G@z@, Colpi alla Testa dei Bambini. La Denuncia di Quindici Medici Internazionali. De Volkskrant.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione sulla pulizia etnica e lo sterminio in corso a Gaza e in Cisgiordania. Buona lettura e diffusione.

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Il primo è questo post de Il Fatto Quotidiano:

 

Alla Festa del Fatto Quotidiano, in corso al Circo Massimo fino al 14 settembreElena Basile, ex ambasciatrice e voce critica della diplomazia italiana, ha affrontato con toni durissimi la questione palestinese e il sostegno occidentale alle politiche israeliane.
La politica che sta tenendo Israele oggi è una politica mafiosa, terrorista”, ha dichiarato dal palco, distinguendola persino dalle strategie dei primi governi israeliani: “Ben Gurion faceva interventi lampo perché teneva conto della situazione geografica e delle forze di Israele, metteva gli ostaggi in primo luogo. Oggi abbiamo un paese che mantiene sette fronti militari: Gaza, Cisgiordania, Libano, Yemen, Iran, Siria e IraqE con l’attacco a Doha sta mettendo in discussione le stesse alleanze con Egitto, Giordania e le monarchie del Golfo, gli interlocutori degli accordi di Abramo”.

Secondo Basile, Israele appare oggi sempre più isolato: “Alle Nazioni Unite due terzi del mondo votano contro Israele. Grazie soprattutto al lavoro di Francesca Albanese, la società civile resiste e si oppone”. Tuttavia, ha sottolineato che anche Russia, Cina e paesi arabi “non sfidano apertamente Israele, pur non essendone complici come l’Occidente”.
L’ex ambasciatrice ha invitato a non leggere il 7 ottobre come una rottura nella storia recente: “C’è una continuità politica nell’occupazione illegale di Gaza e Cisgiordania dal 1967. Non solo con Netanyahu”.
Da qui la domanda cruciale: “Cosa si può fare contro un paese che ha vissuto nell’illegalità e nell’impunità totale?”.

Basile ha espresso ammirazione per iniziative della società civile come la Global Sumud Flotilla o la risoluzione 377 “Uniting for Peace” dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, definendole strumenti di “indignazione morale e resistenza a un pensiero unico propagandato dai maggiori media”. Ma ha ammesso un certo pessimismo: “Il diritto viene implementato solo se c’è un quadro politico che lo sostiene”.
L’unica strada, per lei, resta la mobilitazione popolare: “Dobbiamo concentrarci in una mobilitazione dentro gli Stati europei e, se possibile, negli Stati Uniti, per chiedere la fine della cooperazione politica, militare ed economica con IsraeleGrazie a Francesca Albanese, oggi abbiamo i nomi e cognomi di tutte le imprese che fanno profitto col genocidio”.

Sul ruolo di Hamas, l’ex ambasciatrice ha spiazzato la platea: “Sono stanca di questa condanna astorica, usata come concessione a un regime sottoculturale. Io non sposo le politiche di Hamas, che hanno fatto da sponda alla retorica israeliana. Ma è una menzogna far credere che la politica di Israele dipenda da Hamas”. Ha ricordato che in Cisgiordania, dove non governa Hamas e “i crimini di guerra sono gli stessi di Gaza”.

Altro passaggio forte riguarda la definizione stessa di genocidio, con una frecciata a opinionisti e giornalisti televisivi: “Non è una questione terminologica. Nel momento in cui si definisce Israele stato genocida, scatta l’isolamento politico, morale e giuridico. È fondamentale”.
Basile ha anche denunciato l’atteggiamento di certa televisione italiana: “Mi dispiace ascoltare ancora conduttori che negano il termine genocidio o vietano di associare quanto accade alla Shoah. Ma è tragico che un popolo vittima di un genocidio sia diventato carnefice. La diaspora ebraica non ha nulla a che vedere con tutto questo, ma chiedere agli esponenti illustri della comunità ebraica di prendere le distanze è fondamentale per recuperare la nostra umanità”.

