Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo commento pubblicato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Buona lettura e diffusione.
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Il Papato “scomposto”

Mons. Carlo Maria Viganò
Il Papato “scomposto“
Emeritus. munus, ministerium
La saga infinita sulla Rinunzia di Benedetto XVI continua ad alimentare una narrazione delle vicende cui abbiamo assistito nell’ultimo decennio sempre più ardita e surreale. Teorie inconsistenti e non suffragate da alcuna prova hanno fatto presa su tantissimi fedeli ed anche su sacerdoti, aumentando la confusione e il disorientamento. Ma se ciò è stato possibile, è in buona parte anche dovuto a chi, conoscendo la verità, nondimeno la teme per le conseguenze che essa, una volta svelata, potrebbe avere. Vi è infatti chi ritiene preferibile tenere insieme un castello di menzogne e inganni, piuttosto di dover mettere in discussione un passato di connivenze, silenzi e complicità.
Lo scambio epistolare
Nel corso di un incontro all’Hotel Renaissance Mediterraneo di Napoli con i Cattolici del locale Cœtus fidelium tenutosi lo scorso 22 Novembre, mons. Nicola Bux ha accennato ad uno scambio epistolare con il “Papa emerito Benedetto XVI”, risalente all’estate del 2014, che costituirebbe la smentita delle teorie sulla invalidità della Rinunzia. Il contenuto di queste lettere – la prima, di mons. Bux, del 19 Luglio 2014 (tre pagine) e la seconda, di Benedetto XVI, del 21 Agosto successivo (due pagine) – non è stato diffuso dieci anni fa, come sarebbe stato più che auspicabile, ma solo oggi se ne è appena accennata l’esistenza. Si dà il caso che io sia al corrente tanto di questo scambio epistolare quanto del suo contenuto.
Per quale motivo mons. Bux decise di non divulgare tempestivamente la risposta di Benedetto XVI quand’era ancora vivo e in grado di confermarla e circostanziarla, e invece di rivelarne soltanto l’esistenza, senza svelarne il contenuto, a quasi due anni dalla sua morte? Perché nascondere alla Chiesa e al mondo questa autorevole e importantissima dichiarazione?
La rivoluzione permanente
Per rispondere a questi legittimi interrogativi occorre mettere da parte la finzione mediatica. Occorre anzitutto comprendere che la visione antitetica di un Ratzinger “santo subito” e di un Bergoglio “brutto e cattivo” fa comodo a tanti. Questa impostazione semplicistica, artefatta e falsa, evita di affrontare il cuore del problema, ossia la perfetta coerenza di azione dei “papi conciliari” da Giovanni XXIII e Paolo VI al sedicente Francesco, ivi compresi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. I fini sono gli stessi, anche se perseguiti con modalità e linguaggio differenti. L’immagine di un anziano, elegante e fine teologo, in pianeta romana e calzari rossi, che riconosce cittadinanza al Rito tridentino e di un intemperante eresiarca globalista che non celebra la Messa e vanifica Summorum Pontificum, mentre promulga la liturgia maya con femmine turificanti, rientra in quell’operazione di polarizzazione forzata che abbiamo visto adottata anche nella sfera civile, dove un analogo progetto eversivo è stato condotto a termine favorendo da una parte le forze ultra-progressiste e dall’altro tenendo buone le voci del dissenso.
In realtà, Ratzinger e Bergoglio – ed è proprio questo che i conservatori non vogliono riconoscere – costituiscono due momenti di un processo rivoluzionario che contempla fasi alterne e solo apparentemente contrapposte, seguendo la dialettica hegeliana di tesi, antitesi e sintesi. Un processo che non inizia con Ratzinger e non finirà con Bergoglio, ma che rimonta a Roncalli e sembra destinato a protrarsi finché la deep church continuerà a sostituirsi alla Gerarchia Cattolica usurpandone l’autorità.
Nella visione ratzingeriana, la tesi del Vetus Ordo e l’antitesi del Novus Ordo si compongono nella sintesi di Summorum Pontificum, grazie all’escamotage di un unico rito in due forme. Ma questa “coesistenza pacifica” è il prodotto dell’idealismo tedesco; ed è falsa perché si fonda sulla negazione dell’incompatibilità tra due modi di concepire la Chiesa, uno sancito da duemila anni di Cattolicità, l’altro impostosi con il Concilio Vaticano II grazie all’operato di eretici fino ad allora condannati dai Romani Pontefici.
La “ridefinizione” del Papato
Ritroviamo lo stesso modus operandi nella volontà espressa prima da Paolo VI, poi da Giovanni Paolo II e infine da Benedetto XVI di “ridefinire” il Papato in chiave collegiale ed ecumenica, ad mentem Concilii, laddove la divina istituzione della Chiesa e del Papato (tesi) e le istanze ereticali dei neomodernisti e delle sette acattoliche (antitesi) si compongono nella sintesi di una ridefinizione del Papato in chiave ecumenica, prospettata dall’enciclica Ut unum sint promulgata da Giovanni Paolo II nel 1995 e più recentemente formulata nel Documento di Studio del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani dello scorso 13 Giugno: Il Vescovo di Roma. Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica ‘Ut unum sint’. Non stupirà apprendere – come mi confidò il Card. Walter Brandmüller nel gennaio del 2020 rispondendo ad una mia precisa domanda – che il Prof. Joseph Ratzinger elaborava la teoria del Papato emerito e collegiale con il collega Karl Rahner, negli anni Settanta quando entrambi erano “giovani teologi”.
Nel corso di una conversazione telefonica che ebbi nel 2020, una fidatissima assistente di Benedetto XVI mi confermò l’intenzione del Papa – più volte reiterata alla stessa – di ritirarsi a vita privata nella sua dimora bavarese, senza mantenere né il nome apostolico né le vesti papali. Ma questa eventualità era considerata come inopportuna per coloro che avrebbero perso il proprio potere in Vaticano, specialmente nei confronti di quei conservatori che avevano in Benedetto XVI il proprio riferimento e ne avevano mitizzata la figura.
Non sappiamo con certezza se la soluzione teorizzata con Rahner dal giovane Ratzinger fosse ancora contemplata dall’anziano Pontefice, né se il Papato emerito sia stato “riesumato” da chi voleva tenere Benedetto in Vaticano, anche avvalendosi delle pressioni esterne sulla Santa Sede che si erano concretizzate con la sospensione del Vaticano dal sistema SWIFT, ripristinato significativamente subito dopo l’annuncio della Rinunzia. Di fatto la Rinunzia ha creato un’immensa confusione nel corpo ecclesiale e ha consegnato la Sede di Pietro al suo demolitore, il che vede comunque coinvolto Joseph Ratzinger.
Benedetto ricorse quindi all’invenzione del “Papato emerito”, cercando, in violazione della prassi canonica, di tenere in vita l’immagine del “fine teologo” e del defensor Traditionis che il suo entourage aveva costruito. Peraltro, un’analisi delle vicende che riguardano l’epilogo del suo Pontificato è estremamente complessa sia in ragione delle peculiarità intellettuali e caratteriali di Ratzinger, sia per l’opacità dell’azione dei suoi collaboratori e della Curia, sia infine per l’assoluto ἅπαξ della Rinunzia, così come effettuata da Benedetto XVI, una modalità del tutto inedita mai prima verificatasi nella storia del Papato.
