A Natale la Cappella dell’Oratorio Diventa la “Casa dei Desideri”. Palloncini sull’Altare…

23 Dicembre 2022 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, una lettrice affezionata di Stilum Curiae ci ha scritto un paio di giorni fa una lettera accorata, che doverosamente vi giriamo. Quante buone intenzioni si sviluppano male…buona lettura.

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Gentile dott. Tosatti,

vorrei segnalare quanto accade in questi giorni presso l’Oratorio San Giovanni Bosco della parrocchia San Giovanni Battista di Bracigliano (Sa).

Il parroco pro tempore, don Raffaele Villani, da poco incardinato in Diocesi e nominato prima amministratore e successivamente parroco delle parrocchia San Giovanni Battista e SS. Annunziata e della parrocchia SS Nazario e Celso in Bracigliano, in occasione del Santo Natale, ha pensato di trasformare i locali dell’Oratorio nella Casa di Babbo Natale.

Fin qui nulla di strano se non fosse che ha adibito la bellissima Cappella, cuore pulsante dell’oratorio, a “Sala dei desideri”.

La Cappella è stata allestita con palloncini, sull’altare sono state posizionate delle “simpatiche” luci colorate e, a lato dello stesso, è stato allestito lui, il protagonista, l’albero di Natale dove poter lasciare non una preghiera ma il proprio desiderio!

Dal momento che disturbava la scenografia, la meravigliosa immagine di Maria Santissima, Madre del Salvatore così amata e venerata da tutti i ragazzi che negli anni hanno vissuto l’oratorio, è stata coperta con un panno.

Nello sconcerto, abbiamo pensato che così almeno si risparmia la vista ma l’idea è quella del canarino a cui, per impedire di cantare, viene coperta la gabbia.

Pensiamo e ci auguriamo che almeno il Santissimo sia stato rimosso 🙏🏻

D’altra parte il parroco qualche giorno fa, durante l’apertura del Presepe Monumentale della parrocchia (come si può ascoltare nel video pubblicato su Facebook e di cui allego il link) ha messo ben in chiaro la sua linea pastorale: “Credetemi, usiamo meno preghiere, usiamo più opere perché, grazie a Dio, quello che ci salverà sono le opere non sono le preghiere […] E allora non rimaniamo nel nostro bigottismo, la Chiesa non è fatta per i bigottismi, la Chiesa è fatta di Cristo e quando si fa un qualcosa per Cristo tutto diviene importante.”

E fu così che da luogo di preghiera, la cappella è stata trasformata in luogo operativo ma di cosa non ci è ancora dato di capire.

 

Certa che il Signore con Maria Santissima tornerà a regnare nella sua Chiesa, le auguro di cuore un Santo Natale.

 

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02Bj8TbE54jnmuayGNDj3d9ShQWZwsP3UPPtBgBpjqdmYLeVEj5pXxq5tz1E6nykvGl&id=100000575583068&eav=AfbJKRpbTNcEfcTdyUALt8idl5YMjH4HRCS43uJh0fiy9Dn2XElYgg5H5YSEN5QWbrU&m_entstream_source=timeline&paipv=0

 

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5 commenti

  • Mihtra ha detto:

