Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni slla fede, il tradimento, la conversione e il ritorno. Un piccolo appunto: non è affatto vero che Benedetta non è nessuno. Ciascuno di noi è nessuno fino a quando, con umiltà e sincerità e coraggio non decide di essere qualcuno. E dal quel momento tutto cambia, di essere qualcuno non solo per noi, ma anche per molti altri. E questo piccolo blog ne è una dimostrazione vivente. Buona lettura e meditazione.
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Oh dove è che Dante aveva ficcato, all’inferno eh, Giuda iscariota? Ma certo, nella Giudecca, nella punta più punta del cono dell’orrore (e giustamente come traditore del Signore, il Figlio di Dio, sceso sulla terra per salvarci) e vomitato, nel lago gelato di Cocito, da Satana insieme a Bruto e a Cassio i traditori – ben poca cosa a petto del suicida dei trenta denari – di Giulio Cesare.
Ecco servita la verità, per chi avesse la memoria un poco corta e, “grazie” alla nuova chiesa inclusiva (persino del traditore di Gesù) la mente e il cuore confusi e perduti in un labirinto di politicamente corretto dove male e bene si tengono per mano in falsa amicizia, ecco, sì, smascherata la bugia del Dio misericordioso che accoglie a braccia aperte chi è in peccato mortale. Basta pensare al figliol prodigo che si pentì prima di tornare da suo Padre… Ecco la via stretta che, convertiti, bisogna percorrere per ritrovare l’unione del cuore con il Creatore.
Sì, sono stanca di udirne di cotte e di crude e di mezze cucinate anche se non sono nessuno (come mi dice sempre e mi ripete chi mi ama), ma camminando su piedi saldi, lungo il cammino della Volontà di Dio, metto in guardia chi crede: il Signore ci ama, certo, ma desidera la nostra conversione e non l’inclusione del male nella nostra vita. E’ così semplice da capire, i bambini lo sanno, non ci vogliono tanti studi teologici, basta il sensus fidei delle nonne, sì le dolci signore dai capelli d’argento che snocciolano i Rosari (come faccio io) e che sono prese di mira e criticate dai cannibali di oggi, i cattolici adulti che non sanno neppure più inginocchiarsi quando, dopo il Sanctus, Gesù scende in un corteggio di angeli per la transustanziazione. Oh la meraviglia! Il cuore puro, che ama il bene, parla alla mente. L’anima palpita di gioia nel bene e rabbrividisce di inquietudine nel male. Al dubbio, poi, quando le omelie si fanno arrampicate sugli specchi, lo sgomento afferra i fedeli che, solo nella santa Comunione, possono ritrovare la via della pace.
Ricordo che Bergoglio diceva di pensare spesso a Giuda. E non mi stupisce, ma per fortuna gli anni dell’argentino (che non mi è piaciuto mai, fin dal suo esordio con quel triste buonasera…) sono tramontati e speravo in un nuovo inizio. Che per ora non ho veduto. Non basta chiamarsi Leone, non basta portare i paramenti di Benedetto XVI, non basta abitare gli appartamenti apostolici, non basta tornare Castelgandolfo. Io vorrei un Dolce Cristo in Terra che sappia indicare, senza paura del giudizio del mondo, la via stretta, pura, silente che conduce a Dio.
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97 commenti su “Conversione ci è Chiesta, non Inclusione del Male nella Nostra Vita. Benedetta De Vito.”
Il dottore della Chiesa cattolica sant’Agostino ha scritto questa bella ammonizione:
“Noli foras exire; in teipsum redi: in interiore homine habitat veritas”.
In parole secche ed inequivocabili, ha spronato ogni uomo a tornare nella propria coscienza perché è lì che abita la verità.
Se quindi il Dio che è verità o la verità che è Dio abita nella coscienza di ciascun umano, che bisogno c’è della rivelazione del Dio scelta da una Istituzione umana per legittimare se stessa?
La morte di Gesù, uomo ebreo, inchiodato ad una croce romana, è redentiva perché insegna a chi segue il suo esempio a trovare la propria libertà proprio opponendosi al Potere, che pretende di pensare per te con le buone o con le cattive; al Potere opprimente che arriva fino a pensare al posto tuo la verità che che ti impone con la “V” maiuscola. Ma di maiuscolo nell’uomo ci sono solo le diverse sfaccettature di una comune, mortale miseria. In lacrimis nascimur; lacrimabile ducimus evum; in lacrimis expletur ultima nostra hora.
La nobiltà sta nel prendere ogni giorno la propria croce sulle spalle e seguire l’esempio di Gesù sfidando ogni Potere.
Retribuere. La IA non è intelligenza più di tanto. Dobbiamo addirittura badar ad essa. E di essa ne ho piene le scatole! Scusa.
Oggi 28 agosto, si ricorda sant’Agostino.
Tra i tanti pensieri scritti che ci ha lasciati, sta anche questo: “Io non crederei al vangelo se non mi convincesse a farlo l’autorità della santa Chiesa cattolica di Roma”.
Ma ci ha lasciato un pensiero supremo: “Ama e fa quello che vuoi”.
E parlando con la sua mamma, affacciati ad una finestra di Ostia, questa lo confortava dicendogli
di non preoccuparsi del luogo del suo seppellimento perché a Dio nulla è ignoto.
Egli/Esso è tutto ciò che è stato, è e sarà e nessuno mai ha scoperto il suo sesso!
Carissimo DON PIETRO PAOLO, lungi da me anche solo il pensare di voler – come si dice – l’ultima parola.
Tutti hanno le loro opinioni. Penso che prima di preoccuparci di “contestualizzare la bibbia che va capita -come scrivi tu- nel suo complesso, bisognerebbe in primis capire nel suo complesso l’uomo che pensa. L’uomo che sbaglia. C’è tuttavia un tipo di errore unico da cui capisci tutti gli altri [“Ab uno disce omnes”. Virgilio]. Un po’ come un solo Peccato mortale basta a cancellare una intera vita dedita al bene e mandarti in eterno là ove “ogni viltà convien sia morta”.
Penso sia più importante l’uomo che la Bibbia.
E ritengo di poter citare a sostegno quanto diceva Gesù ebreo agli ebrei che lo ascoltavano: “Non l’uomo è fatto per il Sabato, ma il Sabato per l’uomo”. E, ritengo, non necessiti di spiegazione alcuna. Ciao.
Nelle sacre scritture autoscelte c’è l’autòs della persona umana in carne ed ossa che le legittima legittimando in tempo, ipso facto, il proprio autòs.
Questi legittimatori in nome del Dio sono tanti e diversi come gli ELOHIM e gli angeli ed i vari fondatori di movimenti religiosi della Storia. E chi può dire se Gesù ebreo ha veramente fondato il cristianesimo così come lo intese Saulo di Tarso, che si è abbondantemente autolegittimato con le sue visioni ed escursioni nei cieli, tanto da scrivere “Imitatores mei estote sicut ego Christi”. Ma chi è quest’uomo che non ha mai conosciuto di persona l’ebreo Gesù e pretende di essere un superapostolo, cioè più degli altri che mangiarono, bevvero, camminarono e dormirono con Gesù nazoreo?
Quindi nelle scritture, che sono in numero non concordemente definito perché, appunto, c’è tutto ed il contrario di tutto.
Si sa, una santa ha parlato anche di “sacro commercio”, ma a me basta “commercio”. D’altronde l’apostolo stesso scrive di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono. Cioè ciò che mi conviene. Principio antropico cui nessuno sfugge. Divina NEKESSITAS plautiana: “NEKESSITAS ME URGHET “.
Vorrei aggiungere una considerazione. Se la conversione di Paolo, poniamo, fosse venuta in tempo: cioè prima dell’elezione dell’apostolo che -secondo Atti- avrebbe dovuto rimpiazzare il posto lasciato vuoto da Giuda traditore; sempre secondo Atti, Paolo non avrebbe neppure avuto i requisiti necessari per essere ufficialmente e biblicamente, numerato tra i Dodeca.
Mi sa che Paolo avrà pur visto per ultimo Gesù risorto, ma troppo in ritardo.
Non è apostolo dello stesso carisma dei Dodeca. Lui stesso si definisce “un aborto”.
Poiché il DON PIETRO PAOLO in un suo intervento ha accennato alla “sua” motivazione percui direttive pontificie del Vaticano hanno vietato ai sacerdoti cattolici di richiamare e quindi pronunciare il Nome di YHWH [uno degli ELOHIM] nelle prediche a motivo -sostiene lui-della venerabile impronunciabilità del Nome Ineffabile Divino; ci tengo riportare questo passo del Panarion del Vescovo Epifanio di Salamina, che scrisse anche una lettera all’imperatore Teodosio I, andata perduta.
Ecco quanto scrive in una delle sue confutazioni: “4.Gli angeli insieme con questo Dio si sarebbero spartiti il mondo, secondo una distribuzione per sorteggio in rapporto al numero degli angeli: e così al suddetto Dio dei Giudei sarebbe toccato in eredità il popolo Giudaico. Ma insultando lo stesso Signore onnipotente, Lui veramente e non altro, unico Dio (e noi confessiamo che è Padre del nostro Signore Gesù Cristo), rinnegando, ripeto, questo Dio, vuole presentarcelo come uno di quelli che egli chiama angeli, come sopra ho spiegato. 5. Dunque i Giudei gli sono stati assegnati in eredità ed egli li protegge. È più prepotente di tutti gli angeli e condusse i figli di Israele fuori dall’Egitto con la prepotenza del suo braccio, perché era più protervo degli altri e più prepotente. 6. Onde, come afferma insultando il ciurmatore, il medesimo Dio del popolo di Israele, per la sua prepotenza, decise di assoggertargli tutti gli altri popoli; e perciò suscitava guerre. Nè si perita, il miserabile, di dire molte altre stupidità contro il santo nome di Dio, con la briglia a lingua sciolta, con voce roboante. 7.Per questo, aggiunge infatti, anche gli altri popoli fecero guerra a questo popolo e gli recarono molti guai per la gelosia degli altri angeli…” (Panarion, libro primo 24, 2).
Incredibile! Siamo al tempo dell’imperatore romano Teodosio I. Le crociate erano di là da venire!
Epifanio, amico di Atanasio…
È negli scritti di Ebrei, fatti propri dalla letteratura cristiana il messaggio di questa sempre più grande eresia giudaica, scrive il professore alla Sapienza Giovanni Garbini.
Ma molto prima di lui, anche Epifanio.
Dio la custodisca carissimo DON PIETRO PAOLO.
Gentile Adriana,
la ringrazio della risposta. Vado punto per punto, con rispetto e chiarezza.
0) “Curiosità impudente / pettegolezzo da capo-casa / identificazione con la Casa Madre”
Le mie domande non erano “ad personam”, ma ad argumentum: in un forum pubblico si chiedono chiarimenti, si mettono a fuoco le tesi. Non mi “identifico” con un’istituzione per partito preso; parlo da sacerdote cattolico, quindi con un’appartenenza esplicita. Questo non è “grandeur”, è onestà intellettuale: dico da dove parlo.
1) “Non ha compreso le mie associazioni pindariche”
Può darsi che io non colga sempre i suoi salti associativi; ma proprio per questo le ho posto domande molto nette su tre nuclei: antropomorfismo, Manzoni e libertà dello Spirito. Se una tesi è espressa in modo “pindarico”, è legittimo chiederne la forma argomentata. Se desidera, riassuma in tre righe il suo punto centrale e rispondo su quello, senza fraintendimenti.
