Novus Ordo Missae: Attacco al Concilio Dogmatico di Trento. Don Curzio Nitoglia a Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questa intervista con don Curzio Nitoglia in tema di Novus Ordo della messa. Buona lettura e diffusione.

§§§

NOVUS ORDO MISSAE ATTACCO AL CONCILIO DOGMATICO DI TRENTO

Febbraio 1965, di lì a poco si sarebbe celebrata la S. Messa “ad experimentum” in lingua volgare. Padre Pio chiese di poter continuare secondo il rito antico di san Pio V prima ancora di leggere il testo del Novu Ordo Missae, prevedendo il futuro funesto a cui la Chiesa sarebbe andata incontro per rispondere all’ uomo moderno e pertanto chiese al Cardinale Bacci di mettere fine rapidamente al Concilio invitando a fare penitenza per gli eletti.

Abbiamo approfondito la tematica con don Curzio Nitoglia sacerdote romano , studioso appassionato dell’Aquinate, autore di diversi preziosi saggi.

Don Curzio da dove nasce questa forte opposizione da parte di San Pio da Pietralcina verso il  Novus Ordo Missae?

Occorre partire dal fatto che il Canone della Messa Romana promulgata in maniera definitiva e universale nel 1570 è di Tradizione Apostolica.

Dopo la rivoluzione Protestante e Rinascimentale è stato restaurato ( a partire dal Concilio di Trento 1545-1563) ed è stato poi reso obblgatorio nel 1570 da papa Pio V nella Chiesa Universale per i sacerdoti di rito latino.

In che modo è stato restaurato il Messale Romano?

Non essendoci un unico testo del Canone Romano risalente ai primissimi anni della Chiesa,i liturgisti ed i teologi più esperti furono chiamati dalla Santa Sede a fare una collazione dei codici più antichi presenti nella Biblioteca Vaticana , comparandoli e scegliendo il migliore.

Perché è chiamata la Messa di Pio V?

Fu così chiamata impropriamente , in quanto non fu lui a comporla . Egli ordinò che la Messa in latino fosse recitata solo nel modo prescritto nel Messale Romano del 1570 e che la sua Costituzione valesse in perpetuo, per cui nulla avrebbe dovuto essere  aggiunto al Canone ( tranne le parti mobili della Messa e delle rubriche che possono subìre cambiamenti e aggiunte).

Ci sono vescovi che proibiscono ai sacerdoti di celebrare la Messa in latino?

Purtroppo si ed è per questo che Pio V concesse un indulto perpetuo di poter celebrare con il Messale Romano del 1570, liberandoli da qualsiasi scrupolo di coscienza.

Cosa dire del Nuovo Messale di Paolo VI del 1969?

Si tratta di un miscuglio di Rito Cattolico e Rito Luterano. Quindi senza scrupoli di coscienza si può continuare a celebrare con il Messale Romano del 1570, nonostante venga proibito.

Lei parla di un indulto doloso del 1984. Ce lo vuole spiegare?

Nel 1984  uscì l’indulto di san Giovanni Paolo II che istituì l’ “Ecclesiae Dei” con i suoi vari Movimenti. Monsignor Antonio De Castro Mayer lo definì un “indulto doloso” , perchè san Pio V aveva decretato di celebrare solo e soltanto la Messa di Tradizione Apostolica con il Messale Romano reastaurato e promulgato nel 1570 , senza aggiungere o togliere nulla e senza che i sacerdoti avessero scrupolo di coscienza.

Perché nacquero gli Istituti “Ecclesiae Dei “?

