Chiesa Cattolica e Comunismo, Due Chiese in Competizione. Porfiri.

13 Ottobre 2021 Pubblicato da 18 Commenti

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il maestro Aurelio Porfiri ci offre questa riflessione su analogie “strutturali” fra la Chiesa cattolica e una sua religione concorrente, il comunismo. Buona lettura.

§§§

 

Comunismo e Cattolicesimo, due “chiese” in competizione

Io so che molti hanno sentito la fascinazione per il Comunismo anche nell’ambito Cattolico. Come sappiamo la cosiddetta Teologia della Liberazione non è che un modo per cercare di combinare le due cose insieme, anche se evidentemente le cose non sono così facili, anzi sono così difficili che proprio non possono stare insieme. Questa fascinazione fu favorita dall’attitudine di apertura alla modernità in senso indiscriminato portata avanti dai modernisti.

Ernesto Buonaiuti (1881-1946), un caporione del modernismo, scomunicato tre volte, nel suo libro La Chiesa e il Comunismo dice: “Il cristianesimo è nato comunista, e il comunismo è nato cristiano. Si tratta, naturalmente, di intendersi però così sul significato della parola cristianesimo, come sul significato della parola comunismo. Apriamo il libro degli Atti, ai Capi IV e V. Come si sa, il libro degli Atti degli Apostoli, ufficialmente compreso nel canone del Nuovo Testamento, è la deliziosa descrizione della edificante vita della comunità cristiana di Gerusalemme, nel primo venticinquennio della sua storia. Il libro è attribuito a Luca, medico e compagno di San Paolo, cui è parimenti attribuito il terzo Vangelo canonico, terzo dei cosiddetti Sinottici. E l’opera ha tutto il sapore delle testimonianze colte direttamente sui luoghi, con un singolare sentore di itinerari marinari, che ci fa spontaneamente rievocare, in tutta la loro patetica drammaticità, i viaggi missionari di San Paolo. Orbene, celebrando lo spirito di solidarietà e di carità che avvivava la primitiva famiglia cristiana gerosolimitana, l’autore degli Atti ci dice letteralmente così: «La moltitudine dei credenti viveva di un cuore solo e di un’anima sola. Nessuno di loro reputava proprio quel che possedeva. Ma tutto era comune fra loro… Non c’erano poveri nella comunità. Chiunque possedesse campi o casa, vendeva tutto, per deporre ai piedi degli Apostoli la somma ricavatane. E tutto si divideva fra i singoli secondo i bisogni di ciascuno».

Che la descrizione abbia alquanto del romantico appare da quel che segue. Due coniugi, Anania e Saffira, vendono il campo che possedevano. Ma non ne portano il ricavato completo agli apostoli. Pietro ne li rimprovera. E fa seguire al rimprovero una sanzione crudele. Uno dopo l’altro, Anania e Saffira son fulminati per aver nascosto parte della somma ricavata dalla vendita del loro campo.

Vien fatto naturale di domandarsi come mai questi due fedeli avevano ceduto alla tentazione di trattenersi un po’ di denaro, visto che la vendita del campo e la consegna del ricavato agli Apostoli dovevano essere un gesto spontaneo e cordiale. Perché quella restrizione mentale e pecuniaria? L’autore degli Atti non ce lo dice”. Come vediamo Buonaiuti mischia un po’ le carte, facendo sembrare quello che non è. Innanzitutto proprio quel passaggio conferma la liceità della proprietà privata, non si può donare se non si possiede. Poi conferma che quello di mettere in comune era un atto volontario, non si veniva obbligati. Poi i due malcapitati vengono fulminati non per essersi tenuti qualcosa, ma per aver promesso quello che poi non hanno mantenuto.

Ma il problema è che Comunismo e Cattolicesimo sono due “chiese” che si autoescludono, essendo il Comunismo anche una sorta di messianismo terreno e come sorta di religione assoluta esclude tutte le altre religioni. Lo aveva ben capito l’orientalista Giorgio Levi Della Vida (1886-1967) che nel suo bel libro autobiografico Fantasmi ritrovati affermava: “Il Dio dei comunisti è un poco differente da quello delle tre religioni bibliche (per le altre occorrerebbe un altro discorso) che è trascendente e sta su in cielo: è un Dio immanente, che si rivela nell’umanità associata (o nel proletariato, se si vuole) e che a volte s’identifica con essa, a volte se ne distingue. Non è implorato colla preghiera ma è servito coll’azione e col sacrificio.

