Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un amico che conosciamo bene e da tanti anni,che ha ricoperto e ricopre ancora prestigiosi incarichi (e pertanto al momento preferisce mantener el’anonimato) ci scrive quanto segue; che noi di SC appoggiamo calorosamente, perché confidiamo nel senso di giustizia del Pontefice appena eletto, e di come saprà giudicare la purezza delle intenzioni, e l’amore per la Chiesa. Preciso che mons. Viganò non è al corrente di questa iniziativa. Buona lettura e condivisione.
§§§
Gentile dottor Tosatti, lei sa bene chi sono e perché pertanto preferirei mantenere l’anonimato. Le scrivo per proporre:
Una petizione al Santo Padre Leone XIV, per la riabilitazione di SER mons. Carlo MariaViganò, Arcivescovo di Santa Romana Chiesa.
Nonché l’annullamento della scomunica e persino – ma forse è chiedere troppo – il ringraziamento per aver sacrificato la propria persona, il proprio onore, per difendere la Santa Chiesa di Cristo, la Dottrina della Tradizione bimillenaria della Chiesa.
Che vengano anche compresi e perdonati taluni eccessi supposti tali nella sua ansia di difendere la Chiesa stessa.
Lo scrivente conosce mons. Viganò da tanti anni, lo ha visto operare quando era al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e quando era Nunzio a Washington, e quando ritornò a Roma.
Lo scrivente conosce tanti fatti e dettagli del Suo operato, conosce il suo “rigore” e onestà intellettuale, la sua fede, la sua fedeltà assoluta a Papa Benedetto XVI, conosce tante ragioni della ostilità che si guadagnò lavorando per Benedetto XVI e sa perché non fu amato da tutti…
Abbiamo assistito agli eventi successivi, abbiamo vissuto increduli la rinuncia di un grandissimo Papa, abbiamo visto cosa è successo nei 12 anni successivi.
Se potessi farlo, proporrei pertanto di cercare di capire e di ricordare perché mons. Viganò è stato perseguitato.
Ma so bene che sarebbe inutile perché riconoscere di aver sbagliato è piuttosto difficile. So bene che sarebbe inutile anche perché tanti “buoni” hanno disapprovato i suoi supposti “eccessi” o il fatto che non fu tollerata la sua “indipendenza” da chi si considerava unico riferimento della Tradizione.
Ma i cosiddetti “eccessi” andrebbero meglio compresi (umanamente ) ricordando l’episodio della – cacciata dei mercanti dal Tempio -.
Quando una persona che ama la Chiesa sopra ogni cosa, è animato da“rette intenzioni” e viene, per queste, perseguitato, ha due possibilità, secondo il suo carattere e temperamento: ritirarsi in un eremo in silenzio e sola preghiera, oppure trasformarsi in un Savonarola. Mons. Viganò, uomo di pensiero ma anche di azione, non poteva fuggire in un eremo e si è trasformato in Viganò.
Mons. Viganò non ha mai cessato di amare e lottare solo per la Santa Chiesa.
Preciso che mons. Viganò non è al corrente di questa mia iniziativa.
Il dottor Tosatti lo sa bene.
Grazie per leggere, riflettere su questa proposta di petizione e, se condivisa, esprimere la vostra volontà di farla avere al Santo Padre Leone XIV, nei modi opportuni.
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85 commenti su “Petizione a Leone XIV in Favore di Mons. Carlo Maria Viganò.”
Bene … bene … bene … 70 commenti da cui si evince con chiarezza … l’unità dei cattolici.
Fossi in Lei eviterei di gongolare, dalle discussioni si esce molto piu’ forti……
Dove lo vede il “gongolare”? Davvero lei vuole fare come gli struzzi? Dal discutere si esce più forti? E chi sarebbero questi “più forti”? Il discutere conferma e consolida le diverse frazioni, quindi la divisione. Il discutere è la prova della divisione.
Stia in finestra e vedrà……
Ohibò, quindi è sotteso che discutere è concesso e valido solo sotto ai suoi articoli?
Forse le “frazioni” le suscitano un poco di invidia. E di fatti usa due pesi e due misure.
E da quando teme fratture e divisioni, lei che è maestro nel suscitarle? Ah già, se è lei a suscitarle è cosa buona e giusta, frutto di teologia apofatica e di silenzio ascetico.
Ma poi, chi è lei? Tosatti? Il nuovo moderatore del blog? Vuol forse censurare il libero pensiero?
Ma certo che no, a lei basta solo insinuare quanto sia pessimo il cattolicesimo. Lei unico interprete metafisico saggio e illuminato.
Ma ci faccia lu piacere!
E poi, “Il discutere è la prova della divisione” è una frase assurda, degna di un dittatore. Una frase incommentabile che la mette bene in luce.
La sottoscriverei subito… Ma è davvero opportuna in questo momento? L’essere stato (invalidamente) scomunicato non è forse una grazia, ancora in questo momento storico?
Perché essere invalidamente “fuori” dalla Chiesa permette a Viganò una libertà assoluta di testimoniare la Verità, di essere fedele a Cristo, senza compromessi di sorta.
Ritengo anche che il prevosto conosca la situazione e quindi se vorrà e lo riterrà opportuno, potrà provvedere da solo, senza che la sua azione sembri essere frutto della “pressione popolare”. A volte i superiori si irrigidiscono, se vengono tirati per la giacchetta… O per la mozzetta!
Quanto alle solite argomentazioni dettagliate del solito don PP, stupisce che questo (comunque) anonimo ecclesiastico dalle frequentazioni altisonanti come il Cardinal trombato Pietro Parolin sprechi le sue preziose energie e le sue dotte e sapienti conoscenze per illuminare noi poveri comuni mortali, afflitti da “ignoranza invincibile” in tutto ciò che riguarda la fede, la morale, il diritto canonico, la storia ecclesiastica e chi più ne ha più ne metta… Un grazie di cuore, a nome di tutti gli ingrati lettori di questo sito!!!!! E faccio ammenda preventiva per il farle perdere ancora in futuro tanto del suo tempo prezioso a confutare quegli stupidi, superficiali e infondati commenti che continueremo a scrivere, crogiolandoci nella nostra imbecillità.
Caro Mario,
Lei si compiace di insinuare che io sprechi il mio tempo prezioso a confutare “stupidità”, a elargire “dotte e sapienti conoscenze” ai “poveri comuni mortali”, vantando contatti altisonanti e firmandomi dietro l’anonimato. Le sue allusioni scomposte rivelano più di quanto probabilmente intenda mostrare: non un’obiezione di merito, ma un fastidio personale per il fatto che io continui a parlare, e soprattutto a dire la verità.
Le chiarisco allora quanto segue:
1. Sì, sono un sacerdote, e firmo ogni parola che scrivo e se mi fermo solo al mio nome lo faccio per prudenza. Credo che lei faccia lo stesso. Non ho bisogno di legittimazioni, né di cardinali né di trombati. Il mio unico titolo, se vuole saperlo, è l’aver promesso davanti a Dio di servire la verità e la Chiesa. E quando vedo che si sovverte l’una o si ridicolizza l’altra, intervengo. Non perché mi senta superiore, ma perché non posso tacere.
2. Non disprezzo affatto i “comuni mortali”, come lei li chiama con falsa modestia e molta sufficienza. Anzi, sono convinto che molti di loro – molto più di certi commentatori incattiviti – abbiano ancora sete di chiarezza, fame di giustizia, e voglia di imparare. E se posso offrire qualche parola che illumina, qualche argomento che orienta, lo faccio volentieri. Se invece qualcuno preferisce crogiolarsi nella sua “imbecillità” – per usare la sua autoqualifica – non sarò certo io a impedirglielo. Ma non venga poi a lamentarsi se trova chi osa ancora distinguere tra il vero e il falso, tra la fede e la caricatura della fede.
3. Quanto alla sua difesa dell’illegittimità come “grazia”, sappia che confondere l’ingiustizia con la libertà è una pericolosa forma di gnosticismo ecclesiale. Non è stando “fuori” dalla Chiesa – per errore altrui o per compiacenza propria – che si diventa più liberi di servire Cristo. La libertà vera nasce dalla verità, e la verità dimora nella comunione, anche quando questa comporta persecuzione, calunnia o isolamento. Ma lei questo pare ignorarlo, o preferisce fingere di ignorarlo, nascondendosi dietro il paravento della finta prudenza.
Concludo. Se davvero crede di onorarmi con la sua “ammenda preventiva” per i suoi futuri commenti, le dico subito che non mi aspetto né pentimenti né ringraziamenti. Mi basta sapere che – anche a costo di disturbare – qualcuno continuerà a dire ciò che va detto.