Non tanto per amore della Messa Antica e della Tradizione, ma soprattutto per svuotare la Tradizione e la resistenza antimodernista e far entrare sacerdoti antimodernisti nell'”Ecclesiae Dei” e fargli accettare gradualmente il Concilio Vaticano II. Infatti tali Istituti possono celebrare la Messa Antica, ma non possono criticare la Messa Nuova ed il Concilio VII. Inoltre il Giovedì Santo devono concelebrare con il vescovo la Messa Crismale e non possono rifiutare di concelebrare . Solo il Buon Pastore ( e non gli altri due Istituti Cristo Re e San Pietro ) ebbe il permesso di celebrare solo e soltanto la Messa di san Pio V e di criticare costruttivamente la Nuova Messa del Concilio Vaticano II, ma dopo alcuni anni glielo tolsero e solo due sacerdoti non accettarono di firmare l’imposizione di non celebrare il rito antico.

Pio V era stato lungimirante, cioè aveva previsto cosa sarebbe successo nel 1969?

Certamente. Il Messale di san Pio V non è un decreto personale del Papa perchè vi è scritto: ” Missale Romanum ex Decreto Sacrosanti Concili Tridentini Restitutum ( Messale Romano, il quale  è stato restaurato con un decreto del Sacrosanto Concilio di Trento).

Un vero e proprio attacco al Concilio di Trento?

Attaccare il Messale del 1570 equivale ad attaccare il Concilio di Trento che è un Concilio Dogmatico, mentre il CVII è un Concilio pastorale che non ha voluto definire, obbligare e che perciò non è infallibile.Il Cardinale Schuster di Milano un grande liturgista che scrisse “Il Liber Sacramentorum edìto tra il 1923 e il 1926 dichiarò : “Se paragoniamo il Messale di oggi, 1926, col messale di san Gregorio Magno morto nel 604 la differenza non è sostanziale, in quanto si ritrova la stessa Messa” .

Il Messale di Pio V dunque ha restaurato quanto era contenuto nei manoscritti della biblioteca vaticana riguardo la Messa Apostolica celebrata a Roma al tempo degli Apostoli.

Riporto la testimonianza di Padre Giacomo Martina, lo storico che insegnava alla Gregoriana, famoso per la sua acrimonia contro Pio X. Nel suo libro “Storia della Chiesa ” edìto dalla Morcelliana di Breswcia nel “95, nel terzo volume a pag. 395 si legge : ” Il Novus Ordo Missae è stato un autentica rivoluzione liturgica”.

Egli era modernista , ma non ipocrita perchè ammetteva che la Messa di Tradizione Apostolica era stata sostituita da un’altra Messa sostanzialmente diversa. Mentre il prof. Pietro LEone , tradizionalista, evidnziò in una sua opera dal titolo ” Com’è cambiato il rito romano antico” ( casa editrice Solfanelli di Chieti 2018) : ” Il Novus Ordo Missae ha distrutto il Messale di Pio V.

Non sussiste l’ermeneutica della continuità tra Messa Nuova e Messa Tradizionale.

Per esprimere un giudizio teologico sul CVII occorre studiare i suoi Decreti per accorgersi della rottura con la Tradizione. Per la Messa Nuova e Tradizionale basta assistere all’una e all’altra. E’ come ammirare un quadro del Beato Angelico e vedere uno sgorbio dei pittori moderni: si vede che non c’è alcuna continuità … sono due pitture diverse essenzialmente, una bella e l’altra disgustosa.

Il Novus Ordo Missae ha distrutto il Messale di Pio V , sostituendolo con un altro sostanzialmente diverso e mezzo luterano, quello del 1969.

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12 commenti su “Novus Ordo Missae: Attacco al Concilio Dogmatico di Trento. Don Curzio Nitoglia a Cinzia Notaro.”