2) “Silenzio-diniego di fronte ai suoi interrogativi”
Non pratico il “silenzio-diniego”; semplicemente non sempre è possibile inseguire ogni diramazione. A volte scelgo di non alimentare piste laterali per non perdere il punto. Se c’è una domanda precisa rimasta inevasa, la riproponga in modo sintetico: risponderò volentieri.
3) “Interpretazione maligna delle intenzioni”
Attribuire intenzioni è sempre rischioso — anche quando lo fa lei con me. Io ho letto le sue parole e vi ho reagito: quando una citazione (Manzoni) diventa clava polemica, lo dico. È “mancanza d’amore”? No: è esercizio di parresia. La carità cristiana non è zucchero a velo; è “verità nella carità”.
4) “Dov’è finita l’empatia cristiana?”
C’è, e per questo le scrivo con il “lei” e senza insultarla. Ma l’empatia non elimina il dovere di distinguere vero e falso, corretto e scorretto. Amare non significa acconsentire a tutto.
5) “I manuali dei confessori del ’600 e il controllo delle coscienze”
È vero che in età moderna esistono manuali minuziosi; il loro scopo (quando usati rettamente) era formare la coscienza dei confessori, non eccitarla. La tradizione cattolica ha sempre ammonito contro la curiositas morbosa e contro domande inutili o indiscrete in confessione. Gli abusi possono esserci stati — come in ogni epoca e ambito —, ma non fanno la regola né definiscono l’essenza del sacramento, che è foro interno, sigillo inviolabile e cura delle anime. Ridurre tutto a “sistema di coartazione” è una generalizzazione ideologica.
Gentile Adriana,
Mi ripeto:
mi permetta solo due domande: in quale Dio crede davvero, e qual è il fine dei suoi interventi — cercare la verità o solo punzecchiare chi crede?
Con le sue premesse e le mie, temo che intesa non ci sarà: io credo nell’unico Dio rivelato da Gesù Cristo e professato dalla Chiesa cattolica. E poiché sono sacerdote di questa Chiesa, come già con Rolando, non posso che fare ciò che il mio Maestro e Dio mi comanda: benedirla.
Dio la custodisca e le doni pace.
I manuali dei confessori del sei/settecento, ed i relativi testi di teologia dogmatica morale, in latino specialmente, sono i più spassosi testi di pornografia sacra! Lo asserisco con cognizione di causa. Ne ho ampia raccolta da mercatini dell’antiquariato! Dove finirà il cristianesimo, a detta, badate ben: non mia, di Giulio Giorello.
I tempi moderni sono nati ed alimentati in Occidente su scuola maestra della rete di spionaggio della Chiesa cattolica romana postridentina. San Giovanni Nepomuceno di Praga ne è il martire spia esemplare.
Benedicite persequentibus vos; nolite maledicere.
È il minimo! Salvo che -ipocritamente- non si può chiamare persecutore chi la pensa diversamente ed espone il proprio pensiero.
Io temo chi col pensiero offende, emargina, mette le mani addosso, imprigiona ed uccide il corpo.
Gesù ebreo, contrariamente, dice di non temere chi uccide il corpo.
Per questo i martiri, in fondo, possono essere benissimo catalogati anche, in buona parte almeno, come dei grandi seccatori. Causa del loro stesso male: pardòn, della loro stessa corona di vittoria.
San Giovanni Nepomuceno se l’è guadagnata la palma.
Caro don,
quale sia il fine dei miei intendimenti, non spetta a lei sondarlo tramite interrogatorio. Se non ha capito questo e se,- more solito-, già nella sua premessa trovo incistato il sospetto di punzecchiamento, neppure se le sottoponessi i miei “balordi” pensieri con la cura entomologica della Recherche proustiana, lei sarebbe in grado di comprenderne eventuali origini, nessi e finalità.
Autocritica: parola nel suo dizionario sconosciuta.
Modo: parola nel suo dizionario sconosciuta, (es.: “e il modo ancor m’offende”).
Cortesia: parola nel suo dizionario sconosciuta, es.:
( ” Cortesia, Cortesia, Cortesia vo’ cercando e da niuna parte mi risponde…”).
La pena che mi fa l’uomo a due dimensioni…
Autocritica, modo, cortesia… tre parole in qualcuno non ho mai visto e che quindi mi da l’impressione che conosce solo come voci di un dizionario
Certo DON PIETRO PAOLO, esatto quello che scrivi.
Infatti, da buon Pastore, negli altri vedi solo e soltanto il Peccato e l’errore.
E così il pubblicano ne uscì giustificato….
Caro Rolando,
leggo i suoi interventi e noto come lei, a seconda dei momenti, utilizzi la Scrittura ora per contestare la fede della Chiesa, ora quasi come un credente che ne riconosce la forza. Ma alla fine, il suo dio non coincide con il Dio della rivelazione cristiana: un dio evocato, reinterpretato, adattato al suo pensiero, e non il Dio vivente che ha parlato in Gesù Cristo.
È qui che si apre la distanza tra di noi: lei vede nei testi sacri solo il riflesso delle paure o delle strategie dell’uomo, io invece vi riconosco la Parola di Dio che si è fatta carne. Lei conclude che ogni uomo parla il suo proprio dio; io credo e professo con la Chiesa che c’è un solo Dio, ed è quello che si è rivelato nel Figlio crocifisso e risorto.
Con queste premesse, non ci sarà intesa piena tra noi: lei resterà sulle sue strade, io resterò su quella in cui credo, quella che la Chiesa cattolica professa e custodisce da secoli, obbedendo al Signore che mi ha chiamato.
E poiché sono sacerdote di questa Chiesa, non mi resta, alla fine, che fare ciò che il mio Maestro comanda: benedirla.
Dio la custodisca, caro Rolando, e la guidi nella sua verità.
Dum vivimur sic est.
Grazie sincere per la benedizione!
Dignare, Domine, retribuire omnibus nobis bona facientibus propter nomen tuum.
Un abbraccio forte, carissimo DON PIETRO PAOLO.
Prego ripassare i miei modesti articoli:
– Abbiamo creduto d’intenderci, non si siamo intesi affatto.
– Ancora sul non intendersi.
😁😁😁
Caro Enrico,
“intendersi”…non l’ha mica ordinato il medico! In certi casi scoprire di non intendersi è una grossa fortuna. 🥰
“Intendersi”.
Intenzionalità. Da dove mai nasce, Intenzionalità se non da ogni singola cellula del nostro corpo? Si chiede il professore di neuroscienze, psicologia e neurologia Antonio Damasio, presso la University of Southern California di Los Angeles nei suoi lavori editi da Adelphi.
E qui, a Milano, abbiamo Marcello Massimini e Giulio Tononi, neurofisiologi e psichiatri. Nonché Giacomo Rizzolatti e Corrado Sinigaglia. Arnaldo Benini e l’enigma dell’Alzheimer…
Sine fine dicentes.
Mi azzardo con timidezza e tremore di suggerire al sacerdote carissimo DON PIETRO PAOLO di leggere od ascoltare, se non lo ha già fatto in diretta, le parole di papa Leone di oggi all’Angelus. Adesso sono le 12;18. Appena pochi minuti fa. Non servono commenti.
“Orfeo coprì i misteri dei suoi dogmi con la veste delle favole e così li dissimulò con veli poetici, che se uno legge i suoi inni, può credere che nulla vi sia celato se non racconti e semplici scherzi poetici” (G. Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate).
L’Amore è al di là e al di sopra di qualsiasi comandamento del Dio: anche di quello Suo stesso che ci impone di amarLo.
Infatti se Dio è Amore, basta l’Amore che geme di essere liberato da tutto, Dio compreso, eccetto l’impossibile liberazione dall’entusiasmo per l’Amore.
Ama l’Amore.
[ΗΑΓΑΠΕ]
ΠΑΝΤΑCΤΕΓΕΙ
ΠΑΝΤΑΠΙCΤΕΥΕΙ
ΠΑΝΤΑΕΛΠΙΖΕΙ
ΠΑΝΤΑYΠΟΜΕΝΕΙ
(Η ὰγἀπη) 7. πάντα στέγει, πάντα πιστεὐει, πάντα ελπίζει, πάντα ὐπομένει. (1Cor13,7)
7.omnia suffert, omnia credit, omnia sperat, omnia sustinet.
– στἐγω, verbo greco da dove deriva tegola in italiano. Cioè ciò con cui si copre e si fa il tetto. Copro, difendo, nascondo, custodisco, tengo occulto, celo.
– υπομένω, sopporto, tollero, sostengo, ammetto, ardisco, oso.
La CEI traduce: tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
Io invece traduco: tutto copre (cela, tiene segreto), tutto crede, tutto spera, tutto osa.
E ciò mi sembra più consono sia alla semantica dei termini greci, sia al temperamento dell’ autore che li usa in uno slogan incisivo e totalizzante, nonché interessato, ma conveniente innanzitutto per sé.
Ama l’Amore.
Perdonate, ma,
sulla morte di Giuda esistono ancora due versioni- da fonte cristiana-. Secondo Apollonio di Laodicea, Papìa, vescovo di Ierapoli ( nella sua “Spiegazione dei detti del Signore”) ne avrebbe dato una “versione lunga”, secondo la quale a Giuda si sarebbe gonfiato tutto il corpo che finì con lo scoppiare, invaso dai vermi. Da ciò il puzzo ammorbante che rimase nel suo campo. Nella “versione corta” il suo corpo orribilmente gonfio non era in grado di passare sulla strada di fianco ad un carro, ragion per cui proprio un carro lo schiacciò spargendone le viscere puzzolenti sul suolo del campo.
-+ Eusebio di Cesarea mostra di stimare poco Papìa ( forse si era accorto che tale fine infame era niente altro che una copia obbligata di quella del “cattivo” Erode.
Sì, Adriana1 carissima e ben ritornata! Sì tratta di una caterva di fandonie da romanzo per la convenienza dei preti che ci vedono e ci sentono la parola del “Dio vero, da Dio vero, non creato, ma generato, della stessa sostanza del Padre”. E la illustrano anche!
Caro Rolando,
la tua replica ad Adriana (il cui contenuto già conoscevo e che non aggiunge nulla di scandaloso alle tue accuse) è rivelatrice: altrove ti sforzi di apparire rispettoso, dialogante, quasi amico della fede, ma qui lasci emergere la sviscerale cattiveria che nutri verso i preti e verso la dottrina della Chiesa. Parlare di “caterva di fandonie” e ridurre la confessione della fede — “Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre” — a invenzione da romanzo, significa sputare su ciò che milioni di cristiani vivono e testimoniano da duemila anni.
Il paradosso è che, mentre pretendi di smascherare le “contraddizioni” altrui, ti tradisci da solo: da una parte vuoi apparire curioso e rispettoso del mistero, dall’altra disprezzi senza misura chi lo custodisce e lo annuncia. È questa incoerenza — più ancora delle tue polemiche — a svelare che il problema non sono i testi o i dogmi, ma l’astio che porti dentro.
