Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ecco a voi la quarta puntata del saggio di Sergio Russo a cui va il nostro grazie sulla Declaratio di benedetto XVI. Le puntate precedenti le trovate a questo collegamento ,a questo e a questo. E a questo. Buona lettura e diffusione.
§§§
In conclusione di questo lavoro: la Declaratio non è una RINUNCIA
(di qualsiasi genere e a qualsiasi oggetto), bensì è una DENUNCIA.
Ossia Benedetto XVI: decreta
«la GRANDE ORA per la vita della Chiesa», poiché
“è giunto infatti il momento in cui inizia il giudizio dalla Casa di Dio,
ma se inizia da noi, quale sarà la fine di coloro
che rifiutano di credere al Vangelo di Dio?” (1 Pt 4,17). – 5ª
«[Io sono] l’ultimo Papa e il nuovo Papa di un mondo nuovo,
che in realtà non è ancora cominciato.»
(Benedetto XVI)
È dunque questa la motivazione ultima – contenuta nel titolo – per cui il Sommo Pontefice Benedetto XVI, con la sua Decisio, ha compiuto “un gesto senza precedenti, che ha cambiato il corso della Storia!”
Ed immediatamente dopo, presentandosi a Castel Gandolfo, egli spiega che non è più il “pontefice sommo”, poiché un “altro” pontefice – ed in ciò si adempiono sia le Scritture che le Rivelazioni della Madre di Dio, dei Santi e dei Mistici – ne ha usurpato il posto: il Santo Padre, come pecora muta è stata condotta al “macello”, ed un vescovo vestito di bianco si è sostituito a lui in modo mimetico (speculare!) e, privo di investitura divina, ha portato le pecore a pascere e a ristorarsi nel peccato mortale, realizzando per affinità una grande divisione nella cittadella della fede, tra gli entusiasti ed i critici.
La Scrittura ed i Mistici rivelano che, secondo i piani di Dio, il mondo e l’umanità, ogni volta si corrompono in modo irreparabile, incorrono nell’agire salvifico di Dio atraverso una grande purificazione:
- prima il Diluvio di Acque, attraverso il Diluvio Universale;
- poi, nella “pienezza dei tempi” il Diluvio di Sangue, realizzatosi con la Redenzione del Cristo;
- mentre, alla “fine dei tempi”, aspettiamo ora il Diluvio di Fuoco(simbolo dello Spirito Santo, in senso fisico e in senso spirituale, fuoco interiore e fuoco esteriore, fuoco dalla terra e fuoco dal cielo [Akita]): lo Spirito Santo che rinnoverà definitivamente il mondo e l’umanità.
Un grande teologo ha posto l’attenzione sul come, nel progetto di Dio, Egli rinnovi il mondo per mezzo del Suo Fiat divino che si realizza sempre nei momenti più catartici della storia del mondo:
- fiat lux,ovvero “Sia la Luce”, col quale Dio Padre ha dato inizio all’intera Creazione;
- fiat mihi,ossia “avvenga di me…”, con cui la Santa Vergine ha reso concreta la Incarnazione del Figlio di Dio;
- fiat Voluntas Tua, vale a dire “sia fatta la Tua Volontà”, come in Cielo così in terra, per cui lo Spirito Santo riempirà la terra della sua presenza e delle sue ispirazioni, e gli uomini godranno così della pace – l’unica, che viene dal Signore – la pace tanto sospirata, cosicché anche Dio “potrà riposarsi” in questo meraviglioso, sublime ed inimmaginabile Settimo Giorno.
