Rimosso “Messa in Latino”. Causa? Forse l’Intervista a mons. Bux su Bergoglio e Liturgia Antica.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un altro colpo alla libertà di informazione ecclesiale è stato inferto questa mattina. Blogger, una piattaforma digitale, ha rimosso senza ulteriori spiegazione il blog Messa in Latino, punto di riferimento eccellente e seguitissimo.

Messa In Latino Rimossa 250x129

Un evento analogo era capitato a Chiesa e Post Concilio, di Maria Guarini, come forse vi ricorderete: Stilum ne aveva parlato a questo collegamento. Qui sotto trovate un articolo di Fede e Cultura che racconta le possibili ragioni della cancellazione di Messa in Latino. Veramente l’era digitale offre grandi possibilità di libertà comunicativa, ma altrettante fragilità. Ci auguriamo che Messa in Latino riprenda prestissimo il suo lavoro, su un server differente, più rispettoso della libertà degli utenti. 

L’intervista cancellata di Mons. Bux

11 luglio 2025 • crisi della Chiesa • Tradizione & Liturgia

Cari Amici,

questa mattina 11 luglio 2025 google blogger ha rimosso il blog italiano più letto al mondo (blog.messainlatino.it) di notizie della Chiesa cattolica secondo una prospettiva Tradizionale. Questo avviene nel contesto di un’altra inopinata scomparsa, quella del libro “La liturgia non è uno spettacolo” rimosso da Amazon in formato cartaceo e rimandato al 21 luglio (era già disponibile e venduto). La rimozione del blog.messainlatino.it è stata improvvisa, un’ora fa, mentre ci stavano scrivendo, subito dopo aver pubblicato questo articolo, sempre sulle bugie di Francesco sulla messa Tradizionale. Pura casualità? Riportiamo per intero l’intervista di Luigi Casalini a Mons. Nicola Bux(Giovanni Zenone)

 

A seguito della bomba mediatica ecclesiastica dell’articolo di Diane Montagna dell’1 luglio che denunciava autentiche falsità di Papa Francesco nel Motu Proprio “Traditionis Custodes” che, contrariamente a quanto detto dai vescovi di tutto il mondo che si dichiaravano soddisfatti della liberalizzazione della Messa Tradizionale, affermava  la contrarietà dei Vescovi al Motu Proprio Summorum Pontioficum e la divisività della Messa di san Pio V e ne limitava draconianamente la celebrazione, è uscito a tempo di record il testo completo a firma Mons. Nicola Bux e Saverio Gaeta che riporta i documenti, gli antefatti, il contesto e i fatti che hanno condotto allo svelamento dell’autentico imbroglio di Papa Bergoglio. Abbiamo deciso di chiedere a Mons. Nicola Bux come si è giunti a questo e cosa contiene l’Appello finale a Papa Leone XIV. (Luigi Casalini)

 

  1. Monsignore, lei descrive la riforma liturgica postconciliare come un chiaro allontanamento dalle intenzioni autentiche del Concilio Vaticano II e della Sacrosanctum Concilium. Secondo lei, quale fu l’errore più grave nell’attuazione concreta della riforma liturgica?

Mettere al primo posto la partecipazione dei fedeli – diventata un ‘diritto’ – invece che i diritti di Dio, che con la sua Presenza rende possibile a noi di entrare in rapporto con Lui: questo è il culto divino: coltivare la relazione con il Signore. La liturgia è ‘sacra’ per questo, altrimenti è solo liturgia, ossia atto pubblico, incline all’esibizione, allo spettacolo, all’intrattenimento: come si dice in America: litur-teinement.

 

  1. Lei afferma che “la liturgia è divenuta un campo di battaglia”. Ritiene che questo conflitto sia destinato a durare oppure vede segnali di un possibile ritorno alla pace liturgica della Chiesa?

L’art.22c della Costituzione Liturgica del Vaticano II, ammonisce: nessuno assolutamente, anche se sacerdote, osi aggiungere, togliere o mutare alcunché. Ecco dobbiamo abbandonare l’idea che la sacra liturgia sia a nostra disposizione: no, essa viene dall’alto e va semplicemente servita; non “animata”, perché è lo Spirito Santo che l’anima, non noi. Si deve approntare un “codice liturgico”, previsto già nei lavori della riforma pre-conciliare, con precise sanzioni per chiunque lo trasgredisca. Ne ha scritto lo studioso Daniele Nigro, in I diritti di Dio, Sugarco 2012, con prefazione del card.Burke. Non sono senza peccato i fautori delle deformazioni nel Novus Ordo, ma anche quelli del Vetus che non si attengono all’ultima edizione del Messale Romano del 1962, come prescritto dal Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Solo osservando l’ordine viene la pace, anche liturgica.