    LA SPERANZA DELL’AVVENTO
    Commento di Sergio Quinzio
    Aspettiamo sempre qualcosa, il ritmo delle nostre giornate è scandito dall’attesa delle
    “notizie”: chi ha vinto e chi ha perso nella domenica calcistica? Che tempo farà domani? Che
    novità ci sono su Tangentopoli, sulla mafia, sul razzismo? Quali nuove “manovre” ci prepara il
    governo?
    Ma in realtà noi non aspettiamo niente. Nel senso che non aspettiamo più, non crediamo
    più, non immaginiamo più che possa accadere qualcosa di diverso per la nostra vita, che possa
    avvenire qualcosa di significativo che ne cambi il corso. Ci siamo più o meno abituati alle stesse
    preoccupazioni, alle stesse evasioni, alla stessa noia.
    Che qualcosa di veramente decisivo possa avvenire per noi è invece l’annuncio che si
    chiama “Avvento”, con il quale, oggi, la Chiesa inizia il nuovo anno liturgico. 1
    E tuttavia è
    difficile far finta di non sapere che da quasi duemila anni questo cristiano Avvento avviene, ma
    tutto rimane, in noi e attorno a noi, pressappoco com’era, forse un po’ meglio, forse un po’
    peggio. L’Avvento si è ridotto così a un messaggio soltanto rituale, che da venti secoli deve
    prepararci al Natale. Ogni anno Gesù viene a salvarci, ogni anno ripetiamo questo straordinario
    annuncio, ma il fatto stesso che continuiamo a ripeterlo sta lì a dimostrare che visibilmente non
    è accaduto nulla di determinante, di definitivamente salvifico per noi.
    Ma che cosa sarebbe dovuto accadere? Ascoltando le omelie nelle nostre chiese,
    assuefatti come siamo a sentirci ripetere le antiche parole, non ne capiamo più nemmeno il
    senso.
    Il Vangelo è il “buon annuncio”, ma stranamente il tempo d’Avvento si apre con una
    lettura evangelica (Matteo 24, 37– 44) che sembra minacciarci più che consolarci. Si parla
    infatti di una venuta di Cristo simile al diluvio universale, che “inghiottì tutti” mentre senza
    sospettare nulla “mangiavano e bevevano”, salvando solo Noè con i suoi. La venuta di Cristo è
    poi ancora paragonata al ladro che viene di notte per “scassinare la casa”.
    Siamo invitati, dunque, a vegliare, a vigilare, a tenerci pronti, non ad accogliere una
    beneficiata generale. Tocca sempre ancora a noi, insomma, almeno finora. Sebbene tutto
    venga da Dio, Egli esige che siamo noi a volerlo veramente.
    Nei secoli passati, certamente molti cristiani hanno voluto, hanno sperato, hanno
    invocato, eppure siamo ancora qui, pressappoco allo stesso punto di prima. Non è bastato.
    Come facciamo, dopo tanto tempo, a non abbandonarci allo sconforto? Provo un brivido
    leggendo, nella Lettera di Paolo ai Romani propostaci oggi dalla liturgia, che “la nostra salvezza
    è più vicina ora di quando diventammo credenti” (ma che cos’erano i pochi anni allora trascorsi,
    di fronte a venti secoli d’attesa?); o leggendo in un salmo ancora più antico, il 121, la mai
    esaudita preghiera per Gerusalemme: “Sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi”.
    La speranza è difficile, perché è la cosa seria, che è passata e che continua a passare
    per la croce.
    Ma al di fuori della speranza dell’Avvento c’è solo, e lo tocchiamo ogni giorno con le
    nostre mani, il cinismo che dilaga inarrestabile. Siamo sempre più stretti nel nodo di
    quest’alternativa. Siamo schiacciati fra un’ormai lontanissima promessa – la quale ha fatto
    nascere in noi anche il sogno della modernità come liberazione dell’uomo – e una troppo lunga
    stanchezza, che dovremmo trovare la forza di sostenere.
    Dove trovarla, questa forza, se non in Dio?
    (dal volume I Vangeli della Domenica di Sergio Quinzio, 1998, Adelphi ed.)

  • Dice un salmo ha detto:

    BEATO CHI NELLA TUA CASA DIMORA
    CANTANDO SEMPRE LE TUE LODI !

  • Briciola ha detto:

    Evidentemente quello che si è perso è il concetto di spazio sacro cioè di uno spazio dedicato esclusivamente al culto del Signore.
    Eppure basterebbe poco per ricordare il Sinai dove lassù tra le nubi abitava il Signore. Il monte Thabor dove avvenne la Trasfigurazione .
    La basilica di Betlemme non ci ricorda il luogo sacro dove e’ avvenuta l’incarnazione di Nostro Signore ? E la basilica del santo Sepolcro non custodisce il luogo santo dove ha riposato il suo corpo dopo il calvario ?

  • don Andrea Mancinella ha detto:

    Il ‘parroco’ è il tipico frutto di 60 anni di Vaticano II, un Concilio che volle ‘chiudere’ con la “vecchia” Chiesa Cattolica per fondarne un’altra, quella che Monsignor Benelli, allora Sostituto alla Segreteria di Stato, chiamò – in una lettera a Monsignor Marcel Lefebvre – la “Chiesa conciliare”. Lettera a cui il Presule Francese rispose giustamente scrivendo che lui non conosceva alcuna ‘Chiesa Conciliare’ ma solo quella Cattolica…
    Poi il carrierista Benelli fu fatto Arcivescovo di Firenze e Cardinale. Ma, guarda caso, è morto ed è passato già da un pezzo al Giudizio di Dio. E non vorrei essere per nessuna ragione al suo posto.
    Preghiamo che il Signore Gesù, Maria SS.ma e San Giuseppe salvino la Chiesa Cattolica da questo clero sballato.

    • Zuzz ha detto:

      Sembra che i delitti di Benelli non si limitino a quelli da lei denunciati, reverendo eremita della diocesi etc etc