Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, abbiamo ricevuto dall’interno delle Mura questo messaggio, che doverosamente portiamo alla vostra attenzione. Buona lettura e diffusione.
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Caro dottore Tosatti, leggo su vari quotidiani del possibile, o almeno auspicato dal soggetto, ritorno in “Curia romana “ di SE mons. Georg Gaenswein. Non ho più rapporti, personali e particolari, di fiducia con ambienti di Curia romana che mi permettano di dare un suggerimento, indiretto naturalmente, al Santo Padre o al Segretario di Stato.
Così ho pensato di scrivere a Lei per Stilum Curiae che mi dicono esser letta con attenzione dietro le sacre mura.
Mons. Gaenswein è persona molto intelligente ed abile. Lo dichiaro senza riserve o dubbi. E la mia valutazione su di lui fino a Vatileaks nei primi del 2012 era veramente straordinaria, solo con alcune riserve dovute al suo rapporto con mons. Clemens, precedente segretario del card. Ratzinger.
Ma merita un commento proprio per questo. Mons. Georg ha avuto, secondo la mia osservazione, due momenti distinti di devozione a Papa Benedetto XVI, di cui forse merita tener conto. Dalla nomina nel 2005 ed i suoi burrascosi rapporti con l’ex Segretario particolare del Card. Ratzinger, mons Joseph Clemens (con cui arrivò perfino a scazzottarsi nei corridoi del sacro palazzo), fino alla vicenda Vatileaks ai primi del 2012.
Da, senza alcun dubbio, atteggiamento fedelissimo e “gelosissimo” di segretario del Pontefice, ad altro atteggiamento dopo la vicenda del famoso cameriere Gabriele che avviò Vatileaks.
Ecco, nell’intento di riportarlo a Roma ed utilizzare le sue grandi doti, forse, sarebbe opportuno che il Segretario di Stato, card. Parolin potesse chiarire alcuni punti che vanno compresi ed eventualmente certo scusati, data la statura eccellente e preziosa della persona di Gaenswein; ma forse meglio chiarirli prima.
Per cominciare, come mai alla morte di Papa Benedetto aveva già il libro (“Niente altro che la verità”) “pronto” per essere pubblicato, il che è avvenuto solo 9 giorni dopo la morte? (il 9 gennaio 2023).
Come mai ha pensato di “chiarire lui la verità” ? Su che e su chi, visto che nel libro son riportati taluni fatti pubblicamente sconfessati, senza repliche? Poi sarebbe utile capire quale era il suo rapporto con il segretario di Stato (che essendo ancora vivo, potrebbe confermare o no) card. Tarcisio Bertone, prima e dopo Vatileaks?
E quale ruolo ebbe mons. Gaenswein nell’operato del povero cameriere del Papa, signor Gabriele?
Questi son solo pochissimi fatti che il Segretario di Stato Parolin non dovrebbe faticare a chiarire con mons. Gaenswein o con i Cardinali che erano operativi all’epoca o con lo stesso mons. Clemens, attualmente Vescovo e delegato apostolico in un monastero Agostiniano in Austria…
Ma ripeto, solo al fine di valorizzare meglio un grande talento, quale è mons. Georg.
Grazie, le ho scritto perché io amo la Chiesa.
E stimo mons. Georg.
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30 commenti su “Gaenswein di nuovo in Curia? Benissimo, però…Una Lettera a Stilum dai Sacri Palazzi.”
@ ORA: credo che Benedetto XVI si riferisse a una dimensione puramente spirituale quando fece quell’affermazione (“il sempre è anche un per sempre”).
https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2013/documents/hf_ben-xvi_aud_20130227.html
Rinunciando all’ ‘esercizio attivo del ministero’ non è più Papa della Chiesa Cattolica Romana… e tuttavia, la sua offerta di sé a Dio, presa già quando nel 2005 accettò l’ufficio petrino, è indelebile e non verrà mai meno, anche se il munus/ministerium passerà a qualcun altro.
Similmente tutti noi, ancor oggi, facciamo riferimento ai Padri della Chiesa (compresi quelli dell’Antico Testamento, come Abramo, Mosè ecc.) come se fossero, in un certo senso, ancora vivi; pur non avendo più un ‘ministero attivo’ nel mondo la loro fedeltà a Dio, il loro esempio di vita e il loro amore per il popolo di Dio (la Chiesa) rimarranno sempre vivi nei nostri cuori. In questo senso Benedetto XVI aggiunse: “Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro.”
Resta nel recinto di San Pietro, aggiungo io, anche per la vicinanza con Papa Francesco (quello vero…), a cui avrebbe trasmesso il munus ‘da cuore a cuore’, creando così un legame indissolubile con il nuovo Papa, rinsaldato dalla preghiera e dall’offerta di sé a Dio, che mai verranno meno, anche ora che è passato a miglior vita.