 

  1. Nel testo si parla della presenza reale di Cristo in termini dogmatici tradizionali: “vera, reale, sostanziale”. Qual è oggi, a suo avviso, il pericolo più grave per la fede dei fedeli nei confronti di questo mistero centrale dell’Eucaristia?

Non è solo un pericolo ma una realtà diffusa, la riduzione del Sacramento – Santissimo – ad un simbolo conviviale, ad un cibo comune; esso, anzi Egli, il Signore, è il “farmaco dell’immortalità”, e va adorato prima di essere manducato. I farmaci più delicati non si prendono, ma si ricevono con ogni precauzione: questa modalità è essenziale per la fede nell’Eucaristia, è più importante di una catechesi sulla Comunione.

 

  1. Lei cita le parole di Benedetto XVI: “ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande”. Come risponde a chi sostiene che la liturgia tradizionale è diventata ormai un simbolo di opposizione ideologica al Papa e al Concilio?

La strumentalizzazione di singoli e gruppi c’è, ma non è prevalente. Invece è in atto la rinascita del Sacro – che è la Presenza del Signore – nei cuori (adorazione, Comunione in bocca, silenzio, vocazioni…).Basta visitare i tanti paesi del mondo dove è stato attuato con prudenza dai vescovi il Motu Proprio di Benedetto XVI. La pazienza della carità nell’obbedienza alla Chiesa hanno prevalso.

 

  1. Nel libro si legge della “Messa spezzatino”, frutto della frammentazione linguistica e simbolica della liturgia attuale. Quali misure pratiche suggerirebbe per restituire alla Messa la sua coerenza interna e il senso del sacro?

Soprattutto lo sguardo a Gesù Cristo, che nelle Liturgie orientali è dato dal volgersi a Oriente, donde Egli è venuto, viene e verrà. E’ la dimensione cosmica ed escatologica o definitiva del culto divino. L’orientamento del sacerdote ad Deum, alla Croce, specialmente dall’Offertorio alla Comunione è decisivo per restituire alla liturgia la dimensione verticale perduta. L’orientamento è più importante della lingua latina, ma questa, è importante per la percezione del ‘sacro’ nel culto, specialmente nella Preghiera Eucaristica e nelle altre preghiere sacerdotali.

 

  1. Quale è stata, secondo lei, la mens di Francesco in Traditionis Custodes?

Una contraddizione in se stessa: aveva lodato il mistero nelle liturgie orientali e poi non ha voluto accorgersi che il rito romano antico, il più grande dei riti latini nella Chiesa, parallelo a quello bizantino in Oriente, risponde alla crisi della fede in Occidente: con l’impulso all’evangelizzazione – ferma le sette in America Latina – la conversione dei giovani, i battesimi degli adulti, la rinascita della famiglia aperta alla vita, della vita religiosa e delle vocazioni. Papa Francesco è stato vittima del suo “anticlericalismo”.

 

  1. Perché, secondo lei, Francesco ha messo delle motivazioni false per far uscire Traditionis Custodes?

 

Un pregiudizio ideologico, un problema psichiatrico? A Buenos Aires sanno. La sua volontà era legge e i cortigiani si trovano sempre, non così i collaboratori.

 

3 domande sull’Appello finale:

 

  1. Nel suo Appello chiede che si torni a celebrare la Messa Tradizionale senza restrizioni, come sostanzialmente previsto dal Motu ProprioSummorum Pontificum.Cosa risponde a chi teme che questo possa minare l’autorità del Papa o creare divisioni nella Chiesa?

La Chiesa è circumdata varietate: grazie allo Spirito Santo esistono tanti riti, quindi di cosa avere paura. Mi pare che papa Leone abbia questa visione. L’autorità del Papa e del Vescovo sta proprio nel favorire i carismi e nel farne sintesi per l’unica missione della Chiesa, o no?