D’altra parte, questa parentesi di mozzette e camauri doveva eclissarsi con il passaggio delle consegne al già designato Arcivescovo di Buenos Aires, candidato dalla Mafia di San Gallo a prendere il suo posto sin dal Conclave del 2005. Il ruolo di Benedetto XVI come Emerito ha avuto la funzione di affiancare una sorta di Papato conservatore (munus) che vigilasse sul Papato progressista di Bergoglio (ministerium), in modo da tenere insieme la componente moderatamente conservatrice ratzingeriana e quella violentemente progressista bergogliana, favorendo la percezione di una continuità tra il “papa emerito” e il “papa regnante”.
In sostanza, si è trovato il modo di mantenere Benedetto in Vaticano, per far sì che la sua presenza entro le Mura Leonine apparisse come una forma di approvazione di Bergoglio e delle aberrazioni del suo “pontificato”. Dal canto suo, l’Argentino ha visto in questo monstrum canonico – perché tale è il “Papato emerito” – uno strumento di destrutturazione del Papato in chiave conciliare, sinodale ed ecumenica; la qual cosa, come sappiamo, era condivisa dallo stesso Benedetto XVI.
Il “monstrum” canonico del Papato emerito
Va detto che anche l’istituto dell’Episcopato emerito è un monstrum canonico, perché con esso il Vescovo diocesano si vede “congelare” la giurisdizione su base anagrafica (al raggiungimento del 75° anno di età), contro la prassi plurisecolare della Chiesa. L’emeritato, facendo venir meno nei Vescovi la coscienza di essere Successori degli Apostoli, ha avuto come immediata conseguenza anche una totale deresponsabilizzazione, relegandoli al ruolo di meri funzionari e burocrati. Anche l’istituzionalizzazione delle Conferenze Episcopali come organismi di governo che interferiscono ed ostacolano l’esercizio della potestas dei singoli Vescovi, ha certamente costituito un attentato alla divina costituzione della Chiesa Cattolica e alla sua Apostolicità.
L’Episcopato emerito, introdotto subito dopo il Concilio nel 1966 con il Motu Proprio Ecclesiæ Sanctæ e poi acquisito dal Codice di Diritto Canonico del 1983 (can. 402, § 1), rivela una significativa coerenza con Ingravescentem ætatem del 1970, che priva i Cardinali settantacinquenni delle loro funzioni di Curia e quelli ottantenni del diritto di eleggere il Papa in Conclave. Al di là della formulazione giuridica di queste leggi ecclesiastiche, se ne comprende la mens solo in un’ottica di deliberata esclusione dei Vescovi e dei Cardinali anziani dalla vita della Chiesa, volta a favorire il “ricambio generazionale” – un vero e proprio reset della Gerarchia Cattolica – con Prelati ideologicamente più vicini alle nuove istanze promosse dal Vaticano II. Questa epurazione artificiale della compagine più anziana dell’Episcopato e del Collegio Cardinalizio – e dunque presumibilmente meno incline alle innovazioni –ha finito per falsare gli equilibri interni alla Gerarchia, secondo un’impostazione mondana e secolare già ampiamente adottata in ambito civile. E quando, sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II, le cosiddette “vedove Montini” – ossia i Cardinali che negli anni Ottanta avevano raggiunto i limiti di età – chiesero la revoca di Ingravescentem ætatem per non essere escluse dal Conclave, divenne evidente che anche i progressisti degli anni Settanta erano ormai destinati a loro volta a finire vittime della norma che avevano invocato per altri: Et incidit in foveam quam fecit (Ps 7, 16).
Non sfuggirà che, in un’ottica di “ridefinizione” del Papato in chiave sinodale, laddove il Vescovo di Roma sia considerato primus inter pares, l’istituzione dell’Episcopato emerito e le norme che limitano l’esercizio dell’Episcopato e del Cardinalato al raggiungimento di una certa età, costituiscono la premessa all’istituzionalizzazione del Papato emerito e alla giubilazione del Papa anziano.
Il falso problema di munus e ministerium
Dalla tesi del Papato (sono Papa) in conflitto con l’antitesi della Rinunzia (non sono più Papa) risulta un concetto in continuo divenire – come il divenire è l’assoluto per Hegel – ovverosia la sintesi del Papato emerito (sono ancora Papa ma non faccio più il Papa). Non si trascuri questo aspetto filosofico del pensiero di Joseph Ratzinger, che gli è precipuo e ricorrente: la sintesi è di per sé provvisoria, in vista di una sua mutazione in tesi a cui si contrapporrà una nuova antitesi che darà luogo ad un’ulteriore sintesi, a sua volta provvisoria. Questo incessante divenire è la base ideologica, filosofica e dottrinale della rivoluzione permanente inaugurata dal Concilio Vaticano II sul fronte ecclesiale e dalla Sinistra globale sul fronte politico.
Abbiamo dunque assistito a una sorta di separazione artificiale del Papato: da una parte il Papa rinunciava al Papato e dall’altra la persona Papæ, Joseph Ratzinger, cercava di mantenerne alcuni aspetti che gli garantissero protezione e prestigio. Siccome l’allontanamento fisico dalla Sede Apostolica poteva apparire come una forma di disapprovazione della linea di governo della Chiesa imposta dalla deep church bergogliana, tanto il Segretario personale quanto il Segretario di Stato fecero forti pressioni perché Ratzinger rimanesse “a mezzo servizio”, per così dire, giocando sulla fittizia separazione tra munus e ministerium – peraltro vigorosamente smentita nella risposta dell’Emerito a mons. Bux.
Il Prof. Enrico Maria Radaelli ha evidenziato nei suoi approfonditi studi che questa arbitraria bipartizione del mandato petrino tra munus e ministerium rende invalida la Rinunzia. Dal momento che il Primato petrino non può essere scomposto in munus e ministerium, essendo esso una potestas che Cristo Re e Pontefice conferisce a colui che è stato eletto per essere Vescovo di Roma e Successore di Pietro, la negazione di Ratzinger (nella citata lettera) di non aver voluto scindere munus e ministerium è in contraddizione con l’ammissione dello stesso Benedetto di aver impostato il Papato emerito sul modello dell’Episcopato emerito, che appunto si basa su questa artificiosa e impossibile scissione tra essere e fare il Papa, tra essere e fare il Vescovo. L’absurdum di questa divisione è evidente: se fosse possibile possedere il munus senza esercitare il ministerium, dovrebbe essere parimenti possibile esercitare il ministerium senza possedere il munus, ossia svolgere le funzioni di Papa senza esserlo: la qual cosa è un’aberrazione tale da inficiare radicalmente il consenso all’assunzione del Papato stesso. E in un certo senso questa dicotomia surreale tra munus e ministerium l’abbiamo vista concretizzata, quando l’Emerito era Papa ma non esercitava il Papato, mentre Bergoglio faceva il Papa senza esserlo.
