Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo intervento dell’Arcivescovo Caro Maria Viganò. Buona lettura e diffusione.
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Cujus ævum, ejus et Religio
Alcune precisazioni dopo un fuorviante articolo di Blase Cupich
Infatti, i veri amici del popolo
non sono né rivoluzionari né innovatori,
ma tradizionalisti.
San Pio X, Notre Charge Apostolique
Ricordo bene quando, nel 2014, Bergoglio decise di nominare Blase Cupich Arcivescovo di Chicago: fu una nomina tutta sua in cui come Nunzio Apostolico non fui minimamente coinvolto. Quando prese possesso della Cattedra di Chicago, inaugurò il suo ministero con l’arroganza e la presunzione che lo caratterizzano, dicendo ai fedeli che non potevano aspettarsi da lui che fosse in grado di camminare sulle acque.
La sua appartenenza alla lavender mafia e al cerchio magico del predatore seriale Theodore McCarrick (insieme a Wuerl, Farrell, McElroy, Gregory, Tobin, per citare solo loro) fanno di lui uno dei peggiori esponenti della chiesa woke americana e un orgoglioso alleato della Sinistra globalista e LGBTQ+. Il suo livello di corruzione e la sua azione di insabbiamento degli scandali sessuali e finanziari dei suoi sodali – tra i quali il predecessore Joseph Bernardin – sono ben noti tanto ai tribunali civili americani quanto alla Curia Romana.
Ma sappiamo bene che nella chiesa conciliare e sinodale quanto più un Prelato è corrotto e ricattabile, tanto più ha prospettive di ascendere ai vertici della Gerarchia dove poter fare il maggior danno. Non a caso Bergoglio lo creò Cardinale nel 2016. Nel Febbraio 2019, in occasione del Summit sulla protezione dei minori, convocato da Bergoglio in Vaticano a pochi mesi dalla pubblicazione del mio dirompente Memoriale (qui), fu proprio Cupich, nelle vesti di Presidente della Commissione per la protezione dei minori della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, a deplorare le vicende del caso McCarrick, come se ne fosse stato del tutto estraneo e non avesse dovuto “allo zio Ted” la propria carriera ecclesiastica. Tenuto conto dell’occultamento di notitiæ criminis di cui Cupich si è reso responsabile a Chicago, sentirlo affermare che «la segnalazione di un reato non dovrebbe essere ostacolata dalle “regole di segretezza o riservatezza”» ha del surreale.
Lo scorso 3 Settembre, sul giornale dell’Arcidiocesi di Chicago, Blase Cupich è riuscito a collezionare una serie di imbarazzanti figuracce, nel tentativo di accusare la Chiesa Cattolica di aver adulterato l’originaria purezza della Liturgia, che il Vaticano II le avrebbe restituito con la riforma liturgica montiniana. Questo è infatti il nuovo compito che i suoi padroni gli hanno affidato, in continuità con gli incarichi precedenti. Il passaggio da Bergoglio a Leone – alla cui apparizione alla Loggia Cupich godeva di soddisfazione – non ha rappresentato per lui alcun cambiamento né tantomeno un’estromissione.
Scrive Cupich:
Per molti versi, la riforma è stata un recupero delle verità di fede, che nel tempo erano state oscurate da una serie di adattamenti e influenze che riflettevano l’espansione del rapporto della Chiesa con il potere secolare e la società. In particolare durante il periodo carolingio (VII-IX secolo) e barocco (XVII-XVIII secolo), furono inseriti nella liturgia numerosi adattamenti che incorporavano elementi delle corti imperiali e reali, trasformando l’estetica e il significato della liturgia. La liturgia divenne quindi più uno spettacolo che la partecipazione attiva di tutti i battezzati all’azione salvifica di Cristo crocifisso.
Questi temi, propri di ambienti protestanti, si basano notoriamente su una falsificazione storica. L’idea di una crescita “tumorale” del cerimoniale della Messa è falsa e deviante, oltreché temeraria e offensiva verso la Chiesa Cattolica Romana. E falsa è anche l’affermazione che la spoliazione dei riti e delle cerimonie ad opera della cosiddetta riforma conciliare sia consistita – usando le parole di Cupich – in “una correzione di questi adattamenti liturgici carolingi e barocchi attraverso il ripristino dell’enfasi originale della liturgia sulla partecipazione attiva dei laici e su una nobile semplicità. Queste riforme erano una risposta diretta ai secoli di sviluppo che avevano erroneamente trasformato la Messa da evento comunitario in uno spettacolo più clericale, complesso e drammatico.”
Ancora più falsa e temeraria è l’idea che la riforma conciliare abbia permesso il recupero delle verità di fede, che nel tempo erano state oscurate, quando è palese che questo oscuramento è stato invece ottenuto col Novus Ordo, come dimostra anche un confronto superficiale dei due riti.