Parallelamente la storia umana riporta i tre tentativi dell’uomo di uccidere Dio, che hanno avuto un apparente effimero successo e si sono ogni volta rivelati passaggio iniziatico per una gloria maggiore perché, come ci rivela san Paolo, dove è abbondato il peccato è però sovrabbondata la Grazia. Ed ancora, tali esecrandi delitti, sono accaduti tre volte, nella storia umana:
- nel paradiso terrestre (o Eden) i nostri progenitori, con il loro tragico e drammatico peccato originale, che è stato capace di sconvolgere e deturpare l’intera creazione, hanno come “ucciso Dio Padre”,nei loro cuori e nella loro mente senza dubbio… ma la Grazia ha sovrabbondato, promettendoci Iddio, sin da allora, una Donna che avrebbe schiacciato la testa al serpente, trionfando sul nemico infernale;
- in Terra Santa, duemila anni fa, i giudei hanno uccisoGesù il Nazareno, il Figlio di Dio, appendendolo alla Croce… però l’Autore della Vita, dopo tre giorni, è Risorto, dando la possibilità, a coloro che credono in Lui, di risorgere anch’essi nell’ultimo giorno;
- ma proprio nell’epoca moderna, l’assalto al Deposito della Fede – la Sede petrina – a partire da Lutero, sino al culmine dei giorni nostri in cui si “uccide la Chiesa”,(quale immagine vivente dello Spirito Santo) ed è proprio la Chiesa a diffondere sulla terra il soffio dello Spirito Santo.
E hanno voluto perpetrare, tale abominevole delitto, “colpendo il pastore, affinché il gregge fosse disperso”, e quindi il bersaglio è stato il Vicario di Gesù Cristo in terra, Benedetto XVI, non tanto nella sua persona fisica, quanto piuttosto nel ruolo che egli rappresenta: il Papato, la Sede.
E Benedetto XVI ha annunciato ed accettato questo suo estremo sacrificio, poiché è proprio lui quel Pietro a cui “altri” (la mafia di san Gallo in specifico, appendice della onnipresente massoneria ecclesiastica) hanno cinto la veste e hanno portato dove egli non avrebbe voluto!
Ecco perché – proprio ora lo si capisce! – la Declaratio è un gesto senza precedenti, che ha cambiato il corso della storia, per il semplice fatto che “Prima della venuta di Cristo (quella in cui Egli viene come Re, poiché la terra e il cielo potranno anche passare, ma le sue parole assolutamente no: «Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la Fede sulla terra?»), la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la Fede di molti credenti (basti pensare a quanti cattolici oggi, intellettuali, teologi, ecc., abbiano una pessima opinione su Benedetto XVI).”
E tuttavia è necessario sapere che “La persecuzione che accompagna il pellegrinaggio della Chiesa sulla terra svelerà il ‘mistero di iniquità’ (e ciò Benedetto lo ha svelato pubblicamente, con la sua Declaratio, poiché «annuncia/svela il compito [commisum] assegnato per mano di cardinali il 19 aprile 2005 all’esecuzione [ministerio] del Vescovo di Roma, Successore di San Pietro… la sede di San Pietro sia vuota!»).”
E Benedetto lo denuncia efficacemente, tale mistero di iniquità, che si presenta “sotto la forma di una impostura religiosa” (perché egli dice: «sia da convocarsi un conclave con la finalità di eleggere un nuovo Sommo Pontefice da parte di questi cui si addice») di modo che, tale ‘nuovo sommo pontefice’, avrà proprio il ‘compito/commissum’ di: “offrire agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi” (possiamo peccare… tanto a tutto rimedia la Misericordia di Dio, e la salvezza è per tutti, tutti, tutti!), ma tutto ciò avviene soltanto “al prezzo dell’apostasia dalla Verità”, ed è per questa ragione che ‘Roma diventerà la sede dell’anticristo’ (La Salette), perché si sappia che “La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo”.
Benedetto è dunque salito sul Calvario – ma in quanti lo hanno capito? – «io salgo sul monte a pregare» (è lui infatti il pontefice Gloria Olivae, l’orto degli ulivi, il Getsemani) e qui, sulla sommità del monte, lo attende la Croce, in cui vi sono racchiuse la Croce della Chiesa e tutte le croci dei secoli passati, assieme alla croce dei giorni presenti, ma… congiunta però a Cristo, che la unisce alla Resurrezione dei tempi futuri!