  1. Conosco l’esperienza della divisione (e bisognerebbe leggere alcune riflessioni di Sant’Agostino per avere delle serie illuminazioni) poiché la “divisione” l’ho vissuta con pena e dolore, nonché subendo l’amorevole castigo correttivo di nostro Padre, Dio e Provvidenza per l’uomo; credo quindi di conoscere che la questione del rito della messa non può essere vissuta con contrapposizioni che mettano in discussione l’integrità unitaria della Chiesa sotto un solo pontefice, strumento, volente o nolente, di nostro Signore Gesù Cristo. Sedevacantismo o sedeprivazionismo, rinunce reputate invalide della cattedra di Pietro con conseguente separazione dalla Chiesa, persino le scomuniche, poi revocate, della FSSPX, sono fatti gravi che hanno minato l’unità ecclesiale, quell’unità d’amore tra battezzati raccomandata persino da Cristo stesso quasi come “lascito testamentario” e come ultimo comandamento.
    Detto questo, siamo nella possibilità di poter valutare come posteri del varo del Novus Ordo.
    Chi oggi nega che questa messa sia stata occasione di un depauperamento della pietà popolare, di uno scadimento del desiderio di riconoscere somma dignità a Cristo nostro Signore, di svilimento dell’afflato d’amore del fedele per il Salvatore, di manifestazioni esteriori -e solo Dio sa di quali in foro interno- persino irriverenti, di un allontanamento dei fedeli dalla stessa messa, colui non può che essere un bugiardo in mala fede.
    Ora, non si tratta di “dividersi” su certe questioni ma di porre mano alla buona volontà per rimediare ai difetti, e sono difetti gravi, prodotti, ammettiamo con il beneficio della buona intenzione, da una “rivoluzione” liturgica che ha comunque la caratteristica di essere stata imposta “coram populo” ma “sine populo”, giacché non nasce da un’esigenza invocata dal basso e soddisfatta dal magistero petrino ma da qualcosa maturato semplicemente nelle aule accademiche di certi teologi e liturgisti; loro e solo loro sono quelli che hanno avuto soddisfazione di ciò ma costoro sono davvero la Chiesa di Cristo? Sono davvero le pecore da proteggere e condurre all’ovile? Oppure sono solo una parte della chiesa, confusa da una ideologia già farisea e già da scriba perché si sono rivolti alle forme rituali in modo ideologico, senza preoccuparsi di dare al popolo di Dio quello che spiritualmente chiede: amare e glorificare Cristo in ogni modo e in ogni tempo.
    È tempo non solo di riconoscere una intenzione sacramentale che ha reso pure sempre valida la messa del Novus Ordo ma di ritrovare quella sacralità che la messa del nuovo rito ha perduto per strada, rendendo il gesto rituale esteriore non più allineato all’intenzione sacramentale della Chiesa di sempre. Qui, possiamo dire, che la messa così detta tradizionale, in questo non ha nessun difetto.

  2. Ma una parolina di don Curzio sull’elezione del nuovo papa? Son passate più di 2 settimane ormai.

    (Anche il presente è importante, visto e considerato che è nel presente che dobbiamo salvarci, no?)

  3. Don Pietro Paolo

    Mi permetto di non condividere le affermazioni di don Notiglia e di rispondere punto per punto a queste:

    1. “Il Canone della Messa Romana è di Tradizione Apostolica”:

    Verità parziale e forzata.
    Il Canone Romano ha certamente radici antiche e fu oggetto di sviluppo organico lungo i secoli. Tuttavia, dire che il Canone nella forma del 1570 è “di Tradizione Apostolica” nel senso stretto è improprio: nessun documento della Tradizione Apostolica prescrive testualmente la forma fissata da Pio V. Il Concilio di Trento ordinò una revisione ordinata del rito, non una sua fossilizzazione, e la Chiesa non vincola lo Spirito Santo a un’epoca liturgica specifica.

    2. “La Messa di Pio V non fu composta da lui ma restaurata e imposta per sempre”:

    Forzatura testuale.
    La bolla Quo primum di san Pio V afferma sì l’obbligatorietà del Messale Romano, ma:
    • non impedisce modifiche future da parte di altri pontefici;
    • era normativa per la sua epoca, ma non vincola i successori, secondo il principio che un Papa non può vincolare i suoi successori in materia disciplinare.

