Shoah, la Memoria Umiliata da Bibi. Marco Revelli. Israele è uno Stato Teocratico. Mario Capanna.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due elementi di riflessione sullo sterminio in corso a Gaza e in Cisgiordania, che si compie con l’aiuto fattivo e la complicità dei governi e delle istituzioni dell’Europa Unita, oltre che con l’aiuto fattivo degli Stati Uniti. Buona lettura e meditazione.

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Il primo è questo editoriale di Marco Revelli. Mio coetaneo e di cui condivido certamente le memorie generazionali; lessi “Il flagello della svastica” di Lord Russell, e mi colpì profondamente. Anche per questo sono rimasto sbalordito quando Maurizio Molinari – già direttore de La Stampa, di Repubblica e già Direttore Editoriale del gruppo Gedì è venuto in televisione ad affermare che “Quella dei palestinesi da Gaza è emigrazione volontaria, non forzata”. Il giorno in cui nell’ennesimo bombardamento di un ospedale – venti morti – sono stati uccisi cinque giornalisti. In che mani è stata, ed è, l’informazione nel nostro Paese? 

 

Di Marco Revelli, La Stampa

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“…ogni unità abitativa è un altro chiodo nella bara [dello stato palestinese]”,

Bezalel Smotrich, 20 agosto 2025

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“Niente elettricità, niente cibo, niente benzina, niente acqua. Tutto chiuso. Combattiamo contro degli animali umani e agiamo di conseguenza”

Itamar Ben Gvir, ottobre 2023

 

Appartengo a una generazione per la quale lo “sterminio degli ebrei” ha rappresentato il fondamento su cui si è costituito il nostro intero orizzonte morale: il male assoluto destinato a segnare, per sempre, il confine invalicabile tra l’inumano e l’umano. Appartengo a una famiglia per la quale la conservazione della memoria di quell’orrore ha significato, come dovere, l’essenza di una religione civile che aveva nel “Mai più” il proprio primo precetto. Ricordo i racconti di mio padre, sugli ebrei nascosti sotto la protezione delle armi partigiane nella valle in cui la sua Banda operava, punto fermo a testimoniare la giustezza di quella lotta. Ricordo le passeggiate e gli incontri festivi con Primo Levi, la sua conversazione pacata, la dolcezza di quelle ore, segnate da un velo di tristezza per le sofferenze vissute, e da un intreccio di speranza, che quel ricordo servisse a qualcosa, e di timore, che il mostro potesse tornare a riprodursi.

Per questo il pogrom del 7 ottobre mi aveva colpito con la stessa angoscia dell’avverarsi di una profezia infausta. Ma poi era venuta la lunga, infinita risposta di Israele. E devo dirlo sinceramente, per me quanto accaduto in Palestina da allora – quanto sta accadendo ora – non costituisce solo una tragedia per quel popolo, per quei popoli, al cui dolore partecipo per l’empatia che ci impone il nostro essere “umani”. È qualcosa di più radicale, e vorrei dire “personale”: è una catastrofe esistenziale.

Lo sfondamento del mio stesso universo morale, realizzato da chi ne era stato il fondamento. Perché questo è quanto accade, volenti o nolenti, quando in quell’angolo del nostro “Io” che chiamiamo coscienza, siamo costretti a riconoscere, nell’implacabile procedere della macchina da guerra di Israele, i segni terribilmente simili a tutto ciò che si era giurato di non voler permettere mai più. L’uccisione massificata di civili innocenti, donne, vecchi, bambini, colpevoli solo di esistere in quel luogo. La distruzione di tutte le infrastrutture indispensabili alla vita (ospedali, fonti idrauliche, elettriche, scuole, luoghi di preghiera), tutto ciò senza il quale una comunità non può sopravvivere come tale (questo s’intende per “genocidio”).

L’affamamento consapevole e voluto di una popolazione, costretta a contendersi a rischio della vita un pugno di farina. Cos’è, tutto questo, se non un tentativo di “de-umanizzare l’altro”? Di spogliare sistematicamente degli esseri umani della propria umanità per poterne disporre liberamente, riducendoli ad animali (come alcuni ministri d’Israele hanno più volte definito i palestinesi) o a cose, che si possono distruggere o gettar via a propria volontà.

