Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, un amico fedele del nostro sito, R.S., che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’omelia che Leone XIV ha pronunciato in occasione della messa di inizio del suo ministero, ieri, 18 maggio 2025. Ci piace notare che la prima lettura della Messa riportava questo brano degli Atti degli Apostoli: “In quei giorni. Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati”.
Questo stesso brano era stato citato nell’omelia pronunciata dal Papa nella messa ai cardinali dopo l’elezione. Una riaffermazione chiara dell’unicità di Cristo come sola via di salvezza, al di là delle ambiguità espresse nel corso del pontificato precedente.
§§§
Nel Magnificat preghiamo così con Maria:
di generazione in generazione la Sua misericordia si stende su quelli che Lo temono.
Durante la santa Messa ecco l’immagine della Madre del Buon Consiglio: questa devozione è ben presente in Leone XIV.
Il consiglio è un dono dello Spirito santo, come il timor di Dio, che rende umili.
Papa Leone XIV ci tiene a dirlo: se adesso la Chiesa si raduna attorno al pastore prescelto, lui è stato “scelto senza merito”.
La scelta si presenta con una caratteristica peculiare: “l’opera dello Spirito Santo, che ha saputo accordare i diversi strumenti musicali, facendo vibrare le corde del nostro cuore in un’unica melodia”.
In un’orchestra basta uno che stona per non poter dire questa frase.
Lo scrivo per i più restii a mettersi il cuore in pace: potrebbe essere l’indizio di un’inedita unanimità tra i Cardinali?
Tanto impensabile prima del conclave da ritenersi prodigiosa, al punto da eliminare qualsiasi dubbio di legittimità canonica all’elezione?
La Chiesa non vive solo nelle sue leggi, ma soprattutto nel Mistero che avvolge il ministero.
Il munus del Papa viene da Dio che non abbandona mai il suo popolo.
Come non ricordare con amarezza la tristissima traduzione del Padre nostro inflitta ai fedeli italiani: “non abbandonarci alla tentazione”? Davvero un obbrobrio di fede, oltre che un errore di traduzione.
La custodia del cristiano risiede nella pietà celeste di cui parla la preghiera all’angelo di Dio; e il custode della Chiesa che annuncia Cristo è il Papa, il pastore bello.
Bello prima che buono, perché affascina il gregge prima di dare tante spiegazioni con le parole che maestri geniali come Agostino sanno trarre dall’esperienza di fede.
Sant’Agostino ama la bellezza, dolendosi d’averla riconosciuta tardi.
L’agostiniano Leone XIV sa di poter trovare pace solo riposando in quella bellezza, facendosi guida a tutti perché tutti possano condividerne l’esperienza, custodendo il gregge perché non risulti sviato e disperso dall’immaginario e l’immaginifico dei falsari.
Anche una melodia senza stonature è bella come la voce del pastore che le pecore del gregge sa riconoscere, radunandosi coralmente.
Nel Mistero della Chiesa le umili preghiere elevate da tante anime militanti e purganti, insieme all’intercessione degli angeli, dei beati e dei santi hanno ottenuto il prodigio di poter rivolgere il cuore a Cristo: in Illo Uno unum.
Leone XIV si sente scelto senza merito e parla di timore e tremore nel farsi carico del compito di “farsi servo della vostra fede e della vostra gioia” per l’unità.
Amore e unità sono le due dimensioni della missione affidata a Pietro da Gesù in vista della salvezza delle anime di tutta l’umanità. Le due dimensioni di un’attività missionaria che mette esplicitamente al centro Gesù Cristo, “perché tutti possano ritrovarsi nell’abbraccio di Dio”.
Continuità? Discontinuità? Meglio dire Carità e Verità.
Perché anche timore e tremore? Perché il compito è davvero gigantesco, ma nulla è impossibile a Dio!
Dunque a Pietro non resta che “offrirsi senza riserve e senza calcoli”. Gesù dice a Pietro che “solo nell’amore di Dio Padre potrai amare i tuoi fratelli con un di più, cioè offrendo la vita per i tuoi fratelli”.
Forse stiamo sottovalutando la drammatica onestà di questo inizio di pontificato. Leone XIV si dice pronto a dare la vita!
L’ha detto anche riferendosi a Sant’Ignazio di Antiochia nell’omelia della prima messa con i cardinali.
