Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Massimo Viglione, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste lucide, importanti e ben condivisibili riflessioni sul caso della lettera di Benedetto XVI a don Nicola Bux. Buona lettura e meditazione, diffusione.
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Un altro tassello del mosaico
Riflessioni non accomodanti sulla lettera di Benedetto XVI a don Nicola Bux
Scrivo queste riflessioni dopo la lettura dell’articolo di Marco Eugenio Tosatti (https://www.marcotosatti.com/
Non è necessario ripetere il contenuto della lettera, del resto già varie volte presentato; mi preme invece dire che quello di Tosatti mi sembra essere il primo commento lucido e non partigiano a questa vicenda, almeno per quanto ho avuto modo di vedere finora.
Stiamo registrando una vera e propria corsa generale al “l’avevo detto, io!”, e quindi alla normalizzazione coatta di dieci anni di decisioni e comportamenti che tutto sono stati fuorché normali, da parte di Benedetto XVI: a partire dall’11 febbraio 2013 fino alla morte. Questa lettera è il perfetto colpo di spugna finalizzato non solo a sedare ogni polemica pretestuosa, ma anche ogni legittima riflessione e domanda; ma anzitutto atto a salvare da ogni accusa colui che a tutti i costi deve essere salvato, ovvero lo stesso Benedetto XVI.
È fin troppo ovvio che fa comodo a tutti questa miracolosa lettera di don Bux che oggi esce fuori dal cilindro e che risolve di punto in bianco non solo tutta la questione cioncio-minutelliana, con le sue derive di ogni genere e tipo, ma anche le legittime e razionali obiezioni e riflessioni di chi è uso obbedire solo alla verità delle cose così come si presenta.
Certamente, tentare di superare il cioncio-minutellismo è un vantaggio indubbio. Ma, per chi ama la verità, è condizione necessaria ma non certo sufficiente. Infatti, qui si evidenzia almeno un duplice errore:
1. non si può identificare e appiattire la problematica di Benedetto XVI e Francesco con la piaga del fenomeno del cioncio-minutellismo: c’è molto di più in gioco;
- la lettera risolve forse meno di quello che troppo frettolosamente quasi tutti vogliono far credere.
Non intendo affermare che la lettera sia un falso (non ho elemento alcuno per sostenerlo), ma al contempo occorre necessariamente porsi alcune inevitabili e vitali questioni, che poi ci inducono a ragionare con logicità.
Prima domanda essenziale:
Davvero quanto afferma Benedetto XVI in una privata lettera a uno dei 400.000 sacerdoti cattolici sparsi nel mondo cancella di colpo e in via definitiva tutto quanto egli ha detto e fatto pubblicamente dall’11 febbraio 2013 alla morte?
Mi spiego. Se io oggi dico pubblicamente A, e lo ripeto per dieci anni, e poi fra dieci anni dico B, un mio eventuale biografo che facesse passare la mia persona come sostenitrice di B, direbbe il vero su di me? Sarebbe un biografo, un interprete onesto e attendibile, oppure uno che fornirebbe una visione parziale e strumentale di me?
In concreto, riportando – e avendo bene in mente – un breve velocissimo elenco delle principali anomalie teologiche e canoniche di cui abbiamo in molti detto e scritto tante volte dal 2013 in poi (il sottoscritto nel libro Habemus Papam?, edizioni Maniero del Mirto, 2024, dedicato appositamente alla questione), siamo davvero certi che una lettera privata possa cancellare tutto questo?
Ecco un elenco per la memoria degli smemorati:
chi può negare
– che Benedetto XVI, nella sua Declaratio dell’11 febbraio 2013, ha rinunciato al Papato non seguendo la usuale prassi adottata dai pontefici nei pochi casi precedenti di rinuncia papale? Ovvero:
– che ha smembrato illegittimamente, e quindi invalidamente, il papato in due parti? Poco importa che nella lettera a don Bux affermi il contrario: ricordo che nel mio libro si può trovare l’elenco (più di venti persone, quasi tutte conosciute e stimate, in alterna maniera, nel mondo cattolico della Tradizione e del conservatorismo) di tutti i prelati, teologi, sacerdoti, intellettuali, giornalisti, canonisti, giuristi, che hanno riconosciuto tale fatto (molti dei quali assolutamente favorevoli alla legittimità pontificale di Francesco);
– che non ha esplicitamente rinunciato al munus ma solo al ministerium? (idem come sopra: nel mio libro si trova l’elenco di tutti coloro che ritengono validissime le dimissioni di Benedetto XVI eppure riconoscono comunque la veridicità di tale anomalia canonica e teologica);
– che si è inventato una carica che non esiste e non può esistere, l’emeritato papale? (decisione che tutti devono obbligatoriamente criticare o giustificare, ma che non possono negare);
– che, così facendo, ha mostrato di voler creare una sorta di diarchia operativa, cosa impossibile in sé? (ancora una volta, idem come sopra: tutti i legittimisti di Francesco non possono in ogni caso negare tale inaudito errore, che è stato pressoché da tutti criticato);
– che, così facendo, ha mostrato, e lasciato intendere per dieci anni senza mai fare pubblica chiarezza, che egli in fondo aveva rinunciato a “una parte di papato” ma non a tutto? (idem come sopra: nel mio libro si trovano nomi e cognomi di chi denuncia questo);
– e, soprattutto, che è del tutto impossibile che Joseph Ratzinger non sapesse che ciò è impossibile?
– il fatto che, dopo aver rinunciato, ha però continuato a farsi chiamare “papa”, come anche Benedetto XVI, “Sua Santità”, a vestire “papalmente” avanzando una ridicola quanto chiaramente provocatoria scusante (“non avevo vestiti”…), a restare in Vaticano anziché andarsene in qualsiasi altra parte del mondo, a impartire la Benedizione papale che non poteva più impartire?
– che ha continuato a dire, per anni, che “il papa è uno solo” senza però mai specificare, neanche una sola volta, che era Francesco? (su questo punto almeno, occorre ammettere che Cionci ha ragione);
– però, al contempo, ha chiamato papa anche Francesco. Eppure anche lui ha mantenuto le prerogative papali. Altro inconfutabile esempio di voluta creata confusione teologica e istituzionale;
– che, postdatando l’entrata in vigore della rinuncia (al 28 febbraio), ha creato volutamente un ulteriore problema canonicamente grave (come denunciato dai giuristi del libro curato proprio da don Bux, di cui diremo a breve)? E che nel frattempo in quei giorni ha preso anche provvedimenti importanti, fra cui addirittura la modifica delle regole del conclave, ponendo un’ipoteca pesantissima sulla legittimità del suo successore? Avanziamo a riguardo la più banale di tutte le considerazioni possibili: ma non poteva farla, una cosa di tale importanza capitale (la riforma dell’elezione papale), prima dell’11 febbraio? Che gli costava farla il 7 febbraio o il 15 gennaio o nel 2012? Doveva per forza farla nel lasso di tempo di quei pochi giorni della “quasi vacanza”?
Se si riflette, seriamente e con coscienza libera, su tutto quanto appena detto, punto per punto, si resta sbalorditi. Ancora oggi. Questa è la verità.
Davvero una lettera privata può cancellare tutto questo, durato dieci anni, e mai rinnegato o chiarito pubblicamente? Stiamo parlando del papa, non di pinco pallino. E il tutto mentre parte non secondaria del mondo cattolico mondiale si interrogava, anche drammaticamente, sul perché e sul significato di cotanti sconcertanti atteggiamenti pubblici di colui che era ritenuto il “papa saggio” (e filosofo) dell’era conciliare.
E veniamo ora alla seconda questione, quella appunto della lettera. Non è possibile anche in questo caso non porsi dei legittimi quesiti.
Don Bux ha di sua proprietà una lettera di Benedetto XVI nella quale egli smentisce in due righe dieci anni di ambiguità teologica, canonica e operativa. E cosa fa? La tiene nascosta per anni. E se anche volessimo ammettere che per rispetto all’autore della lettera non l’ha pubblicata finché era in vita, rimane anzitutto la prima di tutte le domande:
1) E perché non l’ha pubblicata allora dopo la sua morte, avvenuta ormai più di due anni e mezzo or sono?
La motivazione per cui sarebbe stato molto opportuno pubblicarla subito dopo la morte, già razionalmente evidenziata da Tosatti nel suo articolo, è evidente di per sé: già da anni Minutella imperversava facendo schiere di proseliti, che oggi lo seguono perfino nell’abisso del “grandeprelatismo” e forse del “papato minutelliano” (così sembra, almeno). Al contempo, schiere inferocite ricolme di odio sobillato seguivano Andrea Cionci e il suo libro “vangelo” Codice Ratzinger, cadendo nell’illusione della soluzione facile (e ancora oggi imperversano nell’errore, sebbene con minor vigore del passato). Tutto questo si è intensificato proprio nel 2023, a seguito della morte di Ratzinger. Quale motivazione più evidente di questa vi era per rendere nota questa lettera al mondo intero, anche a quello non cioncio-minutelliano, che da anni soffre e si dimena in questioni inimmaginabili che stavano (e stanno ancora) rovinando il corpo mistico (umano) di Cristo?
Perché negare questo aiuto a un numero enorme di anime?
Don Bux ha anche curato un libro sulla questione, Non era più lui (riferito ovvero al fatto che Benedetto XVI non era più papa), ed. Fede & Cultura, scritto da due giuristi, i quali, come sottolineo nel mio libro, pongono seriamente molte delle problematiche suddette del comportamento di Benedetto XVI, al punto che, specie nel saggio di Patruno (e in pieno contrasto con il titolo del libro), l’autore pone seri problemi di legittimità nell’elezione di Francesco (di cui Bux non tiene minimamente conto nella sua Prefazione, come se Patruno non avesse scritto nulla). Ebbene, nella Prefazione, molto breve e molto assertiva, don Bux va direttamente alla sentenza (“non era più papa”) senza particolari argomentazioni, ma, soprattutto, senza far cenno alcuno alla lettera. E quale occasione migliore di quel libro, del 2023 appunto (quindi successivo alla morte di Ratzinger), appositamente dedicato alla questione, per dire al mondo intero come stavano le cose? E, in tal maniera, dare un colpo mortale al fenomeno del cioncio-minutellismo e comunque a tutta la questione che imperversa dal 2013.
