VANGELO DI DOMENICA 13 MARZO
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
Commento
Mosé ed Elia parlavano con Gesù del suo ESODO che stava per compiersi a Gerusalemme. L’Esodo era stato il percorso attraverso il quale Dio aveva inteso liberare Israele dalla schiavitú dell’Egitto per condurlo alla libertà della terra promessa. Desiderio di Dio era portare a compimento la promessa fatta ad Abramo: costituire un popolo numeroso che fosse nel mondo specchio del suo amore, segno di amicizia per tutte le genti, un popolo libero da ogni oppressione esterna e libero dai demoni che albergano nel cuore dell’uomo e si manifestano nell’idolatria del potere, della ricchezza e del godimento a scapito della sorte dei fratelli. L’uscita dall’Egitto non fu un’impresa da poco ma in brevissimo tempo Dio riuscì a sconfiggere il faraone e il suo esercito nel Mar Rosso. Rimaneva ancora una cosa da fare: liberare il suo popolo dai demoni interiori. Dio concesse a Israele un tempo lunghissimo affinché imparasse a credere in lui e a dedicarsi ad opere di pace e giustizia. L’opera fallí. Israele credeva in Dio soltanto quando aveva la pancia piena. Bastava restasse a bocca vuota per un po’ e subito tornava a rivolgersi agli idoli del potere e della ricchezza e a confidare nella violenza che essi partoriscono. Israele non si era lasciato trasformare da Dio. Nessuno nel popolo aveva cambiato il proprio cuore. Invidie, gelosie, avidità, perversioni avevano continuato ad essere coltivate perfino con vanto. Lo spargimento di sangue, l’oppressione dei più deboli, lo sfruttamento dei più poveri era diventata per Israele la norma, qualcosa di cui neppure si vergognava più. Si vantava di avere la legge di Mosé, ma la utilizzava per opprimere un sacco di gente. Si vantava di avere i profeti, ma li onorava soltanto dopo averli uccisi. La vicenda di Israele é emblematica della vicenda umana universale. C’è qualcosa di invincibile nel cuore dell’uomo, qualcosa per il quale, pur aspirando a ciò che é nobile e giusto, l’uomo finisce per ricadere nelle stesse bassezze, finisce per fidarsi degli idoli invece che di Dio, finisce per inchinarsi al potere per paura invece che inchinarsi ai poveri per compassione. Arriva persino a giustificare il male attribuendolo alla volontà di Dio o a necessità superiori. Era dunque necessario che qualcuno percorresse l’Esodo al posto dell’uomo, che accettasse di attraversare il deserto della solitudine, dell’abbandono, della sconfitta continuando a credere nella buona fede di Dio e mostrando il suo amore a costo della propria vita. E piantasse in questo mondo ingiusto un segno definitivo di grazia e di bellezza che nessuno potrà più estirpare. Questo qualcuno é Gesù. Grazie a lui ciascuno può sapere, vedere e toccare con mano che c”é una luce nel mondo. Grazie a Gesù il sonno della stupidità, il letargo dell’ignoranza, la nube della menzogna, la tenebra dell’ingiustizia, l’ottusità della legge e la prepotenza dei violenti che dominano il mondo non possono più impedire di scorgere nella storia quel nucleo incandescente a cui chiunque può attingere speranza e garanzia di salvezza.