Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione due elementi che ci aiutano a compèrendere quanto siamo in mano a un gruppo di potere europeo ideologizzato, probabilmente corrotto (la vicendaa Borula, Pfizer von der Leyen è l’esempio macroscopico di una situazione più ampia) e da cui sarebbe opportuno liberarci al più presto. Il primo è un articolo pubblicato da Italia Oggi, che ringraziamo per la cortesia:
Il Green deal pesa più dei dazi
Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia «Il Green deal è un manifesto rivoluzionario, ma così com’è scritto è irrealizzabile. Serve una radicale revisione»
«Il Green deal è un manifesto rivoluzionario, ma così com’è scritto è irrealizzabile. Serve una radicale revisione», dice Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, raggiunto a Ravenna in occasione dell’Omc, il Med Energy Conference and Exhibition 2025, la fiera biennale che fa il punto sulle prospettive energetiche nell’area del Mediterraneo. «Qui fuori vi è il presidio degli ambientalisti, protestano contro il rigassificatore arrivato al largo di Ravenna», dice durante l’intervista, «già, perché importiamo gas dall’estero con costi notevoli ma non sfruttiamo quello che abbiamo qui sotto i piedi perché vogliamo solo energia da fonte rinnovabile. Una delle follie del nostro tempo». E, tornando alle politiche ambientaliste europee, «noi riduciamo le nostre emissioni di CO2, Cina e Usa le aumentano. Intanto stiamo mettendo una pietra tombale sulla nostra industria». La politica dei dazi di Donald Trump servirà a fare cambiare idea alla Commissione Ue? «Me lo auguro, non vedo segnali che vanno in questa direzione purtroppo», risponde Tabarelli, «neppure la guerra russo-ucraina e la crisi energetica sono servite».
La premier Meloni chiede all’Europa di rivedere il Green deal, la Lega di Salvini vorrebbe proprio cancellarlo assieme all’eccesso di regolamentazione nei settori energetici, e gli imprenditori non sono da meno. L’accusa è che il Green deal sta facendo più danni dei dazi imposti da Trump.
Il confronto è presto fatto: secondo la Commissione europea il Green deal costa circa 1.285 miliardi l’anno, l’8% del prodotto interno lordo, il peso dei dazi è stimato tra lo 0,4 e lo 0,7%. Il Green deal ha posti obiettivi rivoluzionari, coerenti con quanto viene sostenuto dal 97% degli scienziati sul cambiamento climatico. I fossili sono la nostra fine, dicono gli scienziati, ma senza fossili non possiamo vivere, dicono i dati della realtà.
E quindi?
Se non vogliamo morire inseguendo un sogno irrealizzabile, il Green deal va rivisto di sana pianta. Il Green deal è un manifesto rivoluzionario, ma serve maggiore realismo.
Buttiamo a mare le ricerche sulle rinnovabili, sulle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle industrie, sulle auto elettriche?
Assolutamente no, l’innovazione deve andare avanti, qui a Ravenna vi sono società di produzione di petrolio e gas al top in quanto a rispetto dell’ambiente. Il problema è che Bruxelles ha fissato obiettivi e scadenze che non tengono conto dei nostri sistemi produttivi e del sistema globale dei mercati in cui siamo inseriti.
Lo stop alla vendita di auto non elettriche dal 2035, uno degli obiettivi del Green deal?
Impossibile. Non siamo capaci di reggere le produzioni, dovremmo solo importare dalla Cina, e non siamo in grado di sostenere le alimentazioni elettriche lungo la rete stradale. Limitiamo le auto elettriche alle città e lasciamo che quelle tradizionali continuino a essere prodotte e a circolare, puntando sui carburanti a basse emissioni.
L’obiettivo di zero emissioni al 2050?
Libro dei sogni. Segnalo che intanto che noi europei facciamo i primi della classe, e abbiamo ridotto le emissioni di CO2, la Cina sta realizzando una novantina di nuove centrali a carbone e ha aumentato le emissioni. Così come gli Usa. Noi non possiamo competere con i nostri costi, con i nostri obiettivi di politica ambientale, servono politiche energetiche pragmatiche e integrate.
Per esempio?
Non possiamo competere con Paesi come gli Stati Uniti, che hanno energia a basso costo grazie al gas domestico, o con la Cina, che utilizza il carbone. Serve un mix energetico equilibrato che includa gas domestico, nucleare di quarta generazione e rinnovabili. Intanto investire in infrastrutture e semplificare le procedure per consentire al sistema di recuperare in competitività.
Si parla molto anche di idrogeno
L’idrogeno in piccole quantità si può miscelare con il metano, ma trasportare e gestire grandi quantità di idrogeno è quasi impossibile. Dobbiamo concentrarci su soluzioni concrete. Ricordando che pensare solo all’ambiente dimenticandosi della competitività e della sicurezza è pericoloso.
La politica dei dazi di Trump servirà a fare cambiare idea alla Commissione Ue?
Me lo auguro, non vedo segnali che vanno in questa direzione purtroppo. Neppure la guerra russo-ucraina e la crisi energetica sono servite a capire che fare dell’ambiente un’ideologia significa condannarci alla fine.
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Il secondo elemento è questo commento di Massimo Micaletti, a cui va il nostro grazie, all’intervista che avete appena letto:




1 commento su “Altroché Dazi! Il Green Deal – ideologico e Inapplicabile – Pesa sulla Nostra Economia Venti Volte Tanto. Imola Oggi.”
Bisogna rendersi conto che il green deal, imposto dai padroni del discorso ai pupazzetti europoidi tramite il Wef , non ha altro scopo che ficcare l’economia nel forno, distruggerla e provocarne il collasso, seguito da tutte quelle conseguenze politico- sociali altrimenti definite caos. Questo lo scopo, non vi è altra ragione per infilarsi nel manicomio green deal.
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