Sul riconoscimento della Palestina, l’ex ambasciatrice ha accolto positivamente i recenti voti all’ONU e le aperture europee, ma con grande diffidenza: “È meraviglioso che due terzi degli Stati abbiano votato per i due Stati, che persino Macron parli di riconoscere la Palestina. Ma ho l’impressione che ci sia un tentativo dei governi di gestire il dissenso della società civile con riconoscimenti che politicamente non portano a nulla e suonano tragicomici per un popolo annientato, torturato e genocidato”.

L’intervento si è concluso con una riflessione più ampia, che ha toccato il nodo dei rapporti tra Gaza, Israele e l’imperialismo occidentale: “Gaza è un’incrinatura. Da lì emerge il vero volto dell’imperialismo americano e israeliano. E dobbiamo riconoscere anche quello espansionistico della Nato, che in Ucraina porta avanti lo stesso disegno di dominio. Se anche il centrosinistra riuscisse a rendersene conto, sarebbe un’incrinatura contro le due destre al governo”.

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Poi c’è questo post di Lavinia Marchetti su Facebook:

 

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UNA STORIA TRA CENTINAIA DI MIGLIAIA (NON RACCONTATE) A GAZA: AL-SULTAN
di Lavinia Marchetti
Una storia tra tante, quelle “raccontabili” dalla stampa, raccontiamo e diamo i nomi soltanto a quelli che hanno caratteristiche particolari: un medico, un calciatore, un giornalista. Gli altri sono numeri, liste di morti, come nei memoriali della prima e seconda guerra mondiale, elenchi di vite spezzate e umiliate.
Numeri (peraltro incerti e in costante aumento dopo i pesanti bombardamenti a Gaza City) senza volto e storia. In certe sere prima di dormire, cerco di immaginare quante vite sono sotto le macerie di Gaza che nessuno conoscerà mai.
Penso ai milioni di sudanesi in fuga, alle donne stuprate (anche bambine), alla fame, ai morti, anche lì sotto le macerie.
Due situazioni simili.
Penso alle vite che non vengono raccontate, ai nomi che si dissolveranno nella polvere per la follia di pochi, per razzismo, per suprematismo, per mantenere i privilegi della razza bianca, per colonialismo.
Ci penso e non riesco a vedere le facce, vedo le ossa, brandelli, cataste di cadaveri che stiamo accumulando con una velocità impressionante. Quando trovo queste storie le conservo, per ritrovarle simbolicamente, applicarle a tutti coloro che saranno dimenticati, macerie di corpi sotto cemento e fango. Stasera condivido con voi questa storia.
Repubblica. 14 settembre 2025.

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Poi c’è questo tweet su Instagram:

 

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antloewenstein

Come molti di noi dicono da anni, il problema in Israele non è (solo) Netanyahu.
Uno stato ebraico consumato da mania genocida, cecità morale e impunità globale.
Questo tweet di @mairavzonszein.
#israel #notjustnetanyahu #genocidal #palestine #gaza

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Infine, mentre l’esercito israeliano sta compiendo la parte finale della pulizia etnica a Gaza Nord, questo post su Instagram:

 

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Una nuova, devastante indagine del quotidiano olandese De Volkskrant: 15 medici internazionali segnalano almeno 114 bambini palestinesi con ferite da arma da fuoco alla testa/al torace: ferite che, secondo gli esperti forensi, sono compatibili con un colpo di pistola mirato.

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2 commenti su “G@z@, Colpi alla Testa dei Bambini. La Denuncia di Quindici Medici Internazionali. De Volkskrant.”

  1. Veronica Cireneo

    Fb permette condivisioni di questo articolo col contagocce. Come il peccato impuro contro natura che schifa anche i demoni.

    Meglio condividerlo altrove

I commenti sono chiusi.

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