E, proprio come il suo antagonista dall’altra parte del sipario di ferro, è capace di crearsi una religione e una chiesa. Il comunismo, infatti, è proprio una religione e una chiesa: coi suoi profeti-messia (la coppia Marx-Lenin presenta una qualche analogia, non proprio identità, colla coppia Giovanni-Gesù), la sua teologia, i suoi dogmi, i suoi riti; coi suoi dottori, i suoi santi, i suoi martiri; anche, ahimé, col suo Sant’Ufficio e il suo Tribunale dell’Inquisizione, e tutto quanto il resto. E partecipa anche di tutte le tendenze, buone e cattive, delle religioni universalistiche: verso la rinuncia al vantaggio dell’individuo per quello della comunità; verso lo zelo missionario per la propagazione della fede; ma anche verso l’immobilità del dogma a scapito dello sviluppo e dell’arricchimento del messaggio originario; verso il conformismo e l’intolleranza a scapito della libertà dialettica e della comprensione indulgente; verso il formalismo, la superstizione, l’idolatria a scapito del culto vivificante dello spirito”. Penso che difficilmente si possa dire meglio di questo e anche ben spiega l’impossibilità di accordi improbabili con i regimi comunisti che intendono salvaguardare la religione Cattolica non comprendendo che i Comunisti duri e puri sono sicuramente più “devoti” alla loro causa di tanti Cattolici, che cercano la quadratura del cerchio, mancando l’una e l’altro.

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18 commenti

  • FANTASMA DI FLAMBEAU ha detto:

    Mali assoluti e umanità relativa.
    – Fatima, 1917. “La Russia spargerà i suoi errori per il mondo”.
    (Il drappo rosso va trattato con più precauzioni della corrente a 380v. Solo a sfiorarlo partono le s-cariche.)

    – Nel 1689, alla richiesta di Margherita Maria Alacoque di consacrare la Francia al Sacro Cuore (cioè di un rinnovamento religioso e morale di tutta la società), il Re Sole (“l’état, c’est moi”) rispose facendo di Versailles quella gabbia dorata e libertina in cui la nobiltà francese si rinchiuse di propria volontà. Per fare moralmente la stessa fine che i boiardi di Ivan il Terribile avevano fatto fisicamente. Luigi XV avrebbe poi ricapitolato l’Ancien Régime giunto al capolinea, all’autoreferenzialità ottusa e assoluta, nell’involontariamente profetico “après moi le déluge” (lo stadio finale, sempre uguale in ogni tempo e luogo). E il diluvio arrivò davvero (1789).

    – La Salette, 1846. Versioni e interpretazioni dei “segreti” a parte, è un appello fatto con toni drammatici a non sostituire lo spirito -la domenica- con la carne.

    – Lourdes, 1858. L’Immacolata Concezione. L’anti-materialismo fatto parola di ragazzina emarginata e analfabeta e dogma.

    E questi sono solo gli esempi più noti.
    I messaggi soprannaturali degli ultimi secoli hanno dato tutti e in crescendo lo stesso monito:
    “l’umanità sta allontanandosi da Dio e ciò le porterà soltanto il male”.

    Le eresie, come tutte le letture sbagliate, spesso consistono in verità parziali decontestualizzate e assolutizzate: la parte che entra in conflitto con l’insieme. Una tentazione che vale in tutti gli ambiti e non risparmia nessuno. A cui si può cercare di sfuggire ampliando la visuale.
    Pietro Valdo denunciava e diceva cose vere. Poi partì per la tangente del Paradiso perduto di Milton.
    Marx. Bisogna avere dei paraocchi giganteschi per non vedere ciò che c’è -anche- di giusto nelle sue analisi; e la sua tangente: il messianismo-millenarismo in versione Paradiso del proletariato.