Pietro sa che “la sua vera autorità è la carità di Cristo”.
In un mondo finito nelle mani di consorterie e framassonerie echeggiano le parole dell’Apostolo Pietro riguardanti Gesù, citate nell’omelia: Lui – «è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo» (At 4,11).
Pietro, Leone XIV, sa e dice a tutti che la pietra è Cristo. E “tutti, infatti, siamo costituiti «pietre vive» (1Pt 2,5), chiamati col nostro Battesimo a costruire l’edificio di Dio nella comunione fraterna, nell’armonia dello Spirito, nella convivenza delle diversità. Come afferma Sant’Agostino: «La Chiesa consta di tutti coloro che sono in concordia con i fratelli e che amano il prossimo» (Discorso 359, 9). Di qui consegue “il nostro primo grande desiderio: una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato”.
La Chiesa viene da anni di profonda divisione interna che una distorta propaganda mondana e terrena avrebbe voluto riconciliare in una sinodalità assembleare disposta a dialogare con chicchessia, ma anche a mettere da parte Cristo per farlo.
No, non è (più) così. Ed ecco tre frasi riprese integralmente dall’omelia del Papa, il Papa legittimato dalla melodia senza stonature, ispirata dal Cielo e cantata dagli angeli custodi dei cardinali.
“Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua Parola che illumina e consola! Ascoltate la sua proposta di amore per diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo noi siamo uno”.
“E questa è la strada da fare insieme, tra di noi ma anche con le Chiese cristiane sorelle, con coloro che percorrono altri cammini religiosi, con chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace”.
“Questo è lo spirito missionario che deve animarci, senza chiuderci nel nostro piccolo gruppo né sentirci superiori al mondo”.
Continuità? Discontinuità? Meglio dire Carità e Verità.
L’unità in Cristo è come la pace del Cristo risorto: è quella vera e perciò “non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo”.
“Questa è l’ora dell’amore! La carità di Dio che ci rende fratelli tra di noi è il cuore del Vangelo”.
Il tempo è inquieto, la storia inquietante e non ci è lecito chiuderci in un quietismo che non si lascia inquietare.
Ma in Cristo (solo in Cristo) ha senso, nel Mistero della Chiesa, poter attendere da Dio la grazia e il miracolo di dirci un unico popolo e perciò, “come fratelli tutti, camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi”.
Continuità? Discontinuità? Meglio dire Carità e Verità.
E’ l’ora dell’amore, cioè di Cristo.
E’ tempo di missione e per il Cristo risorto di annunciare: “la pace sia con voi”.
R.S.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0 200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
ATTENZIONE:
L’IBAN INDICATO NELLA FOTO A DESTRA E’ OBSOLETO.
QUELLO GIUSTO E’:
IBAN: IT79N0 200805319000400690898
***


8 commenti su “Leone XIV Sa, e Dice, a Tutti, che la Pietra è Cristo. Riflessioni sull’Omelia di Inizio Pontificato. R.S.”
R.S. caro, sono stupita per la rara speranza che riempie le sue righe che offrono di lei una generosa carità, segno di una bella fede. Allora penso ai miei commenti privi di mistica, concreti e comprovabili, frutto di esperienze di decennali di ipocrisie, ignoranza e tradimenti da parte della gerarchia ecclesiastica e delle sue menzogne, per non parlare di secoli di storia fatta di abbandoni delle anime e soverchierie. Nonostante le mie certezze su uomini e fatti reali e inconfutabili, sapendo che in ogni parte del mondo corpi ed anime soffrono per l’imperversare della cattiveria umana, segno della mancanza di fede e del rifiuto di Dio, sono ammirata da chi, come lei viene conquistato e riempito di fiducia dalle omelie e dalle mere dichiarazioni di intenti di chi, dicono, sia un nuovo papa: lei è così innocente e pieno di tenero zelo…
Ecco che viene in mente Paolo: “se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza”.
È chiaro che io debba meditare se qualcuno fa professione di fede poichè non posso smentire la grandezza delle parole di Prevost, non sue in verità, ma comunque dette per dimostrare se stesso e sembrare punti di riferimento per gli ascoltatori. E fin qui posso capire che queste possano far battere il cuore di chi ha scelto di amare Dio e lo riconosce nel rimirare le parole del Suo Vangelo, come lei. Mi viene in mente Bergoglio in una vecchia intervista: ad una domanda che lo metteva in discussione chiese se doveva recitare il “Credo”… ed io allora ero come lei R.S.: avrei “creduto” a quel credo(…che però non disse!) Oggi no, a me non bastano le parole ci vuole il cuore, solo da lì esce la verità altrimenti mi attengo ai fatti, al canone, al Magistero e alla Parola vissuta, non riferita.