Le accuse di Cupich non fanno che riproporre quanto gli eretici – specialmente protestanti e modernisti – avevano già sostenuto, dimostrando con questi una continuità ideologica che da sola è sufficiente a demolire ogni credibilità. Già nel 1794 – solo cinque anni dopo la Rivoluzione francese – il Conciliabolo di Pistoia aveva pescato a piene mani nel repertorio dei Calvinisti, meritando la condanna di Pio VI non solo degli errori dottrinali di quel Sinodo illegittimo, ma anche delle sue deviazioni in campo liturgico.
Secondo Cupich, il Vaticano II avrebbe permesso “il ripristino dell’enfasi originale della liturgia sulla partecipazione attiva dei laici e su una nobile semplicità”. Con questa affermazione, tuttavia, egli rivendica anche il rovesciamento dell’impostazione teocentrica (e quindi cristocentrica) della Liturgia apostolica, trasformata dal Concilio in espressione cultuale di un vero e proprio cambiamento dottrinale in senso antropocentrico. La Chiesa monarchica è stata sostituita da una chiesa collegiale (con Lumen Gentium) e sinodale, capace di “rileggere il Papato in chiave ecumenica”. Ci troviamo davanti al compimento dell’attacco della Rivoluzione contro l’altare, dopo aver portato a termine quello contro il trono: la cancellazione delle Monarchie di diritto divino era il preludio alla cancellazione della Monarchia divina di Nostro Signore e di quella sacra del Papato.
La visione antropologica del Modernismo afferma che Dio è la proiezione di un’immagine creata dall’uomo a seconda dei suoi bisogni contingenti. Il Modernismo non crede in una Rivelazione divina, ma nella proiezione di un bisogno umano contingente e mutevole. Torniamo alla vecchia teoria dei cosiddetti Novatori, secondo cui la purezza primitiva della Chiesa sarebbe venuta meno proprio quando essa ha saggiamente esplicitato nell’azione sacra quegli aspetti della dottrina che venivano negati da nuove eresie. Il ritorno alla “chiesa del primo millennio” che costoro auspicano è chiaramente pretestuoso e strumentale. Voler riportare la Chiesa – forte nel vigore del Corpo Mistico dopo secoli di eresie e scismi – a quella fantomatica nobile semplicità di quand’era ancora in fasce significa dunque esporla consapevolmente al contagio degli errori dai quali si sarebbe poi immunizzata, e al contempo non trovare nel suo Magistero quelle condanne delle eresie che si sarebbero propagate successivamente. Significa, in sostanza, volere il male della Chiesa, solo per non contraddire la propria farneticante visione modernista e non rendere ancora più evidente la propria malafede.
A suggellare sin dalle prime righe del suo intervento l’inanità di un tema ampiamente confutato sin da quando era appannaggio dei Calvinisti, Cupich ricorre ad una citazione di The Vindication of Tradition (1984) di Jaroslav Pelikan, “teologo” americano protestante con il quale Cupich condivide l’enfasi sull’ecumenismo, sullo sviluppo storico delle dottrine e sull’interpretazione dinamica della fede: un perfetto campione di sinodalità ecumenica, o di ecumenismo sinodale.
L’aforisma di Pelikan è questo: “La tradizione è la fede viva dei morti; il tradizionalismo è la fede morta dei vivi”. Da come esso è formulato – al di là dell’artificio retorico basato su uno slogan ad effetto – la tradizione sarebbe o fede viva dei morti o fede morta dei vivi. Per il Cattolico, invece, la Tradizione consiste appunto nel tradere, nel ricevere e consegnare intatta la Verità contenuta nelle Sacre Scritture o nelle tradizioni non scritte, raccolte dagli Apostoli dalla bocca dello stesso Cristo, o trasmesse come di mano in mano dagli Apostoli stessi sotto la dettatura dello Spirito Santo […] e conservate nella Chiesa Cattolica con successione ininterrotta.
Nella semplificazione volutamente omissoria di Cupich, il tradizionalismo è culto dell’antico, da parte di superstiti nostalgici; e la Tradizione è tradimento dell’antico mediante l’evoluzione dei dogmi, in nome del progresso. Per il Cattolico, il tradizionalismo è invece la naturale espressione sociale – civile e religiosa – della Tradizione. Essere Cattolici significa essere tradizionalisti, come appunto ricordava Papa Pio X, e riconoscere nella Tradizione e nella Sacra Scrittura le due fonti della divina Rivelazione – di cui è sola depositaria e custode infallibile la Santa Chiesa Cattolica Romana – senza cadere nell’eresia luterana della Sola Scriptura.
