I racconti del perché Pregare.  Regala e Dona Preghiere per Natale.

24 Novembre 2021 Pubblicato da 3 Commenti

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Vitantonio Marasciulo, direttore de Il Borgo Mensile di Monopoli ci offre questa riflessione sulla preghiera, e su come si possa e si debba regalare preghiere. Buona lettura.

§§§

 

I racconti del perché pregare

 Regala e dona preghiere per Natale

 

  1. Perché si deve pregare quando il costume di oggi non lo ritiene necessario?
  2. Che senso ha la croce di Cristo, somma preghiera al Padre, se oggi la stessa croce è divisiva?

 

E’ emblematica la storia che sto per raccontare. E’ un fatto accaduto ai nostri giorni. Un signore con l’hobby della scultura aveva realizzato un crocifisso in marmo alto due metri. Era stato collocato al di fuori del suo laboratorio, visibile all’esterno e a sua volta visibile ad una piccola palazzina confinante con la sua proprietà. Ha subito due denunce da un condomino di quella palazzina, per aver offeso la sua privacy e la sua libertà, perché ogni volta che si affacciava dalla finestra si trovava di fronte quel crocifisso che offendeva il suo sguardo e il suo animo.

Che la libertà sia a rischio e l’uomo a rischio di autodistruzione è da tempo che lo si coglie, ancor più in questi tempi bui. A dircelo è soprattutto la parte a noi invisibile. Procediamo per gradi. Il presente scritto trae spunto proprio dalla Regina dello Spirito, la madre celeste che ha consegnato alla veggente Marija a Medjugorje il 25 ottobre scorso il seguente messaggio: “di ritornare alla preghiera, perché chi prega non ha paura del futuro ed è aperto alla vita e agli altri”.  Si legge nello stesso messaggio “che la libertà è a rischio”. (il messaggio completo è a margine).

La domanda è: perché pregare? Non è facile parlarne. Cosciente d’essere peccatore, proverò con i miei limiti ad esprimermi, facendo parlare l’esperienza, nella speranza che possa suscitare spunti di liberazione.  Prendo le mosse dalla società di oggi, divenuta egocratica e iper immanentista, con l’uomo che fa fatica a cogliere i limiti per le “verità” che gli vengono propinate dalla società dei consumi, della tecnologia e della libertà del libertinaggio, in nome del quale può compiere qualsiasi azione desacralizzante.

La Madonna nel messaggio di Medjugorje del 25 ottobre scorso, “ci invita a pregare”, perché i suoi figli si sono legati ad un altro tipo di “amore”, obbediente, cioè, al proprio io. Può pagare questa condotta? Se si, la Madonna ha sbagliato. Se no, il messaggio della madre celeste, rimane forte, chiaro e salvifico.

Rimane da scoprire, perché pregare?

La preghiera è l’atto di sacralizzare la propria storia, perché nell’uomo di ogni tempo è imprescindibile il dialogo con l’oltre, in quanto inscritto nella natura umana. La preghiera oggi ha preso la forma di monologo, di richiesta ad oltranza, non dialogo. Va bene. Perché pregare aiuta a pregare.

Quali caratteristiche umane sviluppa la preghiera?

La preghiera aiuta a prendere coscienza che le condizioni di dare vita, non provengono dall’uomo, ma da Dio. Produce lo spogliamento di sé; fa indossare la tuta di dipendenti di Dio; fa fare esperienza, per cogliere che la preghiera salva, a condizione che si preghi col cuore e con perseveranza. Le spine della vita diventeranno più sopportabili e accettate; non creeranno condizionamenti da far perdere sé stessi; diventeranno cicatrici, esperienza dell’oltre; faranno uscire dal tunnel. Insomma quel buio si fa cantiere per costruire la luce.  Già l’oltre, quel trascendente che oggi si vuole cancellare in nome di false verità e di offese alla sacralità dell’uomo, creatura di Dio.

La realtà storica è quanto mai eloquente: uomini schiavi, fantasmi ambulanti, aborti, eutanasia, suicidi, omicidi, conflitti interiori che bloccano l’uomo mandandolo fuori di sé; crollo dei nuclei familiari. La preghiera è necessaria quanto vitale,  di fronte a queste miserie, perché irrora il cuore, lavandolo e rendendolo puro, per far germogliare le virtù della penitenza, del perdono, i frutti di essere in pace con sé stessi e con gli altri.

Un cristiano che è triste o depresso, che vive bloccato per tutta la vita nei conflitti interni ed esterni, non è un vero cristiano.

