Due Giorni nella Vita di Piccino. Quarta Puntata. Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione la quarta parte del fogliettone su Piccino…le puntate precedenti le trovate: qui, qui, e qui. Buona lettura e condivisione.

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Quando arrivarono, Piccino era stato infilato in un paio di strane braghette, enormi per lui. Erano i pantaloni smessi di uno dei suoi fratelli ma bisognava ancora farne buon uso. Eppure  erano insieme larghi, cenciosi e sporchi, ma Piccino ne andava fierissimo e andò a mostrarli all’asina che abitava in una catapecchia addossata alla sua. L’asina era la sua compagna di giochi preferita, un’amica. Era una somarella piccina ma tanto, tanto buona! Riusciva a caricarsi addosso una soma grande quanto la sua stalla e aveva due orecchie morbide e pelose e fianchi pelosi e delle sopracciglia lunghe lunghe, belle come quelle di Piccino. Non faceva altro che lavorare, ma se stava a casa Piccino era sempre lì da lei. Quando pioveva il bambino si rintanava nella stalla e giocava e chiacchierava con l’asinella; e si era addormentato tante di quelle volte con la testolina rotonda abbandonata al calduccio del pelo asinino. Se faceva bel tempo, eccoli insieme e la somarella brucava l’erbetta mentre Piccino faceva finta di  guidare un gregge e di essere, lui così piccolino, un pastore. Nel cuore della notte, quando si svegliava, era bello sentire che l’asinella si muoveva, che faceva dei rumorini e gli pareva da tanto eran vicine le due casupole che la ciuchina fosse nella  stanza con lui.

Ed ecco perché andò di filato a mostrargli i suoi nuovi pantaloni.

“Sono un uomo adesso”, disse e gli si piantò davanti alla testa. Si guardarono, occhi negli occhi amorevolmente.

Poi via insieme nella meraviglia del mattino presto. Quando Piccino era con la somarella, sua madre e Maria si sentivano tranquille: nulla poteva accadere a entrambi e quindi se ne andavano trotterellando a zonzo assieme. Invero non andavano mai troppo lontano. Piccino era assai piccolo e poi c’erano deliziose passeggiate a un tiro di sasso. Era il periodo più bello dell’anno. Il sole teneramente caldo e c’erano le anemoni e i tulipani selvatici che sembravano fiammeggiare  nell’erba.

Piccino non avrebbe saputo dire quanto tempo erano stati in giro lui e l’asinello quando arrivò trafelata Maria. Li cercava da un po’. L’asinello aveva fatto un’ottima colazione e Piccino si era mangiato un bel pezzo di pane nero senza niente dentro perché sua madre era al contempo poverissima e in guai seri e non c’era quasi neppure il pane da mangiare in casa. Avevano girato per un po’ in santissima pace, tuttavia, e quando si erano trovati davanti i tulipani rossi e gialli che danzavano nella brezza leggera, lui ne aveva colto un bel mazzo, poi, seduto vicino all’asinella che si era distesa, li aveva infilati attorno al suo cappellino, come aveva visto fare a Maria. Il cappello era di feltro moscio e un poco strappato, con la calotta a punta e la tesa larga. Quando se lo era rimesso in testa tutto fiorito di rosso e di giallo, con i bei ricci ondeggianti al vento, era davvero un quadretto di bellezza, sì, somigliava più al ritratto di una creatura fantastica  e silvana, immaginata da un artista che a un bambino in carne e ossa.

Così addobbato se ne era rimasto seduto, seguendo con lo sguardo un piccolo pezzo di mare che faceva capolino tra le colline ed ecco arrivare di corsa Maria.

“L’asino! – gridò – l’asino!”

Aveva pianto ed era tutta sottosopra. Lo aveva preso per mano e trascinato verso casa. Ma le gambe di Piccino erano così corte ed era tanto piccolino che i piedi non sembravano quasi toccar terra. Era una bimba irruente, Maria, e correva sempre quando aveva un piano in mente. Piccino ci aveva fatto il callo e l’eccitazione gli piaceva. Tutti a gridare, a strillare, a gesticolare quando accadeva anche una stupidaggine. Sua madre e i vicini arrivavano alle lacrime e al parossismo a una qualunque provocazione; tutti i contadini italiani sono così, quindi nessunissima sorpresa quando Maria gli era capitata addosso come una tromba d’aria, urlando e in pianto. Si domandò però che cosa c’entrava l’asinella, perché, senza far problema alcuno, si era rizzata in piedi e li seguiva trotterellando.

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