Il Papato non è ‘scindibile’; questa sarebbe un’eresia contraria al mandato di Cristo a Pietro, come è stato fatto giustamente notare da molti, secondo verità. Benedetto XVI, da esimio teologo, non poteva cadere in un simile tranello. È l’ ‘A B C’ della Chiesa Cattolica Romana che il Papa è uno solo, come lo stesso Benedetto affermò più e più volte dopo la rinuncia, a scanso di equivoci…
Benedetto restò nel recinto di San Pietro anche perché, da ‘Papa emerito’, vestendosi ancora di bianco ecc., avrebbe di fatto ‘rappresentato’, agli occhi dei fedeli, quel legittimo Vicario di Cristo (questo sì in sede impedita…) che doveva (e tuttora deve, ma non per molto ancora) restare nel nascondimento, per il bene della Chiesa. Il ‘lungimirante’ motto che Papa Benedetto scelse all’inizio del suo Pontificato fu proprio ‘cooperatores veritatis’, al plurale, ossia ‘cooperatori della verità’, dalla terza lettera di Giovanni, versetto 8. Tutti coloro che cooperano al servizio della verità stabiliscono (per Cristo, con Cristo e in Cristo) un legame eterno.
Chi vivrà vedrà.
I segretari papali, da Mons. Capovilla a quello di Wojtyla a quelli di Ratzinger e a quello di Leone, sembrano tutti delle mezze calzette, con un ruolo ambiguo per definizione, perché “mediatori” e filtro tra il pontefice e interessi particolari, di curia ma anche esterni, non sempre o quasi mai “puliti” e trasparenti.
Elevati dal nulla, si ritrovano in un ruolo al di là delle loro possibilità intellettuali, esperienziali, e anche al di là del loro grado di santità. In particolare, Ganswein si è distinto per uscite pubbliche imbarazzanti e confuse (“Qui lo dico e qui lo nego…”), senza attributi… Esplicita anche la sua complicità con Bergoglio, volta ad ottenere un ruolo di potere ma rivelatasi del tutto inconcludente, oltreché inappropriata.
Meglio dunque che stia dove stia e non si avvicini a Roma, per l’amor di Dio… Ma se l’intelligenza manca, ogni disastro è possibile e probabile.
Mamma mia che intreccio!!!
Quando si dice: la situazione è chiara! 😱
Nevvero? Brilla di luce propria!
Il famoso, e anche fumoso, libro di Gaenswein, girava in Pdf praticamente prima che arrivasse nelle librerie, io stessa ne trovai una copia che sul web: non era difficile da reperire e la stessa girava fra diverse persone tra cui religiosi.
Mi piace notare che l’articolista, reticente come gran parte dei preti, butta la pietra e nasconde la mano: deve avere qualcosa a che dire (ma non la dice) su Gaenswein e anche fra i commentatori noto che il nostro redivivo don Pipì si è affrettato a dire, come di solito fa quando le cose non gli convengono, che Gaenswein è meglio che taccia. Giustamente non si può aver più paura quando Bergoglio non tiene più in mano le fila delle persone e le bocche possono aprirsi finalmente libere.
Ora è logico anche se non dimostrato, ma non lo si vuole chiarire, che la morte di Benedetto fu strana in termini di tempo (e di modalità??) Ricordo che un esperto medico in materia sulla controinformazione dichiarò, già da come si presentava visibilmente la salma esposta al pubblico (e ciò lo avrebbe confermato sicuramente un esame autoptico) che Benedetto non poteva essere morto il 31.12.2022, e tale cosa sarebbe stato opportuno chiarire forse per dimostrare ciò che veramente lo portò alla morte. Quanto al libro del Segretario, era pronto da tempo e già conosciuto (modificato ed integrato) da Bergoglio che stranamente aveva preannunciato al mondo un “ben” avviato (provvidenziale?) cattivo stato di salute (e perchè no(?) il prossimo utile decesso, ma sicuramente forse desiderato o voluto?) di Benedetto.
I rapporti Bergoglio/Gaenswein quindi non sono da escludere come “strani” (forse di interesse e ricatto?) anche relativamente alla pubblicazione del libro, che pare fu richiesta all’editore da un potere “apicale” che non potè far altro che obbedire (basta cercare su internet) bypassando stranamente il volere dello scrittore Gaenswein, che pare avesse cercato di fermare, in un momento di rimorso di coscienza.
