Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Pro Italia Cristiana. Buona lettura e condivisione.
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Sgorga ancora sangue cristiano in Mozambico e India
Il mondo finge di non vedere, mentre il sangue dei cristiani sgorga a fiotti anche negli angoli dimenticati del pianeta. Come in Mozambico.
Qui, a Cabo Delgado, provincia nord-orientale del Paese, interi distretti come Montepuez, Meluco, Muidumbe e Macomia sono nelle mani della jihad.
Dal 2017 ad oggi si piangono più di 6.000 morti, in gran parte decapitati. Oltre un milione le persone sfollate, per cercare di sfuggire alla violenza islamica.
Solo dal 2 al 15 giugno scorsi si sono registrate ben 18 vittime. E gli attacchi si sono intensificati purtroppo nelle ultime settimane.
Chiese e case bruciate ed i saccheggi sono all’ordine del giorno. Anche i bambini vengono rapiti per poi esser reclutati a forza come miliziani.
Sigle come Ansar al-Sunna o al-Shabaab spadroneggiano nelle aree a maggioranza musulmana, dove grande è la povertà e la disinformazione.
È su questo che i fondamentalisti islamici fanno conto. La gente è priva dell’essenziale per vivere. Mancano assistenza sanitaria, strade e mezzi di trasporto.
Il petrolio ed il gas, particolarmente ricchi nel Paese, rappresentano ad un tempo una speranza ed una condanna per questa gente.
Fanno gola ai terroristi islamici, ma anche agli investitori stranieri, pronti ad intervenire con progetti miliardari, però solo quando verranno garantite maggior sicurezza e stabilità politica.
Finora la Chiesa cattolica, grazie al sostegno di Caritas e missionari, ha svolto un ruolo decisivo tanto nel cercare di arginare la violenza jihadista quanto nel soccorrere la popolazione.
Il vescovo di Tete, mons. Diamantino Antunes, nei giorni scorsi ha lanciato un grido di aiuto al mondo intero: da solo, il Mozambico, non può farcela ad uscire da questo dramma.
Come possiamo restarvi indifferenti? Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo agire in modo concreto.
Innanzi tutto possiamo pregare per questi nostri fratelli nella fede, dilaniati dal terrorismo islamico.
Inoltre, fondamentale è far circolare le notizie, affinché quanta più gente possibile sappia, preghi e non faccia mancare il proprio sostegno a queste popolazioni.
Per questo intendiamo potenziare sempre più la nostra vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social, che rappresentano il mezzo più veloce e sicuro per informare tanti in poco tempo.
Ma quest’operazione ha un costo, che da soli non riusciremmo sostenere. Per questo, abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Non solo in Mozambico. Lo scorso 21 giugno in India, nello Stato dell’Orissa, un gruppo di cristiani è stato attaccato da centinaia di integralisti indù, armati di asce.
È accaduto nel villaggio di Kotamateru, appartenente al distretto di Malkangiri. Cosa faremmo se ci trovassimo in una simile situazione?
Solo l’intervento della Polizia ha permesso di contenere il bilancio a 7 feriti, alcuni dei quali gravi. Ma fino a quando?
Questo è solo l’ennesimo tassello di una persecuzione cui ogni giorno milioni di cristiani vengono sottoposti.
Non è possibile vivere in questo modo! Ma ciò che fa più male è l’indifferenza dei media e delle cancellerie di tutto il mondo verso questi orrori.
Si muore nel silenzio generale, senza che nemmeno si sappia. Dimenticati da tutto e da tutti. È terribile!
Aiutaci, con la tua migliore offerta, a promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione ed a far sapere quel che realmente accade, affinché non venga meno il nostro sostegno.
Non volgiamo lo sguardo altrove, facendo finta di non vedere!
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E anche questo post pubblicato da InsideOver:
Nel nord del Mozambico, nella provincia di Cabo Delgado, si sta registrando un preoccupante aumento nei rapimenti di bambini da parte di gruppi armati affiliati allo Stato Islamico.
Secondo quanto riportato da Human Rights Watch, solo tra maggio e giugno 2025 oltre 120 minori sono stati sequestrati. Le testimonianze raccolte indicano che i bambini vengono sfruttati per compiere lavori forzati, matrimoni minorili forzati o addirittura essere addestrati per combattere in guerra.
Tra gli episodi più gravi, il 23 gennaio 2025 sette bambini sono stati rapiti nel villaggio di Mumu, nel distretto di Macomia. Due sono stati successivamente liberati, mentre degli altri cinque non si hanno più notizie. A marzo, altri sei bambini sono stati presi con la forza nel villaggio di Chibau; quattro di loro sono stati rilasciati il giorno seguente.
Il 3 maggio una ragazza è stata sequestrata a Ntotwe, nel distretto di Mocímboa da Praia, e l’11 maggio otto minori (sei ragazze e due ragazzi) sono stati catturati vicino a Magaia, nel distretto di Muidumbe. In quest’ultimo caso, secondo quanto riferito dall’UNICEF, tre ragazze tra i 12 e i 17 anni sono state uccise, due ragazzi sono stati successivamente trovati senza vita e cinque ragazze risultano ancora disperse.
Il dramma non finisce con il rilascio: molti dei bambini che riescono a tornare alle loro famiglie affrontano profondi traumi psicologici e stigma sociale. In numerosi villaggi mancano strutture adeguate per offrire assistenza medica o psicologica, e il reinserimento nelle comunità resta una sfida enorme.
Il conflitto in corso nella regione, che dal 2017 ha causato oltre 4000 morti e oltre un milione di sfollati, continua a colpire in modo devastante i più vulnerabili. I bambini, privati dell’infanzia e del futuro, sono ormai il volto più drammatico di una crisi completamente fuori dal prime time mediatico.
#mozambico #kids #rape #torture #abuse
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