In Memoria (Personale…) di Juliette Adam, e di Santa Giulitta…Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste memorie sue e di Juliette Adam…Buona lettura e meditazione.

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Un ricordo, rotolando, mi salta addosso: sono io, di una ventina d’anni, boriosetta, di ritorno da Lisbona, dove mi perdevo nel mondo di Fernando Pessoa (che è stato protagonista della mia tesi di laurea) e sono a tavola con fratelli e genitori.

Prima di prendere l’aereo, tutta affannata, ero corsa a comperare i “pasteis de nata” in una caffetteria vicino alla Torre di Belem perché i miei potessero, buoni come sono, assaggiarli e poi, grazie agli Zé angolani e mozambicani, m’ero preparata gran discorsi sulle guerre d’Africa e sulla politica  coloniale portoghese.

Sai che barba… ma eccoci a tavola, prendo fiato e comincio dall’Angola. Sì, un bagno. I gemelli iniziano subito a recitar freddure e a ridere forte, mio padre sembra leggere il giornale, mia madre fredda mi osserva e pian piano la mia voce si spegne come un moccolo di candela senza lume… Arrivano i dolcetti portoghesi, ma a guardarli, pesti come sono dal viaggio, fanno una figura ben meschina.

Il ricordo mio abbraccia, a modo suo, quello di Juliette Adam che, alle zie campagnole e realiste, prova, saccente, a raccontar di Proudhon, della Fronda e di Saint Just …

E ora che il contesto si è accomodato, vi svelo chi è Juliette Adam (nata nel 1836 e morta cent’anni dopo), che, tra l’Ottocento e il Novecento, fu scrittrice, femminista, anima della Terza Repubblica francese, fondatrice della Nouvelle Revue e blablabla. Ah, scrisse anche una biografia apologetica di Garibaldi. Insomma, una perfetta progressista francese, che si dichiarava pagana. Almeno secondo le fonti ufficiali sulla rete. Ma…  ma io l’ho conosciuta bambina, Juliette, nel suo libro – molto tenero – di memorie, “Il romanzo della mia infanzia e della mia giovinezza” e quella piccolina, sballottata tra nonni e genitori, con le stupende zie nubili e contadine, legate alla terra e alla Francia dell’ancien régime, con la nonna Cattolica Romana, mi ha subito dato la mano, chiedendomi di cercare ancora, di non fermarmi, di trovare l’ultima verità. Lei, Juliette, parlava al mio cuore e mi diceva che era stata, sì, tutto quello che hanno scritto, ma poi, ma poi,  era arrivata la conversione, il ritorno. Sì, aveva ragione sua nonna!

E l’ultima verità di Juliette Adam, tenuta ben nascosta, l’ho trovata grazie al mio amico di Firenze M., e si intitola “Chrétienne”, cioè Cristiana, un romanzo che, lo confesso, non masticando il francese come dovrei, non sono riuscita a leggere. Però l’introduzione sì ed è davvero sorprendente perché Juliette, vede in una notte di luna un gruppo di “suore bianche” e desidera seguirle, stare con loro, che sono la quiete. Ma da sola, lo sa, non può, così chiede a una amica di trovarle una Santa che la conduca lì dalle dolcissime suore bianche. “Hai Santa Giulia, Santa Giulietta…”.

No, no risponde lei e l’amica torna portandole un gran tomo dedicato ai Santi. Lo scorrono insieme. “Giulitta!”, dice l’amica devota a Juliette. Sì, sì, fa Juliette, e sente un’ondata di gioia nel cuore! Pochi giorni dopo – le sorprese del Signore sono portenti – le reliquie di Santa Giulitta arrivano nell’Abbazia di Gif, dove Juliette stava trascorrendo qualche giorno di quiete… Santa Giulitta entra nella sua vita e lei, lascia tutto, e va a vivere nell’Abbazia di Gif. Il titolo del suo ultimo libro è “La vita delle anime”. Ma guai a parlare di conversione! Neppure sul sito della Treccani trovo la verità. Ecco che cosa si legge: “Finita la guerra, si ritirò nella quiete dell’abbazia di Gif, nella valle della Chevreuse, mentre alla via di Parigi, in cui sorge la sua casa, veniva imposto il suo nome. L’ultimo suo libro è: La vie des âmes (Parigi, 1919).

E chiudo il cerchio tornando a me che Santa Giulitta, pur non avendola tra le mie Patrone, l’ho incontrata, io pure, quando, tornando a casa (la Casa di Dio), presi a frequentar la chiesa di San Quirico e Giulitta, a Roma, tenuta dai francescani. La chiesa, che era domenicana, guarda in faccia il Foro di Augusto e proprio lì, cantando il Salve Regina in latino, in una bella domenica di primavera di tanti anni fa, seppi che il Signore entrava in me…

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