La desacralizzazione del Papato
D’altronde, il processo di desacralizzazione del Papato iniziato con Paolo VI (pensiamo alla scenografica deposizione del triregno) è proseguito senza soluzione di continuità anche sotto il Pontificato di Benedetto XVI (che ha rimosso la tiara anche dallo stemma papale). Ciò è da attribuirsi precipuamente alla nuova ecclesiologia ereticale del Vaticano II, che ha fatto proprie le istanze della società secolarizzata e “democratica” accogliendo in seno alla Chiesa concetti quali la collegialità e la sinodalità che le sono ontologicamente estranei, stravolgendo così la natura monarchica della Chiesa voluta dal suo divino Fondatore. Lascia certamente interdetti e immensamente addolorati vedere con quanto zelo la Gerarchia conciliare e sinodale si sia fatta promotrice della sovversione in seno alla Chiesa Cattolica. Una sequenza di riforme, norme e pratiche pastorali da oltre sessant’anni demoliscono sistematicamente ciò che sino a prima del Vaticano II era considerato intangibile e irriformabile.
Va anche ricordato che la Rinunzia di Benedetto XVI non è stata seguita da un normale Conclave, nel quale gli Elettori hanno scelto serenamente il candidato alla successione sul Soglio di Pietro; ma da un vero e proprio colpo di stato compiuto ex professo dalla Mafia di San Gallo – ossia dalla componente eversiva infiltratasi nella Chiesa nel corso dei decenni precedenti – mediante la manomissione e violazione del regolare processo elettivo e il ricorso a ricatti e pressioni sul Collegio Cardinalizio. Non dimentichiamo che un eminente Prelato ha confidato a conoscenti che ciò a cui aveva personalmente assistito in Conclave poteva pregiudicare la validità dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio. Anche in questo caso, incomprensibilmente, il bene della Chiesa e la salvezza delle anime sono stati messi da parte, in nome di una farisaica osservanza del segreto pontificio, forse non del tutto scevra da ricatti e minacce.
Vi è un’evidente contraddizione tra lo scopo che Benedetto si prefiggeva (cioè: rinunciare al Papato) e il mezzo che egli ha scelto per farlo (basato sull’invenzione del Papato emerito). Questa contraddizione, in cui soggettivamente Benedetto si è dimesso ma oggettivamente ha prodotto un monstrum canonico, costituisce un atto così sovversivo da rendere nulla e invalida la Rinunzia. A suo tempo questa contraddizione dovrà essere sanata da un pronunciamento autoritativo, ma rimane il fatto ineludibile che la forma in cui è stata posta la Rinunzia non toglie le successive irregolarità che hanno portato Bergoglio ad usurpare il Soglio di Pietro con la complicità della deep church e del deep state. Né è possibile pensare che la Rinunzia non debba essere letta alla luce del piano eversivo che mirava ad estromettere Benedetto XVI per sostituirlo con un emissario dell’élite globalista.
Il castello di menzogne cui cooperano laici, sacerdoti e prelati, anche in buona fede, rimane una gabbia nella quale essi si sono imprigionati. Nella drammatizzazione mediatica, gli attori Ratzinger e Bergoglio ci sono stati presentati come portatori di teologie antitetiche, quando in realtà essi rappresentano due stadi successivi del medesimo processo rivoluzionario. Ma l’apparenza, il simulacro su cui si basa la comunicazione di massa non può sostituire la sostanza di Verità cui è indefettibilmente tenuta la Chiesa Cattolica per mandato divino.
Conclusione
Ai tantissimi fedeli scandalizzati, ai molti sacerdoti e religiosi confusi e indignati, ai pochi – almeno per ora – che levano la voce per denunciare il golpe perpetrato ai danni della Santa Chiesa dai suoi stessi Ministri, rivolgo il mio incoraggiamento a perseverare nella fedeltà a Nostro Signore, Sommo ed Eterno Sacerdote, Capo del Corpo Mistico. Resistete forti nella fede, ci ammonisce il Principe degli Apostoli (1 Pt 5, 9), sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le vostre stesse sofferenze. Il sonno nel quale il Salvatore sembra ignorarci mentre la Barca di Pietro è sconquassata dalla tempesta, deve essere per noi uno sprone ad invocare il Suo aiuto, perché solo nel momento in cui ci rivolgeremo a Lui, lasciando da parte rispetti umani, teorie inconsistenti e calcoli politici, Lo vedremo destarSi e comandare ai venti e al mare di placarsi. Resistere nella fede richiama il combattimento per rimanere fedeli a ciò che il Signore ha insegnato e comandato, proprio nel momento in cui molti, soprattutto ai vertici della Gerarchia, Lo abbandonano, Lo rinnegano e Lo tradiscono. Resistere nella fede implica il non venir meno nel momento della prova, sapendo attingere in Lui la forza per superarla vittoriosi. Resistere nella fede significa infine saper guardare in faccia la realtà della passio Ecclesiæ e del mysterium iniquitatis, senza cercare di dissimulare l’inganno dietro il quale si nascondono i nemici di Cristo. Questo è il senso delle parole del Salvatore: Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi (Gv 8, 32).
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
30 Novembre 2024
S.cti Andreæ Apostoli


43 commenti su “La Lettera di BXVI a Bux. Il Commento di mons. Viganò, su “Il Papato Scomposto”.”
SE lei la vede così … è riferito a don P.P.
“…manent” (refuso dell’intelligentissimo correttore automatico)
Le teorie sono espressioni di un punto di vista.
Suppongono, ipotizzano, forti o deboli del punto di vista di chi cerca di spiegare come la vede.
Nel caso del Papa della Chiesa Cattolica, prima dei punti di vista dei vari commentatori va considerato il punto di vista del diritto canonico. Più uno è ferrato nel diritto canonico e meno il punto di vista può discostarsene. Viceversa se ne discosterà, ma dicendo cose non vere.
Chi accetta di diventare Papa riceve un munus e un ministerium. Solo una persona può essere Papa, subentrando a chi muore o rinuncia all’incarico.
Esiste anche una situazione per così dire intermedia: la sede impedita. Essa si ha quando l’Ordinario della sede sia impossibilitato PER CAUSE ESTERNE a svolgere il proprio ministero.
La sede impedita può riguardare il Sommo Pontefice, nella sua veste di vescovo della diocesi di Roma.
In questa situazione, se si procede ad un conclave, possono crearsi pasticci canonici, determinando situazioni controverse, essendo presenti “due papi”.
Quello “impedito” ovviamente non può parlare liberamente, altrimenti non sarebbe impedito.
Può però dire cose che vanno ascoltate e andrebbero interpretate dal suo punto di vista (che è impedito).
La declaratio di Benedetto XVI parla solo di rinuncia al ministerium. Poi ha continuato a vestire da Papa, firmando i pochi documenti emessi con P.P.
Dal 2013 e fino a tutto il 2022 (Benedetto XVI vivente) si sono fatte varie ipotesi.
Quella di dire che Benedetto XVI non era più Papa sarebbe la più semplice, ma cozza contro molte evidenze. Tra l’altro cozza contro anche parecchie evidenze che Francesco come vescovo di Roma ha agito in modo quanto meno ambiguo rispetto alle proprie prerogative, salvo spadroneggiare in ossequio al mondo.
Quella del “papato scomposto” (un papa regnante e un papa contemplativo, con il ministerium al primo e il munus che rimane al secondo) canonicamente è proprio strampalata. Due Papi e munus e ministerium distribuiti tra i due. E’ contrario al diritto canonico.
Anche quella del “doppio papato collegiale” è canonicamente incomprensibile e inattuabile. Ci sarebbero contemporaneamente due munus in essere.
Va ricordato che il “pasticcione”, Benedetto XVI, è molto competente in diritto canonico e profondo conoscitore della lingua latina (a differenza di molti suoi detrattori).