    La virtù cardinale della Giustizia consiste nel dare a Dio e al prossimo il dovuto; la sua declinazione sociale -il diritto al lavoro, alla dignità e al rispetto, alla possibilità concreta non solo teorica di migliorare le proprie condizioni e quelle dei propri figli- rientra appieno nella definizione.
    La Torino di metà ‘800 non aveva nulla da invidiare alle periferie di Dickens quanto a degrado, miseria e sfruttamento. L’opera di don Bosco fu tanto efficace nell’assicurare diritti ai suoi ragazzi da valergli intimidazioni di ogni tipo e attentati veri e propri.
    Però la Chiesa dovette aspettare la Rerum Novarum e il 1891 per riconoscere finalmente che il mondo non era più quello di san Luigi IX. Che, nel frattempo, un’altra rivoluzione si stava imponendo, più radicale e anticristiana di quella francese, più profonda, atea e materialista di qualunque marxismo. Una rivoluzione che stava maturando oltremanica mentre Margherita Maria scriveva al Re Sole, si spandeva sul continente quando la Madonna appariva a La Salette e Lourdes, che stava aizzando conflitti e creando le condizioni per massacri quali il mondo non aveva mai visto prima. Che stava elaborando e diffondendo una filosofia per la quale Dio non è più una superstizione da sostituire con la Dea Ragione o il Partito, ma un frutto da cogliere sull’albero del Progresso.

    Molti stanno applicando ai portuali di Trieste la metafora del Piave. E non potrei essere più d’accordo.
    Sul Piave un ruolo decisivo lo ebbero i ponti. Per mettere in salvo quanto restava dell’esercito dopo Caporetto e fare fronte a ogni costo prima, ripassarlo e vincere a tempo debito.
    Oggi abbiamo davanti un nemico che ci dice in faccia di considerarci inquinatori superflui, parassiti nocivi della “sua” Terra, “mucchi di carne flautulenta”. Che vuol vivere in eterno, autoassumersi in cielo e autodivinizzarsi con tecnologia e genetica. Che non fa più mistero di voler rifare l’umanità a suo profitto e servizio (la tecnica CRISPR, le “forbici di Dio”, la scoperta del fuoco del nuovo Prometeo). Che ha dimostrato un’infinità di volte di non avere scrupoli perciò non avrà pietà e non farà prigionieri. Al massimo schiavi subumani.
    L’imperativo assoluto -qui e ora- è fermarlo. Innanzitutto costruendo ponti per unire chiunque gli vuole resistere.
    Apocalissi permettendo, a guerra finita e vinta torneremo a dividerci e “romperci i candelotti sulla schiena” (Guareschi) o peggio. O magari costruiremo qualcosa insieme sulla base di ciò che avremo scoperto di avere cristianamente, razionalmente e umanamente in comune.

  • Rosa Rita La Marca ha detto:

    Proverbi 30:5-6
    5 Ogni parola di Dio è affinata con il fuoco.
    Egli è uno scudo per chi confida in lui.
    6 Non aggiungere nulla alle sue parole,
    perché egli non ti rimproveri e tu sia trovato bugiardo.

    1Corinzi 4:6
    Orgoglio dei Corinzi; umiltà di Paolo
    2Co 6:4-13; Fl 2:19-22
    Ora, fratelli, ho applicato queste cose a me stesso e ad Apollo a causa di voi, perché per nostro mezzo impariate a praticare il non oltre quel che è scritto e non vi gonfiate d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro.

    Deuteronomio 4:2
    Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla, ma osserverete i comandamenti del SIGNORE vostro Dio, che io vi prescrivo.

    Apocalisse 22:18-19
    18 Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; 19 se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro.

    Galati 1:6-9
    Rifiuto di un altro vangelo
    Ga 3:1-5; 4:9-20; 5:1-12
    6 Mi meraviglio che così presto voi passiate, da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. 7 Ché poi non c’è un altro vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.
    8 Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. 9 Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema.