E continuerò a farlo. Anche se dovrò scriverlo sotto i suoi stupidì sarcasmi.
Don P.P.
Riscontro con piacere, da questa sua risposta e da altre che ha dato ad altri commentatori, che ha gettato la “maschera”… Ecco una piccola antologia della sua vis polemica, tratta dalle sue “encicliche” numerate e risposte non numerate:
– “… continuerò a farlo. Anche se dovrò scriverlo sotto i suoi stupidi sarcasmi”…
– “…il suo messaggio è rivelatore. Non tanto per il contenuto – che ripropone i soliti slogan da bar teologico – ma per il tono astioso, sprezzante, e, mi permetta, piuttosto infondato.”
– “Siamo al parossismo. Non so se piangere o ridere…”
– “…devo riconoscerle una certa creatività teologica”.
– “…Mi chiedo solo: come ha fatto a scoprirlo? Una voce interiore? Un sogno profetico? O forse l’ha letto nel codice a barre della Universi Dominici Gregis? E se lei lo sa, come mai il resto della Chiesa, i cardinali, i vescovi, il popolo di Dio, non sono stati informati? Dobbiamo aspettare un’apparizione pubblica o un tweet in latino da un account criptato? (…) Mi perdoni l’ironia…”
– “Alla “Signora di tutti i Popoli” e ai suoi compagni di scorribanda teologico-profetica…”
– “Cari esperti di apparizioni dubbie, di tombe profetizzate, di “fantasmi bergogliani” e di dissertazioni sulle possibilità che le locuzioni celesti vengano corrette dai comunicati stampa… una sola parola: Basta. La Chiesa ha già abbastanza da soffrire senza dover sopportare anche le vostre allucinazioni.”
Mi fermo qui con le sue ironiche o sarcastiche citazioni, sicuramente intelligenti mentre quelle degli altri sono chiaramente “stupide”. No comment. C’è già chi l’ha fatto, il commento, a suo tempo. Un certo Gesù Cristo, duemila anni fa, raccontò infatti della pagliuzza e della trave.
Le aggiungo, se permette, una piccola “correzione fraterna”, che non necessita di contro-risposte pubbliche perché Lei non deve rispondere di se stesso né a me né ad altri ma solo a se stesso (e poi un giorno di fronte al Giudice). Non si offenda… Dato che nessuno la conosce in quanto non si firma con nome e cognome (e di don Pietro Paolo è piena l’Italia), la sua reputazione non ne verrà minimamente intaccata.
È così sicuro che la verità sia sempre e comunque dalla sua parte? E che tutti gli altri siano sempre e comunque nell’errore?
Se così fosse, Lei sarebbe Gesù Cristo in persona, o il Suo Santo Spirito, o ancor meglio Dio Padre Onnipotente…
Un caro saluto nella preghiera
Caro Mario,
la ringrazio per la sua antologia. Se mai un giorno decidessi di pubblicare un libretto intitolato “Breve compendio di ironie teologiche per tempi apocalittici”, non mancherò di citarla nei ringraziamenti.
Tuttavia, il punto non è – e non è mai stato – l’uso dell’ironia, né la suscettibilità offesa di qualche devoto più incline alla mistica del complotto che alla fede della Chiesa. Il punto, semmai, è la verità, che – come lei stesso ricorda – ci giudicherà.
Non ho mai preteso di essere “Gesù Cristo in persona” (Dio ce ne scampi), né il Santo Spirito o Dio Padre Onnipotente, anche se – a giudicare da certi messaggi ricevuti – a qualcuno dei miei interlocutori pare spettare il ruolo di giudice supremo, profeta infallibile e visionario universale.
Lei mi domanda se sono “così sicuro che la verità sia sempre dalla mia parte”. Le rispondo con umiltà e franchezza: no, non sempre. Ma su alcuni punti – quelli che toccano la fede della Chiesa, la comunione visibile, il primato di Pietro, la retta dottrina e l’unità della Sposa di Cristo – non si tratta di opinioni personali, ma di ciò che la Chiesa ha sempre creduto, vissuto e insegnato. Su queste verità non mi firmo: vi aderisco, con tutta la mia persona.
Lei poi mi offre una “correzione fraterna”, rimproverandomi – tra le altre cose – di non firmarmi con nome e cognome, e osservando che “di don Pietro Paolo è piena l’Italia”.
A parte il tono, che si commenta da sé, mi permetta di farle notare una cosa molto semplice: lei stesso si firma solo con “Mario”.
Evidentemente, l’anonimato diventa un problema solo quando serve per screditare chi non la pensa come lei.
Se invece non lo è – come spero – evitiamo processi alle intenzioni: la verità non ha bisogno di cognomi per essere detta, né di titoli per essere creduta.
Lei mi accusa, con garbo, di mancare di misericordia. Le assicuro che ogni parola nasce dalla sofferenza e dalla preghiera, non dall’animosità. È proprio perché la Chiesa è ferita da confusioni, scismi striscianti e rivelazioni casalinghe, che sento il dovere di parlare con chiarezza – anche quando la chiarezza punge.
Il Signore ci chiederà conto non solo della carità, ma anche della verità che abbiamo taciuto per quieto vivere.
Concludo con un pensiero di sant’Agostino:
“Ama e fa’ ciò che vuoi. Ma se taci, taci per amore. Se parli, parla per amore. Se correggi, correggi per amore. Se perdoni, perdona per amore. Abbia in te la radice dell’amore: da questa radice non può venire che il bene.”
Un caro saluto anche a lei, e unito nella preghiera,
don Pietro Paolo
.
Gentile dottor Tosatti
Mi permetta di scriverle il mio totale disaccordo con lunga arriva di don Pietro Paolo .
Credo sia inulile spiegare il perché , lui stesso si auto confonde . Comunque per darle un esempio concreto di che razza di vescovi abbiamo faccio l’esempio del vescovo di Mantova .fino a ieri acerrimo sostenitore di Papa Bergoglio e delle sue posizioni . Oggi è cambiato di 180 gradi . Ai seminaristi ha gridato che è ora di rinnovare la chiesa !! E si è presentato
con una croce pettorale d’oro tempestata di pietre preziose . Fino a ieri la portava anche lui
, per umiltà Bergogliana , di latta
I fedeli rimasti a Mantova son rimasti basiti . Il commento più gentile è’ stato : è un ipocrita !
Prof?
lo riabilitano lo riabilitano…ne hanno fatte di tutti i colori i papi…dimenticato il caro Lefevre? Morto e riabilitato… Avete memoria corta… e decine di altri esempi a scelta…ma in una chiesa che teme soprattutto i ricatti e non la giustizia divina basterà tirare fuori quaCHE ‘CARTUCCELLA’ che mons. Viganò custodisce gelosamente dalla sua permanenza in USA e la sua amicizia con Trump e vedrete che l’effetto ‘Papa Leone di Vance’ fiorirà come d’incanto…e allora tutti zitti… eh le ‘cartuccelle’… quelle si che fanno ka differenza—-SEMPRE GRAZIE ALLO SPIRITO SANTO!
Caro Tosatti , la moltitudine di commenti , anche se in disaccordo fra loro , dimostrano l’importanza del tema per Papa Leone XIV.
I disaccordi nascono da più fatti :
1- la certezza di aver solide basi di diritto canonico . 2- la certezza di conoscere i fatti e soprattutto mons .Viganò.
3 -la certezza di avere capito cosa è successo e cosa succederà se questo caso Viganò non si affronta e risolve .
Volente o nolente Viganò è nella Storia e la soluzione del suo caso sarà determinante per la chiesa . Per capire cosa realmente è successo forzando la rinuncia di Benedetto XVI , chi e perché. Sarà determinante per capire chi ha voluto il Successore e come è riuscito a imporlo .
Il momento è cruciale . O il Papa scrive il Sillabo del XXI secolo e avvia il Processo Simbolo sul caso Viganò , oppure la Chiesa non riuscirà a riprendere credibilità ‘, sbattere fuori i traditori , riprendere il ruolo di autorità morale , proprio oggi , momento di maggior bisogno dove la cosiddetta Intligenza Artificiale sta sostituendo la Intelligenza Divina .
Anonimo
Commento a quanto scrive il”dotto, sapiente ed illuminato” don Pietro Paolo:
– ma è bene o male la rottura con la Chiesa fin troppo visibile di Papa Bergoglio ? I suoi erronei insegnamenti resteranno nel magistero della Chiesa ?
– e’ bene o male ridiscutere tante ( non tutte) tesi del Vaticano II ? Persino Papa Benedetto voleva farlo
– non credo utile ( ormai è comunque) discutere la legittimità di Papa Bergoglio . Ma come mai caro don PietroPaolo non si riferisce alla rinuncia di Papa Benedetto ? Le sa spiegarla ? Forse perché doveva andare al soglio Papa Bergoglio ?