    Paolo VI, come Pontefice, aveva piena autorità di riformare il Messale.

    3. “Il Novus Ordo è un miscuglio di rito cattolico e luterano”:

    Gravissima accusa teologicamente infondata.
    Il Novus Ordo Missae, promulgato da Paolo VI, è una celebrazione valida, cattolica e ortodossa, approvata dall’autorità suprema della Chiesa. È frutto della riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, che non ha mai negato alcuna verità di fede ma ne ha promosso la comprensione più profonda.

    Non vi è alcuna prova che la Messa di Paolo VI incorpori elementi dottrinalmente luterani. La presenza di elementi comuni (es. uso della lingua vernacolare) non implica identità teologica.

    4. “Pio V concesse un indulto perpetuo” e “il Messale non si poteva toccare”:

    Mistificazione canonica.
    L’“indulto perpetuo” contenuto nella Quo primum è una forma retorica tipica dei documenti del tempo. Non ha valore dogmatico o irreformabile. Ogni Papa può modificare o abrogare le norme liturgiche non dogmatiche dei predecessori.

    Il diritto canonico e la dottrina cattolica affermano che la disciplina liturgica è sotto la potestà del Romano Pontefice.

    5. “Il nuovo rito è sostanzialmente diverso, quindi inaccettabile”:

    Errore di categoria teologica.
    La nozione di “sostanzialmente diverso” in teologia non si riferisce alla mera forma esterna. Il Novus Ordo mantiene la presenza reale, il sacrificio eucaristico e la dottrina cattolica. Differenze cerimoniali non equivalgono a differenze sostanziali.

    Il Catechismo della Chiesa Cattolica e il Magistero confermano la piena continuità tra i due riti.

    6. “Istituti ‘Ecclesia Dei’ creati per neutralizzare la Tradizione”:

    Tesi cospirativa e infondata.
    Gli istituti “Ecclesia Dei” furono fondati per preservare l’unità ecclesiale, permettendo l’uso del rito tradizionale senza cadere nello scisma (come la FSSPX). L’adesione al Magistero e al Concilio Vaticano II è condizione di cattolicità, non “neutralizzazione della Tradizione”.

    7. “Il Concilio Vaticano II non è infallibile e quindi si può ignorare”:

    Errore ecclesiologico.
    Il Vaticano II non ha definito dogmi, ma è un Concilio Ecumenico legittimo, ratificato dal Papa, e quindi vincolante nel suo insegnamento autentico. Negarne l’autorità equivale a respingere il Magistero vivente, separandosi dalla comunione ecclesiale.

    8. “Il Novus Ordo Missae ha distrutto il Messale di san Pio V”:

    Dichiarazione falsa e divisiva.
    Il Messale del 1969 non ha distrutto nulla, ma ha riformato e aggiornato la liturgia alla luce della tradizione viva della Chiesa. Il Papa Benedetto XVI, nella Summorum Pontificum, ha riconosciuto che il rito del 1962 non è mai stato abrogato, ma ha anche difeso la legittimità e la ricchezza del rito riformato.

    9. “L’ermeneutica della continuità è falsa, lo dimostra la bellezza artistica”:

    Argomento estetico non è argomento teologico.
    Il paragone tra un quadro del Beato Angelico e un “sgorbio moderno” è una metafora soggettiva e non una categoria teologica. La validità e legittimità di un rito si fonda sul Magistero e sulla fede cattolica, non sul gusto personale o lo stile estetico.

    10. “Il Novus Ordo è mezzo luterano”:

    Accusa gravemente lesiva della comunione ecclesiale.
    Il Novus Ordo è stato promulgato da un Papa legittimo, approvato da vescovi in comunione con lui, e non contiene alcun errore dogmatico. L’affermazione che sia “mezzo luterano” equivale ad accusare la Chiesa visibile di apostasia, cosa inammissibile per un cattolico.