    • alessio ha detto:

      Sarò troppo sensibile ,
      ma a me pare che il comunismo
      ce lo stanno già apparecchiando ,
      complice la chiesa neo-ariana di
      bergoglio che ha preso il peggio
      del comunismo ,ossia la follia
      radicale che ha deturpato il
      rispetto della vita umana .
      Dove sono le condanne
      vibranti dei cavalli di battaglia comunisti dell’aborto ,eutanasia ,
      da parte
      del pontefice che preferisce
      invece parlare di ambiente ,
      cosa di cui non capisce nulla?
      Quanti anni sono che dai
      nostri vescovi non si sente
      parlare di Gesù vero Dio e
      vero Uomo ,invece di
      buttare fuori le suore dai
      conventi?
      Ma quelli che vanno a trovare
      Don Milani a Barbiana ,e che
      parlano di obiezione di coscienza ,
      ci consentono l’uso di essa?
      Anzi , ciao hanno tolto il Rito dove
      essa si manifesta meglio ,la
      Messa Antica , che ha sfornato
      veri campioni di Fede e Ragione.
      Mi pare di capire che il capoccia
      di Santa Marta sappia solo
      comandare ,ma non abbia
      saputo mantenere le promesse
      fatte ormai otto anni fa ,di
      estirpare la peste dei predatori
      ecclesiastici e degli ammanchi
      dello IOR o altrove .
      Perfino le guardie svizzere a
      differenza dei pastori ubicati
      a Santa Marta non ascoltano
      il pontefice sui vaccini ,così
      come noi.

      • Rosa Rita La Marca ha detto:

        Per me le casalinghe che correggono i Papi, scomunicano, tolgono i titoli onorifici davanti ai nome dei prelati hanno serissimi problemi col lato maschile, e vengono usate da altri uomini senza scrupoli per farne le loro marozia de noiantri- Io alludevo proprio a questo stile inverecondo. Forse, dovuto più al fatto di essere stati falcidiati in Vaticano, che dal vero Amore per la Chiesa.

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Mi pare di capire che la tendenza della neo-chiesa (minuscolo) sia per la “propagazione della fede” all’insegna della “libertà” sulla quale il papa sta sviluppando la catechesi settimanale nelle udienze generali, proseguendo nell’esegesi della Lettera ai Galati, e per il superamento del” l’immobilità del dogma”.
    L’appuntamento odierno, aperto con l’affermazione di voler «sottolineare come questa novità di vita ci apra ad accogliere ogni popolo e cultura e nello stesso tempo apra ogni popolo e cultura a una libertà più grande» è stato concluso con il seguente messaggio, funzionale al “cambiamento culturale” in atto nella società contemporanea «dove una tecnologia sempre più avanzata sembra avere il predominio. Se dovessimo pretendere di parlare della fede come si faceva nei secoli passati – ha puntualizzato Bergoglio -rischieremmo di non essere più compresi dalle nuove generazioni. La libertà della fede cristiana – la libertà cristiana – non indica una visione statica della vita e della cultura, ma una visione dinamica, una visione dinamica anche della tradizione. La tradizione cresce ma sempre con la stessa natura. Non pretendiamo, pertanto, di avere il possesso della libertà. Abbiamo ricevuto un dono da custodire. Ed è piuttosto la libertà che chiede a ciascuno di essere in un costante cammino, orientati verso la sua pienezza. È la condizione di pellegrini; è lo stato di viandanti, in un continuo esodo: liberati dalla schiavitù per camminare verso la pienezza della libertà. E questo è il grande dono che ci ha dato Gesù Cristo. Il Signore ci ha liberato dalla schiavitù gratuitamente e ci ha messo sulla strada per camminare nella piena libertà».
    Io ricordo che fu detto: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»; la verità che Egli aveva detto come «udita da Dio». (Gv 8, 31-32; 40)
    Forse, non sono in grado io di fare l’ “analisi poetica” delle parole del papa,come suggerito da p. Spadaro.

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Tranquilla! Di solito quando non si capisce niente di un discorso è perchè non c’è nulla da capire. E, per essere sincero, non ci ho capito niente neppure io.

