Veronica Cireneo. Se non è Concreta non è Fede. La Tempesta Sedata.

3 Settembre 2022 Pubblicato da 39 Commenti

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Veronica Cireneo offre alla vostra attenzione il racconto di una sua recente esperienza personale. Buona lettura e riflessione…

§§§

 

Se non è concreta, non è fede.

Testimonianza estiva n. 2

 

“LA TEMPESTA SEDATA”

 

Che non esistono più le mezze stagioni si sa e questo è un luogo comune, addirittura superato.

Le stagioni classiche, così come le conoscevamo, non esistono più. Quando mai in estate alla latitudine di Roma si è vista, nell’arco delle 24 ore, un’escursione termica di 15/20 gradi centigradi tra il giorno e la notte e i pressoché stabili 40 gradi diurni?

 

La desertificazione avanza.

Alluminio, grafene ed altro materiale metallico anche pesante che dovrebbe stare sotto terra, sparsi nell’aria, squarciano, avvelenano e disintegrano l’equilibrio dei cieli. Dei cieli, della terra e di tutti i suoi ospiti: vegetali, umani ed animali.

Di certo questo aiuta molto al raggiungimento dello scopo criminale, che non stiamo qui per disgusto a riportare, visibilmente dettagliato e braccio armato della pragmatica “Agenda 2030″.

 

Ma le trombe marine, specie al superamento del ferragosto, sì. Quelle ci sono sempre state ed arrivano con le prime piogge, che rinfrescano l’aria rovente del mese più caldo dell’anno.

 

Superati gli 80/90 km di nuoto percorsi tra luglio e metà agosto, come mi è accaduto di fare quest’anno, chiunque avrebbe evitato di tuffarsi ancora, pure il giorno dopo il primo temporale ferragostano.

Ma chi ama il mare come me sa che, qualunque sia la condizione del cielo, purché l’acqua non sia gelida, e comunque a quel problema viene incontro la muta, appena acquistata per prolungare i bagni fino a Natale, all’immersione non può rinunciare.

 

Così, qualche giorno dopo il ferragosto, giungo in spiaggia. Quattro gatti. Sì. Aveva piovuto il giorno prima, ma spesso basta una nuvoletta per far desistere i più. Splendido! La va a pochi!

 

Il cielo è un po’ grigio. Il mare abbastanza minaccioso. Plumbeo, ma non troppo agitato.

Ci penso un attimo:” Vado o non vado?”

Mi volto, dalla riva, verso la postazione del salvataggio.

I bagnini non avevano issato la bandiera rossa del pericolo, quindi: ok, mi tuffo…

 

Bello il mar Tirreno tutto per me!

Nuotare qua e là liberamente, sempre più lontano dalla riva, finché il fondale marino si stacca dai piedi, che possono sgambettare senza intralci, mentre tutti i muscoli del corpo, all’unisono si tendono e si rilassano, si tendono e si rilassano per ore, in ogni movimento danzanti e perfettamente coordinati al respiro, in termini di benessere psico-fisico non ha eguali.

Il cuore batte regolarmente, i muscoli si risvegliano, i polmoni si espandono, la mente si alleggerisce, i pensieri tacciono, lo spirito si bea: del blu, dell’ossigeno iodato, dell’idro-massaggio e della culla altalenante delle carezzevoli onde, mentre qualche pesce balenando guizza fuori dal pelo d’acqua , e qualche gabbiano, rapido, plana ad acciuffarlo.

 

Avere l’acqua alla gola in mare è un beneficio, che permette di vivere in quella meraviglia del creato, che  molti si accontentano di osservare a distanza, fissi sulla spiaggia sotto l’ombrellone o immobili sul divano di casa, attraverso uno schermo.

Nooooo… Ma che fate?!

Sempre a pensare a covid e 4° dose?!

 

Bracciata dopo bracciata, alternando tutti gli stili conosciuti e non, mi trastullo tra le acque e attraversato il primo tratto di mare, abitata da uno stato d’animo permanentemente divertito,  giungo alla boa dei natanti, sistemata qualche centinaio di metri più a largo di quella per i bagnanti.

A quella boa, ancorata a circa 3/400 metri dalla riva, dove l’altezza del fondale si aggira intorno ai 2/3 metri, normalmente approdo prima di iniziare la nuotata vera e propria, che eseguita più volte parallelamente alla riva in andata e ritorno,  riprende la direzione della terra ferma non prima che qualche chilometro d’acqua sia scorso sotto la mia pancia e sul mio dorso.