Ma ciò non è avvenuto. Avviene ora, senza reale motivazione alcuna. Cosa è successo negli scorsi mesi che può aver spinto alla pubblicazione molto ma molto tardiva di quanto era invece utilissimo pubblicare anni prima? Il primo pensiero che viene alla mente è quello dell’unico vero cambiamento recente nella Chiesa: vale a dire, la morte del temuto Bergoglio, il papa che sbagliava ma che non poteva essere messo in discussione. Ma, a ben vedere, nemmeno questo argomento giustifica il ritardo: Bergoglio aveva tutto l’interesse che si sapesse che la rinuncia di Benedetto XVI era effettiva, legittima e vincolante.
Per cui, rimane l’atroce dubbio: perché questa lettera non è stata resa pubblica al mondo quando era più utile e lo è stata ora, che, in fondo, serve solo a stendere veli gettare spugne su un passato molto critico?
E veniamo a questo punto a un terzo ultimo aspetto.
Questa lettera, ora divulgata, sta ottenendo facilmente un risultato collaterale: quello di far apparire Benedetto XVI esattamente per ciò che non fu. Ovvero: “chiaro e sicuro”.
Benedetto XVI non è stato affatto chiaro su nulla, sin dall’11 febbraio 2013. Anche il fatto stesso di aver mandato anonimamente una lettera privata a un sacerdote, senza farlo sapere ad alcuno, come strumento di chiarimento della più importante questione della Chiesa del XXI secolo, conferma la non chiarezza del suo comportamento. Anzi, la lettera diviene, per chi ha mente lucida e onesta, un’altra questione irrisolvibile che va ad aggiungersi a tutte le precedenti, quasi fosse l’unico tassello ancora mancante del mosaico ratzingeriano di rahneriana memoria (lo sdoppiamento del papato in “spirituale” e “operativo”, questione di cui hanno parlato in molti, compresi coloro che sono per la legittimità della rinuncia).
Tosatti accenna a una incapacità di gestire il rapporto con i media. A mia opinione, pur riconoscendo questo evidente vulnus comportamentale, c’è anche di più dietro. C’è la mancata volontà di fare il bene delle anime.
Chi vuole, chi anela, al bene delle anime, non si comporta così. Semplice.
Infatti, non solo ha provocato tutto il caos possibile e immaginabile, non solo non si è mai pubblicamente corretto o almeno spiegato, ma l’unica volta che lo avrebbe fatto, lo ha fatto nascostamente e in relazione a un solo essere umano al mondo.
Ancora una volta, ha giocato con tutta la Chiesa, un gioco iniziato l’11 febbraio 2013 con quelle parole non chiare dell’atto più importante e pregnante di tutta la sua vita (ma il gioco, a ben vedere, era molto ma molto più antico).
So che, come al solito, mi attirerò l’ira dei cioncio-minutelliani da un lato (per l’ennesima volta) e dei conservatori (compresi non pochi “tradizionalisti”) dall’altro, nel dire queste cose, ma questa è, ai miei occhi, la pura e semplice verità.
Quest’uomo, dal momento in cui termina il pontificato, tutto ha fatto fuorché chiarezza. Al punto tale che a mia opinione questa strana lettera non solo non lo “salva”, ma lo rende ancora più responsabile, evidentemente, di tutto quanto accaduto, perché la lettera, al contrario di quanto affermano Cascioli e laudatori pedissequi, risulta essere in perfetta linea con il modus operandi del cosiddetto “papa emerito”.
La lettera, ovvero, è l’ennesimo tassello del mosaico della confusione corrosiva e progressiva del papato come la Chiesa lo ha pensato e creato in diciannove secoli.
Del resto stiamo parlando di colui che si è vestito per dieci anni con l’abito papale perché… non aveva altri vestiti da mettersi. È bene non dimenticare con chi avevamo a che fare.
Resta poi sempre l’atroce dubbio del perché di tutto questo. Ma la risposta è ancora difficile da partorire e soprattutto digerire. E non basta un nuovo tassello a cancellare l’intero mosaico.
E la fretta che hanno un po’ tutti di chiudere la vicenda in maniera repentina (magari facendo passare da capri espiatori Cionci e Minutella, come se fossero la causa del problema, mentre ne sono l’evidente conseguenza, pur con tutte le loro enormi responsabilità personali) denota ancora maggiormente una imperdonabile mancanza di chiarezza in tutti.
Immaginatevi voi, e concludo, se un Pio XII, se un san Pio X, se un qualsiasi Papa del passato avrebbe mai avuto un comportamento del genere. E, siccome non voglio passare per il solito “anticonciliare” irriducibile (quale sono), posso dire che in qualche maniera nemmeno un Paolo VI o un Giovanni Paolo II hanno avuto mai un tale comportamento, né abbiamo ragioni per pensare che avrebbero potuto averlo.
E questa è la pura e semplice verità. E la fretta della “massa” dei conservatori (e “tradizionalisti” vari) a chiudere la vicenda facendo passare la lettera come lo scagionamento, anzi, il premio di grandezza, di Benedetto XVI, appare la riprova di quanto molto scomodamente affermiamo.
Massimo Viglione
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98 commenti su “La Lettera di BXVI a Bux. Alcune Verità Scomode e Ineludibili su Ratzinger. Massimo Viglione.”
Riccardo Cascioli dit que Marco Tossatti ment.
Voici ce qu’il pense de l’interview de Nicolas Bux le 12 octobre 2018 :
https://lanuovabq.it/it/lettera-di-benedetto-xvi-la-volonta-di-non-capire
”Ainsi, quiconque prétend que la publication de cette lettre il y a des années aurait évité tant d’excès ment : il suffit de voir les réactions de certains milieux aujourd’hui.”
Et voici ce qu’on pourrait lui rétorquer :
Celui qui voudra bien faire l’effort de lire l’entièreté du texte de l’interview de Nicolas Bux pourra comprendre que, dans son article, Riccardo Cascioli fait abstraction et négation d’éléments essentiels, ce qui dénote de sa volonté malhonnête de ne pas vouloir comprendre.
Bien sûr, les réponses de Nicolas Bux englobent nécessairement des généralités concernant les hérésies d’un pape, de n’importe quel pape du passé du présent et de l’avenir. Car la gravité de la matière nécessite qu’elle soit exposée le plus amplement et complètement possible pour éluder toute confusion, toute tromperie.
Mais il ressort clairement que cette interview est spécifiquement donnée dans la suite des graves doutes (dubia) et divisions suscités par Amoris Laetitia qui apparaît comme une hérésie possible de Bergoglio (la première d’une série ultérieure d’ailleurs). C’est donc bien le pontificat de Bergoglio qui est mis en cause et qui suscite la nécessité d’y remédier.
Bien sûr, Nicolas Bux prend soin de justifier le bien fondé de son intervention en rappelant que : « Aucun mortel ne doit oser parler de la culpabilité du pape, car, chargé de juger tous, il ne doit être jugé par personne, À MOINS QU’IL NE DÉVIE DE LA FOI. »
Mais, comme il l’explique : ”Comme vous pouvez le constater, de nombreuses difficultés pratiques, théologiques et juridiques entourent la question du jugement du pape hérétique.”
Bien logiquement, cela vaut pour un pape légitimement élu, mais pas du tout pour un pape non légitiment élu.
Alors, en conséquence, Mgr Bux propose la solution la plus pratique et la plus rapide : examiner la valeur juridique de la démission de Benoît XVI qui, si elle s’avérait invalide, causerait l’invalidité de l’élection de Bergoglio avec, comme conséquence, l’annulation de tous ses actes pontificaux dont Amoris Laetitia :
”Peut-être – et je dis cela précisément d’un point de vue pratique – serait-il plus facile d’examiner et d’étudier plus attentivement la question de la validité juridique de la démission du pape Benoît XVI, c’est-à-dire si elle est totale, partielle (« à moitié », comme certains l’ont dit) ou DOUTEUSE, car l’idée d’une sorte de papauté collégiale me semble résolument contraire aux préceptes de l’Évangile.”
Il n’est pas intellectuellement correct de tenter de nous faire croire qu’en 2018 Mgr Bux ne doutait pas du tout de la validité de l’élection de Bergoglio puisque c’est précisément le doute qu’il a avancé comme solution. En effet, canoniquement, toute élection douteuse est considérée comme invalide.
Pour terminer, arrêtons-nous au commentaire de Mario qui émet des doutes envers l’authenticité de cette fameuse lettre :
https://www.marcotosatti.com/2025/08/13/la-lettera-di-bxvi-a-bux-alcune-verita-scomode-e-ineludibili-su-ratzinger-massimo-viglione/#comment-266280
Ce genre de comédie n’est certainement pas de nature à confirmer les baptisés dans leur foi mais contribue plutôt à tourner la foi en dérision et à l’étouffer dans leur cœur et leur esprit.
Come si può giudicare il legittimo Vicario di Cristo e attribuirgli addirittura di essere “sceso dalla croce”? A me questo sembrerebbe un atto di vigliaccheria da parte del Papa e di certo Benedetto XVI non ne sarebbe mai stato capace, anzi, al contrario… Se fosse stato un debole o un vigliacco non avrebbe mai accettato la nomina a Pontefice, eppure lui sapeva benissimo che si sarebbe dovuto confrontare, da quel momento in poi, con dei veri e propri “lupi”, come da lui stesso affermato durante un celebre incontro con i sacerdoti della diocesi di Roma nel 2011. Ricordo infatti che in quella occasione egli disse: “Pregate per me, perché io non scappi davanti ai lupi” e infatti lui non fuggì e di certo non “scese dalla croce”!
Su una cosa concordo con Viglione, e cioè sul fatto che questa lettera non scioglie del tutto i dubbi e gli enigmi per cui in questa circostanza ci sia stato per la prima volta nella Chiesa la figura del “Papa emerito” e quindi un altro ex papa che rimane vestito da papa e si fa trattare da papa, seppur emerito. Quindi, sono d’accordo con Viglione sul fatto che in questa vicenda, come in altri fatti storici, rimangono ancora molti enigmi da sciogliere, che solo Dio conosce.
Mi consola però il fatto che oggi è nella festa dell’Assunzione di Maria in cielo in anima e corpo, il Vangelo ci ha ancora fatto ascoltare il meraviglioso canto di Maria, il Magnificat, e il sacerdote ci ha fatto notare che nel suo canto Maria, guardando alla storia con gli occhi di Dio e utilizzando i verbi al passato prossimo: “Ha spiegato il suo braccio; ha disperso i superbi; ha esaltato gli umili, ha disperso i superbi”, eccetera, ci aiuta a guardare anche a questo fatto con gli occhi di Maria. Questo atteggiamento ci aiuta a non fermarci troppo sulle nostre e altrui miserie, che un giorno la storia porterà a galla, ma ad agire e pensare come Maria e ad imitarla come maestra di fede.