Resta l’ipotesi della sede impedita, che in effetti metterebbe a posto parecchi incastri altrimenti impossibili. Ma se c’è stata sede impedita. Bergoglio non è mai stato Papa!
Allora, teoria per teoria, ipotesi per ipotesi, ripropongo almeno dei fatti inoppugnabili:
-fin dai tempi di Giovanni Paolo II, scampato ad un attentato, la Chiesa si attrezza contro possibili/probabili tentativi di usurpazione del Papato, vincolando la successione petrina a precise forme canoniche, il cui mancato rispetto rende illecito il seguito.
-il munus e il ministerium del Papa sono inscindibili, ma non sono la stessa cosa. Ormai lo sanno anche i sassi.
-prima della declaratio di Benedetto XVI il sistema bancario blocca le carte di credito vaticane; subito dopo ne ripristina l’uso e funzionamento.
-la declaratio di Benedetto XVI differisce nella sua lettura da quanto poi riportato nello scritto in latino e le correzioni apportate (lungi dal passare per migliorative di errori di Ratzinger in latino) sono in grado di modificare il senso della frase.
-la traduzione del testo in tedesco soffre di una palese inversione dei termini munus/ministerium che in tedesco hanno due termini appropriati
-è molto, ma molto strano che una dichiarazione del peso di quella resa da Benedetto XVI il giorno 11/2/2013 abbia seguito il 28/2 in assenza di una ratifica e di un documento scritti e di passi del Decano in tal senso.
Sempre restando nel fatto della teoria e del punto di vista, Papa Benedetto non ha mai detto quello che si gli vorrebbe far dire con l’interpretazione della lettera a Mons. Bux.
Un po’ di obiettività non guasta. Tutto quello che si dice contro Benedetto XVI è più un pregiudizio oppure un tentativo di “salvare” il disastro dello pseudopontificato cattolico in salsa chimichurri.
Papa Leone XIV (che per una serie di ragioni potrebbe essere legittimamente Papa anche in questo contesto) ha recentemente detto: “Noi siamo abituati a giudicare. Dio, invece, accetta di soffrire. Quando vede il male, non si vendica, ma si addolora”. “La fede non ci risparmia la possibilità del peccato, ma ci offre sempre una via per uscirne: quella della misericordia. Gesù non si scandalizza davanti alla nostra fragilità. Sa bene che nessuna amicizia è immune dal rischio di tradimento. Ma continua a fidarsi. Continua a sedersi a tavola con i suoi. Non rinuncia a spezzare il pane anche per chi lo tradirà”… “è la forza silenziosa di Dio: non abbandona mai il tavolo dell’amore, neppure quando sa che sarà lasciato solo”.
Il punto di vista fa differenza; anche il diritto canonico.
Caro “Miserere Mei”,
lei dice bene che il diritto canonico viene prima delle teorie. Peccato che poi finisca proprio dentro le teorie che il diritto smentisce.
La sede impedita non riguarda Benedetto XVI: non era prigioniero, non era messo a tacere, non era sotto minaccia. Parlò liberamente, convocò i cardinali e annunciò la sua rinuncia in pubblico. Un Papa impedito non convoca un concistoro e non legge un testo davanti a tutti.
Quanto al munus e ministerium, lei stesso ammette che sono inseparabili. E allora perché insistere? Se Benedetto ha rinunciato al ministerium, ha rinunciato anche al munus. È lui stesso ad averlo detto, e fino alla fine ha riconosciuto Francesco come unico Papa.
Gli argomenti sui vestiti bianchi, firme P.P., bancomat bloccati, traduzioni in tedesco sono francamente ridicoli. Non cambiano la sostanza: la Chiesa ha ricevuto la rinuncia come valida, ha celebrato il conclave e ha eletto Francesco. Punto.
E il “pasticcione Benedetto”? La verità è che chi lo dipinge come un incapace di scrivere in latino, poi lo trasforma in un genio che avrebbe nascosto messaggi cifrati per avviare un papato parallelo. È un insulto alla sua intelligenza e alla sua lealtà verso la Chiesa.
In conclusione: non si può dire che il “papato scomposto” è strampalato, che il doppio papato è incomprensibile… e poi rifugiarsi nella favola della sede impedita. La realtà è semplice: Benedetto ha rinunciato validamente, Francesco è Papa. Tutto il resto è solo fumo che serve a non ammettere la verità.
Che cos’è la ‘deep church’, se non una compagine di infiltrati miscredenti che vorrebbe prendere il controllo della Chiesa dall’interno scalandone la gerarchia con ogni espediente — tra cui la calunnia, il discredito e il disprezzo (fondati su ragionamenti capziosi e mezze verità) dei legittimi Pontefici?
Occorre dare una corretta definizione di tesi, antitesi e sintesi relativamente alla chiesa dell’anticristo (o ‘deep church’) per non prendere grossi abbagli.
Ecco una prospettiva molto più realistica del funzionamento di questa dialettica diabolica:
La TESI eretica (‘di sinistra’) dei modernisti vorrebbe ‘sradicare’ la Chiesa dalla Tradizione per adattarla sempre di più al mondo laico fino a trasformarla in una ‘democrazia sinodale’, in cui però alcuni sono ‘più uguali degli altri’ (quindi di fatto autoritaria, ma che si finge egualitaria per attirare consensi).
L’ANTITESI eretica (‘di destra’), ossia la chiesa dei tradizionalisti solo di nome, predica l’austerità pur essendo essa stessa molto attaccata al soldo; è autoreferenziale, dispotica, intollerante, rigida, violenta, reazionaria e fedele alle sole ‘derive autoritarie’ della Tradizione, perché la Tradizione vera e propria (dottrinalmente e storicamente) questo estremismo oscurantista (terminate le suddette derive) grazie a Dio l’ha sempre rigettato.
La SINTESI è l’alternanza al governo della Chiesa delle due fazioni di miscredenti, in costante lotta per il potere, e la conseguente erosione dei tradizionali capisaldi del cristianesimo: Fede, Speranza e Carità.
Viganò insinua che quei legittimi Pontefici (Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) che in verità cercarono con tutte le loro forze di contrastare queste faziose derive per mantenere la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, sarebbero essi stessi parte integrante della ‘deep church’, quindi della (presunta) gerarchia corrotta da eradicare e sostituire con quella (presunta) legittima (ossia quella a lui gradita).
La ‘scommessa’ del prelato è che quando sarà politicamente sconveniente continuare a mantenere al potere gli usurpatori modernisti (Bergoglio e soci) al malgoverno di costoro subentrerà quello della fazione dei falsi tradizionalisti, magari proprio sotto la guida di costui, che già adesso ‘pontifica’ sputando nel piatto dove ha mangiato molto a lungo, senza alcun riguardo neppure nei confronti di San Giovanni Paolo II, che gli diede fiducia elevandolo ad arcivescovo nel 1992.