La preghiera deve essere come il respiro, come il pane quotidiano, per addomesticare il male. E sebbene il male ci farà sbattere tante volte la testa, alla fine l’obiettivo è di amare Dio di Cristo; di aumentare l’amore e il rispetto per noi stessi e per gli altri; allontanare il male con un altro stile di vita. Se non c’è questo cambiamento, è immancabile che la spia rossa del nostro essere si accenderà, e via di nuovo con ansie e panico e cattiverie.

La preghiera è necessaria e vitale perché aiuta a vedere l’altro non più un nemico, un oggetto, un piacere carnale, un’entità da sopprimere. Pregare è dialogare con Maria in Cristo; è dialogare con Cristo in Maria, perché Maria ci aiuta a vivere nel Figlio, per liberarci dal male. Non è solo richiesta o monologo, ma deve essere soprattutto dialogo, relazione viva, reale e intima, che si fa ora sfogo, rabbia, insoddisfazione, ma anche esperienza di gioia, di forza, resilienza, slancio di cuore. La preghiera si fa dialogo con Dio quando preghiamo col cuore, quando ci facciamo piccoli, umili, condizione gradita a Dio, venuto umilmente su questa terra.

La preghiera, per dirla con San Benedetto, è “Ora et Labora”. Non è solo momento di dialogo, ma deve farsi azione per Dio, dunque per il prossimo.  Chi prega con superbia, prega solo con sé stesso, in un mero esercizio verbale, e non è in contatto con Dio di Cristo. La preghiera è energia invisibile; è forza spirituale che ingloba il corpo nella luce; forza che si irradia attorno a noi e nell’etere sulle frequenze di Dio. Quando si è accordati col divino, la preghiera arriva diretta al Cuore di Dio e al Cuore Immacolato di Maria, che è in un tutt’uno col Figlio.

Anche il non esaudimento è una grazia: “nella debolezza è la mia forza”, dice San Paolo. Per l’apostolo delle genti, quella spina conficcata nel suo essere a minare la salute, è stato un freno per non vivere di ego e per essere un continuo tutt’uno con Dio. Paolo, attraverso quelle spine, ha sperimentato la forza divina proprio nella debolezza, cioè accettazione e umiltà, virtù espresse nel Magnificat della madre di Dio: “…ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili…”

 

La preghiera è il luogo in cui crescere nella fede per guardare la vita diversamente da prima. La vita stessa è storia scandita dalle preghiere, entro cui soffia lo Spirito creativo, illuminante; Spirito che prega insieme a noi, che incoraggia, guida, libera dal male, fa crescere nella fiducia di Dio; ci aiuta ad essere perdono, pazienza, sopportazione, pentimento, umiltà. Ci aiuta a vivere la verità e l’Amore di Dio, per essere a nostra volta aiuto e amore per gli altri.

 

La preghiera senza cuore, è una non preghiera, tuttavia il Padre della vita non butta nulla. Anche quella preghiera epidermica può gradualmente farsi radice e profondità di Spirito, come dire, pregare aiuta a pregare. La preghiera diventa non preghiera se non mette in movimento sacrificio, penitenza, digiuno, contrizione, conversione, amore per Dio e per il prossimo.  Più ci si abbandona fiduciosi allo Spirito di Dio, più si vivono condizioni di vita per sé stessi e per gli altri.

 

Il seguente racconto ci aiuta a cogliere quanto sia di salvezza la preghiera. Nell’Angelus del 24 ottobre scorso, papa Francesco,nel presentare le ragioni salvifiche della preghiera, ha raccontato la guarigione di una bambina argentina affetta da una malattia sconosciuta, avvenuta nel 2005. Ha raccontato la testimonianza di un padre, la determinazione di chiedere alla Madonna di Lujan, patrona dell’Argentina, che la figlia di 9 anni fosse salvata, è stata premiata.  Per raccontare il miracolo il pontefice si è rifatto ai ricordi del racconto di un sacerdote, che riferì il fatto quando egli era vescovo di Buenos Aires. Il prete gli raccontò di una notte d’estate, quando vide un uomo aggrappato alla cancellata della Basilica di Lujan con un ramo di rose. Gli chiese che avesse. Gli raccontò che sua figlia era ricoverata e stava molto male. Era venuto a Luján a piedi dalla capitale, ben 60 km. Gli dissi: ‘Entriamo nella Basilica’. Sarà stata mezzanotte. Entrammo dal retro della Chiesa. Una volta entrati, il giovane papà lasciò il ramo di fiori nel vaso, si inginocchiò davanti al presbiterio, pregò a lungo in silenzio e con slanci di cuore. Insieme a lui, anch’io pregai in disparte. Alla fine recitammo il Santo Rosario per la figlia. Il sabato seguente mi venne a trovare con la bambina. Mi disse: ‘La Vergine mi ha concesso il miracolo!  E’ successo mentre stavo pregando con lei, qui a mezzanotte, la mia bambina si è seduta e ha chiesto di mangiare. Io sono arrivato più tardi, per vedere come stava. Sono andato nella terapia intensiva e mi hanno risposto che mia figlia non era più lì. Ho pensato che fosse morta, era invece con la mamma in una sala’.

