Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Antonello Cannarozzo, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul nuovo pontefice, Leone XIV. Buona lettura e condivisione.
§§§
Un Leone sul soglio di Pietro
Con l’elezione a papa dello statunitense Robert Francis Prevost, la Chiesa sembra cambiare registro, dopo gli infausti tredici anni di papa Francesco, ma per un cambiamento vero e radicale, anche se difficilissimo, bisogna sradicare i falsi ideali del Concilio Vaticano II che tanto male, insieme al suo frutto più recente come il Sinodo, hanno arrecato alla Chiesa di Cristo da oltre sessant’anni
di Antonello Cannarozzo
Dalla loggia della basilica di san Pietro, l’8 maggio nel giorno della Supplica della Madonna di Pompei e della seconda apparizione dell’Arcangelo san Michele, è risuonato l’annuncio dell’elezione del nuovo papa con la fatidica frase “Habebus Papa” Leone XIV.
Davanti al nuovo pontefice mi permetto due semplici considerazioni e ciò che attende il successore di Pietro.
Confesso che un brivido mi ha colto alla notizia della fumata bianca. La mia paura, come di tanti altri cattolici, era di vedere affacciarsi un altro papa che avesse seguito le orme nefaste del suo predecessore, salutando la folla con un banale buona sera, parlando dei problemi del mondo senza accennare a Dio e rinunciando alle vesti papali tradizionali trascurando così qualsiasi forma di rispetto per i suoi predecessori.
Un papa, Francesco, che ha dimostrato tutta la sua pochezza, giustificata solo da un mainstream colpevole e compiacente che lo ha esaltato per il suo voler essere umile e vicino alla gente, dimenticando che cosa deve rappresentare veramente un papa, il Vicario di Cristo, ma grazie a Dio, transeat mundi.
Certamente ancora è presto per indicare come si comporterà Leone XVI davanti alle sfide che lo attendono, ma è triste vedere come, nei tanti talk show della sera sull’elezione papale, giornalisti o esperti di cose vaticane, presenti nei vari studi televisivi, sperticarsi nel dichiarare la continuità con il suo predecessore puntando sulle parole di pace pronunciate nel suo primo discorso (come se gli altri papi fossero stati per le guerre e genocidi. Ndr) per porlo poi, Dio non voglia, vicino a papa Francesco e nessuno, o sicuramente mi sarà sfuggito, ha notato che qualcosa è cambiato e che, forse, con la grazia di Dio, si ritorna alla serietà del papato.
Un papa vestito da papa
Innanzitutto si è presentato davanti ai fedeli di tutto il mondo con le insegne papali affermando il suo ruolo di successore di Pietro, argomento abbandonato per ignoranza o presunzione dal suo predecessore, ha parlato di Cristo come del Buon Pastore e, cosa straordinaria, un papa che non solo s i rivolge a Maria Santissima, ma la invoca con una preghiera corale davanti a centocinquanta mila persone in piazza e, infine, al posto del vuoto ed inutile “buona sera” ha impartito la benedizione solenne con tanto di indulgenza plenaria.
Tutte cose di cui ci eravamo ormai dimenticati.
Altro elemento importante è sicuramente il nome che ha voluto prendere: Leone XIV, il papa non solo della Rerum Novarum sulla condizione del lavoro di quei tempi. Fu anche il papa della terribile visione degli ultimi tempi con le lotte dei demoni contro la Chiesa, ma anche un duro atto di accusa all’ideologia marxista allora nascente, per questo scrisse la famosa preghiera all’arcangelo Michele da recitarsi alla fine di ogni Messa, ma con la riforma liturgica di montiniana memoria, fu tolta e i frutti di tale scelleratezza sono ancora presenti.
Se questo nuovo papa apre a una speranza di rinnovamento per la Chiesa, con un ritorno, almeno in parte, alla tradizione, dobbiamo affermare che il nodo dei mali della Chiesa nascono con lo sciagurato Concilio Vaticano II, fonte di ogni disgrazia per la Chiesa, e se il papa, per quanto buono e santo sia, non dà mano all’ascia per abbattere questa mala pianta, ogni riforma, ogni buon gesto per quanto illuminato, annullato o depotenziato nel riferirsi agli insegnamenti (sic) conciliari e al suo frutto più recente: il Sinodo.
