Come Sdoganare l’Utero in Affitto. Ma non Era un Reato?

9 Novembre 2022 Pubblicato da 1 Commento

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, mi sembra opportuno portare alla vostra attenzione queste riflessioni condivise su facebook da Raffaella Frullone, che ringraziamo di cuore. Buona lettura.

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TIZIANO FERRO, IL NUOVO ALBUM E LA PATERNITA’

Si intitola “Il mondo è nostro”, 13 inediti tra cui quattro collaborazioni ed è l’ultimo album del Tiziano nazionale. Ma la musica che suona all’unisono da tutte le testate è un’altra, ormai abbiamo digerito allegramente anche l’utero in affitto. Sì, quella compravendita di bambini prodotti in laboratorio e privati deliberatamente della madre, che fino a ieri era considerata inaccettabile a chiunque, oggi è un particolare a tratti tenero, anzi adorabile, sul quale se proprio non si è così d’accordo si può sempre sorvolare in modo molto polite. Intervistando Ferro le perle che oggi ci regalano i quotidiani sono di questo tenore: «Ora sono un padre felice, ma l’Italia sui diritti è arretrata», «Canto la paternità», «Diventare padre è stato un miracolo», «Sulle adozioni e i diritti in Italia deve cambiare tutto», «Canto la paternità e ho spostato il tour per stare coi figli». Un sacrificio eroico, non c’è che dire. Ovviamente per tutte le testate Margherita e Andreas sono «i figli di Tiziano Ferro e del marito Viktor Allen». Due anni a farci una testa tanta sulla scienza, anzi la Scienza, sul fatto che bisogna fidarsi della scienza, credere alla scienza, supportare la scienza per poi cadere sulla lezione di anatomia di terza elementare sbattendo la faccia contro la realtà: sì perché qualunque cosa si metta nero su bianco la realtà è una: due uomini non possono concepire un figlio, e non esiste una persona con due padri. I bambini nati con l’utero in affitto, che più elegantemente ora si chiama “maternità surrogata”, hanno una madre, dalla quale sono stati deliberatamente separati in fase di contratto. Questo è il primo diritto del quale sono stati privati.  Colpisce che questo interessi sempre a meno persone, anzi, sia una normalità alla quale ci si sta lentamente abituando. Si abitua anche qualcuno tra coloro che sono scesi in piazza con il Family Day. «Ormai è così, che ci vuoi fare?». Rimettere in luce la verità, aprire gli occhi, scuotere le coscienze. Ci sono dei bambini che un giorno ci chiederanno conto.

 

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