E tutto ciò deve necessariamente avverarsi, poiché “La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno (cioè nel Trionfo del Cuore Immacolato di Maria) che attraverso quest’ultima Pasqua, nella quale (la Chiesa, nella persona del suo Vicario) seguirà il suo Signore nella sua Morte (è oggi… è davvero oggi il Venerdì Santo della Chiesa!) e Risurrezione (l’Era di pace, il Millennio felice, il Regno Eucaristico, profetizzato da tanti Santi e Mistici).”
È nei disegni di Dio pertanto che “Il Regno… si compia attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male (ecco appunto qui la promessa della ‘Donna che schiaccia la testa al serpente’), che farà discendere dal cielo la sua Sposa”, vale a dire la Gerusalemme Celeste, poiché vi saranno allora nuovi cieli e nuova terra: «Vieni, Signore Gesù! Maranà tha! Amen. Così sia.»
Benedetto XVI ha dunque agito come la vera madre, di salomonica memoria – ma in quanti ti hanno compreso? Dolce Santo Padre… – che ha preferito tenere in vita il bambino, rinunciandovi e consegnandolo alla giustizia di Salomone, così come Benedetto ha inoltre affidato la Chiesa al suo Sommo Pastore, e la Storia un giorno, non solo gli darà ragione, ma lo ringrazierà e lo chiamerà beato.
Con lui la Chiesa, nella persona di Petro, ha pronunciato e decretato il suo proprio fiat, ed ha accettato la sua grande ora… E questi articoli sono appunto un servizio alla Verità e alla Giustizia.
La Chiesa oggi è come Giobbe sofferente – secondo un’antica profezia di san Gregorio Magno – essa è purulenta, brutta da guardare e, come il suo Signore durante l’acerbissima Passione, oggigiorno non possiede più quella bellezza di un tempo, che attirava lo sguardo dei popoli… ma ai nostri giorni, anche i più vicini e i più intimi l’hanno abbandonata, i cinghiali hanno devastato la sua vigna, senza contare che, durante il ‘regno del mercenario’ (2013-2025), sono accadute le peggiori cose che il mondo potesse vedere: la pseudo-pandemia, la restrizione dei più elementari diritti, la somministrazione, come atto comunionale, di prodotti derivati da, o comunque testati, su cellule umane ottenute per sacrificio cruento, che in sé raccolgono tutta la simbologia iniziatica di una fattura, sotto forma di una contro/comunione: un abominio della desolazione nel luogo santo…
E dopo sono decretate guerre e distruzione, ed infatti le vediamo svolgersi senza soluzione di continuità: dall’Ucraina al Medio Oriente, la Terra Santa, che fu percorsa con amore da nostro Signore, e adesso violentata e percossa… e non sappiamo ancora cosa ci aspetta!
Ma… coraggio, proprio quando accadranno tutte queste cose voi invece: «alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina!»
Così è… se vi pare!
Sergio Russo
(5. fine.)
P.S. Del libro di prossima pubblicazione, data la complessità e la vastità del tema trattato, vi sarà dato avviso appena possibile, con un articolo ad hoc, appositamente dedicato.
Vi ringraziamo di cuore… (Sergio e Costanza).
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16 commenti su “Studio sulla Declaratio di BXVI. Parte Quinta e Ultima. Sergio Russo.”
Si, è vero, papa Benedetto XVI con la sua Declaratio, non solo ha denunciato chiaramente il ministero d’iniquita’ che si è presentato “sotto forma di una impostura religiosa”. (usurpazione del trono di Pietro da parte della massoneria ecclesiastica).
Ma ha anche aggiunto:
«si convochi un conclave con la finalità di eleggere un nuovo SOMMO PONTEFICE da parte di coloro a cui si addice»
Vale a dire dai legittimi cardinali che hanno il ciraggii di dichiarare ufficialmente:
“VERE PAPA BXVI MORTUUS EST!”
dimostrando così di far parte della S. Romana Chiesa (33-UDG).
