Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Investigatore Biblico, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e condivisione.
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“CLAMOROSO! Domenica delle Palme con Eresia (Ariana e Luterana): La CEI 2008 e il Tradimento di Filippesi 2,6” di IB
Quando si parla della Divinità di Gesù Cristo, non si può essere ambigui, soprattutto in termini di traduzioni bibliche. La Parola, che si è fatta carne, merita di essere annunciata con fedeltà e chiarezza di termini, perché si tratta di un dogma, non di un gossip. Ogni parola tradotta porta con sé una responsabilità: quella di non oscurare il mistero, ma di lasciarlo risplendere nella sua pienezza divina. La verità su Cristo non si presta a semplificazioni mediatiche; chiede rispetto, discernimento e amore per ciò che è eterno
Domenica prossima, 13 aprile 2025, la Chiesa proclamerà nella seconda lettura della Messa della Domenica delle Palme un testo gravemente compromesso. Verrà letto infatti l’Inno cristologico contenuto nella Lettera di san Paolo ai Filippesi (2,6-11), un vertice teologico della cristologia paolina, eppure proposto ai fedeli in una forma profondamente alterata nella sua nuova traduzione CEI del 2008. Un’alterazione che, lungi dall’essere una mera sfumatura linguistica, rappresenta una ferita inferta alla verità della fede. È il cuore stesso del mistero cristiano che viene toccato: la piena, inequivocabile, divina natura di Gesù Cristo.
Non si tratta di una svista, né di una scelta casuale. Nel versetto 6, là dove la traduzione del 1974 affermava con chiarezza che Cristo «non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio», la CEI 2008 recita: «non ritenne un privilegio l’essere come Dio». Parole nuove, ma dal significato sconvolgente. La sostituzione di «uguaglianza con Dio» con «essere come Dio» è più di un errore. È una deviazione teologica, un cedimento al relativismo, una distorsione che insinua il dubbio là dove la Chiesa ha sempre professato certezza.
Nel greco originale san Paolo scrive: to einai isa Theō, «l’essere uguale a Dio» – non «come Dio». La Vulgata conferma: aequalem Deo. Da dove dunque proviene questa ambigua espressione «essere come Dio»? Non certo dalla Scrittura, non dalla Tradizione. È un’invenzione, una costruzione artificiosa che scivola verso l’eresia: una rilettura che attenua, sbiadisce, quasi nega la divinità del Figlio, confondendolo con una creatura, un profeta, un esempio morale. Ma non il Dio consustanziale al Padre.
Ecco, dunque, che proprio nel giorno in cui la Chiesa entra nella settimana più sacra dell’anno, nel giorno in cui si contempla il mistero dell’umiliazione e glorificazione del Figlio, viene proclamata una versione inquinata di luteranesimo, una versione mutilata di quella verità che sola dà senso alla Croce: che Colui che si abbassò fino alla morte di croce era Dio stesso. Non uno “come Dio”. Ma Dio.
Capite che se si insinua il “dubbio” e non c’è chiarezza sulla Divinità di Gesù Cristo, tutta la fede cattolica, la Tradizione, la Parola di Dio, il Catechismo non hanno alcun senso?
Questa manipolazione – perché tale appare – non è un fatto isolato. È l’emblema di un’intera impostazione della Bibbia CEI del 2008, che in più punti manifesta imprecisioni, omissioni, timidezze dottrinali. Si è parlato di aggiornamento linguistico, di maggiore accessibilità. Ma a quale prezzo? Se l’accessibilità comporta l’occultamento del dogma, allora è un prezzo che la Chiesa non può e non deve pagare.
Che questa traduzione sia ancora in uso dopo un errore del genere è inaccettabile. Non si può tacere. Non si può far finta di niente. Se l’Inno di Filippesi – testo fondativo della cristologia – viene manipolato, cosa resta del Vangelo? Questa traduzione, così com’è, dovrebbe essere ritirata, rivista, riconsacrata alla verità.
Riproponiamo dunque oggi, a distanza di anni, il primo indizio, il primo segnale di questa deriva. Era il 22 Ottobre 2020. Da allora, nulla è cambiato. Ma la Verità non invecchia, e la menzogna – anche se liturgicamente approvata – resta menzogna.