 

Sospesi i pensieri, sopraffatti dalla musica delle onde e nel silenzio assordante che solo gli spazi immensi garantiscono… ecco che, dalla riva, violento rompe l’aria, e non solo quella, lo stridente rumore di un fischietto, che così fastidioso ce l’hanno solo i bagnini. Ah, no: Anche gli arbitri! Capito quali? Quelli che… hanno qualche bitorzolo sulla fronte…

 

Era già successo in passato di essere richiamata dai bagnini  e spesso da lontano avevo fatto loro il segno di non preoccuparsi e che era tutto ok. Mai assecondare le paure altrui, se pericoli reali non si vedono e non ci sono!

 

Ma stavolta quel fischio era imperioso.

Acconsento quindi di verificare il contesto.

 

Freno i movimenti e stazionando in acqua in posizione verticale, dirigo lo sguardo verso la riva.

Il bagnino mi indica qualcosa col braccio nella direzione del cielo, sulla mia sinistra.

Guardo in quella direzione: … p a n i c o!

 

Una tromba marina enorme, formatasi in un attimo, scura, cupa, semi-turbinante, dell’ampiezza di mezzo cielo visibile, con il piede dell’imbuto quasi sfiorante l’azzurro delle acque, era sopra di me. Attrice di quel fenomeno metereologico che aspira tutto quello che trova al suo passaggio, per precipitarlo chissà dove, quando l’energia della nuvola madre si esaurisce, la tromba marina è davvero pericolosa.

 

Le onde, rumorose, cominciano a rotolare nervosamente su loro stesse. Si accavallano scomposte sotto la spinta del turbine.

Il vento fa sentire forte la sua voce, mentre le correnti del fondale spingono le gambe, le spalle e il dorso in direzioni opposte e divergenti.

 

Nell’occhio di questo ciclone, mi trovo in preda al panico. Il fiato si accorcia. Sono incerta sul da farsi.  Ruoto su me stessa e temporeggio.

E mentre più di un brivido percorre le mie vertebre, ho modo di osservare l’ambiente tutt’intorno, comprendere e concludere che nulla che dipenda da me, potrebbe offrirmi una via di scampo.

 

Ah, è così?! Perfetto! Bene. Allora mi arrendo.

Accetto e mi rilasso.

 

Mi arrendo vergando quelle acque, con lo stesso gusto che sempre accompagna le mie nuotate, anzi con maggior gusto rispetto alle altre, considerando questa come la potenziale ultima.

 

Tranquilla mi sdraio di schiena sulle acque. Opporre loro resistenza mi avrebbe sfiancato, senza esito.

Lascio che le onde mi trasportino. E mi quieto nel bel mezzo della bufera (pensando con affetto a Santa Teresina che mi ha insegnato questa Sua “piccola via”).

 

Alzo gli occhi al Cielo nero:

“Gesù… fai tu. A me va bene tutto! La Tua volontà è sempre la migliore. Non hai mai sbagliato nulla nella mia vita. Quando mi affido a Te, non so come, tutto si scioglie. Solo Tu in un lampo dissolvi ogni tensione. L’unico che può fare qualcosa sei Tu. Come vuoi, Gesù. Fai Tu. Ti appartengo. Grazie!!!

 

E intanto che le onde mi coprono, mi scoprono e mi dirigono non so dove, imperturbabile continuo a parlarGli:

“Credere nella Tua buona Volontà per me è una culla, un’altalena che mi fa ballare tra le onde della vita, come tra queste onde. Tu sei per me un pilastro. Tu sei il perno dell’armonia. Voglio ruotare intorno alle Tue armonie. Diventare musica per i tuoi occhi.

Grazie per il mare, Padre! Come sono meravigliose le Tue opere!”

 

E così pensando e pregando, non saprei dire quanto a lungo, totalmente abbandonata ai flutti e nelle Sue mani, sorpresa e senza sforzo alcuno, mi ritrovo a riva e il mare si era calmato.

Il cielo rasserenato, e della tromba marina zero tracce. Esco dall’acqua: viva, per miracolo!

 

Ma cosa sarebbe cambiato se le onde mi avessero travolto fino a farmi annegare? Nulla! Sarebbe accaduto che invece di parlare a Gesù spiritualmente, avrei potuto parlargli vis à vis.