È evidente che questo articolo costituisce una dichiarazione di guerra alla Tradizione. E sappiamo bene quanto certi avvertimenti mafiosi trovino facilmente zelanti cortigiani pronti a criminalizzare e ostracizzare i no-Vat, trattati dalla Gerarchia con la stessa crudeltà e lo stesso cinismo con cui i governanti civili hanno perseguitato chi si è opposto alla farsa psicopandemica o chi si oppone oggi alla frode climatica.
Se Cupich ha ritenuto opportuno esporsi sul periodico diocesano con un tale, imbarazzante intervento è perché egli considera i “tradizionalisti” non più con il disprezzo che sino a qualche tempo fa i Novatori riservavano a una trascurabile minoranza senza voce, ma con la preoccupazione di chi vede sempre più minacciata la propria usurpazione del potere nella Chiesa.
Rimane un ultimo interrogativo: chi sono i “tradizionalisti”, oggi, nella Chiesa?
- Carlo MariaViganò, Arcivescovo
12 Settembre MMXXVNominis Beatæ Mariæ Virginis
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38 commenti su “Un Fuorviante Articolo di Blase Cupich. Alcune Necessarie Precisazioni. Mons. Carlo Maria Viganò.”
O sì che questa appare una grande verità:
“La fedeltà è in cammino e la fedeltà ci porta spesso a rischiare. La fedeltà da museo non è fedeltà. Andare avanti con il coraggio di discernere e di rischiare cercando la volontà di Dio”
Queste parole sono di papa Francesco, pronunciate il primo marzo del 2024 in udienza del Convegno internazionale “Uomo-Donna. Immagine di Dio”).
Dio è il rischio che lo si uccida uccidendo un uomo.
Ed in tutte tre le monolatrie di comune radice l’uomo viene ucciso dal Potere/Autorità di Rm13,1-7.
Dov’è quindi il Dio Amore e Pace?
Non l’amore della verità, comunque scritta, bensì la verità dell’amore veneriamo! Veneremur cernui.
“NON CI PUÒ ESSERE PACE TRA LE NAZIONI SENZA PACE TRA RELIGIONI”.
Lo dice Papa Leone XIV nel messaggio inviato ai partecipanti all’ottavo Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali, che si è tenuto ad Astana, nel Kazakistan, qualche giorno fa.
“I sedevacantisti sono funghi che sono spuntati, gente che interpreta le cose a suo modo. Non sono cattivi: sono tristi; con la tristezza nel cuore li compatisco.” ( Papa Francesco in una intervista in data 13 marzo 2024).
Mi ha colpito quell’aggettivo “tristi” che ricalca fedelmente quel “moktheròs” (triste, pietoso, infelice) rivolto all’uomo della menzogna nel vangelo secondo gli ebrei e con ogni probabilità riferito a Paolo di Tarso.
Poi, caro SIMONE TORREGGIANI, visto che il tuo pensiero mi invoglia, voglio proporti due affermazioni di Paolo, ebreo e fariseo, nella sua lettera ai Filippesi.
“MIHI ENIM VIVERE CHRISTUS EST ET MORI LUCRUM”.
e
“VERUNTAMEN EXISTIMO OMNIA DETRIMENTUM ESSE PROPTER EMINENTIAM SCIENTIAE (gnoseos!) CHRISTI JESU DOMINI MEI PROPTER QUEM OMNIA DETRIMENTUM FECI ET ARBITROR UT STERCORA UT CHRISTUM LUCRIFACIAM”.
Queste affermazioni mi hanno indotto fin da giovane in grande sospetto.
Si sa, Paolo è ritenuto un fabbricante e venditore, un commerciante. Ed i termini usati qui non lasciano dubbi.
“Tutte le altre merci in confronto alle mie…”
Tutta la mia vita è per questa conoscenza e la morte un guadagno!
Sicuramente pensava anche ai rischi che correva predicando “il Vangelo di me secondo Gesù Cristo” a due padroni: i Romani e la ricca classe dei Sadducei, e sacerdoti ebrei collaborazionisti.
Comunque, mi sembra, avesse colto il profondo messaggio di Gesù, un messaggio di libertà, di riscatto sociale di ogni emarginato dal Potere politico-finanziario, ma ne avesse compreso bene anche l’implicita pericolosità e ne abbia fatto, quindi, da bravo imprenditore e provetto commerciante ebreo, che non perde il vizio, merce da modificare e vendere in proprio.
Ma per poter diventare il più “scientifico” commerciante c’è bisogno di licenza-compiacimento. Ecco allora la lettera ai Romani 13, 1-7. Ignora di entrare nel merito del processo storico a Gesù, nei fatti.
