Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, a cui va il nostro grazie di tutto cuore, offre alla vostra attenzione la dodicesima puntata del fogliettone estivo su Piccino, che ha tradotto per Stilum. Le puntate precedenti le trovate: qui, qui, e qui. E qui. E qui. E qui. E qui. E qui. E qui. E anche qui. Buona lettura e condivisione.
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Il trambusto era così spaventoso che quasi subito si udirono dei passi che salivano le scale, un movimento in corridoio e la porta del bagno si aprì.
Era lady Aileen che entrò sconvolta, con una smorfia di disgusto sulle labbra e anche allarmata. La sua amica, la ragazza, che si era chiesta se a Piccino sarebbe piaciuta la sua nuova situazione, era con lei.
Piccino buttò la testa indietro nel vederle e continuò a combattere in maniera ancora più selvaggia. Pensò che erano venute in suo aiuto.
“M’ammazza! M’ammazza, aiuto!”, singhiozzava.
“Di grazia che cosa sta succedendo?”, esclamò lady Aileen e si avvicinò alla vasca.
“Non gli va di esser lavato, sua signoria”, singultò Nicholson che cercava di tenerlo buono: Sembra molto spaventato”.
D’un tratto lady Aileen sbottò in una risata.
“Lo tiri fuori per un momento Nicholson – disse tiralo fuori Isabel”, disse alla sua amica, la voce rotta dal riso. “Pensa che Nicholson lo stia affogando. Acqua e sapone sono perfette sconosciute per lui e pensa che in una proporzione tanto grande significhino una cosa sola, la morte”.
Nicholson lo aveva subito tirato fuori, ben contenta che fosse finita. Piccino rimase lì, bagnato, tremante, singhiozzante, vicino alla vasca.
Lady Aileen si tolse guanti e bracciali. “Mi dia un grembiule”, disse a Nicholson. Quando lo ebbe, lo indossò sopra al vestito e si inginocchiò davanti al suo nuovo giocattolo.
“Piccolo imbecille – disse in italiano, prendendolo per le spalle bagnate – nessuno vuole farti del male. Volevamo solo pulirti. Non ti si poteva toccare da quanto eri sporco e l’acqua porta via il sudiciume”.
Piccino sollevò lo sguardo su di lei, singhiozzando. Almeno lo aveva fatto tirar fuori dalla vasca; ma che cosa intendeva nel voler togliergli di dosso lo sporco in un modo così terrificante?”
“Ti laverò io stessa”, disse lady Aileen, prendendolo tra le sue forti braccia.
“Evita di fare storie, se fiati e lotti, io ti annegherò”. Rideva, ma Piccino era muto dal terrore. Era così alta, così potente e una signora così importante, che non sapeva proprio che cosa aspettarsi da una simile fantasmagoria.
“E’ solo un bagno”, disse con voce gentile Isabel. “L’acqua non ti coprirà la testa, non aver paura, non farà male”.
Con calma lady Aileen lo rimise nella vasca.
Aveva le mani così ferme e decise che gli sembrò inutile combattere. Se lo avesse fatto lei poteva anche annegarlo. Guardò con l’aria di un cane bastonato la signorina con il viso e la voce buone e rimase nell’acqua terrorizzato, con le lacrime che gli scendevano sulle guance, passivo, disperatamente perduto.
Ma ah, che strane cose gli facevano. L’illustre signora prese la torta fatta di una roba bianca e una cosa grande e porosa, le strusciò insieme nell’acqua facendo una quantità di spuma bianca; poi lo strofinò più e più volte, dopo di nuovo acqua addosso fino a far sparire la spuma, poi lo sfregò con qualcosa, poi fece strane cose alle sue orecchie, poi prese uno spazzolino e lo passò sulle unghie ricoprendole di schiuma e poi la tolse con l’acqua, poi fece la stessa cosa con i suoi piedi e li strofinò con un pezzo di sasso. Poi passò alla testa. Povera piccola matassa trascurata di seta, che cosa non le fece? La strofinò con quella tortina di roba bianca finché non divenne una pallina di soffice schiuma scivolosa, poi strofinò e strofinò e vi cacciò dentro le mani e la scosse, quasi affogandolo con l’acqua che rovesciò sopra. Se non fosse stato per il terrore, avrebbe urlato forte. Ma se uno ti fa cose del genere che cos’altro potrebbe farti se si arrabbiasse! Sotto la valanga di roba nevosa e un torrente di acqua Maria, la sua Maria, gli tornò in mente con disperazione e pensò all’asina che era tornata a casa. Solo la notte prima si era addormentato tra gli odori, i rumori e tutte le sue cosine famigliari e senza che l’acqua gli venisse vicino. E ora era dentro fino al collo, gli colava dai capelli dalle orecchie, dal corpo intero. Non sentiva altro, non vedeva altro, non assaggiava altro. Forse si era sbagliato, forse aveva capito male dall’inizio e quello scroscio d’acqua addosso non era per farlo divertire? Forse era per divertire i “forestieri”? Forse era per quello che lo avevano portato a San Remo, per farlo vivere in acqua come un pesciolino? Non lo avrebbero liberato mai?
D’un tratto la magnifica signora lo tirò fuori dalla vasca. Fradicio come era lo mise su qualcosa di bianco e di molto morbido che Nicola aveva steso sulle mattonelle blu e bianche del pavimento.
“Ecco! – disse – Ora credo che sia pulito per la prima volta in vita sua. Nicholson asciugalo tu”.
Si alzò in piedi, ridendo, e tutta rossa per lo sforzo.
“Mi sono divertita – disse a Isabel – non l’avrei detto e invece mi sono divertita. Quasi sempre, la prima volta è divertente. Dopo avergli asciugato i capelli, Nicholson, mettilo a letto”. Si tolse il grembiule e raccolse guanti e bracciali.
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