Anzi, L’avrei pure abbracciato molto stretto!

 

Eccolo qua l’effetto dell’abbandono nella supplica fervente e dello stato di Grazia: un ponte tra la vita e la morte, che mai separa chi lo voglia dall’amore incessante di Dio. Il gusto di vivere dentro il Vangelo attimo, dopo attimo.

 

Così questa volta non ho fatto la fine di Pietro, dato che Gesù non ha avuto bisogno di ripetermi:

“Donna di poca fede. Perché hai dubitato?

Credo in Unun Deum, Patrem omnipotentem

 

Veronica Cireneo

§§§




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39 commenti

  • Luigi Santoro ha detto:

    Una tale esperienza ha maggiormente arricchito la tua fede in Gesù, ritrovarsi in bilico tra la vita e la morte nel bel mezzo di una tempesta della natura, come la potenza di una tromba d’aria che solitamente non ti dà scampo, hai avuto quella fede che nemmeno l’apostolo Pietro aveva riposto in Lui, mentre Gesù lo invitava a raggiungerlo sl alcuni passi sopra l’acqua del mare. Notevole è stato il tuo pensiero ad affidarti ciecamente alla volontà di Dio, comunque sarebbe stato l’epilogo della tua sorte. Gesù senz’altro ti ha protetta da ciò che appariva scontato ma senz’altro questo ti renderà più forte a continuare una missione che Lui ti chiede, ora tocca a te, non deluderlo ma rendilo di te orgoglioso.

  • Rosa Mandara ha detto:

    La Virtù dell’umiltà, unita alla Fede e Carità, sono le fondamenta solide dell’edificio spirituale della nostra Anima. Infatti, cara Veronica, in questa tua stupenda narrazione, di un’esperienza a dir poco paurosa, come vera cristiana, ti sei sottomessa completamente alla Santa Divina Volontà, di un Dio Padre Provvidenza. Nella tua semplicità ci hai insegnato, come un vero figlio di Dio, deve sapersi abbandonare all’amore del Signore. Poiché solo in Lui si trova la vera Pace, la vera Gioia, che unita al Signore, forma un solo Spirito.
    In ogni circostanza e stato d’animo in cui ci troviamo, le uniche frasi possibili di un vero figlio di un Padre Buono come Dio, sono:<>.
    Voglia la Vergine Immacolata aiutarci in questo cammino verso la perfezione alla Santa Volontà del Figlio Suo! Gesù ci ha amato tanto e vuole che noi corrispondiamo con lo stesso Amore . Diamo a Lui questo Primato!
    Grazie Veronica, per questa bella riflessione sulla Santa Volontà. Che il Signore ti possa colmare di ogni benedizione, un abbraccio.

  • Miserere 2 ha detto:

    Bella testimonianza. Occorre il Dono della fede. Tu senti che Dio esiste e allora ti affidi a Lui. E’ comunque un atto di fede , perché lui potrebbe lasciare che l uragano ti uccida. E te per questo, non lo rimproveri ma accetti la sua volonta’ sperando un giorno di capire perché una tromba d aria ti ha ucciso. E che TUTTO concorre al bene.

    Più tragico-a mio parere- chi quella fede non l ha. Sia che finisca bene o “male”.

    Se dessi conto alla mia ragione sarei nichilista alla Cioran.. Invece ho un briciolo di fede…

    • Veronica Cireneo ha detto:

      Ma la tromba d’aria non mi ha ucciso affatto.osa devo capire?

      Cosa altro dire della fede?
      Dicevo che è uno stile di vita.

      A tutti viene concessa. Ma è un seme.

      Capito perché San benedetto nella regola disse:”ORA ET LABORA?

      Chi lavora la terra è avvantaggiato a capire come si alimenta il seme della fede e sa come aiutarla a germogliare: ci vuole cura costante, attenzioni, delicatezza. Va controllata il terreno che sia morbido, privo di parassiti, adeguatamente umido.

      Tutte queste operazioni translate nell’ambito spirituale, trovano un corrispettivo. È importante trovarlo.

      Perché la fede salva.
      È il tesoro che tutti vorrebbero senza sborsare un centesimo per acquistare il terreno.
      Ma non funziona così.
      Si diventa proprietari di ciò che si ambisce e dove è la nostra mente, lì è anche il nostro cuore.
      Saluti. Grazie

    • Veronica Cireneo ha detto:

      Si, ma comunque eviti di portare disgrazia.
      In poche righe ha usato due volte la parola uccidere.