“Considerate se questo è un uomo/ Che lavora nel fango/ Che non conosce pace/ Che lotta per mezzo pane/ Che muore per un si o per un no”. Non riesco a non sovrapporre queste righe di Primo Levi alle immagini che il televisore porta, ogni sera, nella mia “tiepida casa”. E provo un senso disperato di disorientamento. E di vergogna.

Non so se tutto questo Male – e questo odio – accumulato in questi mesi potrà essere assorbito dal tempo. Né quanto ne dovrà passare perché carnefici e vittime possano – se potranno – tornare a guardarsi reciprocamente come esseri umani. Certo è che il dolore inferto dai governanti d’Israele alla popolazione palestinese – ma anche l’oltraggio che hanno portato al proprio popolo, la dilapidazione del patrimonio morale accumulato con le sofferenze del passato – appaiono al momento, soprattutto alla luce degli attuali eventi, inespiabili.

E noi? Noi impotenti. Noi ignavi, spettatori di un crimine a cui non si oppone che qualche parola di circostanza. Non resterà questo silenzio complice un marchio di disonore per l’intero Occidente? Primo Levi – ancora lui – aveva inciso su una pietra una poesia dedicata ai suoi due amici Mario Rigoni Stern e mio padre, che come lui – scriveva – avevano sopportato «lo sguardo di Medusa senza lasciarsene pietrificare». E concludeva: «Non si sono lasciati pietrificare dalla lenta nevicata dei giorni». Possiamo dire altrettanto per tutti noi, oggi

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Poi c’è questo editoriale di Mario Capanna, che vi offriamo grazie a Antonio Luigi Palmisano. Pubblicato su Facebook. 

 

