Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste meste riflessioni sull’inquinamento mondano nella Chiesa…Buona lettura e meditazione.
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Una piccola farfalla dalle leggere ali gialle si è posata sui fiori viola della bouganville e il mio cuore si posa con lei nella bellezza mentre tutt’intorno a me e a noi ruggisce, come sempre, il mondo a zampe al vento. Mago Merlino, il merlo del giardino, vola allegro, in filo radente dal ramo del ginepro a quello del querciolo, mentre le cicale in amore, invisibili come la Vita vera, non smettono di battere sui loro tamburelli festosi e io, mesta, leggo le ultime, deprimenti, notizie dal mondo della Chiesa alla deriva.
Lo sapevate? In Austria, in una Chiesa di Salisburgo, Sant’Andrea, è stato organizzato per il secondo anno consecutivo un concertone e invece di pregare davanti al Santissimo, gli invitati (non fedeli) hanno bevuto a garganella birra a volontà.
E il Vescovo, tutto contento, ha dichiarato che l’orrido evento si ripeterà anche l’anno venturo…
Prima di proseguire nel ginepraio della vergogna (e non solo ecclesiastica) mi fermo mentre un ricordo mi riporta agli anni verdi del mio bambino quando una compagna di classe, figlia di un pastore valdese, lo invitò a cena. Il dopo sera fu, per come me lo raccontò, sconvolgente, perché nel loro piccolo tempio in Via Firenze si apparecchiò un concerto rock. Persino il mio Ellino, che pure religioso non era, tornò a casa disgustato. Gli dissi che nelle chiese cattoliche una cosa simile non sarebbe mai successa. E lo pensavo per davvero. Ma oggi non lo penso più perché è già accaduto e accadrà. Anzi sta già succedendo.
E ancora concerti e ancora orrore.
A luglio, a Milano e a Pordenone, è atteso un gruppo americano, i Soulfly, che invoca i roghi delle Chiese. Sì, sì, proprio così. Il loro capo-banda, il cui nome non mi interessa, lo scrive senza problemi: bruciamo le Chiese e aggiunge anzi bruciamo tutto.
Bè, un giorno, penso proprio che toccherà anche a lui di ardere se non si converte.
Intanto e passo e chiudo un’ultima considerazione sulla mala-abitudine nei ristoranti, nei supermarket e ovunque di tenere sempre la musica (e che musica orrida!) a tutto volume. Oh mie belle cicaline, voi sì che con il vostro cricricri siete musica divina!
D’un tratto – e chiudo per davvero – mi viene in mente che, durante la festa patronale alla quale ho presenziato dalla processione alla Messa fino al pasto finale, il parroco canterino è salito sul palco dove infuriava il karaoke e, per come mi ha detto chi mi ama, ha cantato “Il triangolo no” di Renato Zero.
Io davo le spalle al palco e le orecchie il Signore me le ha tappate quindi non so se è successo per davvero oppure no. Il cerchio si chiude nell’orrore e come ho detto alla mia amica Piemme, che è per il sacerdozio femminile “per il bene della Chiesa”, dico che ogni volta che la Santa Chiesa pura, innocente, sposa del Signore, si inchina al mondo e compiace gli uomini che hanno lo sguardo fisso alle fogne, fa un passo verso l’abisso e la sua guida non è Gesù ma l’Arcinemico.
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5 commenti su “Quando la Chiesa si Inchina a Compiacere il Mondo, è un Passo verso l’Abisso. Benedetta De Vito.”
Cara Benedetta, anche se non abbiamo più il satrapo anticristico a guidarci verso l’abisso, gli effetti delle sue politiche permangono… Definire la sua azione “pastorale” sarebbe una grave bestemmia verso Gesù Cristo buon Pastore e verso i tanti veri pastori che ancora resistono nel silenzio e nell’oscurità e spesso anche nel dileggio dei confratelli.
Purtroppo sarà difficile eradicare questo andazzo, sdoganato nell’immediato post concilio con le Messe Rock e proseguito con 60 anni di invenzioni liturgiche che forse ancora non ci hanno fatto toccare il fondo.
Leone si rivela non un leone ruggente ma un leoncino gentile dall’approccio morbido e inclusivo, inefficace con il suo agostinismo come già fu inefficace l’agostinismo ratzingeriano…
Servirebbe un timoniere che tenesse la barra dritta e salda, con coraggio e decisione, non un ondivago cerchiobottista che cerca di non fare scappare nessuno dalla Chiesa quando ormai le porte dell’ovile sono state aperte e le pecore sono scappate a destra e manca.