Avendo ben compreso che tutti i Vescovi e i Cardinali rimasti fedeli a Benedetto XVI e al suo legittimo successore
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
sono attualmente sotto il sigillo del segreto pontificio (quindi non possono al momento difendersi adeguatamente dalle sue infamanti accuse), l’Arcivescovo traditore sputa veleno e rigira il coltello nella ferita già inflitta alla Chiesa dalla fazione dei suoi soci modernisti, sperando di fare proseliti tra il gregge che, sfiduciato dal protrarsi dell’attuale crisi, desidera un profondo rinnovamento della Chiesa ma non sa dove andare a sbattere la testa. Questi ‘sfiduciati’ potrebbero quindi cadere nella rete tesa dai falsi profeti, ossia la falsa opposizione all’attuale gerarchia corrotta al potere di cui Viganò si è fatto ‘eccellente’ portavoce.
Poi, con sfrontata impudenza, proprio quel lupo in veste d’agnello che (denigrando i Papi legittimi) di fatto getta discredito sul Papato, ne denuncia la ‘desacralizzazione’ attribuendone la responsabilità alla presunta pochezza dei legittimi Papi!
Questo è il colmo dell’ipocrisia, della falsità e dell’infedeltà.
Se ne vergogni!
La ‘Barca di Pietro’ è ‘sconquassata’ proprio da sabotatori come questi che, mentre fingono di stabilizzarla solo per attirarsi consensi, seminano zizzania per creare sfiducia, confusione e accaparrarsi il gregge in fuga.
“Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli.” (Mt 7, 21)
Di tante belle parole vuote e pomposi ‘Signore, Signore’ anche i miscredenti sanno bene come riempirsi la bocca… costui si atteggia a tradizionalista ma in realtà non lo è affatto, perché proprio la reverenza e l’obbedienza al Romano Pontefice sono elementi imprescindibili della Tradizione.
Vi sono però ‘eminenze grigie’ che si riservano il privilegio di riconoscere legittimità e obbedienza ai soli Pontefici che assecondino in tutto e per tutto le loro personali aspettative e ambizioni…
Della serie: “Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai.” (Mt 4, 9).
“Tu fa’ come ti dico io, e io in cambio ti farò re…” è un modo di ragionare tipico di quelli della ‘sinagoga di satana’.
C’è chi, ironizzando sul cognome del Prelato, l’ha ribattezzato ‘V’ingannò’.
Si, in effetti ci ha ingannato per qualche tempo, mescolando alcune verità anche molto utili (sulla truffa dei ‘vaccini’, ad esempio) a sottili menzogne, secondo il copione di ogni altro abile ‘gatekeeper’; ma oramai, per chi ha occhi per vedere e orecchi per sentire, l’inganno e la strumentalità delle sue precedenti denunce sono palesi.
Chi getta fumo negli occhi dei fedeli nel tentativo di accecarli e poi guidarli nella fossa dove è diretto lui stesso si meriterà ampiamente la conferma di quella scomunica che i suoi soci modernisti gli comminarono solo per qualificarlo come ‘campione dell’opposizione’ rispetto al malgoverno di Bergoglio & Co., mentre invece proprio Viganò e la sua fazione si stanno rivelando sempre di più come l’altra faccia della stessa medaglia da loro stessi bollata come ‘deep church’.
Accusare i santi di ogni sorta misfatti cercando di farli passare per malfattori è la tipica strategia dei nemici della Chiesa, ma la giustizia divina non tollererà a lungo simili abusi.
Presto verrà il tempo della resa dei conti e per gli empi e gli ingannatori saranno dolori, in questo mondo ma molto di più nell’altro.
Convertitevi quindi, finché siete in tempo!
Beh, tanto giovane teologo, negli anni 70, Karl Rahner non era. Nel 1970 aveva già 66 anni, era noto in tutto il mondo e la sua teologia aveva già ampiamente avvelenato la Chiesa cattolica..
Io eleggerei un terzo papa. Non vigano’. Deve restare a Roma non in Svizzera
Beh via. La lettera la conosceva Bux, Viganò, Cionci…e’ come era il segreto di Fatima…per iniziati…a me della lettera e delle dimissioni non frega nulla. Del concilio non frega nulla. Manco ero nato prima del concilio. Chissa’ avessi conosciuto Viganò….🤣
A S.E. Carlo Maria Viganò,
“LA SALUTE DELLA CHIESA DIPENDE DALLA DIGNITÀ DEL SOMMO SACERDOTE, (ultimo BXVI)
poiché, sciolto questo vincolo, necessariamente si scioglie e si disperde la stessa moltitudine dei cristiani, così da non poter formare in alcun modo un solo corpo e un solo gregge,…. e se non gli si dà un potere speciale e superiore a tutti, vi saranno nella Chiesa tanti SCISMI, quanti sono i sacerdoti”.
Pertanto è bene avvertire che “niente” fu conferito agli Apostoli separatamente da Pietro […]
Perciò è evidente che i vescovi “decadono” dal diritto e dalla Potestà di governare quando volutamente si separino da Pietro e dai suoi successori (legittimi).
Infatti, con lo “SCISMA” si distaccano dal “fondamento” su cui deve basarsi tutto l’edificio; sono esclusi quindi dallo stesso edificio, e per la stessa causa separati dall’ovile (la cui guida è il Pastore supremo) e banditi dal regno (le cui chiavi furono date per volere divino al Sommo Pastore)
Leone XIII – Satis Cognitum
https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_29061896_satis-cognitum.html
Si salvi chi può.
Com’era la storia di scrivere diritto sulle righe storte, molto prima del Vaticano II e degli ultimi pontificati?
https://www.maurizioblondet.it/il-piu-terribile-scisma-che-il-mondo-abbia-mai-visto/
-La Chiesa cattolica da lui fondata, è la suprema depositaria della pace, perché essa è custode della verità e la pace si fonda sulla verità e sulla giustizia. Il neo-modernismo, impiantato ai vertici della Chiesa, predica una falsa pace e una falsa fratellanza. Ma la falsa pace porta la guerra nel mondo, così come la falsa fratellanza porta allo scisma, che è la guerra all’interno della Chiesa.
San Luigi Orione l’aveva drammaticamente previsto il 26 giugno 1913: «Col modernismo e col semi-modernismo non si finisce – si andrà presto o tardi, al protestantesimo o ad uno scisma nella Chiesa che sarà il più terribile che il mondo abbia mai visto» (Scritti, vol. 43, p. 53). (Roberto de Mattei)-
I fatti separati dalle interpretazioni.
Sicuramente intelligente e certamente erudito, perciò consapevole che la Chiesa è forma quanto contenuto, panzerkardinal per 24 anni, quindi con il polso storico di una situazione che dire complicata è il Colosso di Rodi degli eufemismi. Gli bastava togliere un po’ di polvere (riferimenti alla “plebe” e teatralità) dalla formula e dalla cerimonia di Celestino V per diserbare in radice qualsiasi dubbio. S’è inventato ex novo una Declaratio di rinuncia a scoppio ritardato con errori da liceale indegni del fondatore della Pontificia Academia Latinitatis, in cui si tirano in ballo leguleismi di quelli che fanno ostriche e champagne degli azzeccagarbugli. Ha sdoppiato l’istituto unipersonale per senso della vista e diritto divino, materializzando dal nulla un monozigote bianco d’ordinanza con benedizione, firma e nome “emeriti” per cui ci vorrebbe una nuova categoria di ius turpiloquiae. Ergo: a) totale incapacità sopravvenuta d’intendere/volere, b) volontà deliberata di snaturare la Chiesa, c) agire/essere agito dal Capo (per chi, nelle beghe tra frati, Lo avesse scordato) sulla grammatica eretica impazzita e le note di magazzino dei Grandi Inquisitori fuori tempo massimo. A chi di mistica e di mestiere il giudizio. A chi ha responsabilità delle realtà terrene prendere atto d’una Chiesa che, addì 16 agosto 2025, non ha alcuna intenzione di emendarsi d’aver portato il gregge all’hub vaccinale e un anticristiano urbi et orbi sulla Cattedra di Pietro.