    In conclusione:

    Don Curzio Nitoglia propone una visione scismatica, che riduce la Tradizione a un periodo storico specifico e contrappone un Concilio legittimo e un Papa legittimo all’intera Tradizione della Chiesa. Questo è contrario alla dottrina cattolica sulla Tradizione vivente, sul Magistero e sull’autorità del Successore di Pietro.

    La riforma liturgica postconciliare, pur migliorabile nella sua attuazione, non ha attaccato il Concilio di Trento, ma ha attualizzato la sua eredità nella continuità del culto e della fede.

    1. La Signora di tutti i popoli

      Caro don P.P., le sue risposte sono chiare, semplici ed ineccepibili: ma con d.Nitoglia (ex-sedevacantista, di fatto mai pentito) siamo alle solite poichè offende gravemente i papi e il magistero dei papi post conciliari… Cito ad esempio: il “Messale di San Pio V non è un decreto personale”. Grave affermazione, perchè in ordine di fede e morale ogni papa (vero), che faccia bolle, lettere, decreti o costituzioni, fa sempre vero e cogente “Magistero” equiparato alla Parola, e se questo, promani dal papa (“personale”) oppure dal Magistero della Chiesa (assieme ad un Concilio), nulla cambia perchè l’elemento validante, nel più santo dei concili e con i più santi fra i vescovi, è solo ed unicamente il papa, sia pure il più peccatore fra i papi legittimi.
      È ormai raro che sul Blog si prendano le difese del Novus Ordo i cui elementi rituali sostanziali non mancano al pari del Vetus, la cui forma è sempre egualmente pienamente perfetta e valida. Confondere la bellezza spirituale della tradizione espressa nella espressione latina rischia, come notiamo, di far dimenticare il significato profondo della Preghiera della Messa; la nostra partecipazione al sacrificio di Cristo con la Chiesa intera sono la vera essenza spirituale della Messa detta in italiano o in latino o in arabo: in entrambi i riti il Corpo morto sulla Croce e risorto viene offerto ai nostri cuori in comunione col (vero) papa ed il nostro (legittimo) vescovo… solo questo conta!
      Peccato non vedere anche del “Novus” la profonda bellezza, non inferiore al “Vetus”, in considerazione poi che tanti non conoscono un cacchio del latino e non possono capire nè far riferimento al contenuto antico/storico della liturgia, ipocrita fuffa di chi viene ispirato dalla scenografia, a volte al limite della superstizione.
      Naturalmente va escluso dal ragionamento di cui sopra ogni schifezzamento del Messale operato da Bergoglio… ma questo è un altro discorso.
      La ricerca spasmodica di rivivere la magnificenza della liturgia antica tra la essenzialità e l’eleganza del latino e i collegamenti con la nostra tradizione porta, come vediamo nel caso degli Alleati dell’Eucarestia, a comportamenti erronei, anzi eretici, pietosamente puerili per i cattolici più ignoranti, poichè la “bella” Messa antica, che tanto si presta a far veder la devozione delle ginocchia e della bocca, manca proprio di quella del “cuore”, priva cioè di amore vero per il Cristo, cioè viene intaccata dalla adesione alla illiceità dei ministri scismatici o di altri elementi della Communio (anti-papa). Le persone che guidano questa gente “Alleata del nulla” verso l’errore spirituale sono gravemente responsabili e pericolose.

      1. Don Pietro Paolo

        X la “ Signora”,

        pur nel tono acceso di alcune sue espressioni, il suo intervento rappresenta una delle più rare difese articolate della legittimità del Novus Ordo Missae e dell’autorità del Papa nel contesto postconciliare. Tuttavia, mi permetta di osservare con franchezza che tale lucidità viene compromessa da una palese contraddizione interna: da un lato, lei riconosce la centralità del Papa per la validità del Magistero, per la custodia dell’unità ecclesiale e per la liceità – non validità- dei sacramenti; dall’altro, nega che Francesco e Leone XIV siano veri Papi. Così facendo — anche se forse non ne trae tutte le conseguenze — arriva a concludere che la Chiesa non avrebbe più un Successore di Pietro valido da oltre un decennio e, per le sue assurde considerazioni, se ne deduce che non ce ne saranno mai.

