Tra le Rovine Lasciate da Bergoglio Resta la Speranza in papa Leone XIV. Antonello Cannarozzo.

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Antonello Cannarozzo, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni dolorose sui danni lasciati dai dodici anni di pontificato bergogliano. Buona lettura e diffusione.

§§§

 

Tra le rovine lasciate da Bergoglio rimane la speranza in papa Leone XIV

 

Nei dodici anni appena trascorsi, la Chiesa ha vissuto il peggior populismo di un papa, fatto di gesti eclatanti pur di farsi notare dai grandi media, trascurando ciò per cui era stato eletto: portare avanti la Chiesa voluta da Nostro Signore Gesù, mentre ha lasciato negli anni divisioni, rancori, paure, in una parola solo macerie e per questo sarà ricordato dai posteri

 

 Antonello Cannarozzo     

 

Papa Leone XIV, da poco insediato sul trono di Pietro, ha tutto il mondo, non solo cattolico, con gli occhi su di lui. Si dice che qualcosa nelle segrete stanze vaticane stia già cambiando, ma sarà solo il tempo a confermarlo.

Per ora il nuovo papa vive una specie di luna di miele con la Chiesa, con i fedeli, con i mass media e con la politica, insomma tutti riscoprono in lui la figura di un pontefice che mancava da dodici anni, il quale non ha bisogno di uscire fuori dagli usi secolari della Chiesa per affermare la sua autorità. Si presenta ai fedeli umilmente, ma con le vesti e i gesti di un vero papa e come tale è riconosciuto non solo dai cattolici.

Eppure, come affermavamo all’inizio, non è certo una situazione invidiabile la sua; sentirsi sempre sotto osservazione per ogni suo gesto e con il solito dilemma: seguirà (Dio non voglia. Ndr) la linea pastorale tracciata da papa Francesco, cioè la liquidazione della Chiesa, o ritroverà proprio nella tradizione bimillenaria la medicina per risanare i suoi mali attuali?

Dilemmi che non si possono certo risolversi in poche settimane di pontificato, speriamo solo che possa mettere un argine ai danni arrecati alla Chiesa dal suo predecessore che con il suo ego, altro che Servus servorum Dei, si è sentito, non l’umile traghettatore del Vangelo attraverso i secoli, ma l’uomo che decide secondo le proprie pulsioni umorali del momento.

Papa Bergoglio è stato, fuori da ogni umiltà, il Deus ex machina di una realtà più grande di lui, producendo una serie di danni che dureranno ancora per tanto tempo.

Qualche lettore si potrà giustamente domandare se sia lecito criticare, come stiamo facendo, il papa, proprio noi, tradizionalisti cattolici, andiamo contro il caposaldo della gerarchia voluta da Gesù, insomma una vera contraddizione, almeno sembrerebbe.

L’eventuale risposta è assai chiara: la critica al papa è moralmente lecita, a condizione che sia ben documentata è fatta in buona fede, perché anche lui può sbagliare essendo un uomo, tranne quando parla ex cathedra su argomenti di fede, in questo la Bibbia, il Magistero e il diritto canonico la prevedono.

Così, quando il papa accetta azioni contro la Dottrina, si ha, da cattolici, tutto il diritto e anche il dovere di denunciare questi fatti se si ama nel profondo la Chiesa e si rispetta nei fatti e non solo nelle parole, anche il ruolo del papa. È il caso in cui vengono accolti nella vita sacramentale della Chiesa, senza una vera conversione, i divorziati risposasti o le persone che vivono l’omosessualità, la rivalutazione di figure come Lutero ed ancora il voler far credere che tutte le religioni sono uguali (vedi il documento di Abu Dabi. Ndr), derubricando colpevolmente il sacrifico di Gesù per qualcosa di indefinito.