E l’astio non è un argomento: è solo una ferita che riversi contro la Chiesa. E una ferita, lo sai bene, non è mai forza, ma debolezza.
don Pietro Paolo
Carissimo DON PIETRO PAOLO, per sensibilità non posso sottovalutare lasciando ignorata questa tua affermazione perentoria:
“ma qui lasci emergere la sviscerale cattiveria che nutri verso i preti e verso la dottrina della Chiesa.”
Dottrina a parte; e penso che tu abbia ben compreso! tu mi giudichi come portatore di sviscerale cattiveria contro i preti. Cioè passi dal libro alla persona in carne ed ossa. Proprio come racconta Atti col falò dei libri che diventerà falò anche di corpi umani innocenti da parte degli Inquisitori cristiani cattolici. Per incamerarne i beni materiali.
Che dirti? Io mi rimetto a Dio, Sommo Bene che scruta i cuori e poi con quello stesso libro, che tu ritieni ispirato, ti ricordo, sommessamente ed umilmente: “Con quel giudizio con cui giudicate, sarete giudicati”. Tu ci credi?
“Parce Domine, parce populo tuo, ne in aeternum irascaris nobis.”. Stop. [Ah!!!]
Tu, sacerdote, difendi testi umani che si contraddicono e nascondono, neanche tanto bene, tutt’altra realtà!
Parl del NT. E lascio a Netanyau ed appoggi religiosi, l’AT rubato.
Caro Rolando,
temevo che tu fossi sparito! Io ci sono ancora- fortuna juvante-. Mi trovi, se vuoi anche tra gli affezionati di due blog precedenti: uno del Matto sulla impossibilità di comunicare e uno di Benedetta del Vito su -Conversione ci è chiesta-.
Quanto a quello che pretendono di sapere per via direttissima i preti, ossia: tutto ciò che può servire come corredo per trovarsi al proprio massimo agio nell’ Aldilà, non posso che osservare che la categoria di tali esperti nell’antropomorfismo degli dei si è ridotto di numero a confronto di un’umanità tutta che, secondo Senofane ( 570-475 a.C.), nell’antropomorfismo ci sguazzava. ” Ma se i bovi, e i cavalli e i leoni avessero le mani, simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli dei…”così, già al suo tempo Senofane osservava che gli Etiopi raffiguravano i loro dei col naso camuso e i tratti negroidi…Più o meno quanto accade oggi con i nuovi protagonisti di Netflix. Che vuoi? Forse, in qualche maniera ci resta da echeggiare i versi manzoniani della Pentecoste: ” Nova franchigia annunziano i cieli e genti nove…”…sperando bene.
Oh carissima, tu citi Senofane ed, inconsciamente, provochi il mio pensiero ad andare ad…. Anubi, il Dio con la testa di “cane” che sta rappresentato in una statua antica posizionata proprio a dx, dell’entrata nella prima sala dei musei vaticani di quel Vaticano che in tutte – dico tutte – le sue geniali strutture architettoniche è TUTTO UN INNO DI FEDE NEL SOLE.
Quel Dio in cui credeva Costantino!
Ma c’è di più: il Petreum. Un preesistente luogo sacro a Mitra. Così chiamato dal materiale usato. Marmo pario.
“Tu sei Pietro e su questa Pietra”. Così è che è giunto a Roma Simore “Bariona” da Betsaida nel Golan.
Caro Rolando,
ho apprezzato… Bariona, con i segni diacritici messi in alto, dimostrerebbe che il termine era già presente durante l’esilio babilonese, perchè tale uso dei segni diacritici risale proprio ad allora col significato di bandito, estremista , terrorista, latitante ecc… La facilità di mozzare l’orecchio era dato dall’uso della “sica”, corta spada romana con la punta ricurva, impiegata sovente dagli zeloti- lestai per i Romani, quindi partigiani antiromani per uso interno. ( Studi sul Cristianesimo primitivo.forumfree.it) Filologia, Linguistica & paleografia dei testi cristiani. La mia curiosità somiglia alla tua, ma -indegnamente- direbbe un bravo Gesuita.
Mi scuso se mi inserisco, gentile Adriana, ma leggendo la sua schermaglia tra Senofane, i bovi e Netflix, non posso trattenermi dal porle qualche domanda:
– Quando parla di “corredo per l’Aldilà”, allude forse a un kit da campeggio celeste, con torcia e manuale per orientarsi tra le nuvole? Non le pare un po’ riduttivo liquidare così secoli di fede e riflessione?
– Lei ironizza sugli “esperti dell’antropomorfismo degli dèi”: ma non nota che il cristianesimo rovescia il discorso, perché non è l’uomo che inventa un dio a sua immagine, ma un Dio che si fa uomo per condividere la nostra?
– E infine: perché mai scomodare Manzoni e la “nova franchigia”, se in fondo sembra convinta che i cieli non annunzino nulla di nuovo? Non sarà che, sotto la patina del sarcasmo, la disturba proprio il sospetto che quella libertà dello Spirito Santo esista davvero?
Ecco allora la domanda più diretta: se la fede le sembra soltanto un gioco di antropomorfismi, perché continua a parlarne con tanta passione? Vuole davvero confutarla – e per quale scopo? Forse per proporre un’altra religione? – oppure, in realtà, le riesce difficile scrollarsela di dosso?
E soprattutto: qual è il fine dei suoi interventi? Cercare la verità o semplicemente punzecchiare chi nella fede ancora crede?
E, a proposito, chissà che direbbe il Manzoni nel veder citate le sue parole non per edificare, ma per colpire strumentalmente chi nella fede riconosce ancora un dono e una speranza
Caro don P.P.,
lei ostenta alquanto impudentemente curiosità che sembrano di ordine spirituale e/o intellettuale, ma che celano- in verità- un intento di pettegolume da vecchio “capo-casa” (roba da “ambiance” stalinista) all’unico scopo di colpire “ad personam” chiunque lei ritenga essere “avverso” alla sua autorità: cioè- secondo la sua opinione- alla Casa Madre con cui si è identificato.
Un atteggiamento di “grandeur” spropositato, visto che: 1) anche stavolta mostra con evidenza di non aver compreso minimamente le mie associazioni “pindariche” di pensiero- giuste o sbagliate che siano-;
2) Lei, personalmente, usa rifugiarsi nel più greve “silenzio-diniego” ogniqualvolta si trova davanti ad una mia osservazione, o ad un mio interrogativo sincero che evidentemente lei disapprova e per il quale non trova alcuna risposta pronta.
3) Ogni suo -strampalato- giudizio è palesemente inficiato dall’interpretazione più maligna e distorta che lei possa trovare sulle intenzioni dei miei interventi ( ma anche di quelli altrui).
Mio caro don, l’empatia, l’amore cristiano, la compassione, la tolleranza, il perdono….dove sono andati a finire? Nel Flegetonte?
3) Nel 1600 erano molto diffusi manuali gesuitici per confessori che privilegiavano- tra i tanti peccati- dettagliatissimi elenchi delle “filìe” sessuali più inverosimili ed arzigogolate. I buoni padri, perciò, venivano preparati in anticipo, e a dovere, su testi che superavano, per esperienza e notazioni, perfino il- di molto posteriore- manuale di Krafft-Ebing.
Quale sistema migliore per sondare e coartare da bel principio il presunto pensiero- comunque infernale- della “massa dannata” e per sottometterlo spietatamente al pensiero unico della religione confessionale???
Caro Rolando,
grazie del tuo lungo messaggio e della franchezza con cui mi racconti episodi e riflessioni personali. Non nego che alcune testimonianze, come quella del sacerdote di Milano, siano tristi e dolorose: mostrano quanto la fede e il ministero possano incrinarsi quando non si vive più davanti a Dio, ma davanti al proprio tornaconto. Tuttavia questo non è criterio né misura della verità: è solo la prova di quanto l’uomo, lasciato a sé stesso, possa venir meno al Mistero che annuncia.
Tu dici che la fede è un atto d’amore disinteressato che avvolge, e fin qui ti do ragione: ma se l’amore non è ancorato alla Verità rivelata, diventa sentimento soggettivo che non salva. La fede cristiana non si riduce a “mi gò el me Signòr” inteso in senso privato, perché il Signore si è rivelato, ha parlato, ha istituito segni concreti e sacramenti che non possono essere manipolati o aggirati a piacimento.
Mozart e la musica sacra che citi mostrano la bellezza che nasce dalla fede, ma la bellezza non può essere sostituita alla verità. Se la ragione da sola non basta a penetrare il Mistero, è vero anche il contrario: la fede non può essere sganciata dalla ragione, altrimenti diventa fideismo o emozione passeggera. La Chiesa ha sempre unito fides et ratio, perché la verità di Dio non teme né la logica né la ricerca storica: le supera, sì, ma non le contraddice.
Capisco la tua simpatia, capisco anche l’ammirazione che mi esprimi — che ti ringrazio di cuore — ma permettimi di dirti con franchezza: non sono io a dover “abbandonare la ragione” davanti alle contraddizioni dei testi, perché la Parola di Dio non tradisce. Al contrario, sono gli uomini che spesso tradiscono la Parola. Ed è proprio la fedeltà della Chiesa, lungo i secoli, a garantire che la Scrittura resti per noi fonte viva di fede, e non un deposito di “bugie pie” da manipolare secondo convenienza.
Ti ringrazio dell’abbraccio che ricambio sinceramente. Ma se non ti convinco, non è perché la fede cristiana non abbia ragioni: è perché quelle ragioni esigono un atto di obbedienza che forse tu non sei disposto a compiere.
Prima di concludere, desidero confidarti che rientro ora da un caro e rinomato santuario mariano. Lì ho pregato anche per te, affidandoti a quella Madre che è pure la tua. Lei, che già vive nella gioia e “gode” e contempla il volto del Signore, continua a ripeterci con materna dolcezza: ‘Fate tutto quello che Lui, il Figlio Gesù, vi dirà’ (cfr. Gv 2,5). Il Padre misericordioso accolga la sua intercessione e riversi sul tuo cuore la pienezza della pace e della benedizione.
don Pietro Paolo
“quando non si vive più davanti a Dio, ma davanti al proprio tornaconto”.
Rispondi carissimo DON PIETRO PAOLO: e chi sarebbe colui che non vive più davanti a Dio, ma davanti al proprio tornaconto?
Il laico commerciante? O il sacro commerciante?
Tutti viviamo in Dio, con Dio per Dio, cioè nel suo Ineffabile Mistero, qualunque esso sia.
E tutti guadagnandosi il pane col proprio sudore.
San Paolo, un ebreo, cittadino romano, si difendeva col dire che lui se la cavava col suo lavoro di fabbricatore di tende, pur aggiungendo che anche l’apostolato merita la ricompensa ( se ricordo bene ). Ma cosa fanno in concreto i soggetti della Chiesa Docente?
Ho conosciuto e colloquiato e conservo scritti autografi dell’allora vescovo ausiliario di Lione, Alfred Ancel, ideatore e protettore dei preti operai francesi.
Ho visto, nel mio lavoro, tante pergamene medievali di testamenti in diverse antiche biblioteche.
La frase che mi rimane in testa martellante ed ossessionante era “pro remedio animae meae”. Cioè persone ricche che possedevano ed anche chi poco aveva di beni immobili e mobili, tutto lasciavano ai preti, persone giuridiche dell’amministrazione di beni, patrimoni ecclesiastici.
La tensione timorosa di ottenere un posto in Paradiso o di perderlo anche questo produceva nel concreto.