Ora più che mai è tempo di vigilare. Di tornare all’ebraico, al greco, al latino, alla Tradizione viva della Chiesa. Perché nessuna “novità” linguistica valga mai quanto l’eternità del Logos fatto carne.
Vostro in Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo,
Investigatore Biblico
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6 commenti su “Investigatore Biblico. Domenica delle Palme con Eresia Ariana e Luterana nelle Lettura della Messa.”
Teniamoci pronti I.B. l’assalto finale per la riduzione / rimozione di Cristo a profeta come altri d’ogni ” religione ” è già cominciato. Non saprei dirle se si fermeranno lì o vorranno riportarlo nell’inferno talmudico quale malfattore. I fratelli maggiori ne sarebbero entusiasti, vedremo. Tradiranno anche l’ estrema Grazia per salvare molti : l’offerta del Suo Sangue sulla Croce. Per tutti è impossibile a rigor di logica o dovrebbero abolire Apocalisse e Giudizio. Magari gli ho anticipato l’idea…….
Caro Investigatore biblico, per rispondere al suo interrogativo: se l’unica preghiera che Cristo ci ha insegnato è stata cambiata, allora, di cosa parliamo?
Se il sangue versato “per molti”, così recitava il canone nel “vetus Ordo” è divenuto nel Novus Ordo, per qualche strano artificio letterario e/o cognitivo, “per tutti”, allora è il caso di chiedersi cosa stia succedendo. Eppure in quest’ultimo caso sembra (quasi) impossibile non cogliere la differenza nel significato. Certo non è vano il suo parlare, però è altrettanto vero che le parole d’ordine della modernità, in particolare l’imperativo di “semplificare”, applicato a contenuti e forme ecclesiali e liturgiche ha ridotto sempre più la capacità di ciascun battezzato, anche Consacrato, di cogliere la quantità di veleni che pervadono la nostra vita, quindi di difendersi adeguatamente.
PS Domenica ho ascoltato un’Omelia (rito Novus Ordo) nel quale il celebrante affermava che non devono esserci “sensi di colpa” per i fioretti non mantenuti, le messe a cui si è partecipato, etc.
Tale affermazione ha subito destato in me meraviglia ed insieme sconcerto sia perchè l’espressione “sensi di colpa” proviene dalla psicologia e psicanalisi ed ancor di più per il fatto che vi sarebbe un modo semplice ed economico di togliersi detti sensi di colpa attraverso la Confessione, infine, e forse questo è il motivo principale di quel mio volgere improvviso della mente, perchè senza “senso di colpa” non può esservi pentimento, quindi salvezza.
https://m.youtube.com/watch?v=5keMZOcqy3g
https://m.youtube.com/watch?v=Bxb7tq_YUhM
Purtroppo per il nostro stimato Investigatore, il primo significato che il dizionario Gemoll (quello su cui ha studiato don Giussani) propone per l’avverbio greco “Isa” è proprio “come”. Poi certo, vuol dire anche “ugualmente”, ma la traduzione Cei è, come al solito, grammaticalmente inoppugnabile.
Caro Gabriele, alias “Bastian Contrario”, Don Giussani credeva fermante nella divinità di Gesù Cristo. Con buona pace tua e di tutti quelli che la pensano come te. Studialo bene Don Giussani. Ti farà benissimo all’anima!
Stammi bene!
Sarà così ma prima allora erano tutti cretini? Dal 33dc tutti cretini? A capire Isa nel senso di “uguale a “e non nel senso di ” analogo a” (come) è solo dei cretini? Poi venne il Concilio Universale Uno ,anzi Zero, quello che noi ignoranti continuiamo a chiamare Concilio vaticano II considerandolo, circa, il ventesimo dei concili ecumenici ( noi relativisti…. dei concili😉), il CU Uno o per ilCU Zero per altri, ha chiarito tutto anzi tosos todos todos ( peraltro spagnolo e tedesco nuove uniche lingue ufficiali nella Chiesa no? 😂).caro bast… Felice pardon bastian contrario, dopo 2000 anni cambi traduzione per cambiare senso e dici che è inoppu…che? A napoli direbbero inoppucaz… “Ma mi faccia il piacere!” (Principe Antonio De Curtis)
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