Domanda:
Perche ad ora, nessun cardinale si decide di adempiere questo loro PRIMO DOVERE in obbedienza a Dio e al vero ultimo Romano Pontefice ?
Credo che Russo abbia fornito una pista di verità plausibile. Mi si consenta di pronunciarmi su questo guru della “verita’, Pietro Paolo don, che dall’alto della sua somma interpretazione difenda l’indifendibile, che Bergoglio non è papà. Ma soprattutto ha un grande fervore censorio di liquidare gli avversari, ciò spiega più di mille parole… La chiesa di Pietro Paolo don non è la mia chiesa: posso dirlo???
La Chiesa di don Pietro Paolo è la Chiesa Romana, l’Una, Santa, Cattolica e Apostolica , quella che ha fondato Gesù Cristo. Se non è la tua Chiesa peggio per te, vitoantonio.Mi dispiace
A me risulta che la citazione testuale di Benedetto XVI nel 2016 (come riportata qualche anno più tardi dal suo biografo Peter Seewald) sia la seguente:
“Io non appartengo più al vecchio mondo, ma quello nuovo in realtà non è ancora incominciato.”
Quindi c’è un ‘vecchio mondo’ che Benedetto XVI si è già lasciato alle spalle [la rinuncia al pontificato e il trasferimento del munus a un legittimo successore segnerebbe di fatto uno scisma, una cesura sotterranea ma netta con l’attuale governo ecclesiastico troppo ‘politicizzato’], mentre quel ‘nuovo mondo’, a cui si sente già di appartenere, non è ancora cominciato.
È più che plausibile che si riferisca al ‘nuovo mondo’ di una Chiesa purificata, che dopo una salutare rivoluzione ritroverà un governo legittimo dopo una difficile prova.
Una cosa è innegabile: la reggenza di Bergoglio, agli occhi di Ratzinger, fa ancora parte del ‘vecchio’ mondo; anzi: con l’avvento dell’antipapa Francesco si è aperta la fase terminale della crisi nella Chiesa (e nel mondo) in atto già da decenni, da molto prima che il Concilio Vaticano II creasse le condizioni per l’emergere queste ‘tendenze moderniste latenti’. Il problema non è quindi il Concilio, ma piuttosto l’infiltrazione della chiesa dell’anticristo all’interno della Chiesa. Anzi: in prospettiva è un gran bene che il Concilio abbia fatto venir fuori questo ‘fumo di satana’, perché il male non lo si può sconfiggere del tutto fintanto che non esce allo scoperto.
Tuttavia, se Benedetto XVI già si sente di appartenere a un incipiente ‘nuovo mondo’, significa che un ‘seme di rinnovamento’ deve averlo già riposto su un ‘terreno fertile’, in attesa che arrivi la stagione sia favorevole per il suo schiudersi (come quando un ‘sigillo’ viene aperto).
Per quale altro motivo Papa Ratzinger avrebbe segretato la sua rinuncia…
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
… se non per proteggere tale ‘seme di rinnovamento’ e al contempo per creare un’incertezza fondamentale sulla legittimità del ‘neoeletto’ dal conclave 2013?
Sempre da ‘Ultime Conversazioni’ è interessante questo passaggio (pag. 218):
Seewald: ‘L’elezione di papa Francesco è forse il segno esteriore di una svolta epocale? Con lui inizia definitivamente una nuova era?’
Benedetto XVI: ‘Le ripartizioni temporali sono sempre state decise a posteriori: solo in un secondo tempo si è stabilito che qui iniziava il medioevo e là cominciava l’età moderna. Solo a posteriori si è visto come si sono sviluppati i movimenti. Per questo ora non azzarderei una simile affermazione. Tuttavia, è evidente che la Chiesa sta abbandonando sempre più le vecchie strutture tradizionali della vita europea e quindi muta aspetto e in lei vivono nuove forme. È chiaro soprattutto che la scristianizzazione dell’Europa progredisce, che l’elemento cristiano scompare sempre più dal tessuto della società. Di conseguenza la Chiesa deve trovare una nuova forma di presenza, deve cambiare il modo di presentarsi. Sono in corso capovolgimenti epocali, ma non si sa ancora a che punto si potrà dire con esattezza che comincia uno oppure l’altro.’