– legittimità della petizione . Noi siamo la Chiesa ! Noi abbiamo diritto di suggerire correggere implorare !
– Viganò non deve riconoscere errori , deve chiedere un processo sull’operato di Papa Bergoglio e affini …
Per “ affini” lei capisce cosa intendo ?
Lei ha voluto razionalizzare una situazione che riflette solo i “ fumi di satana” ma vuole confonderci . Papa Leone XIV prende il nome di un Papa che i demoni li ha visti ed ascoltati . Le suggerisco un mese di esercizi spirituali di Sant ‘Ignazio . Amen. Mons Z
X Mons. ZZ,
Accetto l’esortazione incalzante e la sua accesa ironia. Accolgo tutto anche laddove si intravedono divergenze non piccole nel modo di intendere questa difficile ora della Chiesa.
Vado per punti, senza eludere le sue domande:
– Lei parla di una chiesa visibile di Papa Bergoglio, La Chiesa non è dei Papi ma di Cristo anche quando in mezzo al grano spunta e signoreggia la zizzania. Il Papa è solo servo e custode della Chiesa , non proprietario né legislatore assoluto. Anche quando la gestione pastorale di un Papa può risultare confusa o persino perniciosa, non per questo si devono creare rotture, né rifugiarsi in chiese parallele o in scelte scismatiche. La Chiesa resta una, santa, cattolica e apostolica, e in essa dobbiamo rimanere — con sofferenza, sì, ma con fedeltà. Le ferite si curano dall’interno, non con l’abbandono.
– Gli errori disseminati nel magistero di papa Francesco — spesso ambigui, talvolta gravemente fuorvianti — resteranno: ma resteranno come segni di una crisi, non come espressioni vincolanti del Magistero infallibile. La Tradizione saprà, come ha sempre fatto, purificare ciò che è transitorio e non conforme al deposito della fede. Questo non avviene in un giorno, ma avviene.
– Ridiscutere certe tesi conciliari non è solo lecito, ma necessario: la teologia cattolica non è paralisi, e ciò che non è definito in modo dogmatico può essere approfondito, corretto, chiarito. Anche Benedetto XVI — come lei ricorda — auspicava una ermeneutica della riforma nella continuità, che implica il giudizio su ambiguità e letture erronee.
– Sulla rinuncia di papa Benedetto, io stesso ho più volte espresso perplessità, dolore e interrogativi teologici. Ma non credo che, in coscienza e alla luce del diritto canonico, si possa affermare con certezza che essa fu nulla. Posso però capire chi cerca in quella rinuncia l’origine della confusione successiva. Non lo escludo: ma una tale sentenza richiederebbe molto tempo per spiegarla
– “Noi siamo la Chiesa”, dice giustamente lei, e con questo ha tutto il diritto — anzi, il dovere — di correggere fraternamente, di implorare giustizia, di chiedere chiarezza e verità. Lo faccia, lo facciamo, ma sempre in Ecclesia, non fuori. Non nella rabbia sterile, ma nella forza mite della verità.
– Quanto a mons. Viganò, egli ha avuto il merito di denunciare molte cose che in altri tacevano. Ma oggi, nel suo rifiuto della visibilità della Chiesa, dell’autorità apostolica e della struttura gerarchica postconciliare, si avvicina più a un profeta separato che a un figlio della Chiesa. Il processo da lui richiesto può essere legittimo in linea teorica — ma non lo si chiede da fuori, negando in blocco l’autorità che si vuole chiamare a giudizio.
– Infine, Papa Leone XIV ha preso il nome di un grande pontefice che fronteggiò visibilmente i poteri delle tenebre. Lo prenda come un segno: non di continuità con l’errore, ma di battaglia aperta. Non farà proclami apocalittici, ma — se è come spero — farà chiarezza con pazienza e con autorità. E i demoni si dissolvono più davanti alla verità perseverante che davanti all’ira esplosiva.
Quanto agli esercizi spirituali, accetto volentieri il suggerimento. Ma, se me lo permette, li farei insieme a lei. Perché, in fondo, desideriamo entrambi la stessa cosa: che la Chiesa torni a risplendere della luce di Cristo, tutta intera, tutta vera, tutta sua.
X Mons. ZZ,
Accetto l’esortazione incalzante e la sua accesa ironia. Accolgo tutto anche laddove si intravedono divergenze non piccole nel modo di intendere questa difficile ora della Chiesa.
Vado per punti, senza eludere le sue domande:
– Lei parla di una chiesa visibile di Papa Bergoglio, La Chiesa non è dei Papi ma di Cristo anche quando in mezzo al grano spunta e signoreggia la zizzania. Il Papa è solo servo e custode della Chiesa , non proprietario né legislatore assoluto. Anche quando la gestione pastorale di un Papa può risultare confusa o persino perniciosa, non per questo si devono creare rotture, né rifugiarsi in chiese parallele o in scelte scismatiche. La Chiesa resta una, santa, cattolica e apostolica, e in essa dobbiamo rimanere — con sofferenza, sì, ma con fedeltà. Le ferite si curano dall’interno, non con l’abbandono.
– “Gli errori disseminati nel magistero di papa Francesco — spesso ambigui, talvolta gravemente fuorvianti — resteranno”: ma resteranno come segni di una crisi, non come espressioni vincolanti del Magistero infallibile. La Tradizione saprà, come ha sempre fatto, purificare ciò che è transitorio e non conforme al deposito della fede. Questo non avviene in un giorno, ma avviene.
– “Ridiscutere certe tesi conciliari” non è solo lecito, ma necessario: la teologia cattolica non è paralisi, e ciò che non è definito in modo dogmatico può essere approfondito, corretto, chiarito. Anche Benedetto XVI — come lei ricorda — auspicava una ermeneutica della riforma nella continuità, che implica il giudizio su ambiguità e letture erronee.
– Sulla rinuncia di papa Benedetto, io stesso ho più volte espresso perplessità, dolore e interrogativi teologici. Ma non credo che, in coscienza e alla luce del diritto canonico, si possa affermare con certezza che essa fu nulla. Posso però capire chi cerca in quella rinuncia l’origine della confusione successiva. Non lo escludo: ma una tale sentenza richiederebbe molto tempo per spiegarla
– “Noi siamo la Chiesa”, dice giustamente lei, e con questo ha tutto il diritto — anzi, il dovere — di correggere fraternamente, di implorare giustizia, di chiedere chiarezza e verità. Lo faccia, lo facciamo, ma sempre in Ecclesia, non fuori. Non nella rabbia sterile, ma nella forza mite della verità.
– Quanto a mons. Viganò, egli ha avuto il merito di denunciare molte cose che in altri tacevano. Ma oggi, nel suo rifiuto della visibilità della Chiesa, dell’autorità apostolica e della struttura gerarchica postconciliare, si avvicina più a un profeta separato che a un figlio della Chiesa. Il processo da lui richiesto può essere legittimo in linea teorica — ma non lo si chiede da fuori, negando in blocco l’autorità che si vuole chiamare a giudizio.
– Infine, Papa Leone XIV ha preso il nome di un grande pontefice che fronteggiò visibilmente i poteri delle tenebre. Lo prenda come un segno: non di continuità con l’errore, ma di battaglia aperta. Non farà proclami apocalittici, ma — se è come spero — farà chiarezza con pazienza e con autorità. E i demoni si dissolvono più davanti alla verità perseverante che davanti all’ira esplosiva.
Quanto agli esercizi spirituali, accetto volentieri il suggerimento. Ma, se me lo permette, li farei insieme a lei. Perché, in fondo, desideriamo entrambi la stessa cosa: che la Chiesa torni a risplendere della luce di Cristo, tutta intera, tutta vera, tutta sua.
Lei non parla da sacerdote nè da figlio della Chiesa o di Dio.
Le sue domande traboccano di sfida e superiorità indegne del sacerdozio e della verità che sempre emerge nella correttezza, quanto meno, pur se i toni esigono talvolta forza.
Solo una noticina riguardo a Papa Benedetto e alla sua rinuncia: c’è solo curiosità, illazioni e nessun desiderio di capire.