Comunque la licenza ed il successo arriveranno solo con Costantino e Teodosio e perfezionati da Giustiniano. Questi infatti chiude la Sedes Sapientiae a chi contesta tale vangelo o ne mette in luce l’arrogante fallacia.
“ET MORI LUCRUM”. Ma come?
“ΜΑΡΑΝ.Α( )Α”
del codex Vaticanus B della 1 Cor 16, 22:
“RE [ Μάριν ] vieni”.
@ ROLANDO: la sua ‘arringa’ è piena di confusione e imprecisioni, libere citazioni ‘fai da te’ di testi ‘presumibilmente’ sacri, canonizzazioni a sentimento, affermazioni apodittiche irrazionali, frasi lasciate a metà ecc.
Mi scuserà (oppure no, veda lei) se non aggiungerò ulteriori commenti ai suoi interventi…
Ovvio, no? Sono un imbecille che non si è riuscito a far “comprendere”?
Le cose sono talmente complicate che un sì sì no no di evangelica memoria non bastano.
Non bastano neppure a spiegare bene bene perché Dio farebbe grazia chi vuole o la negherebbe secondo la stessa Parola divina.
Oh, carissimo SIMONE TORREGGIANI, scusarla di che?
Delle “canonizzazioni a sentimento”?
Perbacco anche lei potrebbe rientrare nel mio gratuito e libero elenco!
Io temo che lei abbia compreso molto bene.
Carissimo TORREGGIANI, riposati. E pensa a Gv3,5-8. Tenendo presente che nessuno allora sapeva ancora che esisteva lo spirito “santo”.
Beghe degli uomini di chiesa, a parte! Non è importante la chiesa, bensì Dio.
Alcuni giorni fa papa Leone XIV ha dichiarato che finché esistono divisioni tra religioni esisteranno divisioni fra i popoli. E Gesù ebreo ha dichiarato di essere venuto a dividere!
Come la mettiamo? Paolo scrive: “VERUNTAMEN EXISTIMO OMNIA DETRIMENTUM ESSE PROPTER EMINENTIAM SCIENTIAE (gnoseos!) CHRISTI JESU DOMINI MEI PROPTER QUEM OMNIA DETRIMENTUM FECI ET ARBITROR UT STERCORA UT CHRISTUM LUCRIFACIAM”.
Sei sicuro che lo ha ispirato lo spirito “Santo”? Io ho le mie umane e legittime perplessità e sarei pronto a smentire pur di contribuire a salvare anche una sola vita umana. Mi viene in mente quel ragazzino di Gaza che scappava piangendo disperato con la sorellina sulle spalle. Ma dimmi, per tutto l’amore che porti al tuo Dio, Dio è un assassino o un mandante?
Confusione totale. Chaos ab Ordo.
La sede è vacante. Santa Sede in mano ai massoni.
Don Minutella è l’unico che dice pane al pane e vino al vino. Tutto il resto è fumo, è foschia satanica.
Ma come?
È ancora impedita o del tutto vacante?
Ma che si stia per caso attuando “l’abominio della desolazione” come nel 167 a. C. e nel 135 d. C.?
Falsi come Giuda. Grande Viganò.
……… e dal Vaticano il silenzio è assordante. È lecito pensare che condividano o almeno non trovino elementi di contrasto. Si è detto tutto ? Mmhh… ci sarà ancora molto da dire e patire.
Viganò afferma:
‘La Chiesa monarchica è stata sostituita da una chiesa collegiale (con Lumen Gentium) e sinodale, capace di “rileggere il Papato in chiave ecumenica”.’
Cito da Lumen Gentium:
Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica.
I termini ‘ecumenico’, ‘universale’ e ‘cattolico’ sono in pratica sinonimi. Inoltre la Chiesa è sempre stata ‘collegiale’: ‘Sacro Collegio’ è sinonimo di ‘Collegio Cardinalizio’ e il ‘Collegio Episcopale’ — l’assemblea di tutti i Vescovi: i ‘discendenti degli Apostoli’ — sempre ci fu, fin dalle origini. Inoltre per sua stessa natura la Chiesa è ‘sinodale’; il termine etimologicamente richiama il ‘camminare assieme’: il gregge cammina assieme ai suoi pastori, con il sommo pastore che è il Vicario di Cristo.
È sempre stato così!
In questo Lumen Gentium è perfettamente in linea con la Tradizione, per altro attingendo da essa a piene mani citazioni a supporto di quasi ogni singola frase della Costituzione Dogmatica.
Il governo e il primato del successore di Pietro non sono affatto messi in discussione da Lumen Gentium.