Al di là dell’incertezza sul ‘prima’ e sul ‘dopo’ Benedetto descrive la tendenza in atto con queste parole piuttosto esplicite: “[…] è evidente che la Chiesa sta abbandonando sempre più le vecchie strutture tradizionali della vita europea e quindi muta aspetto e in lei vivono nuove forme. È chiaro soprattutto che la scristianizzazione dell’Europa progredisce […]”.
In pratica sta affermando che la scristianizzazione procede in parallelo tanto in Europa quanto nella Chiesa con l’abbandono progressivo della Tradizione. È la descrizione di una deriva modernista in atto: né più né meno. È ovvio che ‘cambiare il modo di presentarsi’ [una chiesa neo-sinodale ambientalista, immigrazionista, sempre più ‘inclusiva’ rispetto a deviazioni sessuali di ogni genere, sempre più possibilista sull’eutanasia ecc. ecc.] è un mero modo per giustificare la rivoluzione ‘salvando le apparenze’, ma non risolve affatto il problema di fondo di questa deriva, anzi: punta a perpetuarlo presentandolo come ‘sostenibile’ e positivo.
Un’autentica soluzione — un ‘capovolgimento epocale’ per il meglio — si paleserà per la Chiesa solo con l’emergere delle verità nascoste sotto la guida del legittimo Papa.
Notare che tutto questo discorso partiva da una semplice domanda sull’elezione di ‘papa’ Francesco, che in questo contesto non può che riferirsi a quello comunemente noto, ossia Bergoglio…
Mi viene in mente quel rimprovero di Gesù ai discepoli di Emmaus:
Ed egli disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”
Tutto quello che il Papa emerito poteva dire e fare l’ha detto e fatto, in molteplici occasioni…
Signore, illumina le nostre menti e infiamma i nostri cuori!
“Così è… se vi pare!”, caro Russo.
Per me, invece, non è affatto così – e mi pare ridicolo, anzi più fantasioso delle invenzioni di Cionci. Lei prende visioni private, le distorce a piacere, stravolge la Scrittura e finisce col colpire la stessa Chiesa che dice di difendere.
Lei cita 1Pt 4,17: «È giunto infatti il momento in cui inizia il giudizio dalla Casa di Dio». Ma se scrivendo queste cose lei insinua che la vera Chiesa sia finita e sostituita da una falsa, allora mi dica: lei crede al Vangelo o no? Perché secondo il Vangelo le porte degli inferi non prevarranno (Mt 16,18).
Scrive che Benedetto XVI a Castel Gandolfo avrebbe detto di non essere più “pontefice sommo”, sostituito da un “vescovo vestito di bianco”. Interpretazioni arbitrarie e forvianti: né la Scrittura né le rivelazioni private autorizzano simili fantasie. È lei che mette in bocca a Benedetto parole mai dette e spinge i lettori a credere a un complotto.
Arriva perfino a scrivere che nell’Eden “i progenitori hanno come ucciso Dio Padre”. Ma si rende conto del grottesco? L’uomo non ha “ucciso Dio”, ha solo distrutto se stesso col peccato. E quando scrive che oggi “si uccide la Chiesa” quale “immagine vivente dello Spirito Santo”, cade nell’eresia più banale: lo Spirito Santo non è immagine della Chiesa, e non è la Chiesa che diffonde lo Spirito, ma Dio stesso che lo dona. La Chiesa può solo invocarlo, mai manipolarlo.