 

  1. Nel testo si dice che “la Chiesa cattolica non è una monarchia assoluta”. In che modo la sua proposta si armonizza con il principio di obbedienza gerarchica che caratterizza la Chiesa?

Sono sessant’anni che il rito romano antico sopravvive a tutti i tentativi di sopprimerlo: applichiamo il principio di Gamaliele: se fosse opera umana non sarebbe già scomparso? E se il Signore ne stesse facendo lo strumento per la riforma della Sua Chiesa?

 

  1. Lei fa riferimento alla sinodalità come principio invocato ma non rispettato. In che senso ritiene che la trasparenza e la collegialità siano state tradite nella gestione liturgica e dottrinale attuale?”

 

La sinodalità è lo stile della collegialità, è la mise en route delle quattro note della Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica: quindi è a queste sottomessa; è un modo di esercitare l’autorità, non l’unico, perché, attenzione: l’ultima parola c’è l’ha il sacerdote nella comunità, il vescovo nella diocesi, il papa nella Chiesa universale, altrimenti questa diventa un’assemblea parlamentare. Chi ha concepito Traditionis Custodes e annessi, non ha attuato la sinodalità, non solo, ha falsificato quella manifestata dai Vescovi nelle risposte al Questionario. A proposito di “peccati contro la sinodalità”: si faccia mea culpa e si ritorni pian piano allo status quo ante. La Chiesa intera ne trarrà giovamento.

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12 commenti su “Rimosso “Messa in Latino”. Causa? Forse l’Intervista a mons. Bux su Bergoglio e Liturgia Antica.”

  1. Rev. Don Bux,
    Secondo il catechismo della Dottrina Cristiana di s Pio X n.105, la Chiesa Cattolica è quella costituita dai veri cristiani che obbediscono al papa stabilito da Cristo.
    Dunque reverendo, se Lei ha scelto di far parte della Santa Romana Chiesa, da vero cristiano ha il dovere
    di obbedire all’ultimo papa stabilito da Cristo Benedetto XVI, il quale, con Summorum Pontificum, le permette di celebrare la Messa tridentina (in latino) senza chiedere il permesso al Vescovo né all’antipapa della falsa chiesa massonica che da 12 anni comanda in vaticano.
    Ma papa Benedetto XVI, nella sua profezia del 1969, chiede anche a tutti i Pastori a Lui uniti, di ricostituire il piccolo resto della Chiesa Spirituale di Gesù Cristo, costretta ad uscire dalle strutture occupate dai nemici, e a celebrare nelle case dei fedeli…
    Certi che a breve, sarà Gesù stesso ad intervenire con un giusto giudizio contro gli astuti nemici, attraverso il legittimo Petrus Romanus successore di Benedetto XVI.
    Così come da Lui promesso in questo incoraggiante messaggio dato a Renato Baron nel 1992:

    ” Miei cari, non si arresta l’opera rovinosa degli astuti nemici contro la Mia Amata Chiesa.
    Continuerà fino al giorno io cui IO (Gesù) INTERVERRO’ per mezzo del Mio visibile rappresentante in Roma, ad esprimere IL GIUSTO GIUDIZIO.
    Fino a quel giorno il veleno della DISTRUZIONE dell’ ABBERRAZIONE opererà incontrastato.”

    https://youtube.com/shorts/_M9f-O1dgBc?si=5tWTEnYi0blm0L6v

    Rev. Don Bux,
    Secondo il catechismo della Dottrina Cristiana di s Pio X n.105, la Chiesa Cattolica è quella costituita dai veri cristiani che obbediscono al papa stabilito da Cristo.
    Dunque reverendo, se Lei ha scelto di far parte della Santa Romana Chiesa, da vero cristiano ha il dovere
    di obbedire all’ultimo papa stabilito da Cristo Benedetto XVI, il quale, con Summorum Pontificum, le permette di celebrare la Messa tridentina (in latino) senza chiedere il permesso al Vescovo, né all’antipapa della falsa chiesa massonica che da 12 anni comanda in vaticano.
    Ma papa Benedetto XVI, nella sua profezia del 1969, chiede a Lei e a tutti i veri Pastori a Lui obbedienti, di ricostituire la Chiesa Spirituale di Gesù Cristo, uscendo dalle strutture occupate dai nemici, e celebrando nelle case dei fedeli… Certi che a vreve, sarà Gesù stesso ad intervenire con un giusto giudizio contro gli astuti nemici, attraverso il legittimo Petrus Romanus successore di Benedetto XVI.
    Così come promesso ida Gesù n questo incoraggiante messaggio dato a Renato Baron nel 1992:

    ” Miei cari, non si arresta l’opera rovinosa degli astuti nemici contro la Mia Amata Chiesa.
    Continuerà fino al giorno io cui IO (Gesù) INTERVERRO’ per mezzo del Mio visibile rappresentante in Roma, ad esprimere IL GIUSTO GIUDIZIO.
    Fino a quel giorno il veleno della DISTRUZIONE dell’ ABBERRAZIONE opererà incontrastato.”

    https://youtube.com/shorts/_M9f-O1dgBc?si=5tWTEnYi0blm0L6v

  2. I blog tradizionalisti si sono spesso trasformati in strumenti di polemica e partigianeria. Non è raro che gli autori di Messainlatino abbiano deriso Papa Francesco o vescovi contrari al tradizionalismo, un atteggiamento che non favorisce l’unità ma alimenta divisioni all’interno della Chiesa. È importante ricordare che il Concilio Vaticano II ha stabilito la riforma liturgica, prevedendo una transizione verso l’uso del Messale di Paolo VI come espressione della lex orandi, non la coesistenza di due riti. Questa decisione della Chiesa è definitiva: l’uso limitato del Messale di Pio V è consentito non per promuovere una convivenza con quello di Paolo VI, ma come un’eccezione temporanea. Insistere su una coesistenza equivale a tradire lo spirito del Vaticano II. Bisogna accettare che la riforma è irreversibile. Un processo simile si verificò con l’introduzione del Messale di Pio V, inizialmente rifiutato in vaste aree del Nord Europa e accettato solo dopo due secoli. Lo stesso accadrà con il Messale di Paolo VI: opporsi a questa transizione è inutile, poiché rappresenta la volontà di Dio espressa nel Concilio Vaticano II. Credere in questa volontà significa riconoscere che la Chiesa e i Papi sono guidati dallo Spirito Santo.

  3. Sono completamente in disaccordo sia con quanto affermato da Mons. Bux sia con l’atteggiamento vittimistico degli autori del sito Messainlatino. Innanzitutto, vorrei sottolineare un principio fondamentale che sia Mons. Bux sia i tradizionalisti in generale sembrano trascurare. Il Concilio Vaticano II ha stabilito la riforma del Messale di Pio V non per farlo coesistere con la riforma post-Vaticano II, ma per modificarlo. Non si riforma qualcosa per lasciarla invariata; l’intenzione del Concilio Vaticano II, espressa dalla maggioranza dei padri conciliari e da Papa Paolo VI, era di rinnovare la liturgia di Pio V e adottarla. Non è concepibile avere due forme del rito romano con calendari liturgici e visioni ecclesiali differenti. La Chiesa è comunione e deve rappresentarlo soprattutto nella celebrazione della Messa. Ritengo che non sia possibile avere due forme dello stesso rito; potrei sbagliarmi, ma non mi risulta che esista tale situazione in alcun altro rito. Inoltre, il sito Messainlatino non ha sempre agito in modo corretto. Nato come un portale dedicato alla liturgia preconciliare, si è trasformato in una sorta di “tifo da stadio”, alimentando polemiche e divisioni all’interno della Chiesa. È stato eccessivamente critico nei confronti di Papa Francesco, arrivando persino a deriderlo, e si è irrigidito in un manicheismo sempre più marcato. Spero che, qualora tornassero, adottino un approccio diverso, poiché il loro operato non favorisce certamente la comunione ecclesiale. Anche i toni con cui è stata accolta la rimozione del blog sono stati eccessivamente violenti; sospensioni e rimozioni capitano a molti blog, e non era necessario fare tutto questo clamore.

  4. MiL non è mai stato particolarmente “cattivo”, avendo assunto una posizione moderata… Se lo rimuovono è segno che non c’è più spazio per nessuna voce tradizionalista, neanche per quelle più soft.
    Si può comunque ipotizzare una manina ecclesiastica, dedita alle “segnalazioni”, dietro questa sparizione.
    Manina ecclesiastica vigliacca, che colpisce i mollaccioni.