I santi che hanno illuminato la storia dell’umanità e della Chiesa, sono vissuti in mezzo alle proprie e altrui contraddizioni, ma confidando in Dio e in Sua Madre, Maria, si sono trasformati in sale che fermenta la pasta della società e in luce che illumina il buio della storia.
Preghiamo perché il Signore sciolga le nostre e altrui ambiguità e guardi con misericordia a quel poco di buono che siamo riusciti a costruire.
Claudio Forti di Trento
Caro Tosatti, per concludere spero i commenti al prof Viglione . Detta lettera indirizzata a mons . Bux dal Papa Emerito , dato il suo contenuto , avrebbe dovuto essere portata a Papa Leone , non pubblicata in un libro e pubblicizzata in una intervista.
Grazie per riferire su Stilum questa assoluta certezza di forma e di sostanza . Pensi solo ai danni che ha provocato .
Canonista anonimo,
Ma certo che lei è un canonista tutto particolare. In quale canone sarebbe scritto che le lettere personali devono essere trasmesse al Papa regnante e non possano essere pubblicate? Questa non era una lettera soggetta a segreto pontificio — e non poteva esserlo, visto che l’autore non era più Papa — ma una lettera amicale, in cui non si rilevava alcuna indicazione di riservatezza. Una lettera, infatti, diventa proprietà di chi la riceve e, salvo esplicite disposizioni contrarie — che in questo caso non vi erano — il destinatario può disporne come vuole, rendendola pubblica quando e come crede. Poteva essere pubblicata subito e, con ogni probabilità, non lo è stata soltanto perché una dichiarazione pubblica spettava all’emerito, il quale non l’ha rilasciata, forse ritenendo indegno rispondere a costruzioni giornalistiche fantasiose: alcuni parlavano addirittura di “scisma strisciante”, e “non meritano alcuna attenzione”.
Certamente, la verità fa male. Ma mi faccia capire: dove è il “danno” che lei intravede e a chi sarebbe stato arrecato.? Forse a lei e a quanti, come lei, si sono prestati alle teorie della sede impedita e del “falso conclave”. In tal caso, capisco bene perché preferisca restare un canonista anonimo.
Non era più papa, ma dava la sua benedizione Apostolica. Ma perché non l’hanno messo in riga quando era in vita? Risposta: per lo stesso motivo per cui non hanno silurato immantinente Gänswein dopo le enormità dette nel 2016. Traduco: paura che il gioco dei due papi finisse male per Bergoglio.
Caro OPS,
il fatto che Benedetto XVI abbia impartito la cosiddetta “benedizione apostolica” dopo la rinuncia non significa necessariamente che volesse porsi come un “secondo papa”. Potrebbe trattarsi piuttosto di un modo abituale di esprimersi, legato alla sua dignità di Vescovo emerito di Roma, anche se il linguaggio – bisogna riconoscerlo – ha generato ambiguità.
Lei chiede: “Perché non l’hanno messo in riga?” Proprio per il motivo che lei stesso accenna: un richiamo pubblico a Benedetto o a mons. Gänswein avrebbe dato l’impressione di uno scontro diretto tra Francesco e Benedetto, con il rischio di alimentare la propaganda del “gioco dei due papi”. La prudenza ha suggerito di non esporre la Chiesa a uno scandalo ancora maggiore.
Non bisogna poi trascurare il ruolo di mons. Gänswein. In Vaticano molti ritenevano che la causa principale di tanti sospetti fosse proprio lui. So da fonti attendibili che più volte persone autorevoli gli abbiano chiesto di intervenire per mettere a tacere le dicerie, ma egli ha preferito far finta di nulla. È quindi plausibile che proprio il suo modo di gestire la corrispondenza e le formule abbia contribuito a mantenere e persino ad amplificare l’equivoco.
Una domanda, dopo quest’ennesimo profluvio di interpretazioni della faccenda:
QUAL’E’ LA VERITA’?
La chieda a Nippo …lui sa sempre tutto
Nippo non lo sa altrimenti non lo chiederebbe.
E Nappo farebbe bene a non lasciarsi scappare battutine a livello zolla.
Caro Enrico,
“Così è se vi pare”, Pirandello. Monologo di Laudisi allo specchio: ” Chi è il pazzo di noi due? Eh, lo so: io dico TU e tu col dito indichi me….ci conosciamo bene noi due. Il guaio è che, come ti vedo io, gli altri non ti vedono…Tu per gli altri diventi un fantasma: Eppure, vedi questi pazzi? senza badare al fantasma che portano con sé, in se stessi, vanno correndo, pieni di curiosità dietro al fantasma altrui
e credono che sia una cosa diversa! “.
👍👏👏👏
Caro Nippo, sempre se non viene bannata, la risposta te la dà papa Leone XIII in Satis Cognitum :
LA SALUTE DELLA CHIESA DIPENDE DALLA DIGNITÀ DEL SOMMO SACERDOTE, e, se non gli si dà un potere speciale e superiore a tutti, vi saranno nella Chiesa tanti SCISMI, quanti sono i sacerdoti”.
Pertanto è bene avvertire che “NIENTE” fu conferito agli Apostoli separatamente da PIETRO […]
E il prof. Prof. Antonio José Sánchez Sáez, docente di “DIRITTO” presso l’UNIVERSITÀ di Siviglia:
«Ratinzger non ha rinunciato al MUNUS, (“muneri suo renuntiet”)
«come disposto per la validità dal Codex Iuris Canonici. «Can. 332 § 2. Si contingat ut Romanus Pontifex “MUNERI” suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.»
ma al ministerium:
(11/2/2013)
“declare me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare”
(27/2/2013)
https://youtu.be/tqrEqx8bfL4?si=Zg4gq469WuWK4J5R
Fonte: https://www.ilsussidiario.net/news/francesco-antipapa-eletto-da-massoneria-prof-sanchez-ratzinger-non-ha-abdicato/2198280/
🙏
Quindi il bistrattato don Minutella ha ragione!
A me è sufficiente pensare che Joseph Ratzinger non ha speso una sola parola davanti all’impostura della
pandemia e dello “atto d’amore”. Punto!
Come il Dalai Lama.
Magari un anziano di 93-94 anni, che si stava spegnendo come una candela, non aveva avuto informazioni sufficienti al riguardo…
La lettera è del 2014.
Ma la pandemia e l’atto d’amore di cui parla Angelo sono del 2020-21-22, come sappiamo tutti. Mi pare che Angelo non stia prendendo in considerazione la lettera del 2014, ma stia dicendo che il suo giudizio su Ratzinger non possa che essere negativo a causa del suo comportamento per lui omissivo di quegli anni.
Esatto.
Mi meraviglio che il dott. Tosatto possa accettare tanti commenti offensivi e privi di rispetto nei confrinti della Divina Autorità di papa Benedetto XVI, come questo di angelo che prima di accusare chi rappresenta Cristo in terra, dovrebbe almeno prima informarsi:
Cosa contiene COVID-19 VACCINE ASTRAZENECA:
[…] Prodotto in cellule renali embrionali umane geneticamente modificate ( HEK) 293…
Papa Benedetto XVI – Dignitas Personae:
… “L’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un DELITTO nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona» [54] . Queste forme di sperimentazione costituiscono sempre un disordine morale grave.
Dignitas Personae – Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede https://share.google/9WCG3pDaxZKZFI6s7
E lei sa bene dott. Tosatti che la sottoscritta nel 2020, grazie al sostegno di mons. Shneider, è andata in p. A Roma a testimoniare x la Vita con altre 11 persone, con i cartelloni con la foto del Vero Papa BXVI e con le sue parole contro i vaccini assassini.
“ chi può negare… che ha continuato a dire, per anni, che “il papa è uno solo” senza però mai specificare, neanche una sola volta, che era Francesco? (su questo punto almeno, occorre ammettere che Cionci ha ragione)”
Scusi professor Viglione, ma questa domanda in effetti una risposta ce l’ha. Ratzinger ha specificato chiaramente e ripetutamente che il papa era proprio Francesco. Ricordo brevemente pochi casi:
1. Nella celebrazione organizzata in Vaticano per il 65° anniversario della sua ordinazione sacerdotale (2016). Si reperisce facilmente il video. In quel caso, Ratzinger si rivolse a Papa Francesco, lì presente, chiamandolo “santità” e “santo padre”.
2. Nell’intervista rilasciata al giornalista Peter Seewald nel 2018, in cui dichiarava di non voler rispondere ad alcune domande sulla situazione attuale della Chiesa, “per non interferire nel lavoro dell’attuale papa”. È tautologico nessuno può interferire con sé stesso, perciò parlava di qualcun altro. Nella stessa intervista Ratzinger si riferisce esplicitamente a Francesco chiamandolo: “Papa Francesco”, “il mio successore”, “il nuovo Papa”. Assolutamente chiaro e specifico, senza alcuna anfibologia.
3. Nel libro pubblicato a inizio 2020 con il cardinale Robert Sarah “dal profondo del nostro cuore”, in cui essi difendevano le ragioni del celibato sacerdotale (ricordiamo che in quel periodo si svolgeva un sinodo in cui c’era il concreto pericolo che fosse approvata l’abolizione del celibato, e quel libro fu provvidenziale per sventare il pericolo). Nell’introduzione Ratzinger scriveva: “Presentiamo quindi fraternamente queste riflessioni al popolo di Dio e, naturalmente, in atteggiamento di filiale obbedienza, a Papa Francesco.”
4. Aggiungerò per soprammercato anche un quarto e anteriore caso, avvenuto prima ancora dell’elezione di Bergoglio: il giorno 28 febbraio 2013, di fronte ai cardinali riuniti e congedandosi da loro, Ratzinger disse testualmente: “Desidero dirvi che continuerò ad esservi vicino nella preghiera, specialmente nei prossimi giorni, affinché siate pienamente docili all’azione dello Spirito Santo, nell’elezione del nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che è voluto da lui. E tra voi c’è anche il futuro Papa, al quale già oggi prometto la mia incondizionata riverenza ed obbedienza.”
Sono affermazioni esplicite, dal significato univoco. Cionci ha torto nel parlare di anfibologie, e quando in tutti questi anni ha ripetuto “Benedetto dice che c’è un solo papa ma non dice mai chi è”, ha mentito.
Risposta al punto 1:
Se il Dalai Lama venisse in visita ufficiale in Vaticano e il Romano Pontefice si rivolgesse a lui con l’appellativo ‘Santità’ (secondo l’etichetta) ciò significherebbe che il Romano Pontefice di punto in bianco si è convertito al buddhismo?