Poco meno di sessant’anni fa, la Chiesa era una roccia, tutto poteva crollare, ma a Roma c’era sempre il Papa, e non era solo un detto popolaresco, questa presenza autorevole dava forza e sicurezza in un mondo infettato dalla modernità, dagli aggiornamenti e altre stupidaggini simili, ma davanti a tanta confusione la sede di Pietro dava certezze.
Poi avvenne, agli inizi degli anni ’60, il disastro: il Concilio Vaticano II, con il quale si passò dalle certezze alla confusione intaccando dolorosamente la dottrina e, dunque, la fede.
Anche se abbiamo una fede totale nelle parole di Cristo per il quale i nemici della Chiesa non prevarranno, ciò nonostante, senza andare alle radici di questa mala pianta conciliare, sarà difficile ritrovare dottrinalmente la Chiesa forte, almeno nei tempi attuali.
Spesso si sente dire che già Pio XII aveva avuto intenzione di aprire un Concilio, ma non certo per aprire il “Portone di Bronzo” alla modernità, cioè al nulla, ma per discutere dei problemi che già si manifestavano all’orizzonte delle Mure Leonine.
Infatti, lo stesso papa Eugenio Pacelli, da uomo accorto, appena vide il baratro che si sarebbe aperto a causa del manifestarsi di forze disgregatrici come, ad esempio, la Nouvelle Theologie, con le loro idee lontano certamente da ogni vera spiritualità, pensò bene di non aprire una tale assise.
Purtroppo fu solo un rimandare l’apertura dell’ abisso.
Uomini come Pierre Teilhard de Chardin, Henri de Lubac, Jean Daniélou, Marie-Dominique Chenu, Yves Congar, Hans Urs von Balthasar, Karl Ranher ed anche un giovane Joseph Ratzinger avrebbero preso ben presto, con grande capacità politica, le redini di una Chiesa ancora forte per ridurla in sessant’anni nell’ombra morale di sé stessa.
Come sappiamo, dopo la morte di Papa Pacelli, salì al trono di Pietro il patriarca di Venezia, Angelo Roncalli, con il nome di Giovanni XXIII.
L’inizio della fine
Senza prendere esperienza dal suo predecessore, volle aprire ugualmente il Concilio, perché si disse che ormai era nell’aria il rinnovamento e che la Chiesa doveva aprirsi al mondo, alla modernità per non rimanerne emarginata e questo fu già il primo errore, dimenticando ciò che Cristo rinnegò sempre affermando che il suo Regno non era di questo mondo e che i suoi prìncipi avevano avuto già la loro ricompensa, come leggiamo nei Vangeli.
Ma così va il mondo e il nuovo papa, anzi il “papa Buono” non si sottrasse a questo appuntamento epocale.
Non fu certo, come ci racconta una certa vulgata, che l’annuncio avvenne senza un’attenta regia con effetto dirompente quel 25 gennaio del 1959 quando, presso la sala capitolare del Monastero di San Paolo fuori le mura a Roma, concludendo la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, papa Roncalli comunicava al mondo l’apertura del Concilio Vaticano II (il primo venne tragicamente interrotto dalla presa di Roma nel 1870. Ndr) tra lo stupore dei presenti, ma non certo di chi già da tempo muoveva le file di questo evento.
Bruciando le tappe dei lavori preparativi e tra la confusione delle commissioni preposte ai lavori del dibattimento, l’11 ottobre del 1962 Papa Roncalli apriva ufficialmente il Concilio con un discorso assai articolato sui problemi del mondo iniziando con: “Venerabili Fratelli, la Madre Chiesa si rallegra perché, per un dono speciale della Divina Provvidenza, è ormai sorto il giorno tanto desiderato nel quale qui, presso il sepolcro di san Pietro, auspice la Vergine Madre di Dio, di cui oggi si celebra con gioia la dignità materna, inizia solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II.” E la Chiesa non fu più la stessa.