Il rapporto fra Gabriele e Gaenswein poi, per chi non è fesso, è fra i più chiari, se l’arte dell’investigazione poliziesca non è divenuta acqua e presa per i fondelli per la gente: il segretario, era il tutore e primo responsabile dei “segreti”, ma egli li teneva sul piano della scrivania. Stranamente NON metteva in armadio corazzato i documenti riservati e in cassaforte i quelli segreti (e quelli da distruggere, non li distruggeva!) e tutti questi “stranamente” venivano prelevati e fotocopiati da Gabriele, e su questa evidente omissione dei doveri d’ufficio basta citare le norme che regolano la documentazione segreta e riservata in Vaticano. Gabriele andò in carcere, Gaenswein no… e perchè?
Che torni a Roma il caro George, se a Benedetto piacevano degli innocui gatti, a Prevosto piacciono i leoni ruggenti, ne vedremo delle belle se a Georgino è rimasto qualche scrupolo di coscienza.
Mi sono sempre chiesto,per quale motivo, Mons George,sapendo delle intenzioni di papa Benedetto in ordine alla rinuncia sin dal settembre del 2012, ordinato vescovo il 6 gennaio 2013,abbia accettato il ruolo di prefetto della casa pontificia, che è un ruolo di massima fiducia per il pontefice, sapendo appunto che da lì a poco ci sarebbe stato un conclave. Cosa doveva fare? E diamo atto a Francesco che se lo è tenuto a fianco e che lo ha licenziato dal ruolo alla scadenza dei 5 anni, e se la ha fatto con i prefetti della congregazione della fede, attuando semplicemente il concilio, non vedo perché George avesse dovuto lamentarsene.
Perché di fatto Bergoglio ‘svuotò di significato’ quell’incarico e tentò di marginalizzare mons. Gänswein impedendogli di svolgere decentemente il suo lavoro.
Non sorprende, quindi, il ‘sospiro di sollievo’ dell’Arcivescovo con il subentrare di Papa Leone e il commento: “È finita la stagione dell’arbitrarietà.”
https://www.korazym.org/112386/mons-georg-ganswein-a-massimo-franco-ora-si-apre-una-fase-nuova-papa-leone-xiv-suscita-speranza-speranza-speranza/
Interessante anche la rievocazione di Papa Leone Magno (noto per aver combattuto diverse eresie del suo tempo, eresie che ‘Papa’ Bergoglio non ha certo lesinato di diffondere…) e il riferimento a Papa Leone III “che incoronò Carlo Magno” [nota complottista: consegnandogli le chiavi delle tomba di San Pietro… Si trattò quindi un’incoronazione assai peculiare, quasi di un’abdicazione da parte del pontefice regnante a favore del monarca: https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Leone_III Forse un auspicio di ciò che potrebbe accadere in un prossimo futuro?]
Buonasera . Scusi monsignore , chi sono realmente i cavalieri di colombo ? I proprietari dell’hotel Columbus in via Conciliazione ?
E chi è questo Anderson che ne fu presidente quando Papà Ratzinger fu costretto alla rinuncia ? Ho letto su una rassegna stampa USA , che , non ricordo bene , è stato denunciato da un suo vice?
Sono in modo diplomatico una specie di sant’Egidio , ma raccolgono e distribuiscono una infinità di soldi a tutti . Vorrebbero lo status di diplomazia dei Cavalieri di Malta per far meglio i propri affari . Ma scelgono spesso rappresentanti a dir poco indecenti . Pensi che a Roma hanno gli uffici di fronte la porta di sant’Anna …
Io avrei una domanda migliore per mons. Gänswein: Benedetto XVI ha mai lasciato l’ufficio di Vicario di Cristo? Possibilità di risposta solo sì o no.
Per quanto riguarda il libro già pronto, mi pare ovvio che si tratti di uno scritto molto meditato e abilmente preparato affinché su alcune, diciamo così, questioni scottanti ognuno vi potesse trovare conferma delle proprie convinzioni, cosicché il presule tedesco non si ritrovasse tempestato da richieste di chiarimenti che lo avrebbero potuto indurre a tradire involontariamente il segreto pontificio a cui è evidentemente legato. Un testo che avesse queste caratteristiche e questa finalità doveva per forza di cose essere pronto subito dopo la morte di Benedetto, e quindi doveva essere stato elaborato con largo anticipo. L’unica parte del libro molto stringata, quasi telegrafica, è quella relativa alla morte di Ratzinger, per cui si può ragionevolmente ipotizzare che non tutto sia stato detto.
Quanto poi ad altre questioni contingenti possono esserci state informazioni parziali, punti di vista differenti, incomprensioni, ma non credo che Gänswein abbia detto il falso. Infine, se non ricordo male la presunta scazzottata con Clemens è stata smentita.
La risposta alla sua domanda è inequivocabilmente ‘sì’:
https://www.youtube.com/watch?v=q0O4BBROh9Y
Ma a favore di chi Papa Benedetto rinunciò?
A favore di Papa Francesco, senza dubbio, come confermato sempre dalla stessa (e da altre) pubbliche interviste dell’Arcivescovo.
