Una Risposta al card. Goh in Tema di Tradizione, e Messa. Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su alcune dichiarazione del card. Goh, relative alla Tradizione. Buona lettura e diffusione.

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Al mattino presto, il mare, poiché il vento non ha ancora deciso la direzione da prendere, è una tavola d’argento, immota, silente e lo era, tale e quale, anche quando, bambina, ero qui con la famiglia tutta ancora giovane di speranze. Compresi i genitori che ora, nei loro anni d’argento, sono volati in cielo. Immutato è il profilo verde dell’Aldia che ricama l’orizzonte vicino di cespugli seguenti la linea del granito, Tavolara, nei vapori della lontananza, si inchina, rosa e celeste, a specchiarsi nell’acqua ferma, trovandosi  di certo molto bella. Da dietro un olivastro, ecco far capolino gattoninni, per lo spuntino mattutino, e sempre un gatto affamato arrivava con il sole appena sorto, felpati i passetti sulle nuvoline rosa, quando io ero piccolina…

E’ questo il disegno a tinte pastello – che mi porto nell’anima – della mia Sardegna l’isola bella, che, nonostante la nevrastenia dei tempi nuovi, del furoreggiar di motoscafi, musiche e oli solari, del morso del turismo affamato di falso piacere, non cambia mai.

L’immutabile quadretto di bellezza è per me segno  e simbolo della Legge del Signore che non muta mai e resiste forte, lucente, viva, anche se il mondo sembra danzar verso un progresso che lo asciuga d’acqua e di sale. La corsa verso il nulla del finto progresso (i tempi nuovi) è tutt’opposta al silenzioso, immutabile scorrere della Vera Vita. Il mondo, fatto di illusioni, dell’abracadabra del signore delle mosche, delle fantasmagorie di Satana, dei miraggi del mago di oz, sembra in continuo mutamento, ma sono gli uomini che, tradendo la Vera Vita, inseguono l’effimero, inventandosi eventi, nuovi ordini, liturgie balorde (come mettere un pannolino a un pollo dalla testa mozzata e portarlo, impuniti dalla legge, dal buon senso e dal vescovo sull’altare di una Cattedrale…). Non così il cammino stretto che è Via, Verità e Vita. La liturgia antica della Santa Messa di sempre ne è fedele traduzione (cioè espressione) e non doveva, secondo me che pure sono nata nel Vaticano II, cambiare mai.

Ecco servita in forma di acquarello la mia risposta al cardinale William Goh che, senza punto vergognarsi delle parole da sofista, in stile concettistico secentesco, che usa come un qualsiasi influencer della rete, dichiara: “Il pericolo dei tradizionalisti è che nel loro desiderio di rimanere fedeli al passato, dimenticano che la fedeltà al passato richiede un cambiamento. L’ironia è che non cambiare significa essere infedeli al nostro passato. Attenersi semplicemente alle pratiche del passato, ripetendole, sarebbe un segno di infedeltà. Invece, la fedeltà al passato significa fedeltà ai principi originali che hanno portato a determinate pratiche e regole. Anche se l’espressione deve cambiare a seconda dei tempi, la verità di fondo rimane. L’essenza e la verità in sé non possono cambiare, ma il modo in cui esprimiamo questa verità deve adattarsi ai nostri tempi”.

E una chiosa, sempre mia. Nella Vera Vita, caro monsignore, non esistono concetti come passato e presente. Essa, scorre nell’Eternità ed è nella dimensione Eterna, cioè guardando solo al cielo, che dovrebbe vivere un cattolico credente, rispettando le forme perfette  della Tradizione che vivono nella messa tridentina. A maggior ragione se il credente è un porporato e un pastore del gregge, chiamato a dare il buon esempio…

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3 commenti su “Una Risposta al card. Goh in Tema di Tradizione, e Messa. Benedetta De Vito.”

  1. Esprimere la verità adattandosi ai nostri tempi? Cosa vuol dire, eminentissima eminenza? Se diamo per scontato che Dio è la verità assoluta, come esprimere questo concetto adattandoci ai tempi? Ce lo dica se lei lo sa. Son tempi bisognosi di sobrietà vigilata, purtroppo. Anche per i cardinali.

  2. Questo Cardinal Boh (da dove sbuca? È uno dei non cardinali non creati dal Bergoglione?) fa confusione con un concetto che è giusto. È vero che la fedeltà al passato richiede un cambiamento, ma questo cambiamento è la conversione che ognuno di noi deve ricercare e praticare, per essere fedele a Gesù Cristo e alla sua Chiesa, sempre uguale ieri, oggi e sempre.
    L’errore riguarda l’adeguamento ai tempi correnti… Essendo i tempi correnti, qualunque “tempo corrente”, quello che la Sacra Scrittura chiama “questo mondo”, adeguarsi ad essi significa sottostare al “principe di questo mondo”. La Verità non può sottostare al “principe di questo mondo”, detto anche “padre della menzogna”.
    E basta una Benedetta a sbugiardarlo, così come a sbugiardare i suoi emissari e complici dentro la Chiesa.

    1. ” se anche noi, o un angelo, vi annunciassimo un Vangelo diverso, sia Anatema” : parole di San Paolo, l’ Apostolo delle genti, quindi se questo ammonimento lo rivolgeva a sé stesso e agli angeli, figurarsi se non vale per i suoi successori, per il clero modernista, ribelle e rivoluzionario, empio e traditore! Altroché se vale, e se ne saranno accorti i chierici modernisti gia passati ” a miglior vita” ( si fa per dire…), per quelli ancora tra di noi, c’è la possibilità di un ravvedimento, anche in zona Cesarini, cioè in articulo mortis, come si diveva ai tempi della Chiesa Cattolica; un ravvedimento che però è umanamente molto difficile, se non addirittura impossibile, ma non disperiamo, ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio. LJC

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