Roncalli non era certo un rivoluzionario per indole e tanto meno per la sua esperienza ecclesiastica, ma era aperto alla modernità, non dimentichiamo che negli anni giovanili era stato segnalato all’allora Santo Uffizio come vicino ad ambienti modernisti, ma ormai il dado era tratto; secondo lui la Chiesa avrebbe messo le basi per un fruttuoso dialogo con coloro che fino a poco tempo prima erano i suoi nemici e far entrare così finalmente nella Chiesa l’aria fresca delle novità del mondo e non solo. In spregio alla realtà osò scrivere, nella sua Humanae Salutis del 1961, che con questo evento si apriva una nuova Pentecoste per l’umanità.
L’apertura al Mondo
Nei secoli la Chiesa ha avuto tanti tipi di papi: guerrieri, diplomatici, santi e anche uomini corrotti, insomma una vasta collezione delle miserie umane, ma nessuno e, permetteteci, con superficialità ha mai pensato di distruggere le basi stesse della fede cattolica, come ha fatto papa Giovanni XXIII, forse troppo fiducioso nelle sue scelte per capire dove stava andando.
Ebbe ragione l‘allora cardinale Alfredo Ottaviani, prefetto dell’allora Santo Uffizio, nell’affermare nel suo diario che visto come procedevano i lavori conciliari: “Più che una nuova aurora per l’umanità, è in realtà una lunga notte per la Chiesa” e alla fine aggiungeva: “Prego Dio di farmi morire prima della fine di questo Concilio, così almeno muoio cattolico”.
La rivista americana Religious Research Association pubblicò nel 2000 un articolo impietoso, dopo quasi trent’anni da questi fatti, a firma di due sociologi Rodney Stark e Roger Finke, sulla crisi delle vocazioni, primo campanello d’allarme sulla situazione della Chiesa, ma totalmente inascoltato. Nella ricerca emergono i numeri spietati di venti anni fa e oggi ancora certamente più gravi. Scrivevano i due ricercatori:” Durante i trent’anni successivi al Concilio Ecumenico Vaticano II, quantitativamente la caduta (dei fedeli) è stata enorme soprattutto fra i candidati al sacerdozio: da -81% in Olanda a -54% in Gran Bretagna, quindi fra le vocazioni religiose maschili, da -82% in Gran Bretagna a -68% in Francia, nonché, in misura minore, fra quelle femminili: da -51% in Olanda a -43% in Gran Bretagna, lo stesso negli Stati Uniti con un calo di -60%”. Certo come nuova Pentecoste profetizzata da papa Roncalli non c’è male.
Dopo l’ubriacatura della modernità e di un addio troppo frettoloso al passato e alla tradizione bimillenaria della Chiesa, come anche affermato dai due sociologi, rimane solo restaurare e riabilitare qualcosa che si è ormai perso come il rispetto della dottrina e della fede, fondamento di salvezza per i credenti.
Il difficile restauro della Chiesa
Davanti a questi numeri impietosi, invece di fare un doveroso mea culpa da parte dei responsabili, si è detto e scritto che il Cattolicesimo è entrato in crisi, non per aver abbandonato la sua storia bimillenaria, ma nientemeno perché non in sintonia con i tempi moderni, come se questa follia non si fosse spinta già abbastanza avanti verso la propria rovina.
Secondo poi alcuni esegeti, legati al discutibile modernismo, nella Chiesa vivrebbero invece ancora forme anacronistiche e premoderne che sarebbero la fonte dei suoi problemi, confondendo la secolare struttura ecclesiastica e i suoi simboli come una moda, un capriccio da doversene liberare al più presto, come voleva papa Francesco accusando, coloro che amavano la Chiesa di sempre, di “indietrismo”, un neologismo che non vuol dire nulla.