      Sicuro che ha un briciolo di fede?

      Gesù n tutta la sua vita l’ha usata rarissime volte.
      Solo per parlare di sé e per mettere in guardia da chi vuole uccidere l’anima.

      Lei chi è per usare questa parola due volte in poche righe?

      Bisogna avere cura nelle scelta delle parole.
      Le parole hanno una risonanza in tutto l’universo.

      Un consiglio:
      Purifichi il suo linguaggio.

      La fede è vita

  • Mimma ha detto:

    Incredibile!
    Torno al blog con ansia, nella speranza di trovarlo attivo.
    Sto male da un po’ di tempo .
    Nuvole nere incombono anche su di me, ho paura mentre attendo un responso diagnostico.
    E che trovo?
    La lezione meravigliosa e confortante di Vittoria.
    Mille grazie, sorella sirenetta !
    Gesù, pensaci tu. E la paura si stempera nell’abbandono fiducioso.
    Che cosa cambia se si vive o si muore?
    Sia che si viva, sia che si muoia siamo tuoi, Signore , dacché viviamo e moriamo in Te.

    • Veronica Cireneo ha detto:

      Tranquilla Mimma…

      Prima o poi passiamo tutti di lì.
      Ma un conto arrivarci nel peccato mortale che scinquassa tutte le possibilità della felicità, anche terrena, un conto presentarsi Gesù in pace, con le mani piene di preghiere ed opere buone, e nel cuore il certificato anagrafici del tempo in cui la nostra volontà si è unita alla Sua.

      Tutto qua.

      La vittoria eassicurata, però io sono Veronica 😬😄🙏🙏😇

  • Veronica Cireneo ha detto:

    Eh, ma a Dio non la si fa! Neanche se gli strizzi l’occhiolino.
    Poi tu… 😄😄😄

  • Veronica Cireneo ha detto:

    Chi è mia Madre e i miei fratelli?
    “Chi mette in pratica la mia parola!

    Allora sorelle e fratelli che avete apprezzato questa testimonianza di fede, voi stessi avete fede.

    Il nostro cuore non è stato devastato.
    Niente ci ha separato da Dio.

    Quindi è nel cuore che le potenze degli inferi non prevarranno e non in luogo qualsiasi fuori dall’uomo.

    Si inganna chiunque creda di non essere sopraffatto dal male solo perché veste un abito o appartiene ad una congrega.

    Non funziona così.

    Avanti tutta! E vediamo di non cadere!

    Un abbraccio a tutti 💦💦💦❤️🙏🔥🔥🔥💯

  • Enrico Nippo ha detto:

    Bella testimonianza, quella di Veronica.

    Ma non per tutti è così. Anzi lo è per pochi.

    Beato chi può dare queste testimonianze che però restano personali, e, in fondo, incomunicabili e incomprensibili ai molti.

    • Veronica Cireneo ha detto:

      Niiiiipppppooooo?!?! 😄
      Due sono le cose da sapere:
      1) il cristianesimo non è una religione
      2) la fede non è ideologia.

      Il cristianesimo è una RELAZIONE
      La fede è uno STILE DI VITA.

      Filtra cammelli è moscerini su queste due basi e scoprirai chi sei tu e chi sono gli altri.

      Io diffido di chi parla e non fa.
      Per il resto chi doveva capire ha capito.

      Baaaaciiiiioni

      • Enrico Nippo ha detto:

        Beata te che hai capito chi sei e chi sono gli altri!

        Hai realizzato il “Conosci te stesso” del tempio di Delfi! Precetto anche cristiano visto che il Cristianesimo non è una religione.

        Sei una privilegiata e non mi resta che dirti: che Dio te l’accresca!!!