OK, e fin qui restiamo nel politicamente corretto.
Con la domanda seguente, invece, entriamo nel ‘pontificalmente sigillato/complottista’:
A favore di ‘quale’ Papa Francesco Papa Benedetto rinunciò?
Ecco qui una (più che) plausibile risposta, non (ancora) confermata (ma neppure smentita…):
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
Aggiungo anche che una rinuncia ‘segreta’ (quindi non ‘debitamente manifestata’, come quella — ad oggi presunta ai più — di Benedetto XVI alla ventesima ora del 28 febbraio 2013) secondo il codice di diritto canonico NON può essere considerata valida ai fini, tra le altre cose, della dichiarazione della Sede vacante (dichiarazione che avvenne comunque in data 1 marzo 2013).
Quindi il conclave del 2013 elesse Bergoglio senza verificare l’effettiva vacanza della Sede; in conseguenza di ciò esso risulta di dubbia validità in quanto convocato in assenza di un vero e proprio atto di rinuncia da parte di Benedetto XVI, al di là dell’intenzione precedentemente dichiarata e della successiva (e inequivocabile) conferma:
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/ratzinger-mia-rinuncia-valida-
Ritengo che questa ambiguità di fondo, che ad oggi permane, non sia affatto il risultato di un errore o di una qualche ‘trascuratezza’, ma che sia parte di un deliberato piano per ‘tenere assieme’ la Chiesa attorno alla figura del romano pontefice visibile ma al contempo creare i presupposti per una sua (oramai prossima) purificazione e rinascita dopo l’usurpazione.
Provvidenziale, in questo senso, l’uscita di ‘Nient’altro che la Verità’ a soli pochi giorni di distanza dal trapasso del Papa emerito, che non dovette quindi ritrovarsi i riflettori puntati addosso in conseguenza della pubblicazione; questa fornì alla pubblica attenzione diversi (e urgenti) chiarimenti, assieme ad alcuni tasselli mancanti di fondamentale importanza per ricostruire la vicenda complessiva.
Notare che ‘nient’altro che la verità’ non significa ‘tutta’ la verità, ma leggendo tra le righe certi contorni e retroscena cominciano pian piano a delinearsi… gradualmente… senza causare eccessivo scandalo.
D’accordo con lei sul fatto che non è stata detta tutta la verità; per il resto non trovo convincente la sua ipotesi, preferisco quella, ovviamente da verificare, del prof. Mazza. Poi magari la spiegazione a tutte le stranezze che abbiamo visto e sentito è differente; se così fosse, restiamo in fiduciosa attesa che qualcuno si decida in tempi brevi a farcela conoscere, così mettiamo la parola fine alle discussioni.
La pensavo anch’io così, fino a qualche tempo fa, ma certe macroscopiche contraddizioni risultavano inconciliabili secondo questa versione dei fatti.
Se infatti Benedetto XVI fosse rimasto papa fino alla morte avrebbe dichiarato pubblicamente e palesemente il falso affermando che non vi è alcun dubbio circa la validità della sua rinuncia e che speculazioni in merito all’invalidità della sua rinuncia sono semplicemente assurde. Perché mai, di sua iniziativa, se ne uscì con queste affermazioni già nel 2014? Solo per un egoistico quieto vivere?
Per altro Benedetto XVI volle sempre al suo fianco padre Georg; questi affermò pubblicamente, ripetutamente e convintamente che la rinuncia di Benedetto XVI fu valida e che il solo e unico pontefice della Chiesa Cattolica Romana a seguito della stessa è Papa Francesco. Il suo più stretto collaboratore avrebbe quindi disconosciuto il Papa vero, senza che questi mai sollevasse la minima obiezione (o per lo meno lo sostituisse come segretario…), che a me pare grottesco, anche considerato che il motto di padre Gerog è ‘per rendere testimonianza alla verità’… saremmo messi proprio male se avesse mentito così spudoratamente, disconoscendo quello che sapeva essere il vero Vicario di Cristo a favore di un impostore!
Quando Benedetto XVI annunciò la sua rinuncia, nel febbraio 2013, pensava di avere davanti a sé solo pochi mesi di vita. Se fosse passato a miglior vita due mesi dopo, per ipotesi, che cosa avrebbe ottenuto trattenendo per sé il munus, se non creare una situazione di incertezza, caos e illegalità all’interno della Chiesa?
Viste le sue condizioni di salute sarebbe stato quantomeno imprudente restare Papa sulla base della speranza che lo stesso Collegio Cardinalizio che elesse e riconobbe Bergoglio in seguito si convertisse in massa e riconoscesse lui come Sommo Pontefice… la conversione è un dono dal Cielo. Si può pregare per la conversione, ma non fare i propri piani dando per scontato che essa avverrà in tempi brevi. Il Vicario di Cristo non è Dio…
Che senso avrebbe avuto apporre il sigillo del segreto pontificio alla rinuncia, se non per una valida ragione?