LA REALTA’ DI ISRAELE
Questo Paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso.
Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità.
(Golda Meir)
Israele non ha una Costituzione. A cavallo del 1948 ci fu un dibattito circa la necessità o meno che il nuovo Stato se ne dotasse. La conclusione fu che non era utile, bastando, per regolare la società e le istituzioni, i precetti contenuti nella Torah (i primi cinque libri del vecchio testamento biblico, chiamati Pentateuco dai cristiani).
In quei testi Dio definisce gli ebrei “un popolo consacrato al Signore, Iddio tuo, che ti ha scelto, affinché sia il suo popolo speciale fra tutti i popoli della terra” (Deuteronomio, 7,6); poi ingiunge: “Distruggi tutti i popoli che il Signore, Iddio tuo, mette in tua balìa, non si impietosisca l’occhio tuo su di loro” (ibidem, 7,16); già prima Dio aveva indicato la “terra che io vi darò in possesso ereditario” (Esodo, 6,8).
Se per delle menti razionali queste sono favolette, per i coloni fascisti, che massacrano i palestinesi e li cacciano dalle loro terre – protetti dai soldati, gli uni e gli altri autorizzati dal governo e dallo Stato israeliano – sono invece precetti divini.
Si capisce meglio, allora, la situazione attuale in Palestina. Se la terra, “dove scorrono il latte e il miele” (Deuteronomio, 26,9), è data da Dio, per di più “in possesso ereditario”, essa non è negoziabile, e la parte mancante va conquistata a ogni costo, “distruggendo tutti i popoli” che… abusivamente ci vivono.
Non c’è chi non veda la perfetta coerenza fra le “parole di Dio” e il comportamento di Israele, volto prima a massacrare i palestinesi, e poi a deportare i superstiti. Ed è pure conseguente la decisione del Parlamento: “Mai dovrà esserci lo Stato palestinese”. Inoltre: è dell’altro giorno la deliberazione circa l’annessione della Cisgiordania (70 voti a favore, approvata anche da parte dell’ “opposizione”…).
Al posto della costituzione sono state varate delle “leggi fondamentali”, fra cui l’ultima del 2018, che proclama Israele come lo “Stato ebraico”, con Gerusalemme capitale. Legge discriminatoria, che viola i diritti delle minoranze, compreso il 20% della popolazione palestinese interna.
A questo punto il quadro è perfetto: il “popolo eletto”, seguendo gli ukase di Dio, non ha mai fissato i propri confini, allargandoli a piacimento a ogni guerra – vedi da ultimo Libano e Siria, oltre Gaza e Cisgiordania – e insegue il progetto dell’Eretz Israel, (il Grande Israele).
Che, nel fare questo, lo Stato sionista abbia raggiunto il record mondiale di violazioni delle risoluzioni dell’Onu, primeggiando sugli Usa, è del tutto trascurabile per le cancellerie occidentali.
Israele è, inequivocabilmente, uno Stato teocratico, al pari dell’Iran e dell’Afghanistan: non si può sfuggire a questa verità. Un ebreo limpido, come Stefano Levi Della Torre, ha affermato: “Il dio dei coloni israeliani è feroce come il dio dei talebani”. Per fortuna ci sono settori della società israeliana che si oppongono a questa deriva e, in particolare, sono attivi nella diaspora gli ebrei democratici.
Obiezione: “Israele è l’unica democrazia del Medioriente”. Già, perché si vota? Ma, allora, sono “democratici” anche l’Iran, l’Egitto, la Turchia, la Russia, la Bielorussia ecc.: anche lì si vota. Le elezioni, di solito pilotate, sono una copertura delle autocrazie. E’ così persino negli Usa, figuriamoci in Israele. Che è un’autocrazia sanfedista. Al punto che, se Netanyahu scomparisse, il successore potrebbe difficilmente fare la differenza.
Prima ancora c’è una questione preliminare e dirimente: può essere definito “democratico” uno Stato che dilania il popolo confinante e, oltre agli ordigni di sterminio, usa ignominiosamente la fame e la sete come armi di guerra, e ogni giorno assassina a sangue freddo decine di derelitti in cerca di cibo, mentre fa morire bambini e anziani di inedia? Chi non si pronuncia su questo non ha diritto di pronunciarsi su tutto il resto.
Ad Auschwitz venivano usati i gas, in Palestina i droni, i missili, i bombardieri, i carri armati, i cecchini, i coloni: analoga la finalità di annientamento. Doppiamente aberrante, proprio perché c’è stata la disumanità dell’olocausto. Che i figli delle vittime di ieri si comportino come i loro carnefici, dice che la storia è maestra di vita, ma molti discepoli scelgono di essere ottusi.
Sostiene Luciano Canfora: “Lo Stato di Israele in questo momento è l’erede del Terzo Reich, con le potenze occidentali che fingono di opporsi”. Forse esagera, ma è proprio lontano dalla realtà?
Lo Stato sionista si è portato dentro una corrente fascista fin dall’inizio, come denunciarono Albert Einstein e Hannah Arendt nella lettera pubblicata sul New York Times (2 dicembre 1948), in occasione della visita di Menachem Begin negli Usa, accusandolo di avere “apertamente predicato la dottrina dello Stato fascista”. Non a caso Begin fondò nel 1973 il Likud, il partito oggi al governo di Israele sotto la guida di Netanyahu.
Logico: quando Dio è tirato a destra e a manca – dal “Deus vult” (Dio lo vuole) delle crociate, al “Gott mit uns” (Dio con noi) inciso sui cinturoni delle SS – l’esito non può che essere la più spietata repressione.
Senza il sostegno e la complicità di Usa e Ue, lo Stato teocratico di Israele, con il suo fascismo, non potrebbe reggere: ecco la responsabilità perversa dell’Occidente, sempre più isolato dai popoli del mondo.
Sono queste le ragioni in più per contrastare i guerrafondai. Occorre una decisa pressione internazionale, senza la quale lo Stato palestinese non potrà sorgere. Bene la Francia che, primo Paese del G7, ha deciso di riconoscerlo.
Bisogna affrettarsi, perché l’eroica resistenza dei palestinesi non può durare in eterno. Permettere che quel popolo sia cancellato sarebbe la sconfitta irrimediabile dell’umanità.
Non possiamo – non dobbiamo – consentirlo. La speranza si traduca in mobilitazione delle coscienze.

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9 commenti su “Shoah, la Memoria Umiliata da Bibi. Marco Revelli. Israele è uno Stato Teocratico. Mario Capanna.”

  1. Orso Garibozzi

    Ma basta Tosatti!!! Anche Mario kapanna? Quel Mario kapanna? Super tutto ..Tranne che intellettualmente onesto, tanto che anni fa andava in TV locali a protestare che voleva tenere “agggratis” l’appartamento del comune (rosso) in galleria vittorio Emanuele in Milano super centro invocando il diritto dei proletari ( proprio lui retorico demagogo del tubo… Marxista😀)
    Questo sito si chiama ” stilum curiae” e non manifesto , oppure l unica cosa seria , la salvezza di ogni uomo quando incontra Cristo deve essere ignorata da clamori di cronaca? Clamori… Ma quanti hanno pregato e fatto digiuno? O non ci crediamo più ora che il blasfemo di Santa Marta è morto? Addio Tosatti , non intendo più seguire questo sito che sta pesantemente deragliando.