        💗

  • Annamaria ha detto:

    Questo racconto mi ha riportato allo scorso 14 ottobre, la mia tromba Marina è stato l’arresto cardiaco post intervento al cuore del mio quinto figlio di 5 mesi. Avevamo pregato tanto che tutto andasse bene, mi sentivo in una botte di ferro, avevo messo anche in conto pericolo di morte e avendo un fratello in cielo morto 2 giorni dopo la nascita sapevo anche cosa fosse la bella consolazione di avere un angelo in Cielo. Ma no i piani di Dio erano che la “tromba Marina” avrebbe travolto mio figlio lasciandomelo qui a terra ma in una dimensione con il corpo quasi di là, stato vegetativo la diagnosi sulla sua testa, gravissima disabilità in un corpo che era abilissimo. La mia è un’esperienza contraria e non posso pensare sia tutto qui, che “noi dovessimo testimoniare l’amore per un figlio in una vita di sofferenze”, quante volte avrei preferito il Cielo per lui. Sto implorando un miracolo ogni minuto, mentre lo aspiro dalla tracheo, mentre gli attacco il latte allo stomaco, mentre muovo i suoi arti che si muovono soltanto spasticamente. Si io imploro, so che Gesù è l’unico medico che può guarirlo e non mi stancherò mai, come la cananea. Perché Gesù vuole il bene per noi e tutto non può restare fine a se stesso. Non lascerà mio figlio così, lo guarirà ne ho la certezza, “lo porterà alla riva”.

  • luca antonio ha detto:

    “Gesù… fai tu. A me va bene tutto! La Tua volontà è sempre la migliore. Non hai mai sbagliato nulla nella mia vita. Quando mi affido a Te, non so come, tutto si scioglie. Solo Tu in un lampo dissolvi ogni tensione. L’unico che può fare qualcosa sei Tu. Come vuoi, Gesù. Fai Tu. Ti appartengo. Grazie!!!”
    Perfetta letizia.
    Da mandare a mente e da inviare in Vaticano per l’unica omelia che dovrebbe servire al gregge che gli e’ stato affidato.
    L’ultima parola e’ il sigillo di tutto.
    Grazie a Dio per averci dato la vita, grazie a Dio quando decide di riprendersela , e grazie a Veronica per averci ricordato le basi.

  • Maurizio ha detto:

    Il racconto ci fa riflettere sul significato della fede che come dice un proverbio smuove le montagne;a volte si pensa sia una frase allegorica, tanto per dire,ma chi ha fede non dubita e riesce veramente a fare cose incredibili.

  • Maurizio ha detto:

    Il racconto ci fa riflettere sul significato della fede che come dice un proverbio smuove le montagne;a volte si pensa che è una frase allegorica, tanto per dire,ma chi ha fede non dubita e riesce veramente a fare cose incredibili.

  • Daniela ha detto:

    Grazie di cuore, Veronica, per aver testimoniato questa tua esperienza così forte. Grazie per la tua fede che si dimostra granitica anche nei momenti più spaventevoli della vita. L’abbandono totale alla volontà del Signore è segno di umiltà, poiché ci si abbandona con fiducia totale al Padre, che non può volere altro che il nostro vero bene. È non soltanto la consapevolezza, ma anche l’accettazione che da soli, con le nostre sole forze, e quindi, affidandoci ed attaccandoci al nostro io, non possiamo fare nulla. Lo ha detto anche Gesù stesso:”Senza di me non potete fare nulla”. È l’abbandono del bimbo in braccio a sua madre, che non teme nulla perché è nel luogo più sicuro del mondo. Questa è fede vera, autentica, non a parole, ma nel concreto, provata e raffinata nelle vicende (soprattutto quelle più difficili da affrontare) della vita. Sei un grande esempio. Ti abbraccioforte. Daniela

  • Gabriella ha detto:

    Carissima Veronica la tua testimonianza è un qualcosa di grande. Faccio fatica a scrivere quello che ho provato nel leggerti .. solo la fede, quella vera, può fare questi miracoli. Quando ci affidiamo a Dio noi sappiamo bene che siamo nelle migliori mani che possano esserci..sono le mani che ci hanno creato. Gesù ha anche detto…la tua fede ti guarirà…ed è vero….la.fede, quella che viene dal cuore , è la nostra salvezza…. perché lo Spirito Santo è lì che ci parla … E che ci guida

  • Laura Musolino ha detto:

    Questa è la fede! Quella che ti fa dire Signore fai Tu, quella che ci fa abbandonare totalmente a Lui, lasciando ogni forma di controllo umano; sapendo che qualsiasi cosa Lui farà andrà bene, perché Lui sa meglio di noi cosa ci sia da fare. A quel punto nessuna preoccupazione ci toccherà, davanti a qualsiasi cosa, anche la più terribile resteremo nella Sua Pace, avendo nell’anima la certezza che mai il Signore ci abbandonerà. Grazie Veronica di questa splendida testimonianza che è anche segno di umiltà, quella che ci rende capaci di riconoscere il nostro limite di fronte al PADRE, la sola che ci dà il vero abbandono alla DIVINA VOLONTÀ ed
    all’immenso amore che da Lui ci viene donato.