Un’ottima ragione sarebbe proprio quella di garantire una legittima successione petrina anche in un contesto di infedeltà e ribellione da parte del Collegio Cardinalizio, che dovrebbe servire il Papa, non cercare di servirsi del Papa per indurlo a prendere decisioni non coerenti con la legge della Chiesa e i valori cristiani al fine di assecondare mondane aspettative e alleanze.
Spesso, quando una pianta è stressata e sta per morire perché cresce su terreno ostile, prima di seccarsi investe tutte le sue residue energie per andare a seme, nella speranza che il seme di nuova generazione possa cadere su un terreno fertile (o adattarsi a vivere sul terreno ostile). Benedetto, nella declaratio, affermò chiaramente che gli mancavano le forze… che cosa poteva fare di buono per la Chiesa, se non ‘passare il testimone’ a una persona veramente degna di fiducia, seguendo la guida dello Spirito Santo per la scelta (fu una decisione ‘ben pregata’, come affermò padre Gerog)?
Non dimentichiamo poi quella parola, ‘commissum’, apparentemente errata ma non per Benedetto, che in seguito affermò di non aver commesso errori di sorta nella declaratio. Se davvero non commise errori vuol dire che occorre trovare un senso a quella frase con ‘commissum’ (e non ‘commisso’, la versione ‘editata’), che è proprio il termine che pronunciò pubblicamente. Lo ha fatto egregiamente il prof. Corrias; tale frase assume quindi un significato del tutto nuovo: la rinuncia sarebbe avvenuta a causa di un non meglio precisato ‘misfatto’ compiuto durante il conclave del 2005 da parte di un manipolo di cardinali. Non sappiamo esattamente di che cosa si tratti, ma possiamo dedurlo facilmente da alcune fonti ‘non ufficiali’. Da queste emerge che nel conclave del 2005 si creò un ‘blocco’ coordinato di 40 cardinali sostenitori di Bergoglio (a sua stessa insaputa…), di per sé sufficiente ad impedire l’elezione del cardinale (Ratzinger) che aveva il sostegno della maggioranza. Può darsi che, per rompere lo stallo, quella fazione minoritaria abbia ottenuto (illegalmente) la promessa che il pontificato corrente non sarebbe durato a lungo e/o che in quello successivo 40 voti dell’altra fazione maggioritaria sarebbero andati a sostenere il candidato scelto dai 40 ‘cospiratori’. Una volta ottenuta la contropartita (la regolare elezione di Benedetto) tale patto sarebbe stato vincolante nonostante gli ‘antidoti’ inseriti da Papa Giovanni Paolo II nella Universi Dominici Gergis, che nello specifico dichiarava nulli e invalidi questo tipo di accordi (accordi che per altro comportano la scomunica automatica per chi vi prende parte…).
Essendo un ‘insider’ e sapendo bene come stavano le cose, Benedetto XVI avrebbe dovuto tenerne conto e agire (anche sfidando convenzioni e consuetudini, ma nei limiti delle sue prerogative legali) per il bene della Chiesa.
Faccio qualche doverosa precisazione. Premetto che il prof. Edmund Mazza ha ipotizzato che Benedetto non avrebbe rinunciato a entrambi gli uffici ricoperti normalmente dal papa (quelli di Vescovo di Roma e di Vicario di Cristo), ma solo a quello di Vescovo di Roma, mantenendo quello più importante, quello di Vicario di Cristo, il solo al quale è connessa l’infallibilità. Quando Benedetto affermava che la sua rinuncia è valida, forse si riferiva al fatto che questa separazione dei due uffici è considerata problematica, e quindi qualcuno avrebbe potuto considerarla invalida. Quanto all’affermazione di mons. Gänswein, non mi risulta che l’abbia mai fatta mentre era in vita Benedetto; dopo sarebbe anche comprensibile, in quanto Francesco era l’unico dei due rimasto. Riguardo a commissum, infine, la traduzione del passo in questione effettuata dal prof. Corrias mi pare molto difficile, soprattutto perché non ha a suo favore alcuna altra argomentazione se non il fatto che Benedetto ha detto di non aver commesso errori; ricordiamo che lo stesso Gänswein ha riconosciuto che nella Declaratio la concordanza era da farsi con ministerio. Dunque l’affermazione di Benedetto dovrebbe avere un altro significato, cioè che commissum è stato messo al posto di commisso volontariamente, ma per un motivo che è ancora da spiegare. Per quanto riguarda infine ciò che avrebbe indotto Papa Ratzinger a una ipotetica rinuncia parziale, ricordo che nel 2013 in una confidenza poi pubblicata e successivamente non smentita, anche se un poco ridimensionata, avrebbe detto testualmente: “Me l’ha detto Dio”. Io quindi non sto a indagare i motivi profondi per cui il Signore avrebbe suggerito questa decisione al Suo Vicario; forse è stata, o è ancora, una prova per saggiare la nostra fedeltà (e non solo); credo inoltre che Benedetto XVI fosse personalmente convinto che c’è qualcosa a cui un Papa non possa mai rinunciare (“il sempre è anche un per sempre”), anche se fisicamente sente venire meno le sue forze.