Non sarà piuttosto per rispetto nei confronti dei milioni di fedeli che riconoscono nel Dalai Lama la somma autorità spirituale che verrà usato un linguaggio rispettoso nei suoi riguardi (fosse pure la reincarnazione di un demonio…)?
Centinaia di milioni di fedeli (a torto o a ragione…) riconoscevano Bergoglio come Papa della Chiesa Cattolica Romana; per riguardo nei confronti dei fedeli (e per proteggere il Papa vero…) era quindi necessario, per il Papa emerito, mantenere un’ambiguità di fondo e usare un linguaggio rispettoso nei confronti del successore/usurpatore, che però non prova nulla circa la sua personale adesione o lealtà nei confronti di ‘El Papa’, anzi… quello che seguì quel ‘Santità’ (ascoltando fino in fondo il discorso) suggerisce l’esatto contrario! Pur con tutto il garbo, la gentilezza e la grazia che han sempre caratterizzato Joseph Ratzinger, che amava e trattava amabilmente persino i nemici, secondo l’insegnamento di Cristo.
Ai punti 2, 3 e 4 può trovare risposta in questo mio articolo:
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
Aggiungo anche questo…
Che senso avrebbe affermare:
“[…] affinché siate pienamente docili all’azione dello Spirito Santo nell’elezione del nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che è voluto da Lui. E tra voi, tra il Collegio cardinalizio, c’è anche il futuro Papa […]”
se non per distinguere il ‘nuovo’ dal ‘futuro’ Papa?
Per l’elezione del ‘nuovo’ Papa occorre solo che il Signore ‘vi mostri quello che è voluto da Lui’; sarà quindi necessario un chiaro discernimento, proprio perché non sarà affatto scontata la sua reale identità…
Per quello ‘futuro’ (il successore del ‘nuovo’) invece (conoscendo bene le profezie…) non vi sarà affatto il problema del riconoscimento, perché non vi saranno dubbi che sia proprio lui il legittimo pontefice (che in questo caso farà regolarmente parte del Collegio cardinalizio e sarà eletto con tutti i crismi della legalità), quindi occorrerà solo prestargli la massima reverenza e obbedienza, anche perché per allora, secondo attendibili profezie mariane e bibliche, sono previsti tempi piuttosto duri:
https://sfero.me/article/apocalisse-punto-siamo-cosa-sta-accadere-1749645515994
Eh no, lei sta mischiando le carte. Come fa Cionci.
Non c’era nessuna ambiguità di fondo, perché se Ratzinger chiama Papa Francesco “santo padre”, è ovvio che dice che è il Papa, visto che nella Chiesa cattolica nessun altro è chiamato con questo nome.
Non c’è nessuna ambiguità. Ratzinger è chiarissimo.
E lei non mi risponde sui punti 2 e 3 che ho elencato: Ratzinger ha esplicitamente detto che il Papa è Francesco. Non metta link ad altri articoli, risponda qui, se ha una risposta efficace. Ma non ce l’ha. Che pena, questo continuo negare l’evidenza.
Sul punto 4, la distinzione tra “nuovo” e “futuro” come di due persone diverse è una supercazzola, suvvia. Esiste un limite anche al ridicolo.
Lei afferma che non ho risposte ‘efficaci’ alle sue domande, ma non si prende neppure la briga di aprire il link che le contiene…
Ascolti come Papa Benedetto XVI si rivolge al Patriarca Bartolomeo, uno dei ‘vertici’ della ‘rivale’ Chiesa Ortodossa:
https://youtu.be/FKiuthavTqw?t=552
Ma se le costa troppa fatica aprire anche quest’ultimo link le cito le testuali parole di Papa Benedetto al Patriarca Bartolomeo:
“Saluto con gioia il Patriarca Ecumenico, Sua Santità Bartolomeo I […]”
Ecco: ora si stracci pure le vesti e gridi allo scandalo!
Secondo la sua peculiare logica Papa Benedetto XVI, con queste semplici parole, avrebbe riconosciuto la suprema autorità del Patriarca della Chiesa Ecumenica di Costantinopoli… che chiaramente non è propriamente una ‘Santità’ per la Chiesa Cattolica, ma il capo di una chiesa scismatica!
O forse ciò avvenne come semplice forma di rispetto per quei milioni di fedeli che riconoscevano e riconoscono Bartolomeo I (a torto o a ragione…) come la suprema guida spirituale di una Chiesa (a tutt’oggi) separata da Roma?
In occasioni solenni persone civilizzate rispettano l’etichetta, se non altro per rispetto nei confronti di quei milioni di fedeli che (a torto o a ragione…) credono che ‘tizio’ sia il patriarca della ‘Chiesa X’.
Per altro un ‘Papa emerito’ che, dopo aver (presumibilmente…) abdicato, piuttosto che tornare regolarmente cardinale continua invece a vestirsi di bianco, conserva il suo nome pontificale e impartisce la ‘sua’ benedizione apostolica non è del tutto coerente con il riconoscimento del ‘Santo Padre’ Bergoglio come legittimo Papa della Chiesa Cattolica Romana… o no?
Ma se lei non vuol vedere tutto ciò che non è coerente con la sua opinione pregressa, non veda!
Sulla questione del ‘nuovo’ e del ‘futuro’ Papa una risposta più approfondita la potrebbe trovare facilmente in quel link che non vuole aprire, ma glie l’ho anche spiegato a parte e comunque l’ha buttata in caciara… dunque non aggiungo altro.
Una sola cosa è certa . Nessuno scriverà mai più lettere personali a mons. Bux ..,,
Concordo con l’elenco per gli smemorati di Massimo Viglione.
Per quanto riguarda la lettera, la cui prima pagina si trova in foto qui
https://lanuovabq.it/it/la-lettera-inedita-di-benedetto-xvi-la-mia-rinuncia-e-piena-e-valida
nessuno ha notato delle incongruenze?
Guardando la foto, cominciamo dalla carta su cui è stampata. A me risulta personalmente che Benedetto avesse continuato ad usare la carta intestata papale: carta di colore bianco, non grigiastro come quello della foto, con l’intestazione papale centrale, e non un semplice “Benedictus XVI” e a capo “Papa emeritus”. Molto strano e mai accaduto prima, a meno che Benedetto non abbia scritto questa lettera di nascosto anche dal suo segretario, e l’abbia fatta spedire in segreto dalla donna delle pulizie, una Memores Domini cielllina…
Altra stranezza, il rivolgersi a MONSIGNOR Bux come “don Bux”, sia nell’indirizzo che nell’incipit della lettera, “Caro don Bux”…
Se quest’ultimo può imputarsi a familiarità con il monsignore, il Don Bux dell’indirizzo è del tutto irrituale, anche considerando la teutonica precisione di Ratzinger.
La Bussola poi non ci mostra la firma, altro elemento più che sospetto. Ha firmato a penna? C’è una firma “elettronica” stampata? Dalla firma avremmo potuto evincere molte cose, anche sottoponendola al giudizio di un grafologo. Vera, falsa, contraffatta?
Per quanto poi riguarda i contenuti, sono un deja vu. Benedetto dice, non dice, confonde le acque, si contraddice… Parole ambigue che possono essere interpretate in un senso piuttosto che in un altro.
Rimane il fatto che la scissione del papato in due (Papa di governo e Papa emerito) è quantomeno molto problematica se non impossibile.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole, nessun dado si può trarre dal falso scoop bussolotto. E Mons. Bux non ci fa una bella figura. Ma a volte la senilità fa brutti scherzi.
Caro Tosatti ,se lei fosse un chierico , sacerdote o religioso , e avesse in mano una lettera firmata da Papa Bergoglio , per fare un esempio , lei la girerebbe a un giornale ? la pubblicherebbe in un libro ? La farebbe leggere ad amici ?
O , se fosse veramente impostante , la manderebbe in busta sigillata al Segretario di Stato Parolin ? Alla eventuale attenzione del pontefice .
Grazie . Sarei interessato ad aver la sua opinione in proposito .
Se fosse di interesse generale la divulgherei. Sicuramente.
In quanto giornalista , sul suo blog. Capisco . Ma se l’avesse ricevuta personalmente e riservatamente , quale “amico e confidente del Papa “ ?
Pare evidente che se l’ha pubblicata adesso, av Se lo fa ora, mi sembra evidente che avrebbe potuteva il permesso di pubblicarla. Se lo fa ora, perché non avrebbe potuto farlo prima? Nel 2014, nel 2016, o….
Quattro certezze
1-La dichiarazione del 11/2/2013 di Benedetto XVI presenta differenze tra la versione letta e quella scritta; inoltre è stata manipolata nelle traduzioni dal latino (clamorosa quella in lingua tedesca).
2-Canonicamente munus e ministerium NON sono la stessa cosa. Benedetto XVI nella dichiarazione parla di rinuncia al ministerium. Dato che non è lecito separarle (se non a causa di una forzatura), ne consegue che canonicamente il conclave convocato è illecito etc.
3-dovrebbe far pensare la stranezza di dichiarare una decisione il giorno 11/2 e metterla in atto il 28/2 con un’orario che si presta alla messa in scacco di presunti troppo furbi per capire uno troppo intelligente…
4-Papa Benedetto non ha mai detto quello che si gli vorrebbe far dire con l’interpretazione della lettera a Mons. Bux. Un po’ di obiettività non guasta.
Tutto quello che si dice contro Benedetto XVI è più un pregiudizio oppure un tentativo di “salvare” il disastro dello pseudopontificato cattolico in salsa chimichurri.
Oggi Papa Leone ha detto qualcosa di molto appropriato: “Noi siamo abituati a giudicare. Dio, invece, accetta di soffrire. Quando vede il male, non si vendica, ma si addolora”. “La fede non ci risparmia la possibilità del peccato, ma ci offre sempre una via per uscirne: quella della misericordia. Gesù non si scandalizza davanti alla nostra fragilità. Sa bene che nessuna amicizia è immune dal rischio di tradimento. Ma continua a fidarsi. Continua a sedersi a tavola con i suoi. Non rinuncia a spezzare il pane anche per chi lo tradirà”… “è la forza silenziosa di Dio: non abbandona mai il tavolo dell’amore, neppure quando sa che sarà lasciato solo”.