        Senza ripetere quanto già altrove le ho scritto, vorrei partire da una sua affermazione che condivido pienamente: «solo questo conta: la comunione col Papa e col nostro Vescovo legittimo». Ebbene, se lei non riconosce Francesco e Leone XIV come veri Papi, allora — lo dico con serietà — si trova oggettivamente fuori dalla comunione della Chiesa. Non si tratta di un’accusa personale, ma di una deduzione teologica e canonica inevitabile.

        Mi permetta allora una domanda fondamentale: quale ecclesiologia sottende una posizione secondo cui oggi non esiste un Papa legittimo e non ve ne potrà più essere uno? La Chiesa di Cristo sarebbe forse rimasta senza guida e senza successione apostolica? Su quali basi fonda questa convinzione? Il beato John Henry Newman, convertito dall’anglicanesimo, affermava con limpida verità: «Una fede senza comunione con il Papa non è la fede cattolica».

        Non si può difendere la liturgia riformata, la Tradizione viva, la sacramentaria cattolica e l’autorità del Magistero, se poi si nega che la Chiesa abbia oggi un Papa vero. Questa posizione porta, inevitabilmente, al crinale dello scisma. La Chiesa di Cristo è visibile, gerarchica, apostolica; essa non si fonda su proiezioni interiori o astrazioni mistiche, ma su una successione reale e concreta che inizia da Pietro e giunge fino al nostro tempo.

        Senza questa Chiesa visibile, non vi è né salvezza né certezza di fede. Le ripropongo allora, fraternamente ma con chiarezza, alcune domande ineludibili:
        Quale Chiesa visibile riconosce oggi? Chi è, secondo lei, il Successore di Pietro? Quale Episcopato è per lei legittimo? Da quale fonte i sacramenti traggono oggi validità e liceità?

        La posizione che lei sembra sostenere conduce a un vicolo cieco, perché nega alla Chiesa proprio ciò che Cristo le ha promesso non sarebbe mai venuto meno: la visibilità, la successione apostolica e la continuità sacramentale.

      2. Don Pietro Paolo

        “Signora”,

        pur nel tono acceso di alcune sue espressioni, il suo intervento rappresenta una delle più rare difese articolate della legittimità del Novus Ordo Missae e dell’autorità del Papa nel contesto postconciliare. Tuttavia, mi permetta di osservare con franchezza che tale lucidità viene compromessa da una palese contraddizione interna: da un lato, lei riconosce la centralità del Papa per la validità del Magistero, per la custodia dell’unità ecclesiale e per la liceità dei sacramenti; dall’altro, nega che Francesco e Leone XIV siano veri Papi. Così facendo — anche se forse non ne trae tutte le conseguenze — arriva a concludere che la Chiesa non avrebbe più un Successore di Pietro valido da oltre un decennio.

        Senza ripetere quanto già altrove le ho scritto, vorrei partire da una sua affermazione che condivido pienamente: «solo questo conta: la comunione col Papa e col nostro Vescovo legittimo». Ebbene, se lei non riconosce Francesco e Leone XIV come veri Papi, allora — lo dico con serietà — si trova oggettivamente fuori dalla comunione della Chiesa. Non si tratta di un’accusa personale, ma di una deduzione teologica e canonica inevitabile.

        Mi permetta allora una domanda fondamentale: quale ecclesiologia sottende una posizione secondo cui oggi non esiste un Papa legittimo e non ve ne potrà più essere uno? La Chiesa di Cristo sarebbe forse rimasta senza guida e senza successione apostolica? Su quali basi fonda questa convinzione? Il beato John Henry Newman, convertito dall’anglicanesimo, affermava con limpida verità: «Una fede senza comunione con il Papa non è la fede cattolica».