Per onestà intellettuale l’affermazione di Viganò andrebbe riscritta così:
‘La Chiesa Cattolica è sempre stata al contempo monarchica, collegiale, sinodale ed ecumenica. Lumen Gentium, sulla base base degli elementi fondanti della Chiesa di sempre, ha approfondito la sua naturale propensione all’universalità secondo la volontà di Cristo:
“E ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.” (Giovanni 10, 16)
Chi rigetta ostinatamente questa ‘vocazione all’allargamento dell’ovile’, ossia all’espansione del concetto di cattolicità della Chiesa, nega di fatto la parola di Cristo e si auto-esclude dalla comunione con Lui e la Sua Chiesa.
Alla domanda ‘chi sono i “tradizionalisti”, oggi, nella Chiesa?’ rispondo così: coloro che accolgono il progressivo avanzare della Rivelazione alla luce della Tradizione nella piena fedeltà, reverenza ed obbedienza alla guida del legittimo Vicario di Cristo.
Sapiente e condivisibile intervento.
Mi chiedo allora il perché di certe strane scomuniche storiche vicendevoli.
Ogni scisma è una profonda ferita nel corpo ecclesiale, come quando si rompe un matrimonio in seguito a una separazione o a un divorzio. A questo clima ostile di disunione seguono le reciproche scomuniche.
Perché accade tutto ciò?
Non è forse vero che tutti i cristiani riconoscono uno stesso re: Gesù Cristo?
Allora perché dividersi, se il Regno è il Suo ed è uno?
Perché satana in questo tempo è ‘principe’. Il naturale, spontaneo, divino fluire dell’amore, dell’amicizia, della fiducia reciproca è quindi ostacolato dalle innumerevoli insidie del maligno.
Così le sacre alleanze si incrinano e si rompono, si cercano pretesti per dividersi piuttosto che unirsi nel riconoscimento delle verità e della Verità, i popoli si separano in fazioni, poi scoppiano le guerre…
Tuttavia ogni ferita può (e deve) essere guarita, ogni strappo ricucito, da ogni caduta bisogna rialzarsi, le sante alleanze dimenticate vanno rinnovate e rinsaldate.
Per questo siamo qui: servi di Dio per raccogliere e rimettere assieme i cocci (per quanto possibile…), nella trepidante attesa del ritorno del Re, che ristabilirà tutto e prima bandirà poi distruggerà satana e il suo regno di tenebra una volta per sempre.
Io ho scritto: “scomuniche”.
Tu, perdonami, non mi infinocchi con “scisma”. Come se la scomunica avesse un solo “sesso”.
Comprendi, vero?
Scismatico ed eretico non sono la stessa cosa.
Caro SIMONE TORREGGIANI, io ho scritto: “scomuniche”.
Tu, perdonami, non puoi equivocare col termine “scisma”. Come se la scomunica riguardasse un solo aspetto. Comprendi, vero? Scismatico ed eretico non sono la stessa cosa.
L’ ‘ufficializzazione’ della scomunica automatica da parte di un tribunale ecclesiastico nei confronti di un battezzato può avvenire sia in conseguenza dell’accertamento di un’eresia ‘ostinata’, sia come ‘ratifica’ della separazione di fatto dalla comunità ecclesiastica (scisma) per svariate ragioni.
Nel caso specifico di monsignor Viganò la scomunica per scisma gli è stata comminata sulla base di due capi di imputazione:
1) il rifiuto di riconoscere Bergoglio come Papa legittimo. Questa, per quanto mi riguarda, è una posizione legittima e più che condivisibile — a patto che non venga usata come espediente per: provocare dannose fratture nell’unità ecclesiastica; fomentare un generico disprezzo per l’attuale gerarchia senza fare le opportune distinzioni; presentare ambigue ‘voci di corridoio’ come fossero prove di misfatti per suscitare sfiducia ingiustificata; denigrare il governo e/o il magistero dei legittimi pontefici equiparandoli al malgoverno dell’antipapa; cercare di fomentare un risentimento diffuso per ambizioni personali; creare scandalo nella Chiesa per portare avanti una controrivoluzione pseudo-tradizionalista…
Tutto ciò NON è affatto coerente con la volontà del legittimo pontefice
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
e del suo predecessore, Benedetto XVI, che chiaramente NON intendeva risolvere l’attuale deriva modernista con questo genere di deleteri sovvertimenti.
2) il disprezzo e il completo rigetto del Concilio Vaticano II, che è magistero della Chiesa promulgato da legittimi pontefici e oramai parte integrante della Tradizione Cattolica. Purtroppo sulla base di questo secondo punto la scomunica è doverosa, almeno in assenza di un esplicito e sincero ravvedimento.
Viganò a sua volta si è dichiarato ‘non in comunione’ con l’attuale gerarchia ecclesiastica denunciandone le derive eretiche (ma ‘sparare nel mucchio’ nel corso di un golpe di certo non aiuta a fare la necessaria chiarezza…). Questa sua presa di posizione quindi equivale ad una implicita ‘scomunica per eresia’ di tutta la gerarchia ecclesiastica, tanto più che l’arcivescovo continua ad amministrare i sacramenti, a ‘pontificare’ su tutto e su tutti e a considerarsi ‘Chiesa autentica’.