Davvero in pochi hanno capito, soprattutto quel “mistero” insito nelle decisioni di ognuno, tanto più di un Papa che ha raggiunto vette spirituali a moltissimi precluse. Precluse non per ignoranza…
Dovremmo riflettere. Ma non lo facciamo ancora nel modo giusto, evidentemente, altrimenti avremmo già assaporato dei buoni frutti, di cui – invece – non si scorge neppure l’ombra.
https://campariedemaistre.blogspot.com/2025/05/tradito-ratzinger-ci-meritammo-bergoglio.html
Ogni bene, “monsignore”…
Capisco e condivido la stima per Viganò. Certo è che non si è ancora capito se si è fatto riconsacrare da un vescovo lefevriano. Ma poi siamo sicura che basti un colpo di spugna per eliminare il bergoglionismo ? Le encicliche ce le teniamo ? I sacrifici a paciamama nei giardini vaticani e l’albero pintato con ai suoi piedi il feto di lama, ce lo teniamo ? Come stà scritto :
“dai loro frutti li riconoscerete “
Concordo e porro’ la firma sull’iniziativa per Mons. Viganò. Mi duole però rilevare, dall’ esame di qualche commento, che l’infestazione modernista è tutt’ ora presente ( e si sapeva ), massiva ma, soprattutto , determinata a proseguire il cammino rivoluzionario Conciliare. Non sono ottimista sull’ esito finale. Lo vogliono a Canossa.
Caro signor Giovanni , a parte qualche commento scontato e squilibrato , ciò che emerge è che i nemici di Viganò, cioè i nemici della Verità, sono PRETI , sono suoi “ colleghi.” Quelli che da ratzingeriani son diventati Bergogliani e oggi
Stanno cercando di capire come devono trasformarsi il prevostiani . Mi creda , da esperto che sono, non c’è speranza se non si rinnega la teologia eretica di Karl Rahner , se non si rivede il Vaticano II , se ……Viganò non viene riabilitato . Il mio 8per mille ( ,piuttosto consistente) lo ridarò alla Chiesa cattolica quando i don PietroPaolo andranno in un eremo , lontano lontano . FGR
Concordo caro FGR.
@FGR
Lode a San Pio X per aver marchiato a fuoco e condannato il modernismo per l’eresia che è ma…possa Dio suscitare quanto prima un santo Pontefice che abbia il coraggio di una nuova Pascendi Dominici Gregis per falciare alla radice la malapianta del tradizionalismo, altra eresia ideologica non meno pericolosa del modernismo!
Abbasso Rahner e abbasso parimenti Lefebvre, i cui figli oggi deturpano la Chiesa, ideologizzandola sempre più con la convizione di essere gli unici eredi del Salvatore e gli unici in cui lo Spirito Santo risiede e opera!
Che credete, che lo Spirito Santo sia morto di morte “conciliare”? Che vi siete messi in mente, che la Terza Persona della Trinità Santissima abbia divorziato dalla Sua Sposa per amoreggiare con la costola tradizionalista?
Siete dei Saulo che mai cadranno da cavallo, se vi ostinate a non abbracciare la Tradizione tutta intera e vivente!
Traditio è il vero Cattolicesimo che voi volete ridurre a un tradizionalismo settario, illogico e cieco, usando la clava ed esibendo opinabili muscoli “patriarcali” che invece sanciscono la vostra totale distanza dall’exinanivit e dall’umiltà, pur chiara e decisa, del Cuore e della Persona di Cristo, UNICO SALVATORE!
Caro FGR (esteso a chi concorda con lei)
il suo messaggio è rivelatore. Non tanto per il contenuto – che ripropone i soliti slogan da bar teologico – ma per il tono astioso, sprezzante, e, mi permetta, piuttosto infondato.
Anzitutto, nessuno la obbliga a devolvere l’otto per mille alla Chiesa cattolica: è una libera scelta. Tuttavia, le ricordo che, pur non essendo più oggi un precetto in senso stretto, l’antico dovere di contribuire “ai bisogni della Chiesa” secondo le usanze locali è tuttora vincolante per ogni fedele. E l’otto per mille, lo voglia o no, non serve solo a sostenere il clero – come lei forse immagina – ma finanzia anche opere caritative, missioni, restauri, interventi in emergenza e attività sociali spesso invisibili ma fondamentali.
Quanto al mio esilio in un eremo, le confesso che lo prenderei volentieri se fosse un luogo di preghiera e libertà, ma temo che nel suo auspicio vi sia più l’intento di zittirmi che quello di affidarmi al silenzio contemplativo. Le dà fastidio forse una voce che ragiona in coscienza? Che non si piega a tifoserie ideologiche né si lascia ingannare da slogan?
Mi permetta allora una domanda diretta: di cosa ha paura? Della verità? Del confronto sereno? Della possibilità che si possa amare la Chiesa senza idolatrarne alcune figure e senza demonizzarne altre?
Io non chiedo la riabilitazione di nessuno per partito preso, ma neppure accetto che si confonda la fedeltà alla Chiesa con l’acquiescenza a qualunque personaggio si presenti come salvatore.
Infine, le confesso una cosa: non sono mai stato un “ratizingeriano”, né un “bergogliano”, e tanto meno sarò mai un “prevostiano”. Sono un cattolico, e questo basta.
Don Pietro Paolo
Per Don P.P. e Occhi Aperti / Vi invito a stare ai fatti : FGP, con la mia concordanza, parla di nemici interni alla Chiesa, in veste Sacerdotale ( ne ho parlato anche io in altri interventi ) allocati nelle alte sfere Ecclesiali e non solo. Voi potete smentire categoricamente questa affermazione ? E’ gradita una risposta rispecchiante il si, si, / no, no.
Anch’io sostengo e sosterrò la petizione, dove si firma?
Ciò che più importa a Mons. Viganò riguardo a se stesso è il giudizio di Dio, che viene prima del giudizio di una chiesa corrotta.
Bravo , anzi bravissimo .
Il Signore che ci ha creati senza di noi non può salvarci senza di noi, perché rispetta il nostro libero arbitrio e le nostre scelte. Purtroppo, la sorte ecclesiastica e spirituale di Viganò dipende solo da Viganò e spero che si renda conto che non è ribellandosi all’autorità del Sommo Pontefice (oggi Leone XIV, prima Francesco ecc.) e alle autorità a lui subordinate che si salva la Chiesa…… noi possiamo solo pregare per la sua anima prima che sia troppo tardi. Questo è quello che penso.
Mons. Viganò non si è ribellato mai a nessun Papa.
Mons. Viganò ha eseguito il suo compito affidatogli da Papa Giovanni Paolo II e ha detto ciò che sapeva accusando Bergoglio di eresia e di essere al corrente di certi fatti di cui Bergoglioi pubblicamente e falsamente negava di sapere qualcosa. E’ Beergoglio che ha allontanato tutti coloro che per lui erano un impedimento al suo interesse personale.
Questa petizione va fatta subito
Mons Viganó non ha mancato di rispetto a nessuno e dobbiamo essergli grati per averci del satanico McCarnick Questo non vuol dire non riconoscere quanto di buono ci fu in Francesco
Ma non per questo non dobbiamo richiamare nella Chiesa tutti i fratelli Non fu Francesco a dire che bisogna accettare TODOS,TODOS.TODOS ????
Questa petizione va fatta subito
Mons Viganó non ha mancato di rispetto a nessuno e dobbiamo essergli grati per averci del satanico McCarnick Questo non vuol dire non riconoscere quanto di buono ci fu in Francesco
Ma non per questo non dobbiamo richiamare nella Chiesa tutti i fratelli Non fu Francesco a dire che bisogna accettare TODOS,TODOS.TODOS ????
Ho sempre ammirato Mons. Viganò, il suo coraggio, la sua franchezza e la sua enorme fede.
Da solo si è scagliato contro un intero sistema (deep state, deep church) senza che nessun altro avesse la forza di dire neanche una parola.
Ha dimostrato il vero amore, insegnato da Gesù, verso tutti gli uomini. Ci ha messo in guardia, ci ha sostenuti nei momenti più bui e difficili. Era l’unica voce e io questo non lo dimenticherò mai.
Se si facesse una petizione per riaccoglierlo nella Chiesa la sosterrei subito
Come è ragionevole e oserei dire ovvio, tra 5 o 10 anni, se i toni di abbassano, può darsi che il papa lo riaccolga in seno alla Chiesa. Ovviamente se lo chiede e fa un convincente mea culpa.
Certo, i tempi sono cambiati, e – specialmente in questi ultimi anni – siamo stati abituati a incredibili “salti mortali”, fatti lì per lì, con nonchalance inaudita.
Ma la Chiesa, specie se davvero ora torna nel solco di un maggiore pragmatismo tradizionale, non può certo permettersi giravolte troppo eclatanti. D’altra parte il malcontento deriva proprio dalle proditorie accelerazioni che hanno scontentato i più sensibili e avveduti.
E questo a prescindere dal fatto che l’Arvivescovo abbia ragione o meno.
E, per inciso, lo stesso Viganò non può non saperlo.
Pubblicano …e democristiano !
Senz’altro la petizione sarebbe oltremodo opportuna.