    1. Caro Orso, se Capanna – da cui non potrei essere ideologicamente più lontano – dice cose giuste e lucide e razionali sull’orrore a cui stiamo assistendo, perché non dovrei dare spazio alla sua voce, solo perché mi sta antipatico? Dov’è tuo fratello è qualcosa che ci riguarda tutti. Nel mio piccolo, cerco di rispondere. Tutto lì. Buona giornata.

    2. In quei testi Dio definisce gli ebrei “un popolo consacrato al Signore, Iddio tuo, che ti ha scelto, affinché sia il suo popolo speciale fra tutti i popoli della terra” (Deuteronomio, 7,6); poi ingiunge: “Distruggi tutti i popoli che il Signore, Iddio tuo, mette in tua balìa, non si impietosisca l’occhio tuo su di loro” (ibidem, 7,16); già prima Dio aveva indicato la “terra che io vi darò in possesso ereditario” (Esodo, 6,8).

      Ah, un vero zuccherino … i fratelli maggiori” … I preti cattolici ritengono questi libri “Parola di Dio” e (non) li leggono durante le omelie.

      C’è qualcosa di strano … molto strano …

      1. Caro Enrico,
        e preti che non devono pronunciare il nome del Tetragramma in chiesa, soltanto per…”onorarlo”,- come ripetutamente ci avverte con il suo minaccioso bruxismo il nostro, mai troppo affezionato, criceto nella ruota.-
        Una prece per Marcione, 🙏 🙇‍♂️

        1. Don Pietro Paolo

          Cari lettori,
          la Chiesa di oggi – ed è sotto gli occhi di tutti – si trova a combattere una duplice sfida: da un lato la rinascita del paganesimo antico, che cerca in ogni modo una rivincita sul cristianesimo; dall’altro la ricomparsa di eresie che la Chiesa aveva già affrontato e sconfitto nei secoli.
          – L’arianesimo rivive oggi nei Testimoni di Geova.
          – Il donatismo riaffiora in alcuni gruppi scismatici che pretendono di erigersi a “Chiesa pura” contro tutti, come i cosiddetti minutelliani.
          – E ora assistiamo anche alle incursioni dei “nipoti di Marcione”, la cui eresia fu confutata da Tertulliano, da sant’Ireneo e dalla Chiesa intera: un cristianesimo dimezzato, che rifiuta l’Antico Testamento e reinventa un Cristo a propria misura.
          A questo si aggiunge un fenomeno altrettanto insidioso: persone che si raccomandano da sé per lo sfoggio cultuale, ampolloso e sprezzante, e che si dicono cristiane ma, in realtà, riducono la fede a un sincretismo in cui Gesù Cristo diventa uno fra tanti maestri, quasi alla stregua di un Buddha o di un guru orientale. In questo modo si nega la sua unicità: l’unico mediatore e l’unica via che conduce al Padre (cf. Gv 14,6). Per costoro vanno bene tutti i libri e tutti gli autori che trovano da citare; caso strano, l’unico libro da combattere resta sempre la Bibbia e la dottrina della Chiesa
          Ed è qui che si riconosce il marchio dell’inganno: combattere la Scrittura e il Magistero della Chiesa mentre si idolatrano mille autori di moda. Ma chi rifiuta la Parola di Dio e la dottrina cattolica non sta cercando la verità: sta solo cercando se stesso, travestito da “libero pensatore”. Alla fine, dietro tante citazioni e paroloni, non resta che il vuoto.
          Sono segni dei tempi. Ditemi se non riconosciamo qui i tratti del pensiero anticristico che percorre il mondo di oggi. E allora non stupisce che chi rimane fedele alla dottrina della Chiesa e ricorda le difese dei Padri e del Catechismo venga dipinto con ironie come un “criceto nella gabbia”. Ma io preferisco mille volte la “gabbia” della verità alla libertà illusoria dell’errore.

    3. Caro Orso,
      il sito si intitola: “stilum curiae”, non “stilum paradisiacum aeternum”.
      Lei deve aver letto male.

    1. Concordo : dove non c’è Vangelo, c’è satana , che per il momento si definisce ancora come un Governo anti-cristico (Globale?) che persegue la distruzione del Cristianesimo.

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