Ricordi quel papa che dopo aver ben mangiato gustose anguille ben cucinate e bevuto un famoso vino, si stirava esclamando: “O quanta mala patimur pro Ecclesia Sancta Dei!”?
Oggi l’Italia è diventato il paese dell’ignoranza giovanile di massa, ma sorge sempre qualche bel fiore, come Storia nostrana abbondantemente documenta. La Speranza che muore alla sera, ma rinasce il mattino.
Nessuno, diceva Meister Eckhart, ama Dio per Dio, ma per la propria felicità eterna. Quanta ragione e quanto egocentrismo religioso di umana rivelazione, rivela quello spirito benedetto finito scomunicato da Roma cattolica!
Vorrei amarti, se potessi, con tutti i verbi greci antichi che esprimono sentimenti d’amore e non soltanto con i due usati in Gv. Da Gesù tre volte: di cui due uguali ed uno diverso. lo stesso Da Pietro ma con tre volte lo stesso verbo. Tuttavia c’e un’incongruenza quando alla terza volta di Gesù, Pietro pensa e travisa il verbo di Gesù col suo.
“Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che alla santissima vostra presenza prostrato……
come disse di voi il santo profeta Davide: hanno forato le mie mani ed i miei piedi; hanno contato tutte le mie ossa”.
I tradizionalisti devoti e fedeli certamente ricorderanno questa preghiera che veniva recitata devotamente dopo la comunione eucaristica.
Adesso per meditare propongo un tratto della parola di Dio [l’EL YHWH]:
“Davide ed i suoi uomini partivano a fare razzie contro i Ghesuriti, i Ghirziti e gli Amaleciti: questi abitavano il territorio che si estende da Telam in direzione di Sur fino alla terra d’Egitto. Davide devastava quel territorio e non lasciava in vita né uomo né donna; prendeva greggi ed armenti, asini, cammelli e vesti; poi tornava indietro ed andava da Achis. Achis chiedeva: “Dove avete fatto razzie oggi?”, Davide rispondeva: “Contro il Negheb di Giuda, contro il Negheb degli Ieracmeeliti, contro il Negheb dei Keniti. Davide non lasciava in vita né uomo, né donna da portare a Gat, pensando: “Non vorrei che riferissero notizie contro di noi raccontando: ‘Così ha fatto David'”. (Primo libro di Samuele 27, 8-11.
“Osanna al figlio di David” si cantava alla domenica delle Palme.
In un suo intervento di risposta, qui postato, che voleva essere chiarificante, il carissimo DON PIETRO PAOLO scrive testualmente riferendosi all’AT ed alle specifiche direttive vaticane ai sacerdoti predicatori circa il termine “YHWH”. Cioè le quattro lettere del tetragramma sacro del Testamento ebraico, AT per i cristiani cattolici:
“Il Nome di Dio non è stato “censurato” ma venerato: proprio perché ineffabile, non si banalizza sulle labbra umane. La tua ironia gratuita dimostra solo che ti manca il senso del sacro.”
Adesso riporto la parola dello “spirito buono” del Dio cui si riferisce il DON ed il senso del sacro da rispettare e che a me, secondo il suo giudicare, mancherebbe.
“Quando il Signore [YHWH] , tuo Dio [ELOHIM], ti avrà introdotto nella terra in cui stai per entrare per prenderne possesso e avrà scacciato avanti a te molte nazioni: gli Ittiti, i Gergesei, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei ed i Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te, quando il Signore [YHWH], tuo Dio [ELOHIM], le avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, TU LE VOTERAI ALLO STERMINIO. Con esse non stringerai alcuna alleanza e nei loro confronti non avrai alcuna pietà.” Deuteronomio 7, 1-2.
Il resto fino al versetto 8 nol riporto. Sufficit.
Non chiedo al Don spiegazione alcuna in merito.
Spero che nessuno si vergogni di riportare la parola di tal Dio da non pronunciare.
Straordinariamente attuale, caro Rolando.
Caro Rolando,
ancora una volta torni sugli stessi argomenti, ripetendo accuse già viste e già confutate. Citi due passi dell’Antico Testamento per insinuare che il “Dio di Israele” non sia degno di fede perché legato a stragi e violenze. Ma il tuo modo di leggere la Scrittura — come ti ho già fatto notare più volte — è parziale, strumentale e piegato solo a confermare il tuo pregiudizio.
Anzitutto, la Bibbia non è un manuale di morale astratta, ma la storia concreta della rivelazione di Dio dentro vicende segnate da limiti umani e da culture di guerra. Davide, Mosè, il popolo eletto: non sono modelli perfetti, ma strumenti attraverso cui Dio porta avanti un cammino che si purifica e si compie solo in Cristo. Se tu isoli i versetti di distruzione e li assolutizzi, dimentichi che lo stesso Antico Testamento parla di un Dio che “ha compassione di tutte le sue creature” (Sap 11,23) e che annuncia: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo” (Ez 36,26).
Tutto l’Antico Testamento va letto come preparazione: le parole dure e le immagini violente vengono trasfigurate e superate da Gesù, il Figlio di Davide che non devasta né stermina, ma dona la vita per tutti. Non a caso, la Chiesa canta “Osanna al Figlio di Davide” non per ricordare le razzie di Davide, ma per proclamare che in Cristo si compie e si redime ogni attesa messianica.
Quanto al Nome santo di Dio: non è questione di censura, ma di riverenza. Se gli ebrei non lo pronunciavano e la Chiesa ha ereditato questo rispetto, è perché il Nome indica la trascendenza assoluta di Colui che è. Il fatto che tu lo butti in polemica, come se fosse un pretesto per smascherare incoerenze, non mostra libertà di pensiero, ma perdita del senso del sacro.
In fondo, il tuo attacco non è contro i testi, ma contro la fede della Chiesa. Ma ricordati: proprio quella Parola che ti diverte usare per contestare è la stessa che, in Cristo, rivela un Dio che non ordina più stermini ma si lascia inchiodare per salvare anche chi lo bestemmia.
don Pietro Paolo
Ancora una volta: verba praetereaque verba! Non fanno che alzare il vortice della confusione menzognera.
“UNA CHE HA DETTO ELOHIM DUE CHE HO UDITO”: dice il salmo 62,12.
Ogni istituzione cristiana (e non) si è legittimata i testi sacri sui quali si è fondata: Gli Etiopi, i Cattolici, gli Ortodossi [ Ortodossia o morte!] , i Protestanti e chi più ne ha più ne metta.
Il libro della Sapienza sicuramente è stato scritto nel primo secolo e.v.. Anzi alcuni lo attribuiscono a Filone Alessandrino!
I testi scoperti a Qumran testimoniano di un’ampia gamma non compresa nel canone ebraico comunque successivamente stabilito dalla fine del I secolo e.v.
No Tesoro: non sono attacchi contro il sacro, i miei, ma considerazioni legittime su quanto l’uomo ha scritto nei libri, che, come dice il salmo sopra riportato certamente fraindente la Parola del Dio.
Per essere schietti, in ogni uomo parla il suo proprio Dio. Mia mamma, pur ignorando il salmo 62,12, era una somma Teologa, non tu!
O sacrum commercium! scriveva una grande mistica di Avila. Io non mi stancherò, con ragione di causa avendo girato la Terra, di sostenere che Dio è una questione geografica. Adesso che si fa piccola, la geografia, le guerre in nome delle pretese divine mal capite, potrebbero farsi ancor più crudeli.
Voglio rendere riverenza e gratitudine a tutti i medici e gli infermieri ed i volontari del mondo che aiutano a sollevare il dolore di chi grida aiuto e spero che Dio sia ignorante di storia, geografia e che a nessuna Autorità abbia delegato il suo Potere. Contrariamente di ciò che sostiene l’uomo della Menzogna: “o moktheròs”.
Infatti Gesù disse: Non sono venuto ad abolire la Legge, ma a portarla a compimento!
Poi sulla croce ricorda, tra terribili tormenti il salmo 78, 35. Con un forte grido chiama disperatamente ELOHIM.
Il versetto infatti dice testualmente che [I figli di Israele “E RICORDAVANO CHE ELOHIM LA RUPE LORO E ELYON IL REDIMENTE LORO”. E lui lamenta di essere stato lasciato solo. Salmo 22, di cui Gv invece gli metterà in bocca l’ultimo versetto : ecco “che ha fatto”. Altro che abbandonato, cioè “donato al Padre”!
Il termine ebraico per “rupe” può anche essere inteso come “grido”/”boato” come a conferma traduce la LXX.
Caro don P.P.,
lei scrive: “il nome (il Tetragramma) indica la trascendenza assoluta di Colui che è.” Come mai, allora, se questa divinità è ASSOLUTAMENTE trascendente si fa percepire dagli umani per mezzo della vista, del tatto, dell’udito, delle ustioni della pelle (dei sensi materiali umani)?
E tutto ciò nell’A.T. Dunque, ben prima che provvedesse a farsi percepire il Figlio incarnato? Ab-solutus significa sciolto- privo di contatto-, nella fattispecie: appartenente ad una dimensione a-temporale e a-spaziale e, cmq, assolutamente e inconcepibilmente differente dalla nostra. Eppure, questa divinità attraversava l’accampamento del “popolo eletto” per insegnargli come scavare le fosse che dovevano accogliere- per poi coprirle- le deiezioni di quella masnada bipede che risultava tremendamente puzzolente alle sue narici. Metafore su metafore? Direi di no: al loro posto una concretezza- quella sì- assoluta.
Che belle parole! Quali dolci pensieri! Caro DON.
Come diceva – ribadisco – il democristiano Andreotti ” a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”.
Ecco la prova del tuo aver indovinato nelle tue stesse testuali parole:
“per insinuare che il “Dio di Israele” non sia degno di fede perché legato a stragi e violenze. ”
Esatto. E tu sottolinei che è anche il Padre del Signore Gesù Cristo, nato ebreo. Il cui venerabile nome, secondo Legge, non deve essere pronunciato, citato.
“Legato”?: è autentica malafede! “Comandato” è la realtà. Infatti : “YHWH ISH MILKAMA YHWH”. “Il Signore uomo di guerra, il Signore il suo nome”.
Contestualizza. Anch’io contestualizzo.
Lamento l’assenza di ENRICO NIPPO. I suoi interventi non chiudono i sentieri, ma li ramificano.
E manca anche Adriana1.
1) Sul discorso di Pietro e Giuda (20 Agosto 2025, 19:18)
Rolando, Pietro dice: «Era necessario che si adempisse ciò che lo Spirito Santo predisse…» (At 1,16). Ma quel “necessario” non significa destino cieco o “nekessitas” che schiaccia la libertà: significa che il disegno di Dio si compie anche attraverso le scelte libere, persino quelle cattive. Giuda non fu costretto: fu libero di tradire, e di quel tradimento risponde lui, non Dio. La Scrittura mostra che Dio scrive diritto anche sulle righe storte, non che la libertà dell’uomo sia annullata.
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2) Sulle accuse alla Chiesa e al sangue versato (20 Agosto 2025, 15:29)
“Non si salva il mondo con le lame…”: ed è proprio ciò che insegna Gesù. Pietro che ha tagliato l’orecchio del servo ha ricevuto subito il rimprovero: «Rimetti la spada nel fodero!» (Gv 18,11). La Chiesa nasce da quell’ordine, non dalla violenza. Se poi nella storia dei cristiani c’è stato chi ha tradito il Vangelo con la spada, non è colpa della Chiesa in quanto tale, ma dei suoi figli peccatori. E lo stesso monito rimane sempre valido: «Chi di spada ferisce di spada perisce».