  5. pubblico lo stesso commento già inviato al blog “ChiesaEpostConcilio” e rifiutato:
    Rimosso Messa in Latino,; ogni tanto la DA ci azzecca.
    Claudio Gazzoli

    1. Censurato il censore

      Di tutti i non pochi blog cattolici che ho avuto modo di visitare in questi anni, l’unico che ho visto mantenersi sempre esente da attitudini censorie (fatti salvi i casi di insulti, diffamazione, ecc.) è Stilum Curiae. In tutti gli altri (non li nomino per non far loro pubblicità, ma qualcuno lo avete nominato voi) ho visto commettere puntualmente atti impuri di arbitraria censura, spesso compiuti dopo avere esibito un’apparente apertura al confronto. Ho rilevato questo atteggiamento soprattutto nei blog assestati su posizioni neotomiste (questo è un dettaglio, ma anche un utile strumento di navigazione). Spesso la censura interviene nel cuore di un dibattito da cui scaturiscono evidenze poco gradite ai padroni di casa, i quali, invece di lasciar interagire le voci nella massima libertà, cercano di indirizzarle in modo strumentale all’artata conferma della linea professata dal blog. Ora, Messainlatino non è certamente fra i blog più dediti alla censura, e non solo perché i commenti ai suoi post sono numericamente scarsi, ma anche perché i suoi responsabili sono persone assennate e moderate. Tuttavia un certo eccesso di selettività mi è capitato di riscontrarlo anche in quella sede. Per questo, pur unendomi alle voci di coloro che reclamano l’immediato ripristino del blog, devo nondimeno confessare che vede, ut ita dicam, “censurato il censore” non fa troppo dispiacere. Consideriamola una istruttiva penitenza. Quanto alle ragioni che hanno indotto qualche sicofante a segnalare il blog e ad attivare la mannaia dell’algoritmo googleano, forse le attenzioni vanno rivolte all’area lgbtq e/o a quella massonica (anche se fare pubblicità a certi corsi, fra l’altro, se non sbaglio, corsi a pagamento, non è il massimo dell’eleganza).

  6. Tantissimi anni fa il meraviglioso ( anche graficamente)e combattivo sito LO ZUAVO PONTIFICIO fu messo in condizione di chiudere. Come ? Dopo le denunce contro la neo Chiesa 2.0 uno studio legale di enorme potere contatto’ i responsabili del sito e li avvisarono che se avessero continuato su quella linea contraria alla neo Chiesa 2.0 , i loro assistiti avrebbero fatto una causa legale per svariati milioni attraverso il loro studio legale. Al che LO ZUAVO PONTIFICIO chiuse per sempre piuttosto che allinearsi. Il tutto fu fatto quindi con minacce pesantissime. Il sito era bellissimo graficamente e con la schiena dritta e senza compromessi. Credo fu la prima vittima della repressione della neo Chiesa. Se si imposta LO ZUAVO PONTIFICIO fino a poco tempo fa, al suo posto si trovava la pubblicità…del Viagra… Ecco i sistemi del potere che ha gettato la maschera da diverso tempo e si mostra per quello che e’ realmente.

  7. Don Pietro Paolo

    Premetto che conosco personalmente Mons. Bux, di cui nutro sincera stima e rispetto. Tuttavia, non condivido la tempestività con cui lui – insieme ad altri – ha richiesto il ripristino del Motu Proprio di Benedetto XVI, Summorum Pontificum, immediatamente dopo l’elezione del nuovo Papa.
    A mio avviso, ciò può creare fin da subito un clima di pressione e difficoltà attorno a una questione liturgica già di per sé delicata e divisiva, rendendo più complesso un eventuale intervento pacato e ponderato da parte del nuovo Pontefice.

    Mi permetto, pertanto, di offrire alcune riflessioni personali sull’intervista recentemente concessa da Mons. Bux, pur riconoscendone la competenza e l’intenzione di custodire il senso del sacro.

    1. Partecipazione dei fedeli vs. “diritti di Dio”

    Mons. Bux critica la centralità della “partecipazione attiva” voluta dal Vaticano II, dicendo che è stato messo da parte “il diritto di Dio”.
    Riflessione:
    • La “partecipazione attiva” (actuosa participatio) è voluta dal Concilio Sacrosanctum Concilium (n.14), ed è una partecipazione interiore e spirituale, non semplicemente esteriore.
    • Parlare di “diritti di Dio” in contrasto con i fedeli è una contrapposizione teologica artificiale: la liturgia è l’opera di Dio e del suo popolo, come afferma la stessa SC.
    • Il vero problema non è la partecipazione attiva, ma la banalizzazione della liturgia in alcuni contesti — e non solo nel Novus Ordo. È proprio lì che si avverte il bisogno di una solida formazione liturgica, non di una semplice nostalgia rituale.

