Un Prete in Cammino per Diritti e Libertà. Oggi da Vibo Valentia a Gerocarne.

10 Aprile 2022 Pubblicato da

 

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, continua il pellegrinaggio di don Emanuele Personeni da Bergamo a Roma, toccando tutta l’Italia, in difesa di diritti e libertà negate da un governo di malfattori, contro la Costituzione, che nessuno si perita di difendere, tantomeno il cosiddetto garante #camminaeascolta. E per far giungere al pontefice regnante una lettera firmata da molte persone a cui viene proibito di lavorare e avere una vita sociale. Ecco il programma di oggi.

 

 

TAPPA da VIBO VALENTIA a GEROCARNE

circa km 23

DOMENICA 10/04/2022

in bicicletta.

Partenza ore 9

VIBO VALENTIA -Parrocchia Spirito Santo

PISCOPIO (VV) -Parrocchia San Michele Piscopio

SORIANO CALABRO (VV) -Parrocchia San Martino Vescovo

GEROCARNE (VV) -Parrocchia San Maria De Latinis e San Sebastiano

***

VANGELO DELLA DOMENICA DELLE PALME 10 APRILE

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Commento

Siamo alle battute finali. Gesù va a Gerusalemme, ci va intenzionalmente, nessuno lo costringe, cammina con decisione davanti a tutti. Gli uomini hanno deciso di rifiutarlo mettendolo in Croce. Lui, Gesù, farà della Croce il luogo definitivo di manifestazione di quel Dio che sta dalla parte degli uomini, che si muove a compassione per la vita nascente, per la vita ferita, per la vita abbandonata e perduta. Il Dio di Gesù ama le persone più che l’amore. L’amore é perfetto, é sublime, é attraente, é amabile, é desiderabile. Le persone invece sono così imperfette, a volte sgradevoli, detestabili, odiose, inadeguate, sempre bisognose, insopportabili e anche cattive. Dio ama le persone per ciò che sono e nonostante ciò che sono diventate. Nessuno deve sentirsi intimorito da Lui. La sua venuta non é nel segno del giudizio e della condanna ma della riconciliazione. Un re di pace non di guerra. Come da copione però lo stile di Gesù non è compreso e soprattutto irrita i farisei. La ragione la spiega il profeta Zaccaria, vissuto cinque secoli prima di Gesù. Preannunciando l’avvento del Messia, aveva scritto: Esulta grandemente Gerusalemme. Ecco a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso. Umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Queste le parole di Zaccaria secondo cui il Messia sarebbe venuto nell’umiltà simboleggiata dall’asino. Il fatto é che nessun re, nessun imperatore, nessun generale sarebbe mai entrato in città sopra un asino. I potenti si muovevano su cavalli trainati da carri oppure sui muli. Sugli asini si muovevano le persone umili. Zaccaria aveva colto nel segno. La venuta del Messia avrebbe sconvolto i benpensanti e imbarazzato sacerdoti e teologi. Per costoro il Messia era il figlio di Davide, colui che con la spada e col sangue aveva radunato le tribù di Israele. Da figlio di Davide, il Messia avrebbe dovuto portare a compimento la stessa opera nello stesso modo e insediare Israele nell’Olimpo dei potenti. A cosa poteva servire un Messia sopra un’asino? Era un immagine imbarazzante, decisamente fuori luogo. Bisognava rimediare. Fu così che le parole di Zaccaria vennero intenzionalmente dimenticate. Nessuno più avrebbe dovuto ricordarsele. Nessuno tranne Gesù naturalmente. Quel giorno, con grande prontezza di Spirito, Gesù ha deciso di mandare due discepoli a slegare quell’asino perché glielo portassero. L’intento di Gesù é chiarissimo. Se i capi avevano tenute legate le parole di Zaccaria, Lui, Gesù, era venuto a slegarle. Sequestrate per secoli e tenute con le manette ai polsi, ora quelle parole tornavano a parlare! In Gesù trovavano la loro realizzazione! Fraintendendo tuttavia le sue intenzioni, alcuni si sono messi a stendere i mantelli per terra affinché l’asino li calpestasse, in segno di totale sottomissione.

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