https://www.marcotosatti.com/2024/02/08/un-pontificato-logorante-si-avvicina-alla-sua-fine-siamo-solo-stanchi-crisis-magazine/#comment-231803
E daje con sto vaccino. Ma che c’entra con la religione? Ma fatevi benedire e basta 🤣
Gentilmente, vada a Santa Maria Maggiore e lo chieda all’informatore scientifico della Pfizer
https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2021-08/videomessaggio-sulle-vaccinazioni.html
https://www.marcotosatti.com/2022/01/16/il-papa-riceve-due-2-volte-mr-pfizer-chissa-di-cosa-avranno-parlato/
nonché testimonial di tutto il cucuzzaro degli atti d’amore.
https://www.inclusivecapitalism.com/news-insights/the-council-for-inclusive-capitalism-with-the-vatican-launches/
https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/opinioni/15707-basta-la-notizia-il-papa-e-rothschild-e-la-religione.html
Poi passi a sghignazzare in faccia all’ennesimo a cui è venuta un’improbabilità statistica o a cui è mancato un ragazzo di vent’anni sanissimo e gli tocca sentire il rigurgito di coscienza del professorone a mezza bocca: “ma non posso scriverlo sennò mi crocifiggono”. Contraccambio e la mando a farsi benedire.
https://www.marcotosatti.com/tag/vaccino/
https://www.marcotosatti.com/tag/vaccini/
https://www.marcotosatti.com/tag/covid/
Bravissimo!
🙏
Bravo Mons Viganò, un saggio molto chiaro ed esaustivo da tutti i punti di vista. Segno che il monsignore è capace di approfondire il suo pensiero, come anche il suo percorso di vita all’interno della Chiesa dimostra.
Per quanto riguarda la lettera di B16 a Bux, non veramente autografa e che aggiunge confusione e ambiguità alla confusione, fa molto pensare la sua pubblicazione postuma e ancorché tardiva. Uno dei tanti tentativi di rilancio di un bussolotto in crisi, tramite “scoop” e campagne dal contenuto pseudo-esplosivo? Basti ricordare l’attacco scrosettiano in più puntate alla FSSPX, che coincise con il lancio della fallimentare NBQ mensile in formato cartaceo.
Una politica che può attirare qualche conservatore e moderato in crisi di rappresentanza, ma che si rivela un boomerang per il buon nome di chi si presta a questi giochi, nel caso presente Mons. Bux et al.
Eccellenza,
dopo aver letto attentamente la Sua lunga riflessione, non posso nascondere un profondo dispiacere. Un testo come questo — e spero che, alla luce del Vangelo, anche Lei possa riconoscerlo — non edifica, ma rischia di alimentare ancora confusione, sfiducia e divisione nel Popolo di Dio. Il Suo non è un intervento costruttivo: in forme diverse, finisce per aggiungersi — con contrasti evidenti e in modo deleterio — ad altri discorsi accomunati dall’intento di scandalizzare, allontanare i piccoli e demolire la Chiesa, come quelli di Minutella.
Lei descrive la storia recente della Chiesa quasi esclusivamente in termini di “processo rivoluzionario” e “monstrum canonico”, riducendo i Papi e gli atti del Magistero a tappe di un piano eversivo. Così facendo, la fiducia nella Chiesa visibile e gerarchica, che Cristo ha promesso di assistere fino alla fine dei tempi, viene presentata come ingenua o addirittura compromessa. È un messaggio che, nei fatti, non rafforza la fede ma insinua il dubbio che la Chiesa stessa sia ormai irrimediabilmente corrotta e occupata.
Ma è possibile che soltanto Lei si ritenga “salvo” e nella verità? Molti di noi, pur soffrendo per défaillance, comportamenti e prese di posizione scandalose o antievangeliche di alcuni pastori, sono rimasti fedeli al Vangelo di Cristo e alla dottrina della Chiesa di sempre, senza per questo adottare atteggiamenti e parole che, come nel Suo caso, finiscono per minare l’unità e la fiducia nella Chiesa.
Un pastore, tanto più se Vescovo, è chiamato a custodire l’unità e ad essere “collaboratore della gioia” (2 Cor 1,24) dei fedeli, non a lasciare il gregge immerso in un quadro cupo e privo di vie d’uscita. Qui, invece, si susseguono lunghi passaggi di accuse, sospetti e ricostruzioni di poteri occulti, senza alcuna proposta concreta che indichi al lettore come vivere oggi la fedeltà a Cristo nella Sua Chiesa. Ne risulta un ritratto della Sposa di Cristo come di un organismo in mano a nemici interni, privo di indicazioni per un cammino di comunione, preghiera e conversione, e che, seppur non dichiarato apertamente, appare come una realtà da combattere e, di fatto, da abbandonare, come già stanno facendo diversi suoi estimatori che arrivano persino a considerare lei il loro vero Papa.
La storia insegna che ogni epoca della Chiesa ha conosciuto errori, limiti e anche peccati di Pastori, ma mai la via della salvezza è stata delegittimare il Papa e spezzare l’unità. I veri riformatori — da san Carlo Borromeo a san Francesco di Sales — hanno operato nella Chiesa e per la Chiesa, non contro di essa.
Lei invita a “resistere nella fede”: ma resistere significa rimanere nella barca di Pietro anche quando sembra scossa dalla tempesta, non abbandonarla o convincere altri che il timoniere sia illegittimo. Significa pregare per i Pastori, correggere fraternamente quando necessario, ma sempre da figli che amano la Madre, non da giudici che la dichiarano decaduta.
Eccellenza, il Popolo di Dio ha bisogno di essere guidato con chiarezza e speranza, non di essere lasciato in un labirinto di sospetti. Altrimenti, si finisce per fare il gioco di colui che “divide” — il diavolo — e non di Cristo, che “raduna in unità i figli di Dio dispersi” (Gv 11,52).
Caro don P.P.,
il suo corruccio, le sue reprimende, la sua “nostalghia” aureolata da “gloomy morbidity” mi rimandano a quelle (per fortuna silenziose) del fedelissimo maggiordomo James Stevens nei confronti della aristocratica prosapia dei Darlington che- grazie alla posizione da essi occupata nei secoli- hanno, comunque, ai suoi occhi, sempre ragione.
Il film, allo stesso tempo pietoso, oggettivo e crudele, porta il titolo: “Quel che resta del giorno” .
Cara Adriana,
In realtà, non si tratta né di “nostalgia” né di “gloomy morbidity”, ma semplicemente di fedeltà a ciò che la Chiesa ha ricevuto e trasmesso lungo i secoli. E se questo le sembra simile a “quel che resta del giorno”, io direi piuttosto che è “ciò che resta per l’eternità”.
Con cordialità,
don P.P.
Sempre chiara Adriana. Parresiaca. Leggo e capisco..nulla
” … dall’intento di scandalizzare, allontanare i piccoli e demolire la Chiesa, come quelli di Minutella”.
Caro don P.P., ha mai ascoltato una catechesi di don Minutella? Mi sa di no.
