Da “Meglio Morti che Rossi“ a Meglio Morti che Liberi”. Dialettica del Suicidio della Civiltà. Massimo Viglione.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Massimo Viglione, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sugli eventi recenti a livello euorpeo e italiano. Buona lettura e condivisione.

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Da “Meglio morti che rossi” a “Meglio morti che liberi”

La dialettica del suicidio della civiltà

 

Molti di quelli che oggi pubblicamente invocano il riarmo degli Stati europei contro la Russia di Putin, senza la pur minima reale motivazione di minaccia da parte russa, sono esattamente – data la loro avanzata età media generale – coloro che durante la Guerra Fredda si rendevano pubblicamente sostenitori non solo del pacifismo a oltranza contro gli USA e la NATO, ma addirittura del “disarmo unilaterale” occidentale, sulla scia di “intellettuali”, organici al PCI, come Norberto Bobbio, autore di un allucinante libro intitolato “Meglio rossi (traduci: invasi e schiavi) che morti”, e molti altri.

In pratica, oggi che la Russia è da trent’anni inserita da protagonista della politica internazionale nel contesto occidentale, la vogliono debellare; o meglio: vogliono che l’Europa venga debellata – leggi annientata – dalla Russia; mentre ieri, quando la Russia era l’URRS comunista che veramente agognava la conquista manu militari dell’Europa occidentale (con tanto di piani bellici adatti all’uopo, tutti coinvolgenti l’invasione dell’Italia via terra e via mare), facevano i comunistelli a caviale e champagne manifestando contro la difesa militare dell’Occidente.

Oggi quasi tutti detestiamo la NATO. E facciamo bene. E chi non lo fa è stolto, suicida o venduto.

Ma l’onore della verità richiede di ricordare con onestà il fatto che, pur con tutti i difetti connessi, gli USA del dopoguerra, con la NATO da loro completamente dipendente, ci hanno comunque garantito, almeno fino al 1989, la libertà politica e il benessere nel quale, noi non più proprio giovani, siamo vissuti e cresciuti.

Ricordo bene quando, negli anni Novanta, ai primordi del fenomeno dell’invasione immigrazionista, prima dell’arrivo della massa islamica o comunque afro-asiatica, a pulire i vetri delle macchine qui in Italia, almeno a Roma, erano polacchi, albanesi e rumeni. Ovvero, popoli che stavano iniziando a uscire dal paradiso comunista.

Quindi, ricapitolando: i “comunistelli” dai conti in banca strabordanti tutti champagne, arcobaleno e parrocchia, oggi tutti incasermati nel PD, nelle direzioni dei giornali e delle tv, nelle cattedre universitarie e soprattutto nelle curie e nelle parrocchie, ieri ci volevano far invadere dall’URSS comunista, e il loro nemico giurato erano gli USA e la NATO; oggi ci vogliono far distruggere dalla Russia non più comunista e nemmeno nemica, e il loro amico è la NATO.

In realtà, i loro nemici sono, da sempre: il Bene pubblico; le persone che popolano il mondo; la civiltà cristiana (per quello che ne rimane); la stessa società umana naturalmente ordinata.

I loro colori: rosso, fucsia, arcobaleno, ne sono la riprova, per chi sa ragionare. Perché sono servi infami del “padrone del mondo”. Ieri come oggi come domani.

La differenza sta nel fatto che gran parte del clero odierno, dal vertice alla “base”, è oggi schierata dalla loro parte, mentre ieri sacerdoti, vescovi e cardinali, andavano in prigione e a morire per difendere il Bene e la Verità contro il serpente comunista.

All’inizio ho scritto “molti”, che implica “non tutti”. Infatti, vi è un’altra “genia” che si è schierata con i nemici del Bene e dell’uomo, e non parliamo di comunisti né rossi né fucsia stavolta.

Mi riferisco a certi ambienti del tradizionalismo cattolico, asserviti al liberal-occidentalismo più perverso senza rinsavimento alcuno, che non si vergognano di sostenere la NATO e la UE in questo contesto – ormai lontano decenni da quello post-bellico sovietico – in compagnia di tutta la risma pidiota arcobalenista – ieri pacifista, oggi bellicista – e parrocchiana di cui sopra.

Noi, figli del dopoguerra, eravamo con la libertà contro l’oppressione comunista, sebbene consci (sebbene forse, essendo allora giovani, non proprio fino in fondo come sarebbe stato giusto) dei grandi mali insiti in quella libertà occidentale, “liberal-democratica”; siamo per la libertà oggi contro l’oppressione – tremendamente peggiore – del globalismo nuovomondialista odierno. Senza farci illusioni su nessuno degli attuali attori della scena politica mondiale, ci schieriamo comunque contro i peggiori fra gli oppressori attuali, dalla NATO all’Unione Europea fino ai loro servi interni che gravano su tutti noi.

