Parlare di Libri – e di Follia dell’Inclusione – ai Bambini in una Scuola. Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo reportage di una sua esperienza in una scuola dove è stata invitata a parlare ai bambini. Buona lettura e diffusione.

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Lucy Maud Montgomery

Qualche tempo fa, invitata da una casa editrice che ha pubblicato il mio “C’ero una volta”, ho aderito all’iniziativa ministeriale “Libriamoci” e così, gemellata dagli organizzatori a una seconda media della scuola pubblica tal dei tali, mi sono recata in quella piccola classe di giovanissimi a parlare di un libro (Marigold), della sua autrice (Lucy Maud Montgomery) e a dar lettura di brani scelti dal volume. La notte prima dell’”esame” è passata a singhiozzo tra i pensieri, la preghiera e il sonno e al mattino mi sono svegliata sotto un cielo bianco sporco che prometteva la pioggia, resistendo però, come puntando i piedi, al richiamo delle nubi brombe. Era sì, un tempo sospeso, ma io via sull’autobus numero tot, con i libri e l’occorrente sotto braccio.

La scuola ha sul davanti un parchetto tutto suo dove mi siedo, in compagnia di qualche piccione, ad attendere l’orario giusto per entrare e quando arriva eccomi in un corridoio deserto, la portinaia mi squadra: “Desidera?”. Spiego e mi fa sedere a un tavolo da dove sbircio lo squallore dell’intorno. Ficcate in capo a una cassettiera vedo una pila di scarpe vecchie e tutte rosse. E immagino a che cosa sono servite. Sospiro. Ecco arriva la professoressa che m’accompagna in classe dove tanti visetti intelligenti aspettano da me il sugo della scrittura. E li accontento. Parto con la storia della letteratura per l’infanzia che in Italia era didascalica, cioè fatta apposta per formar l’infanzia nell’ordine e nella bontà. Il contrario della cultura nordica e anglosassone… Tutto cambiò con l’arrivo di Pippi Calzelunghe (e Pippi era già Hippy) e si arrivò ai titoli attuali come “Bruno lo zozzo”.

Invece di parlar di Lucy Maud Montgomery ho distribuito ai ragazzi una foto di lei da bambina e, aiutati dall’immagine, abbiamo insieme ricostruito la vita della scrittrice, best seller con il suo “Anna dai capelli rossi”. Io parlo, parlo, parlo e gli occhi vispi, attenti, non mi lasciano per due ore buone. E non facciamo neppure una piccola pausa. E tutto sarebbe filato via liscio, credo, se a un certo punto non mi fossi scontrata con la parola “inclusione”. Uno dei termini woke che mi fanno venire il mal di gola e che le mie corde vocali si rifiutano di pronunciare. Dico che l’inclusione è una follia e che non si può includere il male. Sì sì, sì dicono sgomenti quegli occhi che mi guardano e subito dopo: “Possiamo rifarlo di nuovo l’incontro? Può tornare?”. Dico volentieri, certo, ma non mi sfuggono i dardi della professoressa che, al chiudere delle mie due ore, mi allunga una mano e grazie, dice. Lo so che non andrò più.

Infatti è stato così ma due bambine della classe mi hanno mandato i loro scritti (perché una mezz’ora l’ho passata a dar consigli di scrittura) e io li ho corretti in tutta serietà, come farebbe un buon editor in una casa editrice. E mentre me ne tornavo a casa e picchiettavano, finalmente liberi, gli aghi della pioggia mi pareva di aver lasciato un piccolo luogo di prigionia, non un posto dove s’impara a volar alto… Ecco ho finito, ma non ho finito perché desidero qui, in coda, ringraziare tutti quelli che mi scrivono con tanto affetto. E a Marcelo, col suo papà Marcelino, alla cara Laura Cadenasso, sì in unione di preghiera, mando il mio saluto rosa, ricamato nell’orazione che ci fa volare in alto, tra le mani del Signore.

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4 commenti su “Parlare di Libri – e di Follia dell’Inclusione – ai Bambini in una Scuola. Benedetta De Vito.”

  1. laura cadenasso

    Carissima Benedetta, io non conosco l’ arte del tuo gentile ricamo nelle parole che scegli con garbo e precisione mentre può essere che io commetta, nell’ esprimermi, qualche errore grammaticale -MA- nella preghiera so di essere sincera. Contraccambio cari saluti ringraziando il Creatore Celeste di averti riscoperta a distanza di tempo. E’ stato e resta molto bello : come un fiore di color rosa….

  2. Marcelo Fernando Gerstner

    Nel caso in cui la sua risposta alla mia domanda fosse troppo lunga e forse imprudente da sviluppare in questa sezione dei commenti, per sicurezza le lascio il mio indirizzo e-mail. La prego di non prendere male ciò che le sto dicendo, né come qualcosa che potrebbe essere interpretato come un’audacia da parte mia. Ho semplicemente pensato che potesse essere la cosa più corretta e appropriata.
    marcelofernandogerstner@gmail.com

  3. Marcelo Fernando Gerstner

    Una domanda. Ma prima di tutto vorrei chiarire che non so né parlare né scrivere l’italiano e che uso un programma di traduzione per aiutarmi, aggiungendo un po’ di buon senso e confidando sempre che chi riceve i miei messaggi sia in buona fede. E sempre mantenendo l’ipotesi, forse un po’ ingenua, che chi riceve i miei messaggi abbia un buon cuore e soprattutto un buon cervello.
    Ed ecco la domanda, perché ogni giorno che passa capisco un po’ meno e ogni giorno un po’ di più allo stesso tempo.
    Grazie in italiano si scrive con o senza apostrofo?

I commenti sono chiusi.

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