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3) Sulle “mille vie di Dio” (20 Agosto 2025, 15:55)
Le cosiddette “mille vie di Dio” non sono che modi diversi di dire con cui Egli si china sull’uomo. Ma la via è una sola e unica, luminosa e definitiva: Gesù Cristo, unica Via, Verità e Vita (Gv 14,6).
In Lui Dio stesso si è fatto strada verso ogni cuore, e per mezzo di Lui ogni cuore trova l’accesso al Padre. Non ce n’è altra, né ce ne sarà mai: tutte le vie di Dio si raccolgono in Cristo, unico Redentore e unico Salvatore del mondo.
Questo il tuo parere. Questa la tua convinzione.
“Sono venuto infatti a dividere”. Mt 10,35.
Ogni commento spetta ai preti.
Caro Rolando,
il tuo intervento è la solita provocazione mascherata da aria di superiorità, un amo gettato per far abboccare. Perdonami, ma il tuo non dimostra intelligenza; è un gioco scoperto e sterile: chi piega le parole del Vangelo non rivela profondità, ma soltanto meschinità travestita da acume.
don Pietro Paolo
Caro Rolando,
ti scrivo qui perché, con il nostro botta e risposta ormai moltiplicato, a volte mi sfugge una tua domanda o il punto preciso dove inserire la risposta. Credo comunque di aver già risposto a tutte le questioni che hai posto; perciò, se non riprendo alcune delle tue “nuove” provocazioni, è semplicemente perché nuove non lo sono affatto, ma già trattate in precedenza (come nel caso delle due versioni su Giuda).
Comunque, permettimi di ribadire con chiarezza: la Bibbia, per me e per ogni cattolico, non è un libro qualunque, ma è la Parola di Dio. Certo, essa porta con sé anche i limiti degli autori umani che l’hanno scritta: uomini segnati dalla loro cultura, dalla loro epoca, dalle loro conoscenze spesso limitate. Non erano infallibili sul piano scientifico o storico. Eppure, dentro quelle parole fragili, è lo Spirito Santo a parlare: Egli è il vero Autore, che si è servito di strumenti umani per comunicarci la sua verità di salvezza.
Ecco perché non ha senso fermarsi a cercare contraddizioni o presunte incoerenze: se ci si arresta lì, si perde di vista il cuore del messaggio. La Scrittura non è stata consegnata all’uomo per insegnare l’astronomia o la biologia, ma per condurlo a Dio, alla fede, alla salvezza.
Per questo, spero che d’ora in avanti tu non ritorni a sollevare cose di secondaria importanza , ma scelga piuttosto di andare al cuore della questione: cosa questa Parola, viva e divina, ha da dire alla nostra vita.
Io, davanti a questa Parola, non posso che dichiarare la mia fedeltà: una fedeltà semplice, forse indifesa agli occhi del mondo, ma convinta. È la Parola che la Chiesa mi ha trasmesso e che continua a custodire, guidata dallo stesso Spirito che l’ha ispirata. E insieme alla Parola, la mia fedeltà va alla Chiesa stessa, corpo vivo di Cristo, che mi aiuta a comprendere e a vivere ciò che Dio vuole comunicarmi.
In questi duemila anni non sono mancati coloro che hanno attaccato e disprezzato la Scrittura e la Chiesa. Ma nello stesso tempo, ci sono state menti eccelse — e basti citare Agostino e Tommaso — che, pur essendo giganti del pensiero, non sono giunti alle tue conclusioni. E tu lo sai bene: se fosse stato possibile demolire la Parola di Dio e la Chiesa con semplici contraddizioni apparenti, loro l’avrebbero fatto molto meglio di te.
Non tutto è sempre chiaro, non tutto è subito comprensibile; eppure so con certezza che lì, nella Sacra Scrittura e nella Chiesa, abita la luce che viene da Dio. Una luce che non inganna, perché è la verità; che non tradisce, perché è l’amore; che non si spegne, perché è eterna. In questa luce voglio camminare, anche quando i miei occhi faticano a vedere, certo che essa conduce alla vita.
Cordialmente
Caro DON PIETRO PAOLO, ti capisco meglio adesso.
Ho conosciuto diversi sacerdoti che hanno lasciato l’aratro e si sono voltati indietro. Uno anche mio compagno nella giovinezza.
Ma quello che più mi ha impressionato (e non sono l’unico testimone del suo testuale racconto) è la testimonianza di un sacerdote e parroco di una parrocchia di Milano che fu costretto – diceva lui – a stare al suo posto. Ed aggiungeva : “d’altronde a quest’età [aveva 51 anni] dove ormai vado a guadagnarmi di che vivere?”. Ebbene lui raccontava che ancora quando celebrava la messa in latino e le parole della consacrazione del pane e del vino venivano recitate sottovoce, lui le storpiava in un indecifrabile brontolio o non le pronunciava. Quando con la riforma fu costretto a pronunciarle ad alta voce, disse: “le dicevo e le dico ridendo nel cuore”.
Io non mi sono sentito affatto scandalizzato, anche se vedevo che spesso i confratelli sacerdoti lo badavano a vista.
Pertanto comprendo la tua fede, caro DON, e tanto di cappello! Ma permettimi che in base a questa DEVI (brutto verbo!) continuare ad aver fede, ma non ragione troppo sulle inesattezze e contraddizioni dei testi. Potrebbero occultare ben altra realtà storica. Questi testi potrebbero benissimo “tradirsi”. Da questo punto di vista la fede umana che è nel cuore di tutti, in tutti potrebbe giocare brutti scherzi.
Io d’altronde conservo graniticamente le parole della mia mamma, morta oltre i novant’anni, che mi soleva dire: “Caro fiòl, làsso che i preti i dìga: mi gò el me Signòr”.
Conoscerai l’ “Ave verum corpus”, “Et incarnatus” KV 417, il “Laudate Dominum” KV 339 di Mozart. Ed anche il mottetto “Misericordias Domini in aeternum cantabo” KV 222: il basso continuo dei violini, che Bach copierà nella IX sinfonia costituendone successo eterno.
Ebbene ogni volta che li ascoltavo all’Auditorium di Milano o alla Scala, mi sentivo collassare dalle viscere. Chiesi perfino al medico di questo strano fenomeno.
La Fede è un atto d’amore disinteressato che ti avvolge e poco o nulla ha a che fare con le ragioni della ragione.
Tant’è che Mozart non fu scomunicato semplicemente perché l’imperatore austriaco aveva sospeso ogni effetto della scomunica papale nei suoi territori.
Carissimo ti abbraccio. Le ragioni della Fede superano le ragioni della logica. Ma quelle della logica e della ricerca resteranno sempre le medesime se non ci si trova troppo addomesticati e le si delegano ad altri per non far fatiche ritenute inutili. O per puerili scommesse pascaliane. O per convenienza, comune denominatore.
Un grosso abbraccio. Da una parte ti ho capito ed ammiro, dall’altra non sei per nulla convincente. Ancora un abbraccio.
Caro Rolando,
“verba praetereaque verba” lo dice chi non ha nulla da dire. Non sono un romanziere, ma un sacerdote che ricorda la dottrina cattolica. Se lnon vuole discutere nel merito, non mascheri il vuoto con latineggiamenti vanagloriosi.
È lei, secondo il mio capire/intuire, che non vuole rispondere a ciò che scrivo; ma lo scarta in toto come diabolico e predica il pensiero di Dio che è sicuro di avere in tasca perfettamente da lei compreso in virtù di una sua sicura, in senso assoluto, appartenza alla Chiesa, Sposa immacolata del Cristo, percui non si può aver Dio per Padre se non si accetta la Chiesa, così com’è o come dovrebbe essere per i fondamentalisti e tradizionalisti, per Madre. Eppure non siamo noi per la Chiesa, ma la Chiesa per noi, se veramente è “sacramento di salvezza”. Le cose vecchie son passate, ora ci son le nuove. Dio è sempre nuovo e sempre il medesimo. Abbraccia tutti nel medesimo momento. Non aspetta la sera a condividere la gioia con l’altro figlio quando ritornando dal campo sente da lontano gioia e baldoria per un banchetto già terminato e rimanendoci male gli ricorda che mai gli ha permesso di uccidere un capretto per far festa con gli amici. C’è qualcosa di tremendamente amaro anche nei Vangeli scelti ad hoc per legittimare la Chiesa che li legittima.
Uroboro.
Caro don P.P.,
a meno che lei non soffra di gravi vuoti di memoria causati da “anomalie istituzionali” dovrebbe provare un po’ di rispetto e di riconoscenza per le “vuotaggini” del latino che hanno permesso a tanti come lei- per almeno 2000 anni- di trovare un tetto sicuro, pasti garantiti e una professione- aprioristicamente- assicurata e rispettata.
Cara Adriana,
ridurre duemila anni di fede, di cultura, di carità e di sacrificio a un “tetto sicuro e pasti garantiti” è un insulto non tanto a me — che, glielo assicuro, se avessi fatto altre scelte avrei avuto non un tetto sicuro, ma castelli dorati e banchetti luculliani, che non ho mai desiderato — quanto a generazioni di sacerdoti che hanno dato la vita senza riserve, fino al martirio.
Non comprendo poi perché definisce il latino una “vuotaggine”: per la Chiesa è stato ed è la lingua che ha custodito e trasmesso la fede, la liturgia e il pensiero.
Ironizzare su questo non rivela lucidità (capisco che il suo intervento sia stato scritto alle tre di notte), ma soltanto disprezzo gratuito.
don Pietro Paolo
Caro don P.P.,
la parola “vuoto” l’ha usata lei. Vero è che, con la sua cristiana benevolenza, l’ha attribuita al vuoto “mentale” di Rolando; però -da come lei si è espresso- pare sia proprio il medesimo vuoto che l’uso della lingua latina da parte della Chiesa ha provvisto a coprire, servendosene come di un tappeto gettato sopra un cumulo di polvere…e ciò per ben duemila anni.
P.S. Divertentissima la “santa modestia” con cui si richiama alla potenza e alla ricchezza dei “maggior sui” e al suo personale sacrificio nel rinunciarvi. Nella sua bella Trinacria prosperano sempre i Vicerè di De Roberto?
Merita risposta, caro DON, solo questa affermazione ascettica per entrambi:
…”perché nello Spirito Santo vi è un’armonia più profonda dei suoi giochini filologici.”
I giochini filologici li fa anche da duemila anni la Chiesa Docente insieme ai suoi preti nell'”armonia” dello Spirito Santo che si sono musicata dimenticando il vento di Gv3,5-8 che secondo Gesù “spira dove vuole e nessuno sa” perché ognuno capta l’armonia che più gli conviene come insegna in pratica e con fatti anche l’AT e Tertulliano rincara: “NISI HOMINI DEUS PLACUERIT DEUS NON ERIT”.
Caro Rolando,
lei confonde il vento dello Spirito con la brezza delle proprie opinioni. Gesù non parlava di anarchia spirituale, ma di rinascere dall’acqua e dallo Spirito (Gv 3,5), cioè nel Battesimo: non un soffio a piacere, ma un dono sacramentale. È vero che lo Spirito è libero come il vento (cf. Gv 3,8), ma la sua libertà non è disordine: Egli ha un ordine e un indirizzo, e mai contraddice la Parola che Egli stesso ha ispirato e che la Chiesa custodisce.