Secondo lei “Benedetto è stato colpito, condotto dove non voleva, vestito da altri”. Ma Benedetto ha detto chiaramente di aver rinunciato liberamente, e che nessuno gli ha imposto nulla. Punto. Il gregge non si è disperso: si sono dispersi soltanto alcuni caproni che hanno preferito seguire fantasie apocalittiche anziché la fede della Chiesa.
Lei conclude evocando la prova finale, citando perfino: «Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Certo, la prova ci sarà. Ma di sicuro sarà la sua propaganda delirante a scuotere la fede dei piccoli, non la Declaratio di Benedetto XVI. Si chieda che opinione avrà della Chiesa e di Benedetto chi legge le sue strabilianti pseudo-rivelazioni profetiche. Non vede, Russo, che se c’è una persecuzione contro la Chiesa oggi, anche lei stesso, col suo complottismo, ne è protagonista?
E per finire, la sua chicca: “il regno del mercenario”; e l’annuncio del suo libro?. Almeno qui tutto si chiarisce: dopo Cionci e il suo “Codice”, serviva un nuovo romanzo a puntate. Con la differenza che, se mai vedrà la luce, sarà probabilmente scritto peggio e sicuramente venderà anche meno.
Perciò sì, “Così è… se vi pare!”. A me invece pare soltanto un’enorme montatura: ridicola, distorsiva e dannosa per la fede cattolica.
Io sono ignorante, ma di una cosa sono certa: l’inaugurazione del Pontificato di Papa Benedetto si aprì con una sua richiesta di preghiera ” affinchè io non soccomba ai lupi”. L’unico suo timore, dunque era di essere sopraffatto. Ha risolto restituendo il suo Mandato al CAPO (credo ancora che la Chiesa si definisca Corpo Mistico). Chi sta portando avanti la Storia è La Regina e il Suo Esercito ben visto da Monfort. Cosa ne pensate ?
Il Signore non assegnò a Pietro e ai suoi successori il sommo ufficio di governo della Chiesa (ossia il munus petrinum) perché questi — per paura dei lupi — lo restituissero semplicemente a Lui intatto ‘incrociando le dita’, ossia lavandosi in pratica le mani del futuro della Chiesa con un irresponsabile: ‘Gesù, pensaci tu! Io non sono all’altezza…’
Al Pontefice regnante spetta il compito istituzionale di definire le modalità della successione petrina; quindi o assolverà al suo dovere secondo la scolare consuetudine (ossia rimettendo la responsabilità della successione nelle mani dei cardinali elettori, che elessero Bergoglio) oppure, nel caso di eccezionali ‘derive’, dovrà garantire la trasmissione dell’ufficio a un legittimo successore secondo altre modalità da lui stabilite — pubblicamente oppure segretamente, se le circostanze lo richiedano.
Il munus, come un prezioso talento, non va sepolto in una buca poi restituito tale e quale (v. Matteo 25, 14-30) al Signore per timore di perderlo, ma va fatto fruttificare e poi trasmesso a un degno successore, perché generi (a suo tempo) altri frutti benedetti per la Chiesa.
Che poi Gesù e Maria siano supremi custodi e garanti della continuità di questo munus nella storia è cosa certa ed è anche bene ricordarlo; ma che ciò non sia una giustificazione per omettere di fare tutto il possibile per assolvere al divino mandato del Papa di perpetuare la legittima successione petrina.
Dal canto mio sono convinto che Benedetto XVI abbia assolto il suo compito e che l’ufficio petrino sia quindi stato trasmesso a un degno servo di Dio (il vero Papa Francesco), anche se al momento non vi sono prove definitive di questo peculiare ‘passaggio del testimone’, ma ‘solo’ un’infinità d’indizi e di evidenze (indirette ma intrinsecamente coerenti) che suggeriscono che le cose siano andate proprio così…
“E quando scrive che oggi “si uccide la Chiesa” quale “immagine vivente dello Spirito Santo”, cade nell’eresia più banale: lo Spirito Santo non è immagine della Chiesa…”
Caro don Pietro Paolo, non entro nel merito delle elucubrazioni di Russo, ma lei o non sa leggere o non capisce quello che c’è scritto, come dimostrato dalla frase riportata sopra, che lei interpreta al contrario di quello che scrive Russo. Dunque
1) Legga con maggiore attenzione. Senza fretta di scrivere encicliche istantanee.