        Non si può difendere la liturgia riformata, la Tradizione viva, la sacramentaria cattolica e l’autorità del Magistero, se poi si nega che la Chiesa abbia oggi un Papa vero. Questa posizione porta, inevitabilmente, al crinale dello scisma. La Chiesa di Cristo, quella che Lui ha fondato, è visibile, gerarchica, apostolica; essa non si fonda su proiezioni interiori o astrazioni mistiche, ma su una successione reale e concreta che inizia da Pietro e giunge fino al nostro tempo.

        Senza questa Chiesa visibile, non vi è né salvezza né certezza di fede. Le ripropongo allora, fraternamente ma con chiarezza, alcune domande ineludibili:
        Quale Chiesa visibile riconosce oggi? Chi è, secondo lei, il Successore di Pietro? Quale Episcopato è per lei legittimo? Da quale fonte i sacramenti traggono oggi validità e liceità?

        La posizione che lei sembra sostenere conduce a un vicolo cieco, perché nega alla Chiesa proprio ciò che Cristo le ha promesso non sarebbe mai venuto meno: la visibilità, la successione apostolica e la continuità sacramentale.

        1. La Signora di tutti i popoli

          Gv 9: “Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire”
          Don P.P., non faccia un processo alle mie idee se non le ho mai espresse… mai detto che la Chiesa (quella che rimane naturalmente e non la Prevostiferina) venga meno alla sua “indefettibilità”: non potrei cadere in un così marchiano errore dommatico ma è lei, per la sua fantasia un po’ troppo viva che lo presuppone, quindi mi sottovaluta. Posso sbagliarmi ma per qualche mese ancora siamo sotto il Guiness di Clemente IV con la sede vacante più lunga… allora forse si pensò alla fine della Chiesa peregrinante? Certamente no! Anche se la sede vacante duri 10 anni e più, ma speriamo di no naturalmente. Come dice Giovanni in epigrafe finchè visse Benedetto la Sede non fu vacante ma occupata da un aborto di papa e dunque il Munus operò nel mondo in modo forse poco visibile ma senza dubbi anche con un papa senza Ministerium; lì sta la novità che nessuno vuole ammettere: Benedetto, per amore o per forza, lasciò un Ministerium che non gli sembrò più essere necessario per i tempi ultimi che sono in itinere. Ma è difficile prevedere il futuro pur nella certezza che la Chiesa non sarà legata al potere temporale come lo conosciamo e alle strutture ma sarà piccola e povera, discreta e forse si nasconderà in ultimo: Ratzinger ce ne parlò per Radio già nel 1969, come lei dovrebbe sapere.
          Ecco che io difendo la Declaratio e l’eredità e l’ultimo grande Magistero che ancora è valido e operante per chi lo accetti e lo difenda e spero nel vero papa che verrà: per fede, ripeto per fede, sono certa assolutamente che verrà. Per questo da tanto tempo il Rosario in famiglia è dedicato innanzitutto per il nuovo papa che deve venire e per secondo per la conversione dei sacerdoti che tradiscono… poi vengono le nostre povere esigenze.
          I tempi non sono i nostri, per fortuna, e in base ai tempi i modi per eleggere in papa saranno da “verificare” poichè il diritto/dovere si estinguerà con l’ultimo ottantenne fra i cardinali legittimi pre-bergogliferini, sempre e solo se esca uno dallo scisma, ma esiste comunque un “diritto” superiore che potrà essere adito.