Lei è Gaeta o Ganswein personalmente? . Ciò che lei vuole imporre di ricordare è troppo curioso . E se io fossi stato quasi indiretto testimone della scazzottata ? Smentita per ragioni di “ ufficio “ . ….comprensibile no? Ganswein odiava Clemens. Perché ?
Benedetto XVI andava spesso a cena con Clemens ….Con disappunto del Georg gelosissimo …
Mi spiace deluderla, non sono nessuna delle due G. Lei, piuttosto, non sarà suor Clemens, visto che scrive in un italiano che presenta varie improprietà e che utilizza ausiliare del verbo e aggettivo al maschile? Io faccio domande, formulo ipotesi e dico quel che ricordo di aver letto. Dei rapporti tra Gänswein e Clemens poco mi importa, se la vedano tra di loro.
Gentile Dott. Tosatti,
ho letto con attenzione la lettera indirizzata a lei da un lettore riguardo un possibile ritorno in Curia di S.E. Mons. Georg Gänswein.
Mantenendo qualche dubbio — diversamente da come fa il mittente — sull’indiscutibile intelligenza, cultura e abilità diplomatica di mons. Gänswein, ritengo doveroso, per amore della verità e della Chiesa, formulare alcune riserve che credo molti cattolici condividano.
È proprio nel nome della fedeltà a Benedetto XVI che nascono le domande più serie.
Perché se oggi circolano leggende, confusione e narrazioni manipolate sul pontificato e sulla rinuncia di Papa Ratzinger, molto — forse troppo — è dipeso da come è stato “gestito” il postumo.
E in questo, il ruolo dell’ex segretario particolare non può essere né ignorato né sminuito.
Che un libro esplosivo esca a soli nove giorni dalla morte del Pontefice emerito, che in vita aveva scelto il silenzio e la discrezione, è quanto meno sconcertante.
Che venga intitolato “Nient’altro che la verità”, e in esso si pretenda di rappresentare l’ultima volontà, il pensiero e il giudizio di un Papa che non può più replicare, non è solo imprudente: è dubbioso e pericoloso.
Molti degli equivoci, delle tensioni e delle ricostruzioni fuorvianti — che ancora oggi turbano la Chiesa — hanno trovato alimento proprio in quella pubblicazione frettolosa, lacunosa e a tratti strumentale e che ha creato ambiguità teologiche, canoniche e pastorali
Se davvero si vuole “valorizzare” il talento di mons. Gänswein, come suggerisce il lettore,
allora prima occorrerebbe — come lui stesso scrive — fare chiarezza, ma fino in fondo:
– sul suo ruolo durante e dopo Vatileaks;
– sul legame reale con il card. Bertone e con mons. Clemens;
– e soprattutto, sulla sua parte attiva nel mantenere ambiguità sulla figura di Benedetto XVI, alimentando letture “bicefale” del pontificato e della successione,
Personalmente — e con amarezza lo dico — ritengo che proprio mons. Gänswein abbia contribuito più di chiunque altro a costruire la mitologia paralizzante che circonda Papa Benedetto XVI.
Una mitologia che ha fatto male al suo ricordo, ha fatto male alla Chiesa, e ha avvelenato il clima ecclesiale in un tempo in cui serviva solo pace, unità e verità.
Per questo, con tutto il rispetto dovuto alla persona e alla sua storia, ritengo che un ritorno in Curia sarebbe oggi inopportuno.
Più saggio — e più ecclesiale — sarebbe un passo indietro, silenzioso e discreto, come quello che Benedetto XVI ha saputo vivere per anni.
Con dignità, senza rivendicazioni, senza libri.
La Chiesa ha bisogno di verità, non di retroscena editoriali.
E chi l’ha servita da vicino, ha una responsabilità doppia:
quella del silenzio quando serve, e quella della trasparenza quando è richiesta.
Una lettera scritta in ecclesialese… dove quel “stimo Mons. Georg” e quel “le ho scritto perché amo la Chiesa” suonano come una ipocrisia insopportabile ai semplici.
Ha ragione , ma è stata senza dubbio voluta . Ma non per i sempliciotti come te….