Ma quanto ai modi più opportuni per farla giungere a Leone XIV, dovrebbe essere proprio “lo scrivente” a suggerirli se, come par di capire, è ancora addentro nelle cose della Curia.
Bene , grazie, concordo. Io considero il card . Parolin una persona degna e perbene . Ecco a chi far arrivare la supplica . Io personalmente non posso , a meno che mons. Viganò personalmente non mi autorizzi . Poiché mons. Viganò ha capito chi sono , mi dica Lui .
Anonimo
Una petizione può servire per sollecitare una scelta, ma non per importla.
Ottimo il commento che ricorda che Mons. Viganò fu il primo a non riconoscere la legittimità del tribunale ecclesiastico (della chiesa che ha seguito e si è sottomessa a colui che ha compiuto l”atto autoscismatico di Bergoglio quando il Papa Benedetto XVI era ancora in vita e capace di intendere e di volere) quello stesso che gli comminò slealmente la scomunica per scisma; per questo non si difese neppure in quella sede, non presentandosi dall’atto nullo di convocazione, come tutti nulli sono da considerarsi gli atti di un usurpatore non Cattolico.
A mio parere va visto Papa Leone XIV come un “delegato” del “Munus” di Mons.Viganò non viceversa, poichè Papa Giovanni Paolo II gli affidò una Missione, quella che ha portato avanti fino ad ora fedelmente alla Santa Chiesa Cattolica.
Per cui che c’è da riabilitare? C’è solo da riconoscere e obbedire a Cristo.
Siamo al parossismo. Non so se piangere o ridere. Dire che papa Leone XIV sarebbe “delegato” del “munus” di mons. Viganò rovescia l’ordine sacramentale e apostolico della Chiesa. Nessun vescovo, per quanto dotato di zelo profetico, può essere sorgente del munus petrino. Solo colui che è legittimamente eletto e accettato dalla Chiesa universale come Vescovo di Roma può essere considerato Papa. Nessuna missione, ricevuta anche da un grande santo, può sostituire la successione apostolica.
Sì ha ragione scritto come l’ho scritto è proprio non corretto, perchè il Papa è uno solo.
Questa è solo una mia ipotesi, qualora risultasse vera e lecita la nomina Papale di Papa Viganò compiuta anni fa, per cui è da intendersi come un salvataggio della Santa Chiesa di sempre con autorità anche su “quella” di Bergoglio per sanare lo scisma e pascere anche quelli.
Spiegato così è ancora poco chiaro, perchè oltre al Papa che Uno, anche la Chiesa Cattolica è Una.
Caro Tonino,
dire che “il Papa è uno solo” e poi ipotizzare un “vero Papa” nascosto eletto in segreto anni fa, è come dire che credi nel sole… ma solo quando è nuvolo.
La Chiesa non funziona a colpi di rivelazioni private, né si fonda su vescovi “riconosciuti da pochi”. Il Papa, per esserlo, deve essere visibile, accettato pubblicamente e canonicamente eletto. Tutto il resto è teologia da romanzo distopico.
Se davvero ami la Chiesa “di sempre”, allora resta nella Chiesa visibile. Cristo ha promesso: “Tu sei Pietro…”, non “tu sei l’alternativa segreta a Pietro se le cose vanno male”.
Il resto? Fantasie pericolose. E spiritualmente tossiche.
Grazie mille del consiglio. Intendo ancora rimanere nella Chiesa Cattolica, nonostante tutto.
Visto lo svilupparsi dell’argomento, non solo in questa tornata del blog, e non solo su questo blog, e con buona pace dei nuovi Santi Giovanni e Nestore, ribadisco:
non ci si capisce più niente. E’ lo sfaldamento è totale.
Ognuno se la canta e se la suona.
Ma quando mai c’è riuscito ???
La verità fa male!
Meglio fare come gli struzzi!
Se Papa Leone XIV
è vero uomo di DIO
non vedrà l’ora
di stroncare la feroce persecuzione
nei confronti di mons. Viganò,
e di abbracciarlo ardentemente
in CRISTO GESÙ
nostro Signore e Salvatore.
Gentili amici,
e caro don Mario,
comprendo bene il desiderio, espresso da alcuni — anche con nobile intenzione — di vedere Mons. Carlo Maria Viganò riabilitato, o quanto meno riconosciuto per il suo coraggio e la sua dedizione alla Chiesa. Personalmente non posso ignorare la stima e il rispetto che alcuni, anche in alto loco, ancora nutrono per lui. In un incontro personale, il Cardinale Pietro Parolin — Segretario di Stato — mi ha parlato con rispetto e discrezione di Mons. Viganò, riconoscendone qualità e doti. Non c’è, dunque, da parte di tutti, solo ostilità. Ma proprio per questo è necessario parlare con verità e chiarezza, evitando letture troppo semplicistiche.
1. Non è una questione personale, ma ecclesiale
Il problema oggi non è il carattere o la storia personale di Mons. Viganò. Chi lo ha conosciuto, come anche lo scrivente, sa bene della sua serietà, della sua vita sobria, della sua devozione autentica. Tuttavia, il nodo non riguarda le intenzioni del cuore, ma la rottura pubblica e oggettiva con la Chiesa visibile.
Le sue prese di posizione non si sono limitate a criticare decisioni di governo, ma hanno coinvolto:
– il rigetto della legittimità del Concilio Vaticano II,
– il rifiuto del magistero post-conciliare (da Giovanni XXIII in poi),
– la negazione della validità del pontificato di Papa Francesco,
– e, per conseguenza, l’invalidazione di cardinalati, nomine, sacramenti e leggi della Chiesa visibile.
È questo che ha condotto alla scomunica latae sententiae: una scelta oggettiva di separazione, non un atto punitivo arbitrario.
2. Il ritorno alla comunione non può avvenire “per petizione”
Alcuni propongono una petizione al Santo Padre Leone XIV per revocare la scomunica e persino riabilitare Mons. Viganò. Ma non è questa la via. Nella Chiesa, il ritorno alla piena comunione non può essere imposto dall’esterno, né con pressioni pubbliche, ma richiede un atto di umiltà da parte del diretto interessato, che riconosca l’errore e domandi il perdono della Chiesa.
È sempre stato così, anche per i grandi santi penitenti: da Cipriano a Pietro Damiani, da Alfonso Maria de’ Liguori a Charles de Foucauld. La Chiesa è madre, ma non abdica alla verità. Non può “riabilitare” chi, di fatto, non riconosce l’autorità di colui che dovrebbe concedergli il perdono.
Come potrebbe Mons. Viganò chiedere a Leone XIV una revoca della scomunica, se non riconosce validi né Francesco né il concistoro che ha creato Leone XIV cardinale? C’è una contraddizione oggettiva che non si può ignorare.
3. Il vero amore alla Chiesa non giustifica la ribellione
C’è chi invoca in favore di Mons. Viganò l’episodio evangelico della cacciata dei mercanti dal Tempio. Ma Gesù non si separò mai dalla comunione del suo popolo; pur purificandolo, non ruppe l’Alleanza. Senza sminuire il suo coraggio profetico, Mons. Viganò, invece, ha scelto un’altra via: ha negato la legittimità del magistero, ha fondato un movimento parallelo, ha lanciato anatemi e accuse su tutta la struttura visibile della Chiesa.
Questo non è zelo, è scisma, anche se motivato da sofferenza o delusione.
4. La Chiesa non chiude le porte
Nessuno, nemmeno oggi, desidera “distruggere” Mons. Viganò. Al contrario: se egli manifestasse il desiderio sincero di tornare nella piena comunione, il Papa – ne sono certo – non solo lo accoglierebbe, ma forse lo abbraccerebbe con la carità con cui Cristo accolse Pietro, dopo il suo rinnegamento.
Ma questo gesto deve venire da lui, non da una petizione.
E proprio perché — come dicevo — anche alti prelati come il Cardinale Parolin non dimenticano il bene compiuto da Mons. Viganò in altri tempi, oggi sarebbe tanto più bello, tanto più grande, vederlo fare quel passo decisivo che lo riconduca nella comunione visibile della Chiesa, per essere non solo voce profetica, ma padre riconciliato tra i fratelli.
Concludendo
La via è aperta. Lo Spirito attende. La Chiesa aspetta.
Ma è necessario che Mons. Viganò faccia un atto di umiltà e di obbedienza.
Solo allora ci sarà festa per tutti. Solo allora sarà vera riabilitazione.
Non giustificando l’errore, ma trasfigurandolo in grazia.
Con rispetto e chiarezza.
Ecco la “petizione” che sottoscrivo pienamente e per cui prego. Una “petizione” nella verità e fuor da ogni sentimentalismo.