Non bisognerebbe limitarsi a lanciare accuse da un blog o da un giornale come fanno tanti. Don Minutella è considerato un appestato, addirittura un indemoniato, ma nessuno di quelli che fanno i cecchini (quelli che vigliaccamente sparano restando nascosti) ha il coraggio di affrontarlo faccia a faccia.
Lei lo farebbe?
Caro Enrico,
Sì, conosco bene il linguaggio e le cosiddette catechesi di don Minutella, e proprio per questo affermo ciò che affermo. Le sue esternazioni pubbliche – che lui definisce “catechesi” – non sono semplici opinioni personali, ma attacchi diretti contro il Papa, spesso espressi con una teatralità ridicola degna di uno showman, contro la legittimità della Chiesa e contro l’unità del Corpo di Cristo.
Mi chiede se ho mai ascoltato una sua catechesi. Le rispondo con una domanda: ha mai sentito una predica del demonio? Nel Vangelo leggiamo che il padre della menzogna a volte dice persino la verità, quando chiama Gesù “Figlio di Dio” o “Figlio dell’Altissimo” (Mc 1,24; Lc 8,28). E san Paolo ci ricorda che satana si traveste da angelo di luce (2Cor 11,14).
È per questo che non bastano alcune frasi apparentemente ortodosse per giudicare un predicatore fedele: conta l’insieme del messaggio, e soprattutto i frutti che esso produce.
Tante tesi sbandierate da Minutella possono anche sembrare, a prima vista, condivisibili: chi potrebbe infatti non essere d’accordo su certi richiami alla Tradizione, o su critiche ad abusi che tutti deploriamo? Ma qui non è questione di singole frasi. Sono i modi, le scelte e soprattutto le conseguenze che ci dividono quanto il cielo dalla terra.
Il Vangelo è chiarissimo: «Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni, e ogni albero cattivo produce frutti cattivi» (Mt 7,16-17). Ora, quali frutti ha portato l’albero minutelliano? Ha prodotto divisioni, scismi, sospetti e odio verso il Papa e la Chiesa cattolica. Ha trascinato anime nell’eresia donatista, pretendendo di stabilire chi sarebbe “puro” e chi “impuro”, chi è Chiesa e chi non lo è. Ha calpestato le parole stesse di Cristo sull’indefettibilità della sua Chiesa, fondata non sulla bravura o sulla purezza degli uomini, ma sulla fedeltà della promessa del Signore a Pietro.
E i frutti di Minutella, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti: comunità lacerate, fedeli allontanati dalla comunione cattolica, anime sospinte nello scisma e nella disobbedienza. Non servono altre prove: l’albero si giudica dai suoi frutti.
Questo non è un giudizio “da giornale”, ma un fatto verificabile da chiunque lo ascolti con mente e cuore cattolico. Non è questione di demonizzare una persona, ma di distinguere tra ciò che è cattolico e ciò che non lo è.
Quanto al “coraggio di affrontarlo”: il punto non è fare una gara di visibilità o uno show mediatico. Il problema è che chi si pone fuori della comunione ecclesiale non cerca la verità, ma soltanto di attirare seguaci. Per questo la Chiesa non si mette a “dibattere” con ogni predicatore scismatico: la verità del Vangelo non si riduce a un duello tra opinionisti. La Scrittura è chiara: «Vi esorto, fratelli, a guardarvi da quelli che provocano divisioni e scandali contro l’insegnamento che avete appreso: allontanatevi da loro» (Rm 16,17); e ancora: «Evita l’uomo settario, dopo una prima e una seconda ammonizione» (Tt 3,10). Lo sanno bene anche i santi e i mistici. Santa Caterina da Siena scriveva che con i ribelli alla Chiesa non si deve discutere, perché:
«Coloro che si ribellano al dolce Cristo in terra non cercano la gloria di Dio, ma la propria superbia». (Lettera 28) e
«Questi tali si vestono della veste della verità, ma dentro cercano solo se stessi e non la gloria del mio Nome» (Dial, cap 11);. L’Imitazione di Cristo ammonisce: «Non ti curare di disputare con chiunque, ma piuttosto sottoponi umilmente la tua opinione alla fede della Chiesa» (Imit. III,44).
E i maestri di spirito ripetono all’unisono: col demonio non si discute, lo si respinge. Perché la sua astuzia è proprio quella di trascinarci sul terreno della polemica, dove lui sa sempre come confondere.
don Pietro Paolo
Per Don Pietro Paolo:
1) Quale è la differenza tra la sua risposta e la polemica, cioè quando è bene e quando è male partecipare ad una discussione e cosa può essere detto?
2) A proposito di frutti da cui riconoscere l’albero: mi potrebbe spiegare cosa è successo nella famiglia, nella società e nella Chiesa dagli anni settanta in poi? Come mai si è giunti allo svuotamento delle Chiese, all’irrilevanza della pratica religiosa, al crollo dei matrimoni, alla diffusione capillare dell’aborto, fino all’oblio della legge naturale attraverso la crescente diffusione dell’eutanasia e del rifiuto dell’identità sessuale acquisita alla nascita? Un saggista non da poco di nome Emmanuel Todd che previde con molti anni di anticipo il crollo dell’URSS sulla base dei tassi di natalità e di mortalità infantile, nel suo ultimo saggio intitolato “la sconfitta dell’Occidente”, afferma che ai nostri giorni è stato raggiunto lo “stato zero del cattolicesimo” tramite il matrimonio omosessuale. Cosa ne pensa di tale affermazione?
Se lei la vede così … è riferito a don P.P.
Caro Davide,
la differenza tra discussione e polemica è chiara: la discussione, anche vivace, è positiva se mira alla verità con rispetto; la polemica invece è sterile, perché cerca lo scontro. Perciò è bene parlare quando la fede o la morale sono in gioco, ma sempre “condendo con sale” (Col 4,6) le nostre parole.
Dagli anni ’70 a oggi la famiglia, la società e la Chiesa hanno vissuto una crisi profonda: secolarizzazione, individualismo, rivoluzione sessuale, mass media, perdita di fiducia nella Chiesa, fino alla confusione dottrinale. Non stupisce il calo delle vocazioni, l’aborto, l’eutanasia, l’ideologia gender.
Todd coglie un segno evidente: il matrimonio omosessuale rappresenta il punto di rottura, perché non si tratta più soltanto di peccato individuale, ma della sovversione dell’istituto naturale e sacramentale che fonda la società e la Chiesa stessa. In questo senso, sì, si può dire che siamo arrivati a una fase estrema: quando il cuore della legge naturale viene negato, è come se le radici stesse della civiltà occidentale venissero tagliate.