La Chiesa non fa “giochini filologici”: da duemila anni conserva con fedeltà la Parola, mentre chi pretende di “sentire l’armonia che più gli conviene” finisce, come lo stesso Tertulliano da lei evocato, fuori dall’armonia e nella stonatura dell’errore.
Lo Spirito Santo non è un flauto per improvvisazioni personali, ma Colui che rende presente e viva la voce di Cristo nella sua Chiesa. E chi non ascolta quella voce resta inevitabilmente fuori dal coro: «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10,16).
Che bello! Lei scrive:
Caro DON, siccome scrivi:
“Egli ha un ordine e un indirizzo, e mai contraddice la Parola che Egli stesso ha ispirato e che la Chiesa custodisce.”
Bene ed allora mi spieghi bene bene le due contraddittorie versioni della morte di Giuda: quella di Mt 27 ,3-5 e quella raccontata da Pietro in Atti 1!
Io non chiedo allo Spirito Santo chiedo a lei che, per di più, sa che lo Spirito Santo che ha ispirato Davide riguardo al destino di Giuda, non si contraddice.
A rifletterci, e non si finisce mai di farlo, mi sa proprio, lo dico a me, che lo Spirito Santo sia un flauto per l’Istituzione Chiesa cattolica romana, costituita da “separati” docenti umani; flauto col quale interpreta uno spartito a piacere. E Tertulliano, cattolico cristiano, finito in odore di eresia, cioè di pensarla diversamente, “un po’ di verità”, come insegna il CV secondo ed anche l’AT in una magnifica pagina da me spesso citata, l’aveva suonata un po’ anche lui col medesimo flauto, ma da spartito altro.
O forse ci fu un tempo in cui “non c’era ancora lo spirito” ? (“pneuma”, citazione dalla Parola di Dio) ed ogni tanto questo brutto tempo fa capolino per gli illuminati e provetti metereologi della Parola di Dio quando avvistano, a loro parere, un cambiamento d’armonia? Una cacofonia, secondo loro.
Ma aspetto sempre, dall’amatissimo DON, una sua spiegazione sulla fine di Giuda in Matteo rapportata a quella della personale testimonianza di Pietro I papa cristiano cattolico e romano (?) riportata in Atti. Grazie
Per la spiegazione che sono in attesa da te [ ma sei benissimo libero di mandarmi in malora! ] timidamente ti suggerisco di leggere il bollettino della sala stampa della Santa Sede n°0758 del 16.10.2018 che trovi anche in rete e puoi scaricare.
Per me è una apologia di duplice reato. Per te forse chi parla non è mai stato un papa voluto dallo Spirito Santo. E non saprei come sentirti. Sta di fatto che disse, “fuori onda”, che tale fatto è il più grande scandalo del NT.
Sai , io apprezzo di più chi sbaglia che chi prende le difese dello Spirito Santo pensando di essergli gradito.
Ho dimenticato di riportare il sacro tetragramma che già ingiunzioni decretali pontificie proibiscono ai preti cattolici romani di citare ed usare nelle prediche.
E sai perché? Perché pochi credenti cattolici meditano sull’AT . Anzi non l’hanno mai letto nella loro lingua volgare con l’imprimatur. Immaginarsi in ebraico/aramaico, greco dellaLXX e latino, ecc…
Il termine “cattolico” ha a che fare cioè si spartisce/relaziona con l’Universale. Vedi salmo 24,1.
Caro Rolando,
il “sacro tetragramma” non è stato mai proibito per capriccio, ma per rispetto: la Chiesa segue l’antichissima tradizione ebraica che evita di pronunciare il Nome ineffabile di Dio, sostituendolo con titoli come Signore. È una forma di riverenza, non di censura.
È inesatto dire che la Chiesa abbia “proibito” ai fedeli di leggere la Scrittura. In realtà, ciò che veniva limitato in alcuni periodi storici non era la Bibbia in sé, ma le traduzioni non autorizzate, spesso manipolate o accompagnate da note ereticali.
La Chiesa ha sempre custodito la Parola di Dio e ne ha promosso la diffusione in versioni sicure: basti pensare a san Girolamo con la Vulgata, alle Bibbie in volgare con imprimatur, fino alle moderne edizioni cattoliche. Se molti non la leggono, non è certo per divieto, ma per mancanza di formazione o di interesse.
In breve: non era un atto di censura contro la Parola, ma una difesa della sua integrità, perché la Scrittura va letta nella Chiesa e non contro la Chiesa.
Infine, il termine “cattolico” non significa genericamente “universale” come un concetto sociologico, ma indica l’universalità della fede e della salvezza in Cristo, che appartiene a tutti i popoli. E il Salmo 24,1 lo conferma: «Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti».
Carissimo DON PIETRO PAOLO, sono stato folgorato da questo tuo primo capoverso e d’impulso, senza proseguire oltre nella lettura ti rispondo. Tu scrivi:
“Il “sacro tetragramma” non è stato mai proibito per capriccio, ma per rispetto: la Chiesa segue l’antichissima tradizione ebraica che evita di pronunciare il Nome ineffabile di Dio, sostituendolo con titoli come Signore. È una forma di riverenza, non di censura.”
Non so se ti sei reso conto di ciò che hai scritto .
Ragione logica vuole che la Chiesa (!) obbedisca all’AT degli ebrei di non pronunciare il Nome ineffabile di Dio, cioè “YHWH” il tetragramma sacro perché? Perché questo è il nome di Dio vero ed uno: l’Ineffabile Assoluto.
L’unica cosa che mi sembra di consigliarti è di ritornare a scuola. Per rispetto di “non avrai altri ELOHIM al di fuori di me”.
Questo rispetto è innanzitutto prerogativa del laico libero e civile.
Non parliamo poi del termine “Signore”. Paolo docet et reliqua.
È stato proibito per non mettere in confusione i credenti nella Trinità! Quelli che non hanno mai letto la Bibbia, ma la apprendevano dal cervello e dalla bocca del prete.
Per cortesia DON PIETRO PAOLO! Non è questo il luogo per proseguire. Mi scuso con il dott. Marco Tosatti e quanti leggono. Ti dico solo che penso tu stia rendendo un pessimo servizio alla causa del tuo cuore.
Parla per me al tuo Signore, cioè dimmi una preghiera Grazie.
Caro Rolando,
vedo che la folgorazione non ti ha portato luce, ma solo un abbaglio. Ti permetto allora una breve lezione di catechismo elementare, quella che avresti dovuto imparare “a scuola” o al seminario— quella vera, non nelle tue elucubrazioni.
Tu lo chiami un pessimo servizio solo perché contrasto i tuoi attacchi alla Bibbia e alla Chiesa. In realtà non lo è affatto: è un servizio vero, e proprio per la verità e questo ti dà fastidio.
1. La Chiesa non “obbedisce” agli ebrei, ma custodisce la Rivelazione che Dio stesso ha affidato prima a Israele e poi compiuto in Cristo. Se la tradizione ebraica ha evitato di pronunciare il tetragramma, la Chiesa ha mantenuto la stessa riverenza, almeno nella liturgia, pur proclamando che questo Dio unico è Padre, Figlio e Spirito Santo. È segno di continuità, non di sudditanza.
2. Il Nome di Dio non è stato “censurato” ma venerato: proprio perché ineffabile, non si banalizza sulle labbra umane. La tua ironia gratuita dimostra solo che ti manca il senso del sacro.
3. Quanto al termine “Signore”, sappi almeno di cosa parli: gli ebrei, per rispetto, non pronunciavano il Tetragramma (YHWH), ma lo sostituivano con Adonay (“Mio Signore”). Quando la Bibbia fu tradotta in greco (la Settanta), Adonay fu reso con Kyrios. Ed è proprio questo titolo che gli Apostoli hanno consegnato alla Chiesa, proclamando Gesù Kyrios, cioè lo stesso Dio che Israele invocava come Adonay. La più antica professione di fede cristiana è: “Iesous Kyrios” – Gesù è Signore (Fil 2,11). In latino divenne Dominus, in italiano “Signore”. Persino il “Kyrie eleison” della liturgia non è un vezzo clericale, ma la più antica invocazione al Dio fatto uomo.
Dunque, non sono io a dirlo: è la Scrittura, la Tradizione e gli stessi Apostoli che ti contraddicono. E se credi di poterli correggere, abbi almeno l’onestà di dirlo apertamente.
Quanto alla tua battuta sulla mia “scuola”: meglio imparare dal Magistero della Chiesa che restare inchiodati alle proprie presunzioni. Tu invochi libertà e civiltà, ma confondi il diritto di parola con il diritto all’errore.
Tu straparli di “rispetto del laico civile”, come se fosse il codice di buona educazione a dettare la fede. Ma non è la civiltà laica che ci insegna a venerare Dio: è la Rivelazione stessa. Non confondere la cortesia borghese con il timor di Dio, perché sono due mondi ben diversi.
Ti lanci poi nella solita accusa di “confondere i fedeli che non leggono la Bibbia”: è un argomento stanco, logoro, che tradisce il tuo solito pregiudizio anticlericale. La verità è che la Chiesa ha trasmesso la Scrittura, l’ha custodita, tradotta, commentata, pregata, predicata: senza di essa non avresti neppure il libro che oggi ti diverti a criticare.
Infine: mi chiedi una preghiera? Certo. Non certo al tuo “dio delle polemiche”, ma al Dio vivente, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Prego perché ti conceda un po’ di umiltà, quella che ti manca quando ti ergi a maestro senza cattedra in cerca di discepoli.
Con franchezza evangelica,
don Pietro Paolo
Tesoro, non mi dà fastidio niente, ma tutto recepisco, valuto e tengo solo “ciò che mi conviene”. Questo è il basilare principio antropico in Natura, comune a tutti. E scarto “ciò che mi costa”. Come tutti. A meno che non mi assuma un costo in prospettiva di una convenienza.
Tutto hic et nunc. Certo non mi convince la scommessa pascaliana! E men che meno le tue interessate prediche. Perché tali sono. Comunque rispetto tutti. E nell’esporre il mio libero pensiero non intendo offendere nessuno, ma cogliere dall’altro ciò che mi può “convincere”.
Se sei un prete come si deve, secondo sana dottrina, dovresti sapere che la Fede è un dono gratuito di Dio che, come scrive l’apostolo più apostolo degli altri e che è stato rapito al terzo Cielo, fa grazia a chi vuole ed a chi vuole la trattiene.
Io non ho dato giudizi sul tuo modo di ragionare: ho manifestato solo che non sono convincenti. Tu invece, invadendo il campo, con le ragioni della Fede hai creduto di debellare le ragioni della Ragione.
Rispetto la tua funzione. E penso, in fondo, che i tuoi veri nemici intransigenti e pronti alle armi concrete, oltre le parole, come Storia dimostra e sta amaramente dimostrando, siano quelli delle altre due monolatrie di unica origine. Cioè eresie della prima. Come scrive esplicitamente anche il prof. Giovanni Garbini in Letteratura e politica nell’Israele antico.
Ciao. Fammi un sorriso. Non conoscerai la mia lingua e neppure il mio pensiero, “ma un un sorriso lo si può fare a tutti” (Madre Teresa di Calcutta).
