Due Giorni nella Vita di Piccino. Settima Puntata. Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione la settima puntata del fogliettone estivo che ha tradotto per voi. Le puntate precedenti le  Le puntate precedenti le trovate: quiqui, e qui. E qui. E anche qui. Buona lettura e diffusione.

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Dieci minuti dopo li ricontò. Erano ventidue spettatori e quando arrivò al numero ventuno ebbe un sussulto.

“Oh Signore!”, esclamò e posò la forchetta.

“Che succede lady Aileen?”, chiese una giovanetta che le sedeva accanto.

“Metterei la mano sul fuoco che il numero ventuno è il bambino di cui parlavano i Bothwicks. Una creatura davvero graziosa!”

“Qual è?”, esclamò la ragazza sporgendosi in avanti per vederci meglio.

“Il numero ventuno. Oh, voglio dire quello quasi in fondo. Che bellezza di bambino! Mr Gordon lo guardi!”.

E Maria ebbe la conferma che una mezza dozzina di gitanti si era voltata a guardare Piccino, seduto accanto a lei sul muretto, una perfezione di rotondità, di colorito acceso, gli occhioni di velluto sgranati e fissi alle cosine buone da mangiare, la bocca a cuore, con le labbruzze aperte, i tulipani fiammeggianti che facevano la danza del sì sul suo cappellino rotto di feltro.

Lady Aileen si mostrò interessatissima.

“Mai visto un animaletto così bello”, disse. “ Mai e poi mai avrei pensato che un bambino potesse essere tanto grazioso. Sembra fatto a pennello per il mio ordine, ma mai avrei pensato di poter ordinare qualcosa di così perfetto”.

In una manciata di minuti tutti lo guardavano, tutti ne parlavano. Maria se ne accorse e se ne accorsero anche gli altri bambini, e tutto il gruppetto prese a sorridersi con il cuore alle stelle, ben sapendo come sarebbe andata a finire. L’unico che non era esattamente esilarato, confessiamolo pure, era proprio Piccino. Si sentiva timido e goffo quando lo guardavano fisso e anche quando parlavano troppo di lui. In fondo era poco più che un bebè, gli piacevano più le torte e gli uccellini allo spiedo che essere fissato in un sol momento da tutte quelle gran signore e da quei personaggi importanti. Forse, a dire il vero, non era così avido come Maria e i suoi compagni. Gli piacevano tutte quelle cose buone, ma chiederle  no, mentre per tutti gli altri mendicare era naturale.

In questa occasione, Maria, vedendo che effetto faceva, volle prenderlo in braccio e posarlo sull’erba. Lo voleva mandare con la manina tesa verso i signori.

Ma lui le si avvinghiò addosso e faceva no col capo, sporgeva il labbruzzo inferiore e si rifiutava di andare,

Proprio mentre si svolgeva questa scenetta e Maria gli bisbigliava all’orecchio, sgridandolo e incitandolo a obbedire, lady Aileen chiamò uno dei suoi servitori e gli disse di portarle un piatto pieno di torta e di marron glacés.

“Sua signoria desidera che lo porti ai piccoli mendicanti?”, chiese Thomas, dissimulando la sua malavoglia con un tono di  fredda civiltà.

“No”, rispose Lady Aileen, alzandosi in piedi. “Glielo porterò io stessa”.

“Sissignora”, disse Thomas e fece un passo indietro. “Sarebbe stato più sicuro lasciare andare me”, commentò a voce più bassa, in un tono discreto quando tornò dai suoi colleghi. “E’ più facile per gli abiti delle donne strusciare contro di loro per sbaglio e nessuno vorrebbe toccarli”.

Lady Aileen portò il suo piatto verso la linea di spettatori seduti sul muretto. Mr Gordon e due o tre altri  gitanti la seguirono. Gli occhi dei bambini scintillavano, avevano tutti l’acquolina in bocca, ma lady Aileen puntò diritta a Piccino. Gli parlò in italiano.

“Come ti chiami?”, gli domandò.

Lui si tirò appena indietro, restando appiccicato a Maria. Non gli piaceva proprio che venissero a chiedergli come si chiamava e a parlare con lui. Non aveva niente da dire a tipi così. Parlava con l’asina perché faceva parte del suo mondo e chiacchieravano nella stessa lingua.

“Dì alla signora il tuo nome”, bisbigliò Maria, dandogli una spintarella furtiva.

“Piccino”, disse alla fine e la parola sgusciò fuori  da un broncetto ritroso.

Lady Aileen rise.

“Dice che si chiama Piccino”, disse agli altri.

“Vuol dire “piccolo”, quindi immagino che sia un nomignolo. Quanti anni ha?”, chiese a Maria.

Piccino era stufo morto di sentir quelle domande. Sempre le stesse. Lui mica le faceva quelle domande. Non voleva saper nulla.

“Compirà sei anni tra tre mesi”, disse Maria.

“Volete delle torte?, disse lady Aileen. Piccino allungò le sue manine pienotte e orribilmente sudicie, ma Maria gli prese il cappello con i tulipani e lo stese verso la signora.

“Se la illustrissima vuole metterle qui – disse – potrà portarle meglio”.

Lady Aileen ebbe un brivido e vuotò il piatto nel cappello.

“Che cappellaccio orribile!”, disse ai suoi amici. “Sono proprio come dei maialetti, ma lui senza il cappello è ancora più carino. Guardate che capelli meravigliosi, con riflessi rosso scuro e così spessi che paiono un tappeto. Ha  i riccioli del cherubino della Madonna Sistina. Se non fossero così lerci mi piacerebbe affondarci le dita dentro”.

Parlava in inglese e Piccino si chiedeva che cosa stesse dicendo di lui. Sapeva che era di lui che parlava e la guardò da sotto il velo delle ciglia.

“Mi farebbe un gran piacere avere un bimbo così bello attorno”, disse.

“Perché non lo compra?”, disse Mr Gordon. “Lo ha detto poco fa, sarebbe come comprare un capolavoro”.

“Verissimo”, disse lady Aileen.

“E’ un’ottima idea. Penso proprio che lo comprerò. Credo che mi divertirà”.

“Per un po’…”, mormorò Mr Gordon.

“In ogni caso avrebbe sempre il miglior trattamento possibile”, disse la bella lady, con un tono spiccio. “Starebbe infinitamente meglio con me che dove è ora”.

Lady Aileen era abituata a prendersi sempre tutto ciò che le piaceva. Così facendo e con tanto denaro c’erano ben poche cose al mondo che non potesse avere. Alcune, è vero, erano impossibili da ottenere, ma non molte. Lady Aileen non ne aveva trovate molte. E si dà il caso che in quel periodo Lady Aileen fosse più annoiata del solito. Prima di lasciare l’Inghilterra aveva avuto dei problemi. Era partita per la Riviera proprio per dimenticarli e gettarsi tutto alle spalle. Era andata a Monte Carlo, ma le era sembrato troppo mondano e non abbastanza nuovo, infatti c’era stata spesso negli anni passati. Era andata a Nizza, ma le era sembrato di stare in spiaggia a Parigi e troppi inglesi, per carità. Camminare lungo la Promenade des Anglais come scendere lungo Bond street. Aveva provato San Remo, un posticino tranquillo e da un poco voleva starsene nella serenità e lì aveva avuto la fortuna di incontrare persone che le piacevano.

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