La nostra concezione della libertà è quella che ci hanno insegnato, nel loro magistero, i papi anteriori al 1958. Quando i cattolici, dai semplici fedeli in su, lottavano e morivano per la vera libertà dei figli di Dio.

Una libertà che non è liberale, non è comunista, non è globalista. Ma è testimoniata da una Croce che tutti ci ha redento e dell’insegnamento eterno di quella Croce, che non permette di amoreggiare con l’errore in qualsiasi forma si vesta, dal liberalismo all’egualitarismo fino al globalismo gnostico.

È l’unica Verità che potrà mai salvarci oggi. Perché non inganna mai nessun uomo e nessuna società. E quindi l’unica che permette di vedere con esattezza la realtà delle cose. (MV)

 

Massimo Viglione

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8 commenti su “Da “Meglio Morti che Rossi“ a Meglio Morti che Liberi”. Dialettica del Suicidio della Civiltà. Massimo Viglione.”

  1. ARMANDO D'EMIDIO

    Una sintesi perfetta che getta una luce nell’attuale confusione religiosa e socio-politica. Concordo in pieno.

  2. A volte, infiammandomi coi colleghi o coi fratelli credenti, volendo svelare questo come il tempo di Avvento dell’ Anticristo, mi guardano come se fossi un esaltato complottista. Molti obiettano che godiamo di grande libertà mentre i Russia c’è la dittatura. Purtroppo i cattolici, anche i conservatori, sono tutti contagiati dalle idee gnostiche,dal soggettivismo, dal relativismo . Mi sento come Charlton Heston in Occhi bianchi sul pianeta Terra, dove gli psicopatici danno la caccia ai pochi non contagiati.

  3. Anna Maria Mucci

    Condivido in pieno quanto asserito con chiarezza dal prof. Viglione e che sia giusto quello che ha osservato Lucia S, , ma a me personalmente fa piacere di trovare qualcuno che la pensa come me, perché quello che alla mia veeranda età fa più impressione è il constatare che alti prelati seguono vie lontane dalla Verità.

  4. ma queste sacrosante cose Viglione le dice a noi ? che condividiamo evidentemente . Le scrive per dar sfogo, corretto, alla sua indignazione ?
    Secondo lui servono a qualcosa ?
    Perchè non chiede a LaVerità di pubblicarle ? Lo fa certamente . Almeno queste considerazioni verranno lette anche da altri. no?

    1. Davide Scarano

      Cara Signora Lucia S., Credo che nell’agire umano, specie in questo particolare periodo storico in cui le libertà fondamentali sono sempre più a rischio, vi sono due rischi/errori, opposti ma ugualmente pericolosi: l’idea di “poter salvare tutto” e quella di “non poter salvare niente”. Quello che probabilmente viene chiesto a coloro che hanno compreso la gravità della crisi e soprattutto i rischi prossimi venturi è di essere testimoni della verità, quindi non limitarsi a girare un articolo o un link ipertestuale ma saper trasmettere, ovviamente nei limiti delle proprie capacità, il quadro di ciò che sta accadendo a livello economico, politico, sociale e, non ultimo, all’interno della Chiesa. Questa è Carità e, in quanto tale, dovrebbe essere sempre presente nei pensieri e nelle azioni di ogni cristiano, specie nei periodi di crisi. Ricordo che tale forma di carità, spesso dimenticata, vuoi per quieto vivere, vuoi per la nostra indifferenza, è invece presente nel Catechismo della Chiesa Cattolica nella sezione delle opere di misericordia spirituale. Insegnare agli ignoranti, consigliare i dubbiosi, o ammonire i peccatori forse sarà inutile nella maggioranza dei casi, ma se avremmo avuto successo, almeno in un caso, sono certo che Dio ce ne renderà merito.
      Questa interpretazione mi sembra coerente con le parole della Madonna di Medjugorjie che ha affermato che questo è “un tempo di grazia”, anche e nonostante le prove ed i castighi contenuti nella rivelazione dei dieci segreti.

  5. Marcelo Fernando Gerstner

    Sería de suma utilidad que el autor no se limitara a mencionar/denostar al los que denomina como tradicionalistas y ofreciera /explicara en cambio, cuáles son sus argumentos. De no hacerlo, da toda la impresión de que no busca la Verdad, sino sostener simplemente un mero objetivo funcional de tipo práctico o ideológico.

I commenti sono chiusi.

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