Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione la sesta parte del fogliettone estivo che ha tradotto per voi. Le puntate precedenti le trovate: qui, qui, e qui. E qui. Buona lettura e diffusione.
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Vicino al luogo dove i cercatori di piacere a ogni costo avevano allestito la loro festa sul prato c’era, sul fianco della strada, un muretto di sassi, piatto e basso. Non appena i servitori avevano steso tovaglie e cuscini e il gruppo si era accomodato, ecco che una delle lady, alzando lo sguardo, aveva emesso un gridolino ridente.
“Guardate lì!”, disse accennando verso il muretto poco lontano.
Quelli intorno a lei si volsero e videro un contadinello seduto con le gambe penzoloni che li guardava con la soddisfazione di chi aveva trovato il miglior posto al teatro.
“Che furbo – disse la lady – è arrivato per primo. Presto ne arriveranno altri. Sono come uno stormo di piccoli avvoltoi. I Bothwicks, che hanno la Villa des Palmiers, e che sono stati qui una settimana fa, hanno detto che i bambini sembravano emergere dalla terra”.
I servitori si muovevano silenziosi e pieni di perizia, scaricavano i pacchi, stendevano le tovaglie. I gentlemen sedevano ai piedi della ladies e tutti ridevano e chiacchieravano allegramente. Un minuto dopo la lady sollevò lo sguardo di nuovo e tornò a ridere.
“Guardate! Ora sono già in tre!”.
C’erano infatti sei gambe penzoloni e le seconde e terze appartenevano a due bambine che guardarono i gitanti con naturalezza, come se quel loro assistere alla festicciola fosse la cosa più naturale e sacrosanta del mondo.
La lady che li aveva visti per prima era una inglese alta e avvenente. Aveva boccoli tra il rosso e il castano e occhi vivaci dall’aria irrequieta e annoiata insieme. Tutti sembravano darle molta attenzione. Sfido, ogni cosa era sua: carrozze, organizzazione, servitori. I suoi ospiti la chiamavano Lady Aileen. Era una vedova giovane e ricchissima, senza figli e pur avendo tutto quello che la ricchezza e il rango possono offrire, non riusciva mai a divertirsi. Forse perché aveva già dato tutto quello che poteva a lady Aileen Chalmer e non le era mai venuto in mente che esistesse qualcun altro all’infuori di lei.
“I Bothwicks sono tornati in visibilio per un bambino in particolare, ne hanno parlato fino alla noia. Hanno detto che era sporco come un maialino e bello come un angelo. Gli altri bambini lo usavano a mo’ di esca. Spero tanto che lo portino anche oggi, vorrei vederlo. Non credo che sia bello come dicono. Lo sapete no che Mary Bothwicks è un po’ troppo artistica e ha anche delle visioni”.
“Le piacciono i bambini, Lady Aileen?”, domandò un uomo che le stava vicino.
“Non lo so – rispose lei – non ne ho mai avuto uno, ma credo che siano divertenti. E questi piccoli accattoni italiani a volte sono bellissimi. Forse non mi annoierei così tanto se avessi un bambino bello da guardare. Preferirei un maschietto. Penso che un giorno ne comprerò uno da un contadino. Per i soldi sono pronti a tutto”. Si girò appena e rise come aveva fatto prima. “Ce ne sono almeno dodici adesso, tutti in fila sul muretto. Forse anche di più. Li devo proprio contare”. Una volta contati, risultò che erano quattordici, tutti in fila, tutti con i piedi ciondoloni, tutti sporchi e tutti a fissare lo spettacolo senza il benché minimo segno di imbarazzo. Ora poi che erano così tanti avevan cominciato ad essere più vivaci. I giovanissimi spettatori avevano iniziato a scambiarsi commenti variopinti e piccole parole sui gitanti, sul grosso cocchiere e sulle prelibatezze che venivano distribuite e divorate.
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