Guardando qualche clip in cui Benedetto XVI parlava ricavo la sensazione, dall’espressione degli occhi durante il discorso, della estrema preoccupazione che lo stesso accontentasse la platea. Dava l’impressione di avere anche un po’ paura nel trattare argomenti teologici che sapeva controversi. Mia opinione ovviamente, per cui concordo col Dott. Tosatti per la mancanza di polso, figlia dell’inadeguatezza al ruolo, peraltro segnalata anche da Mons. Dziwisz. Anche il Prof. Viglione ha ragione per l’ abbandono delle anime, diretta conseguenza della ” discesa dalla Croce ”. Purtroppo nelle stanze Vaticane e non solo, girano un sacco di ” idee ” ma la Fede scarseggia drammaticamente.
Con riferimento a quanto afferma SEMPLICIOTTO.
Per Cionci può valere: un giornalista impreparato finisce per auto impantanarsi.
Ma per Minutella ci andrei piano. E’ teologicamente e canonicamente preparatissimo, e batte sulla fedeltà alla dottrina di successione apostolica che da Bergoglio in poi è andata alle ortiche. Tutti quelli che lo attaccano lo fanno vigliaccamente perché rifiutano di confrontarsi con lui, ben sapendo che ne uscirebbero con le ossa rotte.
Il sacerdote che lei definisce “teologicamente e canonicamente preparatissimo” era già salito a (dis)onori delle cronache in quanto autore di video agghiaccianti, blasfemi, in cui mostrava di essere in trance e possessione medianica da parte di padre Pio della Madonna, addirittura parlando con “la loro voce” ovvero una imitazione della stessa, con forzato accento napoletano per padre Pio e forzata voce femminile in falsetto per la Madonna.
E cosa avrebbero detto, padre Pio e la Madonna, per bocca di Minutella?
Beh: elogi per il suddetto, invitando i tele-ascoltatori a seguire quel santo sacerdote, ovviamente con richiesta di offerte economiche.
Questo è il personaggio Minutella.
E c’è pure chi gli va appresso ancora oggi.
Ma come fanno diversi sacerdoti, in questo caso questo don Pietro Paolo (a proposito, ma qual’è il cognome ?), a dedicare il loro tempo a leggere lunghi articoli, tra l’altro su blog palesemente schierati e non dalla loro parte…, e poi rispondere con lunghe dissertazioni ? Con i tempi che corrono, non dovrebbero dedicare tutto il loro tempo, in chiesa, magari al confessionale, come peraltro faceva il loro santo protettore, per la “salvezza delle anime” ?
Claudio Gazzoli
Intende il santo curato d’Ars ?
Ha ragione . Mai avrebbe giustificato la pubblicazione di una lettera privata di un Pontefice .
Signor Gazzoli,
vedo che la sua preoccupazione per l’uso del mio tempo è sincera… o almeno così si presenta. Ma le assicuro che il ministero sacerdotale non si esaurisce tra un confessionale e un altare: fa parte della cura delle anime anche difendere la fede, chiarire errori, rispondere a chi diffonde confusione.
Se leggo certi blog e intervengo, non è per passatempo, ma per proteggere quei fedeli che, incontrando certe affermazioni distorte, potrebbero esserne sviati. San Giovanni Bosco, San Massimiliano Kolbe, San Pio da Pietrelcina — tanto per fare qualche esempio — scrivevano, parlavano, confutavano, oltre a confessare e celebrare.
Quanto al cognome, non è un mistero: ma non credo che la curiosità anagrafica sia un’opera di misericordia.
Le auguro di impiegare il suo tempo con altrettanta dedizione per la “salvezza delle anime”, invece che per censire il lavoro altrui.
don Pietro Paolo Floridia
Certo che cii vuole una… certa impudenza a portare a difesa del proprio zelo tre grandi santi (veri) di Santa Romana Chiesa. Forse sta cercando, visto che è diventato così facile, di precorrere la propria causa ? Padre Pio scriveva lettere alle sue figlie e ai suoi figli spirituali perché si interessava compiutamente al cammino delle loro anime. Padre Pio non ha mai pronunciato un’omelia perché la immedesimazione totale con l’agnello sacrificale nelle messe da lui celebrate era essa stessa un’unica, illimitata omelia. Padre Pio, che non sarebbe mai intervenuto direttamente in un eventuale agone mediatico, aveva la risoluta percezione dei mali che affliggevano la Chiesa, già allora, sui quali ha voluto incaricare alcuni suoi fedelissimi di indagare, per amore della Chiesa e della Verità. San Giovanni Bosco, di cui ho potuto vedere, un mese fa a Valdocco, la sua cameretta, non aveva certo il tempo di scrivere, di giorno, le sue pubblicazioni o di raccontare i suoi sogni. Certamente lo faceva di notte, su quel piccolo scrittoio davanti al suo letto. I suoi scritti non erano melliflui, ossequiosi o affettati, anzi erano taglienti, si potrebbe dire mordaci, contro tutte le eresie, luteranesimo, calvinismo, anglicanesimo e contro l’islamismo.
I blog, come questo di Marco Tosatti, hanno il compito grave ma essenziale di tenere calda – scavando qua e là ma è un compito immane… – la sconfinata superficie del letamaio a cui è stata ridotta la Chiesa nella sua veste terrena, anche a causa del perbuonismo stomachevole di quanti hanno avuto ed hanno la condizione per interporsi, ma non l’hanno fatto e non lo fanno.
Si metta “l’anima in pace”, la sua probabilità che lei possa in qualche modo modificare le opinioni di chi segue questo ed altri blog è inferiore a quella che ho di vedere un palmo di neve affacciandomi in questo momento alla finestra. Se proprio vuole fare qualcosa di buono per la “consapevolezza” dei suoi fedeli, parli a loro – o scriva – delle centinaia di eresie che hanno saturato in modo asfissiante l’aria che respirano le nostre anime, racconti a loro della più grande di queste eresie che ancora, dopo sei anni, ammorba la tomba dell’Apostolo, tuoni contro la permanenza in quegli incarichi prestigiosi di “consacrati” che vanno blaterando di orgasmi di suore con Gesù o del fatto che Gesù stesso, potesse avere rapporti sodomiti con gli apostoli da lui scelti.
Claudio Gazzoli
Sig. Claudio Gazzoli,
forse ci conosciamo e sa come impegno le mie giornate?
O crede di poter giudicare l’agenda di un sacerdote solo perché ha letto due suoi interventi su un blog?
E quand’anche lo sapesse, dovrei renderle conto io, o forse a Dio e ai miei fedeli?
Lei mi rimprovera di “dedicare tempo” a leggere e rispondere. Non so perché lo faccia lei o altri; dalle sue parole sembra quasi che lo si faccia per passatempo. Ma mi scusi: che cosa c’è di male, o di non cattolico, nel confutare errori e nel presentare la fede della Chiesa?
Se per lei il confessionale è importante (e lo è veramente !), dovrebbe anche sapere che la predicazione e la difesa della verità ne sono parte integrante: non c’è salvezza delle anime senza verità.
Lei poi mi parla di Padre Pio e di Don Bosco. Mi permetta di osservare, ancora una volta, che entrambi scrivevano, eccome: Padre Pio scriveva centinaia di lettere spirituali e Don Bosco pubblicava opere, articoli e avvisi, spesso per smascherare errori ed eresie. Quindi, usando i suoi stessi esempi, direi che il mio “dedicare tempo a scrivere” è in ottima compagnia.
Quanto al “blog schierato”: mi vuole spiegare in che senso? Perché io qui leggo commenti di seguaci di filosofie orientali, di scismatici ortodossi, di scismatici “cattolici” e di altri che nulla hanno a che fare con la fede. Forse il problema non è il “blog schierato”, ma il fatto che le dia fastidio un sacerdote cattolico che scrive in comunione col successore di Pietro.
I Mi perdoni, sig. Gazzoli: da che parte sta? Con la Chiesa cattolica o con chi la insulta quotidianamente, attaccandone i ministri — dei quali lei sembra fare di tutta l’erba un fascio?
Le suggerisco di occuparsi delle sue faccende e di non importunare chi spende tempo ed energie per difendere la propria fede e la propria Chiesa.
La lettera, a differenza di quanto è stato affermato dal suo destinatario, Monsignor Bux, conferma il dato canonico incontrovertibile che Benedetto XVI era in sede impedita, perché solo e soltanto con quel particolare status giuridico il Papa può perdere il ministerium (l’esercizio dell’ufficio) pur mantenendo il munus( l’ufficio, l’investitura).
Benedetto XVI non ha pronunciato la parola “munus” nella Declaratio dell11 Febbraio 2013,requisito fondamentale acciocché il Pontefice rinunci validamente, secondo quanto prescritto dall’articolo 332.2 del CdDC.
Inoltre la Declaratio, è in realtà una Declaratoria di decisio, cioè l’annuncio di un decreto penale, per mezzo del quale il Papa condanna ufficialmente i più gravi delitti commessi contro la fede (scisma,apostasia,eresia). Quindi nessuno scisma strisciante,perché è stato lui stesso a dichiararlo ufficialmente contro Bergoglio e i suoi accoliti. Infine, il discorso sul Papa Emerito, è una ulteriore riprova del fatto che Benedetto XVI fosse in sede totalmente impedita, perché il Papa, proprio come il Vescovo può perdere il ministerium, ma non per raggiunti limiti di età, ma unicamente perché viene esercitato a suo danno un abuso di potere, che gli impedisce di governare, esautorandolo di questa sua prerogativa ( Ricordiamo che il ministerium, che è un servizio e che consiste nell’esercizio del munus, è bipartito in attivo : opere e parole; passivo : pregare e soffrire. Benedetto ha mantenuto questa seconda parte dell’esercizio dell’ufficio nei suoi quasi nove anni di sede impedita)
Ringrazio la signora che dimostra a tutti che solo chi NON VUOLE CAPIRE vede altre cose. Io sono convinto che questi tromboni sono tutti in malafede
Molto significativa la reazione di Hans Kung alle dimissioni del suo coetaneo e collega ( sia al CVII, sia nell’ insegnamento ) Joseph Ratzinger:
” Chi l’avrebbe mai detto? Quando, tempo fa, decisi di rinunciare- al compimento del mio 85(o) anno-, ero convinto che il sogno, da me coltivato per decenni, cioè di assistere di nuovo nella mia vita ad una svolta della nostra Chiesa, come ai tempi di Giovanni XXIII, non si sarebbe più realizzato. E invece, guarda un po’: Joseph Ratzinger, che ha condiviso con me per qualche anno un tratto della sua vita – abbiamo entrambi 85 anni- improvvisamente ha abbandonato, prima ancora di me, la sua carica papale e proprio il 19 marzo ( giorno del suo onomastico e del mio compleanno ) gli è subentrato un nuovo Papa con il sorprendente nome di Francesco .”
( H.Kung, “Una battaglia lunga una vita”, p. 1112).
