Senza Sale, Senza Verità. La Grande Macchina del Ribaltamento all’Opera. Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione questo racconto che sarebbe distopico se non fosse drammaticamente reale, concreto e vissuto ogni giorno. Buona lettura e condivisione.

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In una ridente località montana, un nido tra le vette con il pennacchio ammusato nelle nuvole, erano riunite al completo le grandi schiere dei DSLT. Tre giorni tre per fare il punto sul ribaltamento della Verità cominciato ormai tre secoli prima, con gran lavorio del succitato ente inaugurato come ordine sovrano nel Secolo dei Lumi. All’inizio c’erano poche categorie: teatro, letteratura, musica. Con gli anni e con i secoli, molte categorie si erano sdoppiate, ne erano sorte di nuove. Insomma l’esercito si era ingrossato e fortificato. Da allora, infatti, ne aveva fatta di strada e i pochi adepti di allora, che per simbolo avevano un alambicco desalinizzatore, erano adesso milioni in tutto il mondo…

Nell’aula magna magna (come la chiamavano le schiere di dissalatori) del relée di neve  c’era un gran viavai di cantanti, scrittori, giornalisti, scienziati, medici e chi più n’ha più ne immagini, tutti con il badge dell’alambicco. E tutti, in un caos di parole, a dir la propria, per trovare mezzi nuovi per infettar la ciurma della terra, reificarla, renderla schiava  dei suoi stessi piaceri e per sovvertire l’Ordine divino del Creato e far trionfare il mondo a capo in giù. Le idee migliori sarebbero giunte in alto, in alto e chissà dove.

Per ogni categoria di dissalatori, ben attenti tutti quanti a non mostrar mai il loro vero volto, difeso dal sorriso del caricaturale (s’intende una maschera, dono del supremissimo) poteva parlare uno solamente e ora, appunto, i gruppi litigavano su chi mandare a vociar sul palco visto che tutto si svolgeva alla presenza dei Rossissimi, cioè del comitato del potere supremo. Se ci fosse il supremissimo, invece, non si sapeva, visto che nessuno (ma noi sì che lo sappiamo chi è il brutto tomo) conosceva né il suo vero nome né il volto né nulla.

Per i cantanti, fu eletto a maggioranza un certo Vecchiotti, il quale, pur educato nell’odiata Chiesa Cattolica, era adesso un desalatore di prim’ordine. Le sue canzoni, dedicate tutte ai migranti, agli omosessuali e alla teoria gender che salvava l’umanità dalla schiavitù e dall’ipocrisia, erano tutte dei rap ipnotizzanti che, nel ripetere cento volte le stesse bugie, le rendevano vere. Aveva desalato con i suoi concertazzi milioni di ragazzi… “Propongo di scrivere tutti insieme i cantanti una canzone globale, buona per tutta la terra”, “C’è già!”, protestò uno in platea e si mise a canticchiare una canzonetta dove s’immaginava un mondo senza Dio, senza guerre, senza sale… Il Vecchiotti si mise a pensare e lasciamolo lì ponza che ti riponza.

Fu poi la volta dei registi che da qualche tempo, a causa del trionfo del nuovo mondo della rete, erano un poco in crisi.  Proposero infatti una bella censura per le reti sociali. Viva protesta dal gruppo dei dissalatori-influenzatori, con i loro inquietanti musi da gatto tatuati sul volto, con le labbra rinforzate alla gomma piuma, con i tatuaggi anche su per le orecchie, tutti senza sale pieni zeppi di  veleni sciapi di Verità da spargere a piene mani con l’armatura della libertà. Ecco i medici che propongono per il bene dei più piccoli ben 55 vaccinazioni nei primi tre mesi di vita. S’alza un manifesto: “Marcolino non morirà di febbre tifoidea”. “Ma il tifo non è stato debellato?”, domandò uno dei camici bianchi, il quale fu prontamente acciuffato da servizio d’ordine. Gli scienziati innalzano Alzotti, che propone un bel video in cui gli astronauti arrivano su Marte. Il generale Badalotti immagina una guerra contro gli extraterrestri da costruire con ologrammi in cielo. La paura, la paura – ripete – è un mezzo efficace per desalare! Applausi in platea.

Per i giornalisti intervennero in due, tv e stampa. Promisero solennemente che, in ogni edizione, avrebbero celebrato aborto e fine vita, cioè il culto della morte, ma nascondendolo dietro la solita manfrina del diritto. Il diritto alla scelta. Applausi di tutti, scroscianti. Il cantante Vecchiotti, che aveva ponzato abbastanza, tornò sul palco, annunciando che avrebbe scritto una bella canzone per difendere la legge inglese, appena approvata dalla Camera dei Comuni, che consentirà alle future mamme di uccidere il proprio bambino anche allo scadere del nono mese. “Ma è infanticidio!”, protestò un collega cantore, che fu portato via dalla sicurezza.

Le idee erano molte e tutti per desalare l’umanità usavano il convincimento, la ripetizione e naturalmente la tecnica del giudizio negli occhi del vicino. Quest’ultimo era davvero un mezzo efficacissimo. Tutti volevano mostrarsi moderni, calpestare le tradizioni, piegarsi a ogni tentazione anche la più sporca per sentirsi alla moda, vincenti, superiori. Per ultima infatti parlò la Moda nella persona di Lilith Porcell, che firmava le borse più desiderate al mondo: soprattutto le ultime arrivate, a forma di sterco di bove. Rise, sventolando la porchette appena confezionata per le influenzatrici già pronte a gridare al miracolo. “Ma puzza persino!”, fece una tipa col volto di plastica della Barbie. “E’ questa la novità!”, fece la Porcell e tutte subito a scrivere portenti della porchette puzzolente…

Morale della favola: chi si piega al mondo, pian pianino aiuta a sovvertirlo e perde il sale della Verità.

Compresa la Santa Chiesa Cattolica.

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