Grazie don Pietro Paolo, perché nei suoi interventi ,personalmente, trovo un po’ di consolazione. Chiarezza nelle spiegazioni, e il fare riferimento a quanto dice la Chiesa senza deformarlo per piegarlo a proprio uso e consumo E questo è davvero importante.
Bello e più che giusto appello a Papà Leone XIV,servo dei servi di DIO.Non facciamo come le guide cieche che filtrano i moscerini e ingoiano cammelli:quanti papi del passato,quando la carica si comprava o era decisa dal potere di turno potrebbero essere considerati legittimi? Papa Leone ha riacceso la speranza nei credenti,forse ce l’ha mandato DIO che scrive diritto su righe storte.Se a Mons Carlo Maria Viganò sarà fatta giustizia anche in questa vita perché nell’altra sarà sicuramente riconosciuto da Cristo davanti al Padre,anche tutti quelli che hanno lottato e sofferto con lui ne gioiranno.
Monseigneur Vigano veut certainement resté ce qu’il est et ne pas se laisser acheter, étouffer par une levée d’excommunicationnqu’il juge invalide
L’intention est peut-être bonne mais elle ignore plusieurs critères qui la rendent caduque d’avance :
Monseigneur Vigano a été le plus grand adversaire de Bergoglio. À l’opposé, Robert Prévost, alias Léon XIV, a déjà exprimé plusieurs fois que Bergoglio ”nous assiste du Ciel, est au Ciel”, est saint.
Si Léon levait l’excommunication, il reconnaîtrait ainsi qu’il s’est trompé et qu’il donne raison à Monseigneur Vigano, et que Bergoglio a été un adversaire antichrist de la Sainte Église catholique. Léon ne fera donc jamais cela qui risque même de remettre en cause la validité de son élection.
Monseigneur Vigano a déclaré plusieurs fois que cette excommunication n’avait aucune validité puisqu’elle a été prononcée par un usurpateur du trône pontifical. S’il admettait qu’elle soit levée par Léon, il serait obligé de reconnaître qu’elle était valide et que Bergoglio était un pape légitime et aussi Léon XIV. Il ne demandera donc jamais qu’elle soit levée, il n’approuvera jamais la pétition qui demande cela et qui risque même de l’affliger et de le déshonnoriser, de l’humilier,
Tout récemment, Monseigneur Vigano vient d’exprimer ce qu’il pense de l’Église de Robert Prévost, alias Léon XIV : une Église virtuelle et une papauté virtuelle qu’il ne reconnaît donc pas. Admettre la levée de l’excommunication l’obligerait donc à renier ses propos.
https://www.marcotosatti.com/2025/05/27/entre-el-decir-y-el-hacer-del-papa-leon-xiv-algunos-interrogantes-notas-dolorosas-aliados-de-la-eucaristia-y-del-evangelio/
Mais ce désir légitime – certes animé par de bons sentiments et par l’amour de l’Église – ne peut se transformer en une réalité virtuelle où, même contre toute évidence, tout doit nécessairement être interprété comme une confirmation de ce que nous souhaitons, et non de ce qui se passe réellement. Nous ne pouvons pas construire une « Église virtuelle » avec une « papalité virtuelle » que nous aimons et servons dans une fiction réconfortante mais irréelle.
Monseigneur Vigano est convaincu d’être justifié à la face de Dieu et n’a pas besoin d’une levée d’excommunication invalide. Il n’attend rien de l’Église actuelle qu’il assimile à une association de malfaiteurs. Il attend une théophanie pour que le Christ renouvelle vraiment son Église et fasse resplendir la vérité.
Mons. Viganò non va ‘riabilitato’ come qualche soviet catto fascio straparla. Siete Voi bergopescivendoli che andreste Disabilitati…
Mons. Viganò fu il primo a non riconoscere la legittimità del tribunale ecclesiastico (ma di quale chiesa?!) che gli comminò la scomunica per scisma; per questo non si difese neppure in quella sede.
Riabilitare Viganò significherebbe, per la Chiesa, fare un profondo (e sofferto, e divisivo…) esame di coscienza; non penso che ciò possa accadere senza che prima la Chiesa stessa ritrovi una guida pienamente legittima, a partire dalla persona del Romano Pontefice.
Se quella scomunica comminata da quella presunta autorità non fu legittima in realtà non occorre neppure una riabilitazione, bensì un semplice riconoscimento di come stanno davvero le cose.
A mio modesto parere penso che tale riconoscimento possa venire solo da Papa Francesco (quello vero, non un Bergoglio redivivo…):
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
Sarebbe quindi prematuro voler togliere la pagliuzza dall’occhio di Viganò (mi riferisco alla controversia sul Concilio Vaticano Secondo) senza aver prima tolto la trave (la deriva globalista e le sue conseguenze) dall’occhio della Chiesa…
Merci pour votre commentaire logique, sincère, sérieux, crédible et très utile pour avoir un bon discernement.
Soyez certain que vous avez raison et que Monseigneur Vigano pense comme vous. Il n’acceptera jamais de se renier et de rallier une Église qui n’est plus qu’une association de rêveurs, de menteurs, de clown et de voleur. Une association de malfaiteurs !
X torreggiani:
chi sostiene che ci possa essere “un vero Papa Francesco” che non sia Bergoglio, ma allo stesso tempo non riconosce Leone XIV, finisce in una contraddizione insanabile: nega il principio stesso della visibilità e continuità della Chiesa e la possibilità che ci possa essere nel futuro un Papa eletto dai cardinali.
O si crede nella successione apostolica visibile e concreta, o si cade in un gnosticismo spiritualista.
Non si tratta di pagliuzze e travi: si tratta di verità e comunione.
La Chiesa ha un volto, una voce, un centro: senza Pietro, non c’è né Corpo né Sposa.
Chi parla “in nome della Chiesa”, ma fuori della Chiesa, parla solo a sé stesso.
Io non parlo (e non ho mai parlato) “a nome della Chiesa”. Condivido semplicemente la mia personale opinione su come la Chiesa arriverà a sanare quella che tanti oggi (fedeli e non) riconoscono come una ‘deriva globalista’, con innumerevoli fatti, segni, parole e gesti a supporto della presenza di questo ‘elefante nel soggiorno ecclesiastico’ (e come mons. Viganò ha coraggiosamente denunciato).
Non nego affatto la successione apostolica, dato che ritengo che un Papa legittimo sia presente qui nel mondo anche ora, pur rimanendo (per ottime ragioni) ancora nel nascondimento.
Non nego affatto che, nonostante l’anomala elezione di Papa Francesco (mi riferisco a quello vero), non sarà più possibile la successione petrina tramite conclave; al contrario: nell’articolo affermo che Benedetto XVI ha previsto che la prossima elezione avverrà proprio così.
Evidentemente lei crede che senza i Cardinali non possa esistere la Chiesa di Cristo; io invece credo che senza Pietro essa non possa esistere, dando credito alle parole di Cristo, che su proprio su Pietro (e non sui Cardinali) edificò la Sua Chiesa…
Lei trascura le parole e i gesti dell’ultimo legittimo Pontefice pur di non minare la sua fiducia nell’attuale Collegio Cardinalizio, senza tener conto che il diritto stesso della Chiesa prevede che la successione petrina sia piena prerogativa del Romano Pontefice e che, all’occorrenza, sia possibile fare a meno del conclave per eleggere un legittimo Papa, come sta scritto a chiare lettere nella Universi Dominici Gregis…
È un fatto che non vi è un registro pubblico (ad oggi) dell’atto di rinuncia al pontificato di Benedetto XVI (come le ho già dimostrato in precedenza). È un fatto che Benedetto XVI appose il sigillo del segreto pontificio su certi aspetti della sua rinuncia (come testimoniato in più occasioni dal suo più stretto collaboratore); ciò vuol dire che è molto probabile Benedetto avesse in serbo, per la Chiesa, qualcosa di meglio che un mero ‘fuggire di fronte ai lupi’, lasciando il gregge dei fedeli in balia dei nemici della Fede…
Per questo ipotizzo una ‘ritirata strategica’ da parte di Benedetto XVI, piuttosto che un semplice ‘gettare la spugna’ di fronte alle (sia pur insormontabili) difficoltà contingenti.
Proprio perché credo nella Divina Provvidenza, oltre che nella rettitudine e nell’intelligenza di Papa Benedetto, ritengo che egli abbia fatto tutto il necessario per garantire alla Chiesa quella legittima successione petrina che collettivamente i Cardinali (per svariate ragioni) non sarebbero stati in grado di garantire.