Dal canto mio avrei qualche altra ‘questioncina’ da chiarire con padre Georg:
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
ma mi rendo conto che questo potrebbe non essere il momento più opportuno per un vero e proprio ‘outing’.
Per un eventuale chiarimento in privato rinnovo la mia disponibilità e fornisco contestualmente i miei recapiti:
Via Zozi 218, 41053 Maranello (Mo)
Tel.: 0536/580798
email: sim8@protonmail.com
Faccio però presente, per correttezza, che qualunque eventuale rivelazione non la terrei a lungo ‘sotto sigillo’, per un impegno pregresso che mi sono preso di fronte a Dio (salvo cause di forza maggiore).
Tuttavia aggiungo anche che, non essendo lo scrivente un personaggio pubblico e godendo di scarsa credibilità pure nei suoi ristretti circoli, se anche dicessi il vero con tutta probabilità non mi crederebbe nessuno (o quasi), quindi un eventuale segreto da me divulgato non creerebbe (plausibilmente) particolare scandalo.
Della serie: la ‘voce di uno che grida nel deserto’, nel bene e nel male, la sentono in pochi…
“essa potrebbe equivalere alle ore 19:00-20:00 del 28 febbraio, oppure alle ore 13:00-14:00 del giorno successivo, a seconda del computo del tempo che Benedetto XVI intendeva utilizzare.”
Simone, parlo da esperto in materia, sono uno gnomonista, e di alto livello (se vuole le posso comunicare in privato le mie pubblicazioni su Riviste specializzate e i miei lavori), la prego, consulti un manuale di gnomonica, le consiglio “Orologi solari” dell’Ammiraglio Girolamo Fantoni, o qualunque altro manuale, troverà conferma di quanto sto per dirle. Nel sistema ad ore italiche il giorno inizia al tramonto, così il giorno liturgico. Il 28 febbraio ha inizio al tramonto del 27 febbraio per cui l’ora vigesima di questo giorno, computata nel sistema ad ore equinoziali, cade alle 13-14 del 28 febbraio non del 1° marzo.
Spero che tenga conto di questa informazione, ma temo che, come altre volte, sarà ridicolizzata, nel migliore dei casi rimossa con sdegno Accetto il rischio, ma per favore, non mi tiri fuori l’infallibilità papale per dimostrare che l’ora vigesima cade il 1° marzo, Benedetto XVI era un uomo intelligente, non poteva commettere un errore così marchiano.
Cordiali saluti
Grazie per l’appunto.
Su questo ammetto la mia ignoranza.
Ho semplicemente dato fiducia a quanto affermato da Cionci, che a sua volta ha ‘attinto’ dalla saggezza del prof. Luca Brunoni:
https://www.youtube.com/watch?v=0aHlaSq3_wU
con cui io pure ho scambiato qualche messaggio, ma su altri aspetti della magna quaestio.
La tesi del prof. Brunoni sull’ora vigesima sarebbe coerente con quanto affermato da mons. Gänswein in merito alla durata complessiva del pontificato di Benedetto XVI (ammesso che io abbia contato bene i giorni per fissare la data di rinuncia).
Le parole di Benedetto, in data 28/02/2013
https://www.youtube.com/watch?v=0aHlaSq3_wU
parrebbero indicare che il computo del tempo da lui utilizzato sarebbe quello napoleonico (ossia quello attuale). Tuttavia non si tratta di ‘magistero’, ma di una semplice intenzione dichiarata di rinunciare al pontificato a una certa ora, per altro in un momento di forte emozione… quindi non mi stupirebbe affatto (e non cambierebbe sostanzialmente nulla) se anche la rinuncia vera e propria fosse avvenuta con qualche ora o giorno di ritardo rispetto al tempo annunciato. In tal caso però (se ho contato bene) mons. Gänswein avrebbe commesso un piccolo errore di calcolo nel riportare la durata complessiva del pontificato di Benedetto, tutto qui.
Proprio questa incertezza del momento preciso della rinuncia sottolinea il fatto fondamentale della mia tesi, ossia che una ‘dichiarazione di rinuncia’ è ben diversa da una rinuncia vera e propria che, per essere ritenuta valida, deve avere un effetto immediato, senza elementi accidentali e incertezze di sorta.
Quindi, in sostanza, credo (sulla fiducia) che Benedetto abbia validamente rinunciato, ma non posso (ad oggi) considerare giuridicamente valida la sua rinuncia, che credo fosse esattamente la situazione che Benedetto intendeva creare.
Quando c’è incertezza, infatti, la mente è inquieta e non si dà pace fintanto che non trova un senso a quanto è accaduto. Proprio questo è avvenuto: che cercando ci siamo avvicinati alla verità, quindi la ‘strategia dell’ambiguità’ di Benedetto ha servito egregiamente lo scopo…
Caro Torreggiani, il professo Brunoni non sostiene più quella tesi, chiedendo pubblicamente scusa in un video. Ho avuto con lui un significativo carteggio e uno scambio telefonico, ha capito che l’interpretazione sull’ora vigesima del 1° marzo è stata un abbaglio.