Non sono queste le ‘scomuniche storiche vicendevoli’ a cui si riferiva.
Occorre tuttavia tenere bene a mente che la Chiesa, anche in un periodo di eresia e usurpazione come quello attuale, resta pur sempre una, santa, cattolica e apostolica. È vero che la Chiesa di Cristo è edificata su Pietro e una Chiesa senza Pietro che la governa a lungo andare non è sostenibile. Tuttavia il legittimo Papa, ancorché ‘silenziato’ e impedito, in realtà è sempre stato presente in tutti questi anni e lo è tuttora (v. link sopra).
Se è vero che i globalisti e i modernisti (fuori e dentro la Chiesa) hanno sfruttato il Concilio come volano per portare avanti le loro istanze eretiche, i suoi apporti sono dottrinalmente ineccepibili e necessari per condurre la Chiesa ad aprirsi alla Rivelazione e restare al passo con i tempi. Occorre quindi separare accuratamente il grano dalla zizzania, senza saltare affrettatamente alle conclusioni facendo di un’erba un fascio.
Caro SIMONE TORREGGIANI, non posso che concordare.
Il principio mi pare saldo. Scisma è una realtà; eresia un’altra.
Si può essere scismatici ma non eretici.
Il punto è sempre quello del tarlo. Tarlo relativista?
Ed un tarlo, tu sembri indicarlo in questo tuo passaggio: “Questa sua presa di posizione quindi equivale ad una implicita ‘scomunica per eresia’ di tutta la gerarchia ecclesiastica, …”.
“Equivale” lo dici tu.
Non credo equivalga ad eresia confessare il “depositum fidei” così come lo si confessava prima che l’insegnamento pastorale del non dogmatico Concilio Vaticano II, intendesse riproporlo alle attuali sensibilità del popolo di Dio. Così come non ritengo sia eresia la riproposizione – diciamo così – del “depositum fidei” nell’insegnamento dei Pastori del Vaticano II.
Il “santo” arcivescovo Marcel Lefebvre, accolto dalla Madre di Dio in Cielo, il giorno stesso della divina Incarnazione, fu scomunicato come scismatico, se non erro, non come eretico, da un altro, “poi”, grande Santo.
Riprendendo un versetto di Gb 22,3 “Forse è desiderio e guadagno per SADDAY che tu diventerai giusto?”, mi chiedo: forse che a Dio interessano tanto queste pastorali spiegazioni di verità così come sono “offerte” e “recepite”? Offerte dai Pastori e recepite dalle Pecore. Ma anche recepite direttamente dai documenti pastorali conciliari autonomamente dal cervello della Pecora! Sempre testi santi e sacri sono. Testi che edificano. Testi della cattedra di Roma cristiana, apostolica e cattolica.
Non è, per caso, bega puramente umana per alimentare immotivati ed inutili risentimenti? Magari per “guadagno”: questo sì per l’uomo; non certo per SADDAY/DIO.
Caro TORREGGIANI…. aggiungo a proposito del non fare di tutto un fascio, che sono d’accordo con Gesù la famosa parabola di Gesù!
“Lascia stare, che con la gramigna tu possa stappare anche la buona semente!”.
Ma chi mai del Pastori ascolta Gesù?
Si! “Non praevalebunt”
Caro dott. Tosatti,
difendere Cupich? Sarebbe come difendere l’acqua che affoga: inutile e pericoloso. Ma prendere per oro colato le sparate di Viganò è come bere acqua stagnante credendo che sia sorgente pura. Non si possono far passare le solite semplificazioni di Viganò, che del “tradizionalismo” conserva ormai solo lo slogan.
Per lui la Tradizione si riduce al Vetus Ordo, come se il Messale del ’62 fosse la fede cattolica in blocco. Un bel modo per trasformare la Chiesa da fiume vivo a museo polveroso. La Tradizione, invece, è trasmissione viva della Rivelazione, e comprende anche il Vaticano II: Concilio ecumenico, Papa e vescovi in comunione. Che sia dogmatico o pastorale, Non è un optional.
E qui arrivano le sue accuse roboanti:
1. “Il Concilio ha reso la liturgia antropocentrica”.
Peccato che Sacrosanctum Concilium dica l’opposto:
«Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, specialmente nelle azioni liturgiche» (SC 7).
Dove sarebbe l’uomo al centro? Qui c’è Cristo, non il pubblico di un talk show. Gli abusi? Sì, ma quelli non li ha inventati il Concilio, li hanno inventati i disobbedienti che lo hanno tradito.