  • Laura Liberini ha detto:

    Padre Thomas H. Green S.I. nell’Epilogo del suo libro “Quando il pozzo si prosciuga” dice: “All’uomo non viene naturale nuotare a morto: anche quando riesce a imparare qualcosa e acquisisce una certa abilità, di tanto in tanto riaffiora in lui il sospetto, l’idea di dover fare qualcosa, di dover controllare gli eventi…” e poi descrive la differenza tra chi galleggia a morto e chi si lascia andare alla deriva e, paragonando i due tipi, dice: “…chi va alla deriva non è sensibile alla corrente e alle onde: ha una sua volontà, quella di essere pigro!…Chi nuota a morto, invece, lascia che la volontà delle acque diventi la sua volontà. Egli non ha una volontà propria, eppure è intensamente attivo. La volontà delle acque, la volontà di quel mare che è Dio, è diventata la forza dinamica della sua vita e tutte le sue energie vengono impiegate per rispondere pienamente al flusso della marea. È intensamente attivo. Ciò che, nella sua vita, viene a mancare è la tensione tra i propri sforzi e la spinta contraria della corrente, tensione che il nuotatore, invece, riscontra inevitabilmente”!
    Ecco! Veronica Cireneo ci ha dato in questo senso una grande lezione sulla fede concreta che è quella che fa rinunciare totalmente ai propri desideri, azioni, ragioni, soprattutto alla propria volontà, facendo spazio, aprendo il cuore all’Unico e alla sua Volontà! Questa è la Fede di sempre!

  • Laura ha detto:

    Meravigliosa testimonianza!
    Credo che,affinché la nostra fede non venga meno, sia un buon aiuto scoprire la vicinanza reale di Gesù in mezzo alla prova. E perché questa scoperta avvenga, abbiamo bisogno di migliorare il nostro dialogo con Dio attraverso la preghiera, ogni giorno, come faceva Gesù. Allora saremo capaci di mantenere sempre la presenza di Dio, anche in mezzo a una prova, all’oscurità, alle onde tumultuose. Ricordo che San Josemaría raccomandava: “se hai presenza di Dio, al di sopra della tempesta assordante, nel tuo sguardo brillerà sempre il sole; e, al di sotto dei flutti tumultuosi e devastanti, regneranno nella tua anima la calma e la serenità”.
    Grazie, Veronica.

  • Gabriela ha detto:

    Grazie Veronica per questa stupenda lezione di vita.
    Se anche travolti dalle tempeste più furiose della vita, con il capo appoggiato al Suo divin Cuore…. Credo in Unun Deum, Patrem omnipotentem!….. E l’amore vince sempre!

    https://youtu.be/gY85Sv1e9Kc

    Un abbraccio.

  • OCCHI APERTI! ha detto:

    Anche Ser Cepparello si fece San Ciappelletto…

    • Adriana 1 ha detto:

      Occhi,
      vero- Giornata I, novella I…però la conclusione di Ser Giovanni è piena di vera fede, una fede che supera il paradosso e la miopia degli umani.

    • Laura Liberini ha detto:

      Se non ci fossi tu così svegli*, così tutt’occhi aperti, e ti diverti eh sì che ti diverti, coi motti tuoi boccacceschi, tra l’istruito e quell* che la sa troppo lunga, rispetto al popolino abboccone, per dover scrivere più d’una sciapitissima riga e mezza! Ma non sarà troppo?! Non ti sforzare così…

      • Adriana 1 ha detto:

        Vediamo di difendere Giovanni Boccaccio che di ” motti boccacceschi ” non ne usò veruno. Impiegò semmai acute metafore assolutamente ” pulite ” per chi avesse ingegno da intendere . Gli altri, si sa, in maggioranza fanno come Calandrino che crede di essere invisibile portando su di sé la pietra Elitropia, avendo travisato la descrizione del suo potere che rende: ” invisibile l’uomo dove NON è “.

      • Veronica Cireneo ha detto:

        😄😄😄

    • Veronica Cireneo ha detto:

      Eh, ma a Dio non la si fa!
      Neanche se gli struzzi l’occhiolino.
      Poi tu… 😄😄😄

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