Ancora, per non dimenticare cosa è stato questo pontificato, citeremo episodi come la mancata risposta per anni ai Dubia posti da cinque cardinali sul testo Amoris Laetitia, problemi ancora tristemente attuali e irrisolti, il doloroso caso dei Frati dell’Immacolata, gli accordi segreti con la Cina, secondo molti una vera e propria svendita della Chiesa a Pechino, e ancora la vergognosa processione di Pachamama nei giardini vaticani, ma per fortuna il tempo è galantuomo.    

Detto questo, come ha scritto Lucetta Scaraffia, egli ha aperto molte porte, ma non ne ha chiusa nessuna, lasciando la cattedra di Pietro esposta a tutti i venti: dal caos dottrinale alla crisi della vita ecclesiastica fino ai mal gestiti rapporti ecumenici, ma ciò che è più grave è stato il depauperamento delle tradizioni millenarie della Chiesa di cui lui doveva esserne il geloso custode, lasciando invece ferite che solo il tempo e una sana gestione del nuovo papa potranno, forse rimarginare.

Ma fra tutti il più doloroso e, permetteteci, anche il più folle, è stato il disprezzo per la Santa Messa tridentina con il Motu Proprio “Traditionis custodes” del 2021, una ferita ancora tristemente aperta nella vita della Chiesa.

Nonostante il grande interesse suscitato dalle celebrazioni della Messa tradizionale in latino che ha visto finalmente, almeno dove si è celebrata, le chiese piene e non ultimo anche i seminari dove tanti giovani hanno riscoperto, proprio grazie all’antico rito, il senso profondo del sacro.

Papa Bergoglio invece di esultare per questa circostanza, ha lasciati sgomenti: prima aspettando la morte di papa Benedetto XVI che in qualche modo l’aveva liberalizzata e, subito dopo,  promulgando la lettera apostolica nel 2021, Traditionis custodes, dove è stabilito che: “la possibilità di celebrare la Santa Messa tradizionale deve essere espressamente autorizzata dal Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che la permetterà solo in casi particolari” e con ancora tanti vescovi e parroci modernisti, gli ostacoli per chi vuole celebrare la Messa di sempre, non mancano di certo.

Un vero assurdo per una liturgia che ha le sue radici nella tradizione apostolica, ma a questa vera e propria persecuzione dobbiamo aggiungere anche il sarcasmo di papa Francesco che ha voluto ridicolizzare, tra l’altro, gli antichi paramenti a cui sfuggiva, ovviamente, il fatto che sono abiti consacrati e che hanno un ruolo ben preciso nella santa celebrazione.

Non contento di tanta incompetenza, ha aggiungiunto, senza alcuna imbarazzo, che: “questa rigidità è spesso accompagnata da una sartoria elegante e costosa, da pizzi e merletti, da passamanerie e rocchetti. Non un gusto per la tradizione, ma l’ostentazione clericale, che poi non è altro che una versione ecclesiastica dell’individualismo. Non un ritorno al sacro ma all’opposto, alla mondanità settaria”.

Parole che abbiamo riportato solo per dovere di cronaca, ma che meritano solamente un amaro biasimo per tali commenti.

Questo preambolo è solo per augurare a papa Leone XIV , dal profondo dei cuori,  di guidare la nave di Pietro con fermezza, ma allo stesso tempo sia aperto all’ascolto non degli adulatori di professione, ma di quei pochi nocchieri onesti che lo consiglieranno saggiamente di non fare traversate troppo azzardate e pericolose che possono portare la nave ad incagliarsi sugli scogli come è successo assai spesso con l’ex papa, ma la domanda da porsi è se dopo dodici anni di tale pontificato appena trascorso, sia rimasto ancora qualche nocchiero degno di questa qualifica.

Da come si comporterà sulle rovine lasciate da papa Bergoglio capiremo se qualcosa è veramente cambiato in Vaticano e se l’aria nei Sacri Palazzi ancora ristagna o se finalmente si respira una sana brezza.

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13 commenti su “Tra le Rovine Lasciate da Bergoglio Resta la Speranza in papa Leone XIV. Antonello Cannarozzo.”