2. “La Chiesa monarchica sostituita da una Chiesa collegiale”.
Fantasia. Lumen Gentium è chiarissima:
«Il Romano Pontefice ha in forza del suo ufficio la potestà piena, suprema e universale su tutta la Chiesa» (LG 22).
Il Papa resta il capo. I vescovi non votano contro di lui. Parlare di “cancellazione della Monarchia divina” è retorica, non teologia.
3. “Il Papato riletto in chiave ecumenica”.
Unitatis Redintegratio ricorda che l’unità dei cristiani non può avvenire senza il Successore di Pietro. Altro che “rilettura”: è riaffermazione.
4. “Attacco della Rivoluzione contro Cristo Re e contro il Papato”.
Complotto da bar dello sport. Gaudium et Spes dice:
«Il Signore è il fine della storia umana, alfa e omega, principio e fine» (GS 45).
Dove starebbe la cancellazione di Cristo Re?
E qui il punto decisivo: dov’è l’eresia nei testi del Vaticano II?
Non c’è. Nei documenti trovi Cristo al centro, il Papa al suo posto, la liturgia teocentrica, e il primato riaffermato. Le eresie non sono nei testi, ma in certe interpretazioni abusive fatte dopo. Dare la colpa al Concilio è come dare la colpa alla ricetta se il cuoco brucia la cena.
Alla fine Cupich e Viganò, che sembrano nemici, si fanno l’occhiolino. Cupich ripete i luoghi comuni protestanti: “la liturgia si è corrotta nei secoli”. Viganò rilancia con un altro slogan protestante: “ sola”: “solo il Vetus Ordo salva”. Uno con la “purezza primitiva”, l’altro con la “liturgia sola”. Due fratelli separati, entrambi in salsa cattolica.
Essere davvero tradizionalisti significa un’altra cosa: custodire la fede intera, non ritagliarne un pezzo. Accogliere il Vaticano II perché fa parte della Tradizione. Tenere il Vetus Ordo come tesoro, sì, ma senza sputare sul Novus Ordo.
Chi questo non lo capisce non è né tradizionalista né modernista: è semplicemente rivoluzionario. E i rivoluzionari, di qualunque colore, lavorano sempre contro la Chiesa.
E la chiesa ai suoi inizi non è nata rivoluzionaria?
Non fu questa la sua caratteristica fondante? Epifanio di Salamina nel suo Panarion elenca e documenta già agli inizi dell’avventura gesuana e cristica una quantità di chiese concorrenti ognuna rivoluzionaria per propria dottrina e prassi nei confronti delle consorelle controrivoluzionarie, ma tutte col comune denominatore “l’uomo Gesù ebreo e galileo”. La pianta non ha ancora cessato di smentire la propria genetica!
Caro Rolando,
confondi , ma certamente volutamente, la rivelazione con la rivoluzione, le eresie con le chiese, la caricatura con l’originale.
La Chiesa non è nata plurale, ma apostolica; non frammentata, ma una.
Chi riduce Cristo a “un uomo galileo” non innova: semplicemente ricicla la più vecchia delle eresie.
Che assurdità dire: “La Chiesa non è nata plurale, ma apostolica: ” Gli apostoli erano “plurali”. E le chiese… “tante”, come viene evidenziato perfino dalle lettere di Paolo.
Sarebbe ora di smetterla di scambiare la Chiesa delle origini per il “fagiolo magico”.
Carissimoa Adriana1.
…. e si reputano intelligenti e ragionevoli e profondi conoscitori della Storia!
Ecco il loro concetto di “scienza”: “VERUNTAMEN EXISTIMO OMNIA DETRIMENTUM ESSE PROPTER EMINENTIAM SCIENTIAE (gnoseos!) CHRISTI JESU DOMINI MEI PROPTER QUEM OMNIA DETRIMENTUM FECI ET ARBITROR UT STERCORA UT CHRISTUM LUCRIFACIAM”.
Tutto è “STERCORA” e solo l’UNTO di EL YHWH lo sa trasformare in buon pane. Come se la Natura non lo sapesse fare e tutti fossero così pecore senza ragione.
Tutto è “STERCORA” e solo l’UNTO di EL YHWH lo sa trasformare in buon pane.speriamo che nella sua infinita misericordia trasformi anche te
SCELESTA TURBA CLAMITAT: REGNARE CHRISTUM NOLUMUS.
Così cantano i NOS OVANTES OMNIUM CHRISTUM REGEM SUPREMUM DICIMUS.
E dove lo mettono il “LIBERO ARBITRIO” che accanitamente sostengono?