Caro Sig. Torreggiani,
le confesso che il suo intervento mi ha colpito. Davvero. Non capita tutti i giorni di imbattersi in qualcuno che riesce a parlare con tanta sicurezza di un Papa nascosto… eppure conosciuto. Da lei, evidentemente. Lei lo sa. Lui c’è. Ma non si può dire. È un po’ come Babbo Natale per adulti ecclesiologicamente inquieti.
devo riconoscerle una certa creatività teologica. Non è da tutti sostenere l’esistenza di un Papa legittimo attualmente nascosto, ma operativo, sebbene nessuno lo conosca, nessuno lo veda, e nessuno ne senta la voce… tranne lei. Ammetterà che siamo già oltre il campo della fede e ben dentro quello del romanzo d’avventura ecclesiale.
Mi chiedo solo: come ha fatto a scoprirlo? Una voce interiore? Un sogno profetico? O forse l’ha letto nel codice a barre della Universi Dominici Gregis?
E se lei lo sa, come mai il resto della Chiesa, i cardinali, i vescovi, il popolo di Dio, non sono stati informati? Dobbiamo aspettare un’apparizione pubblica o un tweet in latino da un account criptato?
Sorge allora un sospetto: non sarà che questo Papa segreto è, per caso, Don Minutella? In fondo, lui stesso si vanta da anni di ricevere visioni particolari, rivelazioni celesti e messaggi divinamente ispirati.
Magari, sulla scia della gloriosa Iglesia Cristiana Palmariana (ricorderà, no? quella che ha già avuto un paio di papi, ordinati da vescovi scomunicati), anche lui troverà un prelato vagante disposto a “consacrarlo” e completerà l’opera: si farà eleggere da sé, si proclamerà Sommo Pontefice, e il seguito ce l’ha già – pronto a sovvenzionarlo e a fabbricargli la tiara.
Mi perdoni l’ironia, ma siamo francamente al paradosso: si rifiuta la visibilità della Chiesa, si disprezza ogni autorità ecclesiastica reale, e si sostituisce tutto con un “Pietro invisibile” che nessuno ha mai visto, ma tutti devono seguire… purché d’accordo con lei.
Le ricordo che la Chiesa cattolica è una realtà visibile, fondata da Cristo su una pietra concreta, non su un indovinello. La successione apostolica non è una caccia al tesoro spirituale, né un enigma per pochi iniziati. È un dono di grazia, pubblico, storico e sacramentale.
In sintesi: io resto con Pietro – LEONE XIV – quello che c’è, che parla, che insegna, che si può discutere, ma non si può inventare. Preferisco un Papa scomodo ma visibile, a uno comodo ma immaginario.
Don Pietro Paolo
Carissimo don Pietro Paolo,
capisco molto bene il suo sentire e lo condivido, almeno in parte. Pure io infatti, in linea di principio, apprezzo la trasparenza, la chiarezza, il fare le cose alla luce del sole e il ‘sì, sì; no, no’.
Occorre però comprendere che, in determinati casi, non è opportuno che certe verità vengano rivelate direttamente prima del tempo opportuno. Gesù spesso parlava in parabole alle folle; solo successivamente spiegava (e solo ai suoi discepoli) il significato più profondo delle sue parole, sapendo bene che è preferibile, talvolta, ‘velare’ temporaneamente certe verità. Alcuni miracoli avvennero solo alla presenza di alcuni tra i discepoli (come la trasfigurazione e la risurrezione della figlia di Giairo) e furono tenuti segreti ai più per un certo tempo. Che ‘Gesù di Nazareth’ (il ‘germoglio di Davide’) fosse in verità nato a Betlemme non fu noto fin dal principio, se non a pochissimi. E per ‘fortuna’ i re magi non lo comunicarono ad Erode, nonostante si fossero impegnati a farlo (prima di conoscere le sue reali intenzioni…). Gesù ‘zittì’ più volte i demoni quando riconobbero ‘platealmente’ in Lui il Figlio di Dio; anche ai discepoli intimò il silenzio subito dopo la confessione di Pietro (‘Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente’); ecc.
Capisco quindi (e condivido) il bisogno di certezze e di chiarezza, ma in certi casi occorre pazientare, o sollevare il velo gradualmente, per arrivare a cogliere pian piano la verità senza che questa crei eccessivo scandalo (o eccessivi rischi per persone particolarmente esposte).
Tornando a noi…
Questa mia ‘probabilissima ipotesi’ (o ‘narrazione’, se preferisce) non vuole essere un invito a disertare la Chiesa visibile per ‘inseguirne’ un’altra invisibile; al contrario: come ho già scritto in precedenza, ritengo che il Papa legittimo (chiunque egli sia) desideri mantenere l’unità della Chiesa proprio a partire dalla figura del ‘pontefice visibile’ e (più o meno, a torto o a ragione…) universalmente riconosciuto, almeno per ora.
Mi riferisco, ovviamente, a Papa Prevost.
Tuttavia, dopo aver a lungo ricercato, pregato, riflettuto e meditato, sono arrivato alla conclusione che l’unico modo per trovare un senso alla ‘peculiarissima e misteriosa’ rinuncia di Benedetto XVI stia nel prendere in considerazione che essa celi una rinuncia riservata fatta designando al contempo un successore, una persona in cui Benedetto stesso (ragionevolmente) doveva riporre la massima fiducia e che voleva proteggere. Sarebbe umanamente assurdo ipotizzare che Benedetto avesse trasferito il munus petrinum a un sacerdote come Don Minutella, che nel lontano 2013 Benedetto neppure conosceva (e che neppure era stato ordinato vescovo, requisito necessario per ricevere l’ufficio petrino).
Ora, come ho già affermato, ad oggi non ho ricevuto particolari lumi su chi possa essere questo misterioso Papa Francesco (al di là del suo ‘logicamente assai plausibile’ nome pontificale).
Detto questo, se proprio vuole che mi azzardi ad associare a questo nome pontificale una persona, quella che mi pare più probabile (banalmente, se vuole) è lo storico segretario di Benedetto XVI; questo per tutta una serie di indizi che però, messi tutti assieme, in realtà non sono sufficienti a fare una prova (almeno per ora…).
Quindi su questo, al di là di questo mio superficiale ‘pronostico’, ribadisco la mia sostanziale ignoranza: al di là dei sospetti non so per certo che sia proprio lui, che per altro non ha risposto a una mia recente richiesta di chiarimenti sulla questione; un semplice ‘no, si sbaglia’ mi avrebbe quanto meno indotto a riconsiderare il tutto.
E invece nulla…
Forse lei si chiederà: perché mai mettere in giro queste voci ora, senza avere prove definitive?
Le rispondo secondo la mia comprensione…
Perché credo che sarebbe bene che questa ‘rivoluzionaria rinuncia’ di Benedetto XVI non giungesse come un fulmine a ciel sereno che ‘scandalizzasse’ eccessivamente e (potenzialmente) allontanasse fedeli e ministri dalla Chiesa.
Se quindi questa ‘voce’ si diffonderà pian piano fin da ora, per lo meno tra alcuni ‘addetti ai lavori’, sarà molto meno ‘traumatico’ accettare, un domani, quella via che la Divina Provvidenza, con tutta probabilità, ha scelto per purificare e rinnovare la Chiesa.
Se mi sbaglio semplicemente non accadrà nulla di tutto ciò. A me non interessa di fare ‘brutta figura’; se sbaglio chiedo solo di essere corretto. Se nessuno mi dimostra dove ho torto, però, mi sento moralmente obbligato onorare l’impegno che mi presi in preghiera fin dal 10 luglio 2024:
https://sfero.me/article/appello-tutte-persone-buona-volonta-
ossia di manifestare pubblicamente ciò che Dio mi/ci avrebbe fatto la grazia di rivelare in merito al ‘nome’ del Papa legittimo.
Un segno molto più ‘convincente’ per confermare l’identità del vero pontefice lo avremo quando egli (secondo una profezia mariana che ho studiato a lungo e che ritengo autentica) rientrerà in Vaticano da un viaggio a Mosca: a ciò cui seguirà un (sempre più probabile, purtroppo…) scontro diretto tra Russia e NATO, con aperte ostilità che scoppieranno in varie zone d’Europa.
Se ciò avverrà dopo un eventuale rientro in Vaticano di Papa Prevost, questa sarebbe una conferma che il Papa legittimo è proprio lui, nonostante tutto….
Tenderei ad escluderlo, per tutta una serie di buone ragioni, ma sono pronto a ricredermi, se il Cielo ci indicherà altrimenti.
Teniamo gli occhi bene aperti, però, perché se ‘il prelato di ritorno da Mosca’ prima dell’escalation sarà un altro, questo sarà un segno che proprio su costui segretamente ‘cadde la scure’ già nel lontano 2013, per usare la stessa colorita espressione che Benedetto XVI utilizzò in riferimento alla sua elezione pontificale.