2) Capisca bene quello che c’è scritto.
3) Se ha qualche dubbio, consulti a) il vocabolario b) la grammatica c) un manuale di analisi testuale.
4) Scriva le sue osservazioni.
5) Rimanga sul pezzo, centrando l’obiettivo. Osservazioni fuori bersaglio sono un boomerang (per lei), ma forse non se ne accorge.
6) Più fatti veramente rilevanti e meno opinioni.
7) Meno accuse di eresia, vedi sopra. È un boomerang (per lei), soprattutto se non ha capito quello che c’è scritto.
8) Meno presunzione di essere la “bocca della Verità”, “difensore di Cristo”, “difensore della Chiesa”. Siamo tutti fallibili, compreso lei. Le nostre credenze (comprese le sue, a meno che Lei non sia Gesù Cristo nella sua Parusia) non sono la Verità assoluta, né il Magistero infallibile dei Papi e della Chiesa.
Distinti saluti, caro reverendo.
@complottista , scusi se mi permetto ma visto con che tono di superiorità e disprezzo si è rivolto a don Pietro, dicendogli che non capisce ciò che legge le riporto il resto che immagino non abbia visto sennò avrebbe capito sicuramente il senso di quanto scritto da don Pietro : “nell’eresia più banale: lo Spirito Santo non è immagine della Chiesa, e non è la Chiesa che diffonde lo Spirito, ma Dio stesso che lo dona. La Chiesa può solo invocarlo, mai manipolarlo.”
Qui ad essere veloci di scrittura e di lingua dobbiamo stare attenti tutti. E dobbiamo anche stare attenti a pensarci più intelligenti che fare scivoloni è un attimo. E magari attenti anche al rispetto, sia per la persona in quanti persona, ma anche alla carica/ruolo che ricopre. Una tagliola è sempre presente soprattutto in queste circostanze.
Caro complottista,
non so se scrivere queste cose faccia giustizia al suo nome: il suo intervento mi pare tradisca più acredine personale che volontà di chiarimento. Vorrei però precisare alcune cose, senza presunzione e senza la minima pretesa di sostituirmi al Magistero.
1. Sul testo di Russo.
La frase incriminata è: «si uccide la Chiesa quale immagine vivente dello Spirito Santo». Se la si legge così com’è, senza girarci intorno, si dice che la Chiesa sarebbe “immagine vivente dello Spirito Santo”. E questo è teologicamente errato: la Chiesa non è immagine dello Spirito Santo, ma tempio dello Spirito Santo (1Cor 3,16) e Corpo di Cristo. Questa è la dottrina cattolica, non un’opinione personale.
2. Sul metodo.
Lei mi invita a consultare vocabolario, grammatica e manuale di analisi testuale. Ebbene: è proprio con la grammatica elementare che si rileva il problema. Se l’autore voleva dire che lo Spirito Santo è immagine vivente della Chiesa, allora ha scritto male. E non è colpa mia se il testo è ambiguo o teologicamente infelice.
3. Sull’accusa di presunzione.
Non mi sono mai proclamato “bocca della Verità”: cerco di difendere quella Verità che appartiene a Cristo e che la Chiesa insegna da duemila anni. È chiaro che siamo tutti fallibili — ma fallibile non significa rinunciare a distinguere il vero dal falso. Se tutto fosse ridotto a opinione, allora anche il Vangelo diverrebbe una delle tante opinioni possibili.
E qui mi permetta di ricordare una cosa semplice ma essenziale: sono un sacerdote. In quanto tale, non solo ho il compito di annunciare e insegnare, ma anche — quando necessario — di correggere, secondo il mandato che la Chiesa ci affida. Non si tratta di superbia personale, ma di fedeltà a un ministero ricevuto per grazia, non per merito.