Tuttavia, da cattolico, non parlerei di “stato zero” in senso assoluto, perché il Signore ha promesso: «Le porte degli inferi non prevarranno» (Mt 16,18). Lui ha già vinto il mondo e conduce la nostra storia. Anche nei momenti di maggiore crisi, Dio suscita santi, movimenti, conversioni inaspettate. Il nostro compito non è cedere allo sconforto, ma testimoniare con chiarezza e speranza che Cristo è vivo e che il Vangelo è ancora la forza che può rinnovare il mondo. Attendendo operosi: Alla fine il Cuore Immacolato di Maria, nostra SS. Madre e Regina, trionferà. Alleluia
Se lei la vede così …
Le considerazioni di Mons. Vigano hanno fondamenta robuste. E’ dal CV2 , ricordiamo Pastorale , che la strada imboccata dalla chiesa sta lentamente, ma inesorabilmente, fagocitando la Dottrina. I Papi post conciliari hanno eseguito il medesimo disegno, per strade a loro appropriate, ma convergenti sul fine ultimo : la frantumazione del Papato in favore d’una ” democrazia parlamentare religiosa ” nella quale poi, presumo, si accomoderanno tutte le altre ” religioni ” per formare un unico governo mondiale ecumenico, al traino di quello supremo in via di istituzione. E’ bene ricordare che cio’ che vediamo e’ la parte finale di un percorso secolare a cui, fino a Pio XII, si sono opposti gagliardamente i Papi, cercando di frenarne il previsto e rovinoso epilogo. Al momento, la situazione sembra tranquilla, dopo le ” accelerate del di bianco vestito ”. Non dimentichiamo pero’ che egli, prima di abbandonare la scena e presentarsi al Supremo Giudice, ha lasciato una profonda traccia, fatta di persone a lui devote, in posti nevralgici nel governo della Chiesa.
Dottor Tosatti, siccome la Declaratio è un documento ufficiale e la lettera no, mi può spiegare, di grazia, in quale punto della prima c’è scritto MUNUS in merito alla rinuncia? Se è bravo a trovarlo, la candido al Nobel per la capacità investigativa. Non si capisce perché vi stiate ostinando, voi, Radio Spada e Nuova Bussola Quotidiana, a non vedere ciò che è così evidente. Allo stesso tempo così non si capisce perché il pusillanime prelato, che non parla mai chiaro, SOLO ORA abbia deciso di svelare il carteggio di Ratzinger che, ripeto, non essendo un documento protocollato, non ha alcuna valenza. Non sarà perché, nel goffo tentativo di far dimenticare Bergoglio, si stia tentando di attuare la tecnica del ‘troncare, sopire’? E questo sarebbe essere cristiani?
ESTHER DE RITIS 15 Agosto 2025 alle 09:15
“la Declaratio è un documento ufficiale e la lettera no…”
“non essendo un documento protocollato, non ha alcuna valenza…”.
Vera la sua seconda affermazione: un documento non protocollato non ha alcuna valenza, in quanto potrebbe essere falso. Falsa però la sua prima affermazione sulla Declaratio, in quanto non essendo protocollata neanche quella, non si può considerare né documento in senso proprio né ufficiale (vedi AAS di quel periodo).
È molto semplicemente la trascrizione irrituale di una Dichiarazione, il cui contenuto può essere imputato ai “trascrittori”, ma non a chi l’ha pronunciata e avrebbe avuto tutto il tempo successivamente per trasformare un discorso in un documento vero e proprio, firmandolo, vidimandolo col suo sigillo, facendolo protocollare, rendendo così valida la sua “rinuncia”. Non l’ha fatto, come non ha fatto protocollare la lettera bussolotta, su cui dunque è lecito avere più di un dubbio.
Le discussioni sulle dimissioni sono dunque peregrine, in quanto manca l’atto stesso. E mancando l’atto stesso le dimissioni sono invalide per nullità, cioè non esistenti.
Ben ha fatto Viganò, sulla scia di Redaelli ed altri, a scrivere questo bel testo, in cui chiarisce l’impossibilità di una diarchia papale, da ogni punto di vista.
Lei può citarmi il canone del diretto canonico che riporta l’obbligo che le dimissioni siano rese per scritto?
Il canone non è rilevante. In una materia così grave come l’abdicazione papale un documento scritto e protocollato è di assoluta necessità, proprio per evitare contestazioni e dubbi. Che questo documento non esista è un fatto estremamente significativo, in quanto segnala la mens di Benedetto: una azione irrituale come la scissione del papato in due, azione di cui non deve rimanere traccia scritta per la storia. “Verba volant, scripta manente…”
Son passati 12 anni. Volete tornare indietro? Mah
Mons. Viganò si rifiuta di prendere atto che BXVI , lasciandosi mettere in sede impedita , ha in realtà SALVATO la Chiesa scismando gli usurpatori; e per non ammettere ciò si lascia andare ad argomentazioni malevole e contraddittorie. Desolante.
Quando un papà fu minacciato da napoleone c erano prove…ciò che dimenticate e’ DOVE SONO LE PROVE CHE QUALCUNO HA IMPEDITO RATZINGER?
Quando un papà fu minacciato da napoleone c erano prove…ciò che dimenticate e’ DOVE SONO LE PROVE CHE QUALCUNO HA IMPEDITO RATZINGER?
Aveva una cintura esplosiva mentre leggeva la deckaratio? Era prigioniero della guardia svizzere? E a questo punto la lettera a Bux l ha scritta Bergoglio? Fate pace con il cervello, su. Sulle ipotesi non potete fare nulla. E’ più probabile CHE SIA IMPAZZITO!!
E’ una conferma: da Tubinga a Ratisbona e da Ratisbona a Tubinga.
Va bene, è solo calcio d’agosto.
Perciò è scomposto, un pochino fuori forma.
Oserei dire deforme.
Con il 4 3 3 si è messo in campo così.
Bux
Cascioli, Viglione, Palmiotti, Rotondo
Zenone, DonPedroPaulo, Tosatti
Pasqualotti, Viganò, De Coccio
Il buon Marco mi perdonerà se lo schiero a centrocampo a fare il lavoro sporco.
La retroguardia è un muro, anche se molto scarsa tecnicamente.
Un portoghese a far gioco aiuta.
Punte vera, pur attempata, il Viganò.
Vere sorprese le ali: nomen omen.
Taccio dell’allenatore, ma è noto.
Mi preoccupa il presidente.
Ridete anche voi, visto che siete divertenti!
Si gioca per divertire e divertirsi. Con cioia!
Caro “Miserere mei”,
vedo che ha messo in campo una squadra tutta particolare… ma temo che, con certi nomi messi insieme così, non serva il 4-3-3 né il 3-5-2: l’unica tattica possibile è il “catenaccio mistico”.
Quanto alla “punta vera ma attempata”, direi che più che segnare, ormai colpisce la propria porta. E se la retroguardia è come lei dice “un muro”, allora rischiamo che sia un muro di carta velina.
Ma se l’allenatore è “noto” e il presidente la preoccupa, allora sì che c’è da ridere: altro che calcio d’agosto, qui sembriamo già al torneo parrocchiale di Carnevale.
Con gioia, ma anche con un po’ di ironica misericordia,
don P.P.
Il giorno che si capirà se Bergoglio era papa poi ci preoccuperemo di investigare se Cristo e risorto e dove sono i segni del Regno, VERO? 😂😂😂
Più chiaro di così, è incredibile che a distanza di anni ci si perda ancora in queste dispute. Lo stesso Prof. Enrico Maria Radaelli, con i suoi libri, aveva già intuito il pensiero di Ratzinger.
Mons. Viganò si è esposto al sole…
Articolo estenuante, da scottatura.
Sì tuffi, le farebbe bene.
Siete un clan coeso, ma non la sapete raccontare giusta. Benedetto XVI è più intelligente da morto che voi tutti insieme da vivi!
Il più loico e intelligente e’ il diavolo.
Chi può smentirlo si faccia avanti
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