All’Inferno lo mettono, come il PIÙ GRANDE ED EMPIO DEI PECCATI di chi non la pensa come loro, di chi non si relaziona con loro a strenua DIFESA dal radicale, comune, umano RELATIVISMO che mina le certezze di FEDE personale-confessionale, che nessuna Istituzione può difendere se non con la forza brutale dell’ UCCIDERE.
Se Dio è Amore “ama et fac quod vis” scriveva il primo degli Agostiniani cioè Agostino stesso. Addirittura scrive “fac”: fai di conseguenza, agisci. Talmente grande era la fiducia in lui di un uomo che, pur pensando, ama. E l’amore non si impone e men che meno si “comanda”. È dono gratuito.
Per Natura si nasce più o meno inclinati ad essere buoni o cattivi, ma occorre certamente riferirsi ad una dottrina istituzionale per rendere cattivo anche chi nasce buono. per inclinazione naturale.
Ubi charitas et amor, Deus ibi est.
Qui ci sono solo risentimento ed arrivismo!
Eppure dum volvitur orbis stat crux
Signor Solone mancato, non offenda l’Ordine Certosino. La caterva di idiozie che catapulta in questa sede non la rende neanche lontanamente in diritto di citare il loro motto.
San Bruno cartusiano ha coniato il moto: O BEATA SOLITUDO O SOLA BEATITUDO.
Gli scandali più obbrobriosi nascono nell’Istituzione Chiesa cattolica, cristiana e romana. Istituzione i cui Soloni hanno fatto dire, e fanno dire, a Gesù, maschio ebreo, ciò che vogliono. E chiamano ciò Spirito Santo.
Comunque apprendo con piacere che c’è anche una Signora Solona. Pensavo che nella Istituzione, ed in pubblico, dovesse star zitta, come impone la Parola di Dio-Paolo. Ed interrogare solo Solone.
Permalosetto, punzecchiante… vuoi essere provocante? Sbatti sempre contro il muro di coloro che hanno una fede incondizionata nel Gesù “ Ebreo”come lo chiami tu, che amiamo, che crediamo il Verbo incarnato di Dio, così come presentato nel N T. e annunciato dalla Chiesa di cui siamo fieri di essere sue membra vive
Va tranquillo! Carissimo DON PIETRO PAOLO.
Non mi trovo per niente permaloso, né mi sento punzecchiato.
L’accusa tua si ritorce chiara e lampante contro la logica e la ragione misteriosa della Parola di Dio, il Tuo Dio, che Ti ho citato. Sconfessala, negala, stravolgila: lo puoi, se vuoi!
Quanto a sbattere contro i piloti di pietra che costeggiavano le vecchie strade statali, ex romane, ti assicuro che non mi è mai capitato finora!
Quindi … a buon intenditore poche parole. O con Gesù ebreo: Qui habes aures audiendi, audiat.
Consiglio : non preferirmi alla donna nelle tue risposte.
Di preti, vescovi, cardinali ne ho conosciuti e conosco più che a sufficienza. Di donne, mai abbastanza!
Caro don P.P.,
lei, nei confronti dell’Istituzione, è animato da un ottimismo strabocchevole, tale da superare financo l’ ottimismo cristiano -di ordinanza-, così ferreamente e amorevolmente legato ad ogni sciagura, ad ogni tragedia.
Il prof. Pangloss era suo zio?
Adriana,
Cara Adriana,
no, Pangloss non era mio zio. Ma forse era un lontano conoscente suo, visto che anche lei riesce a ridurre la speranza cristiana a una caricatura filosofica. Con la differenza che il Vangelo non è un candido racconto satirico, ma la certezza che Cristo ha già vinto il mondo.
Caro don P.P.,
meno male che sa a che opera facevo riferimento. Complimenti!!! Però Pangloss non vive di speranza futura, bensì di quella realtà presente che egli considera indefettibilmente “buona” nel suo presentarsi allo sguardo “oggettivo” dell’osservatore. A questo proposito, una domandina: ma…se Cristo ha già vinto, vince, vincerà, a che scopo pugnare?
Grazie Monsignore
Non prevarranno….resto in attesa pregando Maria Santissima con il Santo Rosario come da Lei richiesto
Non praevalebunt …resto in attesa pregando Maria Santissima col Santo Rosario
UNICUIQUE SUUM NON PRAEVALEBUNT sta scritto sul Palazzo di Giustizia di Milano.
Oh se ci accontentassimo! Purtroppo cerchiamo sempre nell’altro la conferma del personale implicito relativismo delle proprie convinzioni.
E chi più ritiene di possederle ferree, più manifesta il bisogno di conferma. Fino ad arrivare alla crudeltà fattuale! Miseria umana. Il decreto del Destino: “Patendo conoscere”(Eschilo).
Non praevalebunt….resto in attesa pregando Maria Santissima
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