A sfatare questa leggenda, basta guardare, ad esempio, alla crisi profonda delle comunità protestanti che da anni si sforzano di stare nel “mercato” diluendo sempre più la loro confessione, ma senza successo come i luterani, gli anglicani o i calvinisti, che, pur ricevendo il plauso di certi media per le loro posizioni tolleranti in materia di aborto, eutanasia e omosessualità, si stanno velocemente riducendo al lumicino, peggio della Chiesa Cattolica, mentre proprio nel mondo protestante stanno crescendo comunità come quelle evangeliche e pentecostali, dove la morale sessuale, ad esempio, è molto rigida e la lotta verso la modernità è spesso senza quartiere.
Ora per Leone XIV si apre il periodo più complesso, dopo i festeggiamenti per la sua elezione se la dovrà vedere da un lato con l’ala progressista della Chiesa che vuole ancora riforme e aggiornamenti nel solco di papa Francesco e dall’altra i cosiddetti tradizionalisti che vorrebbero una Chiesa trionfante senza gli orpelli inutili dei tempi attuali.
Una situazione non certo facile, ne seppe qualcosa Benedetto XVI che appena provò a ridare alla Chiesa un minimo di autorevolezza nel solco della tradizione, venne massacrato dai media e costretto poi alle dimissioni. Ma, come abbiamo scritto all’inizio di questo articolo, se nonostante gli ostacoli, le pressioni a cui verrà sottoposto, non metterà da parte il Concilio Vaticano II e il Sinodo, allora, con immenso dolore anche questo papa si avvierà alla secolarizzazione della Chiesa ed alla sua ininfluenza nel mondo, fino a che il buon Dio vorrà.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0 200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
ATTENZIONE:
L’IBAN INDICATO NELLA FOTO A DESTRA E’ OBSOLETO.
QUELLO GIUSTO E’:
IBAN: IT79N0 200805319000400690898
***


11 commenti su “Un Leone sul Soglio di Pietro. Antonello Cannarozzo.”
Concordo con quanto scritto nell’articolo, ormai storicamente accertato. Sul pessimo Vat.2 ricordo le parole del grandissimo Cardinale Ottaviani : spero che Dio mi faccia morire presto, così morirò Cattolico.
” mentre proprio nel mondo protestante stanno crescendo comunità come quelle evangeliche e pentecostali, dove la morale sessuale, ad esempio, è molto rigida e la lotta verso la modernità è spesso senza quartiere.
Se il riferimento sono le comunitá pentecostali siamo a posto. La teologia della prosperitá é fondamentalmente immanent e atea. Professore, grazie a Dio la Chiesa Cattolica non é solo la Chiesa italiana. Oltretutto non esiste al controprova che senza il Vaticano II sle cose andrebbero meglio.
Gentile Dr. Cannarozzo,
ho letto con attenzione e rispetto il suo lungo e articolato contributo in merito all’elezione del Santo Padre Leone XIV e alle sue riflessioni sullo stato attuale della Chiesa. Mi permetto, fraternamente e con spirito di comunione ecclesiale, alcune osservazioni da umile ministro cattolico che ama la Chiesa, la sua tradizione e, insieme, la sua fedeltà vivente al Vangelo attraverso i secoli.
Non si può negare che la Chiesa stia attraversando un tempo di grande turbamento, interno ed esterno. È legittimo, e persino salutare, interrogarsi sulle derive dottrinali, pastorali o liturgiche che possono essersi insinuate dopo il Concilio Vaticano II, così come è lecito nutrire il desiderio di una Chiesa più fedele alla sua identità, più sacra, più profetica.
Tuttavia, il tono e i contenuti del suo scritto sembrano oltrepassare il legittimo dissenso o la critica costruttiva, per sconfinare in un giudizio netto e divisivo, fino a disconoscere interi pontificati e mettere in discussione la validità stessa del Concilio Ecumenico Vaticano II, che resta – piaccia o meno – un atto solenne del Magistero della Chiesa, approvato e firmato da un Papa legittimo e in comunione con l’episcopato cattolico.
Papa Francesco, pur con i suoi limiti umani e con talune scelte certamente discutibili, è stato e resta il Successore di Pietro, Vicario di Cristo, garante della comunione. Esprimere disappunto è lecito, irridere o denigrare la sua persona e il suo pontificato, invece, non è compatibile con una visione cattolica dell’autorità apostolica. Nessun Papa è il tutto della Chiesa, ma nessun Papa può essere trattato come un semplice ostacolo alla sua vera identità.
