Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un grande scrittore dimenticato e misconosciuto. Buona lettura e condivisione.
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Nel mio lungo scorrazzare letterario nell’Ottocento, l’ottocento minore snobbato da Ciccillo (ossia Francesco De Sanctis) che doveva mettere di qua i “giusti” e cioè Leopardi (il nichilista), Manzoni (vicino al giansenismo e suocero) e Foscolo (ateo del “nulla eterno”) e di là gli sbagliati, cioè più o meno tutti gli altri numerosissimi scrittori di valore destinati ad essere dimenticati e anche questa è stata una piccola-grande strategia massonica, c’era, dicevo – e perdonate le tante righe frapposte tra la copula e il complemento oggetto – un certo Emilio De Marchi, milanese, educatore dei martinit (cioè gli orfani che vivevano presso la chiesa di San Martino, dal quale prendono il loro nome), e grandissimo scrittore, soprattutto di racconti e di uno in particolare, più lungo, che si intitola “Il cappello del prete”. E’ considerato il primo giallo, scritto in punta di penna, della letteratura italiana. Leggetelo!
E prima di andare avanti e alla fine di questo mio girotondo d’inchiostro, vi regalo una poesia dolcissima in milanese stretto scritta da De Marchi e dedicata alla “bela Madunina” del Gran Milan (che anche io amo). Eccola:
O Madonna indorada del Domm,
fina tant che te vedi a lusì
mi stoo ben, sont alegher, foo i tomm.
Ma on moment che no t’abbia pu ti
Sott i oeucc, o Madonna del Domm,
senti on voeuj, g’hoo on magon de no dì.
Sberlusiss, o Madonna del Domm!
Che te veda de nott e de dì! …
Senza ti, Meneghin l’è pu omm …
O Madonna indorada del Domm!
Bene, torno quindi a consigliarvi di leggere i bellissimi racconti di Emilio (nei romanzi, penso, non riesce a regger le pagine, ma è mio preciso pensiero critico) e di scoprire l’ottocento perduto che tanto ancora ha da dirci soprattutto nel bell’italiano rotondo che oggi è tormentato e, lui pure, messo a tortura. E torniamo al cappello del prete di cui sopra. Il cappello del prete, nel racconto del De Marchi, svela al lettore chi è l’assassino, appunto, del sacerdote. Per me, invece, oggi, un Saturno nero, allegro su un bel viso rotondo abbigliato, nel corpo, in lunga talare nera, è stato il sorriso e il bacetto del mattino presto.
E mi spiego. Tornavo, nel livido mattino di oggi, dalla Santa Messa dell’aurora, e in capo e in cuore le cure per le quali sempre sono solita pregare (Oh Signore ispira i cardinali alla Sistina!), quando d’un tratto, proprio all’angolo tra i Serpenti e Panisperna, ecco spuntare un elegantissimo Saturno nero e sotto le ampie falde ad ala di corvo, due occhietti allegri e un viso tondo. Danzante nell’aria fresca la nera gabbana. Il cuore m’apre le labbra al sorriso che viene dal consacrato dal bruno cappello ricambiato e d’un tratto m’è parso che il sole mi baciasse in fronte nella nuova Chiesa che s’accende nello splendore – nei pizzi, nei saturni, nel latino – della sua lucente tradizione. Che il Signore, nonostante tutto, protegge dall’alto dei cieli. Le porte degli inferi non prevarranno anche grazie a un piccolo prete col saturno in capo…
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2 commenti su “Emilio De Marchi, un Grande Misconosciuto della Letteratura Italiana. Riscopriamolo! Benedetta De Vito.”
Grandioso è chiamare de Sanctis “cicillo”. Val più di una laurea anzi vale più di due master .
Cicillo il grande costruttore dell educazione degli elevati ottocenteschi. O corruttore? Il trombon maggiore dell italico moralismo borghese … Cicillo hai fatto tanti danni che meriteresti un pernacchio partenopeo!😁😁😁😁.Anzi due!
Concordo. Un grande scrittore Emilio de Marchi. Ci offra ancora simili utili suggerimenti. Grazie.
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