4. Sul tono.
Mi colpisce che il suo intervento elenchi con precisione numerata i miei difetti, ma non offra alcuna argomentazione teologica positiva. Questo tradisce più il gusto per lo scontro che per la ricerca della verità.
Ma proprio non siete mai contenti: vi lamentate che i preti oggi non parlano mai di Cristo e della Chiesa, e quando ce n’è uno che lo fa, apriti cielo! È singolare che si invochi sempre il silenzio dei sacerdoti, e quando uno parla di ciò che è essenziale — il Vangelo, la dottrina, la fede cattolica — diventi improvvisamente un fastidio.
Con rispetto,
don Pietro Paolo
“L’errore sostanziale è la sola e unica causa d’invalidità della rinuncia d’invalidità di Benedetto XVI. Dunque va condannato. Cosa aspettate?
Enrico Maria Radaell
https://www.aldomariavalli.it/2023/02/06/radaelli-vi-spiego-il-modernismo-di-ratzinger-e-perche-bisogna-guardarlo-in-faccia/
A mio avviso, riprendendo da Anselmo d’Aosta, l’unum argumentum.
L’idea di un “errore sostanziale” è una costruzione che non ha fondamento né in diritto canonico né nella teologia cattolica. E se Benedetto stesso, fino alla fine, ha sempre ribadito che lui era Papa emerito e che “Il Papa era uno solo”, che quindi non poteva che essere Francesco”, vuol dire che lui non dubitava affatto della validità del suo gesto.
L’“unum argumentum” per noi cattolici non è la ricerca di cavilli contro un Concilio o contro un Papa, ma Cristo stesso che ha promesso: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18). Questo è l’unico argomento decisivo.
Non riferendomi soltanto agli articoli di Sergio Russo, mi permetto di chiedere:
quando finirà questa diatriba, che con il moltiplicarsi abnorme dei punti di vista giunge a niente?
Finirà quando si avrà il coraggio di pubblicare gli atti del conclave ultimo. Occorre firmare la petizione
Caro Nippo, perchè dovrebbe finire questa diatriba? E poi: siamo sicuri che la fine della discussione sia, ipso facto, indice di ordine ed armonia ritrovati? Come si può intuire dal tono delle mie affermazioni non condivido l’equazione “assenza di dialogo” = “assenza di conflitto”, e di più “assenza di dialogo/diatribe” = “ordine e verità condivisa”. Cristo prima di morire aveva fatto bene, come ci insegnano ad abudantiam i Vangeli, eppure la folla, opportunamente sobillata, chiese la sua testa e la salvezza di Barabba. Ecco su questa riflessione dovremo orientare la nostra Vita, riflettendo sulla vacuità e la fragilità degli Uomini e delle loro istituzioni. Tornando a noi, osservo che vi possono essere molti motivi per cui esiste “la diatriba”. Mi limito a ricordarne i principali: in primo luogo la verità non è facilmente conoscibile, ovvero se conoscibile non può essere dichiarata se non a prezzo di sofferenze imposte a se ed ai propri cari, in secondo luogo in una qualsiasi discussione può accadere che la controparte sia in malafede ovvero rifiuti di riconoscere la verità perchè mossa da interessi contingenti quindi più al proprio tornaconto che a riconsocere la verità stessa. Non bisogna aver paura della diatriba, quanto piuttosto delle verità negate o semplicemente omesse!! Leggendo questo sito e altri consimili comprendiamo che ciò accade sempre più spesso. E’ di ciò che dovremmo preoccuparci. Come insegna l’Apostolo e l’Evangelista Giovanni: “la Verità fi farà liberi”, non la falsa Pace, che spesso è frutto di indifferenza ed ignoranza (nel senso latino del termine).
È la post-modernità: non esiste più la realtà, solo interpretazioni. Ogni dichiarazione e pronunciamento deve essere chiarito all’infinito. (cit.)
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