Caro Simone,
leggo sempre con una certa tenerezza i tuoi scritti, perché traspare in essi una ricerca sincera. Ma proprio per questo sento il dovere di dirti, con franchezza: dal punto di vista teologico, canonico e storico, la tua costruzione è del tutto errata.
La Chiesa non può avere un “Papa nascosto”, né un “successore segreto” designato da Benedetto XVI. Questa idea contraddice la natura stessa della successione apostolica, che per essere valida e legittima deve essere visibile, pubblica, certa e accolta dalla Chiesa universale. Un “pontefice occulto”, sconosciuto per anni e “svelato” solo a pochi iniziati o a chi si convince di aver ricevuto “lumi”, non è ecclesiologia cattolica, ma deriva pericolosamente da una mentalità gnostica.
Guarda i fatti, non le ipotesi. Benedetto XVI ha sempre riconosciuto in Francesco il suo successore. Lo ha chiamato “Santo Padre”, si è tolto lo zucchetto bianco davanti a lui (come documentato nel concistoro del 22 febbraio 2014), non ha mai dato il minimo segno di voler trattenere per sé il munus petrinum, né di averlo trasferito a qualcun altro. Il resto è solo orchestrata leggenda metropolitana.
Ti invito anche, con semplicità, a cercare su YouTube alcuni video pubblici dove si vede chiaramente la deferenza e l’obbedienza del Papa emerito verso Papa Francesco. Questo gesto eloquente vale più di mille teorie.
Mi rendo perfettamente conto, tuttavia, di quanto l’assurda narrativa orchestrata da don Minutella, unita agli stravolgimenti pseudo-giornalistici e fantastici di Cionci e all’ambiguità gravemente irresponsabile dell’arcivescovo Gänswein, abbiano seminato confusione e divisione nell’immaginario popolare, soprattutto fra persone assetate di verità e deluse da tante derive nella Chiesa.
Ma la risposta alla crisi non può mai essere l’invenzione di un antipapa o l’adesione a logiche esoteriche. Nessuna “voce interiore”, nessuna “profezia”, nessuna suggestione mediatica può sostituirsi alla solidità del diritto canonico, del magistero, della visibilità sacramentale della Chiesa.
Diffondere queste ipotesi, anche con buone intenzioni, significa alimentare una deriva scismatica. La verità non ha bisogno di essere svelata gradualmente come una cospirazione: Cristo ha fondato la Chiesa sulla roccia visibile di Pietro, non sul silenzio strategico o su narrazioni mascherate da prudenza provvidenziale.
Sinceramente non vedo l’utilità di fare petizioni di nascosto dell’interessato, non sappiamo se Mons.Viganò voglia rientrare nella Chiesa .
Sono assolutamente d’accordo. Ma con quale speranza possono pensare che Papa Leone voglia occuparsene ?
Leggo che ha appena riconfermato Zuppi come mediatore fra
Mosca e Kiev . Da non crederci …..
Una specie di affiliato di Sant’Egidio , fallito in ogni cosa fatta , con una pettinatura ciuffettino alla Macario . Ma stiamo scherzando ?
Son certa che Papa Leone se ne occuperà subito . Se non lo ha già fatto . Giustizia per Lui non è parola vuota . Preghiamo
Grazie signor Tosatti , questo appello ci ha ridato speranza concreta . Speriamo lo facciano leggere al Papa !!!
Mons. Carlo Maria Viganò ha avuto l’ardire di fare ciò che noi abbiamo rinunciato a fare per “prudenza” o codardia . Saremmo tutti molto felici se il Santo Padre gli concedesse la riconciliazione .
Firmato : gruppo di sacerdoti e frati , dispersi …Ma oggi , con PapaLeone XIV , esultanti e speranzosi .
Grazie Stilum Curiae
Ma SER card Parolin che ne pensa?
Monsignor Viganò, Dio ti benedica e ti assista sempre.
Condivido l’appello , ben concepito ed adeguato . Sappia però lo scrivente che i nemici romani di mons.vigano’ non sono “dietro le sacre mura” . Sono i supposti aspiranti “suggeritori “ di Papa Leone .
Mons. Viganò ha definito Francesco non papa e antipapa. Di conseguenza tutti cardinali nominati da Francesco sono non cardinali e anticardinali. Di conseguenza il conclave è stato non conclave e anticonclave. Di conseguenza Prevost è non papa e antipapa anch’esso.
Così, che senso ha una petizione a favore di mons. Viganò presentata ad un non papa eantipapa, e che nonostante certe formalità esteriori, sta proseguendo col programma di Bergoglio?
E poi, perché non una petizione anche a favore di don Minutella e degli altri sacerdoti del Sodalizio Mariano che in merito al papa la pensano esattamente come mons. Viganò?
Davvero non ci si capisce più niente. E’ lo sfaldamento totale.
Io credo che lei parli e scriva molto ma non prega e non conosce lo Spirito Santo . In più’ per favore , eviti di confondere il bene .
Invece lei conosce lo Spirito Santo?
Quel che crede lei sono affari suoi.
Lei è il classico dogmatico senza macchia (come Nestore).
È’ lei che non ci capisce più nulla . Perché non prega non fa direzione spirituale non si confessa . Legge ciò che scrive DeMattei o Nitoglia .
De Mattei e Nitoglia li conosco appena di nome e non mi sono mai interessato a ciò che dicono, quindi lei parla a vanvera. Inoltre, lei pensi per sé, al suo direttore spirituale e alle sue preghiere, invece di lascarsi andare a consigli presuntuosi (di cui deve confessarsi).
Caro Enrico,
infatti è completamente illogico- con una zonta de pan de fighi- ( una aggiunta di pane di fichi- dal sapore pessimo e dolciastro ) come si dice dalle mie parti.
Temo di vostra signoria a non capirci nulla .
Bon discernement et bon commentaire utile.
Soyez certain que Monseigneur Vigano pense comme vous. Il n’acceptera jamais de se renier ni de rejoindre une Église dont il pense maintenant qu’elle est virtuelle, qu’elle n’est plus qu’une association de négationistes et de malfaiteurs.
Papà Prevost e’ dottore in Diritto Canonico e puo’ trovare una soluzione che accordi entrambe le posizioni, per il bene della Chiesa, nell’ interesse di tutti i fedeli
Siamo 12 sacerdoti riuniti in un piccolo gregge i silenzio e preghiera . Certo non avremmo potuto essere dei Viganò , non avevamo le sue caratteristiche e temperamento . Ma ora pregheremo per lui e per la sua riabilitazione . Che sarà anche la nostra . Grazie signor Tosatti .
Finalmente !!! Bravo anonimo e bravo Tosatti .
Che grande atto di “ perdono e riconoscimento “ indiretto degli errori consumati nei 12 anni prima .
Poi andrebbe implorato il de-commissariamento dei Francescani dell’Immacolata e Istututo Verbo Incarnato , Memores Domini di CL , Opus Dei . Ecc ecc ecc
Si certo , condividiamo . Ma chi può farla arrivare al Santo Padre ? Fratelli comunita’ di xxx
Egregio Dottor Tosatti,
per quel che può valere la mia opinione desidero manifestarLe la mia totale adesione alla proposta tesa alla riabilitazione di SER Mons. Carlo Maria Viganò.
Ritengo tuttavia che sarebbe opportuno avviare analoghe iniziative per la riabilitazione di tanti Sacerdoti, meno conosciuti dell’Arcivescovo, ma non per questo meno degni, che in questi ultimi anni hanno subito le stesse persecuzioni ed identica emarginazione.
Ringraziando per l’attenzione porgo cordiali saluti
Paolo Angela
Lei ha perfettamente ragione . Cominciamo con Viganò ? Se ci fosse un riscontro capiremmo che le cose son realmente cambiate e i sospetti sono inconsistenti . Dai !
Il nostro amato e rispettato monsignor Viganò richiama il fatto che lá radice del problema vá oltre l’orrore dell’Argentino che fu. La radice sta nella svolta/tradimento della gerarchia a partire dagli anni 60, che nessun pontefice, nemmeno l’ attuale, ha correto o sembra voler correggere. Così , una “riabilitazione” ad opera do questão stessa gerarchia manifesterebbe il riconoscimento della sua legittimità e significherebbe il riconoscimento che il pensiero e la lotta di monsignor Viganò sono um errore.
Ah ! I sofisti …,!
Bon discernement et bon commentaire utile.
Soyez certaine que Monseigneur Vigano pense comme vous et n’acceptera jamais de se renier.
Ottima iniziativa in favore di un fedele servitore della Chiesa e soprattutto di Gesù Cristo, la cui gloria è certamente unico pensiero di ogni sua azione e di ogni sua opera.
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