Le parole sono mezzi di sottili di inganno, usate per far perdere Adamo e discendenti; e da queste non sempre si può capire se il cuore di chi parla sia sincero, cioè corrisponda al suono delle labbra, resta però un ,ezzo di discernimento che è la legge del Signore, i Suoi ordini, amata nella sua comprensione profonda non cieca.
Ma devo rispettare chi crede ciecamente e si accontenta di ascoltare le stesse parole che direbbe il vero custode di un gregge o il mercenario a giornata, le stesse ma solo prima dell’arrivo dei lupi. La legge umana presume l’innocenza e la buona fede (salvo prova contraria) ma è un termine impreciso questa “presunzione”, sarebbe meglio dir “incapacità” perchè non legge nei cuori. E lei R.S. “presume” semplicemente nell’uomo che dicono sia papa e si accontenta delle sue parole, ma legge di Dio no: si basa sulle opere buone, non “morte”, cioè che concretano la gloria di Dio, non la promettono, che vuole che le compia il vero pastore. Ecco che la sua “presunzione” rispettabile nel mondo può rischiare di essere anche “incapacità” relativa alla sua buona volontà.
Così mi viene in mente Marco nella lotta fra bene e male, come tanti sappiano camuffare un cuore gelido con parole calde d’amore venale: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Amico caro, spero che saprà capire quello che le ho scritto per amore, di getto. Niente contro, anzi una sincera stima e speranza nell’intensificarsi in lei dei sette Santi Doni, perchè solo nel vero, autentico Vicario di Cristo noi amiamo la Sua Chiesa, non c’è altro mezzo ordinario su questa terra, tanto che persino i Sacramenti e la Grazia Santificante passano dalle mani del papa alla Comunione dei Santi, come più volte lei avrà letto anche sul Blog.
Caro R. S., Lei cita “belle parole” tratte dall’Omelia papale. Possono bastare per sperare in un cambiamento di rotta, non solo e non tanto in questo papato ma nella vita della Chiesa? Per Lei si, per me no. Lei intende seguire la via della speranza, io invece quella di storico. Pur non essendo tale ho amato fin da bambino questa materia e cerco di affidarmi ai fatti, più che alle parole e mi sforzo, pur consapevole di poter sbagliare, di cercare, ordinare e pesare ciò che circonda e pervade le nostre vite.
Mi chiedo pertanto: é realistico pensare che tutto ciò che è avvenuto durante il pontificato di Francesco sia stato un “incidente di percorso” ed adesso tutto torni alla normalità, anzi con un rifiorire di Fede, Speranza e Carità nelle Famiglie, nella Società, nei sacerdoti e nella Chiesa tutta? Per me no.
Con questo non intendo esprimere un pregiudizio nei confronti di Leone XIV, di cui ovviamente non so nè cosa farà nè quanto durerà, bensì affermare la ragionevolezza di quanto contenuto nel messaggio di Fatima, nel Catechismo della Chiesa Cattolica e, di nuovo, nelle profezie di Anna Caterina Emmerich. Con le sue parole: «Vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest’opera di distruzione – ma nessuno di loro desiderava farlo apertamente davanti agli altri. Gesù mi dice che la Chiesa sembrerà in completo declino. Ma sarebbe risorta» (4 ottobre 1820).
“Vidi ancora una volta la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando… Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine”.
Ricordo infine di aver letto recentemente da un discorso di Paolo VI la seguente frase: “noi conserveremo/onoreremo la tradizione”. Il tempo ha permesso a ciascuno di noi di valutare la veridicità di tale affermazione. Se avrò fortuna prometto di indicare il riferimento bibliografico di tale affermazione che adesso non ho a portata di mano.
PS Alla fine, che abbia ragione io o R.S. per la nostra vita di cristiani non cambia nulla, io pregherò per “timor di Dio” e dei prossimi castighi e R.S., si sentirà spinto a fare di più perchè ispirato dal rivolgere lo sguardo verso l’alto. Come ho già affermato più volte, ciascuno deve pensare anzitutto a salvare la propria anima ed impegnarsi nella testimonianza di Vita e di Fede, succeda quel che succeda al di fuori delle nostre (povere) vite.