  1. La Signora di tutti i popoli

    @ ADRY Cara amica (e nemica) grazie per le precisazioni, specie per quella sul Manzoni. Nel rileggere la descrizione della peste e della carestia, straordinaria sotto ogni aspetto, letterario, psicologico, cristiano (e profetico, poichè tutto risuccederà negli ultimi tempi), pensavo a come sia stato scacciato dalla scuola Italiana dalle intellettualoidi sinistre e come adesso sia studiato non sui testi ma su riassunti. Manzoni è stato eliminato perchè parlava di dignità e moralità dell’uomo, non deve essere preso come riferimento in un mondo ateo e materialista.
    @ PEPÈ Caro fratello francese, grazie! Aver compreso la contingenza, non significa fare delle scelte di vita conseguenziali. Così NIPPO sta a guardare e ride ironicamente sulle lotte giuste o sbagliate che siano, spettatore senza cuore nella sua religione simil-gnostica.
    @ FRITZ sono d’accordo al 100×100: non si può accettare un antipapato e star zitti. E chi qui parla e ci benedice nel nome di un anti-papa, di fatto tace sulla verità. Ma chi è sembra un “monsignore”(??) ma non basta per lui saper di dottrina, se questa serve per scelte comode.
    Che JMB sia stato un antipapa, già nelle sue espressioni eretiche fu la mia prima sensazione a ridosso proprio della Pachamama. Mi allontanai dalle Messe cum Bergoglio perchè un papa dubbio non poteva permettere ulteriori “esperienze” senza conoscere prima e bene la situazione. Non sapevo ancora di Cionci, Minutella, Acosta, Meloni (USA), don Violi, Farè, Cornet (con due testi)… questi solo i più importanti, ma ho omesso vv. pubblicazioni. Tutte poi sono stati da me conosciuti e valutati, sia dal punto di vista giuridico sul quale ho le basi, che dottrinale e del magistero che occorre bene conoscere quando si hanno figli che vanno a dottrina da preti, ignoranti del Catechismo bene che vada, cοme sicuramente fanno tanti genitori se hanno a cuore l’anima dei figli.
    Se, come ho più volte discusso e dimostrato negli anni, Bergoglio fu un anti-papa, Prevost anche lui è illegittimo e su questa verità abbondantemente comprovata bisogna fondare la nostra vita e combattere nel nostro piccolo ambito.
    Chi ha lasciato la Chiesa? Non quelli ora definiti “benevacantisti”: di fatto Benedetto risulta l’ultimo vero papa. Siamo dunque ancora in sede vacante.
    Chi sta fuori? Tutti coloro -non in buona fede- che di propria volontà, pur conoscendo la verità o volendo rifiutarsi di approfondire e conoscerla, riconoscono comunque Prevost come loro papa. Costoro con le loro benedizioni, le belle parole i vari don P.P. e sostenitori, che si affacciano nella nostra vita e sul blog, per l’aspetto canonico e dottrinale possono considerarsi scismatici, traditori del buon Gesù che ha fondato la Chiesa su Pietro… sì è vero, Caro FRITZ, loro tacciono ma noi NON possiamo, per rispetto a questa Terra nostra, di noi uomini, santificata dal Sangue versato dall’Amore dimenticato.

    @ GABRIELA DANIELI ora impegnata con l’Evangelium Vitae nella mano nella lotta solitaria contro la Eutanasia di Stato, di prossima promulgazione, alla faccia di tutti i movimenti pro-Vita che tacciono e di tutti i fasulli ToniBrandi, al pari del Pegoraro messo al posto di Paglia.
    Come mai, cara amica mi vedi assalita qui dai demoni dentro e non vieni a sconfessarli col Magistero? È tuo compito e tuo pane parlarci della tua materia, dell’anti-papato prevostiano. Spero che per errore tu non sia stata bannata su ciò che è caro a noi cattolici: il Magistero della Chiesa.