Hans Kung rimproverava Ratzinger per la sua marcata insistenza sulla “continuità” con una Tradizione fondata essenzialmente sulla cultura filosofica greca,
come pure sul suo parallelo rifiuto della continuità col Giudaismo (che il C.V.II stava facendo emergere), nel timore dei danni irrimediabili che questo cambiamento di prospettiva avrebbe arrecato all’Istituzione, quale essa era venuta strutturandosi nel corso dei secoli.
Su sollecitazione di Kung, inizialmente Ratzinger era approdato entusiasta alla “moderna” Tubinga. Ma ,a motivo delle “troppo” vivaci e polemiche manifestazioni studentesche di cui Tubinga divenne nido, Ratzinger preferì, in breve, il rifugio della più tranquilla e moderata sede di Ratisbona (con inevitabile dispiacere di Kung, autore, tra l’altro, del notissimo libro: “Infallibile?” dove, assieme alla contestazione del dogma dell’ infallibilità papale, veniva combattuto l’ arbitrario assolutismo di tale ruolo.)
Quindi, se il primo spostamento avvenne da Tubinga a Ratisbona, si potrebbe essere indotti a supporre che, dopo tanti anni, Ratzinger abbia potuto maturare nel suo personale “foro interno” una “decisione sorprendente” per il suo antico collega, superandolo- fattualmente- nel “cambio di paradigma” tanto auspicato da Kung… Da Ratisbona a Tubinga.
Buongiorno . Un “vero “ amico del Papa Ratzinger , dopo aver letto di questa lettera che ,oltre a uscire 11 anni dopo, non serve altro che a accendere polemiche , che rappresenta una violazione di riservatezza ( persino contemplata dal segreto pontificio ) , così mi commenta :
Joseph Ratzinger , che mai si sarebbe candidato e ha accettato la nomina solo per senso di responsabilità, ha commesso un solo errore, se così si può chiamare . Ha scelto il Segretario di Stato sbagliato che ha permesso tutto quanto e’ poi accaduto .
J.Ratzinger era uomo di studio e preghiera , non di governo . Molte volte durante il suo pontificato , gli è stato spiegato . Purtroppo non sapeva scegliere i collaboratori e con gran senso di lealtà se ne assumeva le responsabilità lui personalmente .
Da questi scritti e commenti , caro Tosatti , non emerge ciò , e , mi scuso ma non va bene . Benedetto XVI è stato Un grande uomo e un grande Papa , per capirlo si deve studiare il suo magistero , sopratutto
Caritas in Veritate . Se lorsignori avessero la compiacenza di rileggerla a circa 16 anni dalla pubblicazione , ne capirebbero la grandezza . Ma anche lorsignori capirebbero perché è stato costretto a rinunciare . Che si voglia o meno cercare di capirlo ed ammetterlo . Grazie per l’attenzione . Suo (….)
All’“amico di Ratzinger”.
Non vedo in che modo una lettera indirizzata a mons. Bux, priva di vincolo di segreto, possa costituire automaticamente una “violazione di riservatezza”. Nessuno mette in dubbio la grandezza teologica e spirituale di Benedetto XVI, né il suo amore per la Chiesa.
Ciò che invece sarebbe utile chiarire è il punto più importante: quando lei afferma che Benedetto è stato “costretto” a dimettersi, parla di forza e minacce — come sostengono certi blog — oppure intende dire che, valutando la propria condizione fisica e le sfide che lo attendevano, scelse liberamente di rinunciare per il bene della Chiesa?
Perché la differenza è sostanziale: nel primo caso, che farebbe di Ratzinger un pusillanime simile al Pietro del Quo vadis, ci troveremmo davanti a un atto nullo — cosa indegna di qualunque Papa; nel secondo, a una decisione legittima e coraggiosa, presa con piena consapevolezza e libertà.
don Pietro Paolo
Réponse au commentaire de Andrea Cionci
https://www.marcotosatti.com/2025/08/13/la-lettera-di-bxvi-a-bux-alcune-verita-scomode-e-ineludibili-su-ratzinger-massimo-viglione/#comment-266196
Si vous avez raison, alors il faudra bien conclure que Nicolas BUX a fait usage d’une méthode étrange mais astucieuse pour remuer la vase qui est au fond de la marre.
Mais pourquoi pas ? C’est une méthode similaire à celle que Benoît XVI a utilisée comme vous l’exposez dans votre livre ”Codice Ratzinger ”.
Et tout bon catholique devrait convenir que la grande apostasie nécessite des moyens subtils pour lutter contre ses conséquences. Le meilleur exemple est certainement la vision apocalyptique directement donnée par le Ciel à Saint Jean, NON PAS INVENTÉE par Saint Jean comme certains essayent de le faire croire pour invalider cette révélation. Qui peut la comprendre ? Seuls ceux qui y croient évidement ! Et il en est probablement de même avec l’étrange méthode utilisée par Benoît XVI pour nous lancer un S.O.S. pour le bien de l’Église et du monde.
L’espion et le contre-espion doivent aussi utiliser des méthodes furtives pour ne pas se faire démasquer.
Autre exemple, en 1945, celui des messages codés que Londre adressait aux résistants et qu’eux seuls pouvaient comprendre :
”Jules a des moustaches”
”Les lapins ont de grandes oreilles”
”Les sanglots longs des violons de l’automne blessent (au lieux de bercent) mon cœur d’une langueur monotone.” (annonce du débarquement)
Face à l’ennemi, il faut étre plus rusé que lui. Et Benoît XVI était un homme très intelligent et rusé.
Nessuno ha mai pensato che magari dietro al comportamento del papa ci sia stata un’indicazione “soprannaturale”? E che quindi noi comuni mortali possiamo anche non comprendere? Credo che papa Benedetto XVI sia stato un papa assistito dallo Spirito Santo
Si dovrebbe vedere dai risultati . La rinuncia è un mezzo per raggiungere un fine . Il fine è stato 12 anni di incubo …,
L’incubo sembra ora essere terminato , i vampiri notturni e i peggiori incubi sembrano esser passati .
Lasciamo operare papa Leone . Ah! Se qualche altro “amico “ del Papa Emerito avesse qualche lettera nascosta da far uscire , lo preghiamo di mandarla a Papa Leone , riservata e confidenziale . Non ad un giornale . Solo così
si dimostra amore per la Chiesa , per il Papa , per la verità’ . O no?
Finalmente una voce che parla con il respiro del Cielo!
Credo che papa Benedetto abbia ricevuto da Dio una luce rara, un’ispirazione misteriosa e potente, e forse neppure lui ha potuto coglierne fino in fondo la portata e il significato, custoditi nel cuore di Dio.
E chi siamo noi per pretendere di spiegarlo tutto? È naturale che ci siano tra noi tante confusioni nel cercare di capire questi anni…
«Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie» — oracolo del Signore.
«Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Is 55,8-9)
Viglione , di cui ho grande stima, ha molte ragioni . Ma non ha la conoscenza di taluni avvenimenti . Se non si conoscono possiamo giocare alle letterine segrete per altri anni .
ma se fosse stato costretto a lasciare tutto nell’ambiguita’ ?
Non dimentico che quando si dimise la banca d’Italia, su ordine di Moneyval, aveva escluso lo stato Vaticano dal circuito swift (lo scrive il corriere qui: https://www.corriere.it/economia/finanza/25_maggio_11/debito-miliardi-vaticano-93197ea1-c91b-4d86-9243-39137c2d4xlk.shtml), e non dimentico che i cosiddetti poteri forti volevano trascinarlo al tribunale dell’Aja come unico capro espiatorio per la questione dei preti pedofili. Lui, l’unico che aveva fatto qualcosa per rimediare.
Quello dopo di lui non ha avuto di questi problemi, forse perche’ a qualcun altro faceva comodo avere un essere del genere al comando…ad ogni modo Ratzinger ha ricevuto delle pressioni fortissime per levarsi di torno, ma non si e’ mai levato di torno del tutto.
A me pare evidente che Ratzinger doveva uscir di scena per esser sostituito da Bergoglio . Come sia avvenuto nessuno lo saprà mai . Tanto meno chi si propone come depositario dei segreti …
Ma dico, ci voleva questo per pesare le cionciate e le minutellate? Proprio vero che il fondamentalismo religioso crea voragini nel cervello.
Anche l’ignoranza però …
Attualmente con Prevost e prima con Bergoglio esiste il fondamentalismo eretico !
Massimo Viglione solleva interrogativi legittimi sulle ambiguità di Benedetto XVI dopo l’11 febbraio 2013. È vero: il mantenimento dell’abito bianco (ma non è l’abito che fa il monaco, e per di più privo della mantellina papale), dell’appellativo “Sua Santità” (titolo attribuito anche a patriarchi scismatici), della residenza in Vaticano, così come l’uso di formule prudenti (“il Papa è uno solo” senza precisare pubblicamente “Francesco”) hanno alimentato confusione. La distinzione tra munus e ministerium (forse perché, nel Papa, munus e ministerium sono inscindibili), mai chiarita apertamente, e l’istituzione della figura del “Papa emerito” (che non può che essere intesa solo in senso nominale) sono state scelte che hanno contribuito ad alimentare letture errate.
Detto questo, la lettera a don Nicola Bux non nasce dal nulla. Bux non era “uno dei tanti” sacerdoti tra i 400.000 nel mondo, ma un amico personale di Benedetto, che lo ha incontrato più volte e ne ha ascoltato direttamente il pensiero. Quel contenuto – e cioè che la rinuncia era piena, che il munus era stato lasciato e che Francesco era Papa – Bux lo ha sempre affermato pubblicamente, anche senza esibire la lettera. Chi lo conosce sa che le sue posizioni sono state costanti nel respingere le tesi di Minutella e Cionci.
È vero: si può discutere sul perché il testo scritto sia stato reso pubblico solo ora, e che forse diffonderlo subito avrebbe evitato anni di equivoci. Ma resta il fatto che oggi abbiamo in mano parole autografe di Benedetto che smentiscono alla radice la narrativa della “sede impedita” e del “doppio papato”. Questo basta per chiudere il capitolo dei deliri pseudo-profetici e delle costruzioni complottiste.
Le ambiguità comunicative di Benedetto restano, e il giudizio su di esse può essere severo; ma da qui a negare la legittimità di Francesco come Papa c’è un salto che, alla luce di questa lettera, non è più possibile compiere in buona fede.
Quanto lei dice non risulta in nessuna testimonianza , né in nessuna altra circostanza.BenedettoXVI
Aveva un solo amico con cui si confidava : Mons Clemens , suo ex segretario , nemico di Ganswein . Caro Don Pietro Paolo e Giovanni , ma chi la informa?