          1. Don Pietro Paolo

            Signora di tutti i Popoli”,

            leggo il suo messaggio e non posso che elogiarla – si fa per dire – per la complessità del sistema ecclesiale che ha elaborato: un papa “aborto”, un munus che vaga per il mondo senza ministerium, cardinali “pre-bergogliferini” come se si trattasse di una riserva indiana, e infine un “diritto superiore” che verrà “adito” — suppongo con l’aiuto dello Spirito Santo… in qualità di legale d’ufficio.

            Lei dice di non negare l’indefettibilità della Chiesa, e ci mancherebbe! Solo che la riscrive: la Chiesa resta indefettibile, purché si nasconda, resti piccola, povera, silenziosa, possibilmente invisibile, e senza papa visibile. Una specie di comunità spirituale eterea, guidata a distanza da Benedetto XVI… morto, ma evidentemente ancora in carica presso il suo cuore.

            Il problema è che questa non è la fede cattolica: è una versione mistico-congiuratoria della successione apostolica. Una Chiesa “parallela” in cui solo chi ha capito il codice Ratzinger può salvarsi. Al confronto, i catari sembrano scolari del catechismo di San Pio X.

            Benedetto XVI — lo dico con veemenza — ha rinunciato. Senza codici da decifrare, senza enigmi. È uscito vestito di bianco, sì, ma senza tiara, senza potere, senza autorità. È rimasto lì per pregare, non per guidare in remoto una Chiesa “underground”.

            Nel frattempo, Francesco è papa. Regolarmente eletto. Universalmente riconosciuto. Accettato dal Collegio cardinalizio, dal popolo di Dio, dai vescovi di tutto il mondo. Anche dalla realtà, che ogni tanto fa bene frequentare.

            Capisco il dolore, la confusione, e anche la delusione che tanti possono provare. Ma la fede non si costruisce sulle emozioni o sulle impressioni private, né tantomeno su teorie da romanzo apocalittico.

            Lei recita il Rosario per il “papa che deve venire”? Io lo recito per il papa che c’è già — e per chi si è perso per strada inseguendo apparizioni di conclavi che nessuno ha mai visto.

  4. La Signora di tutti i popoli

    “Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto” Matteo 15.
    Stranamente gli alleati dell’Eucarestia non ammettono commenti ai loro articoli: https://www.marcotosatti.com/2025/05/24/biella-messa-antica-inesistente-gli-alleati-delleucarestia-e-del-vangelo-prendono-liniziativa-un-appello/
    Attenti cari Alleati dell’Eucarestia che vi state privando della Messa in novus ordo perchè vi si impone tristemente la Comunione sulla mano ed in piedi. Voi state chiedendo tuttavia una Messa Vetus ordo ad una Fraternità  religiosa scismatica che ancora non ha ottemperato all’invito di Benedetto XVI di eliminare la sua indegnità per rientrare nella Chiesa, i cui rappresentanti sono stati sospesi “a divinis”.
    Ma c’è di più: nell’illusione di prendere rispettosamente l’Eucarestia, dimenticate  che questa, sia nel nuovo che nel vecchio ordo, è invalida perchè inquinata dalla comunione col nuovo anti-papa americano e per di più, rivolgendovi ad un’altra categoria di scismatici che SONO FUORI DALLA CHIESA e, nel fascino nostalgico della liturgia latina, vi inginocchiate di fronte a un rappresentante di Satana e a una particola non transustanziata, offendendo Colui che dite di voler onorare.
    Dio si onora innanzitutto nella verità non solo con la giusta postura: nell’avere cioè in bocca la Particola in comunione col vero papa.

  5. Dino Brighenti

    La Chiesa Cattolica non si divide è la chiesa sinodalculattona che finirrà al tempo stabilito

  6. Qui c’è un’inesattezza che è fondamentale. La Fraternità San Pietro celebra esclusivamente il Messa le antico, non celebra MAI quello attuale né particpa alla Messa di consacrazione degli oli santi del giovendì santo in versione Novus Ordo. La FSSP ha perso diverse parrocchie in giro per il mondo perchè non ha ceduto al ricatto.

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