    1. Don Pietro Paolo

      Signora di tutti i Popoli,

      non occorre molta perspicacia per comprendere che dietro il suo lungo e indignato monologo si cela più un tentativo di giustificare una deriva personale che una vera confessione di fede cattolica.

      Lei ha parlato di Manzoni, di carestie, di Pachamama, di figli al catechismo, di Minutella ( penso di lei) ,Cornet, Cionci, Acosta, don Violi, Farè… ma ciò che non ha mai nominato – e che è l’assenza più tragica del suo discorso – è la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, visibile, sacramentale, fondata sul Pietro visibile, non sulle sensazioni personali né sulle elucubrazioni giuridico-dottrinali condotte nei blog.

      La sua sembra una religione costruita su un’interpretazione privata del diritto canonico, su un culto per l’illegittimità altrui e su una cieca fiducia in guide auto-referenziate che si proclamano “resistenti”, ma che di fatto vivono separate dalla Chiesa.

      Lei scrive: “Chi ha lasciato la Chiesa?”
      Mi permetta di rispondere con chiarezza: chi non riconosce il Papa legittimo, chi rompe la comunione visibile con la Chiesa universale, chi fonda la propria “resistenza” su un’accusa di eresia mai riconosciuta né da un Concilio né dal Collegio episcopale, si è separato dalla Chiesa. Questo è scisma, anche se travestito da zelo.

      Lei afferma che “non basta sapere di dottrina”. Concordo. Perché la dottrina, se non è vissuta nella comunione con il Papa e i vescovi uniti a lui, diventa un’arma per distruggere l’unità ecclesiale, non per custodirla.

      Il suo disprezzo per chi “benedice nel nome di un antipapa” mostra fino a che punto abbia perso di vista il senso della communio ecclesiae. Le benedizioni non sono caramelle, come ha scritto con sarcasmo: sono segni sacramentali della grazia ecclesiale, che Lei non ha autorità né diritto di giudicare validi o meno in base a una diagnosi arbitraria di illegittimità papale.

      La sua fede sembra essersi incardinata non in Cristo, ma in una convinzione soggettiva: “Bergoglio è antipapa”. Peccato che nessuna autorità della Chiesa abbia mai confermato questa convinzione. E la Chiesa non si guida per sensazioni personali o “prime impressioni”, ma per la successione apostolica visibile, garantita dallo Spirito.

      Lei e altri sedicenti “cattolici fedeli” state costruendo una nuova ecclesiologia: una Chiesa parallela, senza Papa, senza unità visibile, senza sacramenti validi. Ma questo – mi permetta – non è zelo per il Magistero: è presunzione travestita da martirio.

      Come scrive sant’Ignazio di Antiochia:

      «Dove appare il vescovo, là sia anche il popolo; come dove è Gesù Cristo, ivi è la Chiesa cattolica» (Lettera agli Smirnesi, 8).

      E san Cipriano di Cartagine, nel suo De unitate Ecclesiae, ricorda:

      «Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre»
      e ancora:
      «Chi si stacca dalla Chiesa non riceve lo Spirito. Se uno non è nella Chiesa, non può essere cristiano.»

      Chi si autoesclude dalla comunione in nome di una purezza immaginaria, ha già imboccato la strada del settarismo spiritualista. Non è la Chiesa che ha lasciato lei. È lei che, con le sue scelte, ha deciso di restare fuori da essa, pur dicendo di combattere “per essa”.

      Lei conclude con un accorato: “Noi non possiamo tacere.”
      Ma se il parlare serve solo a seminare divisione, sospetto e rancore, allora forse è tempo – lo dico con carità – di tacere per ascoltare lo Spirito, che non guida mai fuori dalla Chiesa visibile, gerarchica e apostolica.

      Tornare alla comunione non è resa.
      È verità. Ed è umiltà.
      Virtù che spesso i “resistenti” dimenticano nel nome della loro battaglia.

