Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione sull’orrore in continuo sviluppo a Gaza e in Cisgiordania. Buona lettura e condivisione.
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Il primo è questo post di InsideOver:

Un’inchiesta di Associated Press, pubblicata il 3 luglio 2025, ha confermato quanto InsideOver aveva già denunciato settimane fa: nei centri di distribuzione di beni umanitari a Gaza, anche i mercenari americani armati commettono violenze contro la popolazione palestinese.
600 palestinesi sono stati uccisi e oltre 4.200 sono rimasti feriti nei pressi dei siti di distribuzione degli aiuti da quando la Gaza Humanitarian Foundation (GHF) ha iniziato a operare nella Striscia a fine maggio.
Diversi mercenari della GHF hanno raccontato, sotto anonimato, ad Associated Press di aver visto coi loro occhi colleghi sparare proiettili veri e lanciare granate stordenti per disperdere la folla in cerca di cibo. Uno dei mercenari ha dichiarato: “Ci sono persone innocenti che vengono ferite. Gravemente. Inutilmente.” In alcuni casi, si parla di armi puntate a distanza ravvicinata e persino di colpi sparati ad altezza uomo.
Il 6 giugno un’indagine di InsideOsint aveva analizzato filmati e fotografie girate a Rafah in cui si vedeva chiaramente un contractor mentre lanciava almeno tre granate stordenti verso un gruppo di civili che, pur affollando l’area, non mostravano alcun comportamento aggressivo.
In quell’indagine abbiamo sollevato dubbi concreti sul ruolo sempre più ambiguo dei mercenari USA nei punti di distribuzione, evidenziando come operassero in assetti semi-paramilitari, con un addestramento evidentemente inadeguato alla gestione di una folla affamata e disarmata.
L’allineamento tra i dati raccolti da AP e le prove diffuse da InsideOver conferma che quanto accade nei centri di aiuto umanitario di Gaza non può più essere considerato un insieme di incidenti isolati. Si tratta, piuttosto, di un modello operativo sistemico, in cui personale armato, in complicità con le forze israeliane, compie violenze contro civili affamati, tra cui donne e bambini.
Che altre prove servono per smettere di chiamare la Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta da Israele e dagli USA, un’associazione “umanitaria”?
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Poi c’è questo post di Espresso Online:

Nel raid del 30 giugno che ha colpito l’Internet cafè sul lungomare di Gaza, frequentato da giornalisti e attivisti, causando 39 morti, Israele avrebbe usato una super-bomba da 230 chili, la MK-82 di fabbricazione statunitense. “Un’arma potente e indiscriminata – come scrive il Guardian – che genera un’onda d’urto dirompente e sparpaglia schegge su un’ampia area”.
Non solo un bombardamento deliberato su uno dei pochi posti nella Striscia con una connessione Internet stabile – per questo, notoriamente usato dai pochi reporter che sono a Gaza – ma anche una modalità che potrebbe costituire un vero e proprio crimine di guerra. E potrebbe non essere la prima volta. Senza contare gli oltre 50 mila morti in meno di due anni. Secondo alcuni esperti di diritto internazionale citati dal quotidiano britannico, autore dell’inchiesta, “l’uso di tali munizioni, nonostante la nota presenza di molti civili indifesi, tra cui bambini, donne e anziani, è quasi certamente illegale”.
Andrew Forde, professore di Diritti umani alla Dublin City University, ha detto al quotidiano britannico che l’uso di “munizioni pesanti, in particolare in uno spazio civile affollato, anche con il miglior targeting al mondo, porta “necessariamente a un risultato indiscriminato che non è conforme alla Convenzione di Ginevra”.
“L’esercito israeliano non ha specificato esattamente chi stesse prendendo di mira – ha spiegato Gerry Simpson dell’Ong Human Rights Watch – ma ha affermato di aver utilizzato la sorveglianza aerea per ridurre al minimo le vittime civile. Il che significa che sapeva che il bar era pieno di clienti in quel momento”.
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E c’è questo articolo di Lavinia Marchetti su Facebook:
Tutte queste frasi sono state pronunciate, scritte, pubblicate. Nessuna di esse è stata smentita. Nessuna ha causato dimissioni. Nessuna ha comportato un’indagine internazionale.
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E infine questo articolo de L’altraEconomia, che testimonia il ruolo del nostro Paese in questo crimine:

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1 commento su “Testimonianze Verbali di Genocidio a G4z4. Per una Norimberga Futura dei Responsabili Isr@eli@ni.”
La conoscenza è adeguamento dell’intelletto alla realtà. Un rendersi uguali, assimilandosi, perché la conoscenza ci cambia: non è la realtà ad assimilarsi a me, ma la mia persona cambia adeguandosi.
Clamorosamente vero se la realtà che si fa conoscere è Dio: potrebbe il finito (la creatura) adeguarsi all’Infinito? Evidentemente no, se non fosse volontà dell’Infinito di offrire la grazia che supera la natura.
L’assimilazione allora cristifica l’umana natura, ma non solo per sentito dire, intellettualmente: alla fede si accompagna la carità. Al conoscere intellettuale si somma l’agire con l’affetto divino. Ma Dio spera? Evidentemente no, eppure ci dà la speranza perché nella fede e nella carità posso esservi completo abbandono, senza riserve per ritagliarci inadeguatezza, cioè misure non adatte.
La miseria sconvolgente delle misure umane a Gaza rende evidente l’inadeguatezza delle ragioni umane. Ne svela la disumanità priva di grazia, in cui ogni fede è priva di carità e disperante.
Nell’assimilazione divina che la grazia apre alla miseria della natura umana echeggia un sottofondo lessicale che rende tutto più vero: simul.
Nella simultaneità dell’adeguamento c’è istantaneità con Dio, senza prima ne’ dopo: eternità.
Al mondo effimero e storico manca l’abbandono a Dio, più inadeguato che mai a portare salvezza, perché moltiplica ragioni sottodimensionate rispetto alla gigantesca miseria dei problemi.
Priva di eternità gonfia il tempo, parlando di fede come di un’etichetta appiccicata al contenitore, senza affetto vero, senza respiro, perciò morto. Vede morte, chiede morte, non spera perché non sa abbandonarsi alla grazia.
In fondo spera in una convenzione, un accordo, una qualche istituzione. L’uomo spera solo in sé stesso, restando inadeguato, impossibilitato alla pace. Senza salvezza, perché inadeguato alla Verità.
Ogni croce lo rivela, perché la Verità è in croce per darci la salvezza e ha bisogno di adeguamento per essere assimilata, simultanea alla grazia che l’uomo non ha.
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