnola appoggiò l’attacco e aprì un ampio varco fra la massa nemica mentre quelli, retrocedendo da tutti i lati, sembravano desiderosi di lasciarli passare. Tuttavia tornarono all’attacco con rinnovata forza, si gettarono sui Cristiani accerchiandoli da ogni parte, ma l’armata rimase immobile, con le lunghe spade e i giavellotti puntati, come, per usare le parole di un contemporaneo, un’isoletta aggredita dalle onde che infuriano e s’accavallano, ma inutilmente. La lotta fu disperata. (…) Ma simili atti di eroismo non facevano che rinserrare sempre più gli Spagnoli nel cuore delle schiere nemiche dove la probabilità di aprirsi un varco era identica a quella di crearsi un passaggio nel monte con la sola spada. Molti Tlascalani e alcuni Spagnoli erano morti e non uno era rimasto illeso. Cortés stesso aveva ricevuto una seconda ferita al capo, e il cavallo era in condizioni così disastrose che fu costretto a smontare e a staccarne uno dal carro delle salmerie: una bestia forte, che lo servì bene nelle vicissitudini della giornata. Ormai la mischia durava da parecchie ore, il sole era alto nel cielo e irradiava un calore insopportabile. I Cristiani, indeboliti dalle sofferenze e dalla perdita di sangue, cominciavano a lasciarsi andare e a rallentare gli sforzi. (…) Le sorti della battaglia si stavano decisamente volgendo contro i Cristiani; quelle della giornata si sarebbero decise fra poco e tutto quanto rimaneva da fare era vendere a caro prezzo la vita. In questo momento critico Cortés, i cui occhi inquieti avevano cercato nel campo un’ispirazione per arrestare l’incalzante rovina, rizzatosi sulle staffe scorse in lontananza, al centro della mischia, un capo che dall’abbigliamento e dal corteggio militare capì essere il comandante delle forze barbare. Era vestito di un ricco manto di piume e un ciuffo di splendide penne sfarzosamente legate in oro e in pietre preziose gli svolazzava sul capo. Alta su tutto si librava una rete d’oro legata ad un’asta che il guerriero portava fissata fra le scapole: il singolare stendardo era l’abituale simbolo dell’autorità di un capo azteco. (…) Voltandosi ai cavalieri che gli erano a fianco, fra cui Sandoval, Olid, Alvarado e Avila, indicò il guerriero dicendo: «Ecco il vostro bersaglio! Seguitemi e aiutatemi!». Poi, urlando il suo grido di guerra e spronando il cavallo piombò a capofitto nella mischia. I nemici, presi alla sprovvista, ripiegarono di fronte alla violenza dell’attacco. Quelli che rimasero, furono trafitti da parte a parte dalle lance o gettati a terra dall’urto della carica. I cavalieri lo seguivano e fendevano i ranghi nemici con la furia di un uragano, cospargendo il cammino di morti e feriti, sormontando ogni ostacolo che si parasse davanti. In pochi attimi furono di fronte al comandante indio e Cortés, superati i suoi sostenitori, balzò avanti con la forza di un leone e lo colpì con la lancia facendolo piombare al suolo. (…) Tutto si era svolto in un attimo. La guardia, sbalordita dalla rapidità dell’azione, oppose scarsa resistenza e si diede alla fuga comunicando agli altri il proprio panico. La notizia della morte del capo si diffuse ben presto per tutto il campo. Gli Indi, costernati, ormai pensavano soltanto a fuggire. Nel loro cieco terrore il vantaggio della forza numerica si trasformò in elemento di rovina: si calpestarono gli uni con gli altri credendo di avere il nemico alle spalle.-