In questa situazione la cosa migliore sarebbe in primo luogo richiudere le porte e mettere anche dei sonori chiavistelli. Chi è fuori e non vuole rientrare, che resti fuori e si faccia sbranare dai lupi, se quello è il suo sogno. Ma che non continui la mattanza del gregge, perché ci si ostina a non voler impedire l’accesso ai lupi, poverini.
Cara Benedetta, la sua farfallina sulla bouganville mi fa pensare agli uccellini che, in questi tempi di notti brevi, non appena l’aurora azzurrina si affaccia a diradare la notte, già belli svegli, cominciano col loro melodioso cinguettio a inondare la campagna, la mia dolce campagna silente. È ancora presto, mi dice dal muro l’orologio che, guarda caso, scegliemmo tanti anni fa perché decorato di pettirossi e usignoli. Ma io sono ormai ad occhi aperti e a mente lucida, non posso che pensare a come sia bella e armoniosa la creazione e come ogni cosa che ha fatto il Buon Dio sia perfettamente giusta e senza nessuna grinza. Grazie, Signore, bisognerebbe adeguarsi alla Tua divina sapienza per vivere bene, poiché essa crea ogni bene e non sbaglia, non sbaglierà mai. L’ assassino, l’ eterno nemico, invidioso di tanta bellezza, crede oggi di aver vinto per averci portato quasi tutti dalla sua parte. Quasi tutti.
Si sbaglia di grosso, però.
La tendenza e’ profanare (in tante maniere si puo’ attuare cio’, non solo con i concerti o le tavolate o i baccanali) per distruggere la Croce;
al disegno diabolico collaborano anche dei preti plagiati, degli altri solo solo ignoranti.
la situazione richiederebbe pero’ un immediato intervento di “polizia” / “pulizia”, disposto dai vertici; ma nulla o quasi si mette in moto in tal senso (chi tace e non interviene acconsente?). Questo e’ il dramma.
A noi, fedeli in Cristo, non resta che la preghiera a San Michele Arcangelo.
Mi chiedo: ma in Vaticano hanno finalmente coscienza di quello che succede? Anche lì vige la fregola delle Quote Rosa e delle canzonettacce spacciate per musica sacra? Poveri noi!
«Anche lì vige la fregola delle Quote Rosa […]?»
Come no!
suor Simona Brambilla, prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica;
suor Raffaella Petrini, segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Si precisa che «Petrini diventa anche presidente della Pontificia Commissione che, composta da cardinali, ha funzioni legislative: è l’organo che ha il compito di approvare le leggi e le altre disposizioni normative, e delibera annualmente il bilancio preventivo e quello consuntivo e il piano finanziario triennale» (https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2025-05/donne-chiesa-mondo-le-nomine-femminili-di-francesco-osservatore.html), Bello tosto il posto eh?;
Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani;
García Ovejero, vice direttore della Sala Stampa, «è la prima donna a poter parlare a nome del Sovrano Pontefice», annuncia trionfalmente il sito di cui sopra, il quale, dopo aver citato numerose altre nomine di donne in posti chiave in Vaticano, si lamenta: «Molte e molti dicono che è ancora poco. Che il Potere con la P maiuscola resta saldamente in mano agli uomini e non è scalfito». Certo, per arrivare al soglio pontificio bisogna lavorare ancora unpo’.
D’altro canto basta notare la perla «molte e molti» per cogliere lo “spirito” che pervade l’articolo e chi l’ha steso: «Molte e molti», fratelli e sorelle, Italiani e Italiane. Questo ci fa capire che quando la Domenica recitiamo in chiesa “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal Cielo”, le donne dalla salvezza sono escluse, anche se Brambilla, Petrini, ecc, oltre alle autrici dell’articolo del link, dovessero recitare «per noi donne e per la nostra salvezza…» (tanto ormai in materia di FEDE (Deposito…), ci è stato insegnato nel precedente pontificato, tutto è opinabile: 2 + 2 fa 5, dice un geniale gesuita).
«è la prima donna a poter parlare a nome del Sovrano Pontefice», squillano le autrici dell’articolo a proposito di García Ovejero della Sala Stampa. Beh! il movimento ha origine dal basso, no? Dalle Parrocchie, in cui al prete a mala pena è concesso ancora la Domenica di “presiedere l’assemblea”, come si dice in gergo N.O., e non del tutto, perchè mentre al momento della Comunione fanno riposare il “presidente”, sono loro a somminstrare le Sacre Particole dopo essersi ben bene impuzzolite le mani con il “sacro” gel. Tutte le altre incombenze sono svolte da loro: “Vorrei parlare col parroco”. “Dica a me, che sono la segretaria”. Forse vorrei parlare di cose spirituali, ma mi astengo dal dirlo per evitare che mi si risponda: “dica, dica pure a me!”.
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