Jesse Benedict Carter, le Religioni di Roma. Da Numa Pompilio in poi…Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, vi invita alla scoperta di un autore, Jesse Benedict Carter, e di un libro La Religione di Numa, che ci svela molte cose su Roma Caput Mundi. Buona lettura e condivisione.

§§§

Non credo abbiate mai sentito parlare di Jesse Benedict Carter e neanche io fino a pochi giorni orsono, quando, incuriosita dal titolo “La religione di Numa”, ho tirato giù il suo ebook dal progetto Gutenberg, che è fonte per me di molti nuovi e amatissimi libri. Una parola su Jesse, che porta il cognome di mamma (Benedict) e di papà (Carter), che è stato, tra Otto e Novecento, professore di latino a Princeton,  direttore dell’Accademia americana a Roma e studioso appassionato della religione romana, dall’antichità all’impero.

Ah, riposa nel cimitero acattolico di Roma, vicino al monte Testaccio… E ora, basta indugi, e partiamo alla scoperta di questo piccolo-grande libro che illumina il passato nostro di Romani e offre, strizzando un occhiolino, un lumino al presente e una torcia anche al futuro.

Non scherzo, via, partiamo.

Ma una premessa è d’obbligo.

Non lo so e non mi spiego perché il nostro Jesse non nomini mai, nella lunghezza del suo volumetto, il dio Quirino, che muore e rinasce, il dio più importante per i Romani. Fondamentale anche per la conversione al cristianesimo dei Romani, che conoscevano in Quirino il dio immortale che muore e rinasce. Oh non è mica farina del mio sacco, nonono, ho pescato a piene mani da Georges Dumezil (che amo molto e non mi importa se lo hanno chiamato nazista…) in un suo libro classico di cui non ricordo il titolo.

Quirino è fondamentale per i Romani che, come sapete, tra loro si chiamavano Quiriti… fatta la doverosa premessa (e critica), passiamo a Jesse che parte dalla religione arcaica romana, animista, che vedeva nel microcosmo della Domus il macrocosmo del Cosmos e gli dei a presiederne i punti principali nel piccolo e nel grande: la porta (Ianua), il focolare (Lar), la dispensa (Penus). Il Genius era il doppio invisibile e viveva in tutte le azioni umane. Pensate che Vaticanus era il dio del primo vagito del bebè  appena venuto al mondo… Poi gli dei, gli altri dei, che erano tutti legati alla terra, Conso, un esempio, il dio della mietitura, Liber, il dio della vendemmia, Flora la dea della primavera e così via. La società romana, allora tutta e solo agreste, adora i suoi dei semplici, campagnoli, che li accompagnano durante l’intero anno agricolo.

Doveva giungere dalla Magna Grecia il commercio perché Ercole  (Erakles) ne diventasse il dio ed arrivasse dal Meridione fino a Roma. Cambia la società, mutano le divinità le quali, in gran pompa greca, fanno il loro ingresso nell’Urbs, ma non possono ancora entrare nel “pomerium” (ciancicamento di “boverium”, cioè il solco del bue)  il recinto sacro dove s’ergono i templi  degli dei autoctoni e dove non si entra armati…

Passano i secoli, prima le divinità greche spingono  spingono ed entrano nel “pomerium” e poi quelle del vicino Oriente, con le loro liturgie orgiastiche, la dea Cibele, Mitra, Iside. I Baccanali dell’ultimo secolo prima di Cristo segnano la definitiva contaminazione oscura… La religione romana, che ancora nel “pagus” (cioè nelle campagne) è ben seguita, perde colpi, tossisce, sviene, quasi muore. Dalle crepe dell’antica, solida fortezza, ormai con le porte spalancate, entrano la superstizione da una parte e dall’altra lo scetticismo che sono sorelle malefiche. Poi ci si mette anche la filosofia, stoica in particolare.

E’ il tempo del circolo degli Scipioni, quasi agli sgoccioli della Repubblica. Roma boccheggia, si autodistrugge nelle guerre civili… ma, arriva Augusto, l’uomo forte che ristabilisce il passato e lo fa risorgere nell’arte, con i suoi grandi poeti che cantano gli “antiqui mores”. Virgilio con le Georgiche e con l’Eneide, Orazio che invita a non tentare i numeri babilonesi.

Augusto diventa Pontifex Maximus. Ah una cosa, il mio secondo nome è, pensate un poco, Augusta…

E mi fermo, basta e avanza, perché mentre leggo di ieri penso all’oggi.