    2. Liturgia come “campo di battaglia” e necessità di sanzioni

    Riflessione:
    • È vero che c’è una certa discontinuità tra teoria e prassi liturgica, e che servirebbe più rigore.
    • Tuttavia, proporre sanzioni penali liturgiche e un “codice liturgico” rischia di ridurre la liturgia a un sistema giuridico, quando essa è prima di tutto mistero vissuto nella comunione.
    • L’abuso non si combatte con la repressione, ma con educazione liturgica, formazione del clero e maturazione del popolo di Dio.

    3. Fede nell’Eucaristia e rischi di riduzionismo simbolico

    Riflessione:
    • La preoccupazione di Mons. Bux è comprensibile: in alcune celebrazioni moderne si avverte una certa perdita del senso del sacro. Tuttavia, ciò non dipende tanto dal rito in sé, quanto da come esso viene celebrato. Questo rischio, del resto, non è esclusivo del Novus Ordo: era presente da chi e come celebrava nel Vetus Ordo.
    • La Chiesa insegna però con chiarezza la presenza reale, vera e sostanziale di Cristo nell’Eucaristia (CCC 1374), e ciò non è stato mai abbandonato.
    • Il problema è pastorale, non dottrinale. Serve riscoprire la dimensione adorante dell’Eucaristia, anche nelle celebrazioni ordinarie del Novus Ordo.

    4. Liturgia tradizionale come “simbolo ideologico”

    Riflessione:
    • Bux distingue bene tra abusi e vero spirito di devozione. È vero che non tutta l’adesione alla Messa antica è ideologica.
    • Tuttavia, una parte minoritaria ma rumorosa l’ha trasformata in strumento di opposizione politica ed ecclesiale. Questo è un fatto innegabile, purtroppo.
    • Benedetto XVI voleva armonia; Francesco ha visto divisione. Entrambi hanno agito in base a motivi pastorali, non ideologici, anche se i risultati sono oggetto di dibattito.

    5. “Messa spezzatino” e rimedi proposti

    Riflessione:
    • Il richiamo all’orientamento liturgico (ad orientem) è significativo e teologicamente fondato. Molti liturgisti ne riconoscono il valore.
    • Tuttavia, la soluzione non è ripristinare la liturgia preconciliare, ma recuperare elementi del rito antico nella forma attuale, come già sperimentato in molte diocesi.
    • La lingua latina ha un ruolo importante per la sacralità, ma non può diventare un criterio assoluto: la liturgia deve essere anche intelligibile al popolo. Magari si potrebbe pensare a un ripristino del latino in alcune parti fisse della Messa — come l’anamnesi e altre sezioni centrali — per valorizzare la dimensione universale e sacra della liturgia, pur mantenendo la comprensibilità generale attraverso la lingua vernacolare.
    Già Il Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, n. 54) suggeriva che alcune parti dell’ordinario della Messa (come il Sanctus, il Gloria, il Credo…) potessero rimanere in latino, anche nella liturgia in lingua volgare.

    Estendere questa idea anche ad altre parti solenni come l’anamnesi, l’epiclesi, il mistero della fede, o la dossologia finale, potrebbe:
    • Rafforzare il senso di continuità con la Tradizione;
    • Offrire un segno di unità liturgica con la Chiesa universale;
    • Ridare solennità e densità teologica a momenti spesso trascurati o recitati distrattamente.

    6. Mens di Francesco in Traditionis Custodes

    Riflessione:
    • Dire che Francesco è stato “vittima dell’anticlericalismo” è un’opinione personale, non una diagnosi teologica.
    • Traditionis Custodes nasce da una preoccupazione per l’unità ecclesiale: si era osservata una crescente polarizzazione.
    • Forse il tono eccessivamente restrittivo del documento ha generato ulteriore tensione, ma non si può negare la legittimità del Papa di regolare la liturgia della Chiesa.