Sig. Guidonon,
non capisco a quale mia affermazione lei si riferisca quando dice che “non risulta in nessuna testimonianza”.
Se me lo indica con precisione, potrò fornirle la fonte.
Altrimenti resterà il sospetto che la sua sia soltanto un’opinione buttata lì… senza alcuna testimonianza.
Ma sta scherzando vero ?
Ma che ne sa lei di cosa è successo nel 2012 ?
Non scherzo affatto. Se il suo “sapere” sul 2012 è quello che si legge nelle tesi di Cionci, allora siamo alle solite: illazioni spacciate per prove e interpretazioni piegate a una conclusione già decisa in partenza.
Chi davvero conosce i fatti li espone con chiarezza, non con sospetti, supposizioni e deduzioni da romanzo thriller.
Dicano e ripetano pure l’assurdo che vogliono: resta il fatto che Benedetto XVI non ha mai parlato di “sede impedita” né ha mai dichiarato che Francesco non fosse Papa. Anzi, quando lo incontrava, si toglieva lo zucchetto in segno di rispetto — può verificarlo anche su YouTube.
don Pietro Paolo
Parole autografe ? Si chieda perché paroleautografe perdonali e ovviamente riservate, escono dopo 11 anni , ma con un nuovo Papa …
A chi giova?
A uffah
Le “parole autografe” riservate, quando vengono pubblicate dopo anni, si valutano per quello che sono: testimonianze postume, ma molto significative.
La domanda “a chi giova?” ha una risposta semplice: non certo a mons. Bux, che le ha rese note con l’intento di fare chiarezza, ma dovrebbero giovare — per emendarsi — a coloro che, deformandone il senso, vivono di retroscena e sospetti per delegittimare il Papa e minare l’autorità della Chiesa.
Per costoro, però, ogni documento diventa benzina sul fuoco: non interessa la verità, ma solo il pretesto per insinuare che la Chiesa sia divisa o ingannatrice. E questo, per un cattolico, è un pessimo investimento spirituale.
Vedremo ….
Vedremo come reagirà Papa Leone a questa scorrettezza .
Questo è davvero il tempo in cui Gesù separa le Sue pecore fedeli al Buon Pastore BXVI, dai capri seguaci del pastore mercenario JMB e del suo successore.
https://youtu.be/GjlHhPVma7U?si=JGJGxEXbOJnFg_7w
Se nella lettera probabilmente falsa ( scritta su carta riciclata con errori grammaticali ) c’è scritto che rinunciava al papato, viene anche spiegato perché la parola “munus” non veniva usata nella declaratio rendendola giuridicamente inutile ????
Perché i cardinali non hanno chiesto una correzione a Benedetto xvi ma hanno preferito iniziare un conclave invalido con una elezione invalida ( 5 votazioni + mafia san gallo ) di un gesuita senza certificato di diaconato ?
In attesa di risposte inutili.
Certo .
Ma la spiegazione dell’uscita e della pubblicazione , così mal sostenuta e gestita e’ probabilmente più semplice . Si è forse trattato di un goffo banale e illusorio tentativo di “ Esposizione” personale nell’intento di far sapere che esiste oggi sotto il pontificato di Leone , ed è pronto a esaminare proposte di incarichi nella nuova curia postbergogliana . Visto che ha permesso di “fare luce e verità’ “ sul caso rinuncia.
Caro Viglione , resta un punto più difficilmente perdonabile : aver fatto uscire una lettera personale e riservata di Benedetto .questo difficilmente verrà capito …
No, credo che in Vaticano lo abbiano ben capito …
Se è così si tratta di una grossa meschinità…
Plusieurs éléments permettent de douter que Benoît XVI est bien l’auteur de cette lettre DACTYLOGRAPHIÉE. D’abord, le style radical envers les journalistes n’est pas le genre de Benoît XVI. Quant à la signature manuscrite apposée au bas d’un document dactylographié, on sait bien qu’un stylo automatique peut la réaliser par reproduction à partir d’un original ( https://www.7sur7.be/monde/trump-affirme-que-les-graces-accordees-par-joe-biden-ne-sont-pas-valides-elles-ont-ete-faites-avec-un-stylo-automatique~a6abcabd/ )
Bux serait-il le seul à avoir questionné directement Benoît XVI sur la validité de sa renonciation et à avoir reçu une réponse dactylographiée ?
Cela n’aurait-il pas dû être fait d’abord par un cardinal et en concertation avec d’autres cardinaux ?
En novembre 2017 (soit 3 ans après la fameuse lettre de Bux), Benoit XVI a eu un échange de courrier de deux lettres avec le cardinal Brandmüller au sujet de sa renonciation. Ces deux lettres ne font pas du tout apparaître sa libre volonté manifeste de renoncer à ses charges pontificales. Au contraire, elles contiennent des sous-entendus qui suggèrent qu’il a été forcé de se mettre à l’écart. Et cela ne concorde donc pas avec la fameuse lettre publiée par Bux.
Ces deux lettres ont été publiées par le journal allemand BILD en septembre 2018.
Elles ont été relayées et commentées notamment par le site benoit-et-moi :
https://benoit-et-moi.fr/2019/benot-xvi/les-deux-lettres-de-benoit-xvi.html
https://benoit-et-moi.fr/2019/benot-xvi/les-messages-secrets-des-lettres-de-benoit-xvi.php
https://benoit-et-moi.fr/2019/benot-xvi/des-lettres-surprenantes-de-benoit-xvi-suite.html
En 2025, Bux affirme qu’il a reçu cette lettre de Benoît XVI en octobre 2014, soit onze ans auparavant et seulement un an après la prétendue élection de Bergoglio. Évidement, les onze années d’écart entre l’époque présumée de la rédaction et celle de la publication suscite de suite beaucoup de questions, de doutes et de trouble. D’autant plus que, dans cet interval, la prétendue démission de Benoît XVI et l’élection de Bergoglio ont soulevé des dizaines de questions bien légitimes, occasionnés des centaines d’articles sur des blogs catholiques dans le monde entier, suscité de nombeux livres et de nombreuses recherches. Il est peu probable que tout cela ne soit que du fantasme comme l’affirme Bux dont la déclaration actuelle n’est pas une réponse suffisante à toutes les question posées, mais ne fait que nous renvoyer à la case départ en suscitant l’impression qu’il pourrait s’agir en cela de l’objectif poursuivi.
MAIS SURTOUT, LE 12 OCTOBRE 2018, soit quatre ans après la réception de cette fameuse lettre, lors d’une interview de Aldo Maria Valli, Mgr Bux a déclaré TOUT À FAIT LE CONTRAIRE de ce qu’il affirme aujourd’hui et de ce que cette fameuse lettre révélait. Il remettait en question la validité de la démission de Benoît XVI et donc aussi celle de l’élection de Bergoglio.
https://www.riposte-catholique.fr/archives/147825 (article long mais intéressant à relire) :
Extrait :
”Comme vous pouvez le constater, la question du jugement du pape hérétique présente de nombreuses difficultés pratiques, théologiques et juridiques. Peut-être – et je le dis précisément d’un point de vue pratique – serait-il plus facile d’examiner et d’étudier plus précisément la question de la validité juridique du renoncement du pape Benoît XVI, à savoir s’il est total ou partiel (« à mi-chemin », comme on l’a dit) OU DOUTEUX, puisque l’idée d’une sorte de papauté collégiale me semble résolument contraire à l’Évangile. En effet, Jésus n’a pas dit : « Tibi dabo claves … » en se tournant à la fois vers Pierre et André, mais il l’a dit seulement à Pierre !
C’est pourquoi j’affirme qu’une étude approfondie de la renonciation pourrait peut-être être plus utile et plus profitable, tout en contribuant à résoudre des problèmes qui nous semblent aujourd’hui insurmontables. On a écrit : « Le temps des épreuves les plus redoutables pour l’Église viendra. Les cardinaux s’opposeront aux cardinaux et les évêques aux évêques. Satan se mettra en travers de leur chemin. Même à Rome, il y aura de grands changements » (Xavier Gaeta, Fatima, toute la vérité, 2017, p. 129). Et ce grand changement, avec le pape François, nous pouvons le voir de façon palpable, étant donné son intention claire de marquer une ligne de discontinuité ou de rupture avec les pontificats précédents. Cette discontinuité – une révolution – génère des hérésies, des schismes et des controverses de toutes sortes. Et tout cela nous conduit au péché.”
Cette interview fait donc apparaître que :
▪︎ si la présumée lettre de Benoît XVI existait réellement depuis 2014, alors Bux a gravement trompé l’Église et le monde en octobre 2018 en donnant des informations tout à fait contraires à cette lettre.
▪︎ si Bux n’a pas trompé l’Église et le monde en 2018, alors c’est que cette lettre n’a pas existé en 2014 et a été frauduleusement créée après 2018,
▪︎ d’une façon ou de l’autre, Bux a gravement trompé l’Église et le monde et n’est pas crédible, à moins qu’il n’ait voulu ainsi relancer le débat sur cette question tellement grave pour la subsistance de la Sainte Église catholique
D’accord …
Si può dire che questo intervento scivola pesantemente nel giudizio temerario su Benedetto XVI? Esimio professore, può lei giurare che Giovanni Paolo II o chi per lui si sia trovato nella medesima situazione in cui si trovò Benedetto? Può giurare di conoscere questa situazione? E se non la conosce, che sta a di’? Di apprezzabile nel suo articolo c’è il fatto che mostra ai normalizzatori che non c’è niente di normalizzato, solo un grande desiderio di voltare pagina. Ma i desideri nel nostro caso, ahimè, pare siano proprio sogni: il pontificato di Francesco ha lasciato un’eredità con cui bisogna fare i conti; e i conti saranno sbagliati fino a quando non si capirà che cosa ha inteso fare Ratzinger con la sua rinuncia, spiegando tutte le apparenti contraddizioni del suo operato. Certo, uno che non capisce ha la comprensibile necessità di trovare comunque una soluzione provvisoria: Ratzinger ignorante, ingenuo, pasticcione, incapace, modernista, sadico, diabolico, dannato… Ripeto quel che ho detto in un precedente commento: solo il tempo, e Dio che ne è il padrone, renderanno giustizia a Papa Benedetto XVI.
Adelante Pedro , però con juicio !
A me non sembra che di juicio lei abbondi .
Sempre più del suo, sig. Peter.
Rinunciare al ministerium e non al munus è contro il diritto canonico. Ve lo sta dicendo che la sua presunta abdicazione è invalida, continuate a mettervi in ridicolo.