 

Quel padre ci insegna come pregare: col cuore e con perseveranza, che equivale ad avere una infinita fiducia in Dio, perché Dio è Amore, a patto che ciò che si chiede sia nella volontà del Padre. Per intenderci, non si può chiedere di vincere al lotto o di annientare i nemici.  La fede fa essere più sicuri, più forti nel carattere; fa guardare oltre, e apre il cielo.

Quando si prega non si è mai soli. Si è in compagnia del mistero invisibile, che solo l’occhio della fede sa percepire; si è in comunione con il mondo orante dei figli di Dio sparsi per il mondo; antenne che trasmettono nell’etere le frequenze della forza dello Spirito Santo, onde d’amore elettro-magnetico-divine, captate dal Padre Eterno e per esso dal Figlio, tramite Maria e tramite Maria dal Figlio E captate dai santi. La forza spirituale che la preghiera muove, controbilanciano le onde spirituali del male, quelle che portano a perdizione le anime; contro – bilanciamento che fa spostare le montagne, fa fermare le guerre e le distruzioni; ricompone nella bellezza la deformazione dell’uomo.  Ecco l’invito della Madonna “di ritornare alla preghiera”.  

 

Si dirà, “io non ho fede”. La fede non ha bisogno di lauree, basta chiederla all’Onnipotente. I mezzi ci sono: preghiera, Eucaristia, centro della vita di fede, rosario, opere di bene, lettura del vangelo, ascolto delle persone sante, che parlano col cuore; che vivono nella miseria. La supponenza, l’indifferenza, il relativismo etico e morale, il fare del male o ridursi a prodotto o a piacere carnale, tutto ciò è vivere senza Dio, sostituito dall’io che si fa dio. Può la nostra mamma sorridere per tutto questo?

Viene da sé, che piange copiosamente per i figli smarriti nella perdizione.  Il pianto della nostra mamma celeste è indice di quanto il suo Amore è viscerale e unico per ciascuno di noi; l’addoloriamo se nelle sue vene iniettiamo dolore, veleno, cattiverie, orrore, perché il frammento dello Spirito di Dio che abita in ciascun uomo è lo stesso del Figlio, da cui si originano i frammenti e la nostra salvezza.  Se il Figlio abita in Lei, ed è donato a noi, desidera che anche noi, abitassimo in Lei, perché gli apparteniamo, per essere salvati dalla morte del peccato.  Anche la mamma biologica, a mo’ d’esempio, piangerebbe, non si darebbe pace, soffrirebbe quando il proprio figlio è smarrito. Non vede l’ora che ritorni alla luce. Così la mamma celeste non vede l’ora di abbracciarci e di essere compagna di viaggio, consigliera, sollievo, sicurezza, forza, protezione.

 

Perché la preghiera fa germogliare le virtù?

Perché pregare restaura il pensiero infettato da false libertà, da falsi valori, da ideologie ingannevoli. La preghiera ci allena ad essere obbedienti a Dio; purifica il cuore; ci fa prendere coscienza che vale la pena vivere per il bene, e non per il male, sempre in agguato per sconvolgere l’accordo della “chitarra” umana. La preghiera viene in soccorso per riaccordare quelle corde su Dio. La sintonia con Lui ci fa essere creature di luce, di gioia, di forza, di speranza, di aiuto per il prossimo.

 

Pregare è allenare ad educarci a conoscere la sua voce e la sua presenza, e dunque maturare un miglior discernimento di ciò che è bene e ciò che è male.  Con la preghiera, l’anima respira, si educa al valore dell’umiltà e della carità nella verità, e non delle false verità ideologiche di filantropia della carità nella falsa verità, alla Soros o alla Bill Gates e di tanti altri che la cavalcano. Si coglierà che è un non senso il pensiero unico; è un non senso il dio delle ideologie gender; è un non senso il dio che l’uomo può salvarsi da solo (pelagianesimo). L’anima non nutrita dalla preghiera è un tralcio staccato dalla vite e una barca che fa acqua e affonda.

 

Perché la preghiera salva?

La preghiera riduce il nostro ego; aiuta a diventare esseri semplici, luce nel volto, limpidi nello sguardo, forti nelle prove, misericordiosi con il prossimo, lieti nell’animo, lontani dai vizi capitali.

“Chiedete e otterrete” dice il Signore. Come non abbandonarsi fiduciosi a queste parole?