    • Corrado Bassanese ha detto:

      La ringrazio, signora, che ha la pazienza di ascoltare, e poi riferirci in sintesi, quello che Francesco propina al mondo.
      Effettivamente io in passato ci ho provato, ma era uno sforzo che mi ha sopraffatto e… basta.

      • Maria Michela Petti ha detto:

        @ Corrado Bassanese.
        Gent.mo Signore,tengo a precisare che leggo “quasi” tutto, per muovere osserva<ioni con cognizione di causa e soprattutto per cogliere le contraddizioni, per inetresse personale. Ma l'ascolto, con tutte le implicazioni, proprio no!!! sarebbe molto più di un fastidio… che riesco a risparmiarmi…

      • Maria Michela Petti ha detto:

        E.C. : osservazioni, interesse

  • Michele ha detto:

    Riguardo alla proprietà privata ci sono due comandamenti del Decalogo: “Non rubare” e ” Non desiderare la cosa d’altri “; ma secondo la nuova chiesa i comandamenti non sono (non sarebbero) assoluti.
    Solita ambiguità: si intende primariamente che la salvezza viene da Gesù e non dalla legge, ma anche (veltronismo…) che la legge naturale non è assoluta e la si modifica a piacimento?

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Per Bergoglio i Comandamenti sono come le istruzioni per l’uso degli elettrodomestici o dei medicinali. Ad meliora!

  • Nuccio Viglietti ha detto:

    Saranno pure in competizione ma incestuosa convergenza di sti due leviatani prodotto insaziabile mostro onnidivorante…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  • Valeria Fusetti ha detto:

    Spero che il maestro Porfiri non si offenda se faccio una aggiunta al testo: in Atti la morte di Anania e Saffira è spiegata da San Pietro per aver mentito a Dio. Dio è il Centro ed il Giudice. E la collettivizzazione dei beni è cosa contingente e circoscritta a Gerusalenme, dove la Chiesa era cresciuta enormemente. Ed è facilmente comprensibile che per la parte più povera non fossero più disponibili le casse del Tempio. Finite queste risorse saranno le Chiese dei Gentili, fondate dalla predicazione di Barbaba e San Paolo, ad inviare aiuti in denaro a Gerusalemme. Più avanti, l’episodio di Gazzella, diacona risuacitata da San Pietro, dimostra come il diaconato femminile nascesse per aiutare, nel nome di Gesù, i fedeli più bisognosi, e impossibilitati a lavorare. Chi era in grado di svolgere un lavoro era scoraggiato decisamente dallo sfruttare la Chiesa. Non c’era spazio né per il comunismo né per il buonismo. Il lavoro, anche il più umile, è partecipazione all’opera di Dio che regge il mondo. Levare il lavoro all’uomo è levargli la sua dignità. L’ideologia comunista del lavoro, in sé, come sfruttamento è ideologia, in sé, luciferina. Ideologia scimmiesca degna di una religione scimmiesca.

    • Anonimo verace ha detto:

      Nelle Lettere di Paolo ci sono anche dettagliate istruzioni per chi debba provvedere alle vedove e agli anziani. Insomma istruzioni da “previdenza sociale ” ante litteram !

      • Valeria Fusetti ha detto:

        Giusto, grazie per questa precisazione. Il Signore non ha lasciato nulla al caso, e volendolo ascoltare si eviterebbero molti guai, agli altri e, a lungo andare, anche a sé.

    • Rosa Rita La Marca ha detto:

      Inoltre, dovremmo attenderci, da chi chiede di essere beneficiato dei nostri averi, di renderci edotti in modo chiaro, formale, esplicito, che renda tracciabile ogni passaggio che effettua coi proventi richiesti da donazioni e regalie e cessioni.
      Non vorrei, infatti, sovvenzionare, senza il mio volere, anzi, contrariamente al mio volere, campagne elettorali di persone che non voterei, nè tantomeno aiuterei al posto dei veri bisognosi che mi circondano, prima fra tutti i consangunei e coloro che per dovere devo contribuire a tenere in considerazione.
      Chi vuol strafare con progetti eroici, faccia vedere le sue capacità imprenditoriali, allora 😉

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