Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dal maestro Aurelio Porfiri, che ringraziamo di cuore, Buona lettura, buon ascolto e condivisione.
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Un contenuto di liturgia e musica sacra per tutti!
Nella rito della Messa precedente alla riforma liturgica del Vaticano II, quello che viene definita anche come Messa tridentina, esistono tre domeniche di preparazione al tempo proprio di Quaresima: settuagesima, sessagesima e quinquagesima. Vorrei soffermarmi sul bell’introito della domenica di sessagesima, Exsurge, quare obdormis, Domine.
Un testo certamente pieno di mestizia ma anche di speranza nell’aiuto di Dio e nel suo intervento nella storia degli uomini. La bella melodia gregoriana di primo modo (esaltata espressivamente da una esecuzione musicale che tiene conto della semiologia) riveste le parole in un modo mirabile, tanto che essa sembra formarsi sul testo biblico stesso, come conseguenza naturale della sua ragione di esistere. Nella prima parte dell’introito si avverte questo senso di mestizia e la melodia ce lo rappresenta benissimo, come rappresenta nel mezzo dell’introito stesso la speranza e l’ardore della richiesta dell’intervento di Dio nella storia per liberarci dalle tenebre e dal male. Come ci sembrano attuali queste parole in un tempo di confusione sociale, in un tempo in cui la nuova normalità sembra lo stato di emergenza, che sia dovuta ad emergenze sanitarie o politiche. Marcello Veneziani, nel suo libro del 2024 chiamato Senza eredi, citando il filosofo Giorgio Agamben, dice:
Il pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira, in un articolo chiamato proprio Exsurge Domine! Quare obdormis? (Catolicismo) vedeva in queste parole anche un segno di identificazione per la crisi di fede che ha colpito l’umanità da qualche secolo a oggi:
Un’analisi certo impietosa ma veritiera, in fondo questo introito è segno di sottomissione a Dio ma nella speranza di un suo intervento. Certamente accade a volte di sentirsi soli, spauriti, indifesi… Dio certamente comprende la nostra inadeguatezza e ha scelto di salvarci dentro di essa, non malgrado essa. Ecco perché le parole di questo introito, la sua melodia, dovrebbero risuonare sempre nei nostri cuori, non solo nel tempo liturgico che gli è destinato, ma come preghiera costante al Padre perché non ci abbandoni nell’ora della prova.
Non perdetevi Un canto nuovo: La musica sacra nel sesto capitolo della Sacrosanctum Concilium di Aurelio Porfiri, La Messa Cattolica di mons. Athanasius Schneider e Aurelio Porfiri e Appendemmo le nostre cetre ai salici di mons. Athanasius Schneider, Aurelio Porfiri e Guido Milanese. Letture assolutamente imprescindibili per la vostra formazione.
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