Buona giornata
Ps. Questo il link del video del professor Brunoni, ascolti in particolare dal minuto 13:57 al m. 24:35, tra coloro che gli facevano notare che l’ora vigesima della “Declaratio” cadeva all’interno del 28 febbraio ci sono anch’io. Ovviamente non posso qui riportare la corrispondenza privata tra me e il professore.
https://youtu.be/6iL8bSFoKss?si=sqHzXDoOiSRPh5-
Della “sede impedita” giustificata in ultima e inconfutabile istanza sull’ora vigesima fatta accadere il 1° marzo io mi limito, da esperto in materia, soltanto a far notare l’infondatezza del fatto astronomico, una mistificazione vera e propria, circa il resto non è questa la sede per discuterne. Di certo in questa storia c’é soltanto che l’ora vigesima del 28 febbraio cade il 28 febbraio, non il 1° marzo, essendo il 28 febbraio avuto inizio al tramonto del 27 febbraio. Sta all’onestà intellettuale dei “normo ragionanti” dedurre le conseguenze. Di nuovo
Un cordiale saluto
La ringrazio per l’aggiornamento sul ‘ravvedimento’ del prof. Luca Brunoni, di cui non ero al corrente.
A questo punto non credo che la ‘lettura italica’ sia da prendere in considerazione.
Ratzinger ‘divenne’ Benedetto XVI martedì 19 aprile 2005; la fumata bianca ebbe luogo alle 17:50.
Seguì l’annuncio e il discorso iniziale, con la benedizione urbi et orbi; il tutto avvenne PRIMA delle ore 19:00.
https://www.youtube.com/watch?v=5OBrUv3f2Tk
Dunque, se la rinuncia davvero ebbe luogo nell’orario annunciato, ossia tra le 19:00 e le 20:00 del 28 febbraio, fissando l’inizio del pontificato all’ora della fumata bianca (oppure del pubblico annuncio, oppure della benedizione urbi et orbi), dato che la rinuncia avvenne (presumibilmente…) in un orario posteriore, tecnicamente rientra già nel successivo giorno di pontificato. Dunque se (per fare un esempio) Benedetto XVI rinunciò al pontificato alle ore 19:45 del 28 febbraio 2013, è corretto affermare che il suo pontificato durò 2873 giorni, concludendosi nella parte iniziale dell’ultimo giorno, il 2873°.
Il mio calcolo infatti è il seguente:
dalle ore 18:00 del 19 aprile 2005 alle ore 18:00 del 1 gennaio 2006 ho contato 257 giorni
dal 1 gennaio ore 18:00 del 2006 al 1 gennaio ore 18:00 del 2007 sono 365 giorni
2007-2008: 365 giorni
2008-2009: 366 giorni (anno bisestile)
2009-2010: 365 giorni
2010-2011: 365 giorni
2011-2012: 365 giorni
2012-2013: 366 giorni (anno bisestile)
Dal primo gennaio 2013 alle ore 18:00 al 28 febbraio 2013 alle ore 18:00 sono 58 giorni, per un totale di 2872 giorni.
Dunque, se la rinuncia avvenne alle 19:45 del 28 febbraio, in realtà essa cade nel successivo giorno di pontificato, il 2873°, quindi i conti tornano perfettamente secondo l’orario convenzionale e secondo le parole sia di Benedetto XVI che del suo segretario particolare (che, da bravi tedeschi, tendono a un’elevata precisione nei dettagli).
A breve aggiungerò una nota al mio articolo per chiarire la questione.
Grazie di nuovo per questa quanto mai opportuna correzione.
Invito chiunque noti qualche altra imprecisione, errore o utile integrazione all’articolo originario a segnalarmeli per i necessari aggiustamenti del caso.
povero Ratzinger, con che faccende ha avuto a che fare…
Gentile monsignore che tanto stima il signor monsignore Georg Ganswein. Si rende conto che tornando a Roma diventerà l’ectoplasma del grande Papa Ratzinger ? E farà ininterrotte critiche ( indirettamente) a Papa Leone confrontandolo con Benedetto ? Un segretario di un Papa deve fare come il segretario di San Giovanni Paolo II . Stare lontano dalla curia
Caro monsignore , non ha mai sentito parlare delle relazioni di don Georg con
I Cavalieri di Colombo ??
Provate a chiedere ai cardinali al tempo di Ratzinger e ne sentirete delle belle …
Non varrebbe anche la pena di rileggersi le sue famose interviste a Vanity Fair ?
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