    La domanda, molto semplice, è: le cose ci stanno bene come stanno? Abbiamo idea di quante vetrine non di banche e McDonald’s andranno rotte, quando l’Ue otterrà la guerra che sta cercando con tutta la stupidità di cui è capace come unica alternativa alla bancarotta, o gli Usa si riterranno pronti a quella definitiva con la Cina? Di ciò che accadrà, quando l’onda dello tsunami generazionale ci investirà appieno, moltiplicata dalla fine dell’ultimo welfare delle pensioni dei nonni, dalla demografia altrui, dalla natura che aborre il vuoto e dalle teste sottovuoto che vedono solo gli schiavi 2.0?
    La metafora sopra vuol significare, indigesta o meno la si trovi, che prima o poi si manifesta sempre un errore di base, un tallone d’Achille, una carta cedendo o toccando la quale i costrutti di potere e gli schemi obbligati si rivelano per ciò che sono. Ed è proprio questo che dobbiamo sperare a mani giunte prima che comincino i botti. Perché anche il processo più immane ha il suo occhio del ciclone, l’attimo supremo sospeso sul crinale in cui i Noi-Pochi che hanno conservato abbastanza fede e cervello possono spingere con un dito l’inerzia di masse e civiltà. Da una parte o dall’altra.

    Tosatti, perdoni se stavolta ho approfittato veramente troppo e bentornato di tutto cuore.

    1. Grazie.

      La testa del serpente.

      Il tallone d’Achille … e il calcagno di Maria.

      Amen

  5. Davide Scarano

    Il fatto che la mobilitazione per Gaza sia superiore a quella a favore dei portuali di Trieste così come per la scarsa mobilitazione nonostante le numerose violazioni dei diritti costituzionali avvenute durante “l’era pandemica” rende evidente che “la piazza” non premia le cause più giuste e/o più vicine alla capacità dei partecipanti di comprendere quindi di condizionare gli eventi ma anzitutto quelle di coloro che possiedono capacità tecniche ed organizzative per mobilitarla. Del resto è sempre stato così: dalla rivoluzione d’ottobre a Piazza Maidan.
    Provo un sentimento di profonda delusione nell’osservare che molti si mobilitano per le guerre lontane ma non per quelle future che però potrebbero avere le nostre vite ed il nostro suolo come probabile protagonista. D’altronde questo è: l’Occidente, o, meglio, come scriveva J.R.R. Tolkien, la “terra di mezzo”, ha abbandonato le proprie radici, quindi sta progressivamente perdendo il proprio orizzonte di senso. Come sta scritto nel Vangelo: “ciechi che guidano altri ciechi”.

  6. E così siamo al nietzscheano: meglio agonizzare su un sicuro nulla piuttosto che su un incerto qualche cosa.

  7. Non vedo Croci.
    Questa fetida gentaglia profittatrice ha massacrato
    la vita e pretende la propria.
    Quale abominio! Gli esseri arpionati nei grembi.
    A che cosa ambite ?
    Non vedo Croci.
    Solo una parte delle vittime: sfruttate per sbaragliare la politica: quale schifo ! SI’ ! SCHIFO !
    Perche’ non tutte le vittime di tutti i tempi ?
    Il tempo e’ fermo.
    Non giudico, non sentenzio, non sono Dio.
    Ma, non vedo Croci.
    Vedo stelle, vedo mezze lune, vedo interesse, vedo lucro, vedo l’odio delle piazze, vedo il peggio della miseria umana.
    NON VEDO CROCI !
    Di che cosa state blaterando ? ? ?
    C O N V E R T I T E V I , TUTTI QUANTI !
    E’ giunta l’ora.
    Non vedo Croci.

    1. Massimo trevia

      Don Bairo….sante e profetiche parole!Forse ricordi la pubblicita’ “don Bairo l’uvamaro”!e infatti sei giustamente amaro:piangono per i bambini di Gaza e appoggiano l’aborto…..

  8. La flotilla è un falso d’autore.
    Non è che chi non sta simpatico non faccia un cavolo: caso mai non piace a chi ragiona con l’ortaggio.
    Due commenti e autori ignari del pericolo o l’ennesimo ingenuo stare nel ridicolo?
    Scioperiamo il venerdì… che bello!

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