Nel 1870 Roma è invasa dalle truppe italiane. Il “pomerio” della Città Santa è violato una decina di anni dopo quando si costruiscono, lungo le strade ampie e piemontesi, le prime chiese valdesi. Poi, avanti, sempre avanti portando religioni nuove fin dal Giappone, dalla Cina, dall’America a fiaccare il Cattolicesimo, unica Via, Verità e Vita. A Roma, adesso, c’è una enorme Moschea. Se lo sapessero i miei Papi Santi, amatissimi, Pio V e Sisto V, entrambi sepolti a Santa Maria Maggiore, chissà che cosa direbbero… intanto io, piccola piccola, prego che venga un Augusto, un Pontifex Maximus, che sappia riportare  davvero la Chiesa al suo Centro: Gesù, unica e sola Via, Verità e Vita. Sì, Benedicta Romana Augusta (per scherzare…).

§§§

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

ATTENZIONE:

L’IBAN INDICATO NELLA FOTO A DESTRA E’ OBSOLETO.

QUELLO GIUSTO E’:

IBAN: IT79N0200805319000400690898

***

Ban 250x87

 

1 commento su “Jesse Benedict Carter, le Religioni di Roma. Da Numa Pompilio in poi…Benedetta De Vito.”

  1. Don Pietro Paolo

    Cara Benedetta,

    mi permetta, con rispetto e gratitudine per quanto ha condiviso, di dire la mia su un punto centrale.

    Lei scrive: “Io prego che venga un Augusto, un Pontifex Maximus, che sappia riportare davvero la Chiesa al suo Centro: Gesù.”
    Preghi pure — e Dio ascolta ogni supplica sincera.
    È vero: la Chiesa ha sempre bisogno di essere ricondotta a Cristo, suo unico Centro, ma non sarà un “uomo forte” a compiere questa restaurazione. Non lo è stato Costantino, non lo sono stati nemmeno i migliori Papi riformatori.
    È lo Spirito Santo il vero protagonista del rinnovamento ecclesiale, l’unico che può rigenerare la Chiesa dalle sue radici, come ha fatto a Pentecoste, e come fa ogni volta che trova cuori docili.

    Il cristianesimo non teme l’urto delle religioni straniere, delle ideologie, dei sincretismi: porta in sé la Potenza di Dio, quella Forza dall’Alto che non ha bisogno di strategie umane per trionfare.
    Il vero problema è che i cristiani troppo spesso non si lasciano trasformare. Resistono allo Spirito.
    Questo è il dramma del nostro tempo: un cristianesimo senz’anima, senza fuoco, senza Spirito.

    Roma non ha bisogno di un nuovo imperatore, ma di nuovi cristiani, uomini e donne ardenti, umili, pieni di Spirito, che vivano in pienezza la propria vocazione battesimale dentro la Chiesa, non ai suoi margini, né contro di essa.
    Cristiani che non cercano potere, ma santità. Che non sognano vendette, ma conversioni. Che non alzano bandiere, ma la Croce.

    E qui veniamo a un punto che ritengo molto importante: gli apostoli degli ultimi tempi, di cui ha profeticamente parlato san Luigi Maria Grignion de Montfort — grande innamorato della Vergine Maria.
    Essi sono ben diversi, anzi in netto contrasto, da chi oggi si autoproclama “leone di Maria” o “alto prelato” contro il Papa e contro la Chiesa.
    Non avranno titoli roboanti, né si esalteranno da sé: saranno poveri, nascosti, obbedienti, infuocati di amore per Dio, tremanti davanti all’Eucaristia, radicali nella verità e nella carità.

    “Saranno veri discepoli di Gesù Cristo, che cammineranno sulle orme della sua povertà, umiltà, disprezzo del mondo e carità. Insegneranno la via stretta di Dio nella verità pura, secondo il santo Vangelo, e non secondo i precetti del mondo.”
    (San Luigi M. G. de Montfort, Trattato della vera devozione, n. 59)

    Saranno formati da Maria, con la Croce in una mano e il Rosario nell’altra, pronti a combattere non contro la Chiesa, ma per la sua purificazione e salvezza, nello Spirito di Gesù.

    È per questi apostoli che dobbiamo pregare. Che il Signore li susciti. Che li riconosca e li raduni.
    E che tra loro ci sia il Papa — perché no? — e, se Dio vuole, anche io e lei.

    Lei si firma, con garbo e ironia, Benedicta Romana Augusta.
    Ebbene, io le rispondo con affetto: sì, Benedicta, e Romana, e Augusta — ma secondo lo Spirito.
    Perché è lo Spirito che fa nuove tutte le cose (Ap 21,5).

I commenti sono chiusi.

Se hai letto « Jesse Benedict Carter, le Religioni di Roma. Da Numa Pompilio in poi…Benedetta De Vito. » ti può interessare:

Torna in alto