Quanto al Concilio Vaticano II, occorre ricordare che esso è stato indetto da un Papa canonizzato (Giovanni XXIII), concluso da un altro Papa canonizzato (Paolo VI) e difeso con fermezza da un terzo Papa canonizzato (Giovanni Paolo II), oltre a essere vissuto e interiorizzato da Benedetto XVI, uomo di finissima teologia e profonda spiritualità. Può essere stato mal interpretato? Certamente. Ma non può essere liquidato come “mala pianta”, pena lo scivolamento in posizioni scismatiche che purtroppo paiono ispirare largamente il tono del suo articolo.
Inoltre, mi sembra riduttivo leggere la storia della Chiesa post-conciliare unicamente attraverso il crollo delle vocazioni in Occidente, senza considerare il fiorire delle Chiese in Africa, Asia e America Latina, o l’emergere di nuove realtà ecclesiali anche contemplative, figlie del medesimo Spirito che guidò la Chiesa a convocare il Concilio. Le difficoltà ci sono, ma la grazia abbonda dove si risponde con fede, non con nostalgia.
Auspico anch’io che il Santo Padre Leone XIV porti con sé un’aria di rinnovamento, non di rottura, capace di ricucire ciò che è stato ferito, di rialzare ciò che è caduto, ma sempre nel solco della continuità viva della Tradizione, che non è mummificazione del passato, ma fedeltà creativa allo Spirito del Signore risorto.
Infine, invochiamo insieme Maria Santissima e l’Arcangelo San Michele, perché assistano questo nuovo pontificato con luce e fortezza. Non abbiamo bisogno di divisioni, ma di un santo zelo che edifichi, non distrugga; che purifichi, ma non bruci; che corregga, ma non condanni.
Dott. Cannarozzo, il suo cognome in siciliano indica la gola. Bene: Dalla sua penna, come dalla sua gola, scaturiscano suoni e parole che siano costruttive e non divisive, fedeli alla verità nella carità, secondo l’insegnamento di Cristo e della sua Chiesa.
Fraternamente in Cristo,
Don Pietro Paolo
Indegno ministro della Chiesa Cattolica
(in spirito di comunione con il Successore di Pietro)
Magnifico, epico, mirabolante “Speciale TG1” di domenica sera, per raccontare le gesta di SuperLeone, il Papa dei prodigi, Santo subito, fortunato primo successore di Bergoglio I, il Santo Papa fondatore della NCCIS (Nuova Chiesa Cristiana Inclusiva Sinodalica).
Magnifico, epico, mirabolante “Speciale TG1” di domenica sera, con lo spirito di “Franciscus” che “aleggiava sulle acque” e tutto intorno era “solo caos e vuoto”.
Magnifico, epico, mirabolante “Speciale TG1” di domenica sera, incomparabilmente meglio delle fiction religiose della Lux Vide e che fa scomparire sotto un velo pietoso di retorica i “Diario di Papa Francesco” quotidiani propinatici in passato da TV2000.
Papa SuperLeone, che Dio ti benedica!!! Che Dio ti accompagni mentre costruisci ponti, instauri dialoghi con chicchessia, o ti mangi un gelatino nel chiostro di Santa Maria Maggiore o ti fai uno spritz sulla lapide di Franciscus, ballicchiando sulle note di Candle in the Wind di Elton John.
Che Dio ti benedica!!! Continuerai l’opera numinosa di Francesco con il tuo super adorabile sorriso, la tua supersimpatia, la tua superintelligenza o acume, la tua super carità, che già ci hanno fatto mandare in soffitta il faccione a volte tragico, a volte afflitto (niente-po-po-di-meno che per l’odioso chiacchiericcio), ma sempre menagramo dell’universalmente amato Argentino Sopraffino.
Il palco e il backstage – La scène et ses coulisses – Bergoglio II
https://www.medias-presse.info/habemus-papam-continuite-francois/204849/
Il sinistro monsignor Paglia, già presidente della Pontificia Accademia per la Vita sotto Francesco, ha annunciato al quotidiano italiano Il Giornale : Leone XIV sarà in continuità con il suo predecessore.