    7. “Motivazioni false” del Papa – Accuse gravi

    Riflessione:
    • Insinuare “un problema psichiatrico” o “pregiudizi ideologici” mi pare scorretto e inaccettabile per un ecclesiastico.
    • La critica può e deve essere fatta con rispetto, argomenti, dati. Non con allusioni personali o delegittimanti.

    Appello finale – 3 domande

    1. Messa tradizionale e autorità del Papa
    L’argomento della “varietà nella Chiesa” è valido, ma non toglie al Papa il diritto di regolamentare le forme del culto. Pluralità non vuol dire anarchia.

    2. Obbedienza e sopravvivenza del rito antico
    Il principio di Gamaliele è spiritualmente suggestivo, ma non basta per fondare una prassi liturgica universale. L’obbedienza resta un principio cattolico essenziale.

    3. Sinodalità e accuse di falsificazione
    Il processo sinodale è imperfetto, ma parlare di “falsificazione” da parte del Papa è una grave accusa, che esigerebbe prove documentate, non supposizioni.
    • Criticare modalità e metodi è lecito, ma senza scivolare in retoriche accusatorie, che minano la comunione ecclesiale.

    Mi colpisce — e mi infastidisce sinceramente — vedere come alcune persone attacchino il Papa da più fronti, spesso in modo contraddittorio. Da una parte lo accusano di voler “imporre” una Chiesa sinodale, quasi fosse una deriva democratica; dall’altra, lo accusano di non aver ascoltato il popolo di Dio, arrivando perfino a dire che ha falsificato le risposte dell’episcopato mondiale.

    Ma delle due l’una: o si accusa Francesco di voler dare troppo peso alla voce del popolo e dei vescovi, o lo si accusa di non ascoltarli affatto. Entrambe le accuse insieme, oltre a essere incoerenti, rivelano che il problema non è la sinodalità o la verità dei fatti, ma il fastidio verso il Papa in quanto tale.

    E questo, da cattolici, dovrebbe preoccuparci più di qualunque riforma liturgica.

    Conclusione

    Mons. Bux offre spunti importanti sulla necessità di recuperare il senso del sacro e la bellezza della liturgia, ma mescola riflessioni valide con giudizi eccessivi e toni divisivi.
    La soluzione non è tornare indietro, ma andare avanti con fedeltà, maturità ecclesiale e spirito di comunione, come chiede anche il Concilio Vaticano II.

    1. Caro don P.P:,
      chi meglio della Gerarchia dovrebbe possedere “maturità ecclesiale”? Ce l’ha nella pratica?. Questo dosaggio tra un po’ di latino e un po’ di volgare mi pare assai “farmaceutico”- roba da farmacista col bilancino vecchio stampo-. Perchè non lasciare libertà alla corrente liturgica, che se è divinamente ispirata, vera e autentica non potrà che giungere, naturalmente, al “gran mar dell’Essere”?

    2. “…clima di pressione e difficoltà attorno a una questione liturgica già di per sé delicata e DIVISIVA”

      J.C.: “34 Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. 35 Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
      36 e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.”
      (MT 10:34-36)

      1. Don Pietro Paolo

        Caro J.C.,

        la mia frase — “una questione liturgica già di per sé delicata e divisiva” — intendeva evidenziare che esiste un serio dibattito liturgico, ma che spesso esso si svolge in un clima carico di tensioni, non per amore della verità, ma per spirito di contrapposizione.
        E quando la liturgia diventa un pretesto per accusare, etichettare o scomunicare, allora siamo ben lontani dalla “spada del Vangelo” e molto più vicini alla spada della fazione.
        Come ha ricordato Benedetto XVI, “nella liturgia non c’è nulla di arbitrario” (Sacramentum Caritatis, 38): essa va vissuta nella Chiesa, non usata contro di essa, come purtroppo qualcuno fa.

  8. L’errore è innanzitutto tecnico: non si deve usufruire di piattaforme che mettono a disposizione format per blog gestiti sui loro server. Va invece acquistato un dominio personalizzato (io consiglio di acquistarlo da provider olandesi, perché di manica molto larga sulle questioni opinabili e dunque molto difficilmente si incorrerà in cesure), su cui costruire un sito indipedente… Non è troppo complicato, perché ci sono molti software con modelli pre-programmati che permettono di crearsi ogni tipo di sito internet, compresi i blog giornalistici.

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