 

Pregare fa ritornare l’uomo alla originale condizione per cui è nato: creatura in cammino per l’eternità non per le glorie del mondo, ma per la gloria di Dio, in quanto l’uomo è creato per il Cielo, e la terra è solo un passaggio. L’uomo senza Dio, nulla può da sé, pena il rischio di deformarsi e autodistruggersi. Pregare è sentire il profumo della presenza di Dio che si palesa ogni volta che si prega col cuore, con umiltà e con perseveranza; ogni volta che sentiamo vicina e reale la presenza di Maria, nostra mediatrice presso Dio; ogni volta che ascoltiamo i suoi consigli; ogni volta che obbediamo a Lei e ci incamminiamo in compagnia di Lei per le vie del mondo per trasmettere agli altri l’Amore di Dio versato a caro prezzo col sangue dalla croce.  Pregare è imparare a seguire Cristo con disponibilità e coraggio.

 

La preghiera oltre che personale, è comunitaria. La recita del rosario, per esempio, è gradita a Maria, per la forza che lo Spirito esprime nel muovere quell’energia invisibile per il perseguimento delle grazie personali, comunitarie e del mondo. La madre celeste nel 1917 a Fatima, ai veggenti Jacinta, Francesco e Lucia, ha invitato l’umanità alla preghiera del rosario e alla penitenza, per fermare le guerre e per fermare gli errori ideologici della Russia comunista, oggi elettivamente presenti in Cina, leader dell’economia mondiale.

 

Quell’invito, “preghiera e penitenza” è più che mai attuale. Con il rosario comunitario o con la preghiera comunitaria, il respiro dell’anima si moltiplica nel respiro della comunità. E’ come se facessimo squadra alla stessa stregua del gioco del calcio: tutti per uno, uno per tutti per Dio. I gol sono i frutti della grazia che donano pace all’anima e al mondo. Credere in Dio, manifestato da Cristo, è l’unico fine che l’uomo deve perseguire su questa terra.

Ci avviciniamo alle feste natalizie. Il miglior dono che possiamo fare al Dio che nasce per la nostra salvezza è la preghiera. Perché ci trasfigura in nuovi esseri, ci fa assaporare la gioia e la letizia del contatto umano e la gioia e la letizia delle meraviglie del creato. Per Natale, dunque, è auspicabile regalare opuscoletti, libri, catechesi che parlano della forza della preghiera che salva. Buona vigilia!

 

MESSAGGIO MEDJUGORJE ALLA VEGGENTE MARIJA DEL 25 OTTOBRE 2021

”Cari figli! Ritornate alla preghiera, perché chi prega non ha paura del futuro. Chi prega è aperto alla vita e rispetta la vita degli altri. Chi prega, figlioli, sente la libertà dei figli di Dio e con cuore gioioso serve per il bene dell’uomo fratello. Perché Dio è amore e libertà. Perciò, figlioli, quando vogliono mettervi delle catene e usarvi questo, non viene da Dio perché Dio è amore e dona la Sua pace ad ogni creatura. Perciò mi ha mandato per aiutarvi a crescere sulla via della santità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

Vitantonio Marasciulo

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3 commenti

  • Rocco ha detto:

    I diavoli vengono lasciati al loro libero arbitrio, per i miracoli Iddio usa i santi. È questo l’errore dottrinale che non cogliete né voi né l’amico di tutti

    • alessio ha detto:

      Forse non mi sono spiegato bene ,
      e me ne scuso , volevo riferirmi al
      famoso documentario su bergoglio
      che mostrerebbe lui che fa un
      miracolo , e da come si comporta
      con noi tradizionalisti non mi
      pare proprio un santo .

  • alessio ha detto:

    Scrivere che la preghiera è
    energia invisibile e forza spirituale
    mi sembra parecchio new age .
    Per quanto riguarda Medjugorje
    mi sembra che il Signore abbia
    detto che Dio si adora in Spirito
    e Verità , e quindi , se abbiamo
    una preghiera viva e vera non
    abbiamo bisogno di imitare
    vip come Brosio che si chiamano
    devoti ,ma poi vanno all’ isola dei
    famosi o a litigare in tv con luxuria .
    La preghiera , quasi sempre ,
    nasce da un momento di disperazione ,
    riconoscendo che siamo dei poveri
    disgraziati bisognosi solo
    dell’ aiuto di Dio ricordando come
    il diavolo nelle tentazioni dice a
    Gesù di gettarsi giù dal tempio ,
    che tanto ci sono gli Angeli ,
    figuriamoci cosa può fare con
    noi che non siamo Dio.
    Bisogna insistere e resistere ,
    questa è la vera preghiera ,
    non quella becera del pontefice
    che ora si mette a fare miracoli .

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