Mons. Vincenzo Paglia, il sulfureo Mons. Paglia, applaude l’elezione di Leone XIV
Chi tra gli esperti e i commentatori vaticani non conosce monsignor Paglia, il sulfureo monsignor Paglia, il sinistro monsignor Paglia? Noi dell’MPI lo conosciamo comunque bene. Abbastanza per sapere che è ben informato sui membri della gerarchia conciliare e che la sua diagnosi sul nuovo papa può quindi essere presa senza virgolette.
Mons. Vincenzo Paglia è l’amico di Francesco , il consigliere di Jorge, il vescovo gay-friendly divenuto famoso per il celebre affresco omoerotico nella cattedrale di Cheni in cui si è fatto ritrarre, l’ex presidente della Pontificia Accademia per la Vita , che si batte per la contraccezione , nomina sostenitori dell’eutanasia e dell’aborto… In breve, Vincenzo Paglia è il progressismo arcobaleno bergogliano in marcia.
Mons. Paglia: la scelta di Robert Francis Prévost mostra una Chiesa vicina alle donne e agli uomini di oggi
Il quotidiano italiano Il Giornale gli ha chiesto del nuovo papa Leone XIV . Le sue risposte danno una prima idea di cosa sarà questo nuovo pontificato: «nella continuità del suo predecessore».
«I cardinali del Conclave, mi sembra, hanno scelto la continuità con Papa Francesco. Sono stati coraggiosi, hanno colto i segni dei tempi, cioè una Chiesa vicina alle donne e agli uomini di oggi» afferma sulle colonne de Il Giornale .
Il prelato italiano dice la verità: il vescovo Robert Francis Prévost è stato creato cardinale due anni fa da papa Francesco, con il quale condivideva le stesse idee: sul sostegno ai migranti e sulla possibilità per i cattolici divorziati risposati di ricevere la comunione. Mentre nel 2012 il vescovo Prevost aveva espresso preoccupazione per alcuni sviluppi culturali occidentali, menzionando in particolare lo “stile di vita omosessuale” e le “famiglie alternative composte da partner dello stesso sesso e dai loro figli adottivi”, in qualità di prefetto del Dicastero per i vescovi ha sostenuto il documento Fiducia Supplicans pubblicato dal Vaticano nel 2023.
Il vescovo Robert Francis Prévost ha sostenuto la Fiducia Supplicans , che consente “benedizioni” non liturgiche per le coppie dello stesso sesso.
Ricordiamo che questo testo autorizza le “benedizioni” non liturgiche per le coppie che si trovano in situazioni cosiddette “irregolari”, tra cui rientrano anche le coppie omosessuali. Il cardinale Prevost aveva sottolineato allora l’importanza per le conferenze episcopali nazionali di adattare queste direttive ai contesti culturali locali. Il sostegno alle persone LGBTQ viene quindi fornito attraverso l’assistenza pastorale. In una parola, come il suo predecessore che sapeva condannare il modo di vivere degli omosessuali e benedirli , il nuovo papa pratica il “nello stesso tempo” bergogliano che, attraverso una prassi di “misericordia” opposta a una dottrina conciliare un po’ più rigida, fa avanzare surrettiziamente il progressismo.
Quanto alla scelta del nome Leone, che lega il nuovo pontefice a Leone XIII, «si tratta di una strada ben chiara, quella della dottrina sociale del suo immediato predecessore Leone XIII. La strada della giustizia, dei diritti e della pace come presupposto per un mondo vero e umano», sottolinea il prelato italiano gay-friendly.
Leone XIV e la dottrina socialista della Chiesa conciliare in una chiave di lettura umanitaria, globalista e antinazionalista
Ma di quale giustizia, di quali diritti e di quale pace stiamo parlando? Il cardinale Prevost ha costantemente criticato la politica di Trump e DJ Vance di deportare gli immigrati clandestini violenti in collaborazione con El Salvador e di chiudere le frontiere agli immigrati clandestini. L’eredità di Leone XIII, il “Papa dei lavoratori”, si è trasformata nell’eredità dell'”immigrato” diventato il nuovo “proletario” e della giustizia sociale globalizzata e senza confini, a cui si aggiunge la difesa dell’azione per il clima in linea con il Green Deal (che impoverisce anche i più poveri) e con fermezza la Laudato Si’ .
A partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo assistito alla trasformazione, sotto il termine fuorviante di evoluzione, della dottrina sociale della Chiesa, di cui Leone XIII fu il grande artefice, in una dottrina socialista della Chiesa conciliare in chiave umanitaria, globalista e antinazionale, e ciò a maggior vantaggio di un progressismo economico sfrenato. Anche in questo Leone XIV segue le orme di Francesco.
Aggiungiamo che anche Robert Prevost ha sostenuto il diritto di voto delle donne nella scelta dei vescovi, la Chiesa sinodale e ha appoggiato le restrizioni imposte da Papa Francesco alla tradizionale messa latina.
Spirito di Francesco, sei ancora qui in Vaticano?
Quindi la vera domanda è: spirito di Francesco, sei ancora lì in Vaticano? Con questi elementi la risposta è sì, sarà una continuazione silenziosa dello stesso controverso ma tanto conciliare programma arcobaleno. Certo con riserve, un aspetto più riservato e meno scandaloso ma la stessa sostanza di quanto ha scritto ieri Xavier Celtillos su MPI : «Questo pontificato può apparire più presentabile nella forma, ma la sua sostanza teologica appare apocalittica». Robert Francis Prévost diventa Leone XIV, figlio del Vaticano II, e la crisi della Chiesa continua…
Un papa completamente cattolico non è ancora all’ordine del giorno… ma la grazia di Dio può convertire tutti gli uomini, non importa quanto alto sia il loro rango. Questa è la nostra preghiera per Leone XIV!
Francesca di Villasmundo
Papa Leone IV mi fa ben sperare.
Ha 69 anni come me, siamo boomer cresciuti col Vaticano II e Papa Giovanni Paolo II, tradizionalisti quanto a dottrina e progressisti quanto a pastorale.
Una pastorale che sotto di lui, sebbene aperta, rimarrà aderente alla dottrina, senza confusione. Non a caso da Cardinale ha criticato la Fiducia supplicans.
Aperto verso i migranti e l’ecologia, ma senza assumere posizioni ideologiche che corrispondono agli interessi delle lobby dell’ideologia woke, che il Papa detesta.
Non è trumpiano, e ci mancherebbe, ma è più vicino ai repubblicani USA che non ai democratici abortisti e genderisti.
Ha detto di essersi ispirato a Papa Leone XIII, l’iniziatore della Dottrina sociale della Chiesa e il campione dell’antimodernismo e dell’antimassoneria.
Sarà leccato da destra a sinistra, ma sarà detestato sia dai liberisti che dalla sinistra woke.
C’è una Chiesa da riformare e il suo lavoro sarà duro ma, come ha tenuto a precisare, il male non prevarrà.
Propongo un altro punto di vista. CVII e Trento sono due risposte diverse allo stesso problema: modernità e protestantesimo. Per una vera restaurazione della Chiesa bisogna guardare ancora più indietro: al medioevo, tenendo peró presente quanto di buono i due concili hanno portato (liturgia Trento e atteggiamento di apertura il CVII) e quanto di negativo hanno prodotto (clericalismo Trento e antropocentrismo il CVII). Inoltre è urgente una rinascita della vita religiosa. Sono 500 anni che la Chiesa è traumatizzata dalla scissione protestante. È l’ora di elaborare il trauma definitivamente se vogliamo uscire fuori da questa empasse.
Un commento vero preciso chiarissimo che condivido in toto, “speremo“
Complimenti, La ringrazio, leggerla mi ha molto aiutato. Alla luce di semplicità e chiarezza incontestabili.
Leone XIV non è Papa perché piace a me, ma piace a me perché è Papa.
Leone XIV non è Papa perché piace a me, ma piace a me perché è Papa.
I commenti sono chiusi.