“aveva un’altra spada, oltre le due bastanti per Gesù”
Giuda, come altri del gruppo, sapevano colpire con grande professionale precisione, come chiaramente dimostra la precisione chirurgica del distacco dell’orecchio del servo del Sommo Sacerdote, Malco.
Ma veniamo al nostro caro fratello Giuda Iscariota a cui va ricondotta l’origine del detto dei benpensanti: “Sei falso come Giuda!”.
A proposito di falsità.
Nel vangelo di Matteo 27, 3, sta chiaramente scritto “paenitentia ductus”, cioè che Giuda si pentì ed andò a ridare le monete che i sacerdoti non vollero ricevere indietro; le gettò quindi nel tempio [dove sicuramente i topi non le mangiarono!] e, disperato, andò ad impiccarsi. Tutto ok.
Ma vediamo adesso cosa racconta Pietro in persona, per la penna di Luca in Atti 1, 16-21.
Racconta che lo Spirito Santo per bocca di Davide aveva predetto riguardo al destino di Giuda. Lasciando il resto, veniamo al concreto: Pietro, il primo papa, Vicario di Cristo, in persona non racconta che Giuda si pentì [Mt: “paenitentia ductus”], ma che fu un abile e concreto uomo d’affari nel frattempo. Ma stiamo alle parole del testo ispirato: “Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto”.
È chiaro che i topi non mangiarono le monete d’argento sparpagliate sul pavimento del Tempio!
Il testo continua così: “Poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere”.
Ma come fa Pietro a conoscere una versione diversa e contrastante di quella di Matteo, se proprio lui, Pietro, non è…. diciamo… quello anche della morte istantanea dei coniugi Anania e Saffira: fatto ben descritto in Atti pure?
Ma ci sono due tremende e significative parole greche che Pietro usa nel
suo racconto: ΠΡΗΝCΓΕΝΟΜΕΝΟC.
Sono due, ma nei codici i termini sono senza spazi. E significano: “prono essendosi fatto”.
Ed uno si fa prono in avanti anche quando riceve una violenta, precisa, repentina ed inaspettata pugnalata!
Ma a chi credere, gentile signora, al papa Pietro l o al Vangelo di Matteo? Credere che il Dio in cui crede accoglie il pentimento di un disperato o al racconto del primo Papa?
Quanto gradirei un parere!
Mi scuso della imprecisione:
ΠΡΗΝCΓΕΝΟΜΕΝΟC.
Ho saltato una eta. Così è corretto:
ΠΡΗΝHCΓΕΝΟΜΕΝΟC.
Non è semplice leggere i codici greci e latini, neanche per chi ha studiato paleografia all’università, ma è gratificante. Non è semplice neanche riportare il loro testo. Occorrono sempre scrupolose attenzioni per non incorrere in facili involontarie sviste.
Rolando,
mi perdoni, ma la sua è pura dietrologia: le “spade chirurgiche”, i “topi del Tempio”, le “pugnalate in avanti”… appartengono più alla fantasia che all’esegesi. Non è così che si legge la Bibbia. E poiché mi sembra che lei finisca per ridicolizzare la Parola di Dio trasformandola in un giallo da osteria, mi sento in dovere di intervenire.
Lei ha fatto la scoperta dell’acqua calda. Crede davvero che la Chiesa, che da duemila anni mastica e rimastica ogni parola della Scrittura, non si sia accorta che i racconti evangelici non coincidono al millimetro? È convinto di aver trovato l’“errore nascosto” che nessuno prima di lei aveva notato? Un po’ di umiltà non guasterebbe.
La Chiesa proclama che tutta la Scrittura è Parola di Dio, non perché funzioni come un verbale notarile, ma perché nello Spirito Santo vi è un’armonia più profonda dei suoi giochini filologici. La verità è semplice e seria: Giuda, che lei chiama con goliardia “fratello”, ha tradito il Signore ed è morto disperato. Che importanza ha se il campo lo abbia comprato lui o i sacerdoti? E anche se Pietro avesse saputo notizie diverse da quelle riportate da Matteo, questo non scalfisce la sostanza: Giuda, con il suo tradimento e con la sua fine tragica, resta il segno drammatico di chi rifiuta Cristo.
Il punto decisivo non è come Giuda morì, ma perché morì così: perché disperò della misericordia di Cristo. Non fu il tradimento in sé a dannarlo, ma la disperazione che lo chiuse al perdono. Che fosse pentimento — di cui dubito — o semplice rimorso, di fatto lo portò a togliersi la vita. Se avesse gridato come il ladrone: “Ricordati di me”, forse oggi lo venereremmo tra i santi.
Il cristiano, davanti a questa tragedia, non fa il ragioniere delle versioni, ma impara due cose: a non tradire Cristo e a non disperare mai del suo perdono. Chi invece si atteggia a grande smascheratore di contraddizioni mostra soltanto di non aver capito nulla, né di Cristo né della sua Parola. Altro che “scoperta”: questa sì che è la vera falsità di Giuda.
Verba praetereaque verba. Lei è un romanziere e non di poco conto.
Caro DON lo dice lei che “il punto decisivo non è come Giuda morì, ma perché morì così: perché disperò della misericordia di Cristo. Non fu il tradimento in sé a dannarlo, ma la disperazione che lo chiuse al perdono.”
Mi meraviglio della sua spiegazione. Anzi no. Lei ne sa insieme alla sua Chiesa più di Dio perché chi conosce il pensiero di Dio, non solo disubbidisce alla bibbia, ma diventa lui stesso il Dio.
Tenga presente che il suicidio non è condannato nell’AT.
Anzi nel 75 a Masada….
Ma come può essere umanamente e verosimilmente tanto disperato uno che nel frangente pensa ad un affare di compera di un bene immobile con “quei” soldi che non ha più. Ho detto “quei”: del tradimento, che adesso sì, i topi hanno mangiato. Si deve credere al primo papa o a Matteo?
Per favore, non sottragga tempo alle lacrime ed alla preghiera: il gemito del cuore. Un abbraccio.
Caro Rolando,
ma che dice? Io pretendere di “sapere più di Dio” o della Chiesa? La Chiesa non sa più di Dio, ma ciò che il Signore le ha rivelato: per questo è la «colonna e sostegno della verità» (1Tm 3,15). Io non faccio altro che riprendere la lettura che la tradizione cattolica – fondata sulla Scrittura e sui Padri – ha sempre dato del dramma di Giuda.
Il Vangelo di Matteo è chiaro: «Giuda, gettate le monete nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi» (Mt 27,5). La Chiesa non condanna il gesto in sé come atto isolato – perché Dio solo conosce il cuore (cf. 1Sam 16,7) – ma lo interpreta alla luce del contesto: Giuda non corre da Cristo, come Pietro che pure lo aveva rinnegato, ma si chiude nella disperazione. È lì che si consuma la tragedia.
Quanto al “campo”, sia che si dica comprato da Giuda (cf. At 1,18) sia dai capi dei sacerdoti (cf. Mt 27,7), resta comunque un terreno segnato dall’impurità del sangue innocente, perché acquistato con il denaro del tradimento di Cristo, definito dagli stessi sacerdoti «prezzo di sangue» (Mt 27,6). La sua menzione sicuramente serve unicamente a mostrare che il prezzo della vendita del Signore portò Giuda alla morte e divenne, come conseguenza, luogo d’impurità, cimitero riservato agli stranieri (cf. Mt 27,8).
Per cui, il primo papa e Matteo concordano nel dire che Giuda morì tragicamente, segno che aveva rifiutato la misericordia. Il resto sono tradizioni diverse insignificanti se non solo per l’attuarsi della profezia sul campo di sangue: : «Presi i trenta sicli d’argento e li gettai nella casa del Signore per il vasaio» (Zc 11,13; cf. Mt 27,9-10), da cui deriva la denominazione di “campo di sangue”.
Sul suicidio nell’Antico Testamento: è vero, episodi come quello di Sansone o di Saul non sono letti come condanne morali esplicite. Ma con la pienezza della rivelazione in Cristo la vita è vista come dono assoluto di Dio, e strapparla a sé stessi diventa segno di disperazione, non di speranza.
Perciò la Chiesa non giudica con presunzione – anzi, affida ogni uomo alla misericordia di Dio –, ma ricorda che Giuda è il monito del rischio più grande: non tanto cadere, quanto disperare di poter rialzarsi.
Il pianto di Pietro lo salvò, il silenzio disperato di Giuda lo dannò: «Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato» (Mt 26,24). Questo è il “fratello” che qualcuno osa presentare .
don Pietro Paolo
Caro ROLANDO,
risponderà la signora Benedetta? O qualcun altro al sul posto?
Ne dubito. In ogni caso, aspettiamo.
“la via stretta, pura, silente che conduce a Dio” è già tracciata nel cuore di ogni creatura umana che è apparsa, si trova ora, e apparirà sulla Terra, finché il Sole splenderà!
Nessun Leone potrà mai interferire, perché è unica per ciascuno e di questa unicità Dio è l’amante geloso.
“Beato il popolo scelto dal Signore”. Il Dio Uno non si è scelto nessun popolo perché sua scelta d’amore è “tutta la Terra e ciò che contiene, l’Universo e tutti gli abitanti in esso”.
Rolando,
lei fa il solito gioco: prende la Scrittura per piegarla alle sue idee anticristiane e poi si convince pure di aver trovato la verità. Ma non è così: è solo l’ennesimo tentativo di costruirsi un dio a propria immagine e somiglianza.
Lei scrive che “Dio non si è scelto nessun popolo”. Peccato che la Bibbia ripeta cento volte il contrario: «Io vi ho scelti» (Dt 7,7-8). Forse pensa di aver letto meglio di Mosè, dei profeti e dello stesso Cristo? Complimenti: scoperta dell’acqua calda… evaporata.
Il suo “Dio universale”, che non sceglie nessuno, non parla e non si incarna, è un dio di zucchero filato: dolce, vago, fumoso, ma alla fine incapace di salvare. Un dio così non ha nemmeno bisogno di un Salvatore, perché tanto ogni strada sarebbe buona e ciascuno potrebbe farsi la religione a modo suo. È il solito relativismo travestito da profondità.
Il cristianesimo, mi spiace dirglielo, non è la sua favoletta new age: è il Dio che sceglie, promette, mantiene e in Cristo apre la salvezza a tutti i popoli. Senza Cristo non c’è “via nel cuore” che tenga: c’è solo illusione.
Vuole un consiglio? La smetta di usare la Bibbia come una scusa per negare la Chiesa e Cristo. Non è originalità: è ribellione vecchia come il mondo.
Caro don P.P.,
si rende conto delle conseguenze tutt’altro che edificanti che scatenano grazie al “popolo eletto” dei giudeo-cristiani?
Caro Enrico,
non capisco a che cosa lei si riferisca. In ogni caso, è una domanda che non mi aspetterei mai da un cristiano, e ancor meno da un cattolico.
Caro DON, ma poni attenzione allr parole che scrivi?
Ecco una perla di tua produzione: “Un dio così non ha nemmeno bisogno di un Salvatore”.
Per caso, ti chiedo, il tuo Dio ha bisogno di un Salvatore [Sotèr]?
Un Dio che ha “bisogni” è un Dio infelice! Paradossale contraddizione.