Ecco la citazione dell’Omelia di papa Paolo VI nel giorno del solenne rito dell’Incoronazione: “noi riprenderemo con somma riverenza l’opera dei Nostri Predecessori: difenderemo la Santa Chiesa dagli errori di dottrina e di costume, che dentro e fuori dei suoi confini ne minacciano la integrità e ne velano la bellezza; Noi cercheremo di di conservare e di accrescere la virtù pastorale della Chiesa”. Piazza San Pietro, 30 giugno 1963.
Caro Davide,
oggi è Santa Rita, che fece esperienza di quasi tutti gli alti e bassi della vita.
Sposata ad un uomo attaccabrighe, madre dei suoi figli, vedova per l’assassinio del marito, capace di implorare la morte dei figli piuttosto di vederli coinvolti nelle faide vendicatrici, rifiutata dalle monache del convento preoccupate di non tirarsi in casa le rivalità familiari del paese, entrata miracolosamente in convento per l’azione dei santi, stigmatizzata dalla spina di una rosa, per una ferita inguaribile e putrescente che no poteva nascondere.
Sarà un caso, ma la monaca agostiniana venerata per i molti miracoli compiuti venne canonizzata da Leone XIII.
Segni del cielo, in un intricatissimo arabesco?
Perchè altrimenti dovremmo vedere “il negativo” (acconsentì al matrimonio che non voleva, pregò per la morte dei figli, disobbedì alle suore, fu agostiniana nei decenni che videro palesarsi l’eresia di Lutero…).
Non so se così le rispondo. Sappia che di Leone XIV mi ha colpito la frase sull’ateismo di fatto di molti che si dicono credenti in Cristo (omelia ai cardinali nel primo giorno di pontificato). Questo è il vero problema: Bergoglio l’ha esacerbato, ma c’è già da molto tempo, nell’indifferenza e nella spaventosa ignoranza del catechismo. Cioè di una fede che non diventa bellezza per l’anima, ma al massimo consolazione della psiche.
Sant’Agostino ha sperimentato il salto, per grazia e per la fede della madre, e poi la sua intelligenza l’ha indagato fino alle vette della genialità umana.
Che questi santi, e il misterioso cammino della Chiesa dal Leone che scomunicò Lutero, a quello che canonizzò Rita, a questo di oggi, ci aiutino a rimanere sulla barca.
Continuano le parole mancano i fatti se non si annulla totalmente il papato bergogliano è aria fritta
I fatti… come chi urlava a Gesù inchiodato “scendi dalla croce e ti crederemo”? Come Tommaso non disposto a credere se non metteva le sue mani nelle piaghe sul corpo del risorto? I fatti cari alle tante sante Marte del mondo, così concreti da perdersi la parte migliore?
Certo che ci saranno anche i fatti. Ma le pecore ascoltano la voce e nemmeno chissà quali spiegazioni… no, basta loro una voce riconoscibile e credibile come semplice voce.
Certo ci saranno anche le spiegazioni, ma la fede è abbandono e la carità è dono che non fa calcoli, non un teorema dimostrato con integrali e derivate.
Certo un Papa matematico saprà far di conto, ma il mistico cerca consiglio dalla Madonna e non dal calcolatore a intelligenza artificiale.
Certo, verrà anche l’intelligenza artificiale, ma non farà unità nell’Univo Cristo, perché non ha l’anima.
Insomma, si può avere un po’ di fede e stare nel mistero della Chiesa o sono solo le nostre impressioni armate e armanti a stabilire da terra come dovrebbe vederci Dio dal Cielo?
Addirittura può trasformare in una Grazia il disastro della disunione propalata da una Chiesa ideologizzata, non solo in area modernista ma anche in quella tradizionalista.
Se ne usciremo non sarà nostro merito, ma se insistiamo sarà certamente un po’ colpa nostra.
Non si annulla…anzi si conferma in toto la linea bergogliana. Leggere discorso alle altre religioni di poche ore fa: piena approvazione e continuazione di Abu Dhabi. Ah…
Però
https://www.maurizioblondet.it/ci-sara-una-spiegazione-ragionevole/
I commenti sono chiusi.