Sig. Cionci,
ripete ossessivamente lo stesso slogan ignorando il contenuto della lettera autografa di Benedetto XVI a don Nicola Bux, dove lui stesso afferma che dire di aver rinunciato “solo al ministerium e non al munus” è contrario alla chiara dottrina dogmatica-canonica.
Se il Papa emerito dichiara nero su bianco che ha lasciato il munus, continuare a sostenere il contrario significa non difendere la verità, ma la propria narrazione personale, anche contro l’evidenza.
Il vero ridicolo, ormai, non è di chi accetta le parole di Benedetto, ma di chi pretende di sapere meglio di lui cosa avrebbe fatto.
… scusi , anche lei spera di avere un incarico in Vaticano ? Ora che Papa è Prevost …
Gentile “Sospetto”,
tranquillo: non sto facendo domanda per diventare “monsignore in carriera”. In Vaticano non sanno nemmeno chi sono, e neanche i miei parrocchiani sanno che scrivo in questo bloge:ivivo benissimo così.
Scrivo per un motivo molto semplice: smascherare le fantasie tossiche di chi, seguendo “cioncionate” e “minutelliate”, passa le giornate a picconare la Chiesa di Cristo.
Se davvero pensano che il Papa non sia Papa e che la Chiesa sia finita, abbiano almeno il coraggio di fondarne un’altra. Si ispirino pure alla setta palmariana, e si inventino il titolo di “Chiesa Minutelliana” o “Cionciana Riformata” — magari con uniforme e stemma. Ma, per carità, smettano di disturbare i fedeli della vera Chiesa: l’Una, Santa, Cattolica e Apostolica, che Cristo ha fondato su Pietro e che continua a guidare attraverso il suo Successore.
don Pietro Paolo
Siamo alle solite…. Così come BXVI ripeteva sempre “Il Papa è uno solo”, senza mai aggiungere “ed è Francesco” (Che avrebbe chiuso ogni discussione), così pure in questa lettera non dichiara affatto nero su bianco di aver lasciato il munus (Quello sì sarebbe stato dirimente).
«Dire che nella mia rinuncia avrei lasciato “solo l’esercizio del ministero e non anche il munus” è contrario alla chiara dottrina dogmatica-canonica […]. Se alcuni giornalisti parlano “di scisma strisciante” non meritano nessuna attenzione».
Infatti non era canonicamente regolare.
Lo dice lui.
Perché l’avrebbe fatto?
Perché prima o poi, in un modo o nell’altro, lui sarebbe morto e sostituito con tutti i sacri crismi.
Invece li ha giocati, da gran combattente, non pasticcione, ma troppo intelligente.
Dopo dodici anni si può capire in che stato versava già allora la Chiesa. Ma se dodici anni non sono bastati… forse Benedettonon sceglieva male solo i collaboratori diretti, ma anche certi adulatori.
Benedetto dice che lo era.
Perché usare una formula così indiretta nella lettera a mons. Bux? Facciamo un esempio: qualcuno nel mio paese sostiene che ho venduto la mia casa, incassando la somma, ma in realtà conservandone la proprietà. Invece di replicare dicendo: “Non è vero, ho ceduto la proprietà nel pieno rispetto della legge, e questo è l’atto notarile di compravendita”, è come se io rispondessi: “Dire che io abbia incassato la somma senza cedere la proprietà è un’accusa di aver fatto qualcosa contro la legge”.
Cionci, non se ne abbia a male… C’è materiale per pubblicare il seguito del suo spassosissimo “codice”.
Per Tosatti Benedetto XVI era un pasticcione, però un brav’uomo, un tantino ingenuo e ondivago.
Per Viglione addirittura un uomo che non voleva il bene delle anime… (se fosse vero dovrebbe essere all’inferno).
Per chi si sta prestando all’operazione (pilotata da certi soggetti vaticani) di rimuovere i dodici anni di Bergoglio riassorbendoli nella più serena normalità (Mons. Bux, prof. Zenone, Dr Cascioli etc) i macigni di Benedetto XVI sarebbero triturati in polvere, leggera leggera, che basta un panno inumidito e qualche solerte donna di servizio la rimuove… tutto brillerà di più cantava Mary Poppins.
Non saprei scegliere tra i più avvelenati e i più ridicoli, tra i più efferati e i più determinati a pensare che chi si dovrebbe accontentare di queste brodaglie lo farà.
Però se dovete in qualche maniera imbrogliare le carte ci vuole più rispetto dei polli da abbindolare. Anche il falsario ha dei doveri…
Caro Miserere, difficile non vedere in quanta confusione con la sua rinuncia e tutto quello che ne é seguito Benedetto XVI abbia gettato la Chiesa. Non credo che Benedetto XVI fosse ingenuo o ondivago; credo che non avesse il polso per governare, come ha dimostrato nelle sue precedenti esperienze, e fosse molto debole in questo campo. Dopo la rinuncia – motivi di salute…- è ancora vissuto numerosi anni. Credo che avesse ragione mons. Dziwisz quando commentò, alla notizia della rinuncia: “Non si scende dalla croce”.
Caro Tosatti , mi permetto di suggerire di chiedere “a gran voce” di veder pubblicato il Report del Card . Herranz , richiesto dal Papa per capire chi tramava nella chiesa contro di lui . Tale documento era nella famosa scatola bianca che Benedetto consegnò a Francesco . Li c’è scritto tutto . Chissà però che fine avrà fatto…
Vuoi vedere che tra poco qualcuno ne farà uscire pezzi … solo quelli utili ?
Insider
Se fosse vero — come lei ipotizza — che nel “report Herranz” ci fossero nomi di persone che tramavano contro Benedetto XVI, e che lo stesso Benedetto abbia consegnato quel documento a Francesco, questo costituirebbe un’ulteriore prova, forse la definitiva, del fatto che egli considerava Francesco il suo legittimo successore e destinatario naturale di informazioni così delicate.
Un Papa non trasmette segreti gravissimi e documenti riservatissimi a un “falso Papa”, un “usurpatore”, come certi vorrebbero far credere, ma solo a chi riconosce come continuatore della sua missione pietrina, Questo semplice dato di fatto dovrebbe bastare a smontare molte fantasie. . Il resto sono solo cioncionate da salotto complottista.
don Pietro Paolo
Caro don, è esattamente il contrario di quello che lei pensa . Nella scatola molto probabilmente c’erano prove e nomi dei card di San Gallo , magari lo stesso nome di un cardinale argentino che poi ha fatto carriera? Perciò secretato o distrutto .
La consegna del pacco è stata una furbissima prova o provocazione .
Caro Marco,
lo scritto di Viglione è livoroso.
La lettera di Bux e tutta l’operazione è lacunosa.
Bergoglio è indifendibile come Papa legittimo.
Se l’abbiamo avuto, un motivo ci sarà.
Si può provare ad unire i puntini…
Certo dentro la Chiesa qualcuno sente scricchiolii sinistri.
Ci sta. Papa Leone XIV dovrà avere il coraggio del leone.
La foresta pullula di auinbauè auinbauè!
E chi sarebbe sceso?
Mi sa che a fare confusione non è Ratzinger…
Caro Miserere, è mia modestissima opinione che certi incarichi non si possono abbandonare. Ci si muore, forse, ma ci si resta. E tutto quanto è accaduto dopo quell’infausta rinuncia ne è una dimostrazione evidente.
Caro dottor Tosatti, credo che a descrivere il comportamento di Ratzinger valga la parabola: “se il Chicco di grano muore porta molto frutto”. Benedetto XVI è morto al papato attivo, però la crisi che ha creato credo abbia svegliato almeno una parte di quel “piccolo resto” che, volente o nolente, dovrà imitare il destino di Cristo fino alla Croce. Così almeno insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica redatto da una commissione presieduta dal medesimo cardinale Ratzinger. Nel merito osservo che avrebbe avuto poco senso scrivere tramite lettera di essere in “sede impedita” mentre da vivo aveva comunque la possibilità di farsi sentire. Evidentemente la crisi della Chiesa è troppo grande perchè basti un singolo individuo, pur se papa, a risollevarla.
Gentile Tosatti,
le diatribe di ordine giuridico- spirituale sono di primaria importanza per i fedeli, ne convengo. Ma perchè nessuno di loro parla dello switch? Roba “volgare”, ma da far tremar le vene a’polsi e da indurre ad una celere fuga su per le sartie
( superando a pie’ pari qualsiasi errore di latino- ormai obnubilato- ).
La pensava così anche Benedetto XVI; cito dal discorso di Gänswein del maggio 2016 alla presentazione di un libro del prof. Regoli: “Trentacinque anni dopo egli NON HA ABBANDONATO L’UFFICIO DI PIETRO – cosa che gli sarebbe stata del tutto impossibile a seguito della sua ACCETTAZIONE IRREVOCABILE DELL’UFFICIO nell’aprile 2005.”
Mi scuso per aver evidenziato alcune espressioni con le lettere maiuscole, che ho usato solo per permettere a tutti i lettori di visualizzare subito l’essenziale.
Che non sia sceso dalla croce lo dimostra quanto è successo già subito dopo la rinuncia: solo io ricordo, per esempio, i paragoni impietosi tra Benedetto XVI e Francesco da parte di eminenze ed eccellenze, con l’emerito che stava a sentire quanto era bravo il secondo e quanto era brutto, sporco e cattivo lui? Uno spettacolo stomachevole. E la crocifissione, con tutta evidenza, non è ancora terminata.
Può pensarla come vuole. Ma l’uomo che disse pregate perché io non fugga davanti ai lupi è, ahimè, fuggito. Questo è innegabile.
Mi permetta un ultimo commento. Se un padre decide di allontanarsi dalla propria famiglia perché in caso contrario farebbero del male ai suoi cari, lei la giudica una fuga o un atto di amore? Certo, sarebbe una decisione molto sofferta, anche perché tutti lo accuserebbero di essere venuto meno ai propri doveri, cosa che in un certo senso fa. E se per continuare in qualche modo ad aiutare i suoi figli non deve far trapelare che, in realtà, non si è allontanato del tutto, è una cosa riprovevole? Questo, a mio parere, valutando i fatti, è ciò che è successo. La storia dirà l’ultima parola.
Caro dr. Viglione non le viene il sospetto che BXVI fosse in sede impedita? Perché rifiuta di parlarne con Cionci? Perché non si confronta invece di limitarsi a deridere? La sede impedita è la spiegazione di tutto ciò che lei scrive, altro che mancanza di chiarezza. BXVI è CHIARISSIMO
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