Ma prosegui: “… perché tanto ogni strada sarebbe…”
E qui si palesa un pensiero ben noto anche prima del Cristo, che già Crizia conosceva e che ogni altra dottrina religiosa avoca a sé. Anche la laicità ha questa pretesa, ma non invoca alcun Dio a sostegno e non si erge a patrimonio di una morale superiore illuminata e santificante, cioè separante.
“Ricordo che Bergoglio diceva di pensare spesso a Giuda.”
Anch’io penso spesso a “nostro fratello Giuda” come predicava don Primo Mazzolari.
E mi chiedo: come sarebbe avvenuta la redenzione di croce se Giuda non avesse tradito Gesù il quale, ironia della sorte porge a Giuda il boccone e lo invita a fare con sollecitudine ciò che la grazia di quel boccone aveva agito in lui. Si sa: altri chiamano Satana tanta Grazia.
Mistero della Fede in affari umani tanto chiari: Gesù con gli altri undici poteva immobilizzare il traditore, che ovviamente aveva un’altra spada, oltre le due bastarti per Gesù.
È doveroso aggiunga anche a proposito del defunto papa Bergoglio quanto riporta il bollettino della sala stampa della Santa Sede n°0758 del 16.10.2018 a proposito della sua lezione sulla morte dei coniugi Anania e Saffira di Atti degli Apostoli. Tante volte mi ci sono riferito.
“È necessario che avvengano gli scandali”….
Rolando,
lei scambia il Mistero della Redenzione con un gioco di ipotesi da romanzo giallo. Non è Giuda ad “aver reso possibile” la Croce: è Cristo stesso che liberamente ha donato la vita, nessuno gliel’ha tolta. «Nessuno me la toglie: io la offro da me stesso» (Gv 10,18). Se Giuda non avesse tradito, Dio avrebbe avuto mille altre vie per realizzare la sua opera di salvezza, senza bisogno di un “collaboratore del male”.
Non mi importa quello che dice don Milani. Chiamare Giuda “nostro fratello” è segno di leggerezza, un modo per banalizzare un dramma immenso. Giuda non è un fratello da imitare, ma un monito tremendo: è colui che ha ricevuto il pane dalle mani di Gesù e lo ha trasformato in veleno, lasciandosi riempire dal demonio (Gv 13,27).
La grazia non diventa “Satana” come scrive lei: al contrario, è Giuda che ha rifiutato la grazia, consegnandosi al principe delle tenebre. Altro che “mistero”: il Vangelo è chiarissimo.
Infine, la sua ironia sulle spade fa sorridere per ingenuità. Gesù stesso rimprovera Pietro: «Rimetti la spada nel fodero!» (Gv 18,11). Non si salva il mondo con lame e colpi ben assestati, ma con il sacrificio dell’Agnello innocente. Questo è il Mistero della Fede: non i giochi di dietrologia, ma l’amore che si dona fino alla fine.
Quindi Giuda è stato obbligato ad agire come ha agito.
Medita queste parole di Pietro I, papa, nel suo primo discorso documentato:
“Uomini fratelli, era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù.”.
Era necessario. Dio non poteva far niente di fronte alla NEKESSITAS. Neppure illuminare Gesù che non lo chiamasse: “Io vi ho scelti”.
“Non si salva il mondo con lame e colpi ben assestati…”
A me lo dici, Tesoro?
Guarda la storia della Chiesa cattolica romana!
Oppure interroga quel tale che per difendere Gesù, fin dagli inizi, ha tranciato di netto l’orecchio del servo.
Sufficit.
“ma con il sacrificio dell’Agnello innocente.” Scusa, per giudicare e mandare al rogo gli innocenti: caratteristica comune dei monoteismi, più precisamente monolatrie?
“Sancta Mater Ecclesia aborret a sanguine”. Sta documentato su un marmo in una casa in Campo dei Fiori.
“Chi di spada ferisce di spada perisce”
“Quis fuit qui primus protulit ensem?”….
Raccontami delle “mille altre vie di Dio”.
Suvvia, almeno due altre. Ma ricordati che Dio è infinito ed i suoi pensieri non sono i nostri…
E se ne avesse una sola diretta, unica per ciascun cuore che fu, è e sarà?
una chiesa che legge yawè e non i nostri grandi santi e sante ha i giorni contati
Carissimo CATTOLICO, tu non puoi contestare Gesù che nel Vangelo dice che ogni giorno insegnave nel Tempio e -sempre nel Vangelo- dichiara questo Tempio “la casa del Padre di me”.
Non toccare i Vangeli che la Chiesa cattolica romana si è scelti e non toccare neppure quelli che ha scartati come insegnamenti di scuole dichiarate eretiche. Sappi che il termine greco per dire “eresia” significava nient’altro che “scuola” come chiaramente documenta la grande opera di Filone alessandrino, contemporaneo di Gesù.
Inoltre sappi che nella Biblioteca Vaticana, quella “nunc adeamus bibliothecam non illam multis instructam libris sed exquisitis”, tutti questi “testimoni” dagli anni 60 del secolo scorso sono catalogati sotto l’unica dicitura “ΑΓΙΑ ΓΡΑΦΙΑ”.
Un Cattolico davvero resta aperto all’Universo: “oi katoikountes” del salmo ebraico 24, 1. Sia sempre Benedetto il Mistero Ineffabile del Dio, che “vuole” che tutti gli uomini siano salvi. Ed in Dio, Volontà e Potenza sono Uno.
Caro Rolando,
è vero: i Vangeli dicono che Gesù insegnava ogni giorno nel Tempio (cf. Lc 19,47) e che lo definiva «la casa del Padre mio» (Gv 2,16). Ma sbaglia quando dice che la Chiesa “si è scelta” i Vangeli: non li ha inventati né selezionati a piacere, li ha riconosciuti come ispirati perché apostolici, mentre gli apocrifi erano scritti tardivi e gnostici, privi di autorità.
Quanto al termine hairesis, è vero che in greco significava originariamente “scuola”, ma già il Nuovo Testamento gli dà senso negativo: «Le eresie sono opere della carne» (Gal 5,20); «Sorgeranno false dottrine di perdizione» (2Pt 2,1). Dunque non è un’invenzione della Chiesa.
È corretto che nella Biblioteca Vaticana i manoscritti siano catalogati sotto la voce generica Ἁγία Γραφία, ma ciò non significa che siano tutti canonici: è un criterio bibliografico, non dogmatico.
Infine, il cattolico è universale non perché tutte le “scuole” abbiano pari valore, ma perché Cristo «vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2,4). Volontà e potenza in Dio coincidono, ma resta la libertà dell’uomo di accogliere o rifiutare la grazia.
Cattolico?)
La smetta di scrivere scemenze e, soprattutto, di definirsi cattolico. Una Chiesa che ascolta la Parola di Dio — e il Nome con cui Dio stesso si è rivelato — non ha “i giorni contati”: sono invece contati i giorni delle chiacchiere di chi presume di giudicare dall’esterno e di opporsi al Papa e alla Tradizione autentica della Chiesa.
Il GRANDE INQUISITORE giudicherà anche il Figlio dell’Uomo quando ritornerà sulla Terra.
Quanto ai “giorni contati” presso Dio potrebbero essere più scarsi i suoi. Io mi rimetto a Lui e dico sempre: Grazie e Sì.
Quanto a cattolico, la compatisco per la scarsa conoscenza biblica del termine.
“Nolite maledicere sed benedicite persequenibus vos”.
Non ho mai portato rancore, odio o disprezzo verso prete alcuno. Anzi! Men che meno verso di lei, gentile interlocutore! Esponga meglio ed in stretto tema i suoi contropareri.
Caro Rolando,
Capisco I la sua provocazione, e le rispondo in modo ingenuo: il “Grande Inquisitore” che lei evoca è solo un personaggio letterario che non ha niente a che vedere con il Cristo della fede. Quando tornerà il Figlio dell’Uomo, sarà Lui a giudicare i vivi e i morti, non ad essere giudicato. Capovolgere il Vangelo per farne un paradosso può servire solo alla polemica
Quanto al termine cattolico, non nasce da un gioco semantico, ma dal senso profondo di “universalità” della Chiesa che raccoglie in Cristo tutti i popoli (cfr. Mt 28,19). Non mi pare dunque mancanza di conoscenza biblica, ma fedeltà alla tradizione viva della Chiesa.
Infine, mi pare di non aver perseguitato nessuno né di aver espresso odio verso alcuno. Se qualcuno l’ha percepito così, il problema è suo. Io ho soltanto risposto nel merito a delle affermazioni, cercando di esporre con chiarezza — talvolta anche in forma un po’ lunga, ma per necessità di spiegazione. Non confondiamo il confronto delle idee con la persecuzione delle persone.
La Parola di Dio è di Dio o degli interpreti dell’Istituzione?
Caro Enrico,
la Parola di Dio è di Dio, ma non l’ha lasciata in balia delle interpretazioni private: l’ha consegnata alla sua Chiesa perché fosse custodita, annunciata e spiegata nello Spirito Santo. È Gesù stesso a dirlo: «A voi è dato di conoscere i misteri del Regno dei cieli, ma a loro non è dato» (Mt 13,11). E ancora: «Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26); «quando verrà lui, lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,13).
Per questo la Scrittura non si comprende senza la Chiesa: gli altri «guardano e non vedono, ascoltano e non odono né comprendono» (Mt 13,13). Agli apostoli, invece, è stato dato lo Spirito per annunciare con fedeltà: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15).
Non è dunque questione di “istituzione” contrapposta a Dio, ma del mandato divino affidato alla Chiesa stessa, che è «colonna e sostegno della verità» (1Tm 3,15). Difatti, proprio dalle interpretazioni private sono nati gli scismi, le eresie e le sette. Forse per questo il Signore ha detto ai suoi: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci» (Mt 7,6).
Matteo, 13, 11…Santo cielo, Jeshu era gnostico!
Preti succubi dei talmudisti, dei luterani, dei comunisti e, infine, dei massoni satanistti del WEF, del club di Davis. Pappagalli ripetenti agli ordini dei nemici di Cristo, e questo fin da quel diabolico CV II. Non è più la Chiesa di Cristo, Cattolica, questa combriccola di bugiardi e ipocriti, nel miglior caso di pavidi imboscati, mantengono la facciata di cattolici per meglio ingannare il gregge che ancora si fuda di loro…hanno occupato tutte le sedi, ma non hanno più la fede ( cfr S. Anastasio), solo arriganza, intolleranza, clericalismo.
“Statti bono, Simone” (Dal Gianni Schicchi di Puccini).
In patientia vestra possidebitis animas vestras.
Torni nel recinto della sua capobanda ultrà lefebvriana Maria Guarini, caro scismatico “Catholicus”, che qui c’è ancora libertà e democrazia: Tosatti non censura.
Grazie a tutte le persone oneste e sensibili che sanno distinguere le idee dalla dignità di ogni persona umana che le espone. Dignità la cui essenza si chiama libertà di pensiero ed incolumità d’offesa e di aggressione fisica di ciascun uomo.
Grazie al gestore del sito dott. Marco Tosatti.
Disse un tal afflitto da buonismo…quando convien al parer suo…
Sono esattamente i miei pensieri espressi con il garbo femminile che purtroppo io esprimo con brutalità colpa forse del carattere e dell’età la ringrazio tanto per questo dono
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