    1. La Signora di tutti i popoli

      Caro FRANCO che significa: “Dio perdoni Bergoglio”?
      “Io vi dico, in verità: i pubblicani, le prostitute e gli antipapi entrano prima di voi nel regno di Dio.” Da Matteo riveduto e corretto.
      Parliamoci chiaro: Bergoglio è bell’emmorto!  Pare che in punto di morte voci vaticane dicono che abbia rifiutato i sacramenti,  forse perchè lui sapeva che i sacramenti celebrati nel nome di un anti-papa non sono un buon lasciapassare per Lassù. Tuttavia se si è pentito vuol dire che si è salvato ed è in Purgatorio con barili di Guttalax da bere ogni giorno. Oppure con un pentimento perfetto, con un atto di contrizione perfetta, cioè dichiarando un amore profondo per il Cristo, Bergoglio ce lo troviamo dritto dritto in Paradiso, alla faccia nostra, cì batte pure in santità.
      Quindi che significa: “Dio perdoni Bergoglio”?
      O è gia perdonato o è bell’effritto nella padella dell’amico Belzebù.
      Quanto poi a “Dio ispiri Leone”, non ci sono dubbi che lo ha ispirato così tanto che ha deciso di mettersi al posto di un antipapa per completarne l’opera annunciando al popolo che Bergoglio è in Paradiso: vedasi in epigrafe come ha cambiato Matteo 21,31.

      1. Don Pietro Paolo

        @Signora di tutti i Popoli,

        ha ragione:
        “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno dei cieli” (Mt 21,31).
        E perché?
        Perché si sono pentiti.
        Quindi, se davvero — come insinua con tono grottesco — un antipapa, un pubblicano o una prostituta si convertono con cuore sincero, il Vangelo ci dice che la misericordia di Dio può spalancare loro le porte del Paradiso.

        A questo punto, però, mi permetta:
        anche lei potrebbe nutrire qualche speranza.
        Pubblicani e peccatori si convertono…
        ma chi si dichiara amica di Belzebù, come lei ha appena fatto con sarcasmo maldestro e blasfemo,
        “nella padella del suo amico” — cito — ci si è già messa da sola, e con l’olio pronto.

        Ironizzare sul giudizio di Dio, sulla sorte eterna delle anime, sulle parole di Cristo, trasformando tutto in cabaret teologico, non è solo cattivo gusto: è un passo oltre il ridicolo, verso il sacrilegio.

        Quanto a Leone XIV:
        se Dio lo ha ispirato a parlare con carità di chi lo ha preceduto,
        ha fatto il suo dovere di Papa, non di giustiziere.
        Ma capisco che per chi ha sostituito il Vangelo con le invettive, la misericordia sembri un tradimento.

        Continui pure a correggere il Vangelo secondo il suo spirito.
        Noi continuiamo a leggerlo secondo lo Spirito Santo.
        E anche a pregare — chissà — che lei possa tornare a leggerlo con cuore contrito.

        1. La Signora di tutti i popoli

          Grazie per la risposta paternalistica, don pipì, io NON ho corretto la Parola ma il suo falso papa, il leone ruggente, ha posto in Paradiso Bergoglio violando la dottrina, per lei non devo citare il Catechismo, ma se lo rilegga. Con la spudoratezza dottrinale del Prevosto si potrebbe dar lezione magistrale di catechismo ad un antipapa, ma mai ad un papa vero e legittimo sorretto dal munus, non farebbe mai errori da diavoletto ai primi giorni di Inferno. Ma stiamo tranquilli, Prevosto non è papa . È stato lui che ha messo come nuova regola che l’altro ladrone, Prevosto, già assassino e poi bestemmiatore sul Golgota (dicitur senza pentimento e rifiutando il viatico) che per 12 anni ha insultato morale e decenza con magistero-spazzatura, orinando su Maria e Dio, trafottendosene altamente di tutto, come lei don pipì, che gli ha fatto osculum infame per 12 anni.
          E adesso concludo con una chicca per i lettori:
          “Noi continuiamo a leggerlo secondo lo Spirito Santo.”
          “NOI”!! Voi chi? Chi siete voi, che siete in don pipì, forse Legioni?
          Lasci stare lo Spirito santo che fa scappare via ad ogni Messa, è lei e non io che ha modificata la Preghiera Eucaristica col nome di un falso papa. Lei offre la perdizione a chi prende una particola non consacrata.
          Lasci stare le preghiere per me, non posso neanche ringraziarla perchè non possono avere effetto preghiere di chi pecca contro lo Spirito Santo.

          1. Don Pietro Paolo

            @La Signora di Tutti i Popoli

            Lei ha passato ogni limite. L’ironia da quattro soldi con cui continua a dileggiare il mio nome è solo l’espressione esteriore di un disprezzo profondo e viscerale: non per me – che sono solo un povero sacerdote – ma per la Chiesa, per il Papa, per i Sacramenti e per lo stesso Spirito Santo, che lei pretende di difendere bestemmiandolo.

            Mi accusa di “osculum infame” verso il Papa. Ma si ascolti: la sua bocca, che si riempie di dottrina, sputa veleno come chi si è ubriacato del proprio furore. Lei parla di “munus” come se fosse una giacchetta da distribuire secondo convenienza ideologica. Chi l’ha investita del diritto di decidere chi è Papa e chi non lo è? Chi le ha dato la facoltà di dichiarare invalide le consacrazioni, sacrileghe le Messe, perdute le anime che non seguono il suo delirio settario?

            Lei non è la Chiesa. Lei non è la fede. Lei non è il Magistero. È solo una voce risentita, incatenata a un giudizio che ha sostituito alla carità, al Vangelo, e alla Croce.

            Lei arriva a dire che le mie preghiere per lei sono senza effetto perché “pecco contro lo Spirito Santo”. Questa è eresia, presunzione e – diciamolo chiaramente – idolatria del proprio rancore. Si è messa al posto di Dio, ha preteso di giudicare l’intenzione, la grazia, la validità delle preghiere e dei Sacramenti. Ma lei chi crede di essere? Una nuova profetessa del deserto?

            E poi, con disprezzo, si fa beffe persino della comunione ecclesiale: “Noi… Voi chi siete? Siete Legioni?” No, Signora. Noi siamo la Chiesa. La vera Chiesa. Quella che non ha bisogno di insultare per difendere la verità. Quella che, ferita, confusa, provata, resta in piedi sotto la Croce, non dietro un nickname grottesco.

            Lei può anche non accettare le mie preghiere. Ma le mie preghiere non le chiedo. Le offro. Perché nonostante tutto, nonostante l’odio che semina, nonostante le falsità che grida, nonostante gli insulti che mi rivolge, lei resta una creatura di Dio, redenta dal Sangue di Cristo. Ma finché continuerà a bestemmiare la Chiesa, a calunniare i suoi ministri, a sputare sul Vicario di Cristo, ad avere la superbia di dichiarare invalide le Messe, le consacrazioni, a ritenere inutili le preghiere, perdute le anime che non la seguono, a proclamare anatemi fasulli e sproloqui pseudo-mistici, lei è fuori dalla Chiesa, fuori dalla grazia, fuori dalla comunione cattolica. Il suo è delirio settario. Questo è anticristico

            Non si nasconda dietro il Catechismo che distorce, né dietro il nome di Maria che profana con le sue parole. Lei non parla a nome di “tutti i popoli”: parla solo per sé stessa, e il suo è un delirio settario che sa di fiele, non di Vangelo.

            Non attendevo il suo ringraziamento, né mi preme la sua approvazione. Ma il suo disprezzo per tutto ciò che è santo e cattolico merita una sola risposta: anàthema sit. Ma già lo è, don. Lo sanno tutti che è stato scomunicato per scisma ed eresia.

          2. Don Pietro Paolo

            @La Signora di Tutti i Popoli

            Lei ha passato ogni limite. L’ironia da quattro soldi con cui continua a dileggiare il mio nome è solo l’espressione esteriore di un disprezzo profondo e viscerale: non per me – che sono solo un povero sacerdote – ma per la Chiesa, per il Papa, per i Sacramenti e per lo stesso Spirito Santo, che lei pretende di difendere bestemmiandolo.

            Mi accusa di “osculum infame” verso il Papa. Ma si ascolti: la sua bocca, che si riempie di dottrina, sputa veleno come chi si è ubriacato del proprio furore. Lei parla di “munus” come se fosse una giacchetta da distribuire secondo convenienza ideologica. Chi l’ha investita del diritto di decidere chi è Papa e chi non lo è? Chi le ha dato la facoltà di dichiarare invalide le consacrazioni, sacrileghe le Messe, perdute le anime che non seguono il suo delirio settario?

            Lei non è la Chiesa. Lei non è la fede. Lei non è il Magistero. È solo una voce risentita, incatenata a un giudizio che ha sostituito alla carità, al Vangelo, e alla Croce.

            Lei arriva a dire che le mie preghiere per lei sono senza effetto perché “pecco contro lo Spirito Santo”. Questa è eresia, presunzione e – diciamolo chiaramente – idolatria del proprio rancore. Si è messa al posto di Dio, ha preteso di giudicare l’intenzione, la grazia, la validità delle preghiere e dei Sacramenti. Ma lei chi crede di essere? Una nuova profetessa del deserto?

            E poi, con disprezzo, si fa beffe persino della comunione ecclesiale: “Noi… Voi chi siete? Siete Legioni?” No, Signora. Noi siamo la Chiesa. La vera Chiesa. Quella che non ha bisogno di insultare per difendere la verità. Quella che, ferita, confusa, provata, resta in piedi sotto la Croce, non dietro un nickname grottesco.

            Lei può anche non accettare le mie preghiere. Ma le mie preghiere non le chiedo. Le offro. Perché nonostante tutto, nonostante l’odio che semina, nonostante le falsità che grida, nonostante gli insulti che mi rivolge, lei resta una creatura di Dio, redenta dal Sangue di Cristo. Ma finché continuerà a bestemmiare la Chiesa, a calunniare i suoi ministri, a sputare sul Vicario di Cristo, ad avere la superbia di dichiarare invalide le Messe, le consacrazioni, a ritenere inutili le preghiere, perdute le anime che non la seguono, a proclamare anatemi fasulli e sproloqui pseudo-mistici, lei è fuori dalla Chiesa, fuori dalla grazia, fuori dalla comunione cattolica. Il suo è delirio settario. Questo è anticristico

            Non si nasconda dietro il Catechismo che distorce, né dietro il nome di Maria che profana con le sue parole. Lei non parla a nome di “tutti i popoli”: parla solo per sé stessa, e il suo è un delirio settario che sa di fiele, non di Vangelo.

            Non attendevo il suo ringraziamento, né mi preme la sua approvazione. Ma il suo disprezzo per tutto ciò che è santo e cattolico merita una sola risposta: anàthema sit. Ma già lo è, don. Lo sanno tutti che è stato scomunicato per scisma ed eresia.

  2. L’autore di questo articolo non cita la pessima “performance” di Papà Francesco in occasione del COVID, l’appoggio immorale di obblighi di “vaccinazione” con preparati farmaceutici sperimentali, rivelatisi inefficaci e controproducenti. E nessun ravvedimento dslle sue posizioni quando ormai i danni della politica vaccinista erano evidenti.
    Dio abbia pietà della sua anima.

  3. Chiediamoci perché i social networks sono invasi da video fake con “catechesi” di Papa Leone, in tutte le lingue. Per ora gli fanno dire cose condivisibili (almeno quelli che ho visto io) ma poi? Quando la gente sarà incollata, forse la solfa cambierà… E cosa gli faranno dire? AI diabolica, e diabolici i suoi “addestratori”.

    1. vi prego ! non auspicate l’inferno